ISLAMOFOBIA IN ITALIA

Una inchiesta sulla percezione pubblica della religione islamica, e sui suoi motivi

islamofobia

Se io voglio estrarre dal Corano tutti versetti che parlano di guerra, riempio qualche pagina.

Se io voglio estrarre dalla Bibbia tutti i versetti che parlano di guerra, riempio molte più pagine.”

Queste parole dell’illustre studioso Franco Cardini, una delle persone intervistate in questo bel video, possono ben fargli da introduzione.

Si indaga sull’entità del fenomeno dell’islamofobia in Italia, che sembra superiore a quello degli altri paesi europei, e si interrogano musulmani italiani e studiosi del tema, come Massimo Campanini, oltre al già citato Franco Cardini

Questo è il link per guardare il video.

PROCESSO A DARWIN

Una inchiesta a tutto campo su tutte le incongruenze della teoria evolutiva darwiniana

La copertina del libro “Processo a Darwin” di Marco Respinti.

La copertina del libro “Processo a Darwin” di Marco Respinti.

Marco Respinti, nato a Milano nel 1964, è giornalista professionista e saggista, già redattore del settimanale “Il Domenicale”, e collaboratore di diverse testate, fra cui Il FoglioLiberoTempiIl Timone e Cristianità.

In questo suo ottimo libro, “Processo a Darwin”, Edizioni Piemme, 2007, illustra in maniera chiara e divulgativa tutte le principali problematiche della teoria evoluzionista, detta anche “darwinismo” dal nome di Charles Darwin, il suo pioniere.

Se ne mostrano le incongruenze interne, si smascherano i falsi della paleontologia moderna, le “prove” che i discepoli elaborarono ad hoc per comprovare le supposizioni del maestro.

Il cranio del famoso “Uomo di Piltdown”, rivelatosi una clamorosa truffa.

Il cranio del famoso “Uomo di Piltdown”, rivelatosi una clamorosa truffa.

Citiamo qui un brano che tratta della famosa truffa dello “Uomo di Piltdown” (pag. 148 del libro).

“Nel 1912, a Piltdown, un villaggio nei pressi di Uckfield nel Sussex Orientale, il medico inglese Charles Dawson (1864-1916), un paleoantropologo dilettante, afferma di avere ritrovato frammenti di un cranio umano parecchio antico, quindi una mascella di aspetto scimmiesco. Sembra trattarsi dell’ “uomo-scimmia”, l’anello di congiunzione che assomma in sé caratteristiche evidenti dell’una e dell’altra specie. E così viene subito battezzato appropriatamente Eoanthropus dawsoni, cioè “l’uomo degli albori scoperto da Dawson”. Pare essere la prova provata, insomma, della discendenza dell’uomo dalla scimmia, testimoniata da questo stadio evolutivo intermedio che per i posteri curiosi ha lasciato di sé tracce fossili indiscutibili… Ebbene, l’intera vicenda di Piltdown è una bufala. Nel 1953, gli esperti del British Natural History Museum di Londra dichiarano ufficialmente che l’ “Uomo di Piltdown” è un falso. Il cranio appartiene infatti a un uomo vissuto circa 500 anni prima, mentre l’osso mascellare a una scimmia morta piuttosto di recente. I denti sono stati limati, disposti in ordine e aggiunti alla mascella in modo tale da imitare quelli dell’uomo, e i pezzi sono pure stati trattati con del bicromato di potassio per ottenere un aspetto antico.”

Un bel libro, dunque, che offre una panoramica completa dell’argomento, affrontata con argomentazione di stampo divulgativo, perfettamente comprensibile anche a chi non frequenta abitualmente queste materie.

FOSSILI MANCANTI PER L’EVOLUZIONE, MA NUMEROSISSIMI PER LA CREAZIONE!

La questione dei fossili sbugiarda la teoria evoluzionista.

Il Professor Marcus Ross, della Università di Rhode Island, USA.

Il Professor Marcus Ross, della Università di Rhode Island, USA.

In questo breve video, trovate una sintetica ma efficace illustrazione del nocciolo del problema “evoluzionismo sì / evoluzionismo no”: i fossili.

Gli evoluzionisti hanno spesso parlato di “anello di congiunzione” per sostenere la teoria dell’evoluzione, ma nessun  anello è stato mai trovato.

Nessun fossile dimostra che c’è stata un’evoluzione, mentre più fossili troviamo, e più conferme abbiamo che non c’è mai stata nessuna evoluzione.

Gli esperti in questo video ci mostrano molto chiaramente che le singole specie viventi, sempre, sono caratterizzate da stabilità, non da cambiamento.

Le specie dunque non si sono evolute le une dalle altre, ma sono, ciascuna, state create.

Questo è il link per guardare il video.

LA ENNA MUSULMANA

Il retaggio islamico nella toponomastica della città siciliana

Un esemplare di dirham, la moneta islamica. Fu l’ultima moneta ad essere coniata a Castrogiovanni, l’odierna Enna.

Un esemplare di dirham, la moneta islamica. Fu l’ultima moneta ad essere coniata a Castrogiovanni, l’odierna Enna.

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In tutte le città siciliane, si ravvisano importanti tracce della civiltà islamica, presente nell’isola per più di due secoli.

In questo bell’articolo, a cura della ricercatrice archeologa Daniela Patti, si esamina la toponomastica di Enna, città principale dell’entroterra siciliano.

La città musulmana si chiamava “Qasr Yani”, che in italiano è diventato “Castrogiovanni”, nome che la città ha conservato fino al 1927, quando gli fu riassegnato l’antico nome di Enna.

Vasellame di produzione musulmana, prodotto localmente.

Vasellame di produzione musulmana, prodotto localmente.

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Un tuffo nel passato, in quelle che sono le radici islamiche dell’Europa, che fanno parte del nostro passato, così come ne fanno parte le radici greco-romane, ebraiche e cristiane.

Questo è il link per leggere l’articolo.

I SUNNITI IRACHENI SOLIDARIZZANO CON L’IRAN SCIITA

Fatwa storica e senza precedenti, verso il superamento della divisione fra sunniti e sciiti

Lo Shaykh Abdul-Latiif al-Humaym nel dicembre 2018, alla cerimonia di posa della prima pietra per la ricostruzione della Moschea an-Nuuri di Mosul, distrutta dai terroristi nel 2017. La ricostruzione completa è prevista entro i prossimi cinque anni.

Lo Shaykh Abdul-Latiif al-Humaym nel dicembre 2018, alla cerimonia di posa della prima pietra per la ricostruzione della Moschea an-Nuuri di Mosul, distrutta dai terroristi nel 2017. La ricostruzione completa è prevista entro i prossimi cinque anni.

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Ringraziando IDDIO, pare che al mondo esistano ancora dei sunniti che intendono contrastare il sionismo.

Da tempo il sottoscritto sostiene che la divisione fra sunniti e sciiti, come fra tutte le altre correnti presenti nel mondo musulmano, non dipendano dal Corano, ma da interpretazioni umane di tradizioni spesso manipolate. Ora, giunge un importante dichiarazione che va nella direzione di un riavvicinamento tra le comunità musulmane divise.

L’importante religioso sunnita iracheno, lo shaykh Abdul-Latif al-Humaym, Presidente del cosiddetto Iraqi Sunni Endowment Diwan, o Ufficio del Waqf Sunnita, in arabo Diwaan al-Waqf, ha rilasciato una dichiarazione storica in cui invita tutta la comunità sunnita dell’Iraq a difendere l‘Iran.

Lo sceicco Abdul-Latif al-Humaym, figura insigne della cultura irachena e autore di numerosi libri sull’insegnamento islamico, ha emesso una fatwa (giudizio religioso) in cui invita tutte le comunità sunnite del Paese arabo a difendere l’Iran contro le politiche ostili degli Stati Uniti. I media iracheni hanno riferito che la fatwa non ha precedenti in Iraq e di certo è la prima del suo genere dalla cacciata dell’ex dittatore Saddam Hussein, nel 2003.

Al-Humaym ha però esteso l’invito a tutti i musulmani di tutto il mondo. Infatti, tra le altre cose, ha sottolineato:

Non solo l’Iraq, ma anche tutti i membri della ummah islamica dovrebbero contrastare le politiche ostili degli Stati Uniti contro l’Iran e tutti gli Stati islamici e arabi”.

L’alto religioso sunnita ha anche aggiunto:

Tutti i cambiamenti in Medio Oriente e in tutto il mondo islamico sono parte di un progetto per neutralizzare i Paesi più potenti del mondo islamico a protezione del regime sionista di Israele“.

Al-Humaym ha inoltre osservato che il piano sionista con cui hanno gettato nel caos l’Iraq, la Siria e la Libia, stanno ora tentando di attuarlo anche con l’Egitto.

Il religioso iracheno ha dichiarato che le politiche ostili degli Stati Uniti contro l’Iran sono in linea con il progetto sionista in Medio Oriente.

Moschea di Abu Hanifa, nel quartiere a maggioranza sunnita di Al-A'zamiyya a Baghdad, sede del Diwan al-Waqf dei sunniti. Lo Ufficio del Waqf sunnita, in inglese Sunni Endowment Diwan, in arabo Diwaan al-Waqf, è un'amministrazione irachena creata dal Consiglio di governo iracheno all'indomani della caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003. Il suo compito è quello della gestione dei luoghi di culto dei sunniti in Iraq. In Iraq esiste anche un Waqf per il culto degli sciiti, ed un Waqf per il culto delle altre confessioni religiose.La nomina del Presidente di ogni Waqf è governativa, prerogativa del Primo Ministro. La legge stabilisce che il presidente del Diwan, prima della nomina del Primo Ministro, debba ricevere l'approvazione del Consiglio degli ulema sunniti, per quanto riguarda il Waqf sunnita, e del grande Ayatollah sciita, per quanto riguarda il Waqf sciita.

Moschea di Abu Hanifa, nel quartiere a maggioranza sunnita di Al-A’zamiyya a Baghdad, sede del Diwan al-Waqf dei sunniti. Lo Ufficio del Waqf sunnita, in inglese Sunni Endowment Diwan, in arabo Diwaan al-Waqf, è un’amministrazione irachena creata dal Consiglio di governo iracheno all’indomani della caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003. Il suo compito è quello della gestione dei luoghi di culto dei sunniti in Iraq. In Iraq esiste anche un Waqf per il culto degli sciiti, ed un Waqf per il culto delle altre confessioni religiose.La nomina del Presidente di ogni Waqf è governativa, prerogativa del Primo Ministro. La legge stabilisce che il presidente del Diwan, prima della nomina del Primo Ministro, debba ricevere l’approvazione del Consiglio degli ulema sunniti, per quanto riguarda il Waqf sunnita, e del grande Ayatollah sciita, per quanto riguarda il Waqf sciita.

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La moschea an-Nuuri di Mosùl, in attesa della programmata ricostruzione. Nota per essere stata la moschea dal cui minbar, nel 2014, il falso “califfo”, il terrorista Abu Bakr al-Baghdaadi (in realtà massone della Ur-Lodge internazionale “Hathor Pentalpha”, “fratello massone” di Osama Bin Laden, di Bush, di Bolton, di Cheeney, dei Saud, di molti sionisti, e di altri fra cui Tony Blair e Nicholas Sarkoszy) fece la dichiarazione di fondazione del “Califfato” dell’Isis. Furono poi gli stessi terroristi, sconfitti e in fuga, a farla esplodere con cariche esplosive sistemate anche nel minareto, il 22 giugno del 2017.

La moschea an-Nuuri di Mosùl, in attesa della programmata ricostruzione. Nota per essere stata la moschea dal cui minbar, nel 2014, il falso “califfo”, il terrorista Abu Bakr al-Baghdaadi (in realtà massone della Ur-Lodge internazionale “Hathor Pentalpha”, “fratello massone” di Osama Bin Laden, di Bush, di Bolton, di Cheeney, dei Saud, di molti sionisti, e di altri fra cui Tony Blair e Nicholas Sarkoszy) fece la dichiarazione di fondazione del “Califfato” dell’Isis. Furono poi gli stessi terroristi, sconfitti e in fuga, a farla esplodere con cariche esplosive sistemate anche nel minareto, il 22 giugno del 2017.

RECCOPOLIS, LA PIU’ ANTICA MOSCHEA D’EUROPA

Le radici islamiche della Spagna

I resti della città sepolta di Reccopolis.

I resti della città sepolta di Reccopolis.

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Nella regione Castiglia – La Mancha, in Spagna, nella città sepolta di Reccopolis, sono stati trovati i resti di quella che probabilmente è la più antica moschea d’Europa.

Ennesima testimonianza delle radici islamiche della Spagna, e dunque dell’Europa.

Questo è il link per leggere l’articolo.

IL PRIMO STATO MULTICULTURALE DELLA STORIA EUROPEA

Video - Le tracce musulmane nella lingua, nei monumenti, nella cultura della nostra Sicilia

Il Palazzo “La Zisa” a Palermo

Il Palazzo “La Zisa” a Palermo

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In questo ottimo video, trovate una sintetica ma efficace illustrazione delle caratteristiche delle tracce della civiltà e cultura islamica che sopravvivono fortemente in Sicilia.

I retaggi musulmani si trovano ovunque, nella cultura siciliana: nella lingua, nei cognomi dei siciliani, nei nomi delle città, nei monumenti e nelle opere d’arte, nelle opere civili e di irrigazione.

La civiltà islamica portò la Sicilia ad essere chiamata “il Giardino d’Europa”, per il suo sviluppo economico-sociale, dovuto ad un sistema fiscale e di distribuzione della terra molto equo, e per il fiorire di tutte le arti.

Palermo, interno del palazzo “La Zisa”, con le tipiche decorazioni muqarnas tipiche dell’arte islamica.

Palermo, interno del palazzo “La Zisa”, con le tipiche decorazioni muqarnas tipiche dell’arte islamica.

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E come afferma il Prof. Antonino Buttitta, “… la cultura islamica è una cultura tollerante, e… la Sicilia è stato il primo STATO MULTICULTURALE della storia d’Europa”.

Questo è il link per guardare il video.

I MIRACOLI DEL CORANO – 6

La fragile casa della “ragna”

Un ragno con la sua ragnatela.

Un ragno con la sua ragnatela.

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Alcuni zelanti cristiani, che passano il loro tempo cercando sbagli e/o contraddizioni nel Corano, ogni tanto si illudono di non aver sprecato parte della loro vita invano, e si azzardano a pubblicare, innocentemente quanto presuntuosamente trionfanti, questo “errore” che presumono di aver scovato, pensando di aver fatto chissà quale servizio all’umanità, mentre invece hanno solo, spesso in maniera non innocente, fatto opera di falsa e bassa propaganda anti-islamica.

Uno di questi casi è capitato a me di recente su Facebook.

In un gruppo dedicato al dialogo fra cristiani e musulmani, c’è sempre chi, invece di cercare e sottolineare le cose in comune fra le religioni, cerca di dimostrare che la sua è vera e le altre sono false. Se fatto correttamente, questo è legittimo, anche se poco utile. Ma se si usano menzogne e colpi bassi, non va bene.

In un intervento di un cristiano, si citava la Sura 29 del Corano (La Sura della “Ragna”, Surat al-‘Ankabuut), sostenendo vi fosse un evidente errore. Ecco i versetti citati (39-43):

[39] Mosè portò a Qaaruun, Faraone e Haamaan delle prove chiare (che il suo messaggio proveniva da Dio) ma si comportarono come arroganti sulla terra; tuttavia, non sfuggirono (al castigo).

[40] Li sorprendemmo tutti nel loro peccato: contro alcuni abbiamo inviato un tornado violento, e una pioggia di pietre; alcuni sono stati sorpresi dal Grido, alcuni li abbiamo fatti sprofondare nella terra, e alcuni li annegammo.
E a nessuno di loro DIO volle far torto: furono loro a far torto a se stessi.

[41] La parabola (similitudine) di coloro che prendono dei patroni all’infuori di Dio
è come la parabola (similitudine) della “ragna”,
la quale si costruisce una casa;
ma in realtà la più fragile delle case è proprio quella del ragno. Ah, se lo sapessero!

[42] IDDIO è al corrente di ogni cosa che essi invocano all’infuori di lui: Egli è il Possente, il Sapiente

[43] Tali parabole (similitudini) noi proponiamo alle genti, ma solo coloro che sanno le comprendono.”

Il cosiddetto “errore” starebbe nel fatto che la scienza moderna ha dimostrato che i fili della ragnatela sono in realtà resistentissimi, nel loro ambito, e paragonabili alla forza che hanno, nel nostro mondo moderno, dei fili di acciaio (il filo della ragnatela viene anche chiamato “bio-acciaio”). Ma questo non è l’argomento del brano citato, all’interno del quale, come vedremo, non c’è invece nessun errore. Anzi.

Anzitutto, si deve rilevare che l’animale è citato al singolare, e questo è già un indice della sua vita, sostanzialmente solitaria. Si può notare infatti che nella “Sura delle api” (Suurat al-Nahil) e nella “Sura delle formiche” (Suurat al-Namil) il nome di questi animali è al plurale, in quanto vivono in comunità.

In secondo luogo, trattasi di un singolare femminile, che in italiano suonerebbe “la ragna”, come infatti abbiamo volutamente tradotto. E questo è il primo elemento “poco naturale” del versetto, in quanto è solo la scienza moderna che ha scoperto che chi costruisce la “casa”, cioè la ragnatela, è la femmina.

L’altra cosa da osservare è che il Corano parla di “casa” (bait), e non di fili. E se si vede la ragnatela come una “casa”, si osserva che è una “casa” molto debole, in quanto è certamente utile come trappola per le prede, ma non protegge affatto i ragni: non protegge contro il sole e il calore, non protegge dal forte freddo, non protegge da vento e pioggia forti, né dai pericoli di predatori più grandi dei ragni. Ma c’è un’altra “debolezza” della casa, ancora più clamorosa.

Quasi sempre, dopo la fecondazione, la femmina, che è molto più grande del maschio, lo uccide, e lo mangia (in alcune specie, pare si tratti addirittura di un sacrificio consapevole da parte del maschio). I piccoli che nascono, maschi e femmine, cominciano ad uccidersi e a mangiarsi, per il cibo e/o per lo spazio. Fratelli che uccidono fratelli e sorelle, e viceversa. Dunque, quella del ragno è una “casa” che non è tale, essendovi una lotta spietata per la sopravvivenza, e mancando qualsivoglia forma di parentela o collaborazione sociale, che invece possiamo osservare nelle formiche e nelle api (che infatti vengono citate, soprattutto le formiche, nel Corano come esempi da imitare, da parte degli uomini).

Dunque, ALLAH ci porta questa parabola come esempio di fragilità di una “casa”-famiglia.

Ma tutto questo è stato scoperto e dimostrato da studi di zoologia da parte della scienza recente, che ci ha portato conoscenze del tutto ignote ai tempi della Rivelazione Coranica, cioè più di millequattrocento anni fa! Nessuno, all’epoca, poteva esserne a conoscenza. Ecco perché il Corano aggiunge “Ah, se lo sapessero!”.

Ma la “casa” è anche una trappola per le prede del ragno. E dunque, trattandosi di parabola, come ci avverte il Corano al versetto 43, riflettendoci sopra ci si accorge che in questo brano c’è anche una chiara allusione alle “trappole” del non credere, o nel credere in altro da DIO (idoli, denaro, potere): si rimane irrimediabilmente impigliati e prigionieri in quella che sembrava una “casa solida”, ma che si rivela una prigione che porta alla morte-Inferno.

Come abbiamo mostrato, si tratta di in realtà di una parabola di significato non immediatamente evidente, ma comprensibile a chi sa e a chi ragiona.

Nessun errore, dunque, nel Corano, ma piuttosto l’ennesimo miracolo.

LI’, DOVE I CRISTIANI PREGAVANO RIVOLTI A MECCA

Le radici islamiche del Portogallo

Il sito archeologico di Mertola, in Portogallo.

Il sito archeologico di Mertola, in Portogallo.

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Questo è un articolo che ho tradotto dall’inglese. In fondo al post trovate il link per accedere all’articolo originale.

 

Alla scoperta delle radici islamiche del Portogallo
DOVE I CRISTIANI PREGAVANO RIVOLTI A MECCA

Gli archeologi che lavorano nella zona di Mertola hanno passato gli ultimi 40 anni cercando le tracce del passato islamico del Portogallo. Quello che hanno trovato ha mostrato che l’Islàm non è alieno/straniero all’Europa, ma ha invece di fatto influenzato profondamente influenzato la storia e la cultura portoghesi.

Di Marta Vidal, 27-05-2019

 

Quando l’archeologo Claudio Torres visitò per primo Mertola, una piccola città del sud del Portogallo, inciampò su dei pezzi rotti di ceramica, vicino al castello medievale della città vecchia. L’area al culmine della ripida altura sulle rive del fiume Guadiana era stata abbandonata da parecchi secoli.

Vicino alle rovine, vide un’imponente chiesa dai muri intonacati e dagli archi a ferro di cavallo. Nella sua volta interna c’era un mihrab, una nicchia nel muro indicante la direzione di Mecca. Indice chiaro che la chiesa era stata una volta una moschea.

Allora capimmo che ci trovavamo di fronte a tracce importanti del periodo islamico in Mertola, e demmo rapidamente inizio agli scavi”, dice Torres, che visitò per primo la città assieme allo storico Antonio Borges Coelho, nel 1976. I cocci di ceramiche che trovarono sotto un albero di fico risultarono essere importanti manufatti islamici.

L’Islàm non si impose con la forza, ma si diffuse mediante il commercio. Basati sulla convinzione in una convinzione in un passato comune a Portogallo e Nord Africa, i lavori di Claudio Torres cercano di smascherare il concetto che descrive i musulmani come invasori e l’Islàm come qualcosa di estraneo all’Europa. Per Torres, il migliore esempio di coesistenza è la Chiesa di Mertola, che è anche la moschea medievale meglio conservata del Portogallo, dove i cristiani ancora pregano rivolti in direzione di Mecca.

L’Islàm non si impose con la forza, ma si diffuse mediante il commercio. Basati sulla convinzione in una convinzione in un passato comune a Portogallo e Nord Africa, i lavori di Claudio Torres cercano di smascherare il concetto che descrive i musulmani come invasori e l’Islàm come qualcosa di estraneo all’Europa. Per Torres, il migliore esempio di coesistenza è la Chiesa di Mertola, che è anche la moschea medievale meglio conservata del Portogallo, dove i cristiani ancora pregano rivolti in direzione di Mecca.

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Nell’ottavo secolo i musulmani arrivarono via mare dal Nord Africa, e presero il controllo di gran parte di quelle che oggi sono Portogallo e Spagna.

I musulmani avrebbero poi regnato su gran parte della Penisola Iberica, conosciuta dagli arabi come Al-Andalus, per molti secoli, prima della Reconquista cristiana.

Dopo la scoperta di ceramiche del periodo “andaluso”, un team di archeologi, ricercatori e studenti viene a Mertola ogni estate, per cercare tracce della storia islamica del Portogallo.

Abbiamo scoperto che Mertola era molto più importante di quanto immaginassimo”, dice Torres. Il porto fluviale della città ne fece la principale capitale della regione, che poi cominciò a declinare dopo il 13° secolo.

L’importanza dei resti trovati spinse Torres a fondare il Campo Archeologico di Mertola, nel 1978, e a trasferirsi permanentemente a Mertola con tutta la sua famiglia.

Da allora, gli archeologi hanno scoperto altre rare ceramiche islamiche, un quartiere almohade del 12° secolo, e un battistero del 6° secolo. Mertola ora conserva una delle più importanti collezioni di arte islamica del Portogallo. Da città impoverita in una zona marginale del Portogallo, essa è stata trasformata in una città-museo visitata da decine di migliaia di turisti ogni anno.

Ma quello che è stato scoperto a Mertola apre a molte implicazioni. Mostra profonde connessioni tra Europa e Islàm, e si oppone al modo in cui la storia viene raccontata in Portogallo.

Questo è il link per accedere all’articolo originale in inglese

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