Khutba di Abu Bàkr

  Nel nome di Allàh,
il Sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo esclusivo
per esser Destinatario di Lode.
Soltanto a Lui, noi, suoi servi fedeli, la lode innalziamo.
Soltanto di Lui, l’Onnipotente,
nel bisogno invochiamo il soccorso.
Soltanto a Lui, il Misericordioso il Clementissimo,
va il nostro ringraziamento.
Soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni
e dalle nostre trasgressioni.
Soltanto a Lui chiediamo perdono.
A Lui chiediamo di guidarci sul retto sentiero.
Infatti chi è guidato da Allàh
cammina sul sentiero della rettitudine
che a Lui conduce,
mentre per colui che Allàh non guida
non troverai maestro in grado di portarlo sulla retta via.

-o-

Rendo testimonianza
che non c’è divinità tranne Allàh,
l’Uno, l’Unico e Uni-personale,
il Quale non generò né fu generato
il Quale non ha compartecipi della divinità.
Nessuna persona possiede la qualità divina
e nessuna cosa la possiede.
Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento,
ma è severo nel castigo.

-o-

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo
e Messaggero di Allàh,
dal Quale, rifulga lo splendor della Sua Luce,
fu inviato come misericordia per tutti gli universi
con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco
e la Religione della Verità Oggettiva,
per oscurare ogni altra verità.
Egli, che Allàh lo benedica e l’ abbia in gloria,
assolse la Missione affidatagli,
sforzandosi per il successo della Causa di Allàh,
fino a quando si spense,
lasciandoci un’eredità,
la cui notte è luminosa come il giorno
e di essa non fa tesoro,
solo chi è destinato alla perdizione.

-o-

O Allàh, benedici ed abbi in gloria il Tuo servo e apostolo Muhammad, dopo il quale non ci sono stati e non ci saranno più Tuoi Messaggeri, i suoi Familiari e i suoi Compagni, che Allàh si compiaccia di loro.

-o-

O credenti,
vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e all’Obbedienza e vi metto in guardia dalla disobbedienza ai Suoi ordini e ai Suoi divieti, perché un giorno, gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà
 (8) [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8].

Numerose sono le ayāt che invitano al Timore di Allàh, rifulga lo Splendor della Sua Luce. Dice l’Altissimo:

(18) O voi che credete, siate timorati di Allàh, e consideri ognuno ciò che ha messo innanzi per domani. Sì, siate timorati di Allàh! In verità, Allàh è bene informato di quello che fate.

(19) Non siate come quelli che hanno dimenticato Allàh, per cui Egli ha fatto loro dimenticare loro stessi! Quelli sono i perversi!).

(20) Non sono eguali i compagni del fuoco e i compagni del Paradiso. Sono i compagni del Paradiso coloro che hanno successo. 

(21) Se noi facessimo scendere questo Corano su un monte, lo vedresti umiliarsi e spaccarsi per il timor di Allàh. Questi sono i paragoni che Noi offriamo agli uomini, affinché essi riflettano.

(22) Egli è Allàh, all’infuori del Quale non c’ è divinità, il Conoscitore dell’Invisibile e del Visibile. Egli è il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

(23) Egli è Allàh , tranne il Quale non c’è divinità. Egli è il Re, il Santo, la Pace, il Fedele, il Sorvegliante, al-’azìz (il Possente), l’Impositore irresistibile del suo dominio, il Sovrastante in grandezza. Incondivisa è la divinità di Allàh ed Egli è ben al disopra di ciò che Gli associano.

(24) Egli è Allàh, il Creatore, il Produttore, il Formatore. A Lui appartengono i nomi più belli. Tutto ciò ch’è nei Cieli e nella Terra proclama la Sua divinità incondivisa ed Egli è al-’azìz (il Possente), il Sapiente.

-o-

Eccellenti fratelli e sorelle,
Il Mese di Ragiab è già entrato da qualche giorno e noi ne viviamo i giorni già in trepidante attesa del Santo Ramadān, il mese del Digiuno, nel quale è stato fatto scendere il Sublime Corano, mentre Ragiab è quello nel quale l’Onnipotente Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce ha fatto ascendere alla Sua Presenza il Profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Questo mese è il mese, nel quale i personaggi più importanti della classe dirigente meccana, udito il racconto dell’Isrà‹ wa l-mi’ràǧ, presero a dileggiare il Profeta, che Allàh lo Benedica e l’abbia in gloria, tacciandolo di essere fuori di testa e di voler far credere cose incredibili per, non rendendosi conto di quanto fosse controproducente per la sua “crociata” anti-politeistca raccontare una sua mirabolante avventura cosmonautica. Molti che avevano creduto a Muhàmmad, che Allàh lo benedia e l’abbia in gloria, tornarono sui loro passi, per l’assoluta inverosimiglianza del racconto del viaggio notturno in un battibaleno dalla Mecca a Gerusalemme, della sua salita da Gerusalemme alla Presenza divina edel suo ritorno dall’al di là dei limiti del creato alla Mecca sempre passando per Gerusalemme.

Una delle vittime più illustri degli sforzi di ridicolizzare il profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, in quegli ultimi giorni di Ragiab fu Abu Bàkr, il quale replicò alle illazioni dei dirigenti meccani, che avevano pensato bene di non lasciarsi scappare l’occasione per gettare discredito sull’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria. Abu Bàkr li mise a tacere, facendo loro capire che nulla potevano fare le loro parole derisorie al cuore di una persona, che aveva l’incrollabile certezza della paternità divina del Sublime Corano, la Parola di Allàh, l’Altissimo, rifulga lo splendor della Sua Luce. Disse: “Allàh è Onnipotente, ha la potenza di fare ciò che vuole e io credo che Lui, l’Altissimo, gli parli. Quindi non ho difficoltà a credere che quello che egli racconta, sia stata proprio un’esperienza straordinaria, fatta con l’anima e con il corpo, un miracolo di Colui che ha potere su tutte le cose il Quale trasportò il suo servo in una notte dalla Sacra Mosche alla Moschea Remota di Baytu-l-Màqdis, come il Suo servo ha riferito. Sì! Io credo fermamente che ciò che egli racconta sia verità e lo confermo”.

Nulla poterono replicare i calunniatori e il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria lo insignì con un titolo onorifico di eccezione aṣ-Ṣiddīq, cioè colui che conferma la Verità.

È per questa sua grandezza religiosa esemplare nell’Islàm e per gli insegnamenti che il fedele musulmano può trarre dalla sua linea di condotta, al fine di realizzare i più alti livelli del perfezionamento comportamentale, il cui raggiungimento è promosso con forza dall’Islàm, che cogliamo l’occasione di parlare di lui, che di lui si compiaccia Allàh, l’Altissimo.

Egli è menzionato dal Sublime Corano: “Già lo sostenne Allàh, quando coloro che rifiutavano di credere, lo costrinsero ad uscire (dalla Mecca) ed egli, essendo secondo di due, diceva nella grotta al suo compagno: Non essere in pena, perché Allàh è con noi!” (Corano, 9, 40).

Fu il primo dei Califfi Ben Guidati (al-khulafā‹u-r-Rāshidūna). I Compagni accolsero con favore la proposta di Omar, al-Khaṭṭāb, che Allàh si compiaccia di lui, e la designazione fu confermata dai musulmani all’unanimità alla guida della comunità-stato islamica subito dopo la morte del Profeta.

Fu proprio in quell’occasione, che egli pronunciò la frase famosa, certamente importantissima dal punto di vista dottrinale: “Chi adorava Muhàmmad, sappia che Muhàmmad è morto, ma chi adorava Allàh… Allàh è il vivente che non muore mai”.

Era coetaneo del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, e suo amico dalla giovinezza; fu uno dei primi uomini ad entrare nell’Islàm. Fronteggiò con successo, una volta eletto Califfo, una rivolta di alcune tribù beduine che si rifiutavano di pagare l’imposta coranica, e conseguì importanti vittorie militari contro i bizantini, che non riconobbero il nuovo stato islamocratico di Medina, e preparavano l’invasione, come del resto i persiani. Il suo governo durò solo due anni.

Fu uomo esemplare sotto tutti i punti di vista, totalmente dedito ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e alla comunità islamica, di una generosità incomparabile. Luminose le sue parole al momento della sua elezione a capo della comunità, parole a tutt’oggi considerate basilari per designare quelle che devono essere le caratteristiche del khalìfah:

O mio popolo, io sono stato eletto vostro Capo e governatore, ma io non sono in nessun modo superiore a voi. Se io vado nella giusta direzione, aiutatemi, ma se io devio da essa, rimettetemi sul retto sentiero! Sia ben noto a tutti che la sincerità è verità e che la falsità è assoluta disonestà. Quelli di voi che sono vittime dell’ingiustizia saranno miei creditori fino a quando i loro diritti saranno stati ripristinati e i potenti tra di voi saranno perseguiti fino a quando, se Allàh vuole, avrò ottenuto ciò che da loro è dovuto agli altri. La comunità che abbandona lo sforzo per il trionfo della Parola di Allàh è destinata alla catastrofe davanti ad Allàh; e la comunità che si comporta in modo vergognoso viene messa a dura prova e viene colpita da disastri da Allàh! Obbeditemi, finché io obbedisco all’Onnipotente Allàh e al Suo Apostolo. Siate solleciti al rito dell’adorazione quotidiana e Allàh sarà misericordioso nei vostri confronti”.

Questo fu Abu Bakr, che Allàh si compiaccia di lui. Fra gli uomini “semplici”, il più alto grado di perfezione possibile. Questa era la considerazione che di lui aveva il Profeta Muhàmmad: “Il più generoso con me di tutti gli uomini, con la sua compagnia e la sua proprietà, è Abu Bakr, e, se dovessi prendere altri che il mio Signore come amico prediletto, prenderei Abu Bakr”.

Ecco le sue raccomandazioni prima della partenza della spedizione militare contro i bizantini, parole ricordate e messe in pratica, dai musulmani:

Non uccidete vecchi, donne e bambini. Non rovinate palmizi e non abbattete alberi da frutta. Non uccidete pecore, mucche o cammelli, tranne che per cibarvi delle loro carni. Se troverete sulla vostra strada persone che vivono in monasteri, non disturbatele”.

Nonostante il potere “ sovrano” che la Comunità gli aveva affidato fu esemplarmente umile e una testimonianza della sua umiltà e voluta povertà, la diede proprio quando era Califfo. Dietro la ripetuta insistenza dei musulmani, gli fu assegnato un piccolo salario, tratto dalle casse dello Stato Islamico (Bait-ul Màl). In punto di morte, volle restituirlo alla sua maniera, donando un giardino di sua proprietà allo Stato.

Raccontò Ibn Sirin: “Quando Abu Bakr stava per morire disse a sua figlia ‘Ā‹ishah (che Allàh si compiaccia di entrambi): – A me non piaceva prelevare da Bait-ul Màl, ma Omar insistette con me, per sollevarmi dai miei impegni di lavoro commerciale e permettermi di dedicarmi a tempo pieno ai miei doveri di Califfo, e non mi ha lasciato scelta. Adesso consegna quel mio giardino al mio successore come corrispettivo di ciò che ho ricevuto da Baytu-l-Māl“.

Dobbiamo amare Abu Bakr e prenderlo ad esempio. Era così timorato di Allàh, che disse; “Non sarei sicuro di entrare in paradiso, anche se ci ho messo dentro il piede destro, fino a quando anche il sinistro sia entrato”. [o come disse, che Allàh si compiaccia di lui].

-O-

O servi del Sommamente Misericordioso, Allàh ordina la giustizia, la buona condotta, di aiutare il prossimo e di proibisce le sconcezze le cose riprovevoli e l’iniquità. Vi esorta a riflettere perché siate consapevoli; perciò rammentatevi delle grazie di cui Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, vi ricolma e siate a Lui riconoscenti per le Sue grazie! Ricordavi di Lui, perché il Ricordo di Lui è ancor più grande cosa. Sappiate che Allàh, l’Altissimo, conosce il vostro agire. E concludo il mio discorso, chiedendo ad Allàh, l’Altissimo, di mantenermi sulla retta via e di mantenere su essa anche voi grazie al Suo Libro Generoso. Chiedo perdono ad Allàh per me, per voi e per tutti i Musulmani. Chiedete anche voi il Suo perdono! In Verità, Egli è il Clementissimo Perdonatore.