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Khutba La misericordia – Ramaḍān 1

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e sorelle nell’Islàm,
c’è un proverbio astronomico italiano che in relazione alla “gobba” della luna nel suo percorso sulla volta celeste, dice: gobba a ponente [occidente] luna crescente, gobba a levante [oriente] e luna calante. È dall’avvistamento locale del primo hilāl che ha da avere inizio il digiuno. Il Sublime Corano, infatti, è esplicito: il mese di digiuno inizia a partire dall’arco diurno seguente alla notte, in cui è avvenuto l’avvistamento della prima falce di luna nascente, quando la luna è uscita dalla congiunzione con il sole.

C’è, però, un’altra dottrina secondo la quale quando l’avvistamento avviene in qualsiasi luogo del pianeta, per il principio del tawḥīd della Umma di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, il mese del digiuno diventa obbligatorio per tutti i Musulmani. Questa duplicità di dottrina, ciascuna delle quali, come detto sopra, ha forte fondamento, porta spesso a una duplicità di inizio del digiuno e noi preghiamo Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, di accettare i digiuni, le veglie i riti di adorazione dei seguaci dell’una e dell’altra.

Il mese di Ramadan è il mese più sacro di tutto il calendario islamico, perché Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, il quale ha dato a ogni lasso di tempo un momento particolarmente più sacro [durante il giorno i cinque orari del rito di adorazione, durante la settimana il venerdì (il giorno festivo islamico], durante l’anno ha sottolineato la maggior sacertà del mese di Ramadan rispetto agli altri mesi.

In questo mese benedetto, di cui il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria ha chiamato sàyyidu-sh-shuhūr [il signore dei mesi], il musulmano, in obbedienza al precetto coranico, si astiene dal soddisfare, durante l’arco diurno del giorno, tutti i propri istinti, quali il mangiare, il bere, l’avere rapporti sessuali, cioè gli istinti basilari dell’esistenza: l’istinto di conservazione individuale e l’istinto di conservazione della specie.

Come disse il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, il mese santo si divide in tre decadi: la prima decade è quella della misericordia; la seconda decade è quella del perdono e la terza è quella della salvezza dal fuoco, o come disse che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria. La misericordiosità è una caratteristica essenziale dell’identità divina, cioè di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, egli è Ar-Rahmān, questo è il Suo Nome proprio! Il Sommamente Misericordioso.

Nel famosissimo ḥadīth nel quale il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, enumera i Bellissimi Epiteti di Allàh, subito dopo il Suo nome proprio, Ar-Rahmān viene Ar-Raḥīm, anche esso irradiante il significato della misericordia che si esprime nella clemenza, Ar-Raḥīm, il Clementissimo, il Clemente in sommo grado. Con la Misericordia Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, esprime il suo Amore infinito e la misericordia di Ar-Rahmān è quella verso tutte le sue creature animate e inanimate, di cui l’espressione minima è quella della cammella che alza la sua zampa per non calpestare il cammellino, un amore che, quanto agli uomini è benefico per i credenti musulmani e i non credenti nella paternità divina del Sublime Corano e nella missione apostolico profetica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Dalla somma Clemenza di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, saranno beneficati soltanto i Musulmani nel Giorno del Giudizio. La Misericordia di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, Egli l’ha suddivisa in mille parti delle quali una è quella che Egli effonde nel creato, mentre le altre sono quelle di cui saranno beneficati i Musulmani nel giorno del Giudizio.

Il mese di Ramadàn è ricco di benefici per la salute dell’anima e del corpo del singolo, per la realizzazione dell’armonia dei rapporti familiari e dell’equilibrio nelle relazioni sociali.

A livello spirituale il mese sacro è una scuola, la scuola dei trenta giorni, come venne chiamata. Questa scuola, come una palestra, ci educa a controllare gli aspetti materiali della nostra vita, che ci sospingono all’appagamento delle nostre passioni e dei nostri istinti. Questo self-control promosso dal digiuno tiene a bada la malattia nefasta, che vede la materia sopraffare il sentimento.

Il nostro spirito si educa in questo mese alla pazienza e alla perseveranza ed è grazie anche al digiuno di ramadàn consapevolmente praticato come forma di ringraziamento ad Allàh per gli innumerevoli benefici della Sua Misericordia, che non pochi di noi sono riusciti ad allontanarsi da molti di quei vizi, che comportano dipendenze materiali.

In questo mese noi siamo costretti dell’Amore per Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, a provare la sofferenza di chi non mangia e non beve non per devozione, ma per l’ingiustizia che governa il mondo, dove impera il dio denaro, per cui la sofferenza non può non portarci a essere misericordiosi nei confronti di coloro che non trovano con cosa sfamare sé e la propria famiglia, come i profughi costretti dalla violenza ad abbandonare le loro case, a fare donazioni per i carcerati all’aria aperta di Ghaza per mezzo delle associazioni di Carità musulmane, che operano in Italia. Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce: «Usate misericordia se volete che vi sia usata misericordia!».

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
il digiuno ci educa al buon governo dello spirito e del corpo ed è medicina efficace per guarire molte malattie individuali e sociali, nonché di prevenirne l’insorgenza. Oltre a questi benefici materiali e spirituali nella vita terrena, il rispetto da parte nostra dei precetti del digiuno ci rende meritevoli di una grande ricompensa nella vita futura, un Paradiso nel quale, se Allàh vuole e grazie alla Sua Misericordia, potremo entrare attraverso una porta speciale, riservata ai digiunanti, la porta che si chiama Ar-Rayān.

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.

Khùtbah n. 1 di Ramaḍān 1439

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
tra qualche giorno avranno inizio le tre notti dell’interlunio, nelle quali la luna, essendo in congiunzione con il sole, sarà assente dal cielo, concludendo l’ottava rotazione annuale intorno alla Terra.

Quando essa apparirà nella regione occidentale del cielo poco dopo il tramonto del sole sotto forma di un’esile falce luminosa per pochi secondi, se Allàh, rifulga la Sua Luce, vuole, e con il suo avvistamento avrà inizio il Santo mese di Ramaḍān dell’anno 1439 dell’egira, il mese del digiuno, prescritto da Allàh, sempre rifulga lo splendor della Sua Luce, nel Sublime Corano, nel mese di Ramaḍān; il mese nel quale con la discesa della Sua Santissima Parola nel cuore di Muhàmmad ebbe inizio la Sua Missione Apostolico-profetica.

Noi siamo musulmani e la nostra vita la regoliamo in base ai Comandamenti di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e ai Precetti del profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria. E cinque sono gli adempimenti fondamentli a cui siamo tenuti [al-arkānu-l-Islāmi-l-khàmasah] i quali come tutti voi sapete sono: la Testimonianza [aš-Šahādah], i quotidiani cinque riti d’adorazione [aṣ-ṣalawātu-l-khàmsah], l’imposta coranica sulla ricchezza [zakātu-l-māl], il digiuno del sacro mese di Ramadan [ṣàwmu Ramaḍān] e il pellegrinaggio alla Mecca, per chi ne ha le possibilità economiche e fisiche [ḥàggiu-l-bàyt].

Il digiuno del mese di Ramaḍān, sulla base dell’insegnamento del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria è il quarto pilastro dell’Islàm, esso è stato prescritto come mezzo di far trovare al credente il <Timore di Allàh> ed è stato prescritto in Ramadàn, perché in questo mese il Santo Corano è stato fatto scendere nel cuore di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Siamo in attesa dell’annuncio dell’avvistamento della prima falce di luna, con la gobba a ponente, perché è dall’avvistamento del hilāl che ha da avere inizio il digiuno. Il Sublime Corano, infatti, è esplicito: il mese di digiuno inizia a partire dall’arco diurno seguente alla notte, in cui è avvenuto l’avvistamento della prima falce di luna nascente, la qual cosa avviene quando la luna esce dalla congiunzione con il sole, dando inizio alla sua nona rotazione attorno alla Terra.

Quanto alla durata del digiuno il Profeta ebbe a dire: «Digiunate dall’avvistamento all’avvistamento!» o come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, il che significa che il digiuno dura fino all’avvistamento della falce di luna successiva, cioè al novilunio del decimo mese lunare.

Ramaḍān è il mese più sacro di tutto il calendario islamico, perché Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, il quale ha dato a ogni lasso di tempo un momento particolarmente più sacro [durante il giorno i cinque orari del rito di adorazione, durante la settimana il venerdì (il giorno festivo islamico], durante l’anno ha sottolineato la maggior sacertà del mese di Ramaḍān rispetto agli altri mesi.

In questo mese benedetto, che il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria ha chiamato sàyyidu-sh-shuhūr [il signore dei mesi], in obbedienza al precetto coranico, il credente nella paternità divina del Sublime Corano e nella missione apostolico-profetica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, digiuna dall’alba al tramonto – dalla chiamata del rito del fàgr alla chiamata del rito del maghrib – con somma devozione al solo scopo di meritare il compiacimento di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, il Quale generosamente abbonda di grazie e di benefici spirituali e materiali in questo mese.

E poiché Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, nel dare norme di vita alla Sua creatura umana ha posto nel Suo codice i principi base dell’equilibrio e della giustizia, Egli, rifulga lo splendor della Sua Luce, autorizza l’astinenza dal digiuno dal tramonto del sole al primo chiarore antelucano.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
la pratica coscienziosa del digiuno di Ramaḍān è apportatrice, per grazia di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, di grandi benefici per la salute dell’anima e di quella del corpo, per la realizzazione e il mantenimento dell’armonia nei rapporti familiari come pure dell’equilibrio nelle relazioni sociali! Approfittiamo, quindi, di questo mese per temprare la nostra consapevolezza islamica e lucrare il favore di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce.

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.

Khutbah dell’ annuncio di Ramaḍān del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle Sorelle nell’Islàm,
Assalàmu ‘alày-kum wa rahmatu-llàhi wa barakàtu-Hu.

Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, ha fatto dono a noi suoi servi ed ancelle fedeli, di un mese abbondante di benefici e di grazie; un mese, il ritorno del quale rinnova la gioia di noi Musulmani; un mese nel quale ci è data l’opportunità, ai fini della salvezza dal fuoco, di realizzare affari fruttuosi con le nostre devozioni.

«Sta per avere inizio per voi il mese di Ramaḍān, il signore dei mesi: sia esso il benvenuto!». Con queste parole il nostro beneamato Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria annunciava l’avvento di questo mese ai suoi Compagni, che Allàh si compiaccia di loro.

E con le parole del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, Fratelli e Sorelle, diamogli il benvenuto, quando ne sarà, se Allàh vuole, annunciato l’inizio il 16 di questo mese di maggio solare, come lo dava il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

«Marḥaban bi-hi wa àhlan!».

Sulàyman, il famoso Compagno persiano del Profeta, che Allàh si compiaccia di lui, del quale il Profeta disse: «Sulayman appartiene alla mia Famiglia!», raccontò:

Negli ultimi giorni di Sha‛bān, l’Apostolo di Allàh, Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, ci tenne un sermone e disse:

«Sta per farvi ombra un mese sublime, un mese benedetto; un mese, nel quale c’è una notte, il cui bene equivale al valore del bene di mille mesi; un mese, nel quale Allàh ha reso obbligatori i suoi digiuni nell’arco diurno dei suoi giorni e facoltative le veglie notturne di adorazione.

Esso è il mese della pazienza e la ricompensa della pazienza è il Paradiso! Esso è il mese dell’uguaglianza, il mese, nel quale viene aumentata la provvidenza in favore dei credenti. Colui che in esso offre la rottura del digiuno a un digiunante, riceverà perdono e salvezza dal fuoco; inoltre avrà assegnata una ricompensa pari a quella del digiunante, al quale è stata offerta la rottura del digiuno, senza che nulla venga tolto a quest’ultimo!».

Appena l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, ebbe detto queste ultime parole, qualcuno dei presenti disse: «O Apostolo di Allàh, non tutti noi abbiamo di che offrire la rottura del digiuno a un digiunante!».

Egli, allora, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse: «Riceve questa ricompensa chi offre la rottura del digiuno a un digiunante anche se solo con un dattero, oppure con un sorso d’acqua o un po’ di latte annacquato!».

Poi egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, continuò, dicendo:

«Questo è un mese del quale l’inizio è misericordia, la metà è perdono e l’ultima parte salvezza dal fuoco. In esso dovete accrescere quattro pratiche! Con due di esse otterrete il compiacimento del vostro Signore e alle altre due non dovrete assolutamente sottrarvi. Per quanto riguarda le prime due – con cui otterrete il compiacimento del vostro Signore – esse sono: (1) la Testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh e (2) che gli chiediate perdono! Per quanto riguarda le altre due, esse sono: (1) che gli chiediate il Paradiso e (2) gli chiediate protezione dal fuoco dell’inferno.

E infine, chi disseterà un digiunante, sarà dissetato da Allàh al ḥàuḍ [la vasca dell’abberveratoio all’ingresso del Paradiso] con un sorso, che gli toglierà la sete fino al momento della sua entrata nel Paradiso».

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
in questo sermone conciso, l’Apostolo di Allàh ci ragguaglia circa alcuni benefici del mese benedetto di Ramadàn e ci esorta alla scrupolosa diligenza nelle devozioni, per la pratica delle quali ha promesso la più alta delle ricompense. Perciò, temiamo Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e ringraziamoLo per il ritorno di questo mese benedetto, preparandoci ad adempiere i nostri doveri di servi riconoscenti.

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.

Sha’ban – laylatu-l-barā‹

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
oggi è il giorno 11 del Santo mese di Sha’ban, il mese che precede il Santo Mese del Digiuno di Ramadàn di questo anno 1439 dell’Egira. In questo mese il profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, era solito digiunare con maggior frequenza che negli altri mesi dell’anno.

E lo sappiamo perché uno dei Compgni, Usāmah bin Zàyd, che Allàh si compiaccia di lui, disse: «Ho domandato all’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: “Perché, o Apostolo di Allàh, digiuni in Sha’bān più che in qualsiasi altro mese?”. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, rispose: “La gente è negligente tra Ràgiab e Ramaḍān. Durante Sha’ban le opere sono presentate al Signore di tutti i mondi. Quindi desidero digiunare, quando le mie opere sono elevate”».

È un ḥadīth ḥàsan registrato da An-Nisā‹ī, Al-Bàyhaqī e Ibn Abī Shaybah.

E poiché il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria è il nostro <maestro di vita> e <modello di comportamento esemplare>, noi musulmani, lo prendiamo ad esempio e digiuniamo in questo santo mese di Sha’bàn, frequentemente, come faceva l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Questi digiuni sono super-erogatori [nafl]. L’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria disse: «Ràgiab è il mese di Allah. Sha’bān è il mio mese e Ramaḍān è il mese della ummah».

Aisha, la madre dei credenti, che Allàh si compiaccia di lei, disse. «Il Profeta Muhàmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, usava digiunare la maggior parte del mese di Sha’bān, sicché, un giorno, gli chiesi: ”O Apostolo di Allàh, forse che Shà’bān è il tuo mese favorito per il digiuno?“. Rispose: “In questo mese Allàh fa la lista delle persone che devono morire questo anno. Perciò io spero che la mia morte venga quando sono in stato di digiuno”.».

Da questo hadīth si ricava che il digiunar nel mese di Sha’bān benché non obbligatorio è molto fruttuoso di merito e per questo il Profeta non amava perderlo.

La notte del 15 del mese di Sha’bān [l’ arco notturno tra il 14° arco diurno e il 15° arco diurno di Sha’bān] è la notte chiamata Laylatu-l-barā‹ah [la notte della liberazione dal Fuoco].

In questa notte, gli abitanti della terra sono chiamati alla Presenza di Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce e in essa, dopo il rito di adorazione del calar della notte [alātu-l-’ishā‹], è pratica recitare tre volte la Sura Yāsīn e dopo ogni volta, recitare uno speciale du`a con le seguenti intenzioni: 1. con intenzione (nìyyah) per una lunga vita; – 2. con intenzione (nìyyah) per la protezione dalle Calamità; 3. con intenzione (nìyyah) per la consapevolezza di non aver bisogno d’altri, se non Allah, l’Altissimo.

È altamente meritorio passare l’intera notte in riti d’adorazione; se, per una ragione o per l’altra, non si è in grado di farlo, si può scegliere di eseguirlo per una considerevole parte della notte, preferibilmente, la seconda metà, compiendo alātu-l-khàyr, che consiste in 100 ràk’ah e in ogni ràk’ah recitare Sùratu-l-Fātiah e 10 Sùratu-l-Ikhlāṣ e, ciò fatto, recitare 1000 volte Sùratul-Ikhlāṣ.

Speciali benedizioni discendono nella notte di Barā‹ah, su chi trascorre la notte intera in totale sottomissione ad Allah, gloria a Lui l’Altissimo, e si astiene da tutte le azioni che sono a Lui sgradite.

Nell’arco diurno che segue la notte di Barā‹ah, ossia il 15 di Sha`bān, è mustaabb (amabile agli occhi di Allah, consigliabile) digiunare.

Si tramanda che il Profeta, Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, abbia raccomandato il qiyāmu-l-làyl nella notte di barā‹ah, In questo giorno è consigliabile digiunare.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
seguiamo gli insegnamenti del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, digiunando in questo mese per amore di lui, consapevoli che il digiunare nel mese di Sha’bān benché nàfl [non obbligatorio] è molto fruttuoso di meriti ed è per questo che il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, lo digiunava con frequenza fino a un certo numero di giorni prima di Ramadan, nei quali non digiunava.

-o-

Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.

Il cambiamento della qìblah

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
questo giumu’ah è il primo di questo nostro mese di sha’bàn del 1439 dell’Egira, disponiamoci a viverlo appassionatamente, con frequenti digiuni supererogatori sull’esempio del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, in trepidante attesa dell’arrivo del mese benedetto di Ramadàn, che il Profeta, Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, chiamò “il signore dei Mesi”. È di questo mese l’evento fondamentale per la caratterizzazione dell’Islàm: il cambiamento della direzione (qìblah) del rito d’adorazione.

La moschea remota, al-masǧidu-l-àqṣā, che si trova nel Ḥàram Sharīf a Gerusalemme, la quale fu la meta del viaggio notturno del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, e prima tappa del suo viaggio verso l’udienza metafisica nella dimensione divina alla presenza di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, nella notte di al-isrā‹ wa l-mì’rāg.

La Moschea di Bàytu-l-Màqdis, in cui, prima di ascendere, il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, guidò il rito d’adorazione di tutti i Profeti, che lo avevano preceduto nella missione profetica, era il luogo santo verso il quale il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria e i fedeli musulmani agli albori dell’Islàm si rivolgevano nell’esecuzione dei riti d’adorazione quotidiani. Essa era la prima al-qìblah.

Nella notte del 15 di Sha’bàn, Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, stava guidando il rito d’adorazione congregazionale del calar delle tenebre, rivolto verso Baytu-l-Maqdis in una Moschea a nord ovest di Medina, quando scese la rivelazione nella quale Allah, rifulga lo splendor della Sua Luce, ordinava di cambiare la direzione [la qiblah]. La nuova qìblah era verso la Nobile Kà’bah, cioè verso sud, essendo La Mecca a sud di Medina.

Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, rivolto al Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: «Abbiamo visto il tuo rivolgerti in direzioni diverse (guardando) nel cielo, perciò, sicuramente, ti facciamo volgere in una direzione che tu gradisci. Volgi, perciò, il tuo volto in direzione della Sacra Moschea e, dovunque voi siate, volgete i vostri volti in quella direzione. In verità, coloro ai quali, in precedenza, fu rivelato il Libro, sanno con certezza che esso (il Sublime Corano) è la verità proveniente dal loro Signore. E Allàh non è disattento a ciò che fanno.(144)».

Per inciso: ci sono Italiani che non sanno che esiste il PLURALE DI MAESTA’ per cui chiedono: <Perché il verbo è al plurale?>.

Dice Allàh, l’Altissimo: «Gli stolti che ci sono in mezzo agli uomini diranno: “Che cosa li ha distolti dalla direzione dell’adorazione quotidiana che avevano prima?” Di’: “Ad Allàh appartengono l’oriente e l’occidente. Egli guida chi vuole ad un retto sentiero!”».

Dice Allàh, l’Altissimo: «Abbiamo fatto di voi una comunità posizionata nel mezzo, affinché siate testimoni nei confronti dell’umanità e l’Apostolo sia testimone nei vostri confronti. Noi non abbiamo permesso che fosse eseguita la adorazione nella direzione, in cui tu ti rivolgevi, se non per sapere, chi sarebbe rimasto fedele all’Apostolo e chi si sarebbe ritirato. Tranne che per coloro i quali Allàh guidò, il fatto fu gravissimo, certamente! Allàh non permetterà che la vostra fede sia stata vana. In verità, Allàh è, di certo, benevolo verso gli uomini e clementissimo».

Dice Allàh, l’Altissimo: «Abbiamo visto il tuo rivolgerti in direzioni diverse (guardando) nel cielo, perciò, sicuramente, ti facciamo volgere in una direzione che tu gradisci. Volgi, perciò, il tuo volto in direzione della Sacra Moschea e, dovunque voi siate, volgete i vostri volti in quella direzione. In verità, coloro ai quali, in precedenza, fu rivelato il Libro, sanno con certezza che esso (il Sublime Corano) è la verità proveniente dal loro Signore. Ed Allàh non è disattento a ciò che fanno».

Il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, immediatamente si voltò verso sud in direzione della Mecca dove, al centro della Moschea Sacra, al-màsǧid al-Ḥarām, si erge la nobile Kà’bah, il primo santuario dedicato al culto di Allàh, edificato dal profeta Ibrāhīm (Abramo) e da suo figlio Ismā‹il, su ambedue la pace, la Nobile Kà’bah. I fedeli che seguivano il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, nel rito d’adorazione di quella notte del 15 sha’bān, fecero lo stesso e dopo questo evento, la Moschea in cui esso era avvenuto venne chiamata Màsǧid al-Qiblatàyn [la Moschea delle due qìble].

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī è registrata una tradizione, che ha come fonte Abdullàh bin ‘Ùmar, che Allàh si compiaccia del padre e del figlio, il cui testo recita: “Mentre alcune persone stavano eseguendo il rito d’adorazione dell’alba [ṣalātu-l-fàǧr] nella Moschea di Quba, la prima Moschea dell’Islàm, dove eseguì il rito d’adorazione il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, al termine dell’Egira, alcun musulmani che erano stati presenti al cambiamento della qìblah nel rito d’adorazione della notte, notando che i fedeli eseguivano il rito rivolti verso Gerusalemme, li informarono del cambiamento della qìblah, dicendo: “Questa notte sono scese alcune āyāt del Corano, che hanno ordinato al Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, di cambiare la Qibla verso la Ka‛bah, perciò anche voi dovete voltarvi verso essa”. Immediatamente, le loro facce si spostarono verso Ka‛bah. In questo evento c’è un insegnamento importantissimo per noi: il Musulmano, quando viene citato un precetto del Sublime Corano e quando viene citato un precetto del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, con i riferimenti scritturali relativi a essi, deve dire: Ho udito e obbedisco!”.

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.

Importanza della Sunna

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sa Luce, nel Sublime Corano, rivolto al Profeta, che Egli lo Benedica e l’abbia in gloria:

«E non ti abbiamo inviato, se non come misericordia per tutti gli universi!».
(Corano: Sura XXI: àyah107)

Grazie alla sua missione profetica, che egli attuò fino a quando ebbe raggiunto la certezza indubitabile, l’umanità fu fatta uscire dalle tenebre dell’ignoranza alla luce della conoscenza della Verità e fu benedetta dalla Guida dell’Altissimo, rifulga lo splendor della Sua Luce.

Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce: «Ricorda! In verità, giova ai credenti il ricordo».
(Corano: Sura LI/ àyah 55)

E oggi, in questo scorcio del mese sacro di Ragiab, il 27, nella notte del quale nell’anno precedente l’egira ebbe luogo il viaggio notturno e l’ascensione alla Divina Presenza e il precetto dell’adorazione quotidiana … oggi lo ricordiamo, rammentando le sue parole nel “Sermone dell’Addio”. Il sermone che egli pronunciò durante il suo Pellegrinaggio.

Quel Sermone non rappresentò soltanto un ultimo richiamo per noi musulmani ma anche un’importante ammonimento, che sanciva il termine della stessa missione profetica; esso fu pronunciato ad ‘Arafa nel nono giorno di Dhu l-Hìggiah, nel giorno più benedetto dell’anno. Impariamolo a memoria e teniamolo a mente per governare con esso la nostra vita!

Egli – che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria – dopo aver lodato e ringraziato l’Altissimo, disse:

«O Gente, prestatemi attenzione, poiché non so se dopo quest’anno, mi troverò ancora tra voi. Perciò ascoltate molto attentamente ciò che vi dico, e trasmettete queste parole a coloro che non sono presenti oggi.

O Gente, così come voi guardate a questo mese, a questo giorno e a questa città come sacri, allo stesso modo dovete considerare come sacri la vita e la proprietà di ogni Musulmano.

Restituite i beni che vi sono stati affidati in deposito ai loro proprietari.

Non offendete nessuno, di modo che nessuno vi offenda.

Ricordate che invero incontrerete il vostro Signore, e che invero egli farà il bilancio delle vostre opere.

Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, vi ha proibito di praticare l’usura (riba), perciò d’ora in poi dovrete rinunciare a ogni interesse sui prestiti, pur recuperando comunque tutto il vostro capitale.

Non infliggerete né danno né ingiustizia.

Fate attenzione a Satana, per la salvezza della vostra religione. Egli ha ormai perduto ogni speranza di farvi deviare per ciò che riguarda le questioni principali, per questo motivo fate attenzione a non seguirlo per ciò che riguarda quelle secondari.

O Gente, voi avete determinati diritti nei confronti delle vostre mogli, ma anche loro ne hanno nei vostri. Ricordate che le avete prese come spose, solo tramite un patto di fiducia dinanzi ad Allàh, e con il Suo permesso. Se esse rispettano i vostri diritti, voi rispettate il loro diritto di essere nutrite e vestite con premura. Trattate bene le vostre donne e siate gentili con esse, poiché sono le vostre compagne e il vostro sostegno. È vostro diritto che esse non stringano amicizia con coloro che voi disapprovate, e che non siano impudiche.

O Gente, ascoltatemi attentamente: adorate Allàh, eseguite le vostre cinque preghiere quotidiane, digiunate durante il mese di Ramadan, elargite la Zakat, ed effettuate il Pellegrinaggio, se ne avete la possibilità.

Tutta l’umanità proviene da Adamo ed Eva. Un Arabo non è superiore a un non-Arabo, né un non-Arabo è superiore a un Arabo; il bianco non è superiore al nero, né il nero è superiore al bianco; [nessuno è superiore ad un altro] se non per il timore di Allàh e per le sue buone azioni.

Sappiate che ogni Musulmano è fratello di ogni Musulmano, e che i Musulmani sono legati da un’unica fratellanza.

Nulla di ciò che spetta a un Musulmano può essere attribuito a un altro Musulmano, se non tramite uno scambio libero e consapevole, per cui non siate ingiusti con voi stessi.

Ricordate che un giorno comparirete dinanzi ad Allàh per rispondere delle vostre opere per cui fate attenzione a non abbandonare la retta via, dopo che io me ne sarò andato.

O Gente, né un profeta né un inviato verranno dopo di me, e nessuna nuova fede nascerà.

Ragionate bene e comprendete ciò che vi dico: lascio dietro di me due cose, il Corano e il mio esempio (Sunnah), e se li seguirete non sarete mai sviati.

Tutti coloro che hanno ascoltato da me le mie parole trasmettano le mie parole ad altri, e così faranno questi a loro volta; e può darsi che coloro i quali le riceveranno da altri le comprenderanno meglio di coloro che le hanno potute ascoltare direttamente.

Allahumma, siimi Testimone che ho trasmesso il Tuo messaggio al mio popolo».

Così egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, concluse il suo sermone.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
ricordiamo che subito dopo il sermone discese la Rivelazione:

«In questo giorno ho reso perfetta la vostra Religione, ho reso completa la Mia Grazia su voi, e ho scelto per voi l’Islam come sistema di vita»
(Corano: sura V, àyah 3).

Il ricordo di questa àyah è uno scudo impenetrabile, contro il quale, Allàh volendo, sono destinati al fallimento tutti i tentativi di Shayṭān per farvi uscire dalla Retta Via. E a tal proposito tenete a mente le parole del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, il quale disse:

«Guardatevi dall’apportare modifiche [al sistema di vita rivelato da Allàh ai fini della vostra salvezza da fuoco], perché ogni modifica è innovazione, ogni innovazione è fuorviamento e ogni fuorviamento porta al fuoco dell’inferno!» [O come disse, che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria].

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.

KHUTBAH di RAGIAB 2

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
Allàh – rifulga lo splendor della Sua Luce – dice: «Incondivisa è la divinità di Colui, che, in una notte, fece viaggiare il suo servo dalla Sacra Moschea alla Moschea al-àqṣā  - della quale abbiamo benedetto i dintorni – per mostrargli alcuni nostri segni. In verità, Egli è l’Audiente, l’Osservatore». È prima àyah della Sura XII del Sublime Corano, nella quale Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, accenna all’evento miracoloso di al-Isrā‹ wa l-mì‛rāǧ. Nel corso di questa notte, infatti, dal calar delle tenebre all’alba il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, fu trasportato con un Miracolo dell’Onnipotenza in un batter d’occhi dalla Moschea Sacra della Mecca alla Moschea Remota di Al-Quds [Gerusalemme], per poi, dopo averlo fatto ascendere alla Sua Divina Presenza, riportarlo prima dell’alba alla Mecca.

Fu in questa notte benedetta che il Profeta, Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, ricevette da Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, il Comandamento dei cinque rituali della adorazione quotidiana, l’adempimento del quale, essendo stato esso impartito direttamente dal Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, è fondamentale nella vita quotidiana di noi credenti nella paternità divina del Sublime Corano e nella Missione apostolico-profetica di Muhàmmad,  che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, perché è ciò che ci distingue e caratterizza!

Nel suo viaggio dalla Moschea Remota di Al-Quds alla divina presenza di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, accompagnato da Gibrīl, su lui la pace, durante la salita incontrò nei vari cieli i più importanti Messaggeri di Allàh, l’Altissimo. Giunti che furono in uno dei cieli, il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, vide un uomo seduto che aveva alla sua destra una montagna altissima di anime e alla sua sinisrtra un’altra montagna altissima di anime. Quando l’uomo guardava alla montagna di destra il suo volto era illuminato e la gioia sprizzava da tutti i pori della sua pelle; quando, invece, guardava alla montagna alla sua sinistra il suo volto si rabbuiava e i suoi occhi sprizzavano lacrime a iosa, come due fontane zampillanti. Il Profeta, che Allàh, lo benedica e l’abbia in gloria, si rivolse a Gibrīl e gli chiese: «Chi è?» e Gibrīl, su lui la pace: «È tuo padre Ādam [Adamo]!» e il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: «Perché quando guarda a destra gioisce e quando guarda a sinistra si nota sul suo volto un immenso dolore?». Gibrīl:«Quando guarda a destra contempla le anime di quelli della sua progenie che andranno in Paradiso e quando guarda a sinistra vede le anime di quelli della sua progenie che andranno all’Inferno!».

Infatti, quando Allàh ebbe creato Ādam, gli passò la <mano> sul fianco destro prima e poi sul fianco sinistro. Ne uscirono una montagna di anime da destra e una da sinistra. Poi, rivolto alla montagna di destra disse: «Voi vi ho creato per il Paradiso» e rivolto alla montagna di sinistra disse:«Voi vi ho creato per l’inferno».

Durante quel miracoloso viaggio furono rivelate direttamente al Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, le due ayah che chiudono la Sura al Bàqarah:

«L’Apostolo ha creduto in ciò ch’è stato fatto scendere su lui dal suo Signore e (così pure) i credenti. Tutti hanno creduto in Allàh, nei Suoi angeli, nei Suoi Libri, nei Suoi Apostoli. Noi non facciamo distinzione tra nessuno degli Apostoli. Essi dissero: “Abbiamo udito ed abbiamo ubbidito! Perdonaci, o Signore nostro. In Te si conclude ogni ritorno!”.(285) Allàh non impone ad un’anima qualcosa, se non nei limiti delle sue forze. A favore di un’anima il suo merito ed a suo carico il suo demerito. Signor nostro, non prendertela con noi se dimentichiamo o se facciamo sbagli! O Signore nostro, non ci addossare un gravoso fardello, come l’hai addossato a quelli che ci hanno preceduto. Signor nostro, non ci gravare di cose superiori alle nostre capacità, ma sii indulgente con noi, perdonaci, usaci misericordia, Tu sei il nostro protettore, perciò sostienici, facendoci trionfare su coloro che rifiutano di credere. (286)».

Mentre sempre nella seconda recitazione del Sublime dopo quella di Suratu-l-Fàtihah è rito recitare almeno tre ayàt, queste due ayah sono sufficienti! Come fu riferito essere stato detto dal Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria [ o come disse].

Durante questo mese il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria frequentemente innalzava ad Allàh, rifulga lo splendor della sua luce,  una invocazione speciale:

«Allāhùmma, bārik la-nā fī Ràǧaba wa Sha’bāna wa bàlligh-nā Ramḍān!». [O Allah, dacci la Tua Benedizione nei mesi di Ràgiab e Sha’bān e facci giungere fino a Ramadàn].

Ibn Abbāṣ, che Allàh si compiaccia di lui e di suo padre, disse: «Ràgiab è il mese di Allah, rifulga lo splendor della Sua Luce; Sha‛bān è il mese del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria; Ramaḍān è il mese dei credenti». Anas bin Mālik, che Allàh si compiaccia di lui, riferì di aver udito dire dal Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: «Nel Paradiso c’è un fiume che si chiama Ràgiab, che è più bianco del latte e più morbido del miele. Se qualcuno ha osservato un giorno di digiuno durante il mese di Ràgiab, Allah estinguerà la sua sete concedendogli di bere in questo fiume». Ancora, sempre da Anas bin Mālik, sappiamo che il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse: «Nel paradiso c’è un posto che è riservato a quelli che avevano l’abitudine di digiunare durante il mese di Ràgiab».

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
dobbiamo sforzarci di far tesoro degli Insegnamenti di Allàh, l’Altissimo, e di quelli del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, e di obbedire diligentemente al Precetto del Rito di Adorazione, all’inizio dell’orario di ciascuno di essi, eseguendoli con profonda umiltà, consapevoli della sua importanza ai fini della salvezza dal fuoco; digiuniamo supererogatoriamente in questo mese e quando recitiamo ad alta voce il Sublime Corano sappiamo che invece che tre ayàt nella seconda recitazione è sufficiente recitare la due ultime ayah dedi Sura al-Bàqarah,

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.

KHUTBAH di RAGIAB

Nel nome di Allàh,
il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
Allàh – rifulga lo splendor della Sua Luce – dice:

«Incondivisa è la divinità di Colui, che, in una notte, fece viaggiare il suo servo dalla Sacra Moschea alla Moschea al-àqṣā - della quale abbiamo benedetto i dintorni – per mostrargli alcuni nostri segni. In verità, Egli è l’Audiente, l’Osservatore».

È prima àyah della Sura XII del Sublime Corano, nella quale Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, accenna all’evento miracoloso di al-Isrā‹ wa l-mì‛rāǧ. Nel corso di questa notte, infatti, dal calar delle tenebre all’alba il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, fu trasportato con un Miracolo dell’Onnipotenza in un batter d’occhi dalla Moschea Sacra della Mecca alla Moschea Remota di Al-Quds [Gerusalemme], per poi, dopo averlo fatto ascendere alla Sua Divina Presenza, riportarlo prima dell’alba alla Mecca.

Fu in questa notte benedetta che il Profeta, Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, ricevette il Comandamento dei cinque rituali della adorazione quotidiana.

L’adempimento di questo Ordine Divino, impartito direttamente dal Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, è fondamentale nella vita quotidiana di noi credenti nella paternità divina del Sublime Corano e nella Missione apostolico-profetica di Muhàmmad,  che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, perché è ciò che ci distingue e caratterizza!

Noi siamo la Comunità dell’adorazione cinque volte al dì. Tra le diverse comunità umane. L’esecuzione di ciascuno dei cinque riti all’inizio del tempo in cui sono prescritti, ravviva la consapevolezza della propria identità islamica in ciascuno di noi e ci preserva dalle cattive azioni e dalla trasgressione!

Il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, fece una suggestiva parabola per imprimere nella mente del fedele la potenza purificatoria del rito: l’uomo sul corpo del quale non c’è sudiciume, perché si è bagnato nel fiume che passa davanti a casa sua cinque volte al giorno.

La sua importanza di secondo pilastro dell’Islàm è tale che l’abbandono del rito di adorazione, ritenendo che Allàh non ne abbia bisogno, significa uscire dall’Islàm!

Nel Giorno del Giudizio il primo degli articoli, che nel Libro delle azioni verrà preso in esame, sarà il rito di adorazione e se l’esame dovesse – che Allàh non voglia – essere negativo sarà negativa la conseguenza.

Quando i principali esponenti della classe dirigente meccana, ai quali il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, aveva raccontato il Miracolo, si rivolsero a Abu Bàkr, dicendogli con sarcasmo che il Profeta, che Allah lo benedica e l’abbia in gloria, aveva cercato di dar loro da bere di essere stato in una notte a Gerusalemme e da lì esser salito alla Presenza di Allàh e aver fatto ritorno alla Mecca, prima dell’alba, egli rispose: «Io sono fermamente credente che Allàh gli parla, per cui non ho difficoltà a credere che quello che egli racconta sia vero!».

Per questa sua fede il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, gli attribuì l’appellativo di aṣ-Ṣiddīq [il Confermatore della verità]. Durante questo mese il Profeta, che Allàh – sempre – lo benedica e l’abbia in gloria, frequentemente innalzava ad Allàh [rifulga lo splendor della Sua Luce] una invocazione speciale:

« Allāhùmma, bārik la-nā fī Ràǧaba wa Sha’bāna
wa bàlligh-nā Ramaḍān!».
[O Allah, dacci la Tua Benedizione nei mesi di Ràgiab e Sha’bān e facci giungere fino a Ramadàn].

Ibn Abbāṣ, che Allàh si compiaccia di lui e di suo padre, disse: «Ràgiab è il mese di Allah, rifulga lo splendor della Sua Luce; Sha‛bān è il mese del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria; Ramaḍān è il mese dei credenti».

Anas bin Mālik, che Allàh si compiaccia di lui, riferì di aver udito dire dal Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: «Nel Paradiso c’è un fiume che si chiama Ràgiab, che è più bianco del latte e più morbido del miele. Se qualcuno ha osservato un giorno di digiuno durante il mese di Ràgiab, Allah estinguerà la sua sete concedendogli di bere in questo fiume».

Ancora, sempre da Anas bin Mālik, sappiamo che il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse: «Nel paradiso c’è un posto che è riservato a quelli che avevano l’abitudine di digiunare durante il mese di Ràgiab».

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
dobbiamo sforzarci di far tesoro degli Insegnamenti di Allàh, l’Altissimo, e di quelli del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, e di obbedire diligentemente al Precetto del Rito di Adorazione, all’inizio dell’orario di ciascuno di essi, eseguendoli con profonda umiltà, consapevoli della sua importanza ai fini della salvezza dal fuoco.

-O-

Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.

Il Sublime Corano

Nel nome di Allàh,
il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
la nostra visione del mondo e la nostra pratica di vita hanno come fondamento un credo, fondato sulle prove inoppugnabili, che il Sublime Corano, in lingua araba e pubblicato all’incirca 1400 anni or sono nella penisola araba, non può avere come autore nessuna creatura umana [anche se la critica occidentale sostiene che questo Libro sia opera autentica e personale di Maometto].

Quelle offerte dall’Autore nel Testo del Libro sono prove inoppugnabili, per garantire ai lettori di esso, che vivranno nell’era atomica e della conquista dello spazio [1400 anni dopo], che quanto in esso contenuto è Verità. Questo Libro è il Sublime Corano, il nostro Libro Sacro, che contiene la perennemente vivente PAROLA DI ALLAH, rifulga lo splendor della Sua Luce, transustanziata dalla dimensione divina nella dimensione umana nei fonemi e nei grafemi della lingua araba. Esso è il dono della Misericordia divina, portato in terra dall’angelo Gabriele [Gibrīl, su lui la pace] alla migliore di tutte le creature, Muhàmmad figlio di ‘Abdàllah, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, affinché con esso proclami al mondo in tutti i tempi a venire, tra i quali il tempo moderno, l’Unità, Unicità e Uni-personalità divina del nostro Creatore, rifulga lo splendor della Sua Luce, e divulghi il Messaggio di liberazione dell’uomo dal dominio dell’uomo, in esso contenuto.

Il Sublime Corano è il documento fondativo della nostra Ummah. C’è in esso un programma di vita per l’uomo, è un progetto di civiltà! È il testo scritto fondamentale della da’wah, un manuale per il costante e progressivo miglioramento della nostra linea di condotta in ogni sfera di attività; un criterio per l’efficace risoluzione di ogni problema della creatura umana sia di carattere materiale che spirituale. Esso, il Sublime Corano, è Luce, è la colonna più salda della nostra identità, è il Libro della Sapienza, è il Libro esplicito, è la Guida, è il Ricordo, è la Saggezza, è la Misericordia, è lo Spirito, è la Rivelazione, è l’Ordine, è l’Ispirazione, è la Verità.

Il Sublime Corano è la Buona Novella della Proclamazione dell’Unità, Unicità e Uni-Personalità del Sovrano dell’esistente nella dimensione dell’Essere divino. Esso è l’Esortazione all’abbandono di ogni forma idolatrica di culto, onde evitare le infauste conseguenze della trasgressione, è il Farmaco divino che dà la Guarigione dall’errore, è la Stadera dell’equilibrio perfetto tra lo spirituale e il materiale.

Il Sublime Corano è Fonte della tranquillità dei cuori e la fucina del loro miglioramento, è Luce nel petto del credente, il Toccasana, che libera l’anima dalle preoccupazioni e lenisce i dolori, causati dalle avversità; è Luce che rende luminosi i volti di chi lo recita e di chi lo mette in pratica .

Esso possiede una dolcezza, più dolce della dolcezza del latte e di quella del miele; le sue ayāt sono tesori, ineguagliabili per splendore e bellezza dalle pietre preziose, dalle perle e dai coralli; da esse si effonde il profumo della rosa e del gelsomino.

Esso è il sentiero sicuro, che conduce all’abbeveratoio della Verità [la sharì‛ah], la sua essenza è la Religione del profeta Ibrāhīm, su lui la pace; esso è la sorgente della saggezza, è la luce degli occhi e dei cuori.

Non c’è via che porti ad Allah, rifulga lo splendor della Sua Luce, se non il Sublime Corano! Esso è la via della salvezza dal fuoco, è il Libro, che dà forza al Credente nella vita, è il Fondamento delle scienze e loro sorgente.

Il Sublime Corano è la scienza di ogni cosa, è il Nobilissimo Testo di Recitazione [contenuto in un Libro custodito:  “fī kitābin maknūn”], che solo i puri toccano, è una Rivelazione del Signore dei mondi, è la luce dell’Imān (fede), è la tenerezza dell’Isān (la benevolenza), è la chiave della giustizia, è la porta della felicità.

Chi rifiuta la visione del mondo che esso propone e si sottrae all’obbedienza alle norme in esso stabilite dal Creatore, avrà una vita terrena miserevole, anche se apparentemente soddisfacente, e sarà resuscitato cieco nel Giorno della Resurrezione, mentre chi crede nella verità della visione del mondo, offerta in esso da Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e segue, diligentemente, le regole di vita in esso esposte non si svierà dalla linea di condotta, che porta al Paradiso.

Il Sublime Corano è Verità indubitabile, solida corda che, costantemente, collega la creatura umana al suo Creatore, rifulga lo splendor della Sua Luce.

Il Sublime Corano è l’ombra costante della Divina Presenza, ha la purezza dell’acqua corrente, la squisitezza della frutta paradisiaca, abbondante e inesauribile. Esso è la Retta Via, è la Tavola benedetta di Allah, è la cura certa, è l’unica via che ha come traguardo il Paradiso, l’unica via per salvarsi dal fuoco, l’unica via per rendersi meritevoli della soddisfazione e del compiacimento di Allah, è Lettura sublime e meravigliosa.

Se uomini e  ginn  facessero lega, per produrre qualcosa di simile al Corano non riuscirebbero produrne una sola àyah, né una sola parola, anche aiutandosi gli uni con gli altri,

Il Sublime Corano, è il Miracolo permanente nel tempo, perenne, fino alla fine del Mondo, con il quale Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, accredita in ogni secolo il profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, come Suo autentico Messaggero. Il suo contenuto è miracolo; ogni lettera, ogni parola, ogni frase è scritta in maniera accurata, affinché ogni  ayah  contenga un significato ben preciso e così ogni  sura.

Eccellenti Fratelli i Sorelle nell’Islàm,
facciamo del Timore di Allàh, l’Altissimo, il nostro abito, credendo in ciò che ci è stato rivelato nel Sublime Corano e nell’insegnamento del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, ed eseguendo ciò che ci è stato fatto scendere dall’alto da parte del nostro Signore; afferriamo con forza il Libro, può darsi che ci venga usata Misericordia.

-O-

Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.

Il controllo della parola scritta

Nel nome di Allàh,
il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, ci ammaestra in numerosi brani del Sublime Corano, dandoci direttive sul comportamento che abbiamo da tenere per essere meritevoli del Suo compiacimento, e candidati al Paradiso, che Egli, rifulga lo splendor della Sua Luce, ha promesso ai timorati.

In Suratu n-Nahl, all’àyah 90, Egli dice: <In verità Allah ha ordinato la giustizia, la benevolenza e la generosità nei confronti dei parenti. Ha proibito la dissolutezza, ciò che è riprovevole e la ribellione. Egli vi ammonisce, affinché ve ne ricordiate>.

Quando dice di aver proibito la dissolutezza e ciò che è riprovevole, ci mette in guardia dal vizio e dal male e dal parlare in modo volgare e dell’usare insulti e parolacce! Questi aspetti del comportamento fanno parte di queste cose vietate.

Questo mal governo della parola è indizio che, colui o colei che ne fa uso non ha raggiunto ancora la durevole consapevolezza di essere in ogni momento della sua vita al cospetto di Allàh, il Quale tutto ode e tutto vede! E se pur questa consapevolezza è presente nella mente del fedele e della fedele a livello di dottrina, molto spesso essa viene oscurata, e quando questa consapevolezza è oscurata, c’è l’immediato intervento di Shaytàn, il maledetto che coglie l’occasione per far cadere nella trasgressione, anche i migliori.

Il musulmano e la musulmana hanno il dovere di assumere il pieno controllo della lingua in ogni loro interlocuzione con terzi, tutti noi abbiamo il dovere di padroneggiare la lingua, un dovere che ha da essere talmente sentito da venirci inconcepibile l’uso di un linguaggio estraneo al modo di esprimersi verbale dell’Islàm, sia quando si interloquisce di presenza, sia quando si comunica per iscritto, per esempio nei post su Facebook, sui quali si leggono spesso non solo persone estranee all’Islàm, ma anche fratelli e sorelle, che si esprimono in modo conforme ai modi di dire della volgarità, ormai corrente, indulgendo a intemperanze, che danno una cattiva immagine dell’Islàm a chi dell’Islàm ha già nella mente una immagine distorta, presentata da certi mezzi di comunicazione di massa al servizio di interessi che traggono profitto dalla demonizzazione dell’Islam.

È veramente doloroso che musulmani e musulmane usino nei loro discorsi e nei loro scritti un linguaggio, espressioni che denotano – soprattutto nei musulmani di lingua madre italiana – la presenza di tanto in tanto di parole tipiche della parlata indecente, che in italiano ha il nome preciso di turpiloquio e che, purtroppo, in Italia è, ormai, moneta corrente, per cui il non usarlo è considerato segno di arretratezza culturale!

Anche persone, che sono punti di riferimento usano per iscritto e in televisione parolacce e insulti come se fossero “niente”, mentre, in realtà, sono la cartina di tornasole di degrado morale e culturale.

Noi musulmani dobbiamo ricordare che Allàh, rifulga lo splendor della sua Luce, ha proibito il turpiloquio e ci ha insegnato la via maestra, per liberarci da questa pecca e raggiungere questo eccellente risultato comportamentale: essa è il rito di adorazione.

Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce: “In verità il rito d’adorazione preserva dalla turpitudine e da ciò che è riprovevole” [Suratu-l-ankabūt (del ragno): 45].

Il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria disse: “Colui che dal suo rito di adorazione non sarà indotto a fare il bene, né impedito di fare il male, non ricaverà da esso che lontananza da Allah”. O come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Eccellenti fratelli e sorelle nell’Islàm, e specialmente, o fratelli e sorelle entrati da poco a far parte della Ummah, come dobbiamo scrollarci di dosso i residui del nostro ignorantismo pre-islamico nelle cose fondamentali della Verità, dobbiamo farlo anche nel linguaggio. E lo dobbiamo fare, specialmente, oggi, quando comunichiamo nei social network, perché anche nel nostro modo di parlare ha da esserci un messaggio dell’Islàm.

Dobbiamo liberarci dalla brutta abitudine di usare, di tanto in tanto, espressioni poco islamicamente ortodosse quando parliamo, anche se l’interlocutore le usa, perché entrate nel linguaggio corrente dell’ambiente, in cui viviamo.

Da subito dobbiamo emendarci, escludendo le parole indecenti nell’esercizio del controllo della lingua, doveroso per un buon musulmano.

Disse l’Imàm ‘Ali, che Allàh si compiaccia di lui: “L’uomo è nascosto sotto la sua lingua: quando parla fa sapere chi è!”. O come disse, che Allàh si compiaccia di lui.

L’emendazione del linguaggio avrà, se Allàh vuole, un benefico effetto sulla nostra spiritualità; saremo più puri nella nostra linea di condotta avvicinandoci sempre più ai modelli di comportamento impersonati dell’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, nell’esercizio nella sua missione profetica, in obbedienza agli ordini di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce.

Sul cammino di fede che si esprime nella pratica della vita da parte di ciascuno di noi ci sono spesso degli ostacoli e delle prove da superare; ed è proprio quando riusciamo a superare le prove e gli ostacoli, che diventa facile anche il controllo della lingua e il parlare scevro di espressioni estranee all’insegnamento del Sublime Corano e della Nobile Sunna.

Lo sappiamo bene che nulla è facile, tranne ciò che Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, rende facile; ed è con il favore di Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, che il controllo della lingua diventa facile nel camminare sulla via della rettitudine, che porta al Paradiso, non senza il concorso determinante della misericordia del Sommamente Misericordioso.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
i nostri nemici sono: Satana, an-nàfsu-l-ammāratu-bi-s-sū‹i (la nostra anima passionale che sobilla al male), la mala compagnia (quella delle persone che allontanano da Allah), le abitudini negative del nostro passato, che sono una vera e propria zavorra.

Nel loro passato molti di noi avevano abitudini e atteggiamenti verbali che, incompatibili con la visione islamica dell’uomo e del suo destino ultraterreno, non possono convivere con la nobiltà dell’etica islamica, ma che ancora, per forza di inerzia, vengono a galla senza pensarci su e, magari, senza dare a essi importanza: espressioni e parole che non vanno bene nel nostro modo di parlare in privato e in pubblico.

Dobbiamo sforzarci di riuscire a liberarci di quelle abitudini verbali negative, perché la loro persistenza nel nostro parlare è di impedimento alla elevazione spirituale. E ciò in quanto impedisce di vedere con chiarezza la via verso la conquista del compiacimento di Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce.

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.