PROCESSO A DARWIN

Una inchiesta a tutto campo su tutte le incongruenze della teoria evolutiva darwiniana

La copertina del libro “Processo a Darwin” di Marco Respinti.

La copertina del libro “Processo a Darwin” di Marco Respinti.

Marco Respinti, nato a Milano nel 1964, è giornalista professionista e saggista, già redattore del settimanale “Il Domenicale”, e collaboratore di diverse testate, fra cui Il FoglioLiberoTempiIl Timone e Cristianità.

In questo suo ottimo libro, “Processo a Darwin”, Edizioni Piemme, 2007, illustra in maniera chiara e divulgativa tutte le principali problematiche della teoria evoluzionista, detta anche “darwinismo” dal nome di Charles Darwin, il suo pioniere.

Se ne mostrano le incongruenze interne, si smascherano i falsi della paleontologia moderna, le “prove” che i discepoli elaborarono ad hoc per comprovare le supposizioni del maestro.

Il cranio del famoso “Uomo di Piltdown”, rivelatosi una clamorosa truffa.

Il cranio del famoso “Uomo di Piltdown”, rivelatosi una clamorosa truffa.

Citiamo qui un brano che tratta della famosa truffa dello “Uomo di Piltdown” (pag. 148 del libro).

“Nel 1912, a Piltdown, un villaggio nei pressi di Uckfield nel Sussex Orientale, il medico inglese Charles Dawson (1864-1916), un paleoantropologo dilettante, afferma di avere ritrovato frammenti di un cranio umano parecchio antico, quindi una mascella di aspetto scimmiesco. Sembra trattarsi dell’ “uomo-scimmia”, l’anello di congiunzione che assomma in sé caratteristiche evidenti dell’una e dell’altra specie. E così viene subito battezzato appropriatamente Eoanthropus dawsoni, cioè “l’uomo degli albori scoperto da Dawson”. Pare essere la prova provata, insomma, della discendenza dell’uomo dalla scimmia, testimoniata da questo stadio evolutivo intermedio che per i posteri curiosi ha lasciato di sé tracce fossili indiscutibili… Ebbene, l’intera vicenda di Piltdown è una bufala. Nel 1953, gli esperti del British Natural History Museum di Londra dichiarano ufficialmente che l’ “Uomo di Piltdown” è un falso. Il cranio appartiene infatti a un uomo vissuto circa 500 anni prima, mentre l’osso mascellare a una scimmia morta piuttosto di recente. I denti sono stati limati, disposti in ordine e aggiunti alla mascella in modo tale da imitare quelli dell’uomo, e i pezzi sono pure stati trattati con del bicromato di potassio per ottenere un aspetto antico.”

Un bel libro, dunque, che offre una panoramica completa dell’argomento, affrontata con argomentazione di stampo divulgativo, perfettamente comprensibile anche a chi non frequenta abitualmente queste materie.