Suratu-l-Fatiha – Ayah 5

إِيَّاكَ نَعْبُدُ
Iyyā-Ka nà’budu
EsclusivamenteTe adoriamo

وَإِيَّاكَ نَسْتَعِينُ
wa iyyā-Ka nasta’ìnu
ed esclusivamente te chiamiamo in soccorso

La prima parola [iyyā – Ka] è costituita dall’avverbio iyyā- e dal pronome personale di seconda persona maschile singolare -Ka in posizione di suffisso.  L’avverbio ha il significato di in esclusiva che porta il complemento oggetto davanti al verbo nà’budu.

L’espressione Iyya-Ka nà’budu porta in sé il riconoscimento di Allàh come unico destinatario della ‘ibādah (dell’adorazione); questo è il principio di Tawhīdu‑l‑ulūhiyyah ed è il fine per cui sono stati inviati i Messaggeri. Noi rivolgiamo la ‘ibādah (culto, obbedienza) a Te soltanto, con esclusione di qualsiasi altro.

L’espressione  Iyyā-Ka nasta‛īnu porta con sé il riconoscimento che “Nessun altro, ma solamente Lui‑ ed esclusivamente Lui noi chiamiamo in soccorso”. Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce nel Ḥadīth al-Qudsī dice: “Ciò è tra Me e il Mio servo” riferendosi alla ‛ibādah e alla richiesta di aiuto del Suo servo.

L’espressione Iyya-Ka nà’budu wa Iyyā-Ka nasta‛īnu rappresenta:
a) l’affermazione della consapevolezza da parte della creatura del diritto di Allàh nei suoi confronti [il diritto di essere adorato in esclusiva]; b) l’affermazione da parte della creatura della consapevolezza del suo dovere di cercare aiuto solamente da Allàh, per poter compiere i suoi doveri. Infatti, la creatura, cosciente della sua limitatezza, sa  di non essere in grado di realizzare il Tawhīd, né tanto meno di compiere le azioni per questa vita terrena (dun°yā) come quelle per la vita futura (Akhirah), se non con il soccorso di Allàh. Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce: “E dicono: La lode [appartiene] ad Allàh, Che ci ha guidato qui, dove non saremmo arrivati, se Egli non ci avesse guidato”. [Sūrah al‑’A’rāf, āyah 43].