Rispettare i patti!

I Musulmani di Spagna e la Reconquista cattolica

Veduta della fortezza Alhambra, residenza dell'ultimo sultano musulmano, Boabdil.

Veduta della fortezza Alhambra, residenza dell’ultimo sultano musulmano, Boabdil.

Dice il Sublime Corano:

“O voi che credete,
siate adempienti agli obblighi
(rispettate i patti)…”
(Corano, 1, 5)

Questo brano dalla Parola d’IDDIO, riferentesi ad ogni tipo di obbligazione contratta da un individuo o da una comunità, ci ricorda che in effetti, sul rispettare i patti e gli obblighi si basa ogni possibile pace, accordo, convivenza civile, sia all’interno di uno stesso popolo, che tra popoli diversi.

Ora, tutta la storia dell’Occidente si caratterizza, oltre che per una ontologica propensione a prepotenza, violenza e disumanità, per una naturale ed insopprimibile necessità di non rispettare i patti, di qualsivoglia genere e in qualsiasi circostanza sottoscritti.

Fra i numerosissimi esempi storici, che IN SHA’ ALLAH (se IDDIO vuole) sottoporremo ai nostri lettori, ve ne è uno assai poco conosciuto, quanto clamoroso.

Come è noto, nel 1492 l’Emiro della Andalusia musulmana, Maometto XI detto Boabdil, stretto d’assedio dalle truppe del re cattolico Ferdinando d’Aragona, si arrese. Stipulò però un trattato, in base il quale accettava di lasciare per sempre il territorio spagnolo in cambio che venisse assicurata ai musulmani, per tutto l’avvenire, la libertà di praticare la loro religione sul territorio spagnolo. Ecco la citazione di un brano del patto:

“Le loro altezze e i loro successori d’ora in poi consentiranno (ai cittadini di Granada) di professare la propria religione, e non permetteranno che vengano privati delle loro moschee, né dei minareti né dei muezzin, né s’intrometteranno nelle pie fondazioni o donazioni destinate a tali scopi, né turberanno gli usi e costumi che essi osservano” (Dal capitolo 6 degli Accordi di capitolazione della città di Granada).

Cosa successe dopo? I cristiani continuarono a dominare la Spagna lasciando libertà religiosa ai musulmani, come anche agli ebrei, secondo quelli che erano i patti sottoscritti dalle parti in conflitto? Naturalmente no. In perfetto stile occidentale, in breve tempo i monarchi cattolici abrogarono gli Accordi di capitolazione che avevano firmato con Boabdil, e i musulmani, cittadini spagnoli da centinaia di anni, persero ogni diritto, e, come anche gli ebrei, furono costretti a lasciare la Spagna oppure, in alternativa, a convertirsi forzosamente al cristianesimo. Come dice la storica spagnola Maria Rosa Menocal,

 “il ripudio degli Accordi e l’aspra persecuzione dei musulmani che seguì ebbero l’effetto di trasformare entro breve tempo lo splendido linguaggio che copriva quasi ogni centimetro di quella regale dimora in una lingua proibita, e si decretò che quelli che erano in grado di leggerla non erano veri spagnoli. I musulmani furono costretti a convertirsi e chiamati mori; fu proibito leggere libri in arabo e molti di tali libri vennero dati alle fiamme”.

interni

I meravigliosi interni della Alhambra.

Ma non finisce qui. Chi infatti non rispetta i patti stabiliti con altri, non ha alcun motivo per mantenere e rispettare nemmeno gli editti emanati da sé medesimo. Infatti:

 “tutti i nuovi cristiani furono poi sospettati di essersi convertiti in malafede e perseguitati per questo”.

Come si direbbe in gergo popolare, forse volgare ma senza dubbio efficace, cornuti e mazziati. Fra il 1605 e il 1615, dopo un secolo di conversioni forzate, tutti i moriscos vennero espulsi. Abbiamo così un fulgido e documentato esempio di trionfo della falsità, della menzogna e della dissimulazione, che si sparge a macchia d’olio per tutta la società, infettandola definitivamente per i secoli a venire.

 “Molti spagnoli, di ogni tipo e provenienza, si trovarono così a vivere in un mondo di specchi deformanti creati da tutta una serie di editti che imponevano di professare palesi falsità, una condizione di follia autodistruttiva degna del genio letterario di Cervantes: le dichiarazioni di nuova identità cristiana richieste ai musulmani, anzi imposte sotto pena di morte o espulsione, venivano poi accusate di malafede e punite di conseguenza… Il problema del Medioevo, dal punto di vista dello splendido mondo nuovo del XVI secolo, stava nel fatto che la religione era mera fede (non coincideva cioè con una analoga appartenenza etnica visibile), e non costituiva una distinzione intrinseca. Chi può distinguere un ebreo da un musulmano o da un cristiano quando sono vestiti tutti allo stesso modo? Fra i molti diabolici ingredienti che componevano il famigerato concetto di purezza del sangue (limpieza de sangre, n.d.r.) propugnato dall’Inquisizione spagnola e il mondo nuovo c’era appunto l’assenza di differenze razziali visibili. Se gli ebrei e i musulmani non apparivano diversi eppure le differenze tra loro e i cristiani erano cruciali, allora la realtà doveva risiedere in un luogo in cui non poteva essere vista, come Don Chisciotte non si stanca mai di ripetere; risiedeva (è Don Chisciotte a dirlo), e ciò era senza dubbio opera di maghi malvagi, nel sangue. Naturalmente, c’erano comportamenti anomali, ma i comportamenti si potevano simulare, come tutti ben sapevano. Se eri un cripto-ebreo (o un cripto-musulmano), imparavi alla perfezione l’arte di mangiare cibi proibiti in pubblico, ben sapendo che se non l’avessi fatto ti saresti tradito e l’Inquisizione ti avrebbe condannato al rogo. L’arte di fingere di mangiare come i cristiani perfezionata dai conversos e dai moriscos produsse in seguito l’usanza spagnola di mangiare il prosciutto in pubblico per dimostrare di essere cristiani autentici… Le antiche abitudini andaluse (vale a dire quelle di pacifica convivenza tra religioni diverse, conosciuta solo col dominio dei musulmani, n.d.r.) erano talmente radicate che solo ricorrendo alla violenza per oltre un secolo, bruciando migliaia di biblioteche e diffondendo con insistenza il concetto della purezza  razziale dei cristiani, risibile anche allora, alla fine si riuscì a guarire gli spagnoli dalla loro medievalità così profondamente radicata”.

giardino

I giardini della Alhambra.

E dopo aver letto tutto questo, pensate che il mondo cristiano si sia in qualche modo pentito di tutto ciò? Per la grande maggioranza sembra di no, specialmente in alcuni settori del clero cattolico. Laddove si pensa addirittura di fare santi Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, il re e la regina cattolici protagonisti essenziali di questa storia! Il processo di canonizzazione peraltro iniziò già nel 1958, e proseguì fino al 1990, col giudizio positivo e favorevole della Congregazione delle Cause dei Santi, l’organismo della chiesa cattolica preposto all’uopo. L’iter ha poi di recente subito una battuta d’arresto per le pressioni dell’opinione pubblica indignata.

Fanno dunque sorridere i frequenti richiami, da parte di settori del cattolicesimo tradizionalista, alle doti quali l’onore, la sincerità, che sarebbero propri della cavalleria medievale cristiana. Alla prova dei fatti, tutto si riduce a menzogna.

C’è dunque poco da scandalizzarsi di quello che succede quotidianamente al giorno d’oggi, dove la doppiezza e l’insincerità sono visibili e onnipresenti, anche nel comportamento dei politici che cambiano casacca, o che fanno il contrario di quello che avevano promesso per essere eletti. Sono comportamenti che hanno profonde radici.

Come profonde radici hanno il dilagare dell’ignoranza, del disprezzo del sapere, dell’intolleranza, tutte cose che con l’Islàm non hanno nulla a che vedere, ma che sono invece profondamente connaturate col fanatismo cristiano, che permea tuttora, contrariamente alle apparenze, tutta la cultura occidentale. E l’esempio storico della tollerante Spagna a governo islàmico, spodestata con l’inganno per lasciare il posto alla barbarie cattolica, ne è l’emblema indelebile.

Abu Ismail Morselli