Barbarie e/o civiltà

Conquiste e riconquiste a Gerusalemme

La Cupola della roccia a Gerusalemme (Al-Qùds).

La Cupola della roccia a Gerusalemme (Al-Qùds).

Uno degli aspetti che più connotano una civiltà, e la separano, nel nostro giudizio, dalla barbarie, è il comportamento in guerra, soprattutto il comportamento dopo la guerra in caso di vittoria.

Da questo punto di vista, la città di Gerusalemme (in arabo al Quds, la Santa) è un caso emblematico, avendo conosciuto molte guerre, sommovimenti, conquiste e riconquiste e molti cambiamenti politici e sociali, nel corso dei secoli della sua storia.

Fin dall’avvento dell’Islàm, i confinanti imperi bizantino e persiano non avevano mai smesso di tramare in ogni modo per rovesciare il neonato stato islamocratico con capitale Medina, e tutti gli storici degni di questo nome concordano sul fatto che quelle che vengono ricordate come conquiste islamiche, in realtà non furono dovute ad insaziabile sete di dominio sul mondo da parte dei musulmani, ma piuttosto necessità imprescindibile di difendere la propria comunità, continuamente messa in pericolo da vicini ostili che rifiutavano ogni idea di pace.

Nel 637, dopo varie vittorie in Palestina, l’esercito musulmano si accampò fuori le mura di Gerusalemme. Nel febbraio del 638 il patriarca cristiano Sofronio si arrese, e i musulmani entrarono in città. Il Khalìfah (parola italianizzata in Califfo, che qui ha il significato di vicario del Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria) dei musulmani all’epoca era Omar ibn al-Khattàb.

Ecco come si comportarono i musulmani conquistatori, secondo la testimonianza del monaco cristiano domenicano Guglielmo da Tripoli, riportata nel suo libro Trattato intorno ai Saraceni:

«Il capo degli arabi ordinò ai suoi di non uccidere i vecchi, né i bambini, né le ragazze, di non tagliare gli alberi da frutto né le messi, e di non distruggere le case…».

Ecco le parole di Omar secondo lo storico al-Tabari:

Garantiamo loro sicurezza, a ogni persona e alle loro proprietà: alle loro chiese, alle croci, ai malati e ai santi, a tutti gli appartenenti alla loro fede. Non metteremo soldati musulmani nelle loro chiese. Non distruggeremo le loro chiese né danneggeremo il loro contenuto o le loro proprietà o le loro croci o nulla di ciò che appartiene loro. Non spingeremo la popolazione di Gerusalemme ad abbandonare il suo credo e non le faremo alcun male1.

Questo il giudizio della docente universitaria Karen Armstrong:

Omar espresse anche l’ideale monoteistico della pietà più di ogni altro precedente conquistatore di Gerusalemme… Presiedette alla conquista più pacifica e incruenta che la città avesse mai visto nella sua lunga e spesso tragica storia. Dopo che i cristiani si arresero, non ci furono né massacri, né distruzioni né roghi dei simboli religiosi rivali, né esili né espropri, né tentativi di spingere la popolazione ad abbracciare l’Islàm. Se il rispetto per i precedenti abitanti di una città è segno dell’integrità di una fede monoteistica, allora indubbiamente l’Islàm cominciò molto bene la sua lunga permanenza a Gerusalemme”.2

Gerusalemme musulmana

Gerusalemme musulmana

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Omar, il conquistatore, era entrato in città con un abito logoro in cui si contavano quattordici (!) toppe, che contrastava fortemente con gli abiti lucenti sfoggiati dai potenti della città. I cristiani ne rimasero molto impressionati:

“…ciò che li metteva a disagio era la consapevolezza che il califfo musulmano impersonava l’ideale cristiano della santa povertà meglio dei loro funzionari3.

Ma Omar non si limitò a questo. Il monte del Tempio con la sua spianata, sacro per gli ebrei, era stato usato dai cristiani come discarica, tanto che la sporcizia

si era accumulata tanto da raggiungere quasi il soffitto dell’ingresso”!4

Il posto fu chiamato dai musulmani al-qumàmah, il letamaio! Omar, il conquistatore, gettò alcune manciate di letame e di detriti nel suo mantello e poi gettò il tutto giù dalle mura. Subito gli altri musulmani seguirono l’esempio, per ripulire degnamente il posto. C’è qualche esempio anche solo lontanamente simile nella storia dell’umanità?

Omar permise agli ebrei, banditi da molto tempo da Gerusalemme e dintorni, di tornare ad abitarvi.

Tutte le minoranze religiose erano protette, e questa buona e armonica coesistenza andò avanti nella sostanza per secoli, come conferma ancora nel XII secolo lo storico Michele Siriano:

“(i musulmani) non si sono mai impicciati di professione di fede, né hanno mai perseguitato nessuno per questo motivo, a differenza di quel che facevano i greci (cioè i bizantini cristiani, n.d.r.), nazione eretica e perversa5.

I cristiani rimasero a lungo la maggioranza della popolazione, e ai musulmani non fu nemmeno permesso di insediarsi o costruirsi case nei territori occupati. Si stabilirono in un’area libera vicina al quartiere ebraico.

Ma questa specie di paradiso di rispetto e convivenza doveva terminare bruscamente con l’arrivo dei barbari crociati, nell’anno 1099. Successe, in parole povere, l’esatto contrario di quello che abbiamo letto finora, e queste bestie feroci si dedicarono per tre giorni al massacro sistematico di circa trentamila abitanti di Gerusalemme. Questo ce lo racconta Petrus Tudebodus, cristiano e autore della Historia de Hierosolomitano itinere:

«I crociati entrarono nella città rincorrendo e uccidendo i Saraceni e gli altri pagani fino al tempio di Solomone e a quello del Signore. Poi corsero per tutta la città impadronendosi dell’oro e dell’argento, dei cavalli e dei muli e delle case piene di ogni ricchezza [...] Al mattino Tancredi fece gridare che tutti andassero al tempio a uccidere i Saraceni (erano più di diecimila, n.d.r.), e, come vi andarono, ognuno ne uccise molti col proprio arco. Altri salirono invece da un altro lato sul tetto del tempio, ove si erano rifugiati in gran numero pagani d’ambo i sessi, e decapitarono tanto i maschi che le femmine con le loro spade nude».

Ogni cosa fu depredata. Questo era il metodo adottato, semplicissimo:

Chiunque fosse entrato per primo in una casa, ricco o povero che fosse, non era sfidato da nessun altro guerriero franco. Egli avrebbe occupato e posseduto la casa o il palazzo e qualunque cosa vi avesse trovato come se fosse stato suo6.

Il sangue scorreva letteralmente a fiumi, e i testimoni si vantarono del massacro:

Si vedevano mucchi di teste, di mani, di piedi… Se dirò la verità, essa supererà la vostra capacità di credervi. E quindi vi basti questo: nel Tempio e nel portico di Salomone si cavalcava nel sangue fino alle ginocchia e alle briglie. Senza dubbio, fu una punizione divina giusta e splendida il fatto che questo luogo fosse riempito del sangue dei non credenti, poiché per tanto tempo aveva sofferto dei loro atti blasfemi7.

Naturalmente, i morti non ebbero nemmeno diritto a sepoltura: furono tutti bruciati. O meglio, quasi tutti. Erano talmente numerosi i cadaveri che, cinque mesi dopo, se ne trovavano ancora in città:

Oh, che fetore aleggiava attorno alle mura della città, dentro e fuori, proveniente dai corpi putrescenti dei saraceni massacrati dai nostri al tempo della cattura della città e che ancora giacciono là dove sono stati uccisi8.

Ma almeno, dopo tutto questo orrore, i cristiani fecero qualcosa di buono? No:

Se il rispetto dei sacri diritti dà la misura della lealtà dei conquistatori monoteisti di Gerusalemme nei confronti dei loro predecessori, i crociati devono essere messi all’ultimo posto di tutte le classifiche. Non avevano mirato ad altro che alla conquista e non avevano idee precise su come governare la città… Gerusalemme era oltremodo desolata. In tempi recenti aveva avuto circa centomila abitanti ma ora solo poche centinaia di persone vivevano nella città vuota e spettrale. Come disse Guglielmo di Tiro: – I nostri compaesani erano così scarsi e così indigenti che riempivano a malapena una via-9.

Gerusalemme crociata

Gerusalemme crociata

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Tutto ciò non fu peraltro un caso isolato. La stessa fine fecero infatti tutte le città della Palestina:

Nelle città conquistate la popolazione veniva massacrata e le moschee distrutte e i profughi palestinesi cercavano scampo in territorio islamico. Il ricordo di questi massacri ed espropri avrebbe reso molto difficile ai crociati stabilire relazioni amichevoli con la popolazione locale negli anni successivi… I loro Stati divennero enclave occidentali artificiali, che rimasero estranee e ostili alla regione. Erano Stati militari, aggressivi e sempre pronti a colpire10.

Dunque, animali invasati capaci solo di fare massacri, questi erano i “valorosi” crociati, dei quali alcuni settori della Chiesa cattolica, e non solo, ancor oggi hanno il coraggio di vantarsi!

A questa bassa e ignobile macelleria pose fine Yùsuf ibn Ayyùb, detto Salàh ad-Dìn (Integrità della fede; nome storpiato poi in Saladino), e Gerusalemme tornò a respirare aria di civiltà e umanità.

Dopo varie vicende, e molte città conquistate senza quasi spargimento di sangue, e dopo un breve assedio e qualche scaramuccia, Salàh ad-Dìn accettò di conquistare la città in modo pacifico; l’accordo prevedeva che i franchi sarebbero diventati suoi prigionieri, anche se riscattabili per pochi soldi. E così fece:

Il sultano mantenne la parola e non un solo cristiano fu ucciso. I notabili poterono facilmente permettersi di pagare il proprio riscatto, al contrario dei poveri, che divennero prigionieri di guerra. Molti di loro, comunque, furono liberati perché Saladino si commosse nel vedere la disperazione delle famiglie separate quando venivano condotte in schiavitù. Al-‘Adil, il fratello di Saladino, era così addolorato che chiese di poter avere per sé mille prigionieri, che poi liberò immediatamente. Tutti i musulmani rimasero scandalizzati nel vedere i cristiani ricchi che fuggivano con i loro beni senza fare nessuno sforzo per riscattare i loro compaesani più poveri… I cristiani occidentali erano dolorosamente consapevoli che questo sovrano musulmano si era comportato in modo assai più cristiano dei crociati all’epoca della conquista di Gerusalemme…11.

La vita ritornò normale, e venne restaurata di nuovo la pacifica convivenza tra le diverse religioni.

Alcune migliaia di cristiani siriani e armeni chiesero di potersi fermare come dhimmi (persone di altre religioni che assumevano questo status di protette dallo stato islamocratico), e Saladino affidò la custodia della basilica del Santo Sepolcro ai greci ortodossi… Saladino invitò anche gli ebrei a tornare a Gerusalemme, dalla quale erano stati quasi completamente banditi dai crociati12.

Gerusalemme ottomana

Gerusalemme ottomana

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Poi, molti anni dopo, sarebbe arrivata l’entità sionista denominata “Israele”.

Ma questa è ancora un’altra storia…

1 Abu Jafar al-Tabari, Ta’rikh ar-Rusul wa’l Muluk, I, 2405.

2 K. Armstrong, Gerusalemme. Storia di una città tra ebraismo,cristianesimo e islam, Mondatori, Milano 1999, p. 218.

3 K. Armstrong, Gerusalemme. Storia di una città tra ebraismo,cristianesimo e islam, Mondatori, Milano 1999, p. 218.

4 Citato da G. Le Strange, Palestine Under the Moslems: A Description of Syria and the Holy Land from AD 650 to 1500, Londra, 1890, p. 141.

5 Citato in J. Prawer, Colonialismo medievale: il regno latino di Gerusalemme, trad. it., Roma, 1982.

6 Fulcherio di Chartres, citato in History of the Expedition to Jerusalem, 1095-1127, trad. ingl., 3 voll., Knoxville, 1969, p. 206.

7 A. C. Krey, The First Crusade. The accounts of Eye Witnesses and Participants, Princeton e Londra, 1921, p. 266.

8 Fulcherio di Chartres, op. cit., I, 33.

9 K. Armstrong, op. cit., p.262-263.

10 K. Armstrong, op. cit., p.264-271.

11 K. Armstrong, op. cit., p.278.

12 K. Armstrong, op. cit., p.282-283.