I MIRACOLI DEL CORANO – 6

La fragile casa della “ragna”

Un ragno con la sua ragnatela.

Un ragno con la sua ragnatela.

.

Alcuni zelanti cristiani, che passano il loro tempo cercando sbagli e/o contraddizioni nel Corano, ogni tanto si illudono di non aver sprecato parte della loro vita invano, e si azzardano a pubblicare, innocentemente quanto presuntuosamente trionfanti, questo “errore” che presumono di aver scovato, pensando di aver fatto chissà quale servizio all’umanità, mentre invece hanno solo, spesso in maniera non innocente, fatto opera di falsa e bassa propaganda anti-islamica.

Uno di questi casi è capitato a me di recente su Facebook.

In un gruppo dedicato al dialogo fra cristiani e musulmani, c’è sempre chi, invece di cercare e sottolineare le cose in comune fra le religioni, cerca di dimostrare che la sua è vera e le altre sono false. Se fatto correttamente, questo è legittimo, anche se poco utile. Ma se si usano menzogne e colpi bassi, non va bene.

In un intervento di un cristiano, si citava la Sura 29 del Corano (La Sura della “Ragna”, Surat al-‘Ankabuut), sostenendo vi fosse un evidente errore. Ecco i versetti citati (39-43):

[39] Mosè portò a Qaaruun, Faraone e Haamaan delle prove chiare (che il suo messaggio proveniva da Dio) ma si comportarono come arroganti sulla terra; tuttavia, non sfuggirono (al castigo).

[40] Li sorprendemmo tutti nel loro peccato: contro alcuni abbiamo inviato un tornado violento, e una pioggia di pietre; alcuni sono stati sorpresi dal Grido, alcuni li abbiamo fatti sprofondare nella terra, e alcuni li annegammo.
E a nessuno di loro DIO volle far torto: furono loro a far torto a se stessi.

[41] La parabola (similitudine) di coloro che prendono dei patroni all’infuori di Dio
è come la parabola (similitudine) della “ragna”,
la quale si costruisce una casa;
ma in realtà la più fragile delle case è proprio quella del ragno. Ah, se lo sapessero!

[42] IDDIO è al corrente di ogni cosa che essi invocano all’infuori di lui: Egli è il Possente, il Sapiente

[43] Tali parabole (similitudini) noi proponiamo alle genti, ma solo coloro che sanno le comprendono.”

Il cosiddetto “errore” starebbe nel fatto che la scienza moderna ha dimostrato che i fili della ragnatela sono in realtà resistentissimi, nel loro ambito, e paragonabili alla forza che hanno, nel nostro mondo moderno, dei fili di acciaio (il filo della ragnatela viene anche chiamato “bio-acciaio”). Ma questo non è l’argomento del brano citato, all’interno del quale, come vedremo, non c’è invece nessun errore. Anzi.

Anzitutto, si deve rilevare che l’animale è citato al singolare, e questo è già un indice della sua vita, sostanzialmente solitaria. Si può notare infatti che nella “Sura delle api” (Suurat al-Nahil) e nella “Sura delle formiche” (Suurat al-Namil) il nome di questi animali è al plurale, in quanto vivono in comunità.

In secondo luogo, trattasi di un singolare femminile, che in italiano suonerebbe “la ragna”, come infatti abbiamo volutamente tradotto. E questo è il primo elemento “poco naturale” del versetto, in quanto è solo la scienza moderna che ha scoperto che chi costruisce la “casa”, cioè la ragnatela, è la femmina.

L’altra cosa da osservare è che il Corano parla di “casa” (bait), e non di fili. E se si vede la ragnatela come una “casa”, si osserva che è una “casa” molto debole, in quanto è certamente utile come trappola per le prede, ma non protegge affatto i ragni: non protegge contro il sole e il calore, non protegge dal forte freddo, non protegge da vento e pioggia forti, né dai pericoli di predatori più grandi dei ragni. Ma c’è un’altra “debolezza” della casa, ancora più clamorosa.

Quasi sempre, dopo la fecondazione, la femmina, che è molto più grande del maschio, lo uccide, e lo mangia (in alcune specie, pare si tratti addirittura di un sacrificio consapevole da parte del maschio). I piccoli che nascono, maschi e femmine, cominciano ad uccidersi e a mangiarsi, per il cibo e/o per lo spazio. Fratelli che uccidono fratelli e sorelle, e viceversa. Dunque, quella del ragno è una “casa” che non è tale, essendovi una lotta spietata per la sopravvivenza, e mancando qualsivoglia forma di parentela o collaborazione sociale, che invece possiamo osservare nelle formiche e nelle api (che infatti vengono citate, soprattutto le formiche, nel Corano come esempi da imitare, da parte degli uomini).

Dunque, ALLAH ci porta questa parabola come esempio di fragilità di una “casa”-famiglia.

Ma tutto questo è stato scoperto e dimostrato da studi di zoologia da parte della scienza recente, che ci ha portato conoscenze del tutto ignote ai tempi della Rivelazione Coranica, cioè più di millequattrocento anni fa! Nessuno, all’epoca, poteva esserne a conoscenza. Ecco perché il Corano aggiunge “Ah, se lo sapessero!”.

Ma la “casa” è anche una trappola per le prede del ragno. E dunque, trattandosi di parabola, come ci avverte il Corano al versetto 43, riflettendoci sopra ci si accorge che in questo brano c’è anche una chiara allusione alle “trappole” del non credere, o nel credere in altro da DIO (idoli, denaro, potere): si rimane irrimediabilmente impigliati e prigionieri in quella che sembrava una “casa solida”, ma che si rivela una prigione che porta alla morte-Inferno.

Come abbiamo mostrato, si tratta di in realtà di una parabola di significato non immediatamente evidente, ma comprensibile a chi sa e a chi ragiona.

Nessun errore, dunque, nel Corano, ma piuttosto l’ennesimo miracolo.