Franceschetti, le religioni e l’amore

Note sul capitolo dedicato all’Islàm

Paolo Franceschetti ad una conferenza di presentazione del libro.

Paolo Franceschetti ad una conferenza di presentazione del libro.

Abbiamo già parlato di Paolo Franceschetti e del suo blog. Aveva preso una posizione onesta e lucida sull’Islàm, e ne aveva anche preso le difese. E noi lo avevamo ringraziato, e gli avevamo rilasciato il nostro attestato di stima e amicizia.

Ora, è uscito un suo libro sulle religioni,1 che ordineremo e leggeremo quanto prima.

La copertina del libro di Paolo Franceschetti.

La copertina del libro di Paolo Franceschetti.

Nel frattempo, ha pubblicato sul suo blog il capitolo sull’Islàm, che riteniamo molto interessante, e che soprattutto si presta ad approfondimenti che riteniamo utili. Prima, però…

DUE PAROLE SU PAOLO FRANCESCHETTI

Ritengo di dover spendere innanzitutto qualche riga su Paolo Franceschetti, che non conosco personalmente.

Innanzitutto, lo ringrazio per il lavoro che fa sul suo blog, un lavoro di controinformazione praticamente insostituibile riguardo ad argomenti come la massoneria, il satanismo, gli omicidi rituali, i complotti di chi vuol dominare (ed in gran parte già domina) il mondo, ecc. Un lavoro che viene fatto anche da altri siti, ma che nel suo blog ha una visione più ampia, e lo spazio che ultimamente dedica alle religioni lo dimostra definitivamente: era infatti il tassello che in parte mancava.

Ma quello che colpisce di più, leggendolo e ascoltandolo, è la sua sincerità, che traspare sempre in ogni parola, anche quando, spesso, ammette un errore o si corregge o ammette di non sapere una cosa; ma soprattutto, quando ci comunica il “come” ha capito una cosa, e ci dice:

io non riuscivo a capire questa cosa, e mi domandavo… poi, ho capito…”.

Non capita quasi mai di sentire una persona che si apre in questa maniera così lucida, fin nei dettagli del suo percorso di conoscenza, e si capisce chiaramente che lo fa per dare ulteriori strumenti al prossimo. Il tutto con la massima umiltà.

Ora, solo IDDIO può leggere nel cuore delle persone, ma Paolo Franceschetti ha tutta l’aria di essere UNA PERSONA BUONA.

Grazie dunque, Paolo, e che IDDIO ti dia la salute per continuare, e che ti illumini il cuore per arrivare alla Verità. Che è UNA SOLA.

NOTE PRELIMINARI SUL METODO

Prima di entrare nel merito dell’argomento Islàm, è bene far chiarezza sul metodo che useremo, che è quello dell’umana razionalità e della logica raziocinante. A ben vedere, è l’unico che abbiamo, in quanto creature umane, e, sebbene apparentemente scontato, viene invece spesso occultato o dimenticato o messo da parte per dar spazio a presunti “misteri della fede”, irrazionalismi “magici”, o “spiritualismi” generici o non meglio definiti, “esoterismi” in realtà inesistenti, et similia. Ragionamento e raziocinio, dunque, e niente misteri, e in quest’occasione, come sempre IDDIO volendo, ci sforzeremo di seguire il percorso, questo sì realmente scientifico, dell’acquisizione della vera conoscenza, che secondo l’insegnamento islamico è sempre in realtà conoscenza scientifica, vale a dire oggettiva, anche quando affronta argomenti strettamente “religiosi”.

Non esistono dunque, nell’Islàm, argomenti “per iniziati”, o nascosti, o esoterici, e argomenti evidenti, adatti ai poveri di spirito o agli ignoranti. Esistono cose che si conoscono, e cose che non si conoscono; se sono conoscibili, lo sono per tutti, e se sono inconoscibili, lo sono per tutti. L’unica differenza è data, semplicemente, dalla preparazione (meramente culturale, e non iniziatica) di chi si accinge ad apprendere.

Sebbene sia costume islàmico supportare ogni affermazione fatta in argomento religioso con le dovute citazioni di brani del Corano o di tradizioni provenienti direttamente dal Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria), ma ritenendo al contempo che questo articolo debba avere la funzione di stimolare un dibattito e non quello di prova, cercherò di evidenziare i temi cruciali dell’argomento, e quelli più suscettibili di fraintendimenti, così come emersi dalla mia lettura del capitolo del libro di Franceschetti, rimandando, tranne che in rari casi, l’esposizione delle prove ad una fase successiva.

DIO O NON DIO

Se si parla di religioni, bisogna innanzitutto chiarirsi su DIO. Curiosamente (ma più probabilmente, più che accader curioso o strano, trattasi di lucido intento satanico, nel senso di “opera di Satana”, indipendentemente dalla coscienza che ne ha la persona), quando si parla di religione, o, più spesso, di “spiritualità”2, si ha spesso la tendenza a parlare poco o niente di DIO. Mentre invece DIO è l’imprescindibile punto di partenza di tutto.

Ma partiamo sempre da noi, e dalle nostre umane prerogative. Quello che osserviamo è un Universo che (sia nel macrocosmo che nel microcosmo) si presenta come un ORDINE, governato da LEGGI GENERALI.

E queste leggi sono tali per tutti i componenti dell’universo: ad esempio, il dato scientifico che le galassie si allontanano sempre più l’una dall’altra, e che l’universo è in espansione, riguarda TUTTO l’universo. Ora noi ne conosciamo, in tutta la nostra umana limitatezza, solo una infima parte, seppure sempre crescente, ma tutto quello che conosciamo, in tutte le branche del sapere acquisito dall’uomo, ci parla, per dirla con le parole di Ilya Prigogine, “tende a raggiungere un certo ordine e a prevenire il collasso”.

E non ci sarebbe bisogno neppure di grandi scienziati: basterebbe osservare semplicemente l’alternarsi del giorno e delle notti, e il rinnovarsi delle stagioni.

E se c’è un ordine, c’è per forza chi quest’ordine l’ha ordinato, ed in primis innanzitutto progettato, cioè DIO3.

E se c’è chi quest’ordine l’ha creato e “ordinato”, Costui dev’essere altro da ciò che viene ordinato.

Come dice Shaykh ‘Abdurrahmàn Pasquini, “IDDIO è l’ENTE che ha creato l’ESISTENTE”.

Dunque, IDDIO “E’” (ed è ovviamente eterno), mentre l’Universo esiste (ed ha esistenza destinata a cessare).

Essendo dunque il CREATORE e il creato indissolubilmente legati, non è possibile, a ben vedere, tendere all’armonia con il creato senza tendere anche all’armonia col Creatore, come vorrebbero fare ad esempio, secondo Franceschetti, i buddisti.

IDDIO E’ UNO

IDDIO è UNO. Non può essere diversamente, perché altrimenti, presupponendo più divinità di eguale potenza, ci sarebbe guerra, contrasto e caos, e non ordine. Ciò esclude automaticamente ogni prospettiva politeista, in qualsivoglia modalità la si possa concepire.

IL LIBRETTO DELLE ISTRUZIONI

Se c’è UN DIO (ente) creatore di tutto l’universo (esistente), ci dev’essere, come in tutti prodotti delle nostre moderne industrie, UN (solo) libretto delle istruzioni. Come usare, infatti, l’universo che abbiamo a disposizione (compresi i nostri simili) senza farsi o fare male? Noi, di nostro, non possiamo saperlo. Né possono esserci d’aiuto l’intuito, il buon senso, l’esperienza, che sono tutte qualità importanti ma necessariamente personali e soggettive, dunque fallibili.

Chi acquista un elettrodomestico, ad esempio, per poter usarlo al meglio in tutti i sensi, deve necessariamente seguire le indicazioni del produttore (cioè di colui che ha progettato e fabbricato l’oggetto, e che dunque ne conosce pregi e difetti), e non invece le proprie voglie o le proprie sensazioni: è un prodotto che ci viene da fuori di noi, proprio come la nostra vita, che abbiamo ricevuto come un dono. Va dunque combattuta la tendenza, spesso prevalente in molti, a seguire, “ciò che ci piace”, oppure “ciò che è più adatto a noi”, come se si trattasse di niente più che un esercizio fisico, che può essere diverso per ogni persona. Questo, perché se ci si riferisce ad esigenze della persona-individuo, non si può avere alcun reale dibattito, ma al massimo un ripetere ognuno le proprie impressioni autoreferenti. Per esservi vero dibattito fra individui pensanti, dobbiamo tutti direzionarci verso l’oggettività.

Ma anche dal punto di vista dell’interesse strettamente personale, l’atteggiamento generale dell’individuo, per il suo proprio bene, non può che essere quello di cercare la verità OGGETTIVA, ed adeguarvisi. Questo perché, in base a quanto detto finora, IDDIO, e solo IDDIO, sa qual è il bene per noi, sia in quanto società, sia in quanto individui. NOI NON LO POSSIAMO SAPERE, senza il SUO aiuto.

Il libretto dunque, dev’esserci. E dev’essere UNO. Ogni libretto delle istruzioni che si rispetti infatti può avere certamente diverse traduzioni, quanti sono i popoli cui si rivolge, ma il contenuto non può che essere identico per tutti. E’ da scartare dunque l’ipotesi che ogni popolo, ogni etnia, abbia un libretto istruzioni specifico. E ancor di più è da scartare l’idea che ognuno possa avere una propria “religione personale” (“Personal Jesus” diceva una famosa canzone). Questo sarebbe, come in effetti è, un ottimo modo per dividere i popoli, e gli individui, anziché cercare di unirli. Anche a questo proposito, l’insegnamento islamico è chiarissimo: di religione accettata da DIO ce n’è una sola, ed è l’Islàm. Tutte le altre, andranno all’Inferno.

Satana, che opera per sviare gli uomini col permesso di DIO, non può usare lo stesso metodo per attirare all’Inferno le diversissime personalità umane: con molti/e userà le droghe, le perversioni, la musica, l’ateismo, ma con molte di esse, sensibili ad argomenti “spirituali” dovrà usare un’arma appunto “spirituale”: ed ecco le altre religioni.

E’ giusta, quindi, l’osservazione che viene spesso fatta, secondo cui “in ogni religione ci sono cose buone”, ma il criterio di distinzione non può essere quello del gradimento personale, bensì piuttosto quello della verità oggettiva. Le idee, i precetti, i fatti, le persone, vanno giudicate secondo un criterio di validità oggettiva. E da questo punto di vista, c’è una sola religione dove ci sono solo cose buone.

IL “LIBRETTO” INTATTO

La ricerca del “libretto delle istruzioni” giusto incontra sempre, a ben vedere, una prima difficoltà. Tutti i “libretti” esistenti rimastici sono infatti incompleti, incompiuti, o irrimediabilmente manipolati. E’ discorso che, con le specifiche differenze, vale per tutte le religioni, tranne che l’Islàm. Con l’Islàm, si ha a disposizione la Parola d’Iddio conservata intatta, il Sublime Corano, e le tradizioni profetiche che presentano un grado di attendibilità e coerenza del 99,99%, per cui chi abbia la voglia e la pazienza di studiare la lingua araba (all’uopo imprescindibile) viene prima o poi, IDDIO volendo, a capo di tutto ciò che serve. Lo studio è dunque sufficiente, e non c’è bisogno della presenza fisica di alcun “maestro”. Può bastare la carta. Lo stesso Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, disse:

Può darsi che in futuro ci saranno uomini che avranno più fede di voi. Come potreste voi, infatti, non credere a me, visto che sono tra voi? Verrà un tempo in cui gli uomini avranno solo dei fogli di carta, e crederanno a quei fogli di carta…” (o come disse: cito a memoria).

I “fogli” di cui si parla sono naturalmente il Corano e gli Hadith (Detti e fatti) del Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria), e non la Bibbia, i Vangeli, o altro. I riferimenti, che nel Corano ci sono, alla Bibbia (Torah) e al Vangelo (al-Ingìl), sono alla Torah e al Vangelo (al singolare) dell’epoca, vale a dire quelli veri, e non a quelli che abbiamo oggi, manipolati e dunque falsi. Infatti, la Torah e il Vangelo, quelli veri dell’epoca, contenevano il messaggio del Vero Monoteismo, ma, oggi, non ci sono più, e l’unico libro da seguire, per salvarsi dal Fuoco, è il Corano.

CREDENTI E NON CREDENTI

Dunque, il musulmano è il “credente”, gli altri sono “miscredenti” o “non credenti” (in arabo kafirùn, o kuffàr).

Non credenti dunque, e non “infedeli”, la qual parola ha origine nei testi della polemica cristiana, e che allude ad una “fedeltà” a qualcosa o a qualcuno. Sono i cristiani, in special modo, ad usare questo termine, che riflette un certo loro modo di vedere le cose, e che appioppano abusivamente ai musulmani. La radice araba ka-fa-ra indica invece il rifiuto, ed in particolare il rifiuto di una verità evidente. I kafirùn, o kuffàr, sono dunque coloro che rifiutano la Verità (la Verità, al-Haqq, è, tra l’altro, uno dei 99 nomi d’IDDIO).

Una volta Franceschetti ha detto: “Alla base delle guerre di religione c’è il concetto che io ho ragione e tu hai torto”. Questo è senz’altro vero per tutte le religioni, ma non per l’Islàm. Nell’Islàm si può notare, sempre, la presenza di chiarezza e di equilibrio: lo stesso libro che ci dice che solo i musulmani andranno in Paradiso, e che i credenti nelle altre religioni andranno invece all’Inferno, ci dice al contempo che non può esservi costrizione alcuna nella religione, e che questi ultimi, in cambio del pagamento di una modica tassa ad personam, divengono cittadini protetti dallo stato islamico, al punto che non prestano nemmeno il servizio militare, non possono essere disturbati da proselitismo islamico, e dispongono addirittura di propri tribunali! C’è qualcuno in grado di portare esempi storici di diverse forme di giustizia all’interno di uno stesso stato?

Non ci soffermiamo qui ulteriormente sulla tolleranza islamica verso le altre religioni: è storia, e Franceschetti ne ha ampiamente riportato. Aggiungiamo che quella islamica è molto più di una semplice “tolleranza”: in realtà, è l’unico vero esempio di società religiosamente plurale in tutta la storia dell’umanità.

LA VITA DI TUTTI I GIORNI

Ma il libretto delle istruzioni degli uomini, se è quello vero, cioè se viene direttamente da IDDIO, non può riguardare solo gli aspetti cultuali, o prettamente “religiosi” della vita umana: dev’essere invece guida precisa per tutti gli aspetti pratici della nostra vita quotidiana: alimentazione, economia, giustizia, ecc.

Come ci ricorda incessantemente Shaykh ‘Abdurrahmàn Pasquini, l’Islàm non è, a rigor di termini, una religione. La parola araba diin, tradotta quasi sempre con “religione”, indica in realtà piuttosto un sistema di vita, quello che in tedesco si indica col termine “veltanshaunung”, vale a dire “sistema di vita”. L’Islàm è dunque un CODICE COMPORTAMENTALE completo.

Ed anche questo differenzia l’Islàm dalle altre religioni, escluso, ma solo in parte, l’ebraismo: abbiamo un libretto delle istruzioni che vale per tutte le attività umane, e non solo quelle “spirituali”. Dunque, per avere una società umana perfetta e felice, compresi gli aspetti prettamente economici, non c’è bisogno di scervellarsi per architettare chissà quali teorie o filosofie, che puntualmente si rivelano poi fallire, come fallisce necessariamente tutto ciò che è umano: nell’Islàm, è tutto già pronto. E non è un’utopia irraggiungibile in un incerto futuro, perché in passato è stata già realtà storica.

LO “SPIRITO”

Una volta domandarono al Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, che cosa fosse il rùh (lo spirito). Egli rispose: “Il rùh proviene da un comando di ALLAH”. Stop. Fine delle comunicazioni.

Alla luce di questo insegnamento, sono dunque da prendere quantomeno con le molle, dal punto di vista islamico, tutti i discorsi che si dilungano a non finire sulla spiritualità, senza arrivare mai a spiegare seriamente di cosa si tratterebbe. Quasi sempre si tratta di fumo con poco o nullo arrosto.

IL GIUDIZIO UNIVERSALE

Il Giudizio Universale stabilirà chi andrà in Paradiso e chi all’Inferno. Questi sono luoghi assolutamente FISICI, dove si avranno premi in godimenti FISICI, sia pure eterni, nel primo caso, e in tormenti FISICI, anch’essi eterni, nel secondo caso. Il Sublime Corano ce lo ricorda praticamente un versetto sì e uno no, e nessuno può ragionevolmente sostenere che si tratti di allegorie per presunte “mete spirituali”. Ognuno può dire ciò che vuole, ma chi sostiene questo, e molti cosiddetti “sufi” lo fanno spesso e volentieri, si pone oggettivamente fuori dall’Islàm. Per chi non conosce il Corano, ma magari ha letto la Divina Commedia di Dante, capirà facilmente che le descrizioni dell’aldilà, riprese quasi tutte fin nei dettagli dalla tradizione islamica, sono talmente numerose, e particolareggiate, da non potersi configurare come un modo per dire altre cose. Non si sprecano centinaia di pagine per descrivere dei luoghi così fisici che più fisici non si può, solo per descrivere “un viaggio iniziatico”. Che poi, nell’intenzione di Dante, ci fosse anche l’intento esoterico, è senz’altro verosimile ed anzi praticamente certo, ma non è assolutamente verosimile, in questo caso, che l’aspetto “esoterico” fosse l’unico aspetto vero, mentre l’aspetto “essoterico” sarebbe sostanzialmente fasullo.

Non è dunque vero, come dice Houston Smith, citato da Franceschetti, che “le singole anime si giudicheranno da sole”: è più giusto dire che le anime potranno rivedere tutte le loro azioni, e dunque non potranno che condividere il Giudizio, emesso da DIO, e dolersi, in caso di destinazione Inferno, e rallegrarsi, in caso di destinazione Paradiso.

Per chi vuole approfondire consigliamo, al di fuori dei testi religiosi, i libri che parlano delle cosiddette “esperienze pre-morte”. Ce ne sono di molto seri, e le esperienze riportate, ad esempio di luoghi simili al Paradiso, vengono descritti come molto REALI, molto concreti, al punto che molte persone, tornate poi al nostro mondo “reale”, sono cadute in depressione, ritrovandosi in un mondo secondo loro “vuoto”, “non vero”.

IL PECCATO E LA PUNIZIONE: LA TAQUA

L’idea del peccato e della punizione divina esiste eccome, nell’Islàm. Dunque, non è esatto affermare che essa “non esiste”. Praticamente ad ogni riga nel Sublime Corano, si ammonisce a fare il bene e stare lontano dal male, e praticamente ad ogni riga si ammonisce il lettore sul fatto che ogni buona azione darà ricompensa (le cosiddette Hasanàt, o “buone azioni”, parola che si potrebbe tradurre con “punti-Paradiso”), ed ogni cattiva azione, al contrario, avvicinerà all’Inferno (punti-Inferno). La somma, intesa in senso puramente aritmetico, porterà l’individuo all’uno o all’altro luogo, tenendo comunque presente che la buona azione ha comunque un “peso” maggiore del peccato. L’invito a “non tormentare te stesso con la paura che ALLAH ti punisca”, che personalmente non ricordo, va inteso nel senso che comunque IDDIO ha già deciso, da una parte, e, dall’altra, che non dobbiamo comunque “mai disperare della Misericordia di ALLAH”, detto del Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, che invece ricordo molto bene. E ciò significa che, anche avendo commesso molti peccati, chiedendo perdono ad ALLAH e facendo del bene è sempre possibile rimediare, prima di morire. Se IDDIO vuole.

Il migliore degli uomini dunque, per l’insegnamento islamico, è colui che ha più “timor di DIO” (in arabo taqua), e questo sentimento viene precisato con l’immagine di un uomo che cammina a piedi nudi in una strada cosparsa di cocci di vetro, stando attento a dove mette i piedi per non ferirsi. E il momento in cui l’uomo è più vicino a DIO è quello in cui è prosternato in preghiera, con la fronte a terra. Dunque, ci si avvicina ad ALLAH obbedendo il più possibile alle indicazioni di ALLAH, e non leggendo le poesie di Rumi (anche se sono meravigliose, e i musulmani sono in genere orgogliosi di annoverare tra le proprie fila quello che è considerato unanimemente il più grande poeta della storia dell’umanità), e né seguendo uno sheykh di una qualsivoglia confraternita sufi, né andando “in estasi” danzando al suono di un flauto. E quando Rumi, più volte, afferma che tutte le religioni sono uguali, sbaglia. E di grosso.

L’obbedienza continua ai precetti islamici, reiterata, col tempo, in genere fa sì che il credente pratichi sempre più l’obbedienza con vera gioia, e sempre meno con sopportazione. E’ questa la vera consapevolezza, molto simile a quella che si prova alla fine del mese di digiuno del Ramadàn, dove spesso succede di essere felici per aver completato il digiuno ed aver vinto sulle tentazioni del corpo, ma si è anche un po’ tristi perché ci si rende conto che è passato e terminato un mese speciale, dal punto di vista “spirituale”.

DOGMI E DISQUISIZIONI

E’ senz’altro vero che nell’Islàm non ci sono “sottili disquisizioni teologiche”, come dice Franceschetti. E’ però vero che vi sono chiare distinzioni tra ciò che è ortodosso e ciò che non lo è.

Dunque, l’eresia esiste, anche se ha caratteri del tutto diversi da quella concepita come tale nel mondo cristiano. “Tenetevi stretti alla corda di ALLAH”: la “corda” (la dottrina giusta) è una sola, e “la verità ben si distingue dall’errore”. Il Profeta, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, disse: “Dopo di me, vi dividerete in settantatre sette. Una sola di esse andrà in Paradiso, tutte le altre all’Inferno”. Quella che andrà in Paradiso, IDDIO volendo, è quella detta sunnita, vale a dire la “La Famiglia della Sunnah (detti e fatti del Profeta, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria) e del Consenso”.

Peraltro, le eresie nell’Islàm hanno sempre avuto carattere aggressivo, e hanno sempre portato a terribili divisioni nel mondo islamico: si pensi alla setta degli Assassini (che erano sciiti ismaeliti e sufi), agli Sciiti, ecc. E il mondo ortodosso sunnita è stato sempre sulla difensiva. Dunque l’eresia, nell’Islàm, non ha mai avuto il carattere di agnello indifeso che invece gli si attribuisce, giustamente, in campo cristiano.

Di sottili “disquisizioni teologiche” non c’è alcun bisogno, perché la dottrina islamica è semplicissima e corrisponde alla “religione naturale” in armonia col cosmo, valida per tutti gli uomini e praticata in passato da tutti i Profeti. Non c’è nessuna contraddizione o lacuna nella dottrina e nella pratica islamica, e dunque nessuna necessità di spiegazioni particolari. Ciò che è presente nel Corano e nella Sunna va messo in pratica, e vanno evitate le innovazioni come le deviazioni, perché portano all’Inferno. Niente di più chiaro. La Shari’a, intesa come Legge Islamica, deriva infatti il suo significato dall’espressione “la via che porta all’acqua”. Una sola.

I SUFI

Sotto questo aspetto, la pratica dei cosiddetti sufi presenta sempre caratteri di innovazione (bid’a), cioè di introduzione di novità indebite, nella dottrina islamica. Il sufismo è una corrente sostanzialmente eretica, ed ha prodotto, e produce tutt’ora, molte divisioni e incomprensioni fra i musulmani, e non è un caso che sia la setta preferita dai nemici dell’Islàm, e la più presente nelle librerie di tutto l’Occidente. E’ dunque profondamente sbagliato presentarla come il “cuore spirituale” o “il meglio” dell’Islàm, mentre invece presenta numerosissime forme di innovazione della dottrina e pratica islamica, e numerose forme di dottrina e pratica platealmente in contrasto col Corano e con la Sunna. Accreditando la tesi che qualche milione di sufi sarebbero “l’intellighenzia” islamica, mentre gli altri due miliardi sarebbero le pecore ignoranti, anche se lo si fa in perfetta buona fede, si è innanzitutto fuori strada, e poi si dà una grossa mano ai nemici dell’Islàm, il cui primo principio è sempre quello di “divide et impera”.

DUE RIGHE SUL JIHAD

La parola jihàd in arabo è maschile, e significa “sforzo”, e non “guerra santa” come dicono sempre i nemici dell’Islàm. Il “piccolo jihàd”, che è quello della guerra materiale per la difesa della comunità islamica in pericolo, bisogna farlo “anche se non piace”, e non è un “raggiro”. Il riferimento al “raggiro” è che l’inganno del prossimo, che normalmente non è lecito in quanto è prescritta sempre l’onesta e la sincerità, è permesso solo, appunto, in caso di guerra.

IL DESTINO E IL LIBERO ARBITRIO

A questo punto è bene precisare che, nell’Islàm, a rigor di termini, il libero arbitrio, così come comunemente inteso, non esiste. Il bene, come anche il male, provengono da un decreto di ALLAH, è questa non è un’opinione, ma uno dei sei articoli di fede nell’Islàm. Se noi facciamo del bene, o del male, non dipende in realtà da noi, ma da IDDIO. Che ha già deciso, e noi aspettiamo solo di vedere come va a finire il DVD. Per questo non vedrete mai musulmani bussare alla vostra porta per cercare di far proseliti.

Ed è per questo, che l’Islàm è l’unico impianto dottrinale che possa definirsi realmente al di fuori di quello che viene definito “Pensiero Magico”, in contrapposizione al “Pensiero Simbolico”: non c’è nulla che sia “da fare”, perché tutto è stato già deciso (dunque già fatto) da ALLAH.

LA SAGGEZZA

Da quanto appena detto deriva anche la cosiddetta “imperturbabilità” e “serenità” trasmesse dai saggi. Se esse sono vere, e non un atteggiamento esteriore, non possono che derivare dalla consapevolezza che, essendo tutto già scritto indelebilmente, c’è poco da affannarsi.

IDDIO E’ DEFINIBILE

IDDIO-ALLAH non è indefinibile. In realtà esso può senz’altro essere definito, a patto di usare, per farlo, uno dei suoi 99 nomi. Vale a dire, possiamo dire di DIO solo ciò che, di LUI, LUI stesso ci ha detto. Di più non è lecito. E una vera e propria “comprensione” di DIO è impossibile, essendo Egli per definizione inconoscibile (LUI vede e conosce noi, noi non possiamo vedere né conoscere in senso stretto LUI).

IL PROFETA GESU’

Il Profeta Gesù, su di lui la Pace, ha portato, anche lui come i Profeti precedenti, agli uomini il messaggio dell’UNICITA’ di DIO. Non è esatto dire che “non ha fatto in tempo” a portare a tempo il suo compito. In realtà il suo compito, che era quello di rinvigorire la fede monoteista e di preparare all’avvento di Muhàmmad, come si evince anche ad una attenta lettura dei “Vangeli” che ci sono rimasti, lo ha fatto bene, e poi ALLAH, al momento previsto, lo ha chiamato a sé.

L’AMORE

Finiamo con l’amore.

Per essere una cosa praticata da tutti, l’amore deve essere delineato in maniera semplice, comprensibile a tutti, soddisfacente anche per gli intelletti più raffinati, e, soprattutto, ORGANIZZATO.

Nell’Islàm, l’amore è organizzato, in maniera da poter essere praticato senza difficoltà, in maniera da non tralasciare nulla e nessuno, e da beneficarne tutta la società umana. E da unire veramente l’umanità, invece di dividerla con forme di “amore” che variano da individuo a individuo.

Il fare spesso riferimento all’amore come forza positiva universale fa comunque onore a Franceschetti, e ne denota l’atteggiamento sempre intenzionalmente positivo e volto al bene della persona, e questo non ci stancheremo mai di ripeterlo. E il fatto di aver sottolineato l’importanza dell’amore nell’Islàm, specialmente in questo periodo storico, gli fa ancora più onore.

Con qualche centinaio di Franceschetti in circolazione, il mondo sarebbe migliore.

1 Paolo Franceschetti, LE RELIGIONI. Un percorso spirituale attraverso Induismo, Buddismo, Cristianesimo, Ebraismo, Islamismo, e i maestri spirituali moderni. Ed. Paolo Franceschetti. Il libro è ordinabile presso il suo blog.

2 Questo termine appare meno impegnativo, e più “serio” a chi percepisce la religione come una gabbia oppressiva; in realtà, nell’insegnamento islamico la cosiddetta “religione” è la base di ogni “libertà”, mentre la cosiddetta “spiritualità”, specie quando citata in termini generici, è il punto di partenza per ogni imprigionamento del cuore e della mente, e dunque per ogni allontanamento da DIO e per ogni avvicinamento a Satana.

3 Accenniamo qui brevemente alla “questione darwiniana”, che riteniamo importante per una completa comprensione dell’argomento religioso. Le teorie darwiniane sono chiaramente, oltre che sataniche, anti-scientifiche, ed alludono, più o meno implicitamente, ad un’universo che si crea da solo. Il darwinismo, o teoria dell’evoluzione, è un’assurdità evidente quanto ferocemente difesa dalle elite al governo del mondo, e chi ragiona con la propria testa ne comprende bene il perché: è ottima per allontanare l’uomo da Dio. I veri scienziati, invece, in tutto il mondo, ci dicono che tutto, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, ci parla di “mera creazione”. L’evoluzione, come ce la descrivono i libri di scuola, non è mai esistita.