Bentornato, fratello Giàfar as-Siqillì!

Pietrangelo Buttafuoco è tornato all’Islàm

Io di mio ho un nome saraceno. Sono Pietrangelo Buttafuoco e mi chiamo Giàfar as-Siqillì” (pag. 161). Questo ci annuncia lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco. E noi gli diamo il bentornato.

Lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco, ora musulmano col nome di Giàfar as-Siqillì.

Lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco, ora musulmano col nome di Giàfar as-Siqillì.

 

Come tutti i musulmani sanno, o dovrebbero sapere, quella all’Islàm, per chi non è stato educato come musulano, non è una conversione, bensì un ritorno. Infatti, l’Islàm è “dìn al-fitra”, che in italiano potrebbe tradursi con “religione naturale”: per dirla ancor meglio, non è religione nel senso inteso comunemente (pratica in sostanza cultuale, tenuta separata dalle cosiddette cose mondane), ma è piuttosto il naturale modus vivendi dell’uomo e della donna che adorano l’UNICO IDDIO.

Un codice comportamentale che abbraccia la totalità degli aspetti della vita umana. E questa naturalità è data in primis dalla semplicità, e chiunque può riscontrarla sia nei suoi fondamenti dottrinali, nei suoi pilastri, sia nella condotta di ogni musulmano che si sforza di esser tale. Ed è la stessa semplicità di culto e comportamento, contro l’idolatria sempre in agguato, predicata da tutti i Profeti d’IDDIO: da Adamo, primo uomo e primo Profeta, ad Abramo, a Mosè, fino a Gesù (su tutti loro la Pace) e, ultimo Profeta fino al Giorno del Giudizio, Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria.

Ed è senza dubbio un bel ritorno, quello del giornalista e scrittore siciliano Pietrangelo Buttafuoco, che ora, anche in omaggio al suo retaggio culturale islàmico-siculo, ha anche il nome da musulmano di Giàfar as-Siqillì, cioè Giàfar il Siciliano.

Apprendiamo tutto questo dall’ultima sua fatica letteraria, il libro “IL FEROCE SARACINO – La guerra dell’Islàm / Il califfo alle porte di Roma”, editore Bompiani.

La copertina del libro.

La copertina del libro.

 

Come al solito, un bel libro, che affronta temi anche profondamente drammatici senza mai rinunciare a quel profumo di poesia che caratterizza da sempre tutti i suoi scritti, come anche i suoi interventi mattutini all’emittente radiofonica Radio24, nel programma Mix24 condotto da Giovanni Minoli.

Se Giàfar (ormai lo chiameremo così) intendeva scrivere cose serie con un ritmo quasi musicale, e stimolare il lettore allo studio, ha senz’altro colpito nel segno.

LA RUSSIA DELLA MEZZALUNA – Bellissimo, e non usuale per l’argomento, questo capitolo, dedicato all’eroe musulmano ceceno Shamìl: una sintesi mirabile, sia pur breve, della storia dell’Imàm Shamil, una storia di coraggio, onore, rispetto anche e soprattutto fra nemici, pennellata rapidamente con maestria dal fratello Giàfar: talmente d’altri tempi da far commuovere, e rattristare allo stesso tempo. Siamo evidentemente in un’altra epoca.

Un'immagine dell'Imàm Shamìl (1797-1871), musulmano ceceno, eroe della resistenza islàmica nel Caucaso, contro l'oppressione russa. Soprannominato "il terrore dei russi", venne descritto da molti scrittori, compreso il russo Tolstoi, come persona di alta religiosità e di altissimo profilo etico.

Un’immagine dell’Imàm Shamìl (1797-1871), musulmano ceceno, eroe della resistenza islàmica nel Caucaso, contro l’oppressione russa. Soprannominato “il terrore dei russi”, venne descritto da molti scrittori, compreso il russo Tolstoi, come persona di alta religiosità e di altissimo profilo etico.

 

NELLA SICILIA MUSULMANA – E poi, puntate in tanti luoghi dove rimane traccia dell’Islàm di Sicilia, molte delle quali del tutto sconosciute ai più: Palermo e Castelvetrano, ma anche Donnalucata, Salemi, Recalbuto, Caltanissetta, Racalmuto, Alì, Raffadali, Mazara del Vallo. Sprazzi di civiltà, memorie di quel meraviglioso “giardino d’Europa” che fu la Siqillìa musulmana.

Un'immagine dalla casbah di Mazara del Vallo. Con la sua liberazione dall'oppressione bizantina ad opera dei musulmani, questa città siciliana conobbe un poderoso risveglio economico, e divenne in breve il più grosso centro giuridico della Sicilia e un importante punto commerciale, artistico e letterario. Tra i giuristi si ricordano Imàm al-Mazari, Abu 'abd Allah al-Mazari, Ibn 'abd al-Faraj; tra i letterati Ibn Rasiq, Ibn Safar, Ibn al Birr, Ibn Makki, 'abd al-Halìm. La popolazione raggiunse i 30.000 abitanti, e la città divenne la seconda del Vallo, dopo Palermo.

Un’immagine dalla casbah di Mazara del Vallo. Con la sua liberazione dall’oppressione bizantina ad opera dei musulmani, questa città siciliana conobbe un poderoso risveglio economico, e divenne in breve il più grosso centro giuridico della Sicilia e un importante punto commerciale, artistico e letterario. Tra i giuristi si ricordano Imàm al-Mazari, Abu ‘abd Allah al-Mazari, Ibn ‘abd al-Faraj; tra i letterati Ibn Rasiq, Ibn Safar, Ibn al Birr, Ibn Makki, ‘abd al-Halìm. La popolazione raggiunse i 30.000 abitanti, e la città divenne la seconda del Vallo, dopo Palermo.

 

OCEANO INFINITO – “Un infinito oceano è quello dove arriva il credente quando prega” (pag. 175). Questa bella espressione di Giàfar coglie appieno la sensazione del credente quando è in contatto (diretto, senza intermediari, dunque l’unico contatto vero possibile) con DIO. E l’affondo spirituale va di pari passo, altra qualità di questo libro, con precise e taglienti osservazioni sul carattere di civilizzazione profonda portata ovunque dall’avvento islàmico: “Se non ci fosse stato l’Islàm, in Africa, ci sarebbero ancora i cannibali” (pag. 186). Ha studiato seriamente e sinceramente, l’amico as-Siqillì. E il suo scritto mantiene sempre uno splendido equilibrio tra meditazione intima, odori e suoni di vita, e osservazione sociale. Da musulmano.

Una moschea a Djenne, nel Mali.

Una moschea a Djenne, nel Mali.

 

DEGNA CONCLUSIONE (ma è solo un inizio) – Ha perso qualche amico d’occidente, Giàfar, in questo suo viaggio. Ma in compenso ne ha acquistati qualche milione. E noi ci sentiamo obbligati a citare per intero questa sua bella dedica all’amico perso:

“A chi mi augura di morire, quanto prima, in un botto, dedico un sorriso. E all’amico che non mi ha più voluto come amico e che adesso – lo so – mi sta leggendo dico che, va bene, lui è nel giusto e io nell’errore. In questo preciso asse temporale lui è nel secolo liberale mentre io, al contrario, sono nelle tenebre. Ma io ho un vantaggio. Io m’incammino a conoscere un mondo che lui si ostina a non voler riconoscere. E’ la sua stessa storia perchè, infine, per dirla con Franco Battiato, Il giorno della fine non ti servirà l’inglese.”

IN CAMMINO – E in questo cammino, nel nostro piccolo e IDDIO volendo, siamo anche noi, verso la Conoscenza, fosse anche da cercarla “in Cina o India“, come disse il Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria; e camminando, e leggendo Giàfar, ci è venuta voglia, pur seguendo in questo il nostro naturale istinto che ci porta sempre, quando IDDIO ce ne dà la forza e la lucidità, a contribuire all’approfondimento, di assecondare quello che ci sembra essere lo spirito di fondo di questo scritto, quello di correggere la disinformazione contro l’Islàm. Vogliamo qui fornire spunti ulteriori di studio ad alcuni argomenti fornitici da Buttafuoco, che egli, nel suo bel libro, ha giocoforza appena sorvolato.

GLI SCIITI, IL MAHDI E GESU’ – Nell’orientalistica occidentale, viene fatta spesso molta confusione tra le figure di Gesù e quella del Mahdi, l’anticristo e il Dajjal. In realtà, il Mahdi, Gesù e il Dajjàl (che coincide idealmente col cosiddetto Anticristo, anche se nell’insegnamento islàmico trattasi di sostanza affatto diversa) sono contemporanei, e sono figure distinte.

La confusione è dovuta in parte all’eresìa sciita, ed usiamo questa parola nella sua accezione letterale, che è quella di scelta, altra, nella sostanza, rispetto al Corano ed alla Sunna (detti e comportamento del Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria).

Lo sciismo (dalla parola SHI’A, che in arabo significa fazione, partito) nasce storicamente come “partito di ‘Alì”, e designa il formarsi, dopo la morte del Profeta (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria) di una fazione favorevole all’assegnazione appunto ad ‘Alì (che IDDIO sia soddisfatto di lui) della carica di Khalìfah, successore del Profeta (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria) alla guida della comunità musulmana.

Era dunque una divisione, poi rivelatasi gravida di conseguenze gravissime, al di là delle intenzioni dello stesso ‘Alì (che IDDIO sia soddisfatto di lui) meramente politica, e nient’affatto religiosa. Come dice lucidamente la studiosa Bianca Maria Scarcia Amoretti nel suo libro “Sciiti nel mondo“: gli stessi Hasan e Husayn, figli di ‘Alì, erano dei “buoni sunniti”.

Il processo che ha portato all’attuale divisione fra sunniti e sciiti, che oggi è divenuta prettamente religiosa, è avvenuto nei secoli, ed è passato per una quasi divinizzazione di ‘Alì (‘Alì è “intimo di Allah“) e per la maledizione dei primi tre califfi Abu Bakr, ‘Omar e ‘Othmàn, dalla tradizione sunnita definiti invece rashìdùn, cioè ben diretti dal punto di vista religioso, cioè totalmente ortodossi; processo questo, cui lo stesso ‘Alì (che IDDIO sia soddisfatto di lui) era del tutto estraneo.

Lo sciismo si è appropriato dunque della figura del Mahdi, profetizzata da Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria) come quella di un discendente di ‘Alì che sarà governatore illuminato ed amato della penisola araba, ai tempi a venire dell’Anticristo; il quale, secondo i detti autentici del Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria) sarà in realtà uno Pseudo Cristo (al- Masìh ad-Dajjàl), che si farà adorare come divinità, con l’aiuto di miracoli. In realtà, come ci dicono le tradizioni profetiche autentiche, Gesù ritornerà sulla Terra, e, dopo aver ucciso questo Dajjàl, andrà a Mecca per il pellegrinaggio, farà la preghiera dietro al Mahdi, e poco dopo morirà a Medina, dove si recherà per visitare la tomba del Profeta. A chi voglia saperne di più, consigliamo vivamente l’opuscolo Prima dell’Apocalisse dello Shaykh ‘Abdu-r-Rahmàn Pasquini, Edizioni del Càlamo (vedasi i nostri links).

Un'immagine del Masìh ad-Dajjàl, lo Pseudo-Cristo.

Un’immagine del Masìh ad-Dajjàl, lo Pseudo-Cristo.

Gli sciiti, nel corso dei secoli, hanno deformato del tutto questa tradizione, arrivando in pratica ad attribuire al Mahdì un ruolo che dalla bocca del Profeta non è mai uscito, quello di combattente del Dajjàl assieme a Gesù. In sostanza, lo scopo, evidentemente, era quello di legare i tempi ultimi alla figura del Mahdi, e quest’ultimo all’attuale clero sciita. Lo si è creato addirittura come persona in realtà ancora vivo, dopo più di mille anni, ma nascosto e che ritornerà. Questo, allo scopo di legare la presunta passata legittimità califfale esclusiva dei discendenti di ‘Alì, al futuro, e dare dignità religiosa alla figura dell’imàm (parola che nel frattempo ha oscurato e sostituito quella originaria di Khalìfah (Califfo in italiano, attribuita unanimemente sia ai primi tre califfi che ad ‘Alì stesso), come precursore della classe sacerdotale iraniana, stimata come da esso discendente. Un clero vero e proprio, come abbiamo nell’Iran attuale. Peccato che sia nel Corano che nella tradizione Profetica più antica non ve ne sia traccia.

Veduta della città di Isfahàn, in Iràn, nelle cui vicinanze farà la sua apparizione il Masìh ad-Dajjal, lo Pseudo-Cristo.

Veduta della città di Isfahàn, in Iràn, nelle cui vicinanze farà la sua apparizione il Masìh ad-Dajjal, lo Pseudo-Cristo.

 

Last but not least, v’è poi da aggiungere che, al contrario di ciò che storicamente è stato per le eresie (o per meglio dire per quelle considerate tali) cristiane, che sono state terribilmente perseguitate dal potere “ortodosso” cattolico, nella storia islàmica invece esse hanno assunto sempre carattere decisamente aggressivo, da costituire causa di divisioni, tanto che l’ortodossia sunnita si è trovata spesso sulla difensiva, e costretta a cedere porzioni notevoli di quello che era un impero: basti pensare ai Fatimidi e ai Safavidi. E basti ricordare che il grande Salah-ud-Dìn, il Saladino, prima di sconfiggere i crociati, aveva dovuto riunificare la ummah (la nazione islàmica) debellando in lunghe e sanguinose battaglie le eresie, in particolar modo la fatimida, che avevano ormai assunto caratteri religiosi distinti e avversi. Se vogliono conferme d’attualità, si guardi oggi a quanto succede in Siria (col dominio ultra-tirannico dell’eretico Assad sulla popolazione quasi totalmente sunnita, con l’appoggio dell’Iràn), nello Yemen (con la rivolta della minoranza sciita appoggiata sempre dall’Iràn), ed altrove. La storia si ripete. E a chi non fosse ancora convinto, consigliamo la lettura di LA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN, di Angelo Terenzoni e Nazareno Venturi (Ed. Sophia), dove emerge palese il dichiarato intento di guida dell’intero mondo islàmico che l’Iràn rivendica per sè.

Una processione sciita, con autoflagellazione dei partecipanti. Una pratica non prevista nè dal Corano nè dalla Sunna del Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l'abbia in gloria).

Una processione sciita, con autoflagellazione dei partecipanti. Una pratica non prevista nè dal Corano nè dalla Sunna del Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria).

 

BREVI NOTE SU WAHHABISMO E SUFISMO – Cerchiamo qui di condensare ciò per cui occorrerebbero svariati volumi.

Le espressioni “wahhabismo” e “wahhabiti” non appartengono alla tradizione islàmica pura, nè alla pratica quotidiana di due miliardi di musulmani sunniti, per la stragrande maggioranza dei quali sono parole incomprensibili, ma sono piuttosto tipiche di certo orientalismo che tende a trasformare qualsiasi movimento storicamente determinato in corrente religiosa a sè stante. In realtà, Mohàmmad Ibn ‘Abdu-l-Wahhàb, il personaggio storico che ne è involontaria origine, fu un musulmano illustre, un rivivificatore della pura ortodossia islàmica, in un periodo di orribile decadenza della ummah. Nessuna dottrina nuova, dunque, da parte sua: tutt’altro.

Un'immagine di Muhàmmad Ibn 'abd al-Wahhàb, tratta da un film a lui dedicato.

Un’immagine di Muhàmmad Ibn ‘abd al-Wahhàb, tratta da un film a lui dedicato.

 

E la stessa impostazione che tende a demonizzare il peraltro inesistente “wahhabismo“, intendendo in realtà colpire l’ortodossia sunnita, non perde occasione per esaltare la presunta “bontà” del cosiddetto sufismo, tralasciando il fatto che “sufi” erano, ad esempio, anche gli appartenenti alla famosa setta degli “Assassini”. Ci sarebbe dunque, questo è l’intendimento occidentale, un Islàm buono, quello dei “sufi”, e un Islàm cattivo, quello sunnita ortodosso. Il vecchio schema che piace tanto all’occidente nemico di ogni religione, ma in special modo nemico del vero Islàm: l’ortodossia, in quanto tale, incatenerebbe, mentre l’eresia, in quanto tale, libererebbe. Satana lavora instancabilmente per la divisione dell’umanità, e soprattutto dei musulmani.

Ma le cose non stanno così, e noi in questo breve spazio possiamo solo far cenno al fatto che il cosiddetto “sufismo” è un fenomeno in realtà estremamente variegato, e che presenta tratti di alta spiritualità e di bellissima poesia, accanto ad altri di eresia conclamata. Nè è possibile attribuire al “sufismo” qualità di “anticorpo” del terrorismo. Al contrario, proprio perchè spesso palesemente eretico, esso è facile bersaglio proprio della propaganda terrorista.

I famosi "Dervisci rotanti" turchi, appartenenti ad una cosiddetta confraternita sufi. Indipendentemente dalle suggestioni di uno spettacolo decisamente particolare, anche dal punto di vista della prestazione fisica, trattasi di pratica eterodossa: l'Islàm non contempla, infatti, nè il ballo nè l'uso di strumenti musicali.

I famosi “Dervisci rotanti” turchi, appartenenti ad una cosiddetta confraternita sufi. Indipendentemente dalle suggestioni di uno spettacolo decisamente particolare, anche dal punto di vista della prestazione fisica, trattasi di pratica eterodossa: l’Islàm non contempla, infatti, nè il ballo nè l’uso di strumenti musicali.

 

Ma l’insegnamento islàmico ci dice che il vero Islàm è uno solo (“aggrappatevi saldamente alla corda di ALLAH“, dunque la corda è una sola), e che ogni sua deviazione dalla strada tracciata dal Sublime Corano e dalla Sunna (detti e fatti) del Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria) porta all’Inferno. E nel Sublime Corano, come nella Sunna, dove si trova tutto ciò che necessita ad uomo e donna, dai più ignoranti ai più acculturati, non v’è traccia di pratiche nè di confraternite sufi.

E non a caso, infatti, si assiste oggi, nell’avvicinarci ai tempi ultimi, a quello che è un paradosso solo apparente: l’Occidente satanico, il sufismo, lo sciismo, il califfo impostore, ed anche la condotta dei governi dei paesi musulmani e dei regnanti dei paesi del golfo, da una parte; e dall’altra l’oceanica folla dei musulmani sunniti, che dal Marocco all’India, dall’Egitto all’Indonesia, pur costituendo la stragrande maggioranza dei credenti, non hanno rappresentanza politica.

E INFINE… RAMADAN KARIM! - Per una degna conclusione. Era appena iniziato il Mese del Digiuno comandato da ALLAH, che abbiamo udito alla radio queste belle parole, simili a un salmodiare, dette dal fratello Giàfar a Radio 24. Non possiamo fare a meno di riportarle qui, tratte da un suo articolo pubblicato su Il Foglio:

“Stanotte è iniziato il Ramadan e a partire da questa notte, tutte le altre notti della luna nuova, dovranno essere respirate fino alla Notte del Destino perché in essa, e dentro il volo che è custodito in essa, simile a perla celata nella sua conchiglia, rifulge la ferma determinazione degli eserciti del Sikander in marcia verso l’Amato. E dunque sugli stendardi venga ricamata la glossa apposta da Ivan Illich sulla pagina del suo Corano: “Bismillahi rahmani rahim. In questa formula, rahim significa il misericordioso, il compassionevole, ma letteralmente quel termine indica l’utero, o, per esser ancora più precisi, i particolari movimenti dell’utero quando è infiammato d’amore. Ramadàn Karìm!”.

As-salàmu ‘aleykum (Sabbenedica) a Giàfar.