Il Corano Parola d’IDDIO

Le particelle subatomiche

Il modello Rutherford.

Dice il Sublime Corano:

“…Per Colui che conosce l’invisibile
Per Colui al quale non sfugge il peso di un ATOMO
Nei cieli e nella terra!
E non c’è nulla più grande (di un ATOMO)
O di più piccolo (di un ATOMO)
Che non sia in un libro chiarissimo…
(Corano, 34, 3).

Dunque, abbiamo qui un’affermazione chiarissima e inequivocabile della divisibilità dell’atomo. Ora, si sa che le particelle subatomiche sono state scoperte recentemente; dunque, come poteva un testo di millequattrocento anni fa anticipare tali scoperte, se non essendo Parola d’IDDIO Creatore e dunque Conoscitore di tutto l’universo, fin nelle sue parti più piccole? Un rapido viaggio nelle acquisizioni scientifiche sull’argomento potrà essere utile.

L’ATOMISMO DEGLI ANTICHI GRECI – Già dal IV secolo a.C. alcuni filosofi greci (Leucippo, Epicuro e Democrito) e romani (Tito Lucrezio Caro), ipotizzarono che la materia non fosse continua, ma costituita da particelle minuscole e indivisibili, chiamate atomi (la parola atomo viene dal greco, e significa, per l’appunto, indivisibile: questa corrente filosofica, fondata da Leucippo, venne chiamata atomismo).
Fu il filosofo greco Democrito, nel IV secolo a.C., a proporre la teoria atomica, secondo la quale la materia è costituita da minuscole particelle, indivisibili, e diverse tra loro, chiamate atomi, la cui unione dà origine a tutte le sostanze conosciute. Dunque, in questa concezione l’atomo è costituente ultimo e indivisibile di ogni materia, e non c’è traccia di sub-particelle, né tantomeno di cariche elettriche.

DALTON E L’ATOMISMO MODERNO – Ancora nel 1808, nel suo libro A New System of Chemical Philosophy, il fisico e chimico inglese John Dalton ripropose, rielaborandola, la teoria di Democrito, fondando la teoria atomica moderna, nell’affermare che le sostanze sono formate dai loro componenti secondo rapporti ben precisi fra numeri interi (legge delle proporzioni multiple), ipotizzando quindi che la materia fosse costituita da atomi.

John Dalton (1766-1844).

John Dalton (1766-1844).

La teoria atomica di Dalton, tra le altre cose, affermava che la materia è formata da piccolissime particelle elementari chiamate atomi, che sono indivisibili e indistruttibili. Con la scoperta della radioattività naturale, si intuì, in epoca successiva, che gli atomi non erano particelle indivisibili, bensì erano oggetti composti da parti più piccole. Dunque, all’epoca di Dalton, l’indivisibilità dell’atomo era ancora verità scientifica indiscutibile.

SCARICHE ELETTRICHE E RAGGI CATODICI – Alla fine del XIX secolo era dunque comunemente diffusa la convinzione che l’atomo fosse la porzione di materia più piccola esistente, indivisibile, proprio come era stato predetto da Democrito nel V sec. a.C. Il primo passo verso la scoperta delle particelle elementari fu fatto in seguito alla scoperta dei raggi catodici. Durante gli studi sulle scariche elettriche, che venivano prodotte entro ampolle di vetro nelle quali era stato fatto un vuoto approssimativo (tubi di Crookes), nel 1880 furono per la prima volta messi in evidenza i raggi catodici. Questi raggi, di natura ancora sconosciuta, e detti catodici in quanto provenienti dal catodo (elettrodo negativo), generavano una luminescenza sullo schermo posto all’estremità del tubo di Crookes e producevano anche effetti elettrici in quanto erano in grado di scaricare degli elettroscopi. Nel 1895 il fisico francese Jean Baptiste Perrin riuscì a dimostrare che i raggi catodici erano costituiti da particelle elettrizzate in movimento. A questo punto, anche se si conosceva già l’elettrone, come vedremo tra poco, non se ne aveva tuttavia ancora cognizione in quanto vera e propria particella subatomica.

Jean Baptiste Perrin (1870-1942).

Jean Baptiste Perrin (1870-1942).

LA SCOPERTA DELL’ELETTRONE – Il nome elettrone fu proposto dal fisico irlandese George Johnstone Stoney: questi, in verità, aveva proposto quel nome non per designare delle particelle ma per indicare cariche elementari il cui flusso lungo un filo metallico produceva la corrente elettrica. Egli definì l’elettrone “quantità unitaria fondamentale di elettricità“. Introdusse questo concetto sin dal 1874, mentre la parola elettrone arrivò in realtà anni dopo, nel 1891.

George Johnstone Stoney (1826-1911).

George Johnstone Stoney (1826-1911).

Fu un fisico britannico, J.J. Thomson, Premio Nobel per la fisica nel 1906, a scoprire la prima particella subatomica. Il nome elettrone c’era già, come abbiamo visto, ma egli collocò questo nome al posto giusto, e gli attribuì la sua vera funzione, quella di particella elementare interna all’atomo, portatrice di carica elettrica negativa. Dimostrò che le particelle costituenti i raggi catodici venivano deviate da campi elettrici e da campi magnetici, e misurò il rapporto tra la loro carica e la loro massa.

Sir Joseph John Thomson (1856-1940).

Sir Joseph John Thomson (1856-1940).

Influenzato dagli studi di Maxwell e dalla scoperta dei raggi X, egli dedusse che i raggi catodici erano composti da particelle di carica negativa, che chiamò dapprima corpuscoli.

Tubo a raggi catodici.

Tubo a raggi catodici.

Usando un tubo a raggi catodici, Thomson notò che il fascio veniva deviato dal campo elettrico creato dalle due placche sottoposte a una differenza di potenziale. Doveva pertanto essere formato da particelle cariche negativamente. Non potendo misurare direttamente la massa di queste particelle, lo scienziato ha invece misurato di quanto i raggi catodici venivano deviati e di quanta energia erano dotati, ed è risalito al rapporto tra massa della particella e carica.


LA SCOPERTA DEL PROTONE – Nel 1886, il fisico tedesco Goldstein (che aveva dato il nome ai raggi catodici) fece esperimenti in un tubo sottovuoto con catodo perforato.

Eugene Goldstein (1850-1930).

Eugene Goldstein (1850-1930).

Quando verso l’anodo venivano emessi raggi catodici, altri raggi passavano attraverso i fori del catodo e si allontanavano nella direzione opposta, provocando una debole luminosità su di uno schermo rivelatore. Applicando all’esterno del tubo un campo elettrico si trovava che tali raggi venivano deviati verso il polo negativo: era evidente che si trattava di particelle cariche positivamente (atomi dei gas trasformati in ioni dai raggi catodici) attratte dal polo negativo.

Il tubo di Goldstein.

Il tubo di Goldstein.

Nel 1914 il fisico e chimico neozelandese (poi naturalizzato britannico) Ernest Rutherford propose che questa particella (ione idrogeno) venisse accettata come unità fondamentale di carica positiva e fosse chiamata Protone.

Ernest Rutherford (1871-1937).

Ernest Rutherford (1871-1937).

Ernest Rutherford (1871-1937). Rimase famosa una sua frase: Nella scienza esiste solo la Fisica; tutto il resto è collezione di francobolli”. E pensare che gli fu assegnato il Premio Nobel per la chimica!

Rutherford è considerato il padre della fisica nucleare. Lui che era un fisico, vinse il Premio Nobel per la Chimica nel 1908, per aver dimostrato che la radioattività era la spontanea disintegrazione degli atomi. Coniò i termini raggi alfa e raggi beta. Aveva notato che in un campione di materiale radioattivo occorreva invariabilmente lo stesso tempo perché metà di esso decadesse – il suo tempo di dimezzamento– e ideò una applicazione pratica di questo fenomeno usando questo tasso costante di decadimento come un orologio, il quale poteva quindi essere usato per aiutare la determinazione dell’età effettiva della Terra, che si rivelò essere molto più vecchia di quanto la maggior parte degli scienziati dell’epoca credesse. Scoprì l’esistenza del nucleo negli atomi.

Il modello Rutherford.

Il modello Rutherford.

Il nucleo centrale dell’atomo, con i protoni e i neutroni, e gli elettroni che gli girano intorno. L’immagine è utile per farsi un’idea di massima della cosa, ma la scienza ha poi precisato che non corrisponde esattamente alla realtà.


LA SCOPERTA DEL NEUTRONE – La scoperta del neutrone avvenne molto più tardi nel 1932, ad opera del fisico inglese James Chadwick, che per questo, nel 1935, venne insignito del premio Nobel per la fisica.

James Chadwick (1891-1974).

James Chadwick (1891-1974).

Egli osservò che, colpendo il berillio con le radiazioni emesse da una sostanza radioattiva, questo liberava corpuscoli elettricamente neutri, con massa quasi identica a quella del protone. Tali particelle furono chiamate neutroni.

La scoperta del neutrone.

La scoperta del neutrone.

IL CAMMINO DELLA SCIENZA CONTINUA – L’avventura scientifica è poi continuata, e continua ancora, e va sempre nella direzione della scoperta di nuove particelle subatomiche: i fotoni, i mesoni, i fermioni, e ultimamente il cosiddetto bosone di Higgs. Dunque, la scienza vera procede sempre confermando e consolidando, agli occhi di chiunque sia dotato di normali capacità raziocinanti, le affermazioni contenute nel Sublime Corano.

INATTACCABILITA’ DEL MESSAGGIO CORANICO, ED ASSENZA DI ERRORI IN ESSO – Da quanto si è visto, si evince inoppugnabilmente la derivazione divina del Sublime Corano: chi infatti, se non il Supremo Creatore di tutto l’universo esistente, poteva asserire, più di millequattrocento anni fa, l’esistenza di particelle subatomiche? Poi, c’è un altro elemento, che completa quanto detto fin qui, a proposito della indubbia provenienza divina del Sublime Corano: Esso non contiene errori, né contraddizioni di alcun tipo:

Il falso non lo attacca da nessuna parte,
essendo esso una rivelazione del Sapientissimo
Degno d’ogni lode”
(Corano, 42,41).

Per rendersi conto di questo, non c’è bisogno di consigli particolari, né di chissà quali miracoli: basta armarsi di un po’ di buona volontà e pazienza, e studiare…

All’uopo, consigliamo in particolare la lettura degli opuscoli “Paternità Divina del Sublime Corano” e “Conoscere il Sublime Corano”, dello Shàykh ‘Abdu-r-Rahmàn Pasquini (si vedano i nostri link).

Buon viaggio!