NUOVO MANIFESTO

Per la ricostruzione e riorganizzazione della comunità islamica italiana. I musulmani italiani per l’edificazione di una società a misura d’uomo.

PREMESSA

Questo manifesto era stato scritto da me nel 2016. Nel frattempo, la mia personale opinione rispetto al problema dei rapporti fra i musulmani italiani e lo Stato Italiano si è andata modificando in alcuni punti importanti, pur restando totalmente inalterata in altri punti. Quelli che seguono sono, a mio parere, i principi imprescindibili che devono caratterizzare l’opera dei musulmani in Italia.

Testo:

Nel nome d’IDDIO, il Clemente, il Misericordioso

Negli ultimi anni, a diverse riprese, si sono abbozzate delle proposte per individuare una piattaforma che possa costituire una base per la costruzione di un organismo rappresentativo unitario dei musulmani italiani.

Idea e intenzioni paiono a prima vista interessanti, e dunque il sottoscritto mette sul piatto le proprie considerazioni sull’argomento, con alcune proposte pratiche. ll semplice accenno alla necessità di un organismo rappresentativo unitario, precipita in atmosfera politica, per cui qualsiasi idea si possa avere sull’argomento, non può prescindere da un’analisi della situazione politica attuale, nazionale ed internazionale.

Come ho avuto modo di spiegare in molti miei post, i leader dei paesi dell’area geopolitica identificata come “mondo islamico” sono, non da oggi, totalmente invischiati in realtà politico-economiche, le quali perseguono interessi e obiettivi di carattere sostanzialmente privato, che nulla hanno a che vedere con l’ISLAM in quanto pratica religiosa quotidiana della persona umana. Perdipiù, alcuni di questi paesi, tramite i loro servizi segreti, risultano pesantemente invischiati nel terrorismo internazionale.

La necessità che si evince da questo quadro, è che la costituenda organizzazione di musulmani italiani autoctoni si auto-finanzi per la realizzazione dei suoi scopi istituzionali per principio avvalendosi di aiuti, appoggi e sostegni provenienti esclusivamente dagli associati, non accettando aiuti, appoggi e sostegni di qualsivoglia natura da parte di organizzazioni straniere, e questo per mantenere il più possibile puro e genuino il corpo della comunità dei musulmani italiani, chiudendo così la porta a possibili interferenze, essendo noto che “chi paga l’orchestra, comanda la musica”. In altre parole andranno dunque, innanzitutto, rifiutate e scartate da parte della costituenda organizzazione proposte di finanziamento da parte di organizzazioni di propaganda religiosa appartenenti a Stati dell’area geo-politica identificata genericamente come “mondo islamico”. È questo – a nostro avviso – l’unico modo per porre una prima pietra identitaria alla costituenda realtà associativa nazionale italiana sul territorio della Repubblica, laddove, peraltro, esistono già in Italia numerose associazioni religiose islamiche nazionali, che però, pur fregiandosi dell’aggettivo “islamica”, sono di fatto delle filiali di stati stranieri.

Potranno inoltre essere membri effettivi esclusivamente cittadini italiani musulmani titolari di diritti politici attivi e passivi con tre generazioni di ascendenti dei due genitori di lingua italiana, ma potrà essere membro anche chi di origine non italiana, e tuttavia cittadino della Repubblica, abbia ufficialmente rinunciato alla cittadinanza d’origine, onde il pre-requisito indispensabile per assumere cariche dirigenziali di qualsiasi tipo all’interno della comunità, sia quella di possedere LA SOLA CITTADINANZA ITALIANA.

A nostro avviso, solo dei musulmani che siano, almeno formalmente, italiani al 100%, possono presentarsi di fronte alle istituzioni della Repubblica Italiana, essendo in tal modo in grado di far valere, con ragioni inoppugnabili, i diritti che la Costituzione riconosce non solo ai propri cittadini, ma a tutti i soggetti presenti sul territorio della Repubblica, in special modo quelli relativi alla libertà di praticare la propria religione, al pari di tutti gli altri.

Ed è solo su queste basi che, di pari passo con la costruzione di un organismo realmente rappresentativo, può cominciare l’edificazione di una comunità islamica, a sua volta fondamento primario per l’edificazione di una società veramente umana.

ORIENTAMENTO DOTTRINARIO E INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE – L’organismo in questione deve avere un orientamento dottrinale ben preciso e delineato, consistente nel non rappresentare nessuna delle diverse scuole giuridiche in particolare. Dunque, niente “sunniti”, niente “sciiti”, niente “ismailiti”, niente “confraternite sufi”, niente “malikiti”, niente “hanbaliti”, ecc. Chiunque si professi musulmano e creda nel Corano quale Parola di DIO, ha diritto di partecipare alla comunità, indipendentemente dalla eventuale scuola giuridica seguita. All’atto pratico, visto che poi le divisioni all’interno della “ummah” islamica derivano, nella quasi totalità dei casi, dalle diverse valutazioni e classificazioni che le varie scuole danno di quella che viene comunemente definita “Tradizione Profetica”, mentre invece sussiste un consenso pressochè unanime dei musulmani nel riconoscimento del Corano come Unica Parola di Dio, questo significa che la Consulta si impegna pubblicamente e solennemente affinchè, all’interno delle moschee e dei centri culturali islamici, si insegnino solamente la lingua araba e il Corano.

IMAM E DIRETTORE RESPONSABILE – Importantissima, e primariamente decisiva rispetto all’impronta da dare a tutta la comunità islamica italiana è, a mio parere, la distinzione, all’interno di ogni moschea-centro islamico, delle due figure di Imam e di Direttore Responsabile. Di fronte allo Stato Italiano, l’unico responsabile di quanto avviene in ogni singola moschea-centro islamico sarà il Direttore Responsabile, o Presidente che dir si voglia. L’Imàm dovrà essere un semplice incaricato pratico alla guida della Preghiera, e all’insegnamento della lingua araba e del Corano, il comportamento del quale sarà sotto la diretta e personale supervisione del Direttore, il quale assumerà quindi la responsabilità totale e personale del Centro Islamico.

I RAPPORTI CON LE ALTRE RELIGIONI – Una comunità organizzata in siffatto modo, potrà più agevolmente, e con più autorità e sicurezza, stabilire rapporti di stretta collaborazione, e sempre più spesso di “lotta comune”, con le altre confessioni religiose del nostro paese, con particolare riferimento ai cattolici. Di fronte all’attacco portato sempre più a fondo contro qualsiasi ipotesi di società umana basata sul creato da DIO (si pensi all’aborto, al gender, ecc.) è questa ormai una necessità assoluta. E d’altra parte, una comunità così organizzata potrà essere guida e mezzo per il raggiungimento dell’unità fra tutti i musulmani, elemento fondamentale della coesione sociale della società.

UN’OCCASIONE DA NON SPRECARE – Dunque, approfittiamo di queste recenti e interessanti proposte per porre basi solide, su cui costruire il nostro futuro, e quello dei nostri figli, IDDIO volendo.

E che DIO ci illumini tutti.

“BOICOTTIAMO ISRAELE!”

Un contributo che tutti possiamo dare per liberare la Palestina dall’oppressione nazi-sionista

I codici di identificazione dei prodotti provenienti dall’entità sionista denominata “Israele” sono dati dai numeri  729 e 500.

I codici di identificazione dei prodotti provenienti dall’entità sionista denominata “Israele” sono dati dai numeri 729 e 500.

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Eccovi i codici a barre dei prodotti commerciali provenienti dall’entità sionista denominata “Israele”.

Quando andiamo a fare la spesa, controlliamo i codici, e non compriamo quei prodotti.

E’ una forma di lotta minima, ma importante, che tutti nel nostro piccolo possiamo fare.

Eviteremo così di essere complici dello sterminio e del genocidio del popolo palestinese, e daremo il nostro contributo alla liberazione di quella terra dall’oppressione nazi-sionista.

PALESTINA LIBERA!

I FRATELLI MUSULMANI E LA MASSONERIA NELL’ISLAM, PAPA FRANCESCO NEGLI EMIRATI, LE MENZOGNE SUL PROFETA MUHAMMAD

Una trasmissione radio-web, su “Forme d’Onda”, incentrata su un’intervista al sottoscritto. Molti argomenti, molte domande, molte risposte

Il volantino di presentazione della puntata di “Forme d’Onda” di giovedì 28 febbraio 2019.

Il volantino di presentazione della puntata di “Forme d’Onda” di giovedì 28 febbraio 2019.

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“Forme d’Onda” è una bellissima trasmissione, incentrata su tutte le forme di spiritualità e sulla controinformazione, che va in onda sul web ogni giovedì alle 21,30. E’ condotta dagli ottimi Rudy Seery e Stefania Nicoletti, in maniera varia e mai noiosa, e ogni settimana presenta un argomento diverso da quella precedente, ma sempre con argomenti interessantissimi.

Ero stato già due volte ospite di questa trasmissione.

La prima volta, il 30 novembre del 2017, era un’intervista che, a partire da un attentato terroristico in Egitto, rivendicato dall’Isis, dava una panoramica generale sulla religione islamica destinata al grande pubblico, e indicava certi settori della massoneria internazionale come i veri responsabili del terrorismo internazionale denominato dai media “terrorismo islamico”. Questo è il link.

La seconda volta, è stato il giorno 25 gennaio 2018, presso il “Caffè Letterario” di Viterbo. Una conferenza intitolata “Alla ricerca di Dio”, fatta assieme a Paolo Franceschetti, che presentava il suo libro sulle religioni, intitolato appunto “Alla ricerca di Dio”, con me che presentavo il mio libro su Papa Francesco, intitolato “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”. Questo è il link.

Giovedi scorso, il 28 febbraio, la trasmissione si è incentrata su un’intervista al sottoscritto. Gli argomenti, lo storico viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi, la confutazione della menzogna di “Profeta guerriero sanguinario”, e molte importanti precisazioni sulle caratteristiche dell’organizzazione filo-massonica “Fratelli Musulmani”.

Ecco il link della registrazione completa della puntata .

Buon ascolto.

“IL GIORNO CHE A BEIRUT MORIRONO I PANDA”

In un bel libro, scritto nel pieno dell’invasione sionista del Libano del 1982, l’unicità della multiculturale società musulmano-libanese

La copertina del libro “Il giorno che a Beirut morirono i panda”, Gamberetti Editrice, del 1993.

La copertina del libro “Il giorno che a Beirut morirono i panda”, Gamberetti Editrice, del 1993.

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Era sempre più pericoloso rimanere a Beirut, e tutti cercavano di convincerla ad andarsene. Ma un giorno, all’ennesimo invito, rispose così:

“… Non era soltanto una città, era anche una federazione: ogni quartiere con la sua religione, la sua razza, il suo dialetto, o la sua lingua, i cibi e le feste: armeni, siriaci, drusi, sciiti, ortodossi, maroniti, ebrei, sunniti, palestinesi, curdi, circassi… Volete tutti salvarmi da Beirut, ma non è una malattia, e nonostante la guerra non si è imbarbarita. Anche la guerra, in questi sette anni, non è stata come quella che vedi adesso, che è fatta con gli aerei e con i carri armati, anche se ce li ha soltanto una parte. La guerra civile si è combattuta ad armi pari, tra nemici chi si conoscevano fin dall’infanzia. Ed è diventata anche un modo di vivere: da sette anni, ogni volta che ricominciano i combattimenti la gente fugge, ma dopo un po’ torna, anche i miliardari, che potrebbero restarsene sulla Costa Azzurra. E le madri si riportano indietro i figli. I giovani che hanno combattuto hanno scelto di farlo per la speranza di vincere. La vittoria in una guerra civile può essere capita e immaginata da chiunque, anche se è vero che tutti sbagliano i calcoli, e si perde il paese. In mezzo alle carneficine Beirut non è diventata cattiva. Qui non ci sono vecchi che muoiono soli: se non hai famiglia i vicini vengono a consolarti e curarti. Anche se sei straniero: durante i Ramadan ho trovato dolci davanti alla porta, e non ho mai saputo chi ce li abbia messi. Beirut è anche la città meno provinciale, dopo New York: vivi come vuoi, esci anche in camicia da notte; ho visto uomini nelle moschee pregare in vestaglia, ma non per sciatteria: erano belle vestaglie, anche con il fazzoletto al taschino. E’ che la forma qui non è astratta: l’importante è essere decenti”.

Ho ritrovato, un giorno che ripulivo e risistemavo la mia biblioteca, questo libro del 1993, che non avevo ancora letto. E ho potuto rivivere così avvenimenti che si verificavano proprio al culmine della mia esperienza politica giovanile.

Un bel libro, che nel finale tratteggia, in poche immagini, anche il terribile massacro di Sabra e Chatila, compiuto dalle milizie dei cristiani della Falange, appoggiati dall’esercito israeliano comandato da Ariel Sharon.

Un’immagine dell’orribile eccidio nei campi palestinesi di Sabra e Chatila.

Un’immagine dell’orribile eccidio nei campi palestinesi di Sabra e Chatila.

DAILY MUSLIM, IL QUOTIDIANO DEI MUSULMANI IN ITALIA

E una intervista al sottoscritto

Il logo del quotidiano on-line “Daily Muslim”.

Il logo del quotidiano on-line “Daily Muslim”.

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CI VOLEVA

Segnaliamo ai nostri lettori una iniziativa originale e importante: il primo quotidiano online dedicato ai musulmani presenti in Italia.

E’ attivo dal novembre 2018. Si chiama “Daily Muslim – Il giornale dei musulmani d’Italia”.

Lo trovate cliccando qui.

Contiene notizie dall’Italia e dall’estero, e tutto quello che può interessare i musulmani che vivono in Italia: interviste, filmati, ecc.

Oltre alla Home Page, contiene cinque sezioni: Attualità, Cultura, Esteri, Politica, Sport.

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Questa è una foto che introduce un articolo dedicato a una canzone sulla religione islamica, scritta da bambini musulmani italiani per i coetanei correligionari.

La foto che introduce l’articolo

Trovate qui un articolo dedicato a una canzone sulla religione islamica, scritta da bambini musulmani italiani per i coetanei correligionari.

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Elezioni in Bangladesh, la premier Hasina

Elezioni in Bangladesh, la premier Hasina

Questo invece è un articolo sulle recenti elezioni in Bangladesh.

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La foto del sottoscritto all’interno dell’intervista a “Daily Muslim”.

La foto del sottoscritto all’interno dell’intervista a “Daily Muslim”.

Recentemente, il giornale ha pubblicato una intervista al sottoscritto, che potete leggere qui.

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Il quotidiano è autofinanziato dai redattori, dunque non riceve alcun finanziamento esterno.

Invitiamo tutti i musulmani a leggerlo regolarmente e a sostenerlo come più possono.

E preghiamo ALLAH che protegga e illumini questi nostri fratelli volenterosi.

NON SONO SPOSE BAMBINE!

Le menzogne contro l’Islàm trasformano dei matrimoni tra adulti in episodi di pedofilia

Le presunte spose bambine.

Le presunte spose bambine.

 

NON SONO SPOSE BAMBINE!

Girano sul web, DA ANNI, immagini di presunte spose bambine, sposate a uomini adulti, naturalmente sempre in paesi musulmani. A volte si dice Turchia, a volte Pakistan, a volte Yemen, ecc. ora è la volta della Siria.

La prima bufala, in realtà, risale AL 2009!

E continua ad essere periodicamente riproposta. Perché?

Trattasi di manipolazioni di gruppi di “tradizionalisti” falsi cattolici, e di sionisti, pagati per fomentare l’odio fra le culture e le religioni. Il tutto, interno al progetto di quella parte della massoneria reazionaria (in particolare, quella legata alla Super-Loggia massonica “Hathor Pentalpha”, che persegue la costruzione di un “Nuovo Ordine Mondiale”, basato sullo scontro e sulla separazione fra le civiltà) che vuole dividere il pianeta secondo gruppi etnico-culturali predefiniti.

Ora, tocca alla Siria, perché le recenti sconfitte degli americo-sionisti in quella terra fa sì che si sentano nervosi, e dunque hanno il bisogno di attizzare l’odio contro tutto il popolo siriano, dopo averlo fatto per anni contro il Presidente BASHAR ASAD.

E’ il caso di un articolo apparso di recente sul web, questo

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Come si vede in questa foto, le bambine sono damigelle, non spose, e nella foto di gruppo siedono sotto le spose.

Come si vede in questa foto, le bambine sono damigelle, non spose, e nella foto di gruppo siedono sotto le spose.

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Come si può vedere nel video che proponiamo in fondo all’articolo, le bambine in questione non sono le spose, ma sono damigelle, facenti parte delle famiglie degli sposi e delle spose, e fungono da testimonianza e da augurio per gli sposi.

E questi matrimoni sono “di massa”, nel senso che vengono organizzati tutti insieme, in un solo giorno, perché si tratta di famiglie povere, che possono così risparmiare sulle spese.

Niente pedofilia, dunque, ma cerimonie tradizionali del tutto normali.

Articoli di questo genere, con la stessa foto, ma che avevano preso di mira Hamas, erano già stati segnalati come bufale, come qui.

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Un’altra bufala del 2015 riguardava un imam saudita, che avrebbe sposato una bambina di 6 anni.

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Ecco la vicenda.

Un’altra bufala riguardava la storia di un presunto wahhabita che sposava con la forza una bambina cristiana di 9 anni.

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Ecco qui l’articolo.

 

Ed ecco infine il video chiarificatore di cui parlavamo all’inizio del post. Questo è il “matrimonio di massa” (mass wedding in inglese ) organizzato da Hamas a Gaza. E’ molto breve, e svela l’ignobile menzogna contro l’Islàm. Buona visione.

PROFETA GUERRIERO?

La storia del Profeta Muhàmmad smentisce la fama di conquistatore violento che la disinformazione imperante gli attribuisce. Breve riassunto della sua vita.

Il nome MUHAMMAD in arabo stilizzato.

Il nome MUHAMMAD in arabo stilizzato.

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Maometto ha passato il novanta per cento della sua vita facendo guerre”. Questa è una frase che ho sentito recentemente, pronunciata peraltro da una persona di vasta cultura. E mi sono detto: “Porca miseria, ma se anche le persone di grande cultura dicono cose così sbagliate, evidentemente bisogna scrivere qualcosa per fare chiarezza!”. E quindi, quello che segue, è una brevissima sintesi della vita del Profeta Muhàmmad (già, perché questo è il nome vero di quello che gli occidentali, sulla scia della pubblicistica medievale cristiana, chiamano “Maometto”), incentrata soprattutto a smontare questa fasulla costruzione dell’immagine del “Profeta Guerriero”.

LA VITA: DURATA E FATTI SALIENTI

Il Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria) nacque a Mecca il giorno 22 Aprile dell’anno 571 d.C., e morì il giorno 8 Giugno del 632 d.C. Visse dunque 61 anni.

Fino all’età di quaranta anni, nato da famiglia povera, condusse una vita tranquilla anche se non agiata.

Fino ai venticinque anni, morti i genitori quando era piccolo, e adottato dallo zio paterno, fece dapprima il pastorello per alcuni facoltosi meccani, poi sposò la facoltosa commerciante Khadiigiah, e divenne suo collaboratore nella sua azienda.

A quarant’anni, mentre era in ritiro spirituale in una caverna sul monte Hiraa, gli furono rivelati i primi versetti del Corano. Lui era del resto un monoteista da sempre, e credeva nell’Unico DIO, che però all’interno del pantheon di Mecca era solo una delle 360 divinità cui si prestava culto. Era il 610 d.C.

Da questo momento, e fino al 613 d.C., comincia la sua predicazione privata a poche persone, alcuni parenti e alcune persone a lui vicine. Questo perché la predicazione di un DIO unico, e il conseguente smascheramento delle altre divinità adorate a Mecca come false divinità, contrastavano totalmente con gli interessi delle tribù meccane, che lucravano grassi profitti dal pellegrinaggio che lì si teneva annualmente.

Nel 613 d.C., a seguito di specifica rivelazione divina, inizia la sua predicazione pubblica, che inaugura un periodo di repressioni e persecuzioni, da parte dei notabili meccani, molto duro. Questo periodo ha termine nel 622 d.C., con la emigrazione (Hijrah, in italiano Egira) di Muhàmmad a Medina, dove, accolto e sostenuto dai Medinesi, diviene il capo di uno stato basato sul Corano, e dove viene redatta la Costituzione di Medina, cui aderiscono anche le tribù ebraiche del posto.

Fino a questo momento, la vita di Muhàmmad non ha conosciuto né spade né guerra, ma solo persecuzioni da parte di acerrimi nemici, che si opponevano alla sua predicazione pacifica. Dunque, all’età di 51 anni, Muhàmmad non ha ancora usato la spada.

E dunque, considerando che morì all’età di 61 anni, possiamo dire che un 83% abbondante della sua vita è trascorso senza che lui usasse violenza contro chicchessia.

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LE BATTAGLIE

Ma i Meccani non avevano alcuna intenzione di lasciare vivere in pace la nuova comunità.

BADR – Nel 623 d. C. essi organizzano infatti un tranello ai danni dei musulmani, e così avviene la prima battaglia, nella località dell’oasi di Badr, che la neonata comunità musulmana fu costretta a combattere, e che vinse nonostante le forze nemiche fossero numericamente soverchianti. Una battaglia non voluta, di legittima difesa, per mera sopravvivenza.

Questa sconfitta non fece però rilassare i dirigenti di Mecca, che al contrario, preoccupati del crescente consenso e rispetto che la comunità musulmana cominciava ad ottenere presso la popolazione della regione, non fecero che organizzare un poderoso esercito di tremila tra fanti e cavalieri.

UHUD – Ci fu così quella conosciuta come la battaglia di Uhud, dal nome di una montagna che si trova alla periferia di Medina. I musulmani furono sconfitti, ma riuscirono a riparare a Medina. Era il 624 d.C., ed anche questa era stata una guerra non di aggressione, ma di legittima difesa.

I meccani naturalmente non demordono, e mettono in piedi una armata di diecimila uomini, che cingono d’assedio Medina, che però i musulmani erano nel frattempo riusciti a fortificare.

Non vi fu battaglia. I meccani posero l’assedio a Medina. Vi furono solo piccole scaramucce, dovute ad iniziative individuali, fino a quando una terribile e prolungata tempesta di vento non costrinse i meccani a levare le tende e tornare a Mecca.

Vi fu però il tradimento della tribù ebraica dei Banu Quràidah, che avevano giurato fedeltà alla Costituzione di Medina. Fu quindi costituito un tribunale per giudicare questo alto tradimento, e fu nominato giudice un uomo di nome Saad, scelto dagli stessi traditori. Costui decretò l’applicazione della legge biblica per i traditori: gli uomini vennero dunque decapitati, le donne e i bambini fatti prigionieri, e i beni confiscati.

Il Profeta Muhàmmad non partecipò in alcun modo né al processo, né al giudizio, né all’esecuzione della sentenza.

Nel 628 d.C. si arrivò ad un armistizio coi meccani, stipulato nella località di Hudaibiyah.

KHAYBAR – Sempre nel 628 d.C., la tribù ebraica medinese dei Banu Nadir tentò dapprima di assassinare il Profeta, poi di organizzare una coalizione di tribù beduine contro la comunità medinese. Ma il Profeta decise di affrontare definitivamente questa minaccia costante, e conquistò dopo una breve battaglia l’oasi di Khaybar dove si erano rifugiati. Il nemico fu sottomesso senza nessun tipo di eccidio.

MU’TA – Nel 629 d.C., a seguito di un orribile eccidio di una delegazione pacifica di musulmani inviata a Costantinopoli all’imperatore bizantino, Muhàmmad organizzò una rappresaglia, una spedizione punitiva di tremila uomini. Dall’altra parte c’erano 100.000 uomini dell’esercito imperiale.

Ci furono molti morti, ma incredibilmente i musulmani riuscirono nell’intento di spaventare e disorientare i bizantini, e poi tornarono a Medina. La battaglia ebbe luogo a Mu’ta, una città in territorio bizantino sulla riva orientale del Mar Morto.

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HUNAYN – Dopo la conquista di Mecca, avvenuta senza spargimento di sangue e per mezzo di un accordo coi notabili meccani, nel 630 d. C. vi fu la battaglia di Hunayn, una vallata a sud della città, combattuta contro una coalizione di tribù arabe del sud che non accettavano gli accordi tra i medinesi e i meccani.

La battaglia fu vinta, e cominciò l’era della civiltà islamica.

Due anni dopo, nel 632 d.C. il Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, morì.

CONCLUSIONI

Da questo brevissimo quadro di fatti storici, è facile per tutti trarre le seguenti conclusioni:

  • Le battaglie condotte dal Profeta Muhàmmad furono dunque in tutto CINQUE.
  • Furono tutte battaglie esclusivamente DIFENSIVE, cioè di pura legittima difesa. Non servirono cioè a costruire la società musulmana, che era già pacificamente e liberamente costituita, mediante conquiste di territori, ma a difenderla. La cosiddetta “islamizzazione” della zona, finchè fu vivo il Profeta, avvenne successivamente, spontaneamente e pacificamente.
  • Dette battaglie si svolsero nell’arco di tempo che va dal 623 d.C. (Badr) al 630 d.C. (Hunayn). Dunque un arco di tempo di OTTO ANNI.
  • Otto anni, all’interno dell’intera vita del Profeta Muhàmmad, che fu di 61 anni, rappresentano, in percentuale, meno del 13%.
  • All’interno di questi otto anni, il tempo occorso per partecipare a queste battaglie fu di pochi giorni. Dunque, la percentuale della propria vita che Muhàmmad trascorse combattendo, ESCLUSIVAMENTE PER DIFENDERSI, si riduce a circa 0,0000….1 %.

Risulta dunque storicamente infondata e falsa l’immagine di “profeta-guerriero” (che implica, se non approfondita, il concetto di “sanguinario conquistatore”) e di persona che “ha passato il 90% della sua vita a fare guerre”, concetto propagato dalla pubblicistica cristiana medievale, e che troppo spesso viene accettato superficialmente e acriticamente anche da persone oneste e colte.

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LIBERTA’ PER ASIA BIBI!

Appello di un musulmano italiano alle autorità pakistane

La cristiana pakistana Asia Bibi

La cristiana pakistana Asia Bibi

Questo è un appello per la liberazione di Asia Bibi.

Chi vuole contribuire a fare pressione sulle autorità pakistane, nell’imminenza della conclusione del processo, può copiare questo testo, sottoscriverlo,
e poi mandarlo a tutti gli indirizzi
delle sedi diplomatiche pakistane conosciute.

LIBERTA’ PER ASIA BIBI

Bismillahi ‘rrahmani ‘rrahiim
Nel nome d’Iddio il Clemente il Misericordioso

Questa è parola d’IDDIO/ALLAH:

E troverete come i più vicini a voi
coloro che dicono – Siamo cristiani! –”

Al Governo della nazione musulmana del Pakistan
Alla Magistratura del Pakistan

Sono un musulmano italiano.

Nel Vostro grande paese, che pure dichiara di ispirarsi, nelle leggi e nell’applicazione delle leggi, alla religione islamica, è detenuta da otto anni, in attesa di giudizio, una ragazza cristiana, con l’accusa di blasfemia.

Non voglio entrare nel merito del processo penale in corso, nonostante in tutto il mondo, anche fra i musulmani, si abbia la chiara percezione che le accuse contro la ragazza non siano sufficientemente provate da giustificare una condanna.

Ma quello che è più profondamente ingiusto, e che non trova giustificazione alcuna nella religione islamica, è che questa povera ragazza sia in carcere addirittura da otto anni, senza ancora aver subito una condanna.

Ora, è noto a tutti coloro che abbiano una conoscenza sufficiente dell’Islàm, che in questa religione non è previsto il carcere preventivo, se non per pochissimi giorni, giusto il tempo necessario per allestire il processo. Dunque, tenere una persona in carcere addirittura otto anni, senza farle un giusto processo, oltre a costituire un fatto profondamente ingiusto nei confronti della persona in questione, è una situazione che danneggia fortemente l’immagine dell’Islàm e dei musulmani in tutto il mondo.

Asia Bibi e la sua famiglia hanno già sofferto enormemente a causa di questa ingiusta situazione, ed è giunto il momento che le loro sofferenze abbiano termine.

Faccio appello dunque al buonsenso ed alla ragionevolezza delle autorità pakistane, affinchè liberino immediatamente Asia Bibi, consentendole di far ritorno alla propria famiglia.

Se farete questo, il mondo intero, ma specialmente i musulmani, non potranno che apprezzare la Vostra generosità e umanità, e il Vostro gesto sarà senza dubbio un primo grande passo per costruire una pacifica convivenza ed un pacifico e duraturo rispetto tra i musulmani e cristiani, ma anche tra tutte le comunità delle diverse religioni che sono presenti nel Pakistan. E sarebbe un gesto che avrebbe certamente enormi ripercussioni positive riguardo ai rapporti tra musulmani e cristiani, in tutto il mondo, e per molto tempo a venire.

Se non lo farete, molti guarderanno al Pakistan, ma anche alla religione islamica in particolare, come sinonimi di oppressione e di assenza di libertà e di pace fra le diverse religioni.

Prego Iddio che vogliate ascoltare il vostro cuore.

Massimo Abdul Haqq Zucchi

Gli indifferenti al Messaggio – 2

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XXI – Ayah 5:

بَلْ قَالُوا أَضْغَاثُ أَحْلاَمٍ بَلْ افْتَرَاهُ بَلْ هُوَ شَاعِرٌ فَلْيَأْتِنَا بِآيَةٍ كَمَا أُرْسِلَ الأَوَّلُونَ.5

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Però essi dicono: “Son sogni confusi!”, oppure (dicono): “Lo ha inventato lui!”, oppure (dicono): “Egli è un poeta!”, oppure (dicono): “Ci porti un segno, come quelli che furono inviati agli antichi!”(5)
  • Nota
    Coloro i quali sono indifferenti al Messaggio si danno da fare per screditare il Messaggero e convincere loro stessi e gli altri della fallacia delle comminatorie contenute nel Messaggio con varie argomentazioni l’accusa di menzogna, l’accusa di fantasie teologiche la richiesta del miracolo.

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Il Timore di Allàh in estate

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

 -O-

La lode tutta appartiene ad Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, il Quale ci ha guidato sulla retta via e ha operato nei cuori dei credenti, perché formassero un corpo unico, per mezzo della missione apostolico-profetica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, servo e Messaggero di Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, a deità del Quale non è da altri condivisa.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
la stagione estiva è entrata nel suo secondo mese e la parola estate la troviamo nel Sublime Corano alla Sura dei Quràysh, la sura che recita: «««Per l’unione solidale dei Quràysh,(1) quella loro unione solidale per la carovana dell’inverno e per quella dell’estate! (2) Adorino il Signore di questo Santuario,(3) il Quale ha dato loro cibo, proteggendoli dalla fame, e ha dato loro sicurezza (liberandoli) dalla paura.(4)»»».

E’ la Sura dei Quràysh, la 106, nella quale Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce giura <<per l’unione solidale dei Quràysh nella carovana d’inverno e in quella d’Estate>> che essi hanno da adorare Il Signore della Santa Kà’bah, per riconoscenza dei benefici che Egli ha elargito loro.

Tra noi credenti nella paternità divina del Sublime Corano e la missione apostolico-profetica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbiai in gloria, ha da esserci quell’unione solidale in questa nostra <carovana> in questa nostra <estate>, stagione irta di pericoli per l’incolumità della nostra fede e della nostra pratica di vita, dalle tentazioni delle vanità del mondo, che la vita terrena sciorina giorno e notte, per sospingere le sue vittime verso il castigo, prodotto della trasgressione.

Per rendere inoffensive le tentazioni dobbiamo fare ricorso al Timore di Allah, [at-taqwā], che è lo scudo imperforabile, che protegge dal Castigo divino! Il Timore di Allah, at-taqwā, è un prezioso tesoro spirituale, per la conquista del quale ci dobbiamo tutti sforzare e per la realizzazione del quale si sforzano i Musulmani e le Musulmane praticanti del Sublime Corano e della Nobile Sunna dell’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Incessanti hanno da essere gli sforzi per far fiorire nei nostri cuori il Timore di Allah, at-taqwā, e lo dobbiamo fare per amore di Allàh, rifulga lo Splendor della Sua Luce, e per desiderio di quello, che Allàh ha promesso ai devoti e alle devote, quanto a eterna gioia nei Giardini della Casa della Eterna Pace, presso di Lui nella vita futura, sicuro scampo dal fuoco dell’Inferno.

Sull’esempio dei Compagni del Profeta della prima ora, che Allàh si compiaccia di loro, noi dobbiamo andare in cerca in ogni momento, in ogni luogo, in ogni sfera della nostra esistenza terrena del compiacimento di Allàh, l’Altissimo; e abbiamo da farlo per amore di Allàh e desiderio della Sua vicinanza; per questo dobbiamo sforzarci di essere esemplari, ordinando il bene e proibendo il male con le nostre parole, la nostra linea di condotta e il nostro comportamento in privato e in pubblico, camminando sul retto sentiero indicato dal Signore e per questo, non senza la Misericordia divina, noi potremo ottenere il compenso promesso ai <timorati> .

Ai fini della salvezza dal fuoco il Timore di Allàh ha una grandissima importanza; infatti, l’entrarne in possesso mette al riparo da ogni genere di trasgressioni, che sono in agguato in ogni sfera di attività, in cui percorriamo il nostro cammino di vita.

Nella sfera della nostra personalità, il timore di Allàh ci rende vigili, riguardo alla rettitudine della linea di condotta, quanto alla sua purezza materiale e spirituale. Dice Allàh, l’Altissimo, nel Generoso Corano:

Ha successo chi si purifica [purifica la propria anima], mentre va in perdizione chi si degrada [degrada la propria anima] ”, vale a dire che è destinato al fallimento, chi degrada se stesso con la disobbedienza ad Allàh, mentre invece è destinato al successo, chi si eleva spiritualmente con l’obbedienza ad Allàh.

Abbiamo da realizzare il timore di Allàh, quanto all’aspetto patrimoniale della nostra personalità, quando le nostre entrate e l’acquisto dei beni, lo ottieniamo con attività lecite e quando spendiamo del nostro patrimonio in attività lecite e per l’acquisto di beni leciti, senza avere le mani bucate e senza essere taccagni.

Dice l’Altissimo, rifulga lo splendor della Sua Luce: “Non tenere la tua mano legata al tuo collo, ma nemmeno distendila troppo, perchè ti troveresti seduto, disprezzato e tormentato dal rammarico. (29) In verità, il tuo Signore dispensa i suoi beni a chi vuole con larghezza e (a chi vuole) con misura. In verità, Egli è conoscitore ed osservatore dei suoi servi. (30) [Sura 17].

Quanto sopra! E un importante insegnamento di come regolarsi intelligentemente in relazione all’attività economica in senso lato c’è nell’ammonimento del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, il quale disse: “Nel giorno del giudizio ogni uomo sarà chiamato a rispondere sul suo patrimonio. Sarà chiesto: «««Come l’hai guadagnato? Come l’hai speso?»»».

Il timore di Allàh, abbiamo da esercitarlo nella nostra famiglia, perché esso è garanzia di benessere materiale e di armonia coniugale! Il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria – nella Khùtba, che egli fece dal Monte della Misericordia, nella Piana di Arafat, durante il Pellegrinaggio dell’Addio – quando, riassunse gli aspetti fondamentali dell’Islàm, quasi testamento spirituale, insegnò il modo nel quale il marito deve trattare la moglie, dicendo: “ La donna è un prezioso tesoro, di cui Allàh vi ha affidato la custodia e grazie alla Parola di Allàh vi è lecito il rapporto carnale con esse. Perciò siate timorati di Allàh e trattatele nel migliore dei modi. (o come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria).

Il Timore di Allàh va esercitato nei confronti dei figli, dando loro una solida educazione religiosa, al fine di formare in essi una forte identità islamica; una forte personalità islamica, basata sull’orgoglio di appartenenza alla Comunità di pensiero e di azione, di cui Allàh, l’Altissimo, ha detto: «««Siete il fior fiore della creazione!»»». Di cui ha detto: «««Siete la migliore comunità che si è formata nel genere umano!»»».

E ciò ricordando il detto del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria Allàh, il quale disse: ««Ogni nato [d’uomo] nasce nell’islamicità della natura umana [al-fìṭrah] è poi suo padre che ne fa un giudeo, un seguace del Nazzareno, uno zoroastriano»».

È, infatti, nell’infanzia e nella prima adolescenza che i genitori svolgono oltre a una funzione di allevamento biologico, anche quella di educazione del comportamento e di formazione spirituale con il loro insegnamento verbale e il loro esempio. Infatti, la prima scuola dell’uomo è la famiglia e i primi maestri sono i genitori.

Il Timore di Allàh dobbiamo manifestarlo in tutte le nostre relazioni intersoggettive, in cui siamo parte nella vita associata, comportandoci in ogni caso con giustizia, in osservanza dei Comandamenti di Allàh, l’Altissimo e dei Precetti del Profeta, pace e benedizioni su lui. Dice Allàh: «««Siate giusti! La giustizia si avvicina al Timore di Allàh. Siate Timorati di Allàh, perché Allàh è perfettamente al corrente di ciò che voi fate»»».

Disse il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: ««… Se uno soccorre suo fratello, Allàh soccorrerà lui. Chi solleverà un musulmano da una preoccupazione della vita terrena, Allàh lo solleverà da una preoccupazione nel giorno del giudizio»».

Disse, ancora: ««Il Misericordioso avrà misericordia dei misericordiosi, perciò, siate misericordiosi con chi è sulla terra e Colui che è nel cielo avrà misericordia di voi»».

E da ultimo Il Timore di Allàh deve essere espresso da noi nel rispetto del codice animalista e del codice ecologico, le norme, dei quali si trovano nel Sublime Corano e nella Nobile Sunna, e che prescrivono comportamenti di rispetto verso le creature non umane e verso l’ambiente. L’Islam è un sistema normativo in cui sono regolati tutti gli aspetti dell’esistenza, in cui l’uomo è soggetto di azione.

<<O>>

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,

Siamo timorati!

Riguardo a noi stessi, riguardo al nostro patrimonio, alla nostra famiglia e ai nostri figli! Siamo timorati nelle nostre relazioni inter-soggettive nella società – sia con i credenti nella Paternità divina del Generoso Corano e nella Missione apostolico-profetica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, sia con coloro che, purtroppo, la pensano diversamente; e ciò in ogni tempo, in ogni luogo, in ogni sfera di attività lavorativa, sia manuale che intellettuale, sia privata che pubblica in questo tempo di ferie e di vacanze estive!

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

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