L’Imposta Coranica (Az‑Zakatu) – Terzo Pilastro dell’Islam

La Lode appartiene ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce.

Il Sommamente Misericordioso il Sublime, il Quale effonde la sua grazia in abbondanza sui Suoi servi fedeli, guidandoli sul sentiero della Rettitudine.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale non ha compartecipi nella sua divinità né per figliolanza né per condominio nella Signoria sull’universo visibile e invisibile. Rendo, altresì, inseparabilmente dalla prima, che Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria è servo di Allàh e di Lui Apostolo, il quale ha portato la Guida divina, su essa ha fondato lo stato islamocratico e con la luminosa verità su Allàh, l’Altissimo, esposta nel Sublime Corano, ha messo a nudo la falsità delle fantasie teologiche dei fabbricanti di immaginarie divinità nominali.

Allahùmma [o Iddio] benedici ed esalta il tuo servo e apostolo Muhàmmad e compiaciti della Sua Famiglia e dei suoi Compagni.

Gentili sorelle e eccellenti fratelli, dobbiamo essere orgogliosi del nostro essere musulmani, praticanti della Parola del nostro Generoso Creatore, Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce e degli insegnamenti del profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, dobbiamo essere fieri dell’Islàm, nel quale ci sono le linee guida della vera rivoluzione. Tutte le rivoluzioni della storia dell’uomo, la bandiera di ciascuna delle quali portava inscritta una parola dell’uomo, aveva come scopo di sostituirsi alla parola dell’uomo che sventolava sui santuari del potere. Ma l’Islàm è la vera via rivoluzionaria perché alla parola della creatura non sostituisce la parola di un’altra creatura, ma LA PAROLA DEL CREATORE.

L’Islàm, quando viene messo in pratica, rende impossibile la lotta di classe, e nella società retta dall’Islàm l’uomo realizza il livello più alto della sua dignità, in quanto in essa non ha cittadinanza il dominio dell’uomo sull’uomo, per cui tutti i Musulmani godono il sapore della vera uguaglianza, nella comune sudditanza all’unico Signore, il Quale è l’unico ad avere titolo di Signoria sull’uomo, essendo dell’uomo il Creatore. Davanti a Lui i Musulmani sono come i denti del pettine. Non esiste nell’Islàm scritturale, come esiste negli ordinamenti fondati sul potere della parola dell’uomo, superiorità di alcuni su altri per condizione sociale, per condizioni economiche, per ragioni “razziali”, perché i consociati Musulmani sanno che gli uomini sono figli di Adamo, il quale fu creato dalla polvere e che l’uomo superiore nell’Islàm è colui che più diligentemente degli altri mette in pratica la Parola di Allàh, l’Altissimo, rifulga lo splendor della Sua Luce e la Nobile Sunna del profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Una delle forme in cui si esprime la superiorità nell’Islàm è la solidarietà, cha alla sua base il sentimento religioso che l’elargizione spontanea a fonte della presa di coscienza di uno stato di incolpevole necessità di un sodale nella comunità fraterna dell’Islàm, nella quale ogni soggetto ha diritto di essere libero dal bisogno di chiedere aiuto per avere condizioni di vita al di sopra della soglia della miseria, che avvilisce la dignità dell’uomo.

Ma a fianco della elargizione spontanea in beneficenza (aṣ-ṣàdaqah), che è un tratto caratteristico della personalità musulmana del credente nella paternità divina del sublime Corano e nella missione apostolico-profetica di Muhàmmad, l’ordinamento della vita pubblica, che si basa sulla Parola di Allàh, l’Altissimo e l’insegnamento normativo del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, ha previsto una imposizione tributaria i cui proventi devono essere destinati alla beneficenza pubblica, i destinatari della quale sono espressamente indicati nel Sublime Corano, all’àyah 60 della Sura al-Bàqarah:

“Solamente, aṣ-ṣadaqāt [le Entrate del Fisco Islamico provenienti dall’adempimento del terzo pilastro dell’Islàm da parte dei debitori d’imposta] sono per i poveri e per i bisognosi, per coloro che sono al lavoro per esse, per coloro i cui cuori sono stati riconciliati, per i prigionieri e per i debitori, per la causa di Allàh e per il viandante: obbligo inderogabile imposto da Allàh! E Allàh è Sciente e Sapiente.” (60)

Per questo motivo la parola araba az-zakātu, termine tecnico con cui viene indicato l’esborso individuale a favore del fisco islamico, può essere chiamata in italiano imposta coranica. L’imposta coranica è un tributo al pagamento del quale sono tenuti i musulmani che si trovano nelle condizioni di essere classificati, agli effetti fiscali, come debitori d’imposta.

L’imposta coranica ha come oggetto un certo numero di cespiti patrimoniali e viene prelevata quando il valore di ciascuno dei cespiti è equivalente o superiore al minimo imponibile quantificato per legge. Sono soggetti all’imposta l’oro, l’argento, il denaro, la merce, gli animali per il sacrificio, i prodotti agricoli, il tesoro, i prodotti minerali. Il debito d’imposta ha da essere pagato se il valore del bene sottoposto a prelievo è attualmente al di sopra del minimo imponibile come lo era 354 giorni prima, dopo il prelievo precedente.

Parleremo solamente del denaro, che è il bene strumentale per la vita quotidiana. Chi diventa musulmano oggi ha il dovere di guardare il listino prezzi della Borsa valori di Milano e accertare il prezzo dell’oro all’oncia e, fatto ciò, deve accertare il prezzo di un grammo. Ciò fatto deve moltiplicare il prezzo del grammo per 96.00, il prodotto sarà euro X che è il minimo imponibile e, se ha sul conto una somma disponibile equivalente o superiore al minimo imponibile deve prenderne nota. Dopo 354 giorni, cioè trascorso un anno egiriano, deve vedere se ha la disponibilità di una somma equivalente o superiore al minimo imponibile. Se sì, deve versare il 2.50% dell’importo alla cassa della Comunità di appartenenza.

Perché il 2.50%?

Il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse:

“Se hai 200 dirham d’argento devi pagare 5 dirham
Calcolo:
5×100=500
500:200=2.5

“Se hai 20 dinār [monete d’oro] devi pagare mezzo dinār”.
Il dinàr d’oro, al tempo del Profeta, pesava gr. 4.80.
Calcolo:
4.80 x 20 = 96;
mezzo dinàr=gr. 2.40
2.40 x 100 = 240
240 : 96 = 2.50.

Il Musulmano obbedisce all’ordine di Allàh, l’Altissimo, quando dice nel Sublime Corano: “Credete in Allàh e nel Suo Apostolo ed elargite in beneficenza in ciò che Egli vi ha elargito a Sua discrezione perché per coloro che credono di voi ed elargiscono c’è una grande ricompensa”.

Nel cuore del credente, la cui fede è autentica, risuonano le parole con cui Allàh descrive i credenti autentici, che sono: “Coloro i quali avranno successo, sono coloro i quali sono umili nel rito di adorazione, che si astengono dal vaniloquio, sono quelli che pagano la zakah” (e fanno beneficenza).

Essi confidano nella Promessa di Allàh e si sforzano di entrare nel novero di coloro i quali, avendo certezza che il Sublime Corano è guida e buona novella per i credenti. Eseguono il rito d’adorazione, pagano la zakàh e hanno fede icrollabile nella vita futura”.

Essi obbediscono diligentemente all’ordine di Allàh, l’Altissimo, quando dice. “Se volete che vi sia usata misericordia, eseguite il rito d’adorazione. Pagate l’imposta coranica e obbedite all’Apostolo!”.

Nellordine islamico non ci sono bisognosi in quanto Allàh ha posto a carico dei ricchi l’obbligo di pagare la zakàh per soddisfare i bisogni degli indigenti e, onde evitare l’evasione fiscale, ha comminato gravissimo castigo a coloro che, pur avendo oro e argento, non partecipano alle spese necessarie per la diffusione del Messaggio dell’Islàm.

Disse il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: “Guai a quei ricchi nei confronti dei quali i poveri diranno ad Allàh: “O Signore, quelli sono venuti meno all’adempimento dei loro obblighi fiscali per soddisfare i nostri diritti!” [o come disse in tal senso].

Temete Allàh o di Lui servi, e pagate zakātu-l-māl [l’imposta coranica] se Allàh, l’Altissimo vi messo nelle condizioni di essere debitori d’imposta e, dopo aver chiesto ad Allàh protezione da Satana il lapidato, vi dico: Fratelli, mettetevi bene in testa, se mai ve ne venisse il pensiero, che l’evasione fiscale non è bene per voi, al contrario è male, perché nel giorno della Resurrezione dovrete fare i conti con Allàh, il Quale è a perfetta conoscenza di quello che voi fate.

Siate timorati di Allàh, seguite diligentemente ciò che vi è stato fatto scendere dal vostro Signore e afferrate con forza il Libro, può darsi che riceviate Misericordia.

Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e concludo questa mia khùtbah con la richiesta ad Allàh di perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani. Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn