La salvezza dal fuoco – Ramaḍān 4

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

 -O-

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
siamo entrati nell’ultima decade del nostro Santo mese di Ramaḍān del 1439 dell’Egira, la terza parte della quale il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse che essa è «itqun mina n-nār!» [salvezza dal fuoco] per coloro i quali in essa compiono con devozione assoluta ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, il digiuno, vale a dire al solo scopo di ottenere il compiacimento di Allàh, che in questo ultimo periodo ha fatto di Muhàmmad figlio di Abdallah una «««Misericordia per tutti gli universi»»» nella «notte del Destino» con la Rivelazione del Sublime Corano nel cuore di lui, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, nella grotta del monte Ḥirā nei pressi della Mecca, molto probabilmente nell’anno 609 dell’era volgare.

In quella notte santa, che viene tradizionalmente commemorata nella notte del 27 Ramaḍān, l’Angelo Gibrīl su lui la pace, dopo aver pronunciato l’imperativo «ìqra‹›°!» [recita!] parola iniziale del primo testo di rivelazione di cinque āyāt, che troviamo nel Sublime Corano nella Sura numero 96, annunciò l’investitura profetica con le parole:

«O Muhàmmad, io sono Gibrīl e tu sei l’Apostolo di Allàh!».

Era «làylatu-l-qàdr»! Era la notte che è meglio di mille mesi, frase che significa che le devozioni in essa nella veglia notturna di adorazione, il qiyāmu-làylat-l-qadr, eseguito imānan wa qtisāban equivalgono alle devozioni super-erogatorie di mille mesi!

Il digiuno – non dimentichiamolo – purifica l’anima e attira sul digiunante le benedizioni di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, il Quale desidera il meglio per i Suoi servi sinceri.

Egli, rifulga lo splendor della Sua Luce, ci ha dato il digiuno del mese di Ramadan perché noi, credenti nella paternità divina del Sublime Corano e nella missione apostolico-profetica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, si trovi la via per appropriarci del «Timore di Allàh» per mezzo del quale impariamo a controllare i nostri desideri, a riflettere sulle nostre sperabilmente non grandi trasgressioni a non arrenderci alle passioni e a escludere dalla nostra vita quotidiana tutto ciò che danneggia la dignità dell’uomo e porta alla rovina, spirituale e materiale.

Il digiuno fortifica la volontà, insegna la pazienza e l’autodisciplina, ci rende capaci di sopportare le avversità della vita e di patire serenamente la fame e la sete.

Il digiuno è una scuola, la messa in pratica degli insegnamenti della quale rappresenta una chiara vittoria sui desideri illeciti e gli impulsi egoisti, che sono promossi da an-nàfsu-l-ammaratu bi-s-sū‹ che alberga in ciascuno di noi.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
intensifichiamo in questi nostri ultimi dieci giorni di Ramadàn, le nostre devozioni, la lettura del Sublime Corano, la beneficenza, l’ordinare il bene e il proibire il male; chiediamo ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, di aiutarci nel Ricordo di Lui, nel Ringraziamento per le sue grazie, nell’essere scrupolosi nell’assolvimento dei nostri doveri, abbandonando le nostre debolezze, controllando emozioni e istinti e governando la lingua.

Chiediamo ad Allah, rifulga lo splendor della Sua Luce di dare al nostro digiuno il potere di animare lo spirito di ciascuno di noi e di tutti i fratelli e le sorelle nell’Islàm alla ricerca della Sua Benedizione per l’unificazione della nostra Ummah e la protezione di essa dalle aggressioni che vengono dall’esterno e, disgraziatamente, anche dall’interno di essa.

Siamo generosi nel dare il nostro sostegno di preghiere e di beni materiali per i fratelli e le sorelle, che sono vittime dell’ingiustizia che è la figlia primogenita del dominio dell’uomo sull’uomo in molte parti della Casa dell’Islàm.

-o-

Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.