La parola e il controllo della lingua

Fratelli e Sorelle in Allàh,

Dobbiamo imparare a dare sempre inizio ai nostri discorsi con la lode di Allàh** e l’onore al Profeta* . Possibilmente dobbiamo farlo in arabo con le parole della frase:

الحَمْدُ اللَّهِ وَالصَّلاةُ وَالسَّلام عَلى رَسُولِ اللَّهِ

al-hàmdu lillàhi wa ṣ- ṣalàtu wa s-salàmu ‘alà rasùlillàh.

Le Parole di lode ad Allàh** e di devozione al Profeta* attirano il favore di Allàh**, l’Altissimo, su qualsiasi discorso. Per il sopra citato motivo in ogni discorso non deve mancare mai la menzione del nome di Allàh**, la Sua glorificazione e l’esaltazione del Suo Apostolo, Muhàmmad* figlio di Abdullah, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, nostra guida spirituale e maestro di vita. La menzione di Allàh**, infatti, conferisce al discorso del Musulmano una buona caratura islamica. Insegna il Profeta*:

Non parlate a lungo senza menzionare il nome di Allàh. I lunghi discorsi, quando in essi non venga menzionato il nome di Allàh, infatti, induriscono il cuore e, in verità, l’uomo più lontano da Allàh è l’uomo dal cuore duro”.

*

La parola è uno degli aspetti fondamentali della creatura umana: è uno delle forme, con cui Allàh, l’Altissimo**, ha distinto l’uomo dalla bestia. Tutte le creature viventi, infatti, hanno un linguaggio, per mezzo del quale comunicano tra loro, ma solamente l’uomo ha ricevuto da Allàh**, rifulga lo splendore della Sua Luce, il dono della parola, che è uno degli aspetti della Realtà Divina. Allàh, l’Altissimo**, infatti, ha rivelato agli uomini per mezzo della Sua Parola divina, il Sublime Corano, Kàlimatu llàh, la salvifica visione del mondo e il codice di vita, nei quali l’uomo ha gli strumenti di realizzazione della propria dignità umana. Per mezzo della Parola Divina, che nelle lettere della lingua araba assume forma visibile e nei suoni della lingua araba assume forma udibile, l’uomo ha ricevuto la comunicazione della via che deve percorrere, se vuole salvarsi dal fuoco dell’Inferno. E’ lo stesso Allàh, l’Altissimo**, che ha insegnato all’uomo, nella persona di Adamo, il primo uomo, di cui tutti noi umani (uomini e donne) siamo figli e figlie, i nomi delle cose. Dice Allàh, l’Altissimo**, nel Sublime Corano (Sura II – la vacca – àyah 31:

Egli (Allàh, l’Altissimo) insegnò ad Adamo i nomi di tutte le realtà e poi, nel farle sfilare davanti agli angeli, disse loro: “Ditemi i loro nomi, se siete veritieri!”(31) Dissero (gli Angeli) : “Incondivisa è la Tua divinità! Noi non sappiamo se non quello che Tu ci hai insegnato, poiché Tu sei l’Onnisciente il Sapiente”.(32)Allora, Allàh, rivolto ad Adamo: “Dilli tu i nomi a loro!”. Dopo che Adamo ebbe enunciato i nomi delle realtà, Allàh disse, rivolto agli Angeli: “Non vi avevo detto che Io conosco i segreti dei cieli e della terra e che so sia quello che manifestate sia quello che tenete nascosto?”. 

Allàh** , oltre ad avere insegnato i nomi delle realtà, delle quali Allàh, l’Altissimo, diede esperienza ad Adamo, su lui la pace, facendole materialmente passare davanti ai suoi occhi, strutturò la mente di lui con la capacità di stabilire rapporti tra le realtà (ragionare), di ricordare (memoria), di ideare (pensiero), di esprimere il pensiero attraverso le parole (eloquio). Dice Allàh** nel Sublime Corano (Sura LV – il Sommamente Misericordioso – ayah 3 e àyah 4 ):

Khàlaqa l-insàn – ‘allàma-hu l-bayàn
Creò l’uomo e gli insegnò l’eloquio

Inoltre, è Allàh**, l‘Altissimo, che ha insegnato all’uomo a trasformare in scrittura i suoni della parole. E’, infatti, Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, che ha insegnato all’uomo la scrittura.

àllama bi-l-qàlam(3)
àllama l-insàna ma lam yà’lam (4)

Insegnò l’uso del calamo.
Insegnò all’uomo
ciò che da solo non avrebbe potuto sapere.

(Corano: Sura XCVI – al-‘àlaq – ayah 3 e àyah 4)

L’espressione uso del calamo, significa, infatti, scrittura. La scrittura è la materializzazione grafica della parola, che consente la comunicazione a distanza, sia nel tempo sia nello spazio, tra i due soggetti della comunicazione. Mentre, infatti, la parola (comunicazione verbale) richiede la compresenza nello spazio e nel tempo e in caso di telefonia, quella nel tempo dei soggetti della comunicazione, essa non è necessaria per la comunicazione scritta. Anche la diversità delle lingue, come, peraltro, la diversità dei colori della pelle, dipende dalla volontà di Allàh**. La diversificazione delle lingue, che ebbe inizio dalla lingua di Adamo, è stata attuata nel tempo a partire dall’insegnamento delle parole, che Allàh** impartì ad Adamo, su lui la pace, dopo averlo creato. Dice Allàh, l’Altissimo, nel Sublime Corano alla Sura dei Rum (Corano: Sura XXX – i Romani d’Oriente – àyah 22):

“Tra i miracoli della Sua Onnipotenza ci sono la creazione dei cieli e della terra e la diversificazione delle vostre lingue e dei colori della vostra pelle”.

Per mezzo della parola Eva e Adamo chiesero perdono ad Allàh** per la loro trasgressione:

“O Signor nostro, abbiamo mancato contro noi stessi! Se Tu non ci perdoni e non ci usi misericordia, saremo, certamente, tra i perdenti”
(Corano: al-à’ràf – Sura VII –ayah 23).

Adamo ed Eva si pentirono. Allàh accolse il loro pentimento e

Adamo ricevette parole (kalimāt) dal suo Signore e Allàh accolse il suo pentimento. In verità, Egli è Colui che accetta il pentimento, il Clementissimo.
(Corano : al-bàqarah – Sura II – àyah 37).

Con la parola Allàh** comunicò con Nuh, su lui la pace; con la parola Allàh** comunicò con Mūsā, su lui la pace, e con la parola Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, parlò alla madre di Mūsā. La parola, che è uno dei tratti distintivi dell’uomo nelle realtà del creato; è uno degli aspetti, per cui l’uomo, il figlio di Adamo, primeggia nel creato. Veicolo della sua salvezza dal fuoco dell’Inferno è “la parola buona (al-kàlimatu t-tàyyibah) e il veicolo della sua perdizione è la “parola cattiva (al-kàlimatu l-khabīthah). Dice Allàh, l’Altissimo, nel Sublime Corano alle ayàt da 24 a 27 della sura di Ibrāhīm:

“Non vedi come Allàh propone ad esempio di una parola buona una pianta buona – la sua radice è salda e i suoi rami sono (alti) nel cielo – (24) la quale dà i suoi frutti in ogni tempo, con il permesso del suo Signore? Allàh propone agli uomini degli esempi, affinché essi ricordino. (25) Invece l’esempio per una parola cattiva è una pianta cattiva, sradicata dalla terra e rimasta senza dimora. (26) Allàh fortifica con la parola solida, sia nella vita terrena sia nella futura, coloro i quali credono, mentre fuorvia i trasgressori. Infatti, Allàh fa ciò che vuole”. (27)

La buona parola è associata al timore di Allàh (al-tàqwa). Allàh**, infatti, esorta al Timore di Allàh congiuntamente all’uso giudizioso della parola quando dice:

O voi che credete, siate timorati e dite parole assennate” (giuste, rette, a proposito, pertinenti, giudiziose, convenienti, adeguate, assennate, in cui si esprima fortemente la vostra identità islamica, di rispetto della pace, della verità e della giustizia). “Allàh aggiusterà le vostre azioni e perdonerà i vostri peccati e (sappiate che) chi obbedisce ad Allàh e al suo Apostolo trionferà con trionfo sublime!”.
(Corano: al-ahzàb (i confederati) – Sura XXXIII – àyah 70)

E, ancora:

“Coloro che temono di lasciare senza risorse i loro discendenti, temano Allàh e dicano parole assennate”.
(Corano: an-Nisà< (le donne) – Sura IV – àyah 9)

E ancora:

Chi è migliore, quanto a parola, di chi invita ad Allàh e si comporta correttamente e dice: Io sono uno dei Musulmani!? ”.
(Corano: Fussilat – Sura XLI – àyah 33)

La buona parola esprime l’eccellenza della fede nel cuore, sicché quando la buona parola viene meno, ciò significa che anche la fede e uscita dal cuore. Dice il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

“Tutte le parole che il figlio di Adamo dice non gli apportano altro che danno, fatta eccezione di quelle che egli dice per ordinare il bene, proibire il male e ricordare Allàh”.

Quanto al Ricordo di Allàh, il Profeta*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, ha detto:

“Pronunciare le parole la ilàha illa llàh è il modo migliore di ricordare Allàh e il modo migliore per ringraziarlo è pronunciare le parole al-hàmdu lillàh”.

Conseguentemente, in una corretta linea di condotta islamica non hanno spazio gli usi della parola, qui di seguito elencati: (1) la mormorazione, (2) il sospetto, (3) il pettegolezzo, (4) la diffamazione, (5) la menzogna, (6) la calunnia, (7) il falso giuramento (8) il dubbio. Questi comportamenti umani disgustosi, che hanno come veicolo principale la parola, sono messi all’indice dal codice di vita islamico. Il Musulmano, quindi, si astiene dalla mormorazione (detrazione), dal dubbio, dal sospetto, dalla maldicenza, dal pettegolezzo, dalla diffamazione, dalla menzogna, dalla calunnia, dal falso giuramento, tutti peccati che hanno per strumento la lingua.

C’è un lungo hadìth nel quale il Profeta* mette in guardia dal malgoverno della lingua, causa di perdizione dell’uomo.

…Disse (l’Apostolo di Allàh* ) Ti informo pure della cosa più importante della vita, della colonna portante della cosa più importante della vita e del suo culmine?” Dissi (è Mu’àz bi Giàbal – Allàh si compiaccia di lui – che racconta): “Sì, o Apostolo di Allàh!”. Disse: “La cosa più importante della vita è l’Islàm, la colonna portante dell’Islàm è il rito di adorazione e il suo culmine è lo sforzo per l’affermazione del primato della Parola di Allàh (il Creatore) su qualsiasi parola dell’uomo (la creatura)! Ti informo pure di come mantenere il possesso di tutto questo?” Dissi: “Sì, o Apostolo di Allàh!”. Allora egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, prese tra l’indice e il pollice la punta della sua lingua, la agitò e dopo averla lasciata disse. “Sta’ in guardia da questa!”. Dissi: “O Profeta di Allàh, saremo forse puniti per quello che diciamo?”. Disse*: “Non t’avesse mai partorito tua madre, o Mu’àz! Che cosa fa precipitare gli uomini nell’inferno a testa in giù, se non il raccolto di ciò che hanno seminato le loro lingue?”.

La veridicità è uno dei pregi migliori del Musulmano. Egli, però, sa che la verità non va detta a casaccio; egli, nei suoi rapporti con gli altri, la verità la dice sempre, quando è suo obbligo islamico dirla, mentre tace, quando è suo dovere mantenere il segreto. La verità va detta al momento opportuno, a tempo e luogo, dove e a chi si ha l’obbligo islamico di dirla e nel modo in cui è giusto dirla. Ci sono, infatti, alcune cose, o fatti o azioni o avvenimenti, su cui il Musulmano è tenuto dal suo consapevole Islàm a mantenere il segreto; e ciò, specialmente, riguardo ai peccati propri, o ai peccati altrui, ai vizi, ai difetti, alle colpe, la cui rivelazione possa essere causa di danno materiale a lui stesso, o al prossimo, e pregiudizio morale a lui stesso o al prossimo.

Dice il Profeta*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

Chi trova dei difetti in un uomo e li tiene nascosti è come colui che ha salvato la vita a una bambina sepolta viva”.

Manifestare, ingiustamente, cose segrete, o conosciute da poche persone, cose personali nostre o del nostro prossimo, è estraneo alla linea di condotta islamica, perché la loro divulgazione porta, generalmente, a pensare e a dire cose false sopra noi stessi e il prossimo, al di là del fatto negativo (vero o falso che sia), che è stato reso di pubblico dominio. E’ un dovere per il Musulmano mantenere il segreto, quando su una informazione il mantenere il segreto è richiesto, da chi l’informazione l’ha esternata. Saper tacere è un comportamento che denota la presenza di una fede costruttiva in Allàh** e nella vita futura, dove c’è il Paradiso e l’inferno. E dice ancora il Profeta*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

La posizione che l’uomo raggiunge con il silenzio è più elevata di quella che si raggiunge con 60 anni di preghiere supererogatorie”

e anche:

Chi sa tacere si salverà

Il Musulmano non solo ha l’obbligo di parlare bene e di pensare bene del prossimo, ma ha il preciso dovere di non pensare male e di non parlare male di un altro Musulmano e, in ogni caso, del prossimo. Infine, sono estranei alla linea di condotta islamica: il turpiloquio, il vaniloquio, lo sproloquio, la maledizione, Nel Paradiso i beati, come dice Allàh** nel Sublime Corano,

“Non udranno (nel Paradiso) né vaniloquio né impostura”. (Corano : an-nabà< ( i Profeti ) àyah 35 )

Con questa sintetica frase viene messo in risalto quanto totalmente negativo sia il giudizio di Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, riguardo al vaniloquio e all’impostura, che riempiono i discorsi terreni, e quanto, invece, le parole assennate e la veridicità siano meritevoli del Paradiso, uno degli aspetti del quale è proprio quello di non essere frastornati in esso dal vaniloquio e discorsi menzogneri. Il controllo della lingua è di vitale importanza per la conservazione dei valori dell’Islàm.

Ecco alcune direttive profetiche a proposito del controllo della lingua. Fu chiesto al Profeta*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: “Cosa è la salvezza dal fuoco?”. Rispose*:

“Controllo della lingua, sollecitudine per la famiglia, pianto sui propri peccati!”.

Fu chiesto: “Chi è il migliore degli uomini?”. Rispose*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

“Chi è puro di cuore e sincero di lingua!”.

Fu chiesto: “Che cosa è l’Islàm?”. Rispose*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

Bontà nel parlare e dare da mangiare a chi ha fame”.

Quando fu chiesto a lui, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: Cosa è il meglio dell’Islàm?”. Egli*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, rispose:

“Il comportamento di colui dalla cui lingua e dalla cui mano i Musulmani non ricevono danno”.

Disse*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

“Tre cose rovinano l’uomo: il suo ventre, le sue passioni e la sua lingua”.

Disse*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

I dissidi causati dalla lingua sono più gravi di quelli causati dalla spada”.

Il criterio islamico per il controllo della lingua è l’utilità (islamica) di parlare; se non c’è una evidente utilità (islamica) nel parlare, il Musulmano ha il dovere islamico di tacere. La stessa linea deve essere seguita quando è del tutto prevedibile l’inutilità sia dal parlare sia del non parlare. Infatti, il parlare, quando si è capito che è inutile esprimersi, porta spesso a situazioni deplorevoli di scontro e di alterco. Prima di parlare, dunque, è necessario riflettere. Bisogna parlare solo se dal parlare deriva un evidente vantaggio, mentre se c’è un dubbio è doveroso tacere. Ne deriva che pregevole caratteristica del Musulmano è quella di capire, intelligentemente, quando è il momento di tacere e quando è il momento di parlare.

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Quanto sopra premesso, Care Sorelle e cari fratelli, vi esorto ed esorto me stesso al controllo della lingua, facendo tesoro degli Insegnamenti di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e degli insegnamenti del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria. Chiedo perdono di tutti i peccati ad Allàh per me, per voi e per tutti i Musulmani. Chiedeteglielo anche voi In Verità, Egli è il Clementissimo Perdonatore.