Khutbah del Pellegrinaggio al-ifràd

 La Lode tutta appartiene ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, il Sommamente Misericordioso, il Sublime, il Quale effondendo la Sua Grazia in abbondanza sui Suoi servi fedeli, li guida sul sentiero della Rettitudine.

-o-

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale non ha compartecipi nella sua divinità né per figliolanza né per condominio nella Signoria sull’universo visibile e invisibile e rendo, altresì, testimonianza, che Muhàmmad, è servo di Allàh e di Lui Apostolo, il quale ha portato la Guida divina, per mettere a nudo le fantasie teologiche dei fabbricanti di dei falsi e bugiardi. Allahùmma [o Iddio] benedici ed esalta il tuo servo e apostolo Muhàmmad e compiaciti della Sua Famiglia e dei suoi Compagni.

-o-

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
come tutti voi già sapete e non potete ignorare il Pellegrinaggio è il quinto pilastro dell’Islàm, come ci ha insegnato il Nostro Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, quando, nel lungo hadith, che ha come primo relatore Omar ibn al-Khattàb, disse come quinto pilastro dell’Islàm:

<<Il Pellegrinaggio alla Casa [di Allàh], che diventa obbligatorio per chi ne abbia le possibilità>> o come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Oggi parleremo del pellegrinaggio al ifrād.

Il fedele esprime l’intenzione di fare solamente al hàgg, entra nello stato di ihràm e ci rimane fino al giorno del sacrificio (il 10 di dhū-l-hìggiah), durante il quale compie la lapidazione di Satana alla giàmrah di ‘àqaba, il sacrificio, la rasatura dei capelli e il tawāf al-ifādah, dopo aver eseguito il quale è sciolto dagli obblighi dello stato di ihràm.

A questo punto esce dal sacro recinto della Moschea Sacra e, senza bisogno di andare fuori dal territorio sacro per rientrare attraverso un miqāt, formula l’intenzione di eseguire la umrah, la esegue con le modalità stabilite per essa dal Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Il giorno 8 di dhu-l-hìggiah – di mattina – egli si reca a Mina, che è la base di partenza verso la pianura di ‛àrafah.

Il giorno 9 di dhū l hìggiah, al levar del sole, recitando la tàlbiyah, si avvia in maniera dignitosa e composta verso la pianura di ‛àrafah dove giunge in tempo per il rito di mezzodì, che viene eseguito accorciato e combinato con il rito del pomeriggio, anch’esso accorciato.

La sosta in ‛àrafah (al wuqūfu bi ‛àrafah) nel pomeriggio del giorno nove di dhū l hìggiah è il momento essenziale del Pellegrinaggio. Il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, infatti disse: Al hàggiuàrafah” (il Pellegrinaggio è àrafah).

Nella pianura di ‛àrafah c’è una collina, la collina dalla sommità della quale il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, fece il discorso del congedo (khutbatu l widà).

Durante la sosta il pellegrino con le braccia alzate verso il cielo, rivolto in direzione della qìblah adora, invoca, chiede perdono fino al tramonto del sole, poi si allontana rapidamente da ‛àrafah e recitando la tàlbiyah durante tutto il percorso si avvia verso Muzdalifah.

Ivi giunto esegue màghrib e ‛išā‹ (di 3 rak‛āt il primo e di rak‛atàyn il secondo). Con la massa dei pellegrini pernotta in Muzdalifah.

Al primo chiarore antelucano del 10, il pellegrino esegue il rito di adorazione dell’alba e dopo averlo eseguito, egli raccoglie le sette pietruzze da scagliare contro il pilastro di ‛àqabah e, si incammina verso Minā.

Quando giunge a Minā si reca al pilastro di ‛àqabah il pilastro più vicino alla Mecca, e scaglia contro esso, una dopo l’altra, le sette pietruzze, dicendo a ogni lancio: “Allāhu àkbar!”.

Dopo la lapidazione di Satana, il pellegrino esegue il sacrificio della vittima sacrificale rivolto nella direzione della Mecca.

Dopo il sacrificio, il pellegrino si rasa la testa e la pellegrina si taglia una ciocca di capelli. Con cui hanno termine tutti i divieti dello stato di ihrām, tranne quello dei rapporti coniugali.

Dopo il primo ritorno alla normalità, il pellegrino si reca alla Mecca, dove esegue la circumambulazione della visita alla Casa di Allàh, dopo la quale cessa anche il divieto dei rapporti intimi coniugali e il torna alla sua vita normale.

A questo punto il pellegrino ritorna a Minā, dove passa le notti che precedono i giorni 11, 12 e 13 di dhū-l-hìggiah, cioè i tre giorni successivi al giorno del Sacrificio che sono detti ayyāmu-t-tašrīq.

Nel pomeriggio dei due o tre giorni del tašrìq, lapida Satana con sette pietre al grido di Allàhu àkbar! A ogni lancio contro ognuno dei tre pilastri, partendo dal primo pilastro (quello più lontano dalla Mecca), passando poi al secondo e infine al terzo.

Se il sole del secondo giorno tramonta prima che il pellegrino sia partito da Minā, egli deve restare a Minā ed eseguire la lapidazione di Satana, anche il terzo giorno.

Prima di tornare a casa il pellegrino deve passare per la Mecca ed eseguire una circumambulazione, detta del congedo.

Questo, in sintesi è il Pellegrinaggio, detto al-Ifràd.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
dobbiamo sapere che non appena ciascun fedele si trova nelle condizioni richieste per eseguire il pellegrinaggio, ha da eseguirlo perché esso è un elemento essenziale dell’Islàm, il suo quinto pilastro, tenendo presente che il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse che chi, potendolo fare, non lo fa e muore, muore nelle condizioni di chi non crede nella paternità Divina del Sublime Corano e nella missione apostolico-profetica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, o come disse.

Chiediamo, quindi, ad Allàh, rifulga lo splendor della sua Luce, di metterci nelle condizioni di poter essere Suoi ospiti.

-o-

Chiedo perdono ad Allàh, l’Altissimo, per me, per voi e per tutti i Musulmani. Chiedete il Suo perdono anche voi, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.