Khutba della fine del Pellegrinaggio 1436

Nel nome di Allàh,
il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno, gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

-O-

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
Ieri, 10 dhū-l-ìggiah 1436 i Pellegrini hanno partecipato alla celebrazione del Rito solenne congregazionale con cui si chiude il Pellegrinaggio e al termine del Rito sono avvenuti i Sacrifici delle vittime sacrificali, che come voi sapete, sono cammelli, bovini, ovini e caprini.

Oggi è il primo dei tre giorni del tashrīq, che i Pellegrini passano a Mina glorificando Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e lapidando le tre steli, al-giamarāt rappresentative di Shayṭān, al grido di Allàhu àkbar, al lancio di ogni pietra.

Chi non può trattenersi tre giorni ha la possibilità di esentarsi dal terzo, ma deve lasciare Mina prima del tramonto del sole del secondo giorno, di domani, mentre, se il tramonto lo sorprende ancora a Mina, deve rimanervi anche il terzo giorno.

Chi compie il àgǧcome Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, comanda, ritorna puro, cioè senza macchia di peccato originale, che è una invenzione che ha i suoi motivi, ma di cui non è questa la sede per parlarne, e un pellegrinaggio così, che si chiama Ḥàggiun mabrūr, non ha come ricompensa, se non il Paradiso, come disse il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Il Hàgǧ è la prefigurazione del giorno del Giudizio e l’abito del pellegrino è il sudario, nel quale viene avvolto il defunto musulmano.

Chi muore alla Mecca, muore martire e il martire è vivo presso Allàh nel Paradiso, dove va direttamente, senza passare per il giorno del Giudizio.

Per questo, ogni pellegrino, sapendo questo, spera in cuor suo di morire in Pellegrinaggio, perché il Pellegrinaggio alla Mecca non è il pellegrinaggio a una delle tante mete, inventate dalle fantasie teologiche del Diavolo per assicurare prede all’Inferno, ma è il Pellegrinaggio alla Casa di Allàh, sulla Terra e Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, è veramente Iddio, non una delle numerose fantasie teologiche di matrice satanica, in cui sono stati irretiti coloro che, come sembra, hanno scritto pezzi di bravura mass-mediatica per demonizzare l’Islàm e i Musulmani, nell’occasione del martirio di due o trecento Pellegrini alla Mecca, che sono stati accolti da Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e introdotti di già in Paradiso.

Gli estensori, maschio e femmina, di cui sopra appartengono alla categoria di coloro che sono stati creati strutturalmente incapaci di capire la verità, per cui dirgliela o non dirgliela, li lascerà perfettamente indifferenti, e ciò perché Allàh ha posto un sigillo sul loro cuore, una benda sui loro occhi e dei tappi nelle loro orecchie.

Loro sì che come dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, non solo sono come le bestie, per il loro materialismo, ma sono, addirittura, peggio di come sono delle bestie.

Le bestie, infatti, per istinto sentono il pericolo e si sforzano di allontanarsi da esso, mentre loro, benché dotati di capacità d’intendere e di volere, avendo la mente cloroformizzata dagli inganni della vita terrena o dagli inganni del Diavolo a proposito della Divinità, sono incapaci di capire la differenza tra la verità e la falsità, la differenza tra ciò che è bene per loro e ciò che per loro è male, in questa vita e in quella futura e nell’Inferno, in cui grazie agli inganni di Satana non credono o, se ci credono, ne hanno un’idea diversa da quella fornita da chi li ha creati.

Nei confronti di questi denigratori, noi Musulmani dobbiamo avere un atteggiamento di compassione, pacato e sapientemente informativo della verità, non già un atteggiamento aggressivo, come pare stia accadendo nei social network, su cui la reazione più moderata è l’appellativo di «razzista», mentre il resto sono invettive e insulti, che non è la linea islamica.

Noi non sappiamo se questo loro atteggiamento l’avranno fino alla chiusura dei conti, perché può darsi che Allàh, l’Altissimo, prima della chiusura dei conti li chiami all’Islàm.

Ricordiamoci che Omar bin al-Khattāb, che Allàh si compiaccia di lui, prima che Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, lo chiamasse all’Islàm, aveva in corpo un odio viscerale contro il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, da andar in giro con la spada sguainata, cercandolo, per ucciderlo.

Il livore e l’odio che sprizzano da ogni poro della pelle degli attuali denigratori dell’Islàm e dei Musulmani è nulla in confronto all’odio di Omar, motivato dal suo attaccamento alla religione tradizionale della Mecca, di tipo idolatrico e politeista.

Eppure, quando Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiama, la renitenza alla chiamata è impossibile.

Infatti, Omar, che Allàh si compiaccia di lui, non solo divenne uno dei più stretti collaboratori del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, nella edificazione dello Stato islamocratico, ma ne divenne il secondo successore, dopo il primo, Abu Bakr a-iddìq, che Allàh si compiaccia di lui.

Quello che dobbiamo sperare è che Allàh, l’Onnipotente, converta alla Sua Causa gli odierni denigratori, e ne faccia dei paladini del suo Messaggio di liberazione dell’uomo dal dominio dell’uomo, cioè dell’Islàm.

E ricordiamo che tutto ciò che è scritto debba accadere, inevitabilmente accade e tutto ciò che non è scritto, inevitabilmente non accade. Nulla, infatti avviene indipendentemente dal Volere di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e le prove che le cose stanno cosi sono date dal fatto che i denigratori credono diversamente.

E Allàh ne sa di Più.

Eccellenti fratelli e Sorelle nell’Islàm,
teniamo a mente la Parola di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, quando dice nel Suo Libro Generoso, il Sublime Corano, di reagire a un’azione aggressiva con un’opera di bene nei confronti dell’aggressore, il quale muterà l’atteggiamento aggressivo, da cui è nata l’offesa, in atteggiamento amichevole.

-O-

Chiedo perdono ad Allàh, l’Altissimo, per me, per voi e per tutti i Musulmani. Chiedeteglielo anche voi In Verità, Egli è il Clementissimo Perdonatore.