Abu Bakr

Colui che conferma la verità

 Il nome di Abu Bakr as-Siddìq in calligrafia araba stilizzata.

Il nome di Abu Bakr as-Siddìq in calligrafia araba stilizzata.

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Abu Bakr (573-634), che ALLAH si compiaccia di lui, è l’unico fra i Compagni del Profeta menzionato, sia pure non per nome, dal Sublime Corano:

Già lo sostenne Allàh, quando coloro che rifiutavano di credere, lo costrinsero ad uscire (dalla Mecca) ed egli, essendo secondo di due, diceva nella grotta al suo compagno: – Non essere in pena, perché Allàh è con noi -!” (Corano, 9, 40)

Egli fu il primo Califfo (dall’arabo khalìfah, che significa successore, vicario, luogotenente, rappresentante, nella fattispecie del Profeta Muhàmmad) ben guidato (rashìd), scelto da tutti i musulmani all’unanimità come il migliore fra loro, a guidare la comunità-stato islamica subito dopo la morte del Profeta.

Fu proprio in quell’ occasione, molto delicata sotto tutti i punti di vista, che pronunciò quelle che sono forse le sue parole più famose, e forse le più importanti dal punto di vista dottrinale:

Chi adorava Muhàmmad, sappia che Muhàmmad è morto, ma chi adorava Allàh… Allàh è il vivente che non muore mai”.

Parole queste che, peraltro, erano la ulteriore conferma di quanto già espresso da questi due brani del Corano, da lui stesso pochi istanti prima recitati:

Muhammad non è che un apostolo. Già son partiti prima di lui di quaggiù altri apostoli! E se egli morrà o sarà ucciso, ritornerete voi sui vostri passi?”. (Corano, 3, 144)

Tu morirai (o Muhàmmad) ed anche loro moriranno!”.
(Corano, 39, 30)

Era coetaneo del Profeta (dal quale fu in seguito soprannominato as-Siddìq, che significa Colui che conferma la Verità), e suo amico fin dalla giovinezza. Fu uno dei primi uomini ad entrare nell’Islàm.

Fronteggiò con successo, una volta eletto Califfo, una importante rivolta di alcune tribù beduine che si rifiutavano di pagare l’imposta coranica, e conseguì importanti vittorie militari contro i bizantini, che non riconobbero il nuovo stato islamocratico di Medina, e preparavano l’invasione, come del resto i persiani.

Il suo governo durò solo due anni.

 Situazione geopolitica al momento del Califfato di Abu Bakr.

Situazione geopolitica al momento del Califfato di Abu Bakr.

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Fu uomo esemplare sotto tutti i punti di vista, totalmente dedito ad Allàh ed alla comunità islamica, di una generosità incomparabile.

Luminose le sue parole al momento della sua elezione a capo della comunità, parole a tutt’oggi considerate basilari per designare quelle che devono essere le caratteristiche del khalìfah:

O mio popolo, io sono stato eletto vostro Capo e governatore, ma io non sono in nessun modo superiore a voi. Se io vado nella giusta direzione, aiutatemi, ma se io devio da essa, rimettetemi sul retto sentiero! Sia ben noto a tutti che la sincerità è verità e che la falsità è assoluta disonestà. Quelli di voi che sono vittime dell’ingiustizia saranno miei creditori fino a quando i loro diritti saranno stati ripristinati ed i potenti tra di voi saranno perseguiti fino a quando, se Allàh vuole, avrò ottenuto ciò che da loro è dovuto agli altri. La comunità che abbandona lo sforzo per il trionfo della Parola di Allàh è destinata alla catastrofe davanti ad Allàh; e la comunità che si comporta in modo vergognoso viene messa a dura prova e viene colpita da disastri da Allàh! Obbeditemi, finchè io obbedisco all’Onnipotente Allàh ed al Suo Apostolo. Siate solleciti al rito dell’adorazione quotidiana e Allàh sarà misericordioso nei vostri confronti”1.

Questo brano è mirabile esempio di forza ed equilibrio assieme, di autorità ed umiltà assieme, unite in una sola persona, ad esclusione dei Profeti, in massimo grado.

Questo era Abu Bakr. Fra gli uomini “semplici”, il più alto grado di perfezione possibile.

Del resto, questa era la considerazione che di lui aveva il Profeta Muhàmmad:

Il più generoso con me di tutti gli uomini, con la sua compagnia e la sua proprietà, è Abu Bakr, e, se dovessi prendere altri che il mio Signore come amico prediletto, prenderei Abu Bakr”.
(Hadith riportato da Abu Sa’id al Khudrìyy).

Ecco le sue raccomandazioni prima della partenza della spedizione militare musulmana contro i bizantini, parole prese ad esempio, e ancora ricordate con orgoglio, dai musulmani dei secoli a seguire:

Non uccidete vecchi, donne e bambini. Non rovinate palmizi e non abbattete alberi da frutta. Non uccidete pecore, mucche o cammelli, tranne che per cibarvi delle loro carni. Se troverete sulla vostra strada persone che vivono in monasteri, non disturbatele.

Si può dire altrettanto anche di uno solo delle centinaia di migliaia di capi di eserciti che hanno attraversato la storia dell’umanità?

Chiudiamo questo articolo con una testimonianza della sua umiltà e voluta povertà. Proprio quando era Califfo, dietro ripetute insistenze dei musulmani, gli fu assegnato un piccolo salario (si trattava di cifra poco più che misera: si racconta che la moglie stette più di un mese senza poter cucinare un piatto di dolci!), tratto dalle casse dello Stato Islamico (Bait-ul Màl). In punto di morte, volle restituirlo alla sua maniera, donando un giardino di sua proprietà allo stato islàmico!

Raccontò Ibn Sirin:

Quando Abu Bakr stava per morire disse a sua figlia ‘Aishah (che Allàh si compiaccia di entrambi): – A me non piace prendere niente da Bait-ul Màl, ma Omar insistette con me per sollevarmi dai miei impegni di lavoro (non di commerciante, ma di capo di stato e di governo!), e permettermi di dedicarmi a tempo pieno ai miei doveri di Califfo, e non mi ha lasciato scelta. Adesso consegna quel mio giardino al mio successore come corrispettivo di quello che ho ricevuto da Bait-ul Màl -“.

Non c’è bisogno di altri commenti. A chiusura, vogliamo sottolineare solo che abbiamo parlato di un capo di governo, e di uno stato, che si avviava a diventare un impero.

Si pensi ai capi di stato, e di governo, di oggi. E di tutti i tempi passati.

1 Questo brano, ed altri approfondimenti sulla figura di Abu Bakr si possono trovare nel libro I califfi ben guidati, a cura di Shàykh ‘Abdurrahmàn Pasquini, Edizioni del Càlamo, Milano 1998. Cfr. i nostri links.