‘AISHA bint Abi Bakr

‘AISHA figlia di Abu Bakr, la Veritiera

‘Aisha (r)1, fu moglie del Profeta Muhàmmad (S)2.

Dopo la morte di Khadìgia, fu la persona, tra uomini e donne, da lui (S) più amata.

Una volta, Amr ibn al-As (r) gli chiese: “O Messaggero di Allah, chi ami di più?“. “‘Aisha!” fu la risposta. “O Messaggero di Allah, la mia domanda riguardava gli uomini”. “Il padre di ‘Aisha!” rispose il Profeta (S).

Era figlia di Abu Bakr (r), il miglior amico del Profeta (S). Sua madre, Umm Ruman (r), era stata sposata con un altro uomo. Rimasta vedova, sposò Abu Bakr (r) e gli donò due figli, ‘Aisha (r) e ‘Abdur-Rahman (r).

‘Aisha (r) era una bambina precoce. Fin da piccola, poneva domande estremamente intelligenti, ed aveva un’ottima memoria. Dobbiamo a lei una gran parte delle tradizioni (ahadith, cioè detti e fatti) risalente al Profeta (S).

IL MATRIMONIO – Come per quasi tutte le mogli che il Profeta (S) ebbe, anche ‘Aisha non venne scelta di sua iniziativa. Un giorno Khawlah (r) andò a dire al Profeta (S), che era molto triste per la recente morte di sua moglie Khadìgia: “O Messaggero di Allah! Sposa un’altra donna!”.

Chi?” domandò il Profeta (S).

Beh, ci sono sia giovani ragazze che vedove” rispose la donna; “se permetti, potrei parlartene”.

Chi hai in mente?

Sawdah figlia di Zam’ah è la vedova, e ‘Aisha figlia di Abu Bakr è la vergine”.

D’accordo” disse il Profeta (S) “contatta i loro tutori”.

Quando Khawlah (r) parlò della questione ad Abu Bakr (r), la sua prima reazione fu di sorpresa. Disse: “Il Profeta (S) ed io ci siamo sempre considerati come fratelli. ‘Aisha è dunque sua nipote. Come potrebbe sposarlo?”.

Khawlah (r) trasmise la risposta al Profeta (S), che osservò: “Abu Bakr non è il mio fratello di sangue. E’ soltanto mio fratello nella Fede. L’Islam non vieta il matrimonio in questo caso”.

Khawlah (r) riportò il commento del Profeta (S) ad Abu Bakr (r), che ne fu molto contento. Donandogli sua figlia in sposa, poteva avvicinarsi ancora di più al Profeta (S). C’era però un ostacolo. ‘Aisha (r) era già fidanzata. Ma il ragazzo e i suoi genitori erano ancora miscredenti. Abu Bakr (r) pensò che bisognasse prima di tutto regolare questa questione. Andò dai genitori del ragazzo e disse loro: “Voglio una risposta definitiva rispetto al fidanzamento con ‘Aisha”.

L’uomo consultò sua moglie, che disse, “Faremmo meglio a rompere il fidanzamento. Questa Musulmana porterà nostro figlio lontano dalla religione dei nostri avi”. L’uomo disse allora ad Abu Bakr (r) che non voleva più che suo figlio sposasse ‘Aisha (r). Abu Bakr (r) era felice. Ora poteva sposare sua figlia al Profeta (S) e guadagnare un onore imperituro.

Qualche giorno dopo, ebbe luogo il matrimonio. Fu una cerimonia semplice. ‘Aisha giocava con le sue bambole quando la serva la chiamò per condurla da suo padre. Abu Bakr (r) condusse da solo la cerimonia di nozze. Da quel momento in poi, la bambina cominciò a rimanere a casa.

Durante i primi tre anni di matrimonio, ‘Aisha (r) continuò a vivere a casa dei suoi genitori. Per la maggior parte del tempo era occupata a giocare, e quando era un po’ birichina sua madre la sgridava e la picchiava leggermente. Ma il Profeta (S) era contrario a queste punizioni e lo fece sapere alla madre.

Un giorno, trovò ‘Aisha (r) in lacrime dietro una porta. “Non hai tenuto conto della mia richiesta!” disse a Umm Ruman. “Racconta delle storie contro di me a suo padre” gli spiegò lei. “Non importa, non la picchiare!”, disse il Profeta (S).

Antica rappresentazione di Medina.

Antica rappresentazione di Medina.

NELLA CASA DELLO SPOSO – Passati tre anni dalla stipula del contratto del matrimonio, ‘Aisha viveva ancora presso i suoi genitori. Abu Bakr (r), un giorno, venne dal Profeta (S) e gli disse: “Messaggero di Allah, perché ora non prendi tua moglie nella tua casa?”. Dunque, evidentemente perché erano ormai giunte e in maniera regolare le mestruazioni, fu lo stesso padre della bimba, quando aveva nove anni, a sollecitare il suo “accasamento” presso lo sposo. “Non ho il denaro per pagare il mahr (dono nuziale)” rispose il Profeta (S). “Potrei prestartelo io” disse Abu Bakr (r).

Il Profeta (S) si fece allora prestare 500 dirham (poco più di 500 euro odierni) e li inviò ad ‘Aisha (r). Il giorno seguente, il Profeta (S) mandò delle donne Ansàr (di Medina) a trovare ‘Aisha (r). Quando arrivarono a casa di Abu Bakr (r), ‘Aisha (r) stava giocando. La madre la lavò, la pettinò, e la condusse nella camera dove si trovavano le donne, che esclamarono in coro: “Che tu possa essere benedetta!”.

Intanto, arrivò il Profeta (S). Nella casa non c’era altro che un recipiente di latte. Glielo offrirono. Lui prese il latte e ne bevve un sorso. Lo passò quindi ad ‘Aisha (r) che, timidamente, fece lo stesso. Poi lo posò. “Offri il latte alle tue amiche” suggerì il Profeta (s). “No, non abbiamo appetito” risposero quelle. “Non dite bugie” disse loro il Profeta (s) “poiché tutto ciò che una persona dice viene scritto”.

Dopo questa semplice cerimonia, ‘Aisha (r) salutò i genitori e andò a vivere con suo marito (S). Aveva allora nove anni, ma le fonti raccontano che trascorse ancora del tempo prima che il matrimonio fosse consumato.

Tutto si svolse dunque in maniera estremamente chiara e pulita, e secondo le usanze dell’epoca, laddove le donne erano solite, quando era possibile, sposarsi non appena diventate, appunto, donne. Tutto limpido, dunque, al contrario delle infami speculazioni occidentali, che su quest’episodio, come su molti altri nella storia islamica, non sono mai mancate.

Era la sola vergine che il Profeta Muhàmmad (s) avesse sposato. Le sue co-spose erano tutte vedove, o divorziate.

UN RAPPORTO PARTICOLARE – IDDIO, nella Sua infinita saggezza, ha dunque messo assieme l’uomo in cui ciascuna virtù umana era espressa alla perfezione, con una ragazza di spiccata intelligenza e sensibilità, e di memoria prodigiosa, che sarebbe dunque stata in grado di tramandare al meglio ai posteri la personalità del Profeta (S).

Dal momento in cui il Profeta (S) entrava nella sua camera, ‘Aisha cominciava a parlargli di ogni genere di argomento. La porta della sua camera dava sul cortile della moschea. Quando il Profeta (S) si sedeva nella moschea per insegnare alla gente e spiegare loro delle cose, ‘Aisha (r) restava vicina alla porta e ascoltava ogni parola che lui diceva. Il risultato fu una conoscenza incredibilmente vasta. Ben pochi Compagni (r) potevano eguagliare ‘Aisha (r) nella comprensione del Corano e della Sunnah. ‘Aisha aveva un’incredibile sete di sapere, e aveva sempre delle domande da fare. E le sue domande, con le risposte del Profeta (S) susseguenti, si sono tradotte in fonte di luce per l’Islàm.

Qualche esempio.

Combattere per la Causa d’IDDIO (Jihad fisabilillah), per la difesa della comunità islamica, è un dovere per ogni Musulmano. Un giorno ‘Aisha (r) domandò: “O Messaggero di Allah, le donne dovrebbero andare al campo di battaglia, come gli uomini?”. “No, il Pellegrinaggio è sufficiente per loro” rispose il Profeta (S).

Un’altra volta, gli chiese: “Messaggero di Allah, il consenso di una donna è necessario prima del matrimonio?”. “Sì!“”fu la risposta. “Ma le ragazze sono generalmente troppo timide per esprimere il loro consenso!” continuò ‘Aisha (r). “Il loro silenzio varrà come consenso” spiegò il Profeta (S).

Una volta, il Profeta (S) disse: “Seguite la via di mezzo. Cercate di avvicinare la gente. Dite loro che entreranno in Paradiso non solo per merito, ma per Grazia Divina!”. Quest’annuncio suonava strano alle orecchie di ‘Aisha (r), che domandò: “Messaggero di Allah, questo si applica anche a te?”. “, anch’io prego per il Favore d’IDDIO e per il Suo Perdono!” rispose il Profeta (S).

LA SUA CASA – Sul lato est della Moschea del Profeta (S) c’erano delle capanne di fango, che erano le stanze occupate dalle sue spose. Una di queste capanne apparteneva ad ‘Aisha (r). Era lunga 10 piedi (circa 3 metri e mezzo), con muri di fango e un pavimento di terra. Aveva un tetto di paglia, foglie e rami di dattero. Il tetto era così basso da poterlo toccare facilmente. La porta della camera, formata da un solo pannello, dava sulla moschea ed era coperta da una semplice tenda. Vicino alla sua camera, c’era una capanna più alta, chiamata mashraba. Era qui che il Profeta (S) si ritirava.

Questa era la casa dove la moglie più amata del Profeta (S) viveva. Come arredamento non c’era che un bistarah (materasso), un guanciale di fibre di dattero, una stuoia, due recipienti in terra per la farina e i datteri, una brocca per l’acqua e una scodella. C’era anche una lampada, ma a volte rimaneva senz’olio per settimane.

ELEMOSINE, ELEMOSINE, ELEMOSINE – Se tale era il conforto materiale (!) della casa del Profeta (S), anche il cibo che avevano lui e la sua famiglia era molto povero. Era abitudine del Messaggero di Allah (S) chiedere, entrando in casa la sera: “‘Aisha! C’è qualcosa da mangiare?”. Molto spesso, la risposta era negativa. Così, entrambi restavano affamati per tutta la notte.

Il Profeta (S) non si curava di risparmiare nulla, ed ‘Aisha (r) seguì fedelmente questa pratica durante tutta la sua vita. Riceveva una buona pensione da parte dei Califfi (r), ma la distribuiva tutta ai bisognosi.

Prima che il Profeta (S) morisse, era il governatore incontrastato di tutta l’Arabia, ma la sua moglie preferita condivideva con gioia insieme a lui una vita di stenti. In seguito, ‘Aisha (r) diceva spesso: “Ho voglia di piangere quando prendo dei pasti completi”. La conquista di Khaybar portò al Profeta (S) delle terre dalle quali guadagnava un regolare approvvigionamento di grano. Al tempo della raccolta, dava a ciascuna sposa grano sufficiente per tutto l’anno. Ma le richieste d’aiuto da parte dei poveri arrivavano in continuazione, e il Profeta (S) non rifiutava mai. Il risultato era che, molto prima che l’anno finisse, i viveri cominciavano a scarseggiare e faceva la sua comparsa la fame. Al momento della sua morte, del resto, il Profeta (S) era capo di tutta l’Arabia, il tesoro pubblico era pieno, ma nella sua casa non c’era cibo nemmeno per un giorno.

Questo spiega perché ‘Aisha non imparò mai a cucinare bene. Non c’era quasi mai nulla da cucinare! Le altre co-spose, al contrario, erano già vissute in case più ricche ed erano cuoche migliori.

‘Aisha (r) si abituò talmente a questa vita di stenti che cominciò ad amarla veramente. Si attaccò a questo modo di vita, anche dopo la morte del Profeta (S), quando avrebbe potuto condurre, se avesse voluto, una vita agiata. I capi musulmani, ‘Umar (r), ‘Uthman (r), ‘Ali (r), Muawiyya e ‘Abdullah ibn Zubayr, le passavano tutti una buona pensione. Ma, quando la riceveva, ‘Aisha (r) la dava ai poveri e non teneva nulla per sé. Per tutta la vita, amò l’esistenza indigente che aveva condiviso con il Profeta (S).

Una volta ricevette in regalo centomila dirham, che riempivano due borse (poco più del valore di centomila euro odierni). Lei cominciò a distribuire questi soldi tra i poveri e, verso sera, non era rimasto nulla. Quel giorno stava digiunando; la sua domestica le portò una fetta di pane e un po’ d’olio d’oliva per la rottura del digiuno (iftàr) ed osservò: “Sarebbe stato meglio se avessi tenuto qualche dirham per comprare un po’ di carne per l’iftàr”.

Aishah rispose: “Non ti rattristare. Se me lo avessi detto in quel momento, avrei forse tenuto da parte un dirham”.

Una volta stava digiunando e non aveva con sé per l’iftàr altro che un pezzo di pane. Un povero si recò da lei e le chiese del cibo. Lei disse alla sua domestica di dargli quel pezzo di pane. La domestica disse: “Se gli do il pezzo di pane non resterà nulla per il tuo iftàr”. Lei rispose: “Non fa nulla, dagli il pezzo di pane”.

Urwah (che IDDIO sia compiaciuto di lui) disse: “Una volta ho visto ‘Aishah (che IDDIO sia soddisfatto di lei) dare settantamila dirham in elemosina mentre lei stessa portava un vestito con le toppe”.

Un giorno, uno dei Sahaba (r) doveva dare una festa di nozze, ma non aveva il denaro sufficiente. Chiese l’aiuto del Profeta (S). “Vai da ‘Aisha” gli rispose “e dille di darti un paniere di grano”. ‘Aisha (r) obbedì, nonostante questo la lasciasse senza cibo per tutta la notte.

Antica rappresentazione di Medina.

Antica rappresentazione di Medina.

AMORE PER IL PROFETA – ‘Aisha (r) era colma d’amore per suo marito (S), ed amava servirlo. Anche quando aveva una serva per aiutarla, preferiva fare le cose con le sue stesse mani. Impastava da sola la farina e faceva il pane. Era lei che rifaceva il letto e lavava gli abiti del Profeta (S). Era lei a preparare il miswak (radice del posto, usata per pulire i denti) e l’acqua per le abluzioni. La notte, era lei che metteva la brocca d’acqua e il miswak vicino al letto del Profeta (S). Era lei a spalmargli l’olio sul corpo e sulla testa.

La devozione di ‘Aisha (r) era così grande che amava tutto ciò che amava lui (S) e detestava ciò che lui (S) detestava. Una volta, ricevette in dono delle tende con delle figure d’uomini e d’animali. La sola vista delle tende fece arrossire il Profeta (S). ‘Aisha (r) ne fu molto scossa e chiese: “Dimmi, o Messaggero di Allah, che cosa ti ha offeso?“. “Queste tende! Gli Angeli non entrano in case dove ci sono immagini d’uomini e d’animali!“. ‘Aisha (r) tolse immediatamente le tende. Molto spesso il Profeta (S) si addormentava con la testa sulle ginocchia di ‘Aisha (r) e lei non si muoveva per non disturbare il suo sonno.

LA PREFERITA – L’amore di ‘Aisha (r) era pienamente ricompensato. Di tutte le mogli, era la preferita, ma non per la bellezza. E’ vero che ‘Aisha (r) era bella, aveva un bel colore e un corpo snello. Ma altre spose erano più belle di lei. Zaynab (r), Juwayriyyah (r) e Safiyyah (r) erano decisamente più avvenenti. In ogni situazione, il Profeta (S) trattava comunque tutte le mogli nello stesso modo, come imposto dal Corano, ma non poteva rendere loro lo stesso amore. In questo, ‘Aisha (r) superava le altre. E’ per questo che il Profeta (S) diceva spesso: “Signore, faccio con giustizia tutto ciò che è in mio potere, ma perdonami per ciò che è al di sopra del mio controllo!”.

I Compagni del Profeta (S), i Sahaba (r) conoscevano l’attenzione speciale del Profeta (S) per ‘Aisha (r). Generalmente gli portavano da mangiare il giorno in cui si trovava a casa sua. Le co-spose non apprezzavano questo fatto, e persuasero una di loro, Umm Salamah (r), a portare il problema all’attenzione del Profeta (s). Lei aveva molto tatto, aspettò dunque la buona occasione e, un giorno, pose la questione al Profeta (S). Lui (S) rispose: “Umm Salamah, non dire nulla contro ‘Aisha. E’ la sola donna nel letto della quale ho ricevuto una Rivelazione”. Era questo, dunque, il motivo della preferenza.

Un giorno, durante la festa dell’ ‘Id, alcuni schiavi neri avevano messo in piedi una specie di circo, intrattenendo la gente con dei giochi d’abilità con le lance. ‘Aisha (r) voleva assistere allo spettacolo. Il Profeta (S) si mise in piedi davanti a lei, perché potesse vedere al di sopra delle sue spalle. Restò in piedi per tutto il tempo in cui ‘Aisha (r) fu interessata ai giochi.

Il Profeta giocava anche, con lei. Una volta, nel corso di un viaggio, loro due si si vennero a trovare molto indietro rispetto agli altri componenti della carovana. “Facciamo una corsa!” suggerì il Profeta (S). Corsero e ‘Aisha (r) vinse perché era molto magra. Anni più tardi, nel corso di un’altra gara ‘Aisha (r), che era ingrassata, perse. Le disse allora il Profeta (S): “‘Aisha, adesso siamo pari!”.

PREGHIERA E DIGIUNO – Anche dopo la morte del Profeta (S), la preghiera e il digiuno erano le due cose più care ad ‘Aisha (r). Una volta digiunò alla vigilia della Festa del Sacrificio (‘Id al-Adha); faceva estremamente caldo e lei perse conoscenza. Gettarono dell’acqua sulla sua testa e qualcuno le suggerì di interrompere il digiuno. Lei rispose: “Come potrei farlo? Ho sentito il Profeta (S) dire che digiunare in questo giorno cancella i peccati dell’anno precedente”.

Accanto alle preghiere obbligatorie, ‘Aisha (r) effettuava sempre la preghiera sunnah del Fajr, ed era così attaccata a questa preghiera che una volta dichiarò: “Anche se i miei genitori uscissero dalle loro tombe e mi dicessero di abbandonare queste raka’at (sezioni di preghiera, ndr), non lo farei”.

LA CALUNNIA – Vale la pena soffermarsi sull’episodio della calunnia che coinvolse ‘Aisha, in quanto, nonostante chiarito addirittura dal Corano, fu in seguito utilizzato, specie dall’eresia sciita, per combattere ogni argomento che non fosse a favore esclusivo di ‘Ali e di sua figlia Fatima.

L’Islàm aveva realizzato un miracolo a Madìnah (in italiano, Medina). A partire da piccoli gruppi di uomini che si facevano la guerra, aveva creato un sentimento solido di fratellanza, al servizio d’IDDIO e dei Credenti. Per la prima volta nella Storia, era nata una vera comunità spirituale, la Repubblica di Madìnah, che diede inizio ad un’epoca d’oro per la città, che era stata fino a poco prima, per molto tempo, il luogo di lotte interminabili e di indicibile miseria umana.

Un'antica foto di Medina.

Un’antica foto di Medina.

Il popolo di Madìnah era riconoscente a DIO per questo singolare Favore. Nonostante ciò, vi era un gruppo di ipocriti (Munafiqùn), con ‘Abdullah ibn Ubay alla loro testa, che erano scontenti. Questo ‘Abdullah progettava di proclamarsi re di Madìnah, ma, con l’arrivo del Profeta (S) nella città, le sue speranze svanirono per sempre. Ora non aveva alcuna possibilità di realizzare il suo sogno e ciò lo rese, con i suoi complici, ostile all’Islàm.

Ma era impossibile contestare apertamente il Messaggio. ‘Abdullah ibn Ubay e i suoi partigiani agirono allora di nascosto; professavano esteriormente di essere Musulmani, ma cercavano segretamente di distruggere la Religione nascente. Per questo, si servivano di diverse armi. Nella battaglia di Uhud e del Fossato, ad esempio, disertarono; nonostante ciò, l’Islàm uscì vittorioso. Gli ipocriti decisero allora di utilizzare armi più sottili. Una di queste armi consisteva nel seminare continuamente discordia tra i Musulmani, che erano composti da due gruppi: gli Emigranti Meccani (Muhajirun) e gli Ausiliari Medinesi (Ansàr). Gli ipocriti cominciarono a provocare gli Ansàr dicendo loro: “Guardate come hanno preso tutto il potere, lasciandovi disperati nelle vostre case. Prendete coraggio e rompete il patto con loro”.

Anche gli Ansàr appartenevano a due diverse tribù, che nel passato erano ostili. L’Islàm conciliò le loro differenze e le unì in una comune fratellanza. Gli ipocriti cercavano costantemente di far riaffiorare le loro ormai dimenticate ostilità, affinché gli Ansàr si scagliassero di nuovo gli uni contro gli altri. Più di una volta il Profeta (S) dovette intervenire personalmente per riportare la pace tra gli schieramenti, ricordando loro la comune fratellanza nella Fede.

Nel mese di Sha’bàn dell’anno 5 della Hijrah (Emigrazione, detta anche Egira), il Profeta (S) condusse una spedizione contro i Banu Mustaliq, una tribù del Najd. Un numero insolitamente alto di ipocriti accompagnava la spedizione. Durante il ritorno, aizzati dagli ipocriti, Ansàr e Muhajirùn stavano quasi per estrarre le spade, e ci sarebbe stata una battaglia se non fosse intervenuto personalmente il Messaggero di Allah (S). I capi Ansàr svelarono la macchinazione di ‘Abdullah ibn Ubay, e addirittura suo figlio prese il suo cavallo per le briglie e dichiarò: “Non ti lascerò andare a meno che non confessi di essere un povero miserabile e che Muhammad (S) è il più onorabile degli uomini!”. Il capo degli ipocriti si sentì sconfitto, ma non cessò di complottare.

‘Aisha (r) era in quel momento una ragazzina di 14 anni, la sposa del Profeta (S) che, in quell’occasione, lo accompagnava. Era infatti abitudine del Messaggero di Allah (S) tirare a sorte per sapere quale delle sue mogli avrebbe dovuto accompagnarlo prima di ogni viaggio.

Prima di partire, sua sorella Asma’ le aveva prestato una collana. Il filo era così sottile da potersi rompere facilmente. Durante una sosta della carovana, ‘Aisha perse la collana. Il Profeta (S) diede l’ordine di rimandare la parten-za, e si cominciò a cercare il gioiello. Quando, però, stava per giungere l’ora della preghiera, ci si accorse che non vi era l’acqua per le abluzioni. Gli ipocriti cominciarono ad addossare ad ‘Aisha (r) la colpa dell’accaduto, sostenendo che era stata lei a far tardare la carovana. Abu Bakr (r) si sentì indispettito da ‘Aisha (r). Venne dalla figlia, ma vide che il Profeta (s) dormiva con la testa sulle ginocchia di lei. Un po’ prima dell’ora della preghiera, il Profeta (s) si svegliò. Lo misero al corrente del problema dell’acqua. In quello stesso momento giunse la Rivelazione:

Se siete malati o in viaggio, o se uscite da una latrina, o avete avuto rapporto con le donne e non trovate acqua, fate allora la lustrazione pulverale (tayammum) con terra pulita con cui sfregherete il viso e le mani”

(Corano, 4, 43).

La notizia trasformò subito l’inquietudine della gente in gioia. Cominciarono a dire: “O Famiglia di Abu Bakr! Non è il vostro primo dono all’Islàm!”. Abu Bakr (r), che era così in collera con sua figlia, venne da lei e le disse: “Figlia mia, non avrei potuto immaginare che tu potessi essere la fonte di una tale benedizione! Grazie a te, la comunità si è vista accordare una grande facilitazione!”. Al momento della partenza, la collana fu ritrovata sotto il cammello di ‘Aisha (r).

Qualche giorno dopo, durante un’altra sosta, ‘Aisha (r) si allontanò per un bisogno naturale e perse di nuovo la collana. Quando se ne accorse tornò indietro e la trovò, ma quando giunse all’accampamento, la carovana era già ripartita. Poiché lei era molto piccola e leggera, non ci si era accorti che non si trovava nella portantina sul suo cammello. Trovandosi sola, ‘Aisha (r) si sedette con calma per terra, sicura che qualcuno sarebbe tornato a prenderla quando la sua assenza fosse stata scoperta, e poco dopo si addormentò. Un po’ più tardi, Safwan ibn Mu’attal (r), uno dei Compagni, tornò indietro. Il suo lavoro era quello di recuperare coloro che si fossero persi e gli oggetti smarriti. Quando passò vicino ad ‘Aisha (r), lei dormiva ancora. Egli l’aveva già vista spesso prima che fosse rivelato l’obbligo dello Hijàb (il velo islamico), la riconobbe e disse:

Siamo di Allah e a Lui ritorniamo”

(Corano, 2, 156)

Costei è la sposa del Messaggero d’IDDIO!”. Udendo il versetto del ritorno, ‘Aisha (r) si svegliò e si velò il viso. Safwan (r) le offrì il cammello e la scortò a piedi fino alla tappa successiva. Raggiunsero la carovana all’ora del riposo di mezzogiorno.

Questo semplice incidente fu molto presto trasformato in una calunnia da ‘Abdullah ibn Ubay e dai suoi partigiani. Appena la carovana giunse a Madìnah, gli ipocriti cominciarono a macchiare la reputazione di ‘Aisha (r); rigirarono l’incidente della collana per raccontare alla gente che la giovane non era più casta! ‘Abdullah ibn Ubay era alla testa della campagna diffamatoria. Riuscì poi a procurarsi l’appoggio di altre tre persone: Hassan ibn Thabit il poeta, Hamna e Musattah. La calunnia dei Munafiqùn si sparse rapidissima, anche se i Musulmani sinceri erano convinti trattarsi di una falsità. ‘Aisha (r) non ne sapeva nulla. Quando ne venne a conoscenza, si sentì male, e fu presto costretta a letto.

Anche il Profeta (S) venne al corrente della maliziosa accusa, ma non poteva far nulla finchè non si fosse fatta chiarezza. Entrava nella camera di ‘Aisha (r) ogni tanto, si informava della sua salute e se ne andava. Questo portò ‘Aisha (r) a temere che il Messaggero di Allah (S) non fosse certo della sua innocenza. Così, col suo permesso, andò a casa dei suoi genitori. Soffriva terribilmente, e piangeva in continuazione, giorno e notte.

Quando Safwan (r) apprese la scandalosa storia inventata dagli ipocriti, divenne folle di rabbia. “Per Allah! Non l’ho mai toccata! Devo dare una lezione a Hassan!”, disse. Estrasse dunque la spada e attaccò il poeta. Qualcuno andò a raccontarlo al Profeta (S), che intervenne personalmente per porre fine al duello.

Il Messaggero di Allah (S) cominciò quindi un’inchiesta. Chiese la testimonianza di Usama (r) e di ‘Ali (r). “E’ una grande menzogna!” disse Usàma (r). La risposta di ‘Ali (r) fu la seguente: “Non c’è carestia di donne nel mondo!”. Voleva dire che, nel caso in cui il Profeta (s) avesse dato importanza alla calunnia, poteva divorzia-re da ‘Aisha (r). Ma il Messaggero di Allah (S) era deciso a scoprire la verità. Continuò a interrogare la gente. La testimonianza della serva fu: “Gloria ad Allah! Per Allah! Così come l’orafo può testimoniare la purezza dell’oro, così io posso dichiarare la castità di ‘Aisha (r)!”. Zaynab (r) disse: “Non vedo altro che delle virtù in ‘Aisha!”.

Il Profeta (S) riunì allora tutti i Sahàba nella moschea. Spiegò loro come ‘Abdullah ibn Ubay avesse orchestrato questa campagna diffamatoria. Alla fine, disse: “O Gente! Cosa dite di uomini che mi ingiuriano riguardo alla mia famiglia e dell’uomo di cui si parla (Safwan), che non è mai entrato nella mia casa senza che io fossi con lui?… O Musulmani, questo seminatore di discordia (‘Abdullah ibn Ubay) ha fabbricato una menzogna contro la mia famiglia. Chi lo punirà da parte mia?”. Il capo della tribù Ans, Sa’ad ibn Muadh, si alzò e disse: “Messaggero di Allah! Col tuo permesso gli taglierò la testa!”. Si generò così una disputa che minacciava di degenerare. Ma il Profeta (S) intervenne a dividere i contendenti.

Il Messaggero di Allah (S) si diresse poi a casa di Abu Bakr (r). ‘Aisha (r) era a letto con il suo grande dolore. Si rivolse a lei: “‘Aisha! Se sei colpevole, confessa il tuo errore e pentiti! Certamente, ALLAH accetta il pentimento. Ma se sei innocente, ALLAH stesso dichiarerà la tua castità!”. La certezza di una pura innocenza rese coraggiosa ‘Aisha (r), che disse: “ALLAH sa molto bene che sono innocente. Ma se, malgrado la mia innocenza, confessassi, chi ne dubiterebbe? E se io negassi, chi mi crederebbe? La mia posizione è come quella del padre di Yùsuf (Giuseppe, il Profeta, ndr), quando dichiarò che la pazienza è la cosa migliore”.

Queste parole avevano toccato visibilmente il Profeta (S), che di lì a poco cadde in estasi e posò la fronte al suolo. Si alzò qualche istante dopo, mentre gocce simili a perle gli bagnavano il viso.

Ecco dunque la Rivelazione Divina che dichiarò l’innocenza di ‘Aisha (r):

Invero molti di voi son stati propalatori della calunnia. Non consideratelo un male, al contrario è stato un bene per voi. A ciascuno di essi spetta il peccato di cui si è cari-cato, ma colui che se ne è assunto la parte maggiore avrà un castigo immenso.

Perché, quando ne sentirono parlare, i Credenti e le Credenti non pensarono al bene in loro stessi e non dissero: “Questa è una palese calunnia”…?”

(Corano XXIV. An-Nur (La Luce), 11-12).

LA MORTE DEL PROFETA – Il mese di Safar dell’anno 11 dell’Hijrah stava per finire, quando il Profeta (S) si ammalò. Quando la malattia si aggravò, il Profeta (S), che aveva sino ad allora continuato a passare, a turno, un giorno nella casa di ciascuna moglie, cominciò a chiedere con insistenza di chi fosse il “turno” il giorno successivo. Le sue spose capirono allora che egli (S) desiderava che arrivasse il turno di ‘Aisha. Si riunirono e decisero di rinunciare tutte al loro turno, pemettendogli di stabilirsi definitivamente a casa di ‘Aisha (r), che sorvegliava suo marito giorno e notte, con la più grande devozione.

L’ultimo giorno della sua vita, il Profeta (S) era nel suo letto, con la testa appoggiata sulle ginocchia di ‘Aisha (r). Venne a trovarlo ‘AbdurRahman (r), il fratello di ‘Aisha (r), con in mano un siwak. Il Profeta (s) lo guardò, e ‘Aisha (r) lo prese, lo masticò per ammorbidirlo e glielo diede. Il Profeta (s) si sedette e si pulì i denti. Poi cadde di nuovo sulle ginocchia della moglie. Quando si riprese, ‘Aisha (r) sentì che diceva: “Con Allah, il più Alto Compagno”. Capì che aveva scelto l’Altro Mondo. Il Profeta (S) ripetè senza tregua quella frase, finché ‘Aisha (r) sentì tutto il peso del suo corpo. Lo guardò e si accorse che la sua anima era volata verso IDDIO.

Le altre spose cominciarono a piangere. ‘Aisha (r) gli posò allora la testa sul cuscino e unì il suo dolore a quello delle sue compagne. Rimase vedova a soli 18 anni.

Il Profeta (S) fu sepolto nella camera di ‘Aisha (r), là dove era morto. Come tutti i Profeti, seppelliti nel luogo dove morirono.

UN TRAGICO ERRORE – Un altro episodio che val la pena approfondire, e che fu usato in seguito da molti, distorcendo ad arte i fatti per alimentare la divisione tra i musulmani, fu quello chiamato poi “la battaglia del cammello”.

Cominciò l’epoca dei Califfi Ben Guidati: Abu Bakr (r), ‘Umar (r), ‘Uthman (r) e ‘Ali (r), ed ‘Aisha (r) partecipò attivamente alle vicende politiche della sua epoca.

L’assassinio del Califfo ‘Uthman (r) fu un evento che scosse tragicamente la Ummah (Comunità dei Credenti): una parte dei Credenti chiedeva al nuovo Califfo, ‘Ali (r), di vendicare la sua morte.

Tal-Ha (r) e Zubayr (r), Compagni del Profeta (S) e cognati di ‘Aisha (r), persuasero la giovane, che stava tornando dal Pellegrinaggio, a riunire una forte armata che cercasse di ristabilire la pace nel Paese.

La notizia che una Madre dei Credenti (r) stava conducendo un esercito verso Bassora, si sparse velocemente. Uomini giunti da ogni dove si unirono a lei. In realtà, ‘Aisha (r) aveva solo l’intenzione di punire gli assassini di ‘Uthman (r) e far rientrare tutto nella normalità. Quando però le due armate furono pronte a fronteggiarsi, sia il Califfo ‘Ali (r) che ‘Aisha (r) vollero evitare ulteriori spargimenti di sangue tra Musulmani. Intavolarono dunque delle trattative, finché il Califfo (r) dichiarò: “Nessuno deve pensare alla guerra. Domani, metteremo a posto la situazione. Coloro che, in qualche modo, sono implicati nell’omicidio di ‘Uthman (r), devono separarsi da noi!”.

Allora i rivoltosi responsabili dell’omicidio capirono che la loro unica possibilità era quella di far precipitare la situazione; così, durante la notte, scatenarono un attacco a sorpresa, dando il via ai combattimenti. Questa battaglia fu poi ricordata come “la battaglia del cammello”, perché ‘Aisha (r) stessa vi partecipò, seduta sul suo cammello, pensando che, se avessero visto che vi era una Madre dei Credenti (r) in mezzo alla battaglia, i combattenti avrebbero cessato le ostilità.

Per fermare la lotta, ‘Ali (r) ordinò ai suoi di far cadere il cammello. Ciò pose effettivamente fine al conflitto.

‘Ali (r) trattò con il più grande rispetto ‘Aisha (r), che, come egli stesso ricordò, era “la sposa onorata del Profeta (s) in questo mondo e nell’Altro”. La fece riaccompagnare nell’Hijaz da suo fratello Muhammad (r), che aveva combattuto con l’armata califfale. ‘Aisha (r) era in cuor suo andata in Iraq con buone intenzioni, per rimettere in ordine la situazione. Adesso che guardava indietro, questa disavventura sembrava essere stata la più grande tragedia della sua vita.

Ebbe rimorso di quel tragico errore per tutta la vita, ed ogni volta che le tornava in mente, diceva: “Avrei dovuto essere un albero! Avrei dovuto essere una pietra o un sasso!…”. Fino all’ultimo momento della sua vita, dichiarò il suo rimorso per aver preso parte alla campagna irachena. Quando recitava il Corano e specialmente il versetto:

(O mogli del Profeta)
rimanete con dignità nelle vostre case…”

(Corano, 33, 33),

piangeva talmente tanto che il suo velo si inzuppava completamente.

UNA GRANDE INSEGNANTE AL SERVIZIO D’IDDIO – La sua attenta capacità di osservazione e la sua straordinaria memoria le permisero di memorizzare gli ahadith del Messaggero di Allah (s) in modo precisissimo. Tutto ciò fece sì che le sue opinioni giuridiche fossero molto rispettate.

‘Aisha (r) visse ancora mezzo secolo dopo la morte del Profeta (S). In quel periodo vennero affrontate molte difficoltà, perché bisognava raccogliere le fonti del Diritto a partire dal Corano e dalla Sunnah. I vecchi Sahàba (r) morivano uno ad uno, lasciando una generazione che, per la maggior parte, non aveva una conoscienza personale del modo di vivere del Profeta (S). Solo un pugno di loro, che erano molto giovani alla morte del Profeta (S), erano i custodi della Conoscenza, e tra loro vi erano ‘Abdullah ibn ‘Umar (r), ‘Abdullah ibn ‘Abbas (r) e, appunto, ‘Aisha (r).

Senza alcun dubbio questa è la ragione divina per la quale la giovane ‘Aisha (r) fu scelta per divenire la moglie preferita del Profeta Muhammad (S).

‘Aisha (r) aveva una tale passione per la verità che, come il suo illustre padre (r), ricevette il titolo di Veridica (Siddiqa).

Una volta, all’epoca del Califfato di Mu’awiyya, il Califfo le scrisse chiedendole un consiglio. Lei (r) gli rispose: “Ho sentito il Messaggero di ALLAH dire: - Colui che cerca di accontentare ALLAH, non preoccupandosi del malcontento della gente, sarà protetto contro la malvagità della gente. Ma colui che accontenta la gente a prezzo del malcontento di ALLAH, sarà abbandonato da ALLAH) alla mercé della gente-.”.

Aisha aveva solo diciotto anni alla morte del Profeta. Nonostante la sua giovane età, era a conoscenza di numerosissimi ahadith e regole della pratica islamica, che trasmise.

Ata (r) disse: “’Aisha era più dotta di qualsiasi altro uomo della sua epoca”.

Abù Musa (r) disse: “Grazie all’aiuto di ‘Aisha fu trovata una soluzione a qualsiasi problema che si dovette affrontare nel campo della conoscenza religiosa”.

I libri degli ahadith contengono 2210 narrazioni che risalgono ad ‘Aisha. Nel corso del tempo, la sua camera divenne il centro più importante dell’educazione.

La Madre dei Credenti sedeva dietro la tenda che si trovava all’entrata. Le donne, i bambini, e gli uomini suoi parenti (mahram) davanti ai quali non doveva indossare lo Hijàb, entravano nella stanza e si sedevano davanti a lei. Gli altri uomini prendevano posto nel cortile della moschea, accanto alla tenda. Qualche volta, ‘Aisha (r) parlava di un argomento e gli altri ascoltavano. Altre volte, la lezione prendeva la forma di domande poste dagli allievi e di risposte dettagliate fornite dall’insegnante. Il numero dei giovani che beneficiò della sua educazione si conta in centinaia.

‘Aisha (r) compiva regolarmente il Pellegrinaggio (Hajj) ogni anno. In questa occasione, la sua tenda diveniva il luogo più frequentato dell’immensa assemblea. Gente di differenti Paesi correva verso questa tenda per trovare una risposta alle proprie domande. ‘Aisha (r) era molto gentile con tutti. Se qualcuno esitava a porre una questione, gli diceva: “Puoi liberamente pormi qualsiasi domanda che porresti alla tua stessa madre!”.

Antica raffigurazione della Mecca.

Antica raffigurazione della Mecca.

‘Umar (r) chiedeva frequentemente l’aiuto di ‘Aisha (r) per regolare i punti difficili della Legge. Dopo che la maggior parte dei vecchi Sahàba (r) erano morti, i più giovani si rivolgevano a lei quando avevano un dubbio su un punto qualsiasi della Legge. Il messaggero di Mu’awiyya, il quinto Califfo, correva tra Madìnah e Damasco per avere le direttive di ‘Aisha (r) su diversi argomenti. Persone da ogni parte del mondo inviavano domande scritte, accompagnate di frequente da doni. ‘Aisha (r) dettava le risposte e rimandava indietro i doni. Aveva tutta l’umiltà di un grande Sapiente. Se non era sicura della risposta ad una domanda, poneva la questione alla persona che ne sapeva di più.

La vita di ‘Aisha (r) dimostra a quale grado possa elevarsi una donna Musulmana.

Prima dell’avvento dell’Islam, una donna non aveva alcun ruolo nella società. In nessuna parte del mondo poteva reclamare qualcosa come un diritto. L’Islam l’elevò improvvisamente al più alto grado di dignità umana, insistendo contemporaneamente sul fatto che una donna deve conservare la dolcezza e la purezza proprie della sua natura.

L’esempio di ‘Aisha (r) mostra come questo possa avvenire. ‘Aisha (r) era molto rigorosa per ciò che riguarda il velo e il codice morale, e al contempo giocò un ruolo vitale nella vita sociale, religiosa e politica del suo popolo.

LA MORTE – Nel mese di Ramadan dell’anno 58 dell’Hijrah, ‘Aisha (r) si ammalò improvvisamente. I giorni passavano e le sue condizioni si aggravavano. La gente accorreva per avere notizie sulla sua salute. La sua sola risposta era: “Sto bene”. Alcuni parlavano della ricompensa che l’attendeva nell’Altro Mondo. A queste parole rispondeva: “Avrei voluto essere una pietra! Avrei voluto essere un filo d’erba!”.

Il celebre Compagno e cugino del Profeta (S), ‘Abdullah ibn ‘Abbas (r), un giorno le rese visita. Lei esitava a riceverlo, perché aveva paura che cominciasse a fare gli elogi sui suoi servizi resi all’Islàm. Spinta dai suoi nipoti, lo ricevette. Dopo aver chiesto notizie sulla sua salute, il visitatore cominciò a fare dei complimenti alla Madre dei Credenti (r): “Dal primo giorno della Creazione sei stata scelta per divenire la Madre dei Credenti. Sei stata la moglie preferita del Profeta (s). Nel momento stesso in cui la tua anima lascerà il tuo corpo, sarai in compagnia di tuo marito. A causa tua Allah (SWT) ha rivelato i versetti del tayammum. Versetti coranici parlano della tua purezza. Questi versetti vengono ora recitati nelle moschee, giorno e notte!”.

Lei lo interruppe con voce debole “Ibn ‘Abbàs, per favore, non dire più niente! Avrei voluto non essere nata!”.

Nella sua vecchia camera, dove erano sepolti il Profeta (S), Abu Bakr (r) e ‘Umar (r), ci sarebbe ancora stato dello spazio per un’altra tomba. Ma, prima di morire, ‘Aisha (r) disse: “Non mi seppellite accanto al Profeta (s), perché ho commesso un errore dopo di lui. Seppellitemi nel cimitero di Madìnah, con le altre spose!”. Si riferiva alla “battaglia del cammello”, il cui ricordo continuava a tormentarla.

La sera del 17 Ramadàn, ‘Aisha as-Siddìqa, la Veridica (r), morì. Aveva 67 anni.

La preghiera della sera era appena terminata quando la notizia si sparse in città. Tutti ne furono profondamente afflitti.

La folla si raccolse nelle strade: “Abbiamo perduto un grande Sapiente, formato dal Profeta (S) stesso!”.

In accordo con le sue volontà, ‘Aisha (r) fu seppellita nel cimitero di Madìnah, di notte. Migliaia di persone assistettero alla preghiera funebre, diretta da Abu Hurayra (r). Mai, prima di allora, nella storia di Madìnah, dei funerali erano stati così seguiti, di notte. Enormi folle di donne uscirono nelle strade, più numerose che in occasione dell’ ‘Id.

Che ALLAH l’Altissimo sia soddisfatto di lei!

1 Per tutti i compagni del Profeta, si usa pronunciare Radi Allahu ‘anhum, Che IDDIO sia soddisfatto di loro. Per non appesantire il testo, tale invocazione sarà sostituita da una (r) .

2 Per un migliore scorrimento della lettura, dopo aver nominato il Profeta Muhàmmad, cui segue sempre l’eulogia Salla-llahu ‘aleyhi ua Sallam, che si può ben rendere in italiano con le parole Che IDDIO lo benedica e l’abbia in Gloria, faremo seguire la (S).