LE MESTRUAZIONI NEL CORANO

L’invenzione dell’impurità della donna da parte del maschilismo biblico dei “sapienti” musulmani

Corano, 2, 222. Questo versetto interdice alla donna musulmana i rapporti sessuali durante il ciclo mestruale.

Corano, 2, 222. Questo versetto interdice alla donna musulmana i rapporti sessuali durante il ciclo mestruale.

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LE PROIBIZIONI ALLE DONNE E GLI AHADIITH

Gran parte delle musulmane, in tutto il mondo, ritengono che durante il ciclo mestruale IDDIO proibisca loro molti atti, alcuna addirittura d’importanza centrale nella religione islamica:

  • proibito eseguire la preghiera obbligatoria, negli orari della giornata indicati dal Corano (salah);

  • proibito eseguire il digiuno prescritto a tutti i/le dal Corano nel mese di Ramadan;

  • proibito eseguire il Pellegrinaggio prescritto, a tutti/e i credenti che possono, dal Corano (Hajj);

  • proibito recitare anche un solo versetto del Corano, e anche solo toccare una copia del Corano;

  • proibito entrare in una moschea.

Questi divieti si rintracciano nei cosiddetti ahadiith, che sarebbero detti e consuetudini del Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, che furono raccolti a partire da più di 200 anni dopo la morte del Profeta. Questi ahadiith, naturalmente, per quei primi duecento anni non hanno fatto parte della religione islamica, in quanto tutti i musulmani in tutto il mondo, avevano come testo religioso solo il Corano.

Ma cosa dice sul ciclo mestruale il Corano, che, almeno in linea teorica, e secondo quanto afferma il Corano stesso in moltissimi versetti, è l’unica Parola d’IDDIO, e quindi l’unica guida da seguire in campo religioso?

 

IL CORANO A PROPOSITO DELLE MESTRUAZIONI

Il versetto più sopra raffigurato è il 222 della Sura 2 del Corano, la “Sura della Giovenca”.

Questa è la versione in italiano:

Ti interrogheranno sul ciclo mestruale.

Dì: “È una cosa dolorosa (fastidiosa), perciò allontanatevi (sessualmente) dalle donne durante la mestruazione, e non avvicinatele (sessualmente) finché non saranno purificate.

Quando saranno purificate, allora potete avvicinarle, come IDDIO vi ha comandato.

In verità, IDDIO ama coloro che si ravvedono, e ama coloro che si purificano”

(Corano, 2,222).

La parola chiave di questo versetto è il termine con cui viene aggettivato il ciclo mestruale.

Questo termine arabo è ADHAN.

Questa parola significa, secondo il “Vocabolario Arabo-Italiano” a cura dell’Istituto per l’Oriente, usato in tutte le Università italiane, “nocumento, danno, offesa, molestia, noia, dolore, dispiacere” . Tenendo presente il contesto, che non parla di ferite, né di molestie da altre persone, l’espressione “cosa dolorosa, o fastidiosa” è senza dubbio la più confacente al caso.

Di certo, risultano clamorosamente sbagliate tutte le traduzioni italiane esistenti, dei vari Bausani, Cherubini, Zilio-Grandi, Perrone, Piccardo e Pasquini, che traducono con “impurità” o “sozzura”. Il testo indica chiaramente il concetto di fastidio, inconveniente, che è cosa tuttaffatto diversa dal concetto di lordura o sporcizia.

E infatti con la parola “inconveniente” traduce Luigi Bonelli, che in questo caso risulta la traduzione migliore. Va comunque considerata anche la traduzione di Martino Mario Moreno, che traduce con “male”, espressione in effetti un po’ troppo generica, ma che ha almeno il pregio di allontanarsi dal concetto sporcizia/impurità, che è del tutto assente nel testo coranico.

Quindi, la motivazione del divieto, indirizzato non a caso agli uomini, sta nel fatto che la donna si trova in una situazione di disagio fisico, accompagnata spesso anche da dolori, che, assieme ad implicite ragioni di igiene, giustifica appieno il divieto.

E, dall’altra parte, non si rintraccia nel versetto alcun accenno a presunte “impurità” spirituali particolari della donna, che le derivino dalle mestruazioni. Il riferimento alla “purificazione”, che chiude il versetto, tramite il verbo “tatahhara”, che viene tradotto normalmente con “purificarsi”, è il verbo che si usa per indicare il lavaggio completo del corpo che tutti i/le credenti devono compiere prima della preghiera-salah, se hanno avuto rapporti sessuali.

IDDIO, nel Corano, ha proibito solo il rapporto sessuale alle donne mestruate, e nient’altro. E la motivazione addotta nel versetto, per il divieto del rapporto sessuale durante la mestruazione, è una motivazione esclusivamente biologica, in quanto la mestruazione “è dolorosa/fastidiosa”, e non viene fornita alcuna motivazione spirituale.

Molto importante è anche l’inizio del versetto: “Ti chiederanno della mestruazione”, frase seguita subito dopo da “…”. Come in moltissimi altri versetti del Corano, anche qui IDDIO preannuncia le domande che sarebbero state fatte al Profeta, ed indica già la risposta che il Profeta dovrà dare. Il Profeta, quindi, doveva solo comunicare, e comunicava, solo ciò che ALLAH gli rivelava, e non sue opinioni personali.

Vi è poi un secondo versetto, nel Corano, che parla del ciclo mestruale, ed è il versetto n.4 della “Sura del Divorzio” (Surah at-Talaq):

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Quanto a quelle fra le vostre donne che hanno raggiunto la menopausa, se nutrite dei dubbi, il loro periodo di attesa sarà di tre mesi, e così per quelle che hanno un ritardo; e per quelle che già sono in gravidanza, il loro periodo di attesa durerà fino al parto.

A coloro che hanno timor d’IDDIO, IDDIO rende le cose facili”

(Corano 65:4).

Questo versetto è inserito in una Sura che tratta del divorzio, e delle accortezze a cui il Corano consiglia di attenersi in questi casi.

Il ricorso al periodo del ciclo mestruale si spiega con la necessità di accertare, prima di dare il via libera al divorzio, se la donna è incinta oppure no (di qui la prescrizione di attendere almeno tre mesi), e di rimandarlo fino al parto, laddove la donna sia incinta.

Come si vede, anche in questo caso non vi è alcun accenno ad alcuna impurità o sozzura qualsivoglia della donna mestruata: il ciclo mestruale viene considerato solo come riferimento per l’accertamento dell’eventuale maternità.

In tutto il Corano, non vi è alcun altro accenno al ciclo mestruale. I due versetti finora citati sono gli unici riferimenti che il testo coranico fa alle mestruazioni.

Eppure, ci sarebbe stata senz’altro l’occasione per inserire il presunto divieto di assolvere alla preghiera-salah:

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O voi che credete, quando vi alzate per partecipare alla preghiera, lavatevi il volto, le mani fino ai gomiti, passate le mani sulla testa e lavate i piedi fino alle caviglie; e se avete avuto un rapporto sessuale, allora fate il bagno. Se siete malati o in viaggio, o siete usciti dalla latrina, o avete avuto un contatto sessuale con le donne, e non siete riusciti a trovare dell’acqua, allora eseguite l’abluzione con terra pulita: strofinatevi il viso e le mani. Dio non vuole crearvi alcuna difficoltà, ma Egli vuole purificarvi e completare la Sua Grazia su di voi, affinché siate riconoscenti”

(Corano 5:6).

Questo è il versetto che spiega, in poche parole ma in maniera dettagliata, inequivocabile e definitiva, le modalità delle abluzioni purificatorie che uomini e donne devono fare prima di effettuare la preghiera-salah. Come si vede, non vi è alcun cenno alle mestruazioni.

Per di più, questo versetto mostra chiaramente che lo scopo delle abluzioni è quello di una purificazione spirituale, e non di tenere il corpo pulito. Diversamente, ad esempio dopo l’espletamento dei bisogni fisiologici, avrebbe imposto il lavaggio delle parti intime, imposizione che invece non c’è.

E se si controllano tutti versetti del Corano che riguardano il digiuno del mese Ramadan, vi si può rilevare come non esiste per le donne alcun divieto di digiunare durante il ciclo mestruale.

UOMO E DONNA UGUALI DAVANTI A DIO

Ci sono poi diversi altri versetti del Corano, che indicano altrettanto inequivocabilmente che la donna e l’uomo hanno doveri religiosi assolutamente identici di fronte a DIO, e dunque non esiste nessuna inferiorità spirituale, nemmeno temporanea, della donna rispetto all’uomo:

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In verità, i sottomessi e le sottomesse (a DIO), i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i veritieri e le veritiere, i pazienti e le pazienti, che sono umili, che versano l’elemosina, e digiunano, e conservano la castità, e spesso ricordano il nome d’IDDIO, IDDIO ha preparato un perdono e una generosa ricompensa”

(Corano, 33, 35)

Qui, la parità religiosa è assoluta, e non traspare alcun accenno a presunte inferiorità spirituali della donna. Un altro versetto ne dà piena conferma:

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A chi, credente, sia maschio o femmina, avrà fatto del bene, Noi concederemo una vita beata, e corrisponderemo un premio per le azioni migliori che avrà compiuto”

(Corano 16, 97).

E poi, ancora:

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E IDDIO li ha esauditi, dicendo: – Non lascerò andare perduta l’azione di chiunque di voi, maschio e femmina, chè derivate tutti gli uni dagli altri”

(Corano, 3, 195).

Qui, si noti l’accenno al fatto che nessuna azione andrà sprecata/perduta, chiara allusione al fatto non è stato mai impedito alle donne di compiere buone azioni, e la preghiera-salah e il digiuno sono sicuramente tra le migliori buone azioni a cui sono invitati i/le credenti. Viceversa, se alla donna mestruata vengono proibite buone azioni come la salah/preghiera e il digiuno, peraltro prescritte ai/alle credenti dal Corano, avremmo il caso evidente di un precetto religioso che fa “sprecare” alle credenti mestruate delle buone azioni che normalmente avrebbero compiuto. Evidente che queste stramberie non possono venire da DIO. Non solo, ma si tratta di insegnamenti del tutto CONTRARI all’insegnamento del Sublime Corano.

Da tutto quanto illustrato finora, si deduce che l’unica proibizione che le musulmane devono osservare, durante il ciclo mestruale, riguarda i rapporti sessuali, proibizione che ovviamente riguarda anche l’uomo, anzi, come abbiamo già detto, è indirizzata innanzitutto all’uomo. Trattasi dunque chiaramente di divieto dovuto soprattutto al rispetto per una situazione di dolore e disagio fisiologico della donna mestruata.

IL MASCHILISMO DELLE “TRADIZIONI” E’ IN ANTITESI TOTALE CON IL CORANO

Quello che abbiamo mostrato chiaramente è che IDDIO non considera le donne, sue creature, spiritualmente impure durante la mestruazione, in nessun versetto del Corano. Infatti non vieta alle donne mestruate né la preghiera-salah né il digiuno. La cosiddetta “tradizione” è arrivata dunque al paradosso di proibire alle donne, durante le mestruazioni, atti che il Corano considera doverosi!

Si potrebbe obbiettare che i cosiddetti “tradizionalisti” vietano questi rituali di adorazione soltanto per l’impurità fisica e non spirituale. Questo non è vero. Se non per impurità spirituale, allora perché mai una donna mestruata non può sedere in una moschea, quando sta bene e può trovarsi in qualsiasi altro posto? E del resto, anche la stessa abluzione, che si fa prima di ogni preghiera-salah, non è richiesta per entrare all’interno di una moschea: in moschea si può entrare anche senza aver fatto le abluzioni, anche se si è in stato di impurità; questo, sia secondo il Corano, sia secondo la cosiddetta “tradizione”.

L’ORIGINE DI QUESTE IDEE NELL’ISLAM

Gli studiosi degli ahadiith definiscono molte di queste “inserzioni”, del tutto abusive, nella religione islamica, come invenzioni “Israailiyat”, cioè provenienti da ambienti ebraici e rabbinici. Esse originano da fonti ebraiche o cristiane che pensarono di inserire le proprie idee e tradizioni nella religione coranica del tempo.

Questo sarà l’argomento di futuri nostri articoli, se IDDIO vorrà.

Ma possiamo facilmente avere una chiara idea di queste provenienze, leggendo la Bibbia.

 

LA BIBBIA A PROPOSITO DELLA MESTRUAZIONE

Nella Bibbia notiamo un netto contrasto nell’atteggiamento verso le donne mestruate in confronto al Corano. Nella Bibbia troviamo che la “impurità spirituale” è un problema delle donne mestruate:

Quando una donna avrà il suo flusso, cioè colerà il sangue dalla sua carne, rimarrà nella sua impurità per sette giorni; chiunque la toccherà sarà impuro fino alla sera. Ogni giaciglio sul quale si sarà messa a dormire durante la sua immondezza sarà immondo; ogni mobile sul quale si sarà seduta sarà immondo. Chiunque toccherà il suo giaciglio, dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. Chi toccherà qualunque mobile sul quale essa si sarà seduta, dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. Se l’uomo si trova sul giaciglio o sul mobile mentre essa vi siede, per tale contatto sarà immondo fino alla sera. Se un uomo ha rapporto intimo con essa, l’immondezza di lei lo contamina: egli sarà immondo per sette giorni e ogni giaciglio sul quale si coricherà sarà immondo. La donna che ha un flusso di sangue per molti giorni, fuori del tempo delle regole, o che lo abbia più del normale sarà immonda per tutto il tempo del flusso, secondo le norme dell’immondezza mestruale. Ogni giaciglio sul quale si coricherà durante tutto il tempo del flusso sarà per lei come il giaciglio sul quale si corica quando ha le regole; ogni mobile sul quale siederà sarà immondo, come lo è quando essa ha le regole. Chiunque toccherà quelle cose sarà immondo; dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. Quando essa sia guarita dal flusso, conterà sette giorni e poi sarà monda. L’ottavo giorno prenderà due tortore o due colombi e li porterà al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno. Il sacerdote ne offrirà uno come sacrificio espiatorio e l’altro come olocausto e farà per lei il rito espiatorio, davanti al Signore, per il flusso che la rendeva immonda” (Levitico 15:19-30).

Come si vede, c’è una corrispondenza totale tra queste concezioni bibliche e quel che viene purtroppo praticato dalla gran parte dei musulmani, seguendo le “tradizioni”. Ad esempio, la proibizione alle donne di entrare in moschea deriva chiaramente dal fatto che la Bibbia considera sporco ogni posto sul quale sieda una donna mestruata: “ogni mobile sul quale si sarà seduta sarà immondo”. Allo stesso modo, la proibizione alla donna musulmana di toccare una copia del Corano, risulta del tutto consonante con l’idea biblica che chiunque tocchi qualcosa con cui una donna mestruata è venuta a contatto diviene anch’egli impuro: “E chiunque tocchi queste cose sarà immondo”.

Contemporaneamente, queste concezioni risultano dunque del tutto affini alla Bibbia, e del tutto estranee al Corano.

Queste concezioni riflettono in pieno la concezione fortemente maschilista presente nella Bibbia, e sono del tutto in contrasto con la concezione paritaria, fra uomo e donna, presente nel Corano.

CONCLUSIONI:

  • alle musulmane mestruate è permesso di eseguire tutte le forme di adorazioni consigliate dal Corano;

  • il solo divieto per le donne musulmane mestruate, nel Corano e dunque nell’Islàm, è il rapporto sessuale;

  • i musulmani e le musulmane devono considerare tutte le altre proibizioni, riguardanti le donne mestruate, che derivano dagli “ahadiith” e dai cosiddetti “sapienti”, come proibizioni da non osservare, in quanto impediscono senza motivo alcuno la pratica religiosa raccomandata dal Corano, in maniera paritaria, a uomini e donne in egual maniera, e in quanto tali proibizioni contrastano apertamente e inequivocabilmente con l’insegnamento del Sublime Corano.