LE MENZOGNE DI MAGDI “CRISTIANO” ALLAM – 3

La demenziale panzana dei Profeti “omonimi”

L’infame provocatore Magdi “Cristiano” Allam e il suo libro.

L’infame provocatore Magdi “Cristiano” Allam e il suo libro.

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In questa terza puntata dell’esame delle falsificazioni di Magdi “Cristiano” Allam contro l’Islàm e i musulmani, esamineremo una delle più demenziali e provocatorie panzane che siano mai state fabbricate da mente umana.

Alla pagina 68 del suo libro “ISLAM – Siamo in guerra”, si legge:

L’Abramo coranico non ha nulla a che fare con l’Abramo biblico. Tutti i profeti citati nel Corano, compreso Gesù, sono considerati musulmani e adoratori di Allah. Ecco perché è sbagliato dire che l’islam fa propri i profeti del Vecchio e del Nuovo Testamento. Sono tutt’al più casi di omonimia, in un contesto dove l’islam si considera l’unica vera religione e condanna l’ebraismo e il cristianesimo come delle eresie, che avrebbero travisato e deformato la rivelazione divina…”.

Queste parole, da sole, smascherano l’inconsistenza e la nullità delle argomentazioni di Allàm. Nel Corano sono citate, a mò di insegnamento, le storie di tutti i più conosciuti Profeti di DIO, che si possono leggere nella Bibbia odierna, oltre ad altri Profeti o Inviati di DIO che non sono citati della Bibbia.

La “Stazione di Abramo” (Màqam Ibràhìm) a La Mecca.

La “Stazione di Abramo” (Màqam Ibràhìm) a La Mecca.

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Dopo Adamo, che non è stato solo il primo uomo, ma bensì anche Inviato d’IDDIO, ricordiamo, tra gli altri, Noè, Abramo, Mosè, Giona, Davide, fino a Giovanni Battista e Gesù, su tutti loro la Pace.

Le storie coraniche di tutti questi Profeti, tranne per alcuni particolari a volte molto importanti, ma che comunque non ne stravolgono del tutto l’immagine, sono sostanzialmente sovrapponibili a quelle analoghe raccontate nella Bibbia. Si trovano infatti la storia di Adamo ed Eva, Noè con la sua arca e il diluvio universale, il mancato sacrificio di suo figlio da parte di Abramo, Mosè che fugge dall’Egitto e il Mar Rosso che si apre per farlo passare, Salomone con la sua sapienza, Giona nel ventre della balena, Davide e il suo Salterio, la nascita miracolosa di Gesù da Maria Vergine, ecc. Ora, in presenza di tutti questi nomi accanto alle loro storie quasi identiche rispetto a quelle della Bibbia, che senso ha parlare di omonimia? Si dà infatti omonimia quando due persone si trovano ad avere lo stesso nome, ma a questo nome corrispondono poi persone diverse, con vite diverse. Come si può parlare di omonimia, quando le vite descritte sono sostanzialmente le stesse?

Ecco un breve esempio, tratto dalla Sura XII del Sublime Corano, intitolata “La Sura di Giuseppe”, dove si narra la famosa storia di Giuseppe e dei suoi fratelli. In questo brano, Giuseppe (in arabo Yùsuf), su di lui la Pace, descrive a suo padre Giacobbe (in arabo Ya’qùb) il suo sogno:

- O padre mio, in verità, vidi undici corpi celesti e il sole e la luna! Li vidi davanti a me prosternati! – “

Disse (Giacobbe): – O figlio mio, non raccontare la tua visione ai tuoi fratelli, poiché essi ordirebbero qualche trama contro di te; in verità, Satana è per l’uomo un nemico manifesto. Così il tuo Signore ti ha scelto, Egli ti insegnerà l’interpretazione dei sogni e porterà a compimento su di te la Sua grazia, come la portò a compimento, in precedenza, sui tuoi due antenati Ibràhìm (Abramo) e Ishàq (Isacco). In verità, il tuo Signore è Sciente e Sapiente -.”

Dunque, come si vede chiaramente, i personaggi sono indubbiamente gli stessi della Bibbia, e l’ossatura della storia, così come delle storie degli altri Profeti, è sostanzialmente la stessa. Quello che diverge è l’impostazione del racconto, ed i suoi fini propedeutici. Ecco una sintetica spiegazione della differenza tra i due racconti, a cura dello Shaykh ‘Abdurrahman Rosario Pasquini, come si legge nel suo bellissimo opuscolo “Yùsuf e i suoi fratelli”, pubblicato dalle Edizioni del Calamo:

Il racconto coranico della vicenda di Yusuf è simile, ma non identico a quello biblico; infatti, l’atmosfera è del tutto differente. La storia biblica ha la struttura di un racconto popolare, nel quale non è dato spazio a spunti di riflessione di carattere pedagogico in tema di comportamento morale e nella trama del racconto si può leggere il compiacimento dell’autore umano del racconto nel fissare per iscritto alcuni momenti leggendari della pre-istoria del popolo ebraico: Yùsuf viene presentato, con spirito trionfalistico, come il conquistatore dell’Egitto, innalzando, a scopo di prestigio nazionale, i Figli di Israele al ruolo di dominatori dell’Egitto faraonico, per effetto della superiorità della loro stirpe rispetto agli Egizi. La storia raccontata nel Sublime Corano, al contrario, ha il carattere di una rappresentazione allegorica della vita umana, di cui spiega le contraddizioni apparenti con un insegnamento di alta spiritualità, nel quale viene rappresentato il carattere vincente del bene e della virtù nelle alterne vicende della vita e come la storia dell’uomo, anche all’insaputa di lui, altro non sia, che la realizzazione di un imperscrutabile piano dell’Onnipotente.”

L’opuscolo “Yùsuf e i suoi fratelli”, dello Shayk ‘Abdurrahmàn Rosario Pasquini, edito dalle Edizioni del Calamo.

L’opuscolo “Yùsuf e i suoi fratelli”, dello Shayk ‘Abdurrahmàn Rosario Pasquini, edito dalle Edizioni del Calamo.

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Dunque, anche volendo credere a quest’assurdità dell’omonimia in un caso singolo, ad esempio quello di Giuseppe, qualcuno è in grado di immaginare una omonimia multipla? Non un omonimo, ma decine di omonimi?

Gesù figlio di Maria, su di lui la Pace, sarebbe un omonimo?

Questa assurdità non può essere sfuggita nemmeno allo Allàm stesso, per il quale, diversamente, saremmo costretti ad ipotizzare gravi carenze di capacità intellettuali. Capacità che invece risultano essere pienamente in funzione, e se ne può avere dimostrazione leggendo ad esempio la pagina 6, e altre pagine, dove lo Allàm, fin quando non affronta l’argomento Islàm, si addentra in una analisi della situazione economico-politico-sociale del pianeta per niente peregrina, e che è per di più senz’altro condivisibile anche dai musulmani. Dunque, escludendo la scarsa intelligenza, dobbiamo logicamente concludere che, senza ombra di dubbio alcuno, lo Allàm, quando parla di Islàm, mente sapendo di mentire, con lo scopo, meditato e poi perseguito lucidamente, di suscitare odio e discriminazione contro la religione islamica e contro tutti i suoi praticanti. E per far questo non esita ad inventare e falsificare di continuo. E volendo cercare di individuare lo scopo ultimo dell’azione di Allàm (che, ricordiamo, si esplica anche in molte interviste e apparizioni televisive, e su tutti i media), e visto che questo attacco all’Islàm è congiunto ad un attacco (molto meno propagandato mediaticamente) violentissimo alla società laica odierna (si legga la sua tirata contro l’omosessualismo e contro la distruzione della famiglia), non si è lontani dalla realtà nell’affermare che lo scopo ultimo di Allàm è di allontanare i cristiani dai musulmani. Anzi, metterli gli uni contro gli altri.

Diversamente, i suoi strali contro il laicismo moderno sarebbero da lui lanciati anche in qualcuna delle sue numerose apparizioni televisive. Che, invece, ci mostrano sempre, inesorabilmente, solo e soltanto attacchi calunniosi e menzogneri contro la religione islamica.

Ecco dunque qual è il “target” di questo infame provocatore: quella parte di cristiani attaccati alla propria religione, e difensori dei più alti valori etico-morali dell’umanità, come la famiglia. Il suo losco disegno è di raggrupparli e scagliarli contro l’Islàm e i musulmani. Che invece quei valori condividono totalmente.

Perché altrimenti, si corre il rischio che i musulmani e i cristiani comincino a lottare fianco a fianco per costruire una società basata su quei valori.

E questo, per la Massoneria Satanica Internazionale, è un incubo.