Il darwinismo e la pistola inesistente

La prova decisiva della teoria evoluzionista non c’è mai stata

Charles Darwin

Charles Darwin

La tesi centrale della teoria evoluzionista, riguardante tutte le specie viventi, era che una specie si trasforma in un’altra per mezzo della cosiddetta (e a tutt’oggi misteriosa) selezione naturale, mediante una serie di cambiamenti che avvengono per caso e per necessità. Dunque, in assenza di qualsivoglia progetto, o guida.

Ora, come oramai moltissimi scienziati affermano con sempre più perentoria chiarezza:

“…a un secolo e mezzo dalla pubblicazione del libro di Darwin, i suoi seguaci sostengono di aver raccolto conferme schiaccianti che l’origine delle specie (detta in gergo tecnico speciazione) mediante i meccanismi darwiniani sia un fatto scientifico. Nell’uso normale, tuttavia, un fatto scientifico è qualcosa che possiamo osservare, per cui la loro affermazione è falsa. Darwin ci può aver dato un unico lungo argomento, ma i suoi seguaci ci hanno dato un unico lungo bluff”.1

La prima edizione in lingua inglese de L’origine delle specie

La prima edizione in lingua inglese de L’origine delle specie

In poche parole, nessuno ha mai osservato l’origine foss’anche di una sola singola specie per mezzo di selezione e variazione, come pretenderebbe la teoria evoluzionista, e nè a livello molecolare, nè a livello embrionale, nè dallo studio dei fossili, è mai emersa la prova decisiva (la cosiddetta pistola fumante) di questa favoleggiante teoria, che non ha nulla di scientifico. Riguardo ciò, niente di più chiaro della dichiarazione del 2002 dei due studiosi Lynn Margulis e Dorion Sagan, tanto più rilevante in quanto trattasi di due biologi, per di più seguaci della teoria evolutiva di Darwin:

La speciazione, nelle remote Galapagos, nelle gabbie dei moscerini in laboratorio o negli affollati sedimenti dei paleontologi, non è stata ancora direttamente tracciata”.2

Una vecchi edizione italiana de L’origine delle specie

Una vecchi edizione italiana de L’origine delle specie

Per le loro caratteristiche specifiche, i batteri si prestano ad una osservazione di eventuale nuova speciazione. Ma nel 2001 Alan H. Linton, batteriologo dell’Università di Bristol, così concluse i suoi studi alla ricerca di prove chiare:

Non esiste nulla in letteratura che affermi che una specie sia stata vista evolvere in un’altra. I batteri, la forma più semplice di vita indipendente, sono ideali per questo tipo di studi, perché le generazioni si succedono ogni venti-trenta minuti, e nuove popolazioni si raggiungono dopo diciotto ore. Ma in 150 anni di scienza della batteriologia non esiste la prova che una specie di batteri sia cambiata in un’altra… Poiché non c’è prova di cambiamenti di specie tra le più semplici forme di vita unicellulari, non sorprende che non ci sia la prova dell’evoluzione dalle cellule procarioti (cioè batteriche) a quelle eucarioti (cioè di piante e animali), per non parlare dell’intero assortimento degli organismi multicellulari”.3

Ma c’è di più. Sono altri due darwinisti, J. A. Coyne e H. A. Orr, che ammettono, sia pure in maniera abbastanza criptica, in modo da farsi capire solo dagli specialisti, che nonostante in laboratorio si possa osservare un parziale isolamento produttivo o una incipiente (!) speciazione entro dieci-cento generazioni,

non ci si aspetta che una piena speciazione si verifichi in così poche generazioni”.4

Il disegnino che illustra la sequenza evolutiva secondo cui l’uomo deriverebbe dalla scimmia

Il disegnino che illustra la sequenza evolutiva secondo cui l’uomo deriverebbe dalla scimmia

Questo, in parole semplici, significa che l’origine di una nuova specie richiede troppo tempo per poter essere osservata. Dunque, sono gli stessi evoluzionisti, a bassa voce e in maniera dissimulata, che ammettono addirittura l’impossibilità di trovare la famosa prova decisiva che confermi la teoria evoluzionista.

Gli evoluzionisti, che sostengono che tutte le specie discendono da un unico antenato comune mediante selezione naturale e variazione, non sono in grado di portare una sola evidenza delle loro teorie.

E i nodi, prima o poi, vengono al pettine.

Uno schizzo di Darwin per illustrare le sue teorie

Uno schizzo di Darwin per illustrare le sue teorie

L’ultimo rifugio degli evoluzionisti, che dal punto di vista onestamente e strettamente empirico hanno perso la partita oramai da un pezzo, sembra essere quello del cosiddetto “consenso scientifico”, che sostiene che se una teoria è accettata dalla maggioranza degli scienziati, allora è scientifica. Ma questa è un’arma a doppio taglio: è noto, infatti, che nel Seicento gli scienziati erano concordi sul fatto che il sole girasse attorno alla terra, e che nel Novecento gli scienziati erano pressoché unanimi nel ritenere il darwinismo una teoria falsa!

1 J. Wells, Le balle di Darwin. Guida politicamente scorretta al darwinismo e al disegno intelligente. Ed. Rubettino, Soneria Mannelli, 2009, p. 74. Il libro di cui in questo brano si parla è ovviamente il famosissimo L’origine delle specie, e l’espressione “un unico lungo argomento” era l’espressione usata da Darwin stesso per definire questo suo libro.

2 L. Margulis / D. Sagan, Acquiring Genomes: A Theory of the Origins of Species, Basic Books, New York 2002, p.32.

3 A. Linton, Scant Search for the Maker, Times Higher Education Supplement, 20-04-2001, Book Section, p. 29.

4 A. Coyne, A. H. Orr, Speciation, Sinauer Associates, Sunderland, 2004, pp. 25-39.