Il vicino

Questo sconosciuto

palazzoni

Recentemente, è apparso su di un quotidiano (La Repubblica del 8-11-13) un articolo-inchiesta sui rapporti fra i vicini di casa in Italia. Esso mostra rapporti per lo più degenerati o inesistenti, e questa situazione è senz’altro analoga grosso modo in tutto l’occidente. Aldilà delle considerazioni generali, fanno impressione i dati dettagliati della ricerca. Vediamone alcuni.

-         Due persone su tre non conoscono nemmeno il nome di chi vive sullo stesso pianerottolo.

-         Solo un italiano su tre, tra chi ha più di sessant’anni, considera i vicini di casa come amici, e la percentuale precipita al 14% tra gli adulti (36-60 anni) e addirittura al 13 tra i giovani.

-         Una persona su tre vive senza mai salutare i coinquilini.

-         Le liti condominiali rappresentano un terzo del totale delle cause civili che intasano i tribunali italiani, e la durata media è fra i quattro e i sette anni.

Riportiamo qui di seguito una notizia “fresca di stampa”, come purtroppo se ne sentono sempre più spesso. Anche se rappresenta un caso limite, è purtroppo sempre più frequente. E ciò che impressiona di più è la futilità del motivo!

Uccide il vicino di casa dopo l’ennesima lite:
«Faceva troppo rumore»

Flavia Mazza Catena – “Il Giornale” – Lun, 30/12/2013 – 07:02

“Nella notte tra sabato e domenica, sottoposto dagli inquirenti a un pressante interrogatorio, l’idraulico 56enne Luigi Nasti ha confessato di essere l’assassino del vicino di casa Rosario Puleo, 47 anni, conducente dell’Atm, sposato e padre di due figli di 19 e 22 anni.

Sabato mattina alle 5 Nasti ha atteso che l’uomo uscisse dalla sua villetta e l’ha accoltellato lì, in via Mozart, a Mulazzano, nel parcheggio davanti alle villette alle rispettive abitazioni, sotto gli occhi di moglie e figli. «Perché – avrebbe spiegato agli investigatori – faceva troppo rumore». Quindi Nasti dice di aver lanciato l’arma del delitto in un campo non lontano. Ma quel coltello, i carabinieri, lo stanno ancora cercando.
Questo quindi il tragico epilogo di anni di dispetti, insulti, litigi e querele tra i due vicini. L’ultima denuncia presentata da Puleo ai carabinieri di Tavazzano (Lodi) nei confronti del suo futuro assassino – anch’egli sposato e con due figli – risale a tre giorni prima dell’omicidio, cioè alla mattina di Natale.
La tragedia si poteva quindi evitare? I carabinieri assicurano che il clima creatosi tra i due uomini, almeno fino a queste festività, non destava particolari preoccupazioni e che i loro litigi, ben noti a tutti, non erano mai degenerati e venivano tenuti sotto controllo. Gli investigatori assicurano inoltre che i punti salienti della recentissima denuncia inoltrata dall’uomo assassinato non costituiscono la causa principale dell’omicidio, nato invece da anni e anni di dissapori mai sopiti.
C’è voluto un po’ affinché i carabinieri avessero un quadro chiaro della situazione. I testimoni dell’omicidio non erano pochi, no. Tuttavia si trattava di parenti delle due famiglie coinvolte che, durante gli interrogatori, sono risultati spesso inattendibili. Lo stesso reo confesso ha tentato fino all’ultimo di negare qualsiasi addebito. Sentito subito dopo il fatto Nasti ha assicurato ai militari che lui con quel fattaccio non c’entrava proprio nulla. È crollato e ha confessato solo dopo ore d’interrogatorio serrato. L’uomo ora si trova rinchiuso nel carcere di Lodi in attesa dell’interrogatorio di garanzia.
Dopo l’omicidio di Puleo il quartiere residenziale si è praticamente fermato. Persiane tirate giù, porte chiuse a due mandate, nessuno ha voglia di parlare da queste parti. E tanto meno i componenti delle due famiglie, che dopo essere stati «torchiati» in caserma per tutta la notte hanno fatto ritorno a casa solo ieri in mattinata.”

A questa situazione, costosa sia economicamente che socialmente, si cerca di porre rimedio con iniziative diverse, come le feste dei vicini, ed altro, anche tramite i cosiddetti social network.

A parte la dubbia efficacia, e soprattutto la durevolezza dei risultati, di tali estemporanee iniziative, che fare quando non si ha particolare simpatia per il vicino, o quando è addirittura antipatico o caratterialmente incompatibile?

Non c’è soluzione apparente. Nel mondo d’oggi.

Nell’insegnamento islamico invece c’è soluzione a tutto, e dunque anche a questo problema.

Fra gli insegnamenti del Profeta Muhammad (che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria) ce ne sono molti che riguardano il comportamento da tenere verso il vicino. Eccone alcuni fra i più celebri:

“Gibrìl (l’Arcangelo Gabriele, n.d.r.) è stato talmente assillante nel raccomandarmi di trattare bene il vicino, al punto di farmi pensare che, prima o poi, mi avrebbe detto che dovevo farlo mio erede”.

Dunque, il vicino è un quasi parente, a cui è mancato poco che IDDIO concedesse lo status di parente con diritto all’eredità! In un altro insegnamento, viene detto:

“Chi crede in ALLAH e nell’ultimo giorno, o dica bene oppure stia zitto! Chi crede in ALLAH e nell’ultimo giorno, sia generoso col suo vicino! Chi crede in ALLAH e nell’ultimo giorno, sia generoso con l’ospite!”.

In questo detto, l’indicazione del comportamento da tenere verso il vicino è messa accanto all’importantissima indicazione di stare molto attenti alle parole che si pronunciano, e a quella, altrettanto importante, di trattare l’ospite come un parente.

Queste tre indicazioni, che sono insieme un piccolo compendio sul comportamento sociale, sono pronunciate legate assieme al nocciolo della teologia islamica, che è quel credere “in ALLAH e nell’ultimo giorno (il Giorno del Giudizio), che dà a queste poche righe un risalto eccezionale.

Non sarà inutile sottolineare come queste indicazioni sono naturalmente, come gli insegnamenti provenienti dalla medesima fonte Profetica, da intendersi come precetti da applicarsi obbligatoriamente, anche se non ne abbiamo voglia. Il che supera e annulla l’eventuale problema del vicino antipatico, o presunto tale.

Questo insegnamento rende palese una caratteristica unica dei precetti dell’etica islàmica, che è quella di essere, sempre, ben definiti, ben circoscritti, alieni da fumose generalità come “c’è bisogno di amore” e simili, che dicono tutto e niente, ed infatti spesso, essendo troppo generici, non penetrano a fondo l’animo umano, e non lasciano grandi tracce, se non qualche vago senso di colpa e di inadeguatezza. Il precetto circostanziato, invece, restringe il campo della nostra concentrazione, che dunque si focalizza più facilmente sull’oggetto, sul risultato da raggiungere, e di conseguenza anche sulle modalità d’azione.

A tal proposito, risulta ancor più chiaro e diretto l’ultimo hadìth che qui vi presentiamo, il quale impone di preoccuparsi anche delle necessità più impellenti, come il mangiare, del vicino:

“Non è credente chi mangia a sazietà, mentre il suo vicino è a stomaco vuoto” [o come disse in tal senso].

Ci è sembrato particolarmente appropriato inaugurare in questo sito, che intende operare culturalmente per la costruzione di una umanità che sia veramente tale, la sezione imperniata sui rapporti umani e sociali, intitolata SOCIOLOGIA, con il dedicare attenzione particolare alle persone che ci sono fisicamente più vicine. Oltre ai propri familiari, non si può cominciare che da qui.

Ringraziamo ALLAH che ce ne ha offerto lo spunto, come sempre, al momento giusto.

E ALLAH ne sa di più.