Il Teatro dei Pupi e i saraceni inesistenti

La menzogna della Chanson contro l’Islàm

Personaggi de “L’Opera dei Pupi”

Personaggi de “L’Opera dei Pupi”

Abū Umāmah (che Allàh sia compiaciuto di lui) raccontò:

Disse un giorno l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

Il credente può compiere qualsiasi azione negativa, ad eccezione del tradimento e della menzogna!
[O come disse].”

Lo ha riferito Ahmad.

Dunque, come abbiamo letto in questo Hadìth del Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, il tradimento e la menzogna sono del tutto estranei all’etica islàmica.

Ma i mass-media cristiano-occidentali operano di regola un’infame inversione: hanno l’abitudine di attribuire questi ignobili comportamenti, che sono intimamente connaturati all’occidente miscredente, ai musulmani, attribuendo invece ai protagonisti della storia cristiana caratteristiche che invece normalmente non hanno, quali il coraggio, l’onestà, la nobiltà di carattere. Ne forniamo qui di seguito un esempio lampante.

Come si sa, l’Opera dei Pupi (Òpra dî Pupi in siciliano) è un tipo di teatro delle marionette, dove protagonisti sono Carlo Magno e i suoi paladini. Le gesta di questi personaggi sono trattate attraverso la rielaborazione del materiale contenuto nei romanzi e nei poemi del cosiddetto ciclo carolingio. Le marionette sono appunto dette pupi (dal latino pupus che significa bambino). L’opera è tipica della tradizione siciliana dei contastorie (in siciliano cuntastori).

I pupari muovono i pupi

I pupari muovono i pupi

L’Opera dei Pupi si affermò dapprima nella prima metà dell’Ottocento a Napoli, e poi in Sicilia, tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

Il deus ex machina, il cosiddetto puparo, curava lo spettacolo, le sceneggiature, i pupi, e con un timbro di voce particolare riusciva a dare suggestioni, ardore e pathos alle scene epiche rappresentate. I pupari, pur essendo molto spesso analfabeti, conoscevano a memoria opere come la Chanson de Roland, la Gerusalemme Liberata e l’ Orlando Furioso (o comunque ne reiteravano i motivi della guerra contro i mori-musulmani), tutte opere queste che, al di là dell’apparente enfasi sulla figura ultraretorica (e poco reale) del cavaliere sprizzante eroismo, coraggio, nobiltà d’animo, sono state in realtà forti strumenti di propaganda innanzitutto anti-islàmica, e poi di indiretta ma efficacissima propaganda pro-clero cattolico, in quanto comunque questi cavalieri erano percepiti come difensori della “civiltà” cristiana contro il nemico saraceno (altro nome usato per denominare i musulmani).

Ogni pupo rappresentava tipicamente un preciso paladino, caratterizzato per la corazza ed il mantello, e tutta l’organizzazione della trama e la descrizione dei personaggi tendeva a far sì che gli spettatori parteggiassero per il paladino cristiano, il cui nome poteva essere quello di Orlando, Rinaldo, Carlo Magno, che combatteva contro gli odiati musulmani, i cui nomi più usati erano quelli di Agricane, Rodomonte, Agramante, Ferraù, Marsilio, Mambrino.

L’episodio più famoso e più rappresentato in questo teatro è quello della cosiddetta battaglia di Roncisvalle, dove Orlando-Rolando muore da eroe, con la sua famosa spada, la Durlindana, che si spezza durante il combattimento contro gli odiati saraceni traditori.

Come è noto, la famosissima Chanson de Roland è inserita all’interno del periodo storico della guerra di Carlo Magno, re dei franchi, in Spagna.

Combattimento contro il “nemico saraceno” (il musulmano, quello con la barba).

Combattimento contro il “nemico saraceno” (il musulmano, quello con la barba).

Il romanzo racconta di un negoziato di Carlo Magno col capo dei mori, Marsile, per potersi ritirare attraverso i Pirenei. Vi si narra poi che i musulmani, tradendo l’accordo, attaccarono la retroguardia franca a Roncisvalle, dove il paladino Rolando morì nel difendere il re dalle forze schiaccianti del nemico. Carlo Magno poi, per vendetta al tradimento musulmano, attaccò e riconquistò la Spagna in nome dei cristiani.

Ma questa è una vera e propria falsificazione.

Gli storici raccontano invece tutta un’altra storia. Carlo Magno, infatti, in realtà abbandonò la Spagna, sconfisse e saccheggiò la città cristiana di Pamplona e durante la ritirata la sua retroguardia fu attaccata e annientata a Roncisvalle dai baschi, (che erano cristiani e pagani) in un’imboscata.

Dunque, i musulmani in questa storia non c’entrano per nulla. Del resto è ormai certo che la Chanson sia stata composta tra il 1090 e il 1130, dunque molto tempo dopo i fatti storici descritti, e più precisamente all’epoca della prima crociata, quella che fu organizzata a seguito dell’appello alla guerra santa contro i musulmani fatto dal papa Urbano II durante il concilio di Clermont.

Dunque, siamo di fronte ad una composizione funzionale alla propaganda anti-islamica, che è peraltro durata per secoli. E visto che per secoli ha svolto un’ottimo lavoro, bisognava trovare il modo di farla durare ancora a lungo.

Bambini assistono a uno spettacolo di pupi siciliani.

Bambini assistono a uno spettacolo di pupi siciliani.

Naturalmente, infatti, visto che la bassa propaganda contro l’Islàm deve essere sempre corroborata e rinvigorita a tutti i livelli possibili e immaginabili della comunicazione sociale, nel 2008, con la scusa sempre valida della conservazione delle cosiddette sane tradizioni, l’Unesco ha iscritto l’Opera dei Pupi tra i Patrimoni Orali e Immateriali dell’Umanità, cercando di mantenere in vita un tipo di spettacolo ormai anacronistico e in via di sparizione.

Tutto si fa, pur di nutrire la Menzogna e oscurare la Verità.