Archivi categoria: Storia

FRANCESCO IN EGITTO

Una replica significativa

L’intenso abbraccio di pace di Papa Francesco ad Ahmad at-Tayyb, Imam dell’Università dell’Azhar, al Cairo.

L’intenso abbraccio di pace di Papa Francesco ad Ahmad at-Tayyb, Imam dell’Università dell’Azhar, al Cairo.

.

Dice il Sublime Corano:

E troverete come i più vicini a voi,
quelli che dicono: ‘Siamo cristiani!’”

È stato un incontro storico, quello del 28 aprile 2017, al Cairo, tra Papa Francesco e l’Imam dell’Università dell’Azhar, al Cairo.

In un momento particolare, in cui le forze oscure, capitanate dal “Principe di Questo Mondo”, scatenano guerra e terrorismo in tutto il mondo, con l’intento di creare caos, odio e divisione dappertutto, per gli scopi molto chiaramente enunciati da Papa Francesco stesso, che sono quelli di POTERE E DENARO, quest’incontro, voluto fortemente dal pontefice cattolico, ha suggellato, con un lungo e commovente abbraccio tra le personalità che in quel momento rappresentavano le due comunità religiose più numerose della terra, l’intento profondo di lottare assieme per la pace, per la convivenza religiosa, e contro tutte le guerre e tutte le forme di terrorismo.

Secoli fa, un altro famoso Francesco, da cui l’attuale pontefice ha preso il nome, si recò in Egitto, per essere ricevuto dal sultano al-Kamil.

Questi, nipote del famoso Salah-ud-Din (Saladino), si trovava assediato dalle truppe crociate. Aveva proposto, per arrivare alla pace, di lasciare ai crociati Gerusalemme, il cui re era Giovanni di Brienne, a condizione che togliessero l’assedio di Damietta e lasciassero l’Egitto. Il re e tutti i comandanti crociati erano d’accordo, ma come sempre succedeva in questi casi, l’inviato del Papa, il cardinale Pelagio Galvani, pose il veto, e l’accordo sfumò. Le proposte di pace del Sultano erano sincere, e ciò è dimostrato dal fatto che fu lui stesso, in seguito, a firmare con l’imperatore Federico II un accordo per la concessione decennale dei luoghi santi.

In questo contesto, arriva Francesco d’Assisi.

Dapprima, si mette nel campo crociato a predicare contro la guerra, poi si avvia verso le postazioni musulmane. Dopo aver insistito molto, riesce ad essere ricevuto dal Sultano.

Francesco espose le sue convinzioni religiose, in maniera molto appassionata, al Sultano, che le ascoltò con molta attenzione, anche perché sperava che nei discorsi di Francesco si potessero intravedere elementi di possibilità di accordi con i crociati.

L’abbraccio tra Francesco d’Assisi e il Sultano al-Kamil. Non è stato possibile capire chi sia l’autore di questo quadro.

L’abbraccio tra Francesco d’Assisi e il Sultano al-Kamil. Non è stato possibile capire chi sia l’autore di questo quadro.

 .

Ecco come ci descrive l’incontro lo storico cattolico Augustine Thompson, frate dell’Ordine dei Predicatori, nel suo libro “Francesco d’Assisi – Una nuova biografia” (pag. 88):

Dopo molte conversazioni protrattesi per un certo numero di giorni, e trovando che la discussione non faceva nessun passo in avanti politico, il sultano decise di porvi fine. Egli fece un’offerta finale: se i frati fossero rimasti abbracciando l’Islàm, egli avrebbe provveduto al loro benessere. Francesco e il suo confratello rifiutarono categoricamente l’offerta, dicendo che non erano venuti con l’intenzione di convertirsi, ma di predicare Cristo. Allora, con un gesto tipico dell’ospitalità mediorientale, al-Kamil fece preparare un tavolo con stoffe preziose e ornamenti d’oro e d’argento e li offrì in dono ai due confratelli. Con grande stupore del sultano, Francesco spiegò che la loro religione gli proibiva di accettare qualsiasi dono prezioso, denaro o beni di proprietà. D’altra parte, egli sarebbe stato lieto di accettare cibo per quel giorno. Allora, che abbia chiesto o meno a Francesco di pregare per lui, come pretendono alcune fonti cristiane, al-Kamil fu felice di offrire loro un magnifico pasto, dopo il quale ordinò che fossero respinti nelle linee crociate”.

Come si legge, non vi è traccia del famoso episodio della “prova del fuoco”.

Beato Angelico, “San Francesco davanti al Sultano”, Museo Lindenau, Altenburg.

Beato Angelico, “San Francesco davanti al Sultano”, Museo Lindenau, Altenburg.

.

Questa sarebbe consistita nel fatto che ad un certo punto Francesco, per convincere il Sultano della verità della fede cristiana, avrebbe camminato sui carboni ardenti per provare la verità della sua fede.

Giotto, “San Francesco e la prova del fuoco”. Il dipinto si trova nella Cappella Bardi, a Santa Croce, in Firenze.

Giotto, “San Francesco e la prova del fuoco”. Il dipinto si trova nella Cappella Bardi, a Santa Croce, in Firenze.

.

In verità, questo episodio non si è con tutta probabilità mai verificato storicamente, in quanto se ne comincia a parlare dopo la morte di Francesco.

Cominciò Tommaso da Celano, e poi San Buonaventura, che inaugurarono anche un “filone” esegetico che interpretava l’incontro non più in termini di scambio di opinioni e di conoscenze religiose, com’era stato effettivamente, ma come uno scontro dei cristiani contro dei nemici irriducibili, molto simili a dei diavoli.

 Giotto, “La prova del fuoco dinanzi al Soldano”, Assisi, Chiesa Superiore di San Francesco.

Giotto, “La prova del fuoco dinanzi al Soldano”, Assisi, Chiesa Superiore di San Francesco.

.

Del resto, in vista della canonizzazione di Francesco e del futuro sfruttamento del suo culto, bisognava accentuare il suo carattere di santità e di persona che cercava il martirio per fede.

Benozzo Gozzoli, “Francesco d’Assisi e il sultano al-Kamil”, Montefalco, Complesso museale di San Francesco.
Benozzo Gozzoli, “Francesco d’Assisi e il sultano al-Kamil”, Montefalco, Complesso museale di San Francesco.

.

In realtà, come ci spiega Gwenole Jeusset nel suo libro “Francesco e il Sultano”, Francesco si sentiva spiritualmente molto vicino al mondo musulmano. Tanto che, tornato in patria, scrisse nella prima stesura della Regola del suo Ordine, il capitolo 16.

E in tale capitolo Francesco istruiva i suoi frati su come comportarsi per poter instaurare il dialogo con i musulmani.

Dopo la visita al sultano Francesco scrisse, nella Regola del 1221, che i frati desiderosi di vivere tra i musulmani dovevano evitare ogni lite o disputa, ogni forma di apologetica, lo spirito di controversia, la volontà di vincere nella discussione e qualunque forma di ricerca del potere; al contrario, ha chiesto ai frati […] di essere consueti, pacifici, modesti, mansueti, umili.”

Queste direttive, che avrebbero probabilmente potuto cambiare di molto la storia dei rapporti fra musulmani e cristiani non solo di quei tempi, ma anche di quelli successivi, furono CENSURATE.

La cosiddetta “Regola non bollata”, la prima stesura della Regola francescana scritta dal Santo, venne rifiutata dal Papa che impose una pesante censura e costrinse Francesco ad eliminare il capitolo 16.

Come si vede, in ogni epoca ci sono, ovunque, uomini di pace, e uomini di guerra.

E noi desideriamo concludere questo articolo, inserendovi il testo integrale del famoso “Cantico delle Creature”, di Francesco d’Assisi.

Chi non lo conosce, soprattutto i nostri lettori musulmani, non potrà che apprezzarne la bellezza. E chi avesse la pazienza di studiarlo più attentamente, scoprirebbe che quasi tutti i brani trovano corrispondenza praticamente identica a molte ayaat del Sublime Corano.

Potrebbe essere benissimo una preghiera islamica.

«Altissimu, onnipotente, bon Signore,

tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli che ‘l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali; beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate».

La più antica stesura del Cantico di Francesco che si conosca: quella riportata nel Codice 338, f.f. 33r - 34r, sec. XIII, custodito nella Biblioteca del Sacro Convento di San Francesco, Assisi.

La più antica stesura del Cantico di Francesco che si conosca: quella riportata nel Codice 338, f.f. 33r – 34r, sec. XIII, custodito nella Biblioteca del Sacro Convento di San Francesco, Assisi.

 .

Ed infine, nel ricordare le innumerevoli dichiarazioni di fraternità rivolte da Papa Francesco ai musulmani, ricordiamo anche queste belle parole del suo predecessore, Giovanni Paolo II, pronunciate il 28 settembre 1986:

Le nostre differenze sono numerose e profonde; sono state spesso, in passato, cause di scontri dolorosi. La comune fede in Dio ha un valore fondamentale: facendoci riconoscere ogni persona come creatura di Dio, essa ci fa scoprire la fraternità universale.”

8 marzo 1570: omicidio rituale a Venezia

Tutto, pur di far guerra ai musulmani

“La battaglia di Lepanto”, dipinto da Andries van Eertvelt nel XVII° secolo.

“La battaglia di Lepanto”, dipinto da Andries van Eertvelt nel XVII° secolo.

GUERRA, PER FORZA – L’Islàm ha sempre dovuto combattere suo malgrado.

Gli storici ci dimostrano che, fin dalla fondazione dello stato islamocratico di Medina, le “conquiste arabe” erano sempre dovute alla necessità o di difendersi dal nemico esterno, o di organizzare “guerre preventive”, resesi necessarie contro nazioni confinanti che rifiutavano di stipulare trattati di pace, e dunque preparavano costantemente l’attacco ai musulmani. Le “conquiste” diventavano poi tali, perlopiù, dopo vittorie ottenute senza combattere, o magari dopo poche scaramucce, a seguito di trattative e accordi che si rivelavano talmente vantaggiosi per gli “sconfitti”, che questi ultimi spesso non si sentivano neanche tali, ed accettavano di buon grado di vivere in pace sotto l’ala protettiva della shari’ah islamica.

Chiariamo subito che, man mano che si proseguiva nei secoli, l’applicazione della shari’ah fu sempre più imperfetta, ed infatti i musulmani prendono a modello, sia per gli insegnamenti strettamente cultuali che per quelli di carattere politico e socio-economico, la comunità di Medina ai tempi del Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria. Ciononostante, anche nelle conquiste più tarde, l’influsso islamico è stato fortemente positivo, sotto tutti i punti di vista, su tutti i popoli da esso toccati.

CHI OPERA PER LA PACE, CHI PER LA GUERRA – Nel 1570, la situazione era più o meno la solita. L’impero ottomano intratteneva da tempo ottimi rapporti con la potente Repubblica di Venezia, con intensi e continui scambi commerciali che duravano da tempo e che portavano benefici generali. Questi rapporti si erano recentemente deteriorati, a causa dell’isola di Cipro, in mano a Venezia. Ecco le osservazioni dello storico Alessandro Barbero, tratte dal suo libro “Lepanto – La battaglia dei tre imperi”:

La copertina del libro di Alessandro Barbero, “Lepanto – La battaglia dei tre imperi”, Ed. Laterza.

La copertina del libro di Alessandro Barbero, “Lepanto – La battaglia dei tre imperi”, Ed. Laterza.

“… L’isola, infatti, era usata dai pirati cristiani come base per attaccare il traffico navale fra Costantinopoli, la Siria e l’Egitto; più volte ne avevano fatto le spese i bastimenti del tributo egiziano, che era versato direttamente nel tesoro privato del sultano e ne costituiva la principale entrata, e qualche volta erano stati attaccati persino i convogli dei pellegrini diretti alla Mecca, il che rappresentava un’offesa ancor più intollerabile. Mehmet pascià se ne era già lamentato col bailo, e la Signoria aveva ingiunto alle autorità cipriote di provvedere; ma le insenature dell’isola, così vicina alle coste anatoliche e siriane, costituivano un’attrattiva irresistibile per i regni dei pirati. L’assurdità che un luogo geograficamente così legato all’impero ottomano e potenzialmente così nocivo per i suoi interessi appartenesse a una potenza straniera era di per sé sufficiente a giustificare l’intenzione di Selim di impadronirsene, sul piano economico non meno che su quello politico. Non per nulla i cronisti ottomani spiegheranno la sua decisione proprio con la necessità di farla finita con i pirati, colpevolmente tollerati da Venezia, e di proteggere la vitale rotta commerciale dell’Egitto.” (p. 44).

Cartina della città cipriota di Famagosta, com’era quando fu assediata dai musulmani ottomani dal 22 settembre 1570 al 4 agosto 1571, quando fu conquistata.

Cartina della città cipriota di Famagosta, com’era quando fu assediata dai musulmani ottomani dal 22 settembre 1570 al 4 agosto 1571, quando fu conquistata.

Naturalmente, eravamo alle solite anche per quanto riguarda la popolazione cipriota, che tutto faceva meno che coltivare l’odio contro i musulmani, e men che meno ne aveva paura:

“… a Costantinopoli si sapeva benissimo che la popolazione greca di Cipro odiava il dominio veneziano, e si prevedeva che avrebbe accolto a braccia aperte gli invasori, venuti a liberare i contadini dallo sfruttamento dei signori feudali e trasformarli in felici sudditi del Dominio Ben Protetto.” (p. 45).

La situazione tra l’Impero Ottomano e Venezia era dunque tesa, ma si prefigurava comunque un problema limitato a Cipro, in quanto non era reale interesse di nessuna delle due potenze scatenare una guerra diretta. E Venezia, nonostante conoscesse a perfezione la criticità di Cipro, manteneva un atteggiamento prudente.

Ma le altre forze in campo, la Chiesa Cattolica e l’Impero Spagnolo, tutto avevano in testa meno che la pace. Sentiamo ancora Barbero:

“… Il re di Spagna Filippo II, in quanto primo sovrano della Cristianità, si considerava in guerra perpetua con l’impero ottomano, con cui non aveva mai voluto intrattenere relazioni diplomatiche.” (p. 14).

Filippo II di Spagna.

Filippo II di Spagna.

COMPLOTTO A VENEZIA – Si trattava dunque, per le forze del Male, di convincere Venezia a scendere in guerra assieme agli spagnoli e alla Chiesa Cattolica, contro i musulmani. All’epoca, tutto si giocava sul mare, e quindi anche la guerra contro i musulmani veniva immaginata come scontro navale.

Sotto questo punto di vista, è bene sapere che Venezia aveva una potenza militare di tutto rispetto. Ecco cosa leggiamo a tal proposito nel piccolo ma bel libro di Alberto Toso Fei e Lara Pavanetto, titolato “Un sacrificio di sangue”, edito da Studio LT2:

La copertina del libro “UN SACRIFICIO DI SANGUE”, di Alberto Toso Fei e Lara Pavanetto.

La copertina del libro “UN SACRIFICIO DI SANGUE”, di Alberto Toso Fei e Lara Pavanetto.

L’Arsenale fu il maggiore cantiere navale d’Europa fra il 1400 e il 1600. Dei sette milioni di ducati d’oro che costituivano le entrate annue della Repubblica, 500.000 ducati erano sempre accantonati per le esigenze dell’Arsenale. Cento fabbri lavoravano incessantemente a dodici fucine. Tre erano le fonderie, e c’era un gigantesco deposito di legname stagionato. Un ordine permanente stabiliva che al primo allarme fossero messe in mare 85 galee pronte al combattimento, quanto bastava per mutare l’equilibrio della potenza navale nel Mediterraneo.” (p. 12).

MUTARE L’EQUILIBRIO – Ma per mutare l’equilibrio bisognava convincere Venezia a scendere in guerra. A tutti i costi.

Particolare del “Arsenale di Venezia”, disegnato da Jacopo de Barbari nel 1500.

Particolare del “Arsenale di Venezia”, disegnato da Jacopo de Barbari nel 1500.

A tale scopo, viene organizzato nientemeno che un omicidio rituale. L’omicidio rituale è un atto di magia, e ricalca i sacrifici umani elevati nel passato da molte popolazioni alle relative divinità. Se ne hanno numerosi esempi tra i popoli di tutto il mondo, dai politeisti della zona semitica, ai Maya, ai Celti, ecc. Questa pratica non è tuttavia mai morta, ed è tuttora praticata un po’ in tutto il mondo, da parte di sette sataniche e massoneria di diversa specie, tutte accomunate dal fatto di compiere tali atti abominevoli intendendoli come sacrifici da offrire alle proprie divinità allo scopo di ottenere il loro favore. Questi atti di solito vengono fatti in date che hanno un significato particolare, come significato specifico hanno di solito il nome della vittima e le modalità del sacrificio. (Per chi volesse approfondire il tema della massoneria e degli omicidi rituali, consigliamo la consultazione del blog di Paolo Franceschetti)

Come leggiamo nel succitato bel libro di Toso Fei e Pavanetto, la mattina dell’8 marzo del 1570, il legato pontificio, vale a dire l’ambasciatore del Papa a Venezia, Gian Antonio Facchinetti, il futuro papa Innocenzo IX, nonostante fosse domenica, “giorno da dedicare al Signore”, si reca dal Doge, Pietro Loredan, per “cercare di indurre Venezia a entrare nella coalizione che vede affiancati il papa e il re di Spagna contro l’impero Ottomano”. A quanto pare, non ottenne risultati.

Il legato pontificio Gian Antonio Facchinetti, in seguito divenuto Papa col nome di Innocenzo IX.

Il legato pontificio Gian Antonio Facchinetti, in seguito divenuto Papa col nome di Innocenzo IX.

La sera stessa, va in scena quello che ha tutta l’aria di essere un sacrificio di sangue. Viene uccisa barbaramente, con numerose coltellate, Prudenzia Folli, figlia di Nicolò Folli, marangon dell’Arsenale, cioè carpentiere da mare: era colui che progettava la nave nella sua struttura. Notate una cosa: il nome della ragazza, Prudenzia Folli, ha una palese attinenza con la prudenza, definita folle dai complottatori, che il Doge conservava nei confronti del Sultano Ottomano. Il “messaggio” era chiaro: caro Doge, contro i musulmani la prudenza è folle!

Fu arrestato un certo Giovanni da Rimini, che era il probabile omicida, che saltando dalla finestra della camera della ragazza per fuggire, si ruppe una gamba, e decise di rifugiarsi in un pozzo. C’erano degli uomini nelle vicinanze, probabili complici, che lo aiutarono a uscire dal pozzo. Tra questi uomini c’erano alcuni che oggi definiremmo “pezzi grossi” del potere dell’epoca, dipendenti di Agostino Venier, nobile veneziano, sposato con la figlia di Filippo Foscari, discendente del Doge Francesco, parente di quel Sebastiano Venier che sarà il comandante della flotta veneziana vittoriosa a Lepanto. Uno di questi uomini era Giovanni Antonio Spiera, nientemeno che … uno dei figli dell’Ammiraglio del porto! L’assassino, tirato fuori dal pozzo, aveva chiesto di esser portato, per le cure del caso, da Leonardo Fioravanti, che era un medico famosissimo, esperto d’esoterismo e magia, oltre che medico personale del succitato Facchinetti. Una bella cricca!

Leonardo Fioravanti, medico ed esoterista, in un ritratto dell’epoca.

Leonardo Fioravanti, medico ed esoterista, in un ritratto dell’epoca.

L’inchiesta fu in seguito arenata, e Giovanni da Rimini riuscì a evadere dal carcere. Fine della storia.

Nel frattempo, il 20 marzo 1570 Selim II inviò a Venezia un ultimatum per la cessione di Cipro. Il Doge rispose così:

La giustizia ne darà spada per difender i nostri diritti e Dio el so santo agiuto per resister co la razon a la forza e con la forza a vostra ingiusta violenza”.

Il Doge aveva cambiato parere, aveva deciso di abbandonare la “prudenza folle”. Ed entrò in guerra.

Il Doge di Venezia Pietro Loredan in un ritratto dell’epoca.

Il Doge di Venezia Pietro Loredan in un ritratto dell’epoca.

Il complotto era riuscito.

Il 7 ottobre vi fu la battaglia di Lepanto, passata alla storia come una vittoria della cristianità. In realtà morirono circa cinquantamila uomini per parte, e non cambiò granchè nei rapporti di forza tra le potenze, anche se molti storici indicano questo avvenimento come inizio del decadimento sia di Venezia che dell’Impero Ottomano.

Il promotore della cosiddetta Lega Santa (Spagna, Venezia e Stati Pontifici) era stato Papa Pio V, che l’aveva promossa come una crociata per la difesa del cristianesimo contro gli “infedeli” musulmani. In realtà, come si è visto, non si trattava di una “difesa”, ma di una guerra voluta e ottenuta, contro un impero col quale non si erano mai voluti intrattenere rapporti di pace.

Il pontefice cattolico Pio V, promotore della Lega Santa contro i musulmani, in un ritratto dell’epoca.

Il pontefice cattolico Pio V, promotore della Lega Santa contro i musulmani, in un ritratto dell’epoca.

L’europa Civilizzata dall’Islàm

Una lezione-conferenza
dello Shaykh 'Abdu-r-Rahmàn Pasquini

Lo shaykh 'Abdu-r-Rahmàn Rosario Pasquini.

Lo shaykh ‘Abdu-r-Rahmàn Rosario Pasquini.

 

Una lezione di storia. In questa conferenza, tenutasi nel Canton Ticino nel 2001, lo Sheykh ‘Abdurrahmàn Pasquini ci offre una panoramica generale (seppur non esaustiva, perchè l’argomento richiederebbe diverse ore) di tutte le principali conquiste culturali che dobbiamo alla Civiltà Islàmica, in tutti i campi del sapere, che ci consentono tranquillamente di affermare che l’Europa è stata civilizzata dall’Islàm.

Avrete molte sorprese, dall’invenzione degli spaghetti a quella della bussola, dalla scoperta dell’America alla pizza.

Consigliato a tutti: musulmani, diversamente credenti, atei e agnostici.

Per vederla cliccate qui.

Barbarie e/o civiltà

Conquiste e riconquiste a Gerusalemme

La Cupola della roccia a Gerusalemme (Al-Qùds).

La Cupola della roccia a Gerusalemme (Al-Qùds).

Uno degli aspetti che più connotano una civiltà, e la separano, nel nostro giudizio, dalla barbarie, è il comportamento in guerra, soprattutto il comportamento dopo la guerra in caso di vittoria.

Da questo punto di vista, la città di Gerusalemme (in arabo al Quds, la Santa) è un caso emblematico, avendo conosciuto molte guerre, sommovimenti, conquiste e riconquiste e molti cambiamenti politici e sociali, nel corso dei secoli della sua storia.

Continua a leggere

Rispettare i patti!

I Musulmani di Spagna e la Reconquista cattolica

Veduta della fortezza Alhambra, residenza dell'ultimo sultano musulmano, Boabdil.

Veduta della fortezza Alhambra, residenza dell’ultimo sultano musulmano, Boabdil.

Dice il Sublime Corano:

“O voi che credete,
siate adempienti agli obblighi
(rispettate i patti)…”
(Corano, 1, 5)

Questo brano dalla Parola d’IDDIO, riferentesi ad ogni tipo di obbligazione contratta da un individuo o da una comunità, ci ricorda che in effetti, sul rispettare i patti e gli obblighi si basa ogni possibile pace, accordo, convivenza civile, sia all’interno di uno stesso popolo, che tra popoli diversi.

Continua a leggere