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Il Timore di Allàh in estate

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

 -O-

La lode tutta appartiene ad Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, il Quale ci ha guidato sulla retta via e ha operato nei cuori dei credenti, perché formassero un corpo unico, per mezzo della missione apostolico-profetica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, servo e Messaggero di Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, a deità del Quale non è da altri condivisa.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
la stagione estiva è entrata nel suo secondo mese e la parola estate la troviamo nel Sublime Corano alla Sura dei Quràysh, la sura che recita: «««Per l’unione solidale dei Quràysh,(1) quella loro unione solidale per la carovana dell’inverno e per quella dell’estate! (2) Adorino il Signore di questo Santuario,(3) il Quale ha dato loro cibo, proteggendoli dalla fame, e ha dato loro sicurezza (liberandoli) dalla paura.(4)»»».

E’ la Sura dei Quràysh, la 106, nella quale Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce giura <<per l’unione solidale dei Quràysh nella carovana d’inverno e in quella d’Estate>> che essi hanno da adorare Il Signore della Santa Kà’bah, per riconoscenza dei benefici che Egli ha elargito loro.

Tra noi credenti nella paternità divina del Sublime Corano e la missione apostolico-profetica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbiai in gloria, ha da esserci quell’unione solidale in questa nostra <carovana> in questa nostra <estate>, stagione irta di pericoli per l’incolumità della nostra fede e della nostra pratica di vita, dalle tentazioni delle vanità del mondo, che la vita terrena sciorina giorno e notte, per sospingere le sue vittime verso il castigo, prodotto della trasgressione.

Per rendere inoffensive le tentazioni dobbiamo fare ricorso al Timore di Allah, [at-taqwā], che è lo scudo imperforabile, che protegge dal Castigo divino! Il Timore di Allah, at-taqwā, è un prezioso tesoro spirituale, per la conquista del quale ci dobbiamo tutti sforzare e per la realizzazione del quale si sforzano i Musulmani e le Musulmane praticanti del Sublime Corano e della Nobile Sunna dell’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Incessanti hanno da essere gli sforzi per far fiorire nei nostri cuori il Timore di Allah, at-taqwā, e lo dobbiamo fare per amore di Allàh, rifulga lo Splendor della Sua Luce, e per desiderio di quello, che Allàh ha promesso ai devoti e alle devote, quanto a eterna gioia nei Giardini della Casa della Eterna Pace, presso di Lui nella vita futura, sicuro scampo dal fuoco dell’Inferno.

Sull’esempio dei Compagni del Profeta della prima ora, che Allàh si compiaccia di loro, noi dobbiamo andare in cerca in ogni momento, in ogni luogo, in ogni sfera della nostra esistenza terrena del compiacimento di Allàh, l’Altissimo; e abbiamo da farlo per amore di Allàh e desiderio della Sua vicinanza; per questo dobbiamo sforzarci di essere esemplari, ordinando il bene e proibendo il male con le nostre parole, la nostra linea di condotta e il nostro comportamento in privato e in pubblico, camminando sul retto sentiero indicato dal Signore e per questo, non senza la Misericordia divina, noi potremo ottenere il compenso promesso ai <timorati> .

Ai fini della salvezza dal fuoco il Timore di Allàh ha una grandissima importanza; infatti, l’entrarne in possesso mette al riparo da ogni genere di trasgressioni, che sono in agguato in ogni sfera di attività, in cui percorriamo il nostro cammino di vita.

Nella sfera della nostra personalità, il timore di Allàh ci rende vigili, riguardo alla rettitudine della linea di condotta, quanto alla sua purezza materiale e spirituale. Dice Allàh, l’Altissimo, nel Generoso Corano:

Ha successo chi si purifica [purifica la propria anima], mentre va in perdizione chi si degrada [degrada la propria anima] ”, vale a dire che è destinato al fallimento, chi degrada se stesso con la disobbedienza ad Allàh, mentre invece è destinato al successo, chi si eleva spiritualmente con l’obbedienza ad Allàh.

Abbiamo da realizzare il timore di Allàh, quanto all’aspetto patrimoniale della nostra personalità, quando le nostre entrate e l’acquisto dei beni, lo ottieniamo con attività lecite e quando spendiamo del nostro patrimonio in attività lecite e per l’acquisto di beni leciti, senza avere le mani bucate e senza essere taccagni.

Dice l’Altissimo, rifulga lo splendor della Sua Luce: “Non tenere la tua mano legata al tuo collo, ma nemmeno distendila troppo, perchè ti troveresti seduto, disprezzato e tormentato dal rammarico. (29) In verità, il tuo Signore dispensa i suoi beni a chi vuole con larghezza e (a chi vuole) con misura. In verità, Egli è conoscitore ed osservatore dei suoi servi. (30) [Sura 17].

Quanto sopra! E un importante insegnamento di come regolarsi intelligentemente in relazione all’attività economica in senso lato c’è nell’ammonimento del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, il quale disse: “Nel giorno del giudizio ogni uomo sarà chiamato a rispondere sul suo patrimonio. Sarà chiesto: «««Come l’hai guadagnato? Come l’hai speso?»»».

Il timore di Allàh, abbiamo da esercitarlo nella nostra famiglia, perché esso è garanzia di benessere materiale e di armonia coniugale! Il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria – nella Khùtba, che egli fece dal Monte della Misericordia, nella Piana di Arafat, durante il Pellegrinaggio dell’Addio – quando, riassunse gli aspetti fondamentali dell’Islàm, quasi testamento spirituale, insegnò il modo nel quale il marito deve trattare la moglie, dicendo: “ La donna è un prezioso tesoro, di cui Allàh vi ha affidato la custodia e grazie alla Parola di Allàh vi è lecito il rapporto carnale con esse. Perciò siate timorati di Allàh e trattatele nel migliore dei modi. (o come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria).

Il Timore di Allàh va esercitato nei confronti dei figli, dando loro una solida educazione religiosa, al fine di formare in essi una forte identità islamica; una forte personalità islamica, basata sull’orgoglio di appartenenza alla Comunità di pensiero e di azione, di cui Allàh, l’Altissimo, ha detto: «««Siete il fior fiore della creazione!»»». Di cui ha detto: «««Siete la migliore comunità che si è formata nel genere umano!»»».

E ciò ricordando il detto del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria Allàh, il quale disse: ««Ogni nato [d’uomo] nasce nell’islamicità della natura umana [al-fìṭrah] è poi suo padre che ne fa un giudeo, un seguace del Nazzareno, uno zoroastriano»».

È, infatti, nell’infanzia e nella prima adolescenza che i genitori svolgono oltre a una funzione di allevamento biologico, anche quella di educazione del comportamento e di formazione spirituale con il loro insegnamento verbale e il loro esempio. Infatti, la prima scuola dell’uomo è la famiglia e i primi maestri sono i genitori.

Il Timore di Allàh dobbiamo manifestarlo in tutte le nostre relazioni intersoggettive, in cui siamo parte nella vita associata, comportandoci in ogni caso con giustizia, in osservanza dei Comandamenti di Allàh, l’Altissimo e dei Precetti del Profeta, pace e benedizioni su lui. Dice Allàh: «««Siate giusti! La giustizia si avvicina al Timore di Allàh. Siate Timorati di Allàh, perché Allàh è perfettamente al corrente di ciò che voi fate»»».

Disse il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: ««… Se uno soccorre suo fratello, Allàh soccorrerà lui. Chi solleverà un musulmano da una preoccupazione della vita terrena, Allàh lo solleverà da una preoccupazione nel giorno del giudizio»».

Disse, ancora: ««Il Misericordioso avrà misericordia dei misericordiosi, perciò, siate misericordiosi con chi è sulla terra e Colui che è nel cielo avrà misericordia di voi»».

E da ultimo Il Timore di Allàh deve essere espresso da noi nel rispetto del codice animalista e del codice ecologico, le norme, dei quali si trovano nel Sublime Corano e nella Nobile Sunna, e che prescrivono comportamenti di rispetto verso le creature non umane e verso l’ambiente. L’Islam è un sistema normativo in cui sono regolati tutti gli aspetti dell’esistenza, in cui l’uomo è soggetto di azione.

<<O>>

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,

Siamo timorati!

Riguardo a noi stessi, riguardo al nostro patrimonio, alla nostra famiglia e ai nostri figli! Siamo timorati nelle nostre relazioni inter-soggettive nella società – sia con i credenti nella Paternità divina del Generoso Corano e nella Missione apostolico-profetica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, sia con coloro che, purtroppo, la pensano diversamente; e ciò in ogni tempo, in ogni luogo, in ogni sfera di attività lavorativa, sia manuale che intellettuale, sia privata che pubblica in questo tempo di ferie e di vacanze estive!

-O-

Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Khutba – Le 5 cose

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
esorto voi ed esorto me stesso al Timore di Allàh, l’Altissimo e all’Obbedienza! Vi metto in guardia dalla disobbedienza ai Suoi ordini e ai Suoi divieti, perché un giorno «««Gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà»»».

Ibn ‘Abbāṣ, che Allàh si compiaccia di lui, riferì che il Messaggero di Allah, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, nell’esercizio del suo magistero-apostolico profetico, diede il seguente ammaestramento: ««Trai beneficio da cinque cose, prima che cinque sopravvengano: dalla tua gioventù, prima della tua vecchiaia, dalla tua salute prima della tua malattia, dalla tua ricchezza prima della tua povertà, dal tempo libero prima della tua occupazione, dalla tua vita prima della tua morte»» [o come disse*].

È il testo di una tradizione autentica, registrata da Al-Ḥakīm, della quale al-sh’ykh ‘àbdu-l-‘aẓīm al-Bàdawī, Allàh lo ricompensi come merita, ha fatto un sapiente commento su cui ciascuno di noi ha il dovere di meditare e far tesoro, ai fini della propria salvezza dal fuoco.

Si tratta di un consiglio di grande valore e un richiamo di enorme saggezza, che il Profeta* diede a un uomo, che gli chiedeva consiglio. Il consiglio fu quello di utilizzare la sua vita consapevolmente, cioè ai fini della salvezza dal fuoco, mettendo in pratica i comandamenti del Sublime Corano, prima della morte, poiché la vita è un immenso beneficio, e ciascuno dei giorni che la compone è un beneficio. Il Profeta* quando Allah** lo resuscitava dal suo sonno, diceva:««Lode ad Allah Che ci ha fatto rivivere dopo averci fatto morire! Verso Lui è il ritorno»».

Un giorno in più di vita può permettere all’uomo che ha peccato di pentirsi, o al generoso di esserlo maggiormente. Così, una vita lunga e ricca di buone azioni permette di raggiungere livelli molto alti di beatitudine nel Paradiso. Approfittiamo, dunque, o Fratelli e sorelle, della nostra vita, poiché la fine di essa giunge il più delle volte senza preavviso. Il termine della vita, lo sappiamo bene, è fissato da quando l’angelo di Allàh** al 120° giorno dal concepimento porta il rūḥ [lo spirito] e al-’àgial [la durata della vita], insieme a ‘àmal [le azioni] il rizq [il sostentamento] e il destino finale [shaqiyun o sa’īd ].

Noi non lo sappiamo quando verremo chiamati a render conto delle nostre azioni, e, quindi, dobbiamo essere sempre pronti a farvi fronte con il bagaglio necessario a scampare dal fuoco, sperando nella Misericordia di Allàh, l’Altissimo!

Così, per avere sempre le carte in regola, l’uomo non ha da farsi sedurre dagli inganni della vita di quaggiù, e non ha da lasciarsi imbrogliare da Shayṭān riguardo ad Allah.

Per ottenere questo risultato bisogna essere obbedienti alle norme del Codice di vita islamico, camminando nella via della rettitudine, indicata dal Sublime Corano e dalla Nobile Sunna.

Non dimentichiamo che chi in vita avrà trascurato di adempiere i propri doveri, rimpiangerà il proprio comportamento nel momento dell’agonia e implorerà una dilazione per correggere il suo passato, ma non gli sarà accordata Dice Allah**: ««« Avverti le genti (a proposito) del Giorno in cui li colpirà il castigo. (Allora) coloro che saranno stati ingiusti diranno: “O Signor nostro, concedici una breve dilazione: risponderemo al Tuo appello e seguiremo i Messaggeri”. Non giuravate dianzi, che per voi non ci sarebbe stato declino? Eppure abitavate nelle case di coloro che avevano fatto torto a loro stessi, e quel che facemmo di essi vi era ben noto. Vi abbiamo citato gli esempi»»».

La salute e il tempo libero fanno anch’essi parte delle cose di cui il Profeta ci ordinò di fare buon uso: “…la salute prima della malattia, il tempo libero prima dell’attività…  Traiamo, quindi, vantaggio dalla salute, e utilizziamola per digiunare di giorno, pregare di notte, combattere i nemici (della religione), recarci alla moschea, viaggiare alla ricerca della conoscenza, prima di essere messi alla prova con la malattia…

Desidereremo, allora, digiunare, ma non potremo farlo. Vorremo pregare in piedi, ma non ne avremo la forza. Cercheremo di andare alla moschea, ma le nostre gambe cederanno. E rimpiangeremo, allora, i giorni passati, in cui avresti potuto fare tutto ciò, ma lo tralasciasti…

Riempiamo il nostro tempo libero con ciò che ci sarà di beneficio tra le buone azioni, prima di essere troppo occupati. Allora, nel bel mezzo della nostra occupazione, spereremo di poter disporre di un’ora per poter leggere un libro, o assistere a una lezione… Ma non potremo farlo! E rimpiangeremo, allora, il tempo – addirittura gli anni! – che abbiamo sciupato.

Se utilizzeremo la salute e il tempo nell’obbedienza nei confronti di Allah, e poi ci ammaleremo o dovremo partire per un viaggio, le buone azioni che avevamo l’abitudine di compiere quando eravamo in salute e sedentari ci verranno contate lo stesso, così come ci assicurò il Profeta*: ««Se il servo si ammala, le buone azioni che era abituato a compiere quando era in salute e sedentario gli verranno contate (come se le avesse compiute lo stesso) »».

Tuttavia, la maggior parte della gente se ne disinteressa! Questa è anche la ragione per cui il Profeta* ebbe a dire: ««Vi sono due benefici riguardo ai quali molta gente si inganna: la salute e il tempo libero»» [o come disse *].

L’inganno, di cui parla il Profeta* è quello, di cui è vittima la persona, che, in buona salute e con del tempo libero, non solo non trae beneficio da questi due doni, per guadagnare meriti, ma li sperpera nel vizio e in cose inessenziali ai fini della salvezza dal fuoco!

Ammaestrati dall’insegnamento profetico, espresso con precisione linguistica e chiarezza concettuale, i Musulmani delle prime generazioni erano molto attenti a fare buon uso del tempo.

Oggi, purtroppo, non c’è più a proposito dell’utilizzo del tempo la sensibilità dei Pii Predecessori, che davano molta importanza non solo al minuto, ma anche ai secondi, per essere sempre in regola con i Comandamenti del Sublime Corano e ai Precetti del Profeta*.

Non solo! È stato tramandato che essi si esortavano vicendevolmente a praticare questa linea di condotta.

Tra le cose, di cui il Profeta* raccomandò di fare buon uso, vi è ««…la gioventù prima della vecchiaia…»».

Chiunque utilizza la propria giovinezza con cognizione di causa con una linea di condotta rivolta a preservarsi dal fuoco, sarà vincente e salvo, perché Allah** lo porrà sotto la Sua ombra nel Giorno, in cui non vi sarà altra ombra che la Sua; mentre chiunque sperperi la sua giovinezza nei piaceri e nei desideri sarà perduto!

Chi muore in questo stato, lo rimpiangerà; se invecchia, lo rimpiangerà lo stesso, poiché, le sue azioni saranno finite, e se invecchia, la sua schiena si curverà, le sue gambe si indeboliranno, il suo udito e la sua vista si attenueranno, e non avrà dunque la forza di compiere tutte le opere buone, che desidererà compiere, per redimersi dalla scioperatezza di sua gioventù.

Quanto alla ««…ricchezza prima della povertà…»» non dimentichiamo che la ricchezza fa parte dei doni che Allah l’Altissimo concede a chi vuole ed è, quindi, dovere, di colui al quale essa è stata concessa riconoscere la generosità di Allah e di utilizzarne una parte in generosità, perché la ricchezza è una prova e l’avarizia è una fonte di pericolosa vicinanza al fuoco dell’inferno.

Dice Allàh l’Altissimo: «««Coloro che sono avari di quello che Allah ha concesso loro della Sua grazia, non credano che ciò sia un bene per loro. Al contrario, è un male: presto, nel Giorno del Giudizio, porteranno appeso al collo ciò di cui furono avari. Ad Allah appartiene l’eredità dei cieli e della terra; e Allah è ben informato di quello che fate»»»

Non dimentichiamo, quindi, di trarre beneficio dalla ricchezza prima della povertà.!

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
che la nostra giornata sia digiuno e la nostra notte sia adorazione! Che i nostri passi si dirigano verso la moschea! Stiamo in guardia, affinché la nostra giornata non sia perdita di tempo, le nostre veglie distrazione e i nostri passi non ci guidino verso la disobbedienza ad Allah**. Ricordiamo e pratichiamo l’ammonimento salvifico: ««Se vivi fino al mattino, non aspettare la sera, e se vivi fino alla sera, non attendere il mattino, fai buon uso della tua salute prima della malattia, e della tua vita prima della morte… e confessiamo con le Parole di Allàh**:

«««Signor nostro, abbiamo fatto torto a noi stessi e se Tu non ci perdoni e ci usi misericordia, finiremo tra i perdenti. O Signor nostro, dacci il bene nella vita terrena e il bene nella vita futura e scampaci dal fuoco»»».

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Khutba – Il Successo

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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 Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, nel capitolo XXIII del Sublime Corano – la Sura dei Credenti (sūratu al-mù‹minūna) dice: <<<Il successo lo raggiungono i credenti, (1) i quali sono umili nella loro adorazione quotidiana, (2) i quali si tengono alla larga dal vaniloquio, (3) i quali sono pronti a fare il pagamento dell’imposta coranica, (4) i quali controllano la loro sessualità – (5) fuorché con le loro mogli e con ciò che le loro destre possiedono, sicché, in verità, essi sono irreprensibili, (6) mentre coloro che desiderano oltre questo commettono trasgressione – (7) coloro i quali si danno premura per i depositi loro affidati e per l’adempimento delle loro promesse, (8) coloro che salvaguardano le loro adorazioni quotidiane! (9) Quelli sono gli eredi, (10) i quali avranno in eredità il Paradiso, dove rimarranno, eternamente(11)>>>.

Sono undici unità di rivelazione, che ogni musulmano ha il dovere di conoscere e di mettere in pratica, perché in queste àyah, Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, con precisione linguistica e chiarezza concettuale, indica ai credenti la strada da percorrere, a livello di comportamento, per meritare in eredità il Paradiso. Ad Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, la lode tutta appartiene, per averci ha guidato sulla retta via con il Sublime Corano e, per mezzo della sunna e degli insegnamenti del profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, il quale disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: “Il rito d’adorazione è il mi’rāg (l’ascensione del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, alla Presenza di Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce) del credente”.

Il rito d’adorazione, aṣ-ṣalātu, che è il secondo pilastro dell’Islàm, che è fonte di tranquillità e di serenità del credente, consapevole che nel rito egli è in presenza del suo Signore e in intimo rapporto con Lui viene, purtroppo, trascurato da molti musulmani, specialmente da moltissimi giovani, distratti, al giorno d’oggi dalle tecnologie della comunicazione, che hanno effetti deleteri talmente gravi da generare dipendenze patologiche non solo a livello di psiche, ma anche a livello fisico. Questo deriva dalla perdita da parte dei giovani, anche se non mancano le eccezioni, della consapevolezza della condizione di creatura dell’uomo che tutto deve al suo Creatore.

Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce: <<<Perciò non vi inganni l’illusione della vita terrena e non vi inganni l’ingannatore (Satana) a proposito di Allàh. (33)|>>> [Corano XXXI Luqmān]. Le illusioni della vita terrena e gli inganni di Satana a proposito di Allàh, fanno perdere all’uomo la consapevolezza dei propri limiti; una grave menomazione che genera la perdita dell’umiltà che invece ha da coniugarsi con il timore e tremore della creatura consapevole al pensiero della sua condizione nei confronti del Creatore.

Per far perdere al musulmano questo sentimento – che nel rito di adorazione raggiunge il suo momento più intenso, quando con la fronte per terra la creatura – creata dalla terra – è più vicina al suo Signore, Satana escogita le sue diavolerie tecnologiche, che pur avendo qualche utilità, sono altamente dannose a causa della debolezza umana. E’ – pertanto – un dovere di ogni musulmano consapevole di mettere in guardia contro i pericoli materiali e spirituali della seduzione che si sprigiona nelle menti infantili dei giovani e non meno infantili di non pochi adulti, promuovendo la negligenza nell’osservanza dei doveri religiosi e principalmente del dovere del compimento del rito di adorazione.

Dobbiamo sforzarci di far capire la fondamentale importanza del sentimento dell’umiltà che si esprime nel gesto del takbīr “Allàh è il più grande!”, quando il fedele, alzando le mani, si getta dietro le spalle ogni occupazione e preoccupazione; quando, ponendosi in piedi davanti al Signore della Potenza, si libera da ogni dipendenza terrena.

Non c’è gioia paragonabile a questa. Questo bisogna essere in grado di far capire! Recuperare il senso vero della nostra vita, banco di prova della nostra fedeltà al Creatore vuol dire entrare a far parte del novero dei sinceri adoratori di Allàh, sulla base delle precise parole del Suo libro, quando, nel Capitolo ventitreesimo del Sublime Corano, intitolato Sura dei Credenti (sūratu al-mù‹minūna) [Rivelata alla Mecca, costituita da 118 ayāt e scesa dopo la sura al-anbiyā‹ (sura 21)] dice: <<< Il successo lo raggiungono i credenti, (1) i quali sono umili nella loro adorazione quotidiana >>>.

O servi del Sommamente Misericordioso, l’umiltà nel rito di adorazione è lo spirito stesso del rito, è il fulcro, su cui ruotano tutte le vostre azioni. Il rito d’adorazione, eseguito senza umiltà, è esattamente come un corpo senza anima. Quando il fedele che esegue il rito di adorazione è umile e totalmente compreso nel sentimento del dovere di adorare con tutta la sua anima e tutto il suo corpo il Creatore del mondo e dell’uomo, il suo spirito è tutto immerso nello sforzo di eseguire il rito nel migliore dei modi nella speranza di riuscirci, affinché esso venga accettato, perché nella sua accettazione da parte di Allàh c’è la salvezza; e con il timore che per qualche mancanza non venga accettato, in quanto nella mancata accettazione di esso c’è la rovina.

La sincera umiltà è nemica della negligenza e quando non c’è vera umiltà nel cuore di colui che esegue il rito di adorazione, egli viene preso di mira da Satana che gli fa dimenticare il numero delle unità di adorazione che deve eseguire, degli inchini e delle prosternazione, il suo corpo dondola a destra e a sinistra, la sua mano accarezza la barba o si aggiusta qualche parte del suo abbigliamento.

Un giorno il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, vedendo un uomo che mentre eseguiva il rito d’adorazione si lisciava la barba, disse: “Se il suo cuore fosse umile sarebbero umili anche le sue membra!”.

Quando uno esegue distrattamente il rito d’adorazione, lo si capisce dal fatto che non esegue in esso un rukù’ [inchino] o un sugiud [una prosternazione] o un qiyām [la posizione ortostatica in cui si esegue la recitazione del Sublime Corano] o un giulūs [seduta].

Il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, accortosi un giorno che un uomo, il quale stava eseguendo il rito di adorazione, aveva saltato l’inchino e mentre era in prosternazione sussultava, disse: “Se questo muore in questa situazione, egli muore fuori dalla religione di Muhàmmad”.

In un’altra occasione il Profeta disse: <<< Quando il servo ha eseguito il rito d’adorazione in modo perfetto esso è luminoso e sale fino alle porte del cielo; esse gli vengono aperte ed esso dice in favore di colui che l’ha eseguito perfettamente: “Che Allàh ti conservi come tu hai conservato me”. Quando, invece, il servo ha eseguito male il rito d’adorazione, non ha eseguito gli inchini e le prosternazioni secondo il rituale, esso sale avvolto nelle tenebre fino alle porte del cielo, che gli rimangono chiuse in faccia. Esso dice, rivolto al suo esecutore: “Ti tratti male Allàh, come tu hai maltrattato me!”. Poi il rito viene arrotolato come si arrotola un vestito vecchio e gli viene sbattuto in faccia >>>.

Per i predetti motivi, o servi fedeli del Sommamente Misericordioso, fate ogni sforzo per eseguire il rito d’adorazione nel migliore dei modi, perché esso sarà luce per voi e mezzo di avvicinamento ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce; e state attenti a non compiere nessuna delle azioni che annullano il rito o che vi privano del merito e della ricompensa da parte di Allàh. Preoccupatevi del giorno in cui ad Allàh farete ritorno, un giorno nel quale ogni individuo sarà ricompensato per ciò che ha fatto e nel quale a nessuno sarà fatto torto.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
alla luce di queste informazioni, che vengono dal Sublime Corano e dall’Insegnamento del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, abbiamo da essere umili nell’esecuzione di ogni nostro rito d’adorazione prescritto, se vogliamo raggiungere sicuramente il successo nella vita futura, perché Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, ha affermato nel Sublime Corano che <<<i credenti, i quali sono umili nella loro adorazione quotidiana, son quelli che raggiungono il successo [ e Allàh dice la Verità]>>>.

Non lasciamoci trascinare nella negligenza dei nostri doveri religiosi e lavoriamo con intelligenza per ordinare il bene e mettere in guardia dai pericoli dell’abuso delle tecnologie della comunicazione.

-O-

Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Khutba – Al-Iḥsān

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

 -O-

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
i comandamenti del Sublime Corano e i precetti del profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria ci insegnano la via da seguire in questa vita terrena per essere meritevoli nella vita futura, sempre con il concorso della misericordia divina, del Paradiso.

Tutte le azioni che Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e che l’Apostolo, Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, ci esortano a fare e ci prescrivono di compiere nel Sublime Corano e nella Nobile Sunna e che sono le opere che ci aprono le porte del Paradiso e ci scampano dal fuoco dell’Inferno nella vita futura sono finalizzate a produrre in ciascuno di noi la pace interiore e la padronanza di sé.

Pace interiore e padronanza di sé a livello individuale sono fattori di equilibrio e armonia, per ottenere i quali, a livello individuale, non c’è miglior metodo che quello il mettere in pratica le esortazioni e i precetti del Messaggero, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, che, nell’esercizio del suo ministero apostolico-profetico, ci ha impartito in esecuzione del mandato, che egli, Allàh lo benedica e ‘abbia in gloria, ha ricevuto per liberare l’uomo dal dominio dell’uomo.

La realizzazione da parte nostra dell’equilibrio e della pace interiore sono fattori determinanti della pace e dell’armonia a livello familiare, sociale, nazionale e internazionale. Per questo ciascuno di noi ha il dovere, soprattutto, in questo tempo, in cui soffia forte il vento deleterio del materialismo etico, che Shaytān il maledetto, promuove, infiltrandosi dovunque la debolezza umana glielo permette, di essere scrupolosi nell’attuazione del codice di vita dell’Islàm, realizzando amore reciproco e fratellanza tra noi; e la pratica della generosità è uno degli aspetti più significativi della linea di condotta del musulmano, che hanno come risultato la coesione fraterna, la quale è eccellente fonte di armonia sociale.

Il Profeta che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse: “Allàh solleverà da una preoccupazione del Giorno della Resurrezione, colui che solleva un credente da una preoccupazione della vita terrena! Allàh darà facilità nella vita terrena e nella vita futura a chi facilita una persona in difficoltà. E ciò perché Allàh aiuta il servo per tutto il tempo che il servo è in aiuto di suo fratello” [O come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Questi sono aspetti di quella eccellenza morale, che, oltre ad avere straordinari effetti positivi nella vita terrena, apre la via del Successo nella vita futura. Infatti, colui che mette in pratica nella sua vita quotidiana questa linea di condotta realizza il massimo grado della spiritualità islamica, realizza al-Iḥsān, che è il più alto grado del buon comportamento; egli, infatti, opera nella consapevolezza di essere sotto osservazione da parte di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, in ogni momento della sua vita; anche se egli Allàh non Lo vede, sa che Allàh lo vede. Egli è muḥsin.

Al-muḥsin sa che Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, gli ha promesso una grande ricompensa nella vita futura per quel suo modo di agire nella vita terrena, purché il suo ben operare egli lo compia solo ed esclusivamente per amore di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce. È con questa consapevolezza che al-muḥsin aiuta il fratello a uscire dalle difficoltà e dalle preoccupazioni; consola compassionevole il fratello afflitto da una sventura, provvede con le sue elargizioni, per mezzo delle organizzazioni di soccorso, ai bisogni degli sventurati, delle vedove e degli orfani, vittime dei soprusi della tirannide, soccorrendo i profughi, costretti ad abbandonare le loro case a causa della guerra; non è insensibile alle sofferenze degli sventurati, che hanno perso tutto senza loro colpa e, infine, dove egli non può arrivare con i suoi beni materiali si adopera con la preghiera.

Allàh, il Generosissimo, rifulga lo splendor della Sua Luce, ha promesso ad al-mùḥsin di tenerlo immune dalle preoccupazioni di un giorno inevitabile; il giorno nel quale le preoccupazioni assaliranno i cuori; nel giorno, in cui l’uomo fuggirà da suo fratello, da sua madre e da suo padre, da sua moglie e da suo figlio; nel giorno, in cui ogni individuo verrà a trovarsi in una situazione molto preoccupante!

Guardiamo al-mùḥsin nell’adempimento della nostra religione e imitiamolo! Aiutiamo gli orfani siriani e le loro vedove mamme; aiutiamo gli orfani e le vedove di Ghaza, bisognosi della Misericordia di Allàh per mezzo nostro! Siamo generosi con chi ha bisogno sulla Terra e sarà Generoso con noi Colui che non ha bisogno di noi! Ciò che noi elargiremo per amore di Allàh, l’Altissimo, non appesantirà la nostra condizione materiale, anzi godremo del favore di Allàh, l’Altissimo. Egli ci ha promesso la facilitazione di tutte le cose che sono importanti per noi nella vita terrena. Egli, il Generosissimo, sosterrà ciascuno di noi nell’affrontare le difficoltà della vita terrena e la sofferenza nella vita futura in attesa del giudizio nei nostri confronti!

Teniamo bene a mente che, se avremo tenuto nascosti i difetti del nostro fratello e non ne avremo propalato la notizia, non lo avremo tradito o messo in mano a un suo nemico; se l’avremo garantito con la copertura dei suoi difetti, il perdono dei suoi peccati nei nostri confronti, vincendo ogni nostro desiderio di rivalsa e rinunciando alle nostre pretese nei suoi confronti; se gli saremo stati di aiuto nelle difficoltà e di sostegno nel far fronte alle sue necessità, andiamo sicuri! Allàh, rifulga lo splendor della sua Luce, ha promesso di esserci di sostegno e aiuto in ogni nostra difficoltà. Tutto ciò è la generosa ricompensa divina, per la nostra generosità umana.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
siamo timorati di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e agiamo con tutte quelle azioni altruistiche, a cui ci esorta il Sublime Corano e il compimento delle quali ci ingiunge il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, per conseguire con esse il Paradiso, dove ci troveremo – non senza l’intervento della misericordia divina – nella posizione di coloro, che godono la vicinanza dell’Atissimo. ottenendo la migliore delle ricompense per il migliore dei nostri comportamenti. Questo è il favore di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, che lo concede a chi Egli vuole, Egli che è il Possessore del Favore Sublime. Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, nella sura al-Raḥmān: 

Higiazātu-l-iḥsāni illā l-iḥsān? [ayah 60] cioè: qual è la ricompensa del ben fare, se non il bene?(60).

-O-

Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Khutba dell’elefante

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

 -O-

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
nel capitolo Centesimoquinto del Sublime Corano – la Sura dell’elefante, Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, dice:

«««Nel nome di Allàh il Sommamente Misericordioso il Clementissimo – Non hai visto cosa fece il tuo Signore ai possessori del pachiderma?(2) Non fece forse fallire il loro piano?(3) Egli mandò su essi, a ondate successive, stormi di uccelli, (4) che fecero cadere su loro una pioggia di pietre d’argilla (4) e li ridusse come pula, dopo la battitura.(5)»»»».

Questa Sura (sūratu-l-fīl) fu rivelata alla Mecca dopo la rivelazione della Sura Al-kāfirūna, la sura 109, che recita:

«««Nel nome di Allàh il Sommamente Misericordioso il Clementissimo. Di’: “O voi che rifiutate di credere,(1) io non adorerò ciò che voi adorate(2) e voi non sarete adoratori di ciò che io adoro!(3) Io non sarò adoratore di ciò che voi adorate(4) e voi non sarete adoratori di ciò che io adoro!(5) A voi la vostra religione e a me la mia.(6)»»».

C’è uno stretto legame tra le due sure nella loro successione cronologica. La Sura dei kāfirūna scende dopo che i miscredenti idolatri e politeisti della Mecca si dichiarano disposti ad adorare l’Unico, Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, per un anno, dopo il quale i Musulmani avrebbero dovuto adorare per un anno le divinità del politeismo meccano.

L’insegnamento di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, fu chiaro circa la risposta da dare! E’ la risposta che i Musulmani del mondo devono dare a ogni suggestione di aderire alla visione del mondo della miscredenza organizzata e di cedere agli sforzi dei suoi venditori di fumo perché essi si assimilino, allontanandosi delle pratiche di vita che hanno le loro norme nel Sublime Corano e nella Nobile Sunna.

La conservazione della propria identità islamica e la trasmissione di essa alla sua prole è un obbligo non negoziabile con gli apparenti vantaggi della vita terrena, da parte di ogni musulmano, E ciò poiché le regole per i grandi comportamenti e le regolette per quelli minimi non vengono da un legislatore umano, ma vengono dal Legislatore assoluto!

La Sura dell’elefante, il “pachiderma” terribile e poderoso strumento di guerra messo in campo dal vicerè dello Yemen, personaggio emblematico di tutte le forze anti-islamiche, le quali operano a livello mondiale, insegna che la miscredenza organizzata mette al servizio della causa di Taghūt tutta la sua potenza militare ed economica, che fa soffiare impetuoso il vento del neocolonialismo culturale sulle terre dell’Islàm, ma il musulmano, come il giunco, si piega, perché sa che il vento passa.

Il musulmano sa che per quanto i nemici dell’Islàm si sforzino di distruggere la Nobile Ka’bah non ce la faranno, perché gli stormi degli uccelli mandati da Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, difenderanno l’Islàm, frustrando le aspettative di coloro, che vedono nella realizzazione storico-politica di esso una minaccia per la conservazione di quel “dominio dell’uomo sull’uomo” su cui si basa il loro sfruttamento selvaggio delle ricchezze dei popoli da loro oppressi.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
il segreto del nostro successo finale sta nel mettere in pratica il sistema di vita proposto dal nostro Generoso Creatore, per la realizzazione della pace interiore dell’individuo, della pace a livello familiare, a livello sociale e a livello planetario in questa vita e per la felicità, tanto agognata in terra, nella vita futura, quando i meritevoli saranno introdotti nel Paradiso, la Casa della Pace, promessa ai “Timorati”.

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Non trascuriamo il digiuno di Shawwāl

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
anche quest’anno il Santo Mese del Digiuno di Ramadàn, così rapidamente come è giunto è passato in un soffio ed è alle nostre spalle. Ne abbiamo festeggiato la fine con la solennità festiva del 1° di Shawwāl nel rito congregazionale di Eid al-Fitr al-Mubārak, con cui ha avuto inizio il tempo del Pellegrinaggio, che si conclude con la Festa del Sacrificio, Eid al-àḍḥā al- Mubārak e già molti di noi si preparano a realizzare il loro pellegrinaggio alla Casa di Allàh, rifulga lo spledor della Sua Luce, dicendo in cuor loro: «Labbày-Ka, Allahùmma, labbay-Ka, labbày-Ka lā sharīka la-La-ka!».

Sì! Con il primo di shawwāl ha avuto inizio il periodo dell’anno egiriano, nel quale può essere eseguita, la prima forma del Pellegrinaggio maggiore, al-ḥàggu-l-àkbar. Dice Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, che i mesi del pellegrinaggio sono determinati:

ألحَجُّ أَشْهُرٌ مَعْلُمَات

فَمَنء فَرَضَ فِيهِنَّ الحَجُّ

فَلاَ رَفَثَ وَ لاَ جِدَالَ فِي الحَجِّ

al-ḥàggiu àšhurun ma’lumātun
fa-man fàraḍa fi-hìnna l-ḥàgg
fa-lā ràfath
a wa lā  gidālfī l-ḥàgg

(Corano II/197)

Questi mesi sono, appunto Shawwāl, dhū-l-qādā e dhu-l-ḥìggiah nei suoi primi 8 giorni.

Già c’è tra noi chi – avendo progettato di adempiere al quinto pilastro dell’Islàm, che diventa obbligatorio, quando il fedele ne abbia, attualmente, le capacità fisiche ed economiche – ha iniziato le pratiche burocratiche per ottenere il permesso di ingresso per Hàgg [Pellegrinaggio] in Arabia Saudita, dove si trova la Terra Santa dei Due Luoghi Sacri dell’Islàm: La Mecca, dove si trova al-Masgid al-Ḥarām, la Casa di Allàh, l’Altissimo, al-Bàytu-l-Ḥarām, e la Moschea del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, a Medina al-Munàwwarah, che, fuori dal Pellegrinaggio, è meta della visitazione [az-ziyārah].

Chiediamo ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, di metterci nella condizione di poter essere anche noi Suoi Ospiti alla Mecca, come Gli abbiamo chiesto nel giorno della Festa di accogliere i nostri riti di adorazione, di accettare i nostri digiuni diurni che abbiamo osservato con devozione dal faǧr al maghrib di ognuno dei suoi giorni, come pure di guardare benevolmente le veglie notturne di adorazione, con particolare attenzione a quella di laylatu-l-qàdr che abbiamo celebrato imanan wa ihtisàban per il perdono dei nostri peccati del passato, come pure le nostre invocazioni, affinché ci dia il bene in questa vita, il bene nella futura e ci scampi dal fuoco, e affinché Egli, rifulga lo splendor della Sua Luce, liberi la nostra Comunità dalle mani dei suoi nemici esterni, ma soprattutto da quelli interni, che indefessamente, agli ordini di Satana, gravemente la violentano a livello planetario per provocarne la disgregazione.

Infine non dimentichiamo che il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse: ««Chi, dopo aver completato il digiuno di Ramadàn, fa seguire il digiuno di sei giorni nel mese di Shawwāl, riceverà la ricompensa, come se avesse digiunato un anno intero»» [o come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Quindi chi ancora non avesse fatto questa devozione supererogatoria a partire da quello immediatamente successivo alla Festa, sappia che essa può essere fatta anche distribuendone i giorni nell’arco del mese.

Essa è una Sunnah raccomandata, ma non è obbligatoria, per cui il fedele devoto che si sforza di mettere a frutto l’insegnamento del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, si rende meritevole di una ricompensa equivalente a quella di aver digiunato un anno intero; infatti, il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse che Allàh moltiplica i benefici per dieci, per cui Il digiuno del mese di Ramadàn equivalendo a dieci mesi e il digiuno dei sei giorni di Shawwal equivalendo a sessanta giorni, cioè due mesi, fanno, sommati, un anno intero di digiuno.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
aggiungiamo alla nostra devozione digiunatoria obbligatoria del trascorso mese di Ramadàn, questa devozione digiunatoria [dei sei giorni] super-erogatoria, e così accumuleremo meriti equivalenti a quelli di una devozione di digiuno di un anno, giusta l’insegnamento del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, che ci dà titolo di entrare in Paradiso, ben s’intende non senza il concorso decisivo della Misericordia divina nei nostri confronti. La ricompensa di questo digiuno è così grande che è meglio non lasciarsela scappare!

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Khutba di Eid al Fitr 1439

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
anche quest’anno 1439 dell’Egira il Santo mese di Ramadàn è alle nostre spalle; oggi, giorno della Comunità, 1° Shawwāl, ‘Eid el Fiṭr, siamo qui riuniti in congregazione per innalzare ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, la nostra Lode, le nostre Magnificazioni, il nostro Ringraziamento, per questo mese di Misericordia, perdono e salvezza dal fuoco.

Abbiamo osservato i comandamenti del digiuno per amore di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, al solo scopo di ottenere il Suo Compiacimento e il Suo Perdono per i nostri peccati.

Oggi è giorno di gioia per la soddisfazione di avere rinunciato nell’arco diurno dei suoi giorni a mangiare e a bere e quant’altro richiesto di non fare e di avere nelle sue notti partecipato al tarawīḥ e alle veglie di adorazione e pagato la zakàtu-l-Fitr prima dell’inizio del rito congregazionale solenne della Festa.

E’ la letizia di cui si riempie il cuore del credente nella paternità divina del Sublime Corano e nella missione apostolico profetica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, per la sua consapevolezza dai numerosi benefici spirituali e materiali, per la vita terrena e la vita futura, che derivano dall’obbedienza al Comandamento divino.

In questo giorno, i nostri cuori sono colmi di felicità per essere stati in grado di avvicinarci ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, con le nostre devozioni. I nostri cuori ringraziano l’Altissimo per il beneficio della pace in cui ci permette di vivere serenamente questa Festa in questa terra lontana da quei luoghi dove nostri fratelli e nostre sorelle soffrono momenti di tragedia, in fuga, quando possono, dalla guerra e dalla fame e un velo di tristezza è presente nei nostri cuori.

In questo giorno il musulmano, che ha digiunato con fede e come già detto, al solo scopo di ottenere il compiacimento di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, coglie l’occasione per purificare il suo cuore da eventuali rancori e sentimenti di ostilità verso fratelli, per compiere i suoi doveri verso i suoi parenti, verso il vicinato sia sul piano spirituale sia piano materiale con la preghiera e la solidarietà e se vi sono situazioni di incomprensione o di attrito, che possono degenerare in rottura dei rapporti, egli si affretta a correre ai ripari, perché egli sa che la rottura dei rapporti è un evento molto grave ed è sempre causa di disgrazia agli <occhi di Allàh>!

Dice, infatti Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, nella sura Muhammad: «««E non potrebbe avvenire che, se girate le spalle, provocherete disordine sulla terra e romperete quei vostri legami, che derivano dall’utero? (22) Quelli son coloro che Allàh ha maledetto! Egli li ha resi sordi ed ha accecato i loro occhi.(23)»»».

La maledizione di Allàh, l’Altissimo, pesa su coloro che “rompono i legami che derivano dall’utero”! In questo giorno il musulmano che innalza con energia il suo Takbīr esprime la sua consapevole sottomissione al volere di Allàh, rifulga lo splendor della sua Luce, perché nel takbīr egli manifesta la vittoria che egli con il digiuno ha conseguito, la vittoria della fede in Allàh, rifulga lo splendor della sua Luce, e nel Suo Apostolo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, sulle tentazioni del mondo suggerite da Shayṭān, della vita eterna nel Paradiso promesso da Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, sulla caducità della vita terrena.

In questo giorno il musulmano ha in mente le parole di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, nella Sura dell’Altissimo, quando dice: «««In verità, avrà successo chi paga la zakāh – ricorda il nome di Allàh ed esegue il rito di adorazione!»»». Egli non è tra coloro di cui Allàh, l’Altissimo dice: «««Ma voi scegliete la vita terrena»»». Egli sa che – come dice Allàh, l’Altissimo: «««La vita futura è meglio ed eterna!»»».

In questo giorno il musulmano ha indossato i suoi abiti migliori, dopo il ghusl, ha mangiato qualche dattero ed è venuto al rito di adorazione, come era solito fare il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, come ci dice la Tradizione! E in obbedienza ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, egli moltiplica i suoi Takbīr! Dice, infatti, Allàh, l’Altissimo: «««Allàh vuole per voi il facile, non vuole per voi il difficile; perciò, completate il numero e magnificate Allàh [dicendo Allàhu àkbar !] per avervi guidato, affinché siate riconoscenti.(185) [ Corano Sura al-Bàqarah]»»»

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
in questo nostro giorno, mostriamo a noi stessi che apparteniamo a una nazione unita, a un unico corpo, a una Comunità di fede, che tutta soffre, quando una parte di essa soffre! Mostriamo a noi stessi l’autenticità del nostro sentimento di appartenenza nel nostro sentire operativamente la fratellanza con i tutti i musulmani che soffrono, mettendo mano al portafoglio! Rafforziamo la nostra determinazione, dimostrando, inoltre, con la nostra compostezza, che siamo preoccupati della situazione dell’Islàm in Palestina, in Egitto, in Siria e in tutte le aree della Terra, dove i suoi fedeli sono vittime di strutture di potere governate dal dominio dell’uomo sull’uomo. Ringraziamo e preghiamo con intensa devozione Allàh, l’Altissimo, non solo affinché questi nostri giorni siano di gioia, ci accordi la felicità in questa vita e in quella eterna, ma anche aiuti i nostri fratelli in ogni luogo di loro sofferenza, sciolga le loro catene, sani le loro ferite, li salvi dal popolo degli iniqui e ci perdoni tutti! O Allàh, accogli il nostro digiuno, il nostro rito, la nostra veglia notturna e le nostre preghiere. Amen.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.

La salvezza dal fuoco – Ramaḍān 4

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
siamo entrati nell’ultima decade del nostro Santo mese di Ramaḍān del 1439 dell’Egira, la terza parte della quale il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse che essa è «itqun mina n-nār!» [salvezza dal fuoco] per coloro i quali in essa compiono con devozione assoluta ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, il digiuno, vale a dire al solo scopo di ottenere il compiacimento di Allàh, che in questo ultimo periodo ha fatto di Muhàmmad figlio di Abdallah una «««Misericordia per tutti gli universi»»» nella «notte del Destino» con la Rivelazione del Sublime Corano nel cuore di lui, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, nella grotta del monte Ḥirā nei pressi della Mecca, molto probabilmente nell’anno 609 dell’era volgare.

In quella notte santa, che viene tradizionalmente commemorata nella notte del 27 Ramaḍān, l’Angelo Gibrīl su lui la pace, dopo aver pronunciato l’imperativo «ìqra‹›°!» [recita!] parola iniziale del primo testo di rivelazione di cinque āyāt, che troviamo nel Sublime Corano nella Sura numero 96, annunciò l’investitura profetica con le parole:

«O Muhàmmad, io sono Gibrīl e tu sei l’Apostolo di Allàh!».

Era «làylatu-l-qàdr»! Era la notte che è meglio di mille mesi, frase che significa che le devozioni in essa nella veglia notturna di adorazione, il qiyāmu-làylat-l-qadr, eseguito imānan wa qtisāban equivalgono alle devozioni super-erogatorie di mille mesi!

Il digiuno – non dimentichiamolo – purifica l’anima e attira sul digiunante le benedizioni di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, il Quale desidera il meglio per i Suoi servi sinceri.

Egli, rifulga lo splendor della Sua Luce, ci ha dato il digiuno del mese di Ramadan perché noi, credenti nella paternità divina del Sublime Corano e nella missione apostolico-profetica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, si trovi la via per appropriarci del «Timore di Allàh» per mezzo del quale impariamo a controllare i nostri desideri, a riflettere sulle nostre sperabilmente non grandi trasgressioni a non arrenderci alle passioni e a escludere dalla nostra vita quotidiana tutto ciò che danneggia la dignità dell’uomo e porta alla rovina, spirituale e materiale.

Il digiuno fortifica la volontà, insegna la pazienza e l’autodisciplina, ci rende capaci di sopportare le avversità della vita e di patire serenamente la fame e la sete.

Il digiuno è una scuola, la messa in pratica degli insegnamenti della quale rappresenta una chiara vittoria sui desideri illeciti e gli impulsi egoisti, che sono promossi da an-nàfsu-l-ammaratu bi-s-sū‹ che alberga in ciascuno di noi.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
intensifichiamo in questi nostri ultimi dieci giorni di Ramadàn, le nostre devozioni, la lettura del Sublime Corano, la beneficenza, l’ordinare il bene e il proibire il male; chiediamo ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, di aiutarci nel Ricordo di Lui, nel Ringraziamento per le sue grazie, nell’essere scrupolosi nell’assolvimento dei nostri doveri, abbandonando le nostre debolezze, controllando emozioni e istinti e governando la lingua.

Chiediamo ad Allah, rifulga lo splendor della Sua Luce di dare al nostro digiuno il potere di animare lo spirito di ciascuno di noi e di tutti i fratelli e le sorelle nell’Islàm alla ricerca della Sua Benedizione per l’unificazione della nostra Ummah e la protezione di essa dalle aggressioni che vengono dall’esterno e, disgraziatamente, anche dall’interno di essa.

Siamo generosi nel dare il nostro sostegno di preghiere e di beni materiali per i fratelli e le sorelle, che sono vittime dell’ingiustizia che è la figlia primogenita del dominio dell’uomo sull’uomo in molte parti della Casa dell’Islàm.

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.

Khutbah di Badr – Ramaḍān 3

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
siamo nella seconda decade di questo mese santo di Ramadàn 1439, che vola via rapidamente, portando con sé le nostre devozioni diurne del digiuno e le nostre devozioni notturne del tarawīḥ e della veglia di adorazione!

Questa è la parte del mese che è misericordia, ricordando le parole del nostro Santo Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, il quale disse di esso che: ««La prima parte è perdono, la seconda parte misericordia e la terza salvezza dal fuoco!»».

Invochiamo Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, affinché ci usi misericordia, accogliendo la nostra obbedienza nell’adempiere l’obbligo del quarto pilastro dell’Islàm, in questa seconda decade di Ramadàn, nella quale avvenne la prima vittoria dell’Islàm, che nell’Oasi di Badr sconfisse la prima aggressione della miscredenza organizzata, in armi per soffocare il messaggio di liberazione dell’uomo dal dominio dell’uomo, confidando nella sua superiorità materiale.

Proprio ieri, 17 Ramadàn 1439 è stato il 1437° anniversario della vittoria di Badr, concessa da Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, a quei pochi manipoli di Musulmani della prima ora sulle soverchianti forze organizzate della miscredenza, che progettavano di estinguere nel sangue la Parola di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce.

Allàh stesso scese in campo contro la poderosa armata del politeismo idolatrico della Mecca! Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce nella Sura VIII:

«««Non foste voi ad ucciderli, ma fu Allàh. Non sei stato tu a scagliare (la freccia o il giavellotto), quando hai scagliato, ma fu Allàh a scagliare! E ciò per dare ai credenti, da parte Sua, una bella prova. In verità, Allàh è Audiente ed è Sciente!(17) Questo per voi! Ed anche perché Allàh è Lui che rende vani i complotti di coloro che rifiutano di credere!(18)»»».

Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce: «««Quante volte una piccola armata ha sconfitto una grande armata, con il permesso di Allàh? Ed Allàh è con i forti, che affrontano con fermezza le situazioni difficili.(249)»»» [Corano II].

Questa è la nostra condizione odierna; la battaglia non è, oggi, a lancia e spada in campo, come a Badr, bensì è a livello informativo! L’aggressione contro l’Islàm è martellante, in modo più o meno palese, per cui a rispondere ad essa il Musulmano ha da prepararsi, per essere in grado di rispondere colpo su colpo, possibilmente, con adeguata precisione linguistica e concettuale, all’ingiuriosa disinformazione che viene rovesciata, ogni giorno, sui Musulmani e sull’Islàm dai mass media per fare il lavaggio del cervello alla gente tenuta a digiuno della Verità con la menzogna a scopi elettorali in difesa di una presunta identità giudaico-cristiana dell’Europa, brandendo corona del Rosario e Vangelo.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
dobbiamo essere uniti nel compito di rendere Testimonianza della Verità del dovere di ogni uomo di affermare il Potere di Allàh – il Creatore dell’uomo – attraverso la Sua Legge, che libera l’uomo da ogni forma di “antrop-archia”, cioè di dominio dell’uomo sull’uomo e ricordiamoci, prima di scendere in campo, la preghiera coranica: “O Signor nostro, rafforza la nostra pazienza, rendi fermi i nostri piedi e dacci il sopravvento sulle forze organizzate della miscredenza [antroparchica]!”. Può darsi che Allàh, rifulga lo splendor della sua Luce, ci conceda la vittoria.

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.

Khutbah Il Perdono – Ramaḍān 2

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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 Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, il quale ha ricevuto da Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, il Mandato apostolico-profetico di portare all’umanità l’Islàm, il sistema onnicomprensivo di vita, per mezzo della pratica del quale l’uomo realizza la propria liberazione dal dominio dell’uomo, è «««Misericordia per tutti gli universi!»»». Così di lui dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, nel Sublime Corano!

Oggi, 25 di maggio 2018, decimo giorno del Santo Mese di Ramaḍān 1439, ci siamo lasciati alle spalle quella parte del mese, di cui il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse essere quella della Misericordia.

Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse: ««Ramaḍān è diviso in tre parti; la prima è misericordia, la seconda perdono e la terza salvezza dal fuoco»» o come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, ci mette in guardia, quando dice: «««Non v’inganni la vita terrena e non vi inganni Shaytàn, l’ingannatore, a proposito di Allàh!»»».

In Ramaḍān tutti i Diavoli sono in catene, ma nell’uomo, che è debole, c’è un’anima che lo spinge alla trasgressione ed è sempre all’opera per farlo cadere in peccato con le lusinghe e le illusioni della vita terrena.

Però, Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, effonde con abbondanza la Sua Misericordia nel creato, su tutte le Sue creature di tutti gli universi da Lui creati e verso gli uomini, in special modo!

La Sua Misericordia, infatti, come ho detto, ha preso corpo nel profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, per mezzo del quale Egli ha dato per tutti gli uomini il Messaggio della Verità sul mondo, sulla condizione dell’uomo, sul suo destino, e con esso un codice di vita, unica via di salvezza dal fuoco, le regole del quale sono nel Sublime Corano e nei precetti del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Quando la creatura umana mette in pratica questo Codice di vita essa può, non senza in ogni caso l’intervento della Sua Misericordia, aspirare al Paradiso nella vita futura.

Con questo Codice di vita onnicomprensivo la Clemenza di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, ha dato all’uomo la possibilità di redenzione dal peccato attraverso il pentimento, i cui cancelli, come disse il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, sono aperti per l’uomo fino agli ultimi momenti della sua vita e per l’intera umanità fino alla fine del mondo, quando il sole spunterà da “occidente”.

Quando il trasgressore, consapevole della sua trasgressione si pentirà d’aver trasgredito, proponendosi di non cader vittima delle tentazioni di Satana, della vita terrena e della sua anima, che spinge alla trasgressione per l’avvenire, allora entra in gioco il Perdono divino!

Sì! Esso è tanto e tale che sono ben tre i Bellissimi Nomi di Allàh, su novantanove, che lo ricordano:

al-Ghafir, al-Ghaffàr, al-Ghafur.

Allàh è il Perdonatore sovrano, il sovranamente Largo nel perdonare, l’Accettatore compiaciuto delle invocazioni di richiesta del perdono. Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, è At-Tawwāb, il Disponibilissimo ad accettare il pentimento, che, come già detto, ha da essere sincero e accompagnato dal proposito di non più cader nelle trappole della vita mondana, di Satana e del proprio ego.

Esso apre le porte della Misericordia divina. Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce: “O trasgressori non disperate della mia Misericordia, perché io perdono tutti i peccati, ad eccezione di quello di avermi associato qualcuno nel culto di adorazione” [Significato].

Eccoci, quindi, entrati nella medietà del Mese del Digiuno, il mese di al-màghfirah, il perdono. Numerose sono le fonti del perdono. La corretta esecuzione del rito di purificazione è una fonte di perdono.

L’Apostolo di Allah, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, ha detto: ««A chi esegue bene l’abluzione, i peccati da lui commessi escono dal suo corpo, anche da sotto le unghie»» [o come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

L’esecuzione del rito di adorazione è pure fonte di perdono. Narrò ‘Uthmān ibn Affān, che Allàh si compiaccia di lui: “Ho sentito l’Apostolo di Allah, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, dire: ««Quando viene il tempo per uno dei riti di adorazione prescritti, se un Musulmano esegue bene l’abluzione ed esegue il rito con umiltà e inchinandosi, tutto questo sarà un’espiazione per i suoi peccati precedenti, a condizione che non abbia commesso un peccato maggiore, e questo vale per sempre»».

Il compimento di buone azioni è una fonte di perdono dei peccati, come pure eseguire il Pellegrinaggio maggiore e quello minore.

Il Digiuno in questo nostro Santo Mese mese e la veglia di adorazione della notte del Destino con fede e con lo scopo di guadagnare il paradiso sono fonti di perdono dei peccati.

Dire:As-salàmu ‘alày-ka, yaàyyuha n-nabiyyu, wa rahmatullàhi wa barakàtu-Hu” è una fonte di perdono.

Abū Tala Al-Anari che Allàh si compiaccia di lui ha detto: “L’Apostolo di Allah, Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, si svegliò un giorno allegro e raggiante. I suoi Compagni esclamarono, ‘O Profeta di Allah, oggi ti sei svegliato allegro e raggiante.’ Egli rispose, ‘Si! Un Messaggero di Allah, l’Eccelso e il Glorificato, è venuto da me e mi ha detto: «««Se qualcuno della tua Ummah ti manda un saluto, Allah registrerà per lui dieci buone azioni, cancellerà dieci dei suoi peccati, e lo eleverà di dieci gradi in rango, ed Egli gli ritornerà il suo saluto con un saluto simile»»».

La Glorificazione, la Lode, la Magnificazione, la proclamazione dell’Unicità di Allàh sono altrettante fonti di Perdono: abbondiamone in questo nostro Santo Mese!

Narrò Abū Hurayrah, Allàh si compiaccia di lui, che l’Apostolo di Allah – Allàh lo benedica e l’abbia in gloria – disse: ««Chi, cento volte al giorno, dice: “Subḥāna-llāhi wa bi-amdi-Hi” otterrà il perdono di tutti i peccati, anche se fossero quanto la schiuma del mare»» [o come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Narrò Abū Huràyrah, che Allàh si compiaccia di lui, che l’Apostolo di Allah, Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse: ««Chi dice cento volte: ‘Lā ilāha illā llāhu wàdahu lā sharī-ka la-Hu, la-Hu-l-mulku wa là-Hu-l-àmdu wa Hùwa ‘alā kulli shay<>in qadīr’, otterrà la stessa ricompensa della liberazione di dieci schiavi; cento buone azioni saranno registrate sul suo conto, cento peccati saranno tolti dal suo conto. La sua proclamazione sarà per lui una protezione contro Satana in quel giorno fino a notte, e nessuno è in grado di fare un’azione migliore, se non colui che fa di più»».

Occupiamo, quindi la nostra lingua nel Ricordo di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, in questa decade mediana di Ramaḍān, la decade del “perdono”, invochiamo il Suo perdono per le trasgressioni di cui siamo consapevoli, non solo, ma anche di quelle di cui non siamo consapevoli!

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
facciamo tesoro della Misericordia di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e degli insegnamenti del Profeta, Allàh lo benedica e l’abbia in gloria! Ricorriamo con fiducia alla Clemenza di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, tornando a Lui con pentimento sincero e chiediamoGli perdono.

Disse il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: ««Colui che si è pentito della sua trasgressione è come colui che non l’ha commessa»» [o come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria];

e: ««Tutti i figli di Adamo sono peccatori, ma i migliori sono quelli che si ravvedono»» [o come disse, che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria!].

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Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi il perdono, perché Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Al-Hàmdu lillàhi ràbbi-l-‘ālamīn.