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MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO” L’espansionismo del guerrafondaio Erdogan

1 – Il ruolo della Turchia nel progetto massonico pentalphiano

Il leader turco Erdogan.

Il leader turco Erdogan.

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Da un po’ di tempo, dopo un primo periodo in cui si è dedicato alla scalata al potere, il leader turco Erdogan sta assumendo un ruolo decisamente interventista nel medioriente, dopo aver consolidato il suo potere anche per mezzo di numerosissimi arresti di suoi oppositori, veri o presunti,.

Ma questo ruolo non se lo è ritagliato e costruito solo grazie alle sue pur notevoli capacità, bensì gli è stato sostanzialmente assegnato (a lui come persona, ma anche al suo paese in quanto nazione, la Turchia), da circoli massonici internazionali molto potenti. In particolare, dalla Ur-Lodge (Super Loggia transnazionale) massonica “Hathor Pentalpha”.

IL VERO POTERE E’ MASSONE” – E’ la massoneria che ha, ma soprattutto gestisce, il potere, praticamente ovunque, o quasi. Ma il vero potere, quello decisivo, quello che si esercita a livello mondiale e internazionale, ha scavalcato da molto tempo le logge massoniche locali, o nazionali, per spostarsi e strutturarsi a livello sovranazionale: non sono più le logge quindi, quelle che contano veramente, ma le superlogge.

Le “Ur Lodges” massoniche sono, a detta del massone Gioele Magaldi,

“… superlogge che nascono costitutivamente su base cosmopolita e vocazione identitaria e operativa sovranazionale. Queste superlogge, da quando sono nate, hanno affiliato sempre e soltanto i più eminenti e ragguardevoli membri della massoneria ordinaria che si sono trovati così nella preziosa condizione di muoversi con disinvoltura in entrambi gli ambienti e di disporre dei migliori strumenti dell’uno e dell’altro circuito per conseguire le loro finalità. Aggiungiamoci l’iniziazione ex-novo di donne e uomini profani ma di particolare prestigio politico, economico-finanziario, mediatico, ecclesiale, intellettuale, artistico, eccetera…”.

Il libro del massone Gioele Magaldi, che porta per la prima volta alla conoscenza del grande pubblico l’esistenza delle superlogge transnazionali massoniche.

Il libro del massone Gioele Magaldi, che porta per la prima volta alla conoscenza del grande pubblico l’esistenza delle superlogge transnazionali massoniche.

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Quindi, oltre a presumibili interessi di tipo esoterico, è evidente come in cima a tutti gli interessi di questi signori, ci sia il potere. Non si spiega infatti diversamente l’iniziazione “ex-novo”, cioè di persone che non abbiano esperito il normale iter iniziatico massonico, di persone influenti in tutti i rami decisivi della società.

Le Ur-Lodge si dividono in due correnti principali: quelle “conservatrici”, e quelle “progressiste”. Metto tra virgolette questi termini perché possono valere come convenzioni approssimative, a patto di non assegnare a questi termini valore definitivo e/o esatto. Per di più, nel corso degli anni sono state costituite superlogge che si sono, almeno nelle intenzioni, volute collocare come “mediatrici” o “di compromesso” fra le due principali correnti di pensiero. Dunque, se è vero che esiste una progettualità che mira a costruire un “Governo Mondiale”, è anche vero che vi sono progetti diversi, e spesso molto conflittuali tra loro. E conflittuali significa che questi conflitti possono generare, e hanno infatti generato, catastrofici conflitti mondiali, con milioni e milioni di vittime.

La prima Ur-Lodge risale al 1849, ed è la progressista “Thomas Paine”.

Il Mahatma Gandhi era un affiliato alla Ur-Lodge progressista “Thomas Paine”

Il Mahatma Gandhi era un affiliato alla Ur-Lodge progressista “Thomas Paine”

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Quel che interessa ora, è rilevare come tutta la storia degli ultimi quasi due secoli sia stata decisa da queste superlogge, a volte in guerra coi rispettivi schieramenti, a volte in periodi di “pax massonica”.

Per la gran parte del tempo, lo scontro si è avuto tra una concezione più “democratica” della società, da una parte, e una concezione più aristocratica, dall’altra, con quest’ultima, dagli anni Sessanta-Settanta in poi, decisamente vincente.

A partire dagli ultimissimi anni Novanta, si è andato costituendo un gruppo di persone, che hanno rotto con l’ala neoaristocratica, in senso però ancora più estremista: nasce così la Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”. Che si costituisce fin dall’inizio con un pacchetto ideologico-programmatico ben preciso, che ha un autore ed un manifesto ideologico facilmente individuabile.

George H. W. Bush, presidente USA dal 1989 al 1993 condusse la prima guerra della coalizione-USA contro l’Iraq, nel 1991. E’ stato il fondatore, con altri, della superloggia massonica “Hathor Pentalpha”, responsabile di tutto il terrorismo nel mondo dall’11 settembre 2001, compreso, in poi.

George H. W. Bush, presidente USA dal 1989 al 1993 condusse la prima guerra della coalizione-USA contro l’Iraq, nel 1991. E’ stato il fondatore, con altri, della superloggia massonica “Hathor Pentalpha”, responsabile di tutto il terrorismo nel mondo dall’11 settembre 2001, compreso, in poi.

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HUNTINGTON E LO “SCONTRO DELLE CIVILTA’” – Nel 1996 uscì un libro che è passato alla storia. S’intitolava “The clash of civilizations and the remaking of world order”, e lo scrittore era Samuel Huntington, docente accademico e studioso di politica estera. Dopo un suo articolo del 1993, che suscitò numerose critiche e interesse, sia in senso negativo che positivo, il libro ebbe un successo planetario, tanto che, a tutt’oggi, è considerato un classico del pensiero neoaristocratico, anche dai detrattori.

Il libro di Samuel Huntington, un vero e proprio manifesto programmatico della Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”, origine di guerre e terrorismo in tutto il mondo

Il libro di Samuel Huntington, un vero e proprio manifesto programmatico della Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”, origine di guerre e terrorismo in tutto il mondo

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La tesi di questo libro divide il pianeta, dopo il crollo del muro di Berlino, in nove aree stabilite come culturalmente omogenee, chiamate per brevità “civiltà”:

  • Civiltà occidentale (USA, Europa, Australia…)

  • Civiltà latino-americana

  • Civiltà africana

  • Civiltà islamica

  • Civiltà sinica (Cina e affini)

  • Civiltà indù

  • Civiltà ortodossa (Russia e affini)

  • Civiltà buddista

  • Civiltà giapponese.

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Huntington sosteneva che fosse opportuno mantenere queste civiltà sostanzialmente definite e separate, pur se collaboranti, all’interno di un futuro Nuovo Ordine Mondiale.

Naturalmente, lui guardava innanzitutto a quello che per lui è l’interesse dell’Occidente, in special modo degli USA, e da quel punto vista, secondo lui la politica USA avrebbe dovuto essere di collaborazione e influenza con le altre civiltà, ad eccezione di quella islamica e di quella sinica, da tenere a bada e contrastare in ogni tentativo di espansione socio-economico culturale.

Un mondo diviso, in sostanza il contrario di una umanità multietnica e multiculturale. Con gli USA che devono tenere unita a sé a tutti i costi l’Europa, e che devono tenere lontani l’Islàm e la Cina.

“… Al livello generale, o macrolivello, la frattura principale è fra l’Occidente e gli altri, con i conflitti più intensi destinati a scoppiare tra le società musulmane e asiatiche da un lato, e quella occidentale dall’altro. Gli scontri più pericolosi del futuro nasceranno probabilmente dall’interazione tra l’arroganza occidentale, l’intolleranza islamica e l’intraprendenza sinica.”.

Questa avversione profonda verso l’Islàm, e la contemporanea avversione, altrettanto e forse ancor più profonda, verso la Cina, furono comprese subito (fin dal 1994, cioè quando il libro di Huntington non era ancora uscito!) alla perfezione dal leader libico Gheddafi, che conseguentemente auspicò una vera e propria alleanza dei musulmani con la Cina:

Nuovo Ordine Mondiale significa che ebrei e cristiani controllano i musulmani, e se possono far questo, domani domineranno il confucianesimo e le altre religioni in India, Cina e Giappone… Ciò che cristiani ed ebrei vanno oggi affermando è questo: dopo aver distrutto il comunismo, ora l’Occidente deve distruggere l’islamismo e il confucianesimo… Noi ci schieriamo dalla parte del confucianesimo, e alleandoci ad esso e combattendo al suo fianco in un unico fronte internazionale elimineremo il nostro nemico comune. E dunque noi, in quanto musulmani, sosterremo la Cina nella sua lotta contro il nostro comune nemico… Auspichiamo la vittoria della Cina…”.

Ovviamente, non si tratta qui di questionare la giustezza o meno della impostazione di Huntington, ma di sottolinearne le applicazioni che ne sono state fatte in seguito, e soprattutto da chi, e come.

Per ora, sottolineo solo come, riguardo all’Islàm, Huntington sbagli di grosso le sue valutazioni, dando valore solo agli storici, o presunti tali, che vedono i rapporti storici tra Islàm e Occidente esclusivamente come conflittuali, mentre ignora del tutto i contributi di numerosi studiosi insigni, cito fra tutti l’italiano Franco Cardini, che invece sottolineano come, accanto a periodi di scontro bellico, vi siano stati anche lunghi periodi di pace, e anche di floridi scambi sia economici che culturali.

Oltre a questa grave errata valutazione della storia, si nota anche una sua conoscenza della religione islamica quantomeno lacunosa, allorché, essendo ignorante in materia, attribuisce, prendendo spunto dalla realtà della religione cristiana, carattere missionario anche a quella islamica:

“… Entrambe, infine, sono religioni a forte vocazione missionaria, convinte che i propri adepti abbiano l’obbligo di convertire i non credenti all’unica vera fede…”.

Ora, senza fare un discorso sulle conquiste, che ci porterebbe lontano, voglio solo sottolineare che, a differenza delle conquiste cristiane, che hanno portato, oltre a dei veri e propri genocidi in qualche caso, alla sparizione di ogni altra religione, comprese le cosiddette “eresie”, le conquiste islamiche hanno lasciato in vita le altre religioni, conferendo anzi loro lo status di religioni protette, e questo in ottemperanza a ben precisi precetti coranici, che vietano costrizioni di qualsiasi tipo in materia religiosa.

Dunque, questo presupposto falso, non so dire quanto in buona fede, porta Huntington a creare l’immagine artificiosa (si ricordi sempre che lui ha cominciato a scrivere queste cose nel 1993, quando ancora non si era avuta la stagione degli attentati terroristici “di matrice islamica”) dell’Islàm come minaccia per l’Occidente.

Per quel che più interessa noi europei, c’è un legame stretto, secondo Huntington, tra il contrasto all’Islàm e l’Unione europea, e l’unione-alleanza di questa con l’Occidente egemonizzato dagli USA:

Nello scontro di civiltà in atto, Europa e America sono destinate a restare unite o a perire”.

Questo, nell’applicazione che ne farà la massoneria succitata, vorrà dire che Europa e America vanno tenute insieme con le buone o con le cattive. Cioè, anche usando il terrorismo come metodo politico di “convincimento” (tutti gli attentati compiuti in Europa avevano ed hanno questo obbiettivo, cioè quello di creare una pressione sui governi dei paesi colpiti dal terrorismo, per influenzarne o modificarne gli indirizzi politici, oltre a quello di fomentare nell’opinione pubblica l’odio contro la religione islamica).

E riguardo ai rapporti con l’Islam, si rispolvera addirittura l’espressione “guerra fredda” del periodo 1945-1990; e lo si dice sottoscrivendo appieno le parole dello studioso inglese Barry Buzan:

“… una Guerra fredda contro l’Islàm aiuterebbe a rafforzare enormemente l’identità europea in un’epoca cruciale del processo di costruzione del processo di costruzione dell’Unione europea… potrebbe benissimo esistere in Occidente una vasta comunità disposta non solo a promuovere una Guerra fredda con l’Islàm, ma ad adottare strategie politiche volte ad incoraggiarla.”.

Ora, è chiaro a tutti che degli attentati terroristici che fanno strage (solamente) di civili, rivendicati da presunti stati islamici o organizzazioni islamiche, instillando nelle masse l’odio anti-islamico, facilitano molto la promozione di questa “Guerra Fredda” contro l’Islàm.

GLI STATI-GUIDA E IL MONDO ISLAMICO

Ma, come abbiamo già accennato, il disegno di Huntington, nonostante auspichi che l’Occidente mantenga una superiorità soprattutto tecnologica e militare sul resto del mondo, non si risolve affatto in una dittatura planetaria dell’Occidente stesso, ma prefigura invece una situazione in cui ogni civiltà si governi da sé, in spirito di non contaminazione con le altre civiltà, ma ognuna in sostanziale separazione e distinzione dalle altre.

Questo perché egli ritiene che una penetrazione solamente parziale della civiltà occidentale, che egli ritiene comunque superiore alle altre, all’interno delle altre civiltà, sia dannosa all’agognato Nuovo Ordine Mondiale. Dunque, se è da evitare il contaminare la civiltà occidentale con elementi di altre civiltà, viene paventato anche il movimento in senso opposto:

“… Viceversa, una volta inoculato in un’altra società, il virus occidentale è difficile da espungere. Non è letale ma permane nell’organismo; il paziente sopravvive, ma non guarisce mai. I leader politici possono fare la storia, ma non possono sfuggirvi. Producono paesi in bilico, non creano società occidentali. Infettano il proprio paese con una schizofrenia culturale che finisce col diventarne l’elemento costante e caratterizzante”.

Dunque, questa visione potrebbe essere definita come separatismo, in contrapposizione all’universalismo, che invece concepisce e auspica le culture di tutto il mondo in continua, pacifica, contaminazione reciproca e reciproco arricchimento e miglioramento, e dunque avvicinamento. E Huntington riassume il suo punto di vista molto efficacemente, nelle ultime pagine del suo libro, in due righe fulminanti:

In un mondo a più civiltà, l’unica strada costruttiva è rinunciare all’universalismo, accettare la diversità e cercare le comunanze”.

È dunque, questo immaginato da Huntington, un mondo multiculturale, ma fatto di società monoculturali, perché un governo mondiale monoculturale è da lui giudicato non realizzabile:

Un mondo multiculturale è inevitabile perché l’impero planetario è qualcosa di inconcepibile… La sicurezza del mondo richiede l’accettazione del pluralismo culturale su scala mondiale”.

E questo pluralismo funzionerà così:

Il mondo sarà ordinato per civiltà, o non lo sarà affatto. Al suo interno, gli stati guida delle diverse civiltà prendono il posto delle superpotenze, si ergono a tutori dell’ordine all’interno delle rispettive civiltà nonché, mediante negoziati con altri stati guida, nei rapporti tra esse”.

Ma perché, anziché combattere la conflittualità, bisogna accentuarla?

La conflittualità è universale. Odiare è umano. Per potersi definire e per trovare le opportune motivazioni, l’uomo ha bisogno di nemici: concorrenti in affari, avversari in qualsiasi tipo di competizione, rivali in politica…”.

Non si poteva essere più chiari: ci vuole un nemico, per cementare l’unità europea, e questo nemico è l’Islàm (con la Cina sullo sfondo, e con la Russia che ora è un nemico, in quanto Putin è giudicato “non consono” al progetto del Nuovo Ordine Mondiale). Bisogna capire, però, che queste convinzioni teoriche si sono poi tramutate in attentati terroristici, che fungono benissimo agli scopi suesposti. E naturalmente, questo tipo di progetto ha come perno principale il progettare e favorire tutto ciò che possa contribuire ad esasperare le differenze tra le civiltà, allo scopo di tenerle separate.

L’attentato al locale “Bataclan” di Parigi, dove furono massacrate più di cento persone, il giorno 13 dicembre del 2015. Abbiamo scritto un approfondimento sui retroscena massonici dell’attentato: http://www.civiltaislamica.it/terrorismo/templari-2/ .

L’attentato al locale “Bataclan” di Parigi, dove furono massacrate più di cento persone, il giorno 13 dicembre del 2015. Abbiamo scritto un approfondimento sui retroscena massonici dell’attentato: http://www.civiltaislamica.it/terrorismo/templari-2/ .

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Ma è stato poi chiaro che il metodo da seguire, verso questo mondo “separatista”, è quello di accentuare il più possibile le diversità (specialmente nei confronti di Cina e Islàm), con tutti i mezzi possibili e immaginabili. Compreso il terrorismo. Ed arriviamo così agli “stati-guida”.

In conseguenza di ciò, infatti Huntington giunge infine a teorizzare la necessità della formazione, laddove già non esistano, di stati che svolgano, all’interno di un “nuovo Ordine Mondiale” prefigurato come abbiamo illustrato, il ruolo di guida della civiltà cui appartengono.

Lo scrittore Samuel Huntington (1927-2008), autore del libro “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”.

Lo scrittore Samuel Huntington (1927-2008), autore del libro “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”.

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Rimanendo al mondo islamico, dopo aver passato in rassegna i paesi musulmani più importanti, ed averli scartati per motivi diversi, il nostro Samuel individua il paese giusto per fungere da stato-guida in questo modello, per le sue caratteristiche economico-geografiche, di popolazione e di storia: la Turchia. Eccone le motivazioni, con un interessante, ma solo apparentemente contraddittorio, invito ai turchi ad abbandonare il laicismo di matrice ataturkiana:

La Turchia possiede la storia, la popolazione, il livello medio di sviluppo economico, la coesione nazionale, la tradizione e la competenza militare necessari a fungere da stato-guida dell’Islàm… (ma) fino a quando la Turchia continuerà a proclamarsi uno stato laico, la leadership dell’Islàm le sarà preclusa. Cosa accadrebbe, tuttavia, se la Turchia mutasse la propria identità? Prima o poi, potrebbe decidersi ad abbandonare il proprio frustrante e umiliante ruolo di mendicante che implora di essere ammesso in Occidente e riappropriarsi del ben più prestigioso ruolo storico di principale interlocutore islamico e antagonista dell’Occidente… Tra i paesi musulmani, la Turchia è l’unica che possa vantare profondi legami storici con i musulmani dei Balcani, del Medio Oriente, del Nord Africa e dell’Asia centrale. Presumibilmente la Turchia potrebbe “fare come il Sudafrica”: abbandonare il proprio secolarismo in quanto estraneo alla propria natura, così come il Sudafrica ha abbandonato l’apartheid, trasformandosi così da stato paria a stato guida della propria civiltà. Avendo provato il meglio e il peggio dell’Occidente con il cristianesimo e l’apartheid, il Sudafrica è particolarmente qualificato ad assumere il ruolo di stato-leader dell’Africa. Avendo sperimentato il meglio e il peggio dell’Occidente in materia di secolarismo e democrazia, la Turchia potrebbe essere altrettanto qualificata al ruolo di leader dell’Islàm. Perché ciò possa accadere, tuttavia, la Turchia dovrebbe ripudiare l’eredità di Ataturk in modo ancor più deciso di quanto la Russia abbia ripudiato quella di Lenin. Avrebbe altresì bisogno di un leader del calibro di Ataturk, un uomo in grado di conquistare la legittimità religiosa e politica necessaria per trasformare la Turchia da un paese in bilico in uno stato guida”.

Certo, fa impressione leggere da un super neoaristocratico di destra americano, che non ha alcuna simpatia per l’Islàm, la perorazione della causa di uno stato-guida per l’Islàm, addirittura con tanto di augurio di trovare un leader “del calibro di Ataturk”! Ma proprio qui sta l’essenza del progetto di Huntington: per garantire l’ “ordine” da lui sognato, le diverse civiltà vanno “ordinate” assegnando, dove tale ruolo non c’è, uno stato-guida per ciascuna. Ovviamente, questi stati-guida devono essere rispettosi dell’ordine che si andrà a costituire. Il “patto” sta nel fatto di mandare al potere una persona contigua con questo progetto, e ricompensarla, oltre agli ovvi privilegi connaturati all’esercizio del potere, coll’alleanza garantita a chi assume coscientemente questo ruolo. Deve essere chiaro, cioè, che tutto avviene nell’ambito di reciproci patti. In poche parole, “ti mandiamo al potere, e diamo alla Turchia il ruolo di stato-leader dell’Islàm, ma tu in cambio garantisci fedeltà al progetto, tua e di chi ti succederà al potere”. Ingegnoso, ma chiarissimo.

Ma questo, sarà chiaro più avanti.

Intanto, entra in gioco il nostro Erdogan.

Infatti, il ramo più estremista e più terrorista della massoneria reazionaria e neo-aristocratica, sceglierà, fin dagli ultimissimi anni Novanta, la Turchia, e in particolare il massone Erdogan, come “guide” della civiltà dell’Islàm.

Nel 2000, il “massone anomalo” (così lo definisce Gioele Magaldi) Recep Tayyip Erdogan, viene affiliato alla Ur-Lodge massonica “Hathor Pentalpha”, responsabile di praticamente tutto il terrorismo nel mondo, dall’attentato alle Torri Gemelle fino ad oggi.

A seguito di sua insistita richiesta.

  1. continua.

ECCO PER CHI VOTERO’ IL 4 MARZO 2018

“Lista del Popolo per la Costituzione” di Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia

Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa con il logo della “Lista del Popolo”

Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa con il logo della “Lista del Popolo”

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Sono sempre stato un utopista sognatore solidale, e da giovane ho militato nella sinistra extraparlamentare. Il mio ingresso nell’Islàm, nel 1991, ha perfezionato e completato la mia struttura personale, sistemando, con l’apporto decisivo dei valori spirituali e tradizionali islamici, la mia individualità.

Nessuno dei partiti attuali, tradizionali e più recenti, mi rappresenta.

Lista di Popolo” per la Costituzione rappresenta una novità positiva, per almeno tre motivi:

  • Non è un partito, ma un movimento, e si caratterizza per la volontà di riunire tutti gli italiani, anche di impostazione ideologica o religiosa diverse, in un progetto comune di rinascita, e dove non c’è nessun politico di professione. Non è un movimento per la riunificazione della sinistra, ma per la riunificazione di tutti gli italiani. Una vera lista di popolo, dunque, e non di partito.

  • In primo piano ci sono la solidarietà sociale e il ripristino della sovranità nazionale, basati sulla creazione di una moneta parallela, la rinegoziazione dei trattati internazionali e l’eventuale uscita dall’Europa, l’uscita dalla Nato, l’estensione della legge anti-corruzione ai politici. Il tutto, ritornando semplicemente ad una applicazione rigorosa della Costituzione Italiana.

  • La credibilità di persone come Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia, il primo specialmente, uno dei rari casi di giornalista che ha sempre smontato le bufale dei media sull’11 settembre e sul terrorismo internazionale, svelandone i veri mandanti in Israele e la CIA. Si sono meritati sul campo la fiducia degli italiani onesti, con la loro onestà e indipendenza.

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E’ un programma coraggioso, ed è senza dubbio il più serio ed incisivo fra tutti quelli che abbiamo potuto leggere in questi giorni.

Non vinceranno, ma mandare Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia in parlamento, mi sembra un’ottima cosa, una garanzia di incisività, di trasparenza e competenza. E comunque il movimento è destinato a crescere.

Non è un voto sprecato, e può essere l’inizio della costruzione di qualcosa di molto importante, se IDDIO volle.

E’ a mio parere, in questo momento storico, la maniera migliore per utilizzare il nostro voto.

Perché il voto rimane comunque l’unica arma che abbiamo, e non votare facilita la vittoria degli altri.

Chiarisco che non conosco né Ingroia né Chiesa, né nessuno dei militanti della “Lista del Popolo”, né tantomeno sono candidato. Ho preso la mia decisione semplicemente confrontando i vari programmi e i vari candidati.

Per chi volesse maggiori informazioni sul movimento, può cliccare qui, www.listadelpopolo.it , per andare sul sito.

PRESENTAZIONE CON DIALOGO

Il libro su Papa Francesco a Trieste, in un centro culturale cattolico

Prima della presentazione. Al centro, vicino a Nadir Akkad, don Ettore Malnati, che ha in mano una copia del suo ultimo libro, “L’avventura del Concilio Vaticano II”, che alla fine della conferenza mi ha voluto regalare.

Prima della presentazione. Al centro, vicino a Nadir Akkad, don Ettore Malnati, che ha in mano una copia del suo ultimo libro, “L’avventura del Concilio Vaticano II”, che alla fine della conferenza mi ha voluto regalare.

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Giovedì 19 ottobre 2017, a Trieste, presso il Centro Culturale Paolo VI, si è avuta la presentazione del libro scritto dal sottoscritto, “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”, Edizioni Civiltà Nuova.

L’evento è stato organizzato dall’amico cattolico Claudio Caramia, e da don Ettore Malnati, e vi hanno partecipato anche alcuni esponenti dell’amministrazione del Comune di Trieste.

Un momento della presentazione. Alla mia destra, don Ettore Malnati, alla mia sinistra Claudio Caramia.

Un momento della presentazione. Alla mia destra, don Ettore Malnati, alla mia sinistra Claudio Caramia.

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La presentazione, preceduta da un intervento introduttivo del sacerdote, e da alcune considerazioni dello stesso Caramia, è stata seguita con estremo interesse dal pubblico, che ha poi partecipato attivamente, con domande pertinenti, che hanno contribuito allo svilupparsi di un dibattito interessante e molto proficuo, se Iddio vuole.

Era presente anche l’Imam della moschea di Trieste, Nadir Akkad, con cui si è concordata la prossima organizzazione di un evento analogo presso la moschea locale.

Il sottoscritto con Nadir Akkad, imam della moschea di Trieste.

Il sottoscritto con Nadir Akkad, imam della moschea di Trieste.

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Farò e faremo di tutto affichè tali momenti di dialogo e di scambio culturale si moltiplichino, se Iddio vuole, nello spirito del pontificato di Papa Francesco, nello spirito della religione islamica e di tutte le religioni, e della volontà di pace dei popoli di tutto il mondo.

Al centro il sottoscritto, con accanto il mitico organizzatore Claudio Caramia, e una lettrice appena acquisita.

Al centro il sottoscritto, con accanto il mitico organizzatore Claudio Caramia, e una lettrice appena acquisita.

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Potete vedere qui sotto il video dell’evento, diviso in due parti, cui mancano solo pochi minuti finali e la parte del dibattito, saltata per motivi tecnici.

Buona visione.

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

La copertina del libro “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”, Edizioni Civiltà Nuova.

La copertina del libro “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”, Edizioni Civiltà Nuova.

Il libro può essere ordinato presso tutte le librerie. Causa concorrenza con Amazon, il modo migliore per ordinarlo online è andare sul sito www.youcanprint.it, cercare “Comandante Bergoglio” e fare l’ordinazione, arriverà in pochi giorni.

IN SIRIA, UN CRISTIANO ELETTO PRESIDENTE DEL PARLAMENTO

E i media censurano

Hammoudeh Youssef Sabbagh, cristiano, è il nuovo Presidente del Parlamento di Siria.

Hammoudeh Youssef Sabbagh, cristiano, è il nuovo Presidente del Parlamento di Siria.

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Il giorno giovedì 28 settembre scorso, con 193 voti a favore (su 252), il cristiano Hammoudeh Sabbagh è stato nominato Presidente del Parlamento siriano.

Sabbagh è un giurista, è membro del partito Baath (partito, come è noto, aconfessionale e laico, che propugna il pan-arabismo, cioè l’unione di tutti i popoli di lingua araba).

Ha 59 anni, ed è originario della provincia di al-Hasaka, nell’estremo nordest del Paese, dove in passato è stato vicegovernatore, ed è entrato nel parlamento di Damasco con le elezioni del 2012.

Il Presidente del Parlamento siriano, Hamoudeh Sabbagh, subito dopo il suo insediamento.

Il Presidente del Parlamento siriano, Hamoudeh Sabbagh, subito dopo il suo insediamento.

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Nel Parlamento siriano siedono numerosi cristiani, esponenti della locale comunità: è cristiano infatti il 10% della popolazione, che è in maggioranza musulmana.

In passato, già un altro cristiano, Fares el-Khoury, di confessione protestante, aveva ricoperto la stessa carica, addirittura in tre periodi. Dapprima, per due volte, tra il 1936 e il ’39 e tra il 1943 e il ’44, durante il protettorato francese prima della seconda guerra mondiale (1920-1946); e poi, una terza volta, dopo la proclamazione d’indipendenza della Siria, tra il 1947 e il 1949.

Il siriano cristiano Faris al-Khoury (1877-1962). Oltre a ricoprire la carica di Presidente del Parlamento siriano in tre diverse occasioni, fu anche due volte Primo Ministro. La prima volta, dal 14/10/1944 al 1/10/1945, e la seconda volta dal 3/11/1954 al 13/02/1955.

Il siriano cristiano Faris al-Khoury (1877-1962). Oltre a ricoprire la carica di Presidente del Parlamento siriano in tre diverse occasioni, fu anche due volte Primo Ministro. La prima volta, dal 14/10/1944 al 1/10/1945, e la seconda volta dal 3/11/1954 al 13/02/1955.

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Sabbagh, tra l’altro, prende il posto di Hadiyeh Khalaf Abbas, a sua volta prima donna a guidare il parlamento siriano. Rimossa lo scorso luglio con voto unanime dei deputati, che la accusavano di comportamenti non democratici, Hadiyeh era stata la prima donna ad essere eletta – per acclamazione – presidente dell’Assemblea del Popolo, il 6 giugno 2016. È stata poi costretta a dimettersi il 20 luglio scorso.

Hadiyeh Khalaf Abbas, Presidente del Parlamento siriano per circa un anno.

Hadiyeh Khalaf Abbas, Presidente del Parlamento siriano per circa un anno.

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Il Parlamento siriano è composto da 250 seggi e ogni legislatura dura, di regola, 4 anni. Il sistema politico siriano è assimilabile a quello a partito unico: 167 seggi sono garantiti ai membri del Fronte nazionale progressista il cui perno è il partito Baath. Esistono anche partiti minori, ma tutti aderiscono al Fronte in posizione subordinata rispetto al Baath.

Il Parlamento siriano è monocamerale. Si può notare, in questa foto risalente a prima dell’elezione del nuovo Presidente, come la composizione del parlamento sia assolutamente varia e non uniforme. Si vedono infatti, individuabili già dall’abbigliamento, uomini vestiti con abiti tradizionali islamici, uomini in occidentalissime giacche e cravatte, donne velate e donne non velate.

Il Parlamento siriano è monocamerale. Si può notare, in questa foto risalente a prima dell’elezione del nuovo Presidente, come la composizione del parlamento sia assolutamente varia e non uniforme. Si vedono infatti, individuabili già dall’abbigliamento, uomini vestiti con abiti tradizionali islamici, uomini in occidentalissime giacche e cravatte, donne velate e donne non velate.

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Da un punto di vista etnico, i siriani sono per il 90% arabi, per il 9% curdi, e per l’1% armeni.

La società siriana è anche un mosaico di religioni diverse che convivono fianco a fianco da secoli. I musulmani sunniti sono la maggioranza, poi vi sono gli sciiti e gli alauiti (come la famiglia Asad), i drusi e i cristiani. Questi ultimi sono suddivisi in 11 comunità di diverse confessioni, ortodossi e cattolici di diversi riti. Queste diverse connotazioni cristiane, è bene ricordarlo, esistono semplicemente perché, in territorio islamico, esse hanno potuto sopravvivere tranquillamente senza essere perseguitate per la loro religione, a differenza di quanto accadeva sia sotto i cristiani bizantini sia sotto i cattolici romani. Le statistiche prima dell’attuale guerra ci parlavano di una popolazione di più di 22 milioni di abitanti, di cui i cristiani erano circa l’8%, dunque intorno al milione e mezzo di fedeli.

Ecco la situazione politico-sociale-religiosa della Siria, da quando è al potere Bashar al-Asad, così come ce la descrive monsignor Giuseppe Nazzaro, Vicario Apostolico emerito di Aleppo:

Bachar inizia ad allentare le redini, il popolo comincia a respirare, la Siria ad aprirsi all’occidente. Il benessere entra nel paese: tutti ne usufruiscono; il turismo aumenta continuamente; la gente viaggia all’estero con facilità. Le fabbriche lavorano, il Commercio si sviluppa. Gli stranieri vengono ad investire in Siria. Tutte le comunità etniche sono libere di esercitare la propria religione.

Tutte le anime che compongono il popolo siriano : Sunniti, Alawiti, Cristiani, Sciiti ed altri, vivono in pace tra loro, sono associati nel commercio; nelle differenti relazioni sociali non vi è distinzione tra gli appartenenti ad un gruppo o l’altro. Nello stesso Governo vi sono almeno tre Ministri cristiani, non esiste pregiudizio alcuno per la nomina di un Direttore di Banca cristiano, nell’esercito i più alti gradi sono accessibili a tutti. Ogni comunità è libera di praticare pubblicamente il proprio credo, per esempio noi cristiani non solo non abbiamo mai avuto problemi nelle chiese ma si era liberi anche di fare le nostre processioni per le strade della città.

Per le festività maggiori, per noi Natale e Pasqua, per l’Islam la festa della fine del Ramadan e quella del Sacrificio, ci scambiavamo gli auguri liberamente, gli islamici venivano da noi e noi andavamo da loro. Le visite di cortesia tra famiglie musulmane e cristiane erano molto frequenti senza alcun pregiudizio. Tutti si sentivano a casa propria, tutti erano siriani, figli di una stessa patria anche se con tradizioni storiche diverse”.

Monsignor Giuseppe Nazzaro, Vicario Apostolico emerito di Aleppo.

Monsignor Giuseppe Nazzaro, Vicario Apostolico emerito di Aleppo.

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Come si vede, basta studiare il mondo islamico, così com’è DA SECOLI, per capire che la tolleranza religiosa è da sempre una situazione NORMALE in queste popolazioni.

Mentre sappiamo che il cosiddetto “Occidente cristiano” ha tutta un’altra storia.

E si vede dunque con chiarezza che l’Occidente deve imparare la tolleranza religiosa dal mondo islamico.

Ah, dimenticavo: di tutto quello che ho scritto, sui mass-media nazionali e internazionali voi, naturalmente, NON AVETE NE’ LETTO NE’ VISTO NE’ ASCOLTATO NULLA.

ADINOLFI, RATZINGER E L’ISLÀM

L’uso strumentale della lezione di Ratisbona

Papa Benedetto XVI con Papa Francesco.

Papa Benedetto XVI con Papa Francesco.

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In certi particolari ambienti soprattutto giornalistici, cattolici e non cattolici, ma accomunati da una avversione per Papa Francesco (che poi, sarebbe in pratica un’avversione per tutto ciò che puzza di pace, di tolleranza, di cultura, di dialogo), si assiste da tempo ad un uso smodato della famosa “Lezione di Ratisbona”, un discorso sui rapporti tra ragione e religione, tenuto da Papa Benedetto XVI il 12 settembre 2006 nell’Aula Magna dell’Università di Regensburg.

Ultimo in ordine di tempo, il giocatore di poker Mario Adinolfi, che ha insistito sulla necessità di “ripartire dalla lezione di Ratisbona”.

Questa “lectio magistralis”, come è stata definita, viene tirata in ballo ogni volta che si intende mettere in difficoltà Papa Francesco, alludendo al fatto che questa lezione sarebbe “contro l’Islàm”, mentre invece Papa Francesco sarebbe “troppo tenero con l’Islàm”. Si pretende, per delegittimare il Papa attuale, che quello precedente fosse “migliore”, più “attinente alla dottrina”, mentre quello attuale sarebbe una specie di eretico. E questo, soprattutto in relazione ai rapporti con l’Islàm.

Da una lettura attenta del testo integrale, emerge invece tutt’altro.

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DONNE MUSULMANE AL GOVERNO

Mentre gli americani, come i francesi, come gli italiani, ecc., sono ancora a zero…

Halimah Yacob, 63 anni, eletta Presidente di Singapore. Musulmana.

Halimah Yacob, 63 anni, eletta Presidente di Singapore. Musulmana.

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Il 12 settembre 2017, Halimah Yacob, 63 anni, è stata eletta Presidente di Singapore.

È il primo presidente donna di questo paese, ed è musulmana.

Ha militato per anni nel Sindacato Nazionale, diventandone anche vice-segretario nazionale. Si è sempre occupata, in particolar modo, dei diritti degli anziani e delle donne, patrocinando anche l’Associazione delle Donne Musulmane di Singapore. Ha cinque figli.

Singapore è un paese di circa cinque milioni e mezzo di abitanti, dove convivono molte religioni. Il 33% è buddista, il 18% cristiano, il 15% musulmano.

MA NON È LA PRIMA – Anche rimanendo solo ai tempi moderni, Halimah non è tuttavia la prima donna musulmana ad assumere il ruolo di capo di governo o di presidente del paese in cui vive. Anche molti paesi musulmani hanno avuto una donna come Primo Ministro o Presidente. Forniamo qui di seguito una carrellata di altre donne musulmane che hanno ricoperto tali cariche.

Sheikh Hasina Wazed. Attuale Primo Ministro del Bangladesh, in carica dal 10 gennaio 2009. Precedentemente, aveva già ricoperto la carica di Primo Ministro, dal 23 giugno 1996 al 15 luglio 2001.

Sheikh Hasina Wazed. Attuale Primo Ministro del Bangladesh, in carica dal 10 gennaio 2009. Precedentemente, aveva già ricoperto la carica di Primo Ministro, dal 23 giugno 1996 al 15 luglio 2001.

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Begum Khaleda Zia. È stata Primo ministro del Bangladesh dal 20 marzo 1991 al 30 marzo 1996, e poi ancora dal 10 ottobre 2001 al 29 ottobre 2006. Dunque, escluso un breve periodo di tre anni, dal 2006 al 2009, il Bangladesh, che è per popolazione il terzo paese musulmano al mondo (lo è la quasi totalità degli abitanti), con quasi 170 milioni di abitanti, è governato ininterrottamente da una donna dal 1991! Quale paese della fantastica e inarrivabile “civiltà occidentale dalle radici giudaico cristiane” può vantare altrettanto? Il dato di fatto inoppugnabile, dunque, è che la cultura islamica, pur con tutte le sue arretratezze (dovute peraltro non alla religione islamica, ma ad arcaismi di tradizioni locali duri a morire) è fuor di dubbio da sempre all’avanguardia nella liberazione della donna. E il resto della lista è una conferma.

Begum Khaleda Zia. È stata Primo ministro del Bangladesh dal 20 marzo 1991 al 30 marzo 1996, e poi ancora dal 10 ottobre 2001 al 29 ottobre 2006. Dunque, escluso un breve periodo di tre anni, dal 2006 al 2009, il Bangladesh, che è per popolazione il terzo paese musulmano al mondo (lo è la quasi totalità degli abitanti), con quasi 170 milioni di abitanti, è governato ininterrottamente da una donna dal 1991! Quale paese della fantastica e inarrivabile “civiltà occidentale dalle radici giudaico cristiane” può vantare altrettanto? Il dato di fatto inoppugnabile, dunque, è che la cultura islamica, pur con tutte le sue arretratezze (dovute peraltro non alla religione islamica, ma ad arcaismi di tradizioni locali duri a morire) è fuor di dubbio da sempre all’avanguardia nella liberazione della donna. E il resto della lista è una conferma.

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Benazir Bhutto. È stata per due volte Primo Ministro del Pakistàn (dal 1988 al 1990, e dal 1993 al 1996), un paese di duecento milioni di abitanti, sesto paese più popolato al mondo, e secondo fra i paesi musulmani dopo l’Indonesia (tanto per fare un paragone, si tenga conto che ad esempio la Libia, di cui si parla molto da tempo, ha poco più di sei milioni di abitanti). È morta assassinata il 27 dicembre 2007, in un attentato terroristico a Rawalpindi, in cui rimasero uccise più di 20 persone.

Benazir Bhutto. È stata per due volte Primo Ministro del Pakistàn (dal 1988 al 1990, e dal 1993 al 1996), un paese di duecento milioni di abitanti, sesto paese più popolato al mondo, e secondo fra i paesi musulmani dopo l’Indonesia (tanto per fare un paragone, si tenga conto che ad esempio la Libia, di cui si parla molto da tempo, ha poco più di sei milioni di abitanti). È morta assassinata il 27 dicembre 2007, in un attentato terroristico a Rawalpindi, in cui rimasero uccise più di 20 persone.

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Megawati Sukarnoputri.  È stata Presidente dell’Indonesia (paese di quasi trecento milioni di abitanti, il 90% dei quali musulmani) dal 23 luglio 2001 al 20 ottobre 2004.

Megawati Sukarnoputri. È stata Presidente dell’Indonesia (paese di quasi trecento milioni di abitanti, il 90% dei quali musulmani) dal 23 luglio 2001 al 20 ottobre 2004.

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Tansu Penbe Ciller. È stata Primo ministro della Turchia dal 25 giugno del 1993 al 6 marzo del 1996.

Tansu Penbe Ciller. È stata Primo ministro della Turchia dal 25 giugno del 1993 al 6 marzo del 1996.

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Sibel Siber. È stata Primo Ministro della parte nord di Cipro (quella musulmana) per pochi mesi tra il 2012 e il 2013.

Sibel Siber. È stata Primo Ministro della parte nord di Cipro (quella musulmana) per pochi mesi tra il 2012 e il 2013.

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Rosa Isakovna Otunbayeva. È stata Presidente del Kyrgyzistàn, paese composto per l’85% da musulmani, tra il 2010 e il 2011.

Rosa Isakovna Otunbayeva. È stata Presidente del Kyrgyzistàn, paese composto per l’85% da musulmani, tra il 2010 e il 2011.

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Mame Madior Boye. È stata Primo Ministro del Senegal dal 3 marzo 2001 al 4 novembre 2002. Il Senegal ha una popolazione di quasi 15 milioni di abitanti, più del 90% dei quali è musulmano. Il Senegal ha un parlamento composto per il 43% di donne. Tanto per fare un paragone: in Europa, solo la Svezia ne ha poco di più (44%), mentre la Spagna uguaglia il Senegal (43%), e tutti gli altri paesi hanno percentuali di parlamentari donne inferiori al Senegal, con la Germania al 36%, il Regno Unito al 29%, la Francia al 26,2 %, per finire con l’Ungheria, fanalino di coda con appena il 10% di donne parlamentari. L’Italia, per la cronaca, ha il 31% di donne parlamentari (ed è un record, prima erano di meno!).

Mame Madior Boye. È stata Primo Ministro del Senegal dal 3 marzo 2001 al 4 novembre 2002. Il Senegal ha una popolazione di quasi 15 milioni di abitanti, più del 90% dei quali è musulmano. Il Senegal ha un parlamento composto per il 43% di donne. Tanto per fare un paragone: in Europa, solo la Svezia ne ha poco di più (44%), mentre la Spagna uguaglia il Senegal (43%), e tutti gli altri paesi hanno percentuali di parlamentari donne inferiori al Senegal, con la Germania al 36%, il Regno Unito al 29%, la Francia al 26,2 %, per finire con l’Ungheria, fanalino di coda con appena il 10% di donne parlamentari. L’Italia, per la cronaca, ha il 31% di donne parlamentari (ed è un record, prima erano di meno!).

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Cissè Mariam Kaidama Sidibè. È stata Primo Ministro del Mali dal 3 aprile 2011 al 22 marzo 2012. Il Mali è un paese di 15 milioni di abitanti, di cui circa l’80% è musulmano.

Cissè Mariam Kaidama Sidibè. È stata Primo Ministro del Mali dal 3 aprile 2011 al 22 marzo 2012. Il Mali è un paese di 15 milioni di abitanti, di cui circa l’80% è musulmano.

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Ameenah Gurib-Fakim.  Biologa nota a livello internazionale, è diventata Presidente della Repubblica di Mauritius il 5 giugno 2015.

Ameenah Gurib-Fakim. Biologa nota a livello internazionale, è diventata Presidente della Repubblica di Mauritius il 5 giugno 2015.

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Dunque, pare che le “sottomesse” donne musulmane siano state a capo di importanti paesi più spesso di quanto non si creda.

Tutto questo, mentre molti “fari” della civiltà occidentale di “radici giudaico-cristiane”, come gli USA (che esistono dal 1776!), non hanno ancora MAI avuto un capo di governo donna. E lo stesso dicasi per Italia, Francia e Spagna, e tanti altri paesi.

E prossimamente, IDDIO volendo, parleremo delle donne-sultano nella storia del mondo musulmano.

LETTERA APERTA A GIANFRANCO AMATO

Mario Adinolfi e la disintegrazione del movimento del “Family Day”

L’Imam della Moschea di Segrate, Ali Abu Shwaima, mentre presenta la conferenza di Gianfranco Amato sul gender.

L’Imam della Moschea di Segrate, Ali Abu Shwaima, mentre presenta la conferenza di Gianfranco Amato sul gender.

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Caro Gianfranco,

Come almeno spero tu sappia, qualche giorno fa mi sono autosospeso dal Popolo della Famiglia, di cui posseggo tuttora la tessera per tutto il 2017.

Ti avevo già espresso le mie forti perplessità sugli scritti più recenti di Mario Adinolfi, che scivolavano sempre di più verso un anti-islamismo di bassissima lega, fin dal suo annuncio, a maggio, della prossima pubblicazione di un suo libro contro la religione islamica.

Da allora c’è stato un crescendo di livore anti-islamico, sfociato nelle sue esternazioni più recenti, che definiscono “falsa e violenta” la religione islamica tutta (non quindi gli estremisti o i terroristi), il Profeta Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria, come un uomo che passava il tempo a tagliare la testa alla gente, infiorando, si fa per dire, il tutto con un invito ai musulmani a convertirsi. Tralascio l’infame corredo di menzogne, insulti, e diffamazioni contro la mia persona (si è inventato persino una mia minaccia di morte a lui e alla sua famiglia!) da parte dello stesso Adinolfi, tutte cose di cui risponderà in tribunale, se Iddio vuole.

Tu sai molto bene, e te lo dissi fin da maggio, che questa NON E’ mai stata, finora, la linea politica ufficiale del Popolo della Famiglia, che è costituita da un sunto della Dottrina Sociale della Chiesa, dove non si fa cenno ad alcuna crociata né contro l’Islàm né contro altre religioni, e da ripetute affermazioni di tutti sulla a-confessionalità del movimento stesso.

A-confessionalità che, peraltro, era stata LA CARATTERISTICA E LA NOVITA’ PIU’ PROROMPENTE, anche se troppo poco valorizzata anche dagli stessi organizzatori, del movimento denominato “Family Day”, alle manifestazioni del quale, come è noto, avevano partecipato, oltre ai cattolici e a cristiani di confessioni diverse, rabbini, imam musulmani, e rappresentanti delle altre religioni e del mondo laico. Ecco qui un articolo, del “Secolo d’Italia” (!) dove si parla di “applausi per il delegato musulmano”.

L’imam della moschea di Centocelle, partecipante ed intervenuto sul palco al Family Day.

L’imam della moschea di Centocelle, partecipante ed intervenuto sul palco al Family Day.

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Era dunque ovvio che questa a-confessionalità venisse conservata in toto, al momento di portare le istanze di quel movimento dentro un progetto politico che potesse entrare nelle istituzioni.

L’Imam della moschea di Segrate, Ali Abu Shwaima, con Gianfranco Amato.

L’Imam della moschea di Segrate, Ali Abu Shwaima, con Gianfranco Amato.

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Dunque, questo anti-islamismo è una novità assoluta per il PDF. Lo sai bene tu, che per primo hai fatto una conferenza sul gender in una moschea, con annessa presentazione del Popolo della Famiglia, cosa che nemmeno nella stragrande maggioranza di parrocchie e circoli culturali ti è stato permesso di fare. E che ti sei adoperato per cercare di organizzarne altre.

Lo sai bene tu, che hai letto per un bel po’ di tempo, nelle tue conferenze, ogni sera, quasi per intero, un articolo da me pubblicato su www.civiltaislamica.it , sul problema del famoso “Gioco del Rispetto” nelle scuole di Trieste, un gioco che introduceva l’insegnamento gender in una scuola materna.

Adesso, Mario Adinolfi ha impresso questa sterzata ignobile alla linea politica del PDF. E io so molto bene che tu non la pensi affatto così. Per motivi che mi sfuggono, ma che spero abbiano consistenza, hai deciso di non intervenire ora nella questione. Forse pensi di farlo nelle prossime occasioni di riunione del movimento. Non voglio giudicare questo tuo attendismo, chi vivrà vedrà.

Quello che è chiaro è che è giunto il momento della chiarezza.

Mario Adinolfi è stato chiaro. Dai suoi scritti degli ultimi mesi si evince una chiara forzatura sui temi Islàm, terrorismo, e financo immigrazione, e questi temi stanno ormai oscurando i temi storici del movimento: la lotta contro il gender, contro l’aborto, contro l’eutanasia, ecc. Emblematico il caso Charlie. Un bambino viene SOPPRESSO (un venerdì alle ore 15,00, questo dovrebbe dirti qualcosa) da un’istituzione statale britannica CONTRO IL PARERE DEI GENITORI. Era l’occasione per cominciare una battaglia cosmica, un’occasione per unificare molta gente dalle religioni e convinzioni più disparate, un’occasione unica per cominciare quell’opera di ricostituzione di un tessuto sociale solidale, un embrione della futura nuova società, da far crescere contro e fuori dalle grinfie della massoneria satanista internazionale.

Invece, Mario ha scelto di andare in tutt’altra direzione. Forse per meschini calcoli elettorali: visti i risultati deludenti delle ultime elezioni, soprattutto se paragonati agli sforzi fatti (la città di Verona, l’unica dove si è ottenuto un buon successo, è una città dove tu sei andato, per conferenze o spettacoli, se non sbaglio più di cinquanta volte: con tutto il rispetto per i militanti che hanno profuso un impegno ammirevole, la mia modesta opinione è che quello è stato più che altro il risultato della tua semina in tutti questi anni), deve aver pensato che l’unico modo per avere più voti fosse quello di alzare i toni anti-islamici e anti-immigrazione, rubandoli agli altri concorrenti di zona centro-destra, e raccogliendo il peggio del peggio dell’estremismo e dell’ignoranza che si può raccattare in giro da quelle parti, compresi gli altri gruppuscoli extraparlamentari tipo Forza Nuova. In questo modo, forse, pensa gli sia più facile entrare in Parlamento.

Ora, indipendentemente dal fatto che l’impresa riesca o no (ho seri dubbi a proposito), ed a parte le pur ovvie considerazioni etiche e morali che si impongono di fronte a una scelta simile, è evidente a chiunque abbia un minimo di raziocinio e di conoscenza della società italiana, che quella è una strada che non porta da nessuna parte. Nella migliore delle ipotesi, si assisterebbe alla nascita di un minuscolo partito di ultra-tradizionalisti cattolici, senza alcun futuro.

Come ben sai. Sei stato tu stesso, più di una volta, a sottolineare che percorrere quella strada “non ha nessun senso”.

O forse, più probabilmente, il tutto è frutto di accurate macchinazioni dei soliti noti, di cui Mario Adinolfi è strumento consapevole o inconsapevole, che hanno l’obbiettivo di portare la gente del Family Day verso il razzismo, la xenofobia, l’anti-islamismo più becero, con l’eterno obiettivo del potere: “divide et impera”. Del resto, l’obiettivo di sfasciare il popolo del Family Day è già da tempo perfettamente riuscito. E di questo, non possiamo certo dare la colpa a Massimo Gandolfini, il vero leader del Movimento del Family Day, che non si è mai palesato né come xenofobo, né come razzista, né come anti-islamico. E a cui devo anche chiedere scusa, perché per un po’ di tempo ho pensato che il responsabile del crac fosse lui. Mi sbagliavo. L’ “intruso”, come lo ha definito Gandolfini, era in realtà Mario Adinolfi, che del resto questa fama ha anche in ambienti della destra parlamentare italiana.

Caro Gianfranco, che fare ora?

Non sarebbero affari miei, perché io sono ormai fuori. Ma voglio solo dare il mio ultimo contributo a quelle persone intelligenti e di buona volontà che ci sono nel PDF, mettendo la mia esperienza e le mie riflessioni a loro disposizione, nell’eventualità che qualcuno possa in qualche modo far tesoro di queste esperienze per costruire qualcosa di nuovo.

Gianfranco Amato e Massimo Abdul Haqq Zucchi, nella Moschea di Segrate.

Gianfranco Amato e Massimo Abdul Haqq Zucchi, nella Moschea di Segrate.

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Perché, caro Gianfranco, a mio modesto parere, il Popolo della Famiglia è politicamente già morto. Ha preso una strada che, se pur gli farà guadagnare qualche voto in più (cosa nientaffatto scontata) gli alienerà le simpatie e l’interesse della pressochè totalità degli italiani per il prossimo millennio.

Molto probabilmente, stai pensando di cercare di salvare il salvabile, magari ricucendo o rattoppando il rattoppabile, inserendo qualche proposizione correttiva in qualche documento… ma è tardi, purtroppo. Mentre tu andavi in giro per l’Italia cercando di fare cultura, Mario Adinolfi si è costruito un piccolo esercito di soldatini legati a filo doppio, che hanno dimostrato di seguirlo anche nei repentini e insensati cambiamenti di linea politica, come nulla fosse, come automi, senza batter ciglio. Devono fare carriera.

Li ho conosciuti, sai, molto bene, questi militanti. C’è una minoranza di persone ragionevoli, con cui si può parlare, disinteressate. E ho notato che, laddove viene lasciata la possibilità di dialogare tranquillamente, si intravedono squarci di potenzialità di crescita politica e culturale, anche come gruppo. Ma c’è una minoranza di persone aggressive, ignoranti, presuntuose e prepotenti che hanno quasi sempre la meglio. Ogni qual volta si arrivava a condividere delle idee, il dibattito veniva stoppato, con le motivazioni più risibili.

A mio parere, dunque, a meno che Mario Adinolfi non faccia una marcia indietro totale (cosa che ritengo altamente improbabile) non vedo come tu possa rimanere lì dentro.

A mio parere, il tuo rimanere lì dentro macchierebbe la tua persona, perché i dirigenti, visti da fuori, sono indivuduati come il duo Adinolfi-Amato (anche se, non tutti lo hanno notato, i media hanno una buona empatia con Mario, mentre con te mi pare non ne abbiano alcuna: un motivo ci deve essere, e non credo sia il sex-appeal).

A mio parere, la tua uscita riaprirebbe ottime prospettive per il Movimento del Family Day. Per ricominciare da capo, su basi veramente popolari, solidaristiche, a-confessionali, per la vita, per la famiglia. CON I RELIGIOSI, FUORI DALLE RELIGIONI.

Che è poi, in tutto e per tutto, come ben sai, la strada indicata da Papa Francesco. Papa Francesco, che invece è mal tollerato, quando non apertamente criticato, da quelli del PDF. Una strada che va presa in blocco. PERCHE’ NON CI SONO ALTRE STRADE DA PERCORRERE, e questo, presumibilmente, per un bel po’ di tempo.

Ma qualsiasi cosa farai, dovrà essere fatto CON CHIAREZZA, CON LINEARITA’, CON COMPRENSIBILITA’ E SEMPLICITA’, SENZA POLITICHESE.

Tutto qui, caro Gianfranco. Anche se ci sarebbe da scriverci un libro, su tutto questo, e non basterebbe.

Io, con questa esperienza, credo proprio di aver chiuso definitivamente con la politica attiva, a meno di prossimi sconvolgimenti allo stato attuale inimmaginabili. Questo è un paese dove, se dai fastidio, certa gente, non avendo argomenti per contrastarti, ti rinfaccia il passato, anche se è un passato lontanissimo. E’ un paese dove c’è gente che ti marchia, che ti diffama, che ingigantisce i tuoi peccati, e censura e manipola le cose buone che fai. E dove le persone oneste sono indifese. Un paese dove non vince il più bravo, “ma il più furbo di sicuro”, come dice una canzone degli Stadio. Un paese da giocatori di poker, abituati a recitare, a fingere, a bluffare. Un paese di coprofili, come li chiama Papa Francesco. Amanti degli escrementi, di cui Mario Adinolfi è il miglior rappresentante. “Tutto è falso, e il falso è tutto”, dice una bellissima canzone di Giorgio Gaber e Pier Paolo Pasolini. Non è il mio mondo. Non è un mondo adatto ad un sognatore ferocemente all’inseguimento della Verità e della Giustizia, come me. Come sono sempre stato, fin da ragazzo, con tutti gli errori che ho fatto. Ma la mia, piena zeppa di sbagli e soprattutto di ingenuità, è stata sempre una ricerca della Verità e della Giustizia.

Torno alla mia famiglia, alle mie letture e ai miei scritti, cercando, nel mio piccolissimo, di mettere in pratica quello che è il significato del mio nome da musulmano: ‘ABDUL HAQQ, che significa SERVITORE DELLA VERITA’. VERITA’ che, nell’insegnamento islamico, è uno dei 99 bellissimi nomi d’IDDIO.

Sono certo che, tu che mi conosci, non prenderai queste mie come prediche o indicazioni, ma piuttosto come, semplicemente, pensieri che un amico ti ha rivolto, fraternamente, col cuore in mano. E che mette a tua disposizione.

Che IDDIO ti guidi e ti illumini, caro Gianfranco.

POST SCRIPTUM 1 – Mario Adinolfi e la coprofilia selettiva. Una cosa che sono riuscito a fare, in uno dei periodi movimentati della mia vita, è essere pestato a sangue dai cristiani. Eh già. Era il 2003, Adel Smith partecipava a un dibattito presso l’emittente televisiva Telenovo, e io lo accompagnavo, ed ero dietro le quinte. Ad un certo punto, fanno irruzione una trentina di teppistelli di Forza Nuova, nota benemerita associazione di tradizionalisti cattolici, ed al grido di “talebani”, “propaganda islamica”, “propaganda al terrorismo”, e facendo mostra di una bella bandiera con croce celtica, ci aggredirono, pestandoci. Smith se la cavò con quasi nulla, io ebbi una dozzina di punti di sutura allo zigomo, perché qualcuno di loro aveva in dote un pugno di ferro.

Questo sono io, subito dopo il pestaggio.

Questo sono io, subito dopo il pestaggio.

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All’uscita, rivendicarono l’atto con espressioni squisitamente letterarie, tipo “merde”, “lo abbiamo fatto a Lepanto”, “lo rifaremo ancora”. Il giorno dopo, in un’intervista, il loro capo, Roberto Fiore (mi risulta sia ancora lui il capo) disse, tra l’altro, “Rivendichiamo l’azione”. Che dire, trenta contro due, un’azione che ricorda il coraggio dei crociati! Puoi gustarti il video dell’aggressione, eccolo qui. Un caso senza precedenti all’epoca, un’interruzione di una trasmissione televisiva in diretta, con annesso pestaggio, che il procuratore Papalia definì giustamente “di una gravità inimmaginabile”. Ci sarebbe stato da parlarne per mesi, dopo due giorni era già tutto sparito dai media. Dopo qualche anno, furono tutti condannati. Ma sono ricorsi in appello, e dopo QUATTORDICI ANNI l’appello non è ancora stato fissato. Per fortuna che è gente “contro il sistema”! Ma il nostro Marione Adinolfi si è guardato bene dal ricordare, assieme alla “battaglia per togliere il crocifisso dalle scuole” (non era così, noi avevamo chiesto di poter mettere un versetto del Corano accanto al crocifisso, in nome della laicità dello stato), questa aggressione, subita da musulmani partecipanti ad un democratico dibattito televisivo, da parte di una teppaglia di estremisti cattolici. Ed è giusto così, la cosa si attaglia perfettamente al personaggio. Non solamente un mero coprofilo, cioè un amante degli escrementi (come dice Papa Francesco), ma un coprofilo selettivo: seleziona solo gli escrementi che gli fanno comodo.

POST SCRIPTUM 2 – L’anti-islamico Povia. A proposito, di consiglio caldamente di non accompagnarti più con Povia. Dopo aver scritto canzoni molto belle (avevo persino comperato il suo ultimo cd, ad uno dei tuoi spettacoli assieme a lui, perché trovavo i testi molto stimolanti), improvvisamente, anche lui (ma guarda la combinazione!) si è convertito alla più becera e volgare propaganda anti-islamica. L’ultima canzone che ha scritto, “IMMIGRAZIA” mi pare che si chiami, è cosa assolutamente ignobile, che, tra le tante amenità, ricicla la menzogna degli immigrati che tolgono il lavoro agli italiani, e contiene anche una brutta allusione offensiva all’Islàm, fatta peraltro di soppiatto, con un sorriso idiota, balbettando un versaccio. Molto più onesto quell’infame menzognero di Magdi “Cristiano” Allam: almeno, lui, nemico dell’Islàm lo è da sempre, e lo dichiara apertamente da sempre.

POST SCRIPTUM 3 – Un umile messaggio a Costanza Miriano e a Silvana De Mari. Queste, che non conosco personalmente, sono due fra le intellettuali più interessanti del mondo cattolico, che pensavo seriamente di cominciare a far conoscere al mondo musulmano, organizzando delle conferenze, e dei dibattiti. Della prima, ho letto “Sposati e sii sottomessa”, poi ho comperato “Sposala, e muori per lei”, e “Quando eravamo femmine”. Della seconda, che mi ha chiesto recentemente l’amicizia su Facebook, che sono stato felice di darle, ho seguito alcune conferenze su you-tube, una assieme a te. Non ho letto nulla di lei, purtroppo, ma mi dicono che scrive dei bellissimi libri per bambini, e immaginavo di organizzare qualcosa anche con lei. Ne avevamo fatto cenno, nell’ultimo nostro incontro. Con loro due, come con altri, esisterebbero prospettive di lavoro e di iniziative praticamente sterminate, nel mondo musulmano, tutte da costruire. Purtroppo, esiste anche per loro il pericolo che si lascino invischiare nell’adinolfismo, nell’anti-islamismo più volgare, nel finto tradizionalismo avverso a Papa Francesco, nella cultura dell’odio. Per quel poco che conta, le invito a riflettere meglio sull’Islàm, in maniera indipendente e non per mezzo magari di polemisti cattolici medievali o che si rifanno a questi. Scopriranno che il sistema dei valori etico-morali dell’Islàm, è praticamente identico a quello cattolico. Le loro intelligenze dovrebbero essere patrimonio di TUTTO il popolo, e non messe al servizio di squallidi e oscuri interessi di estremismi pericolosi.

L’AVVELENAMENTO DEI POZZI

Mario Adinolfi, Papa Francesco e la coprofilia

Il presidente de “Il Popolo della Famiglia”, Mario Adinolfi.

Il presidente de “Il Popolo della Famiglia”, Mario Adinolfi.

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FANGO, FANGO, E ANCORA FANGO… – Quando, in politica specialmente, non si sa più cosa dire, si getta il classico fumo negli occhi. Si chiamano tecniche di distrazione di massa.

Nei giorni scorsi, ho pubblicato un post intitolato “Lettera aperta ai militanti e simpatizzanti del Popolo della Famiglia – Sulle dimissioni di un tesserato musulmano deluso”. Vi esprimevo la mia profonda delusione nell’aver dovuto constatare un brusco cambio della linea politica di questo movimento, da a-confessionale come si definiva all’inizio, a partito ultratradizionalista cattolico, con particolare accentuazione anti-islamica. Il tutto, condito da numerose menzogne e bufale, di vario tipo.

Il post era accompagnato da una seria analisi della situazione politica, necessariamente sintetizzata, sia nazionale che internazionale.

Chi vuole, può leggerlo Qui.

 A tutto questo, non sapendo opporre ragionamenti seri, il Mario ha pensato bene di reagire con ulteriore menzogne e offese, anche alla mia persona, arrivando perfino ad inventare delle inesistenti mie minacce a lui e alla sua famiglia. Essendo le minacce mai esistite, lo ho invitato a smentire e scusarsi. Non lo ha fatto, e allora ho deciso di denunciarlo ai carabinieri per diffamazione a mezzo stampa.

A questo punto, il nostro cosa fa? Va a rovistare nel mio passato, andando a pescare su Google vecchi articoli riguardanti la mia militanza politica di QUARANT’ANNI FA, nella sinistra extraparlamentare, ai tempi del movimento studentesco del ’77, che mi è costata seri problemi con la giustizia.

Sono cose passate da tutto questo tempo, durante il quale ho messo su famiglia, avuto dei figli, ecc.

La tattica si chiama anche di “avvelenamento dei pozzi”: l’ultima spiaggia, del tutto infame, quando non si riesce a sconfiggere il nemico.

Tutto ciò, evidentemente, non fa che confermare la mancanza di argomenti.

Ma le cose più importanti sono altre:

  • La prima è che io, da molto tempo, ho pagato i miei conti con la giustizia, e dunque, da tempo, sono un cittadino come gli altri.

  • La seconda, è che TUTTI i dirigenti del Popolo della Famiglia sapevano TUTTO di TUTTE le mie precedenti attività, sia politiche che religiose, perché furono le prime cose che dissi loro alla prima riunione cui partecipai, in quanto ero pronto a ritirarmi immediatamente se il mio passato poteva procurare imbarazzi o problemi al movimento. E non hanno mai fatto obiezioni alla mia militanza nel PDF. Anzi, mi si disse, “apprezziamo la tua sincerità, perché ci hai detto tutto subito”. Dunque, se si tira fuori questo fango, è per coprire altre miserie.

  • La terza, e più importante di tutte, è che queste cose non si fanno, perché, oltre ad essere moralmente riprovate dalla società (si chiamano anche “macchine del fango”, e tra l’altro vi sono anche disposizioni di legge che tutelano la privacy), sono fortemente riprovate in tutti gli ambienti religiosi. Chi non ricorda poi la parabola della pecorella smarrita e ritrovata? Per questa si fa una festa superiore a quella che si fa per la pecorella che non si è mai smarrita… Ma Mario, forse, l’ha dimenticata.

Ma, oltre alla famosa parabola evangelica, c’è anche un parere molto recente, che stigmatizza fortemente questo comportamento: è quello di Papa Francesco.

PAPA FRANCESCO E I COPROFILI – In un’intervista rilasciata al settimanale cattolico belga Tertio, Papa Francesco, rivolto ai giornalisti di tutto il mondo, li ha esortati a non «cadere nella malattia della coprofilia». Ora, il termine coprofilia è notoriamente significante di un sentimento di amore o di interesse morboso per gli escrementi. Ed è senza dubbio inusuale sentir pronunciare questo vocabolo da qualsiasi personaggio pubblico, figuriamoci dal Pontefice della Chiesa Cattolica.

Papa Francesco ha poi proseguito dicendo che disinformare, calunniare gli avversari politici, sporcare la gente, è peccato.

«La disinformazione è probabilmente il danno più grande che può fare un mezzo, perché orienta l’opinione in una direzione, tralasciando l’altra parte della verità». Per questo i media, per il Papa, devono «essere molto limpidi, molto trasparenti, e non cadere nella malattia della coprofilia, che è voler sempre comunicare lo scandalo, comunicare le cose brutte, anche se siano verità. E siccome la gente ha la tendenza alla malattia della coprofagia, si può fare molto danno».

Si noti la giustapposizione, molto raffinata, tra i due termini “coprofilia” e “coprofagia”. Che pur potendo apparire come sinonimi, indicano in realtà due cose diverse: il primo significando “amore per gli escrementi”, il secondo la tendenza a mangiarli. Francesco ha usato il primo per i giornalisti, il secondo per il popolo, o almeno per una parte di esso. Per dire che certi giornalisti nutrono una certa “passione” (spesso in realtà comandata dalle forze oscure) per gli “escrementi” (il brutto, il male, il negativo), ai fini di darli poi da “mangiare” (e dunque assimilare) alle masse. E si capisce che lo scopo non può essere che quello di corromperle, di favorirne la disgregazione e la degradazione.

L’USO DEL PASSATO, LA DIFFAMAZIONE E LA CALUNNIA – I media, sempre secondo Francesco,

«possono essere tentati di calunnia, e quindi essere usati per calunniare, per sporcare la gente, questo soprattutto nel mondo della politica. Possono essere usati come mezzi di diffamazione: ogni persona ha diritto alla buona fama, però magari nella sua vita in precedenza, nella vita passata, o dieci anni fa, ha avuto un problema con la giustizia, o un problema nella sua vita familiare. E portare questo alla luce oggi è grave, fa danno, si annulla una persona. Nella calunnia si dice una bugia sulla persona; nella diffamazione si mostra una cartella. Come diciamo in Argentina, “se hace un carpetazo”, e si scopre qualcosa che è vero, ma che è già passato, e per il quale forse si è già pagato con il carcere, con una multa o con quel che sia».

Operare in questo modo, per il Papa, è «peccato e fa male».

E questo è esattamente quello che Mario ha fatto nei miei confronti. Con la differenza che Papa Francesco parla di “dieci anni”, e la giudica una cosa gravissima, mentre nel mio caso stiamo parlando di QUARANT’ANNI!

Lascio ai lettori giudicare.

LETTERA APERTA AI MILITANTI E SIMPATIZZANTI DEL “POPOLO DELLA FAMIGLIA”

Sulle dimissioni di un tesserato musulmano deluso

Il presidente de “Il Popolo della Famiglia”, Mario Adinolfi.

Il presidente de “Il Popolo della Famiglia”, Mario Adinolfi.

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LE BUFALE DI MARIO ADINOLFI – Il giorno 20 agosto scorso, Mario Adinolfi, presidente del partito politico “Popolo della Famiglia” ha scritto, tra le altre, queste parole:

Donald Trump venuto a conoscenza dei fatti di Barcellona ha reagito a modo suo, con un tweet in cui ha ricordato il generale Pershing, il più onorato generale della storia militare americana, che vinse la prima guerra mondiale e allevò il trittico di generali che vinse la seconda: Marshall, Patton, Eisenhower. Nel 1911 Pershing era di stanza nelle Filippine, dove gli americani venivano fatti oggetto di continui assalti da parte degli islamici radicali. Pershing ne fece arrestare cinquanta, fece scavare loro la fossa, fece sparare a cinquanta maiali e poi intingendo i proiettili nel sangue di maiale fece uccidere quarantanove dei cinquanta arrestati, liberandone uno affinché andasse a raccontare ai compagni quel che era accaduto. Per quattro decenni non si registrarono più assalti di fondamentalisti islamici nelle Filippine.

Non credo, lo voglio dire subito, che l’evocazione del metodo Pershing sia utile, ma di certo indica una strada. Una strada sbagliata? D’accordo, una strada sbagliata. Ma bisogna indicarne una alternativa…”

E via proseguendo e delirando…

La storia è, ovviamente, una bufala.

Ho sentito subito puzza di bruciato sentendo parlare di “islamici radicali” e “fondamentalisti islamici nelle Filippine” nel 1911 (sic!). Trattasi di una scemenza vera e propria, in quanto chiunque conosca un minimo sindacale di storia contemporanea non può non sapere che quello che viene denominato “fondamentalismo islamico” ha origine, a voler andar lontani, agli anni Cinquanta-Sessanta, con la decadenza prima e la crisi poi del nasserismo e dei nazionalismi (panarabismo). Alla fine dell’800 inizio del 900, epoca della guerra americana contro le Filippine, il fondamentalismo islamico, molto semplicemente, non esisteva. I combattenti musulmani (concentrati nel sud) erano semplicemente dei partigiani del proprio paese, e combattevano contro lo straniero esattamente come i cattolici, per liberare la patria dai nuovi invasori americani, dopo aver combattuto contro i precedenti invasori, gli spagnoli.

La popolazione musulmana era quella che risultava più ostica da sconfiggere, ma non si trattava di fondamentalismo islamico.

La storia dei proiettili e del sangue di maiale, poi, è del tutto fasulla.

James R. Arnold, autore del libro ‘Moro War”, ha avuto modo di dichiarare che si tratta “di un mito ripetuto più volte che però non ha fondo di verità“.

Si tratta di una bufala vera e propria, dovuta, nientemeno, che a una specie di Catena di S. Antonio (!) messa in giro dopo l’11 settembre 2001.

La bufala è stata ben illustrata da Andrea Marinelli sul Corriere della Sera.

Chi vuole, può leggerla qui.

Tra l’altro, la guerra si concluse con la secolarizzazione della chiesa cattolica, con annessi e connessi: sequestri di beni, cessazione di franchigie e benefici, ecc… Non è male, per uno come che si definisce cattolico, esaltare il ridimensionamento dei cattolici filippini ad opera degli americani. Ah dimenticavo: le stime delle vittime della guerra, in gran parte civili, vanno da un minimo accertato di 34.000 ad un milione. Ed erano in gran parte cattolici. Ma non importa: viva gli Americani!

E anche le ultime parole, tipo “l’ho detto ma non lo volevo dire”, danno l’idea di quanto il personaggio Mario Adinolfi sia caduto in basso.

Del resto, già nei giorni precedenti costui si era espresso in termini gravemente menzogneri e offensivi nei confronti dell’Islàm e dei musulmani.

IL PARTITO A-CONFESSIONALE CHE NON C’E’ PIU’ – Una grossa delusione, per me.

Ho creduto fin dall’inizio al progetto “Popolo della Famiglia”.

Si presentava come un movimento che faceva dei valori della vita e della famiglia punti non negoziabili di un’azione politica che si dichiarava contro e fuori gli attuali schieramenti politici, e che si dichiarava “a-confessionale”.

Fu questo che mi attrasse, e mi iscrissi. L’entusiasmo era alto, intravedevo la possibilità di realizzare finalmente quello che da tempo immaginavo si potesse e dovesse fare, un’alleanza tra tutte le persone delle diverse fedi religiose, capace di attrarre sui temi etici anche molti atei e molti credenti “tiepidi”.

Scrissi alcuni articoli sul sito www.civiltaislamica.it di incoraggiamento e promozione del movimento. Chi vuole può rileggerseli qui e qui .

E ho poi addirittura scritto una recensione di un libro di Amato e Mangiarotti su Giussani, la potete leggere qui .

Ed ho partecipato, nei limiti del mio tempo disponibile, a qualche importante iniziativa.

La più significativa è stata senza dubbio l’organizzazione della conferenza di Gianfranco Amato, segretario generale del “Popolo della Famiglia”, sul tema del gender, presso la Moschea di Segrate, la prima di Gianfranco in una moschea. Nello stesso sito, potrete trovare il video di quella conferenza, diviso in tre parti. Esperienza che, purtroppo, sarà difficile possa ripetersi.

Mario Adinolfi ha infatti impresso una svolta anti-islamica alla linea del partito. Non si parla più di eutanasia, gender, unioni gay. Adesso, la priorità è combattere l’Islàm e i musulmani. Peraltro, con l’uso sistematico e spesso anche ridicolo (se non fosse tutto abbastanza tragico) di bufale, menzogne, distorsioni, manipolazioni decisamente impressionante.

La svolta è abbastanza brusca, anche se probabilmente covava da un po’.

Quello che si profila, nel panorama politico dell’imminente autunno, è un emergere di un bel “fronte dell’odio”, targato Cinque Stelle e Salvini. Ed è in arrivo, in affiancamento a questo, con la scusa dei “dubia”, un attacco concertato contro Papa Francesco e la Chiesa Cattolica attuale, e Adinolfi vuole recitare la parte del cattolico ultra-tradizionalista. Ha annunciato l’uscita di un suo libro per il 20 settembre, che si preannuncia sostanzialmente un libro (l’ennesimo) contro l’Islàm, con il pretesto di un fantascientifico ritorno a una non meglio identificata cristianità o cattolicità. E la data del 20 settembre (che non è ovviamente casuale, essendo la ricorrenza della breccia di Porta Pia), rimanda, come la recente candidatura di Adinolfi, nelle ultime amministrative, a Ventotene, a un “ribaltamento” dello stato laico uscito dal Risorgimento. E si accosta, in maniera quantomeno inquietante, alle date di molti degli attentati terroristici recenti: ad esempio, in Francia, il 14 luglio, ricorrenza della presa della Bastiglia. Un percorso fatto di odio, che non costruisce nulla, e che non porterà a nulla.

Tutto questo, se vi si associa l’accondiscendenza totale di Adinolfi rispetto alle versioni ufficiali degli attentati terroristici (dall’11 settembre fino ad oggi, non ha MAI avuto alcun dubbio sulle panzane mainstream, a cominciare dall’aereo che si sarebbe schiantato sul Pentagono: le foto che mostrano trattarsi di un missile o di un drone, sono in rete da pochi giorni dopo l’attentato, e da sole smentiscono la versione ufficiale), ci pone di fronte a un bivio: o Adinolfi è un cretino (e non lo è) oppure decide scientemente di stare dalla parte della menzogna.

E con questo chiudo con Adinolfi, ricordando solo che sarà mia premura, se IDDIO vorrà darmi forza e salute, di smontare tutte le sue menzogne contro l’Islàm e i musulmani. Ci sarà da scrivere per un anno.

AI MILITANTI DEL PDF – I militanti, nella grande maggioranza, sembrano seguire pedissequamente questa linea, nei commenti non ho notato nessuna minima opposizione. Eppure, nei dibattiti su Facebook e nella chat del PDF, sembrava ci fosse un certo numero di persone ragionevoli, anche se in minoranza. Ora, sembrano spariti, con qualcuno che ha cambiato atteggiamento da un giorno all’altro. Ridicoli soldatini senza dignità. Ammiro molto di più gli anti-islamici incalliti, che non hanno mai nascosto di esserlo. Almeno non sono ipocriti.

A tutti i militanti, faccio presente che questa linea politica non può portare affatto dove dice di voler portare. Anche se questa linea “tradizionalista” riuscisse a ottenere un qualche minimo successo elettorale (cosa su cui è lecito dubitare: è vero che DIO può tutto, ma puntare su miracolosi e improvvisi ritorni di religiosità, in un paese dove le chiese sono sempre più vuote, e per di più si vogliono rimandare a casa gli immigrati, che sono in maggioranza cristiani, e che sono gli unici che in parte le stanno ripopolando, non ha alcun senso logico), non ha comunque nessuna possibilità di successi reali nella società. Perdipiù, la massoneria bushista, che sta dietro al terrorismo e che tenta di influenzare le forze politiche in senso xenofobo, oltre che anti-islamico, vede come collante del mondo occidentale, in particolare Europa e USA, l’individualismo. Dunque, per i “tradizionalisti cattolici”, o presunti tali, non può esserci altra fine che quella dei limoni: spremuti e poi buttati via. Per chi vuole accertarsene, si legga “Lo scontro delle civiltà” di Samuel Huntington, affiliato alla Ur-Lodge “Hathor Pentalpha” assieme ai neocon americani, agli israeliani, ai sauditi, e ad alcuni europei come Sarkoszy, Tony Bair, Marcello Pera, Antonio Martino, ed altri. Dunque, proseguirà il cammino dell’occidente verso la creazione dell’individuo schiavo. Eliminati, nelle intenzioni, i musulmani, un po’ duri da addomesticare totalmente, sarà tutto più facile.

A GIANFRANCO AMATO – A Gianfranco Amato ribadisco la mia stima, che è peraltro reciproca, visto che mi ha fatto l’onore di scrivere la prefazione del mio libro su Papa Francesco, “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”. Il libro, pur essendo un avvenimento in sé, visto che è la prima volta al mondo e nella storia, che io sappia, che un musulmano scrive un libro di sostanziale apologia di un papa, e che era stato pensato anche come supporto alla linea a-confessionale del PDF, è stato completamente ignorato da dirigenti e militanti del partito. Nella chat interna, composta da circa 130 persone, ho ricevuto solo due brevi accenni di assenso e complimentazioni.

So bene che Gianfranco Amato non la pensa affatto come Adinolfi, ed anche nei suoi recenti scritti, pur rivolgendosi ai cristiani indicando loro la via, assolutamente legittima e auspicabile, di un ritorno alla religione e alla famiglia, con annessa procreazione di figli, non è mai scaduto ad alcuna offesa nei confronti dell’Islàm e dei musulmani. A lui l’arduo compito di cercare riportare il partito all’indirizzo iniziale. Non so se ci riuscirà. Il compito mi pare arduo, se non del tutto impossibile, soprattutto perché i veri movimenti vengono da “dietro le quinte” e non da Adinolfi. Gianfranco deve però prendere una posizione pubblica chiara, che smentisca il nuovo andazzo, altrimenti rischia di rendersi complice di qualcosa di terribile e ignobile, a cominciare dalla guerra contro Papa Francesco.

IO – Io, accanto ad uno come Mario Adinolfi, non posso più stare. E’ una questione di dignità, visto che la carriera politica non mi ha mai interessato, ringraziando IDDIO.

Mi autosospendo dunque dal PDF. Sono ancora tesserato per tutto il 2017, come sono ancora abbonato a “La Croce Quotidiano”, ma se non ci saranno cambiamenti clamorosi, non rinnoverò l’iscrizione per il 2018 al PDF, né l’abbonamento al quotidiano on-line.

A quelli del PDF che vorranno continuare l’amicizia su Facebook, faccio l’invito a discutere con moderazione, se vogliono. A quelli che pensano di continuare la strada adolfiana, fatta di insulti e di menzogne, dico di perdermi di vista. E se possono farmi un piacere, mi togliessero subito l’amicizia, mi risparmiano una fatica.    

LA PRIMA RIVOLUZIONE DA FARE: AMORE PRIMA DI TUTTO, PER TUTTI

Meravigliose parole di fratellanza, pace e solidarietà da parte di una cristiana sposata a un musulmano

Il padre di Xavi Martinez, un bambino di quattro anni morto nell’orribile recente attentato terroristico di Barcellona, abbraccia Driss Sally, imam della cittadina catalana di Rubi. Con queste parole: “Non c’è spazio per la paura o per il rancore. Condivido il mio dolore anche con i genitori dei terroristi. Siamo tutti esseri umani”. Abbracciamo anche noi, con tutto l’amore che possiamo, questo papà straordinario.

Il padre di Xavi Martinez, un bambino di quattro anni morto nell’orribile recente attentato terroristico di Barcellona, abbraccia Driss Sally, imam della cittadina catalana di Rubi. Con queste parole: “Non c’è spazio per la paura o per il rancore. Condivido il mio dolore anche con i genitori dei terroristi. Siamo tutti esseri umani”. Abbracciamo anche noi, con tutto l’amore che possiamo, questo papà straordinario.

Dopo l’attentato terroristico di Barcellona, fra i commenti sulla mia pagina Facebook, è arrivato quello di Paola Alpino.

Ve lo propongo integrale, non ho corretto nemmeno gli errori di battitura.

Barcellona. Dopo l’attentato, una folla immensa ha manifestato contro l’odio, per la solidarietà, la tolleranza e la convivenza di tutti con tutti. CINQUECENTOMILA PERSONE! Con il sostanziale oscuramento sui grandi media…

Barcellona. Dopo l’attentato, una folla immensa ha manifestato contro l’odio, per la solidarietà, la tolleranza e la convivenza di tutti con tutti. CINQUECENTOMILA PERSONE! Con il sostanziale oscuramento sui grandi media…

Una vera e propria, anche se fatta in tutta umiltà, lezione di amore, solidarietà, tolleranza, dialogo, Pace.

CHE VIENE DAL POPOLO.

E’ il primo punto, irrinunciabile, per chiunque voglia cambiare questa società per costruirne una migliore.

Queste parole erano anche una specie di benevolo rimprovero verso il sottoscritto, che non aveva risposto con adeguata gentilezza ad una considerazione un po’ provocatoria di un commentatore.

Ma, da persone buone come Paola Alpino, che non ho ancora avuto il piacere e l’onore di conoscere di persona, accetto volentieri anche i rimproveri.

Come ha detto Massimo Zucchi molti persone hanno un’immagine della religione musulmana data dall’inforzione televisione o da giornali… in questo poi difficile contesto storico politico e facile cadere nelle PAURE DEL DIVERSO… e nell’ignoranza che anch’essa ha basi di paura e non conoscenza… In questa i media e la politica non aiutano anzi aumentano le paure e l’odio gli uni contro gli altri… Sta ai musulmani avere pazienza e ad educare spiegando con AMORE E GENEROSITA alle persone.. soprattutto alle persone non informate, alle persone piene di paure, alle persone che non conoscono e aggrediscono per paura e ignoranza. La domanda fatta da Costantino e legittima… lui chiede… Bisognerebbe accoglierlo, informarlo e guidarlo a capire di più… con amore e generosità… Come fecero i grandi profeti e il profeta Maometto (pace e bene su di lui)… Io sono cristiama… ho sposato un uomo musulmano credente e praticante… Tante volte come famiglia mi fanno 1000 domande… per è importante Accogliere i dubbi e le domande dell’altro e far capire… Ci vuole pazienza e amore per cambiare le menti… Ed è vero che ci sono realtà di ignoranza in tutti i popoli sia nel nostro italiano che negli altri popoli, come ci sono famiglie ignoranti italiane, ci sono famiglie ignoranti arabe, rumene, olandesi e del polo nord… A tutti capita di vedere donne obbligate a fare cose o indossare cose che siano di etnie diverse… Se si vuole cambiare il mondo in positivo dobbiamo capire che siamo tutti uguali, un dio unico ( per gli atei, una natura unica) , siamo tutti fratelli in questo mondo e dobbiamo aiutarci, guidarci e volerci bene… con pazienza e fratellanza. Facendo ogni giorno piccoli gesti verso gli altri… tanti piccoli gesti possono cambiare molte cose. Vi auguro una stupenda giornata a tutti.

Massimo vorrei anche aggiungere che è fondamentale l’esempio… l’esempio di fratellanza e amore che si deve avere ogni giorno verso l’altro… solo così si sconfigge la paura…

Tanti esempi di donne e uomini uniti di diverse etnie che si aiutano, che comunicano con pace e amore…

Io lotto per un mondo interculturale senza differenze ma fatto di unione e di differenze che accrescono l’altro…

L’esempio e una grande forza…

Grazie”