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I SUNNITI IRACHENI SOLIDARIZZANO CON L’IRAN SCIITA

Fatwa storica e senza precedenti, verso il superamento della divisione fra sunniti e sciiti

Lo Shaykh Abdul-Latiif al-Humaym nel dicembre 2018, alla cerimonia di posa della prima pietra per la ricostruzione della Moschea an-Nuuri di Mosul, distrutta dai terroristi nel 2017. La ricostruzione completa è prevista entro i prossimi cinque anni.

Lo Shaykh Abdul-Latiif al-Humaym nel dicembre 2018, alla cerimonia di posa della prima pietra per la ricostruzione della Moschea an-Nuuri di Mosul, distrutta dai terroristi nel 2017. La ricostruzione completa è prevista entro i prossimi cinque anni.

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Ringraziando IDDIO, pare che al mondo esistano ancora dei sunniti che intendono contrastare il sionismo.

Da tempo il sottoscritto sostiene che la divisione fra sunniti e sciiti, come fra tutte le altre correnti presenti nel mondo musulmano, non dipendano dal Corano, ma da interpretazioni umane di tradizioni spesso manipolate. Ora, giunge un importante dichiarazione che va nella direzione di un riavvicinamento tra le comunità musulmane divise.

L’importante religioso sunnita iracheno, lo shaykh Abdul-Latif al-Humaym, Presidente del cosiddetto Iraqi Sunni Endowment Diwan, o Ufficio del Waqf Sunnita, in arabo Diwaan al-Waqf, ha rilasciato una dichiarazione storica in cui invita tutta la comunità sunnita dell’Iraq a difendere l‘Iran.

Lo sceicco Abdul-Latif al-Humaym, figura insigne della cultura irachena e autore di numerosi libri sull’insegnamento islamico, ha emesso una fatwa (giudizio religioso) in cui invita tutte le comunità sunnite del Paese arabo a difendere l’Iran contro le politiche ostili degli Stati Uniti. I media iracheni hanno riferito che la fatwa non ha precedenti in Iraq e di certo è la prima del suo genere dalla cacciata dell’ex dittatore Saddam Hussein, nel 2003.

Al-Humaym ha però esteso l’invito a tutti i musulmani di tutto il mondo. Infatti, tra le altre cose, ha sottolineato:

Non solo l’Iraq, ma anche tutti i membri della ummah islamica dovrebbero contrastare le politiche ostili degli Stati Uniti contro l’Iran e tutti gli Stati islamici e arabi”.

L’alto religioso sunnita ha anche aggiunto:

Tutti i cambiamenti in Medio Oriente e in tutto il mondo islamico sono parte di un progetto per neutralizzare i Paesi più potenti del mondo islamico a protezione del regime sionista di Israele“.

Al-Humaym ha inoltre osservato che il piano sionista con cui hanno gettato nel caos l’Iraq, la Siria e la Libia, stanno ora tentando di attuarlo anche con l’Egitto.

Il religioso iracheno ha dichiarato che le politiche ostili degli Stati Uniti contro l’Iran sono in linea con il progetto sionista in Medio Oriente.

Moschea di Abu Hanifa, nel quartiere a maggioranza sunnita di Al-A'zamiyya a Baghdad, sede del Diwan al-Waqf dei sunniti. Lo Ufficio del Waqf sunnita, in inglese Sunni Endowment Diwan, in arabo Diwaan al-Waqf, è un'amministrazione irachena creata dal Consiglio di governo iracheno all'indomani della caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003. Il suo compito è quello della gestione dei luoghi di culto dei sunniti in Iraq. In Iraq esiste anche un Waqf per il culto degli sciiti, ed un Waqf per il culto delle altre confessioni religiose.La nomina del Presidente di ogni Waqf è governativa, prerogativa del Primo Ministro. La legge stabilisce che il presidente del Diwan, prima della nomina del Primo Ministro, debba ricevere l'approvazione del Consiglio degli ulema sunniti, per quanto riguarda il Waqf sunnita, e del grande Ayatollah sciita, per quanto riguarda il Waqf sciita.

Moschea di Abu Hanifa, nel quartiere a maggioranza sunnita di Al-A’zamiyya a Baghdad, sede del Diwan al-Waqf dei sunniti. Lo Ufficio del Waqf sunnita, in inglese Sunni Endowment Diwan, in arabo Diwaan al-Waqf, è un’amministrazione irachena creata dal Consiglio di governo iracheno all’indomani della caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003. Il suo compito è quello della gestione dei luoghi di culto dei sunniti in Iraq. In Iraq esiste anche un Waqf per il culto degli sciiti, ed un Waqf per il culto delle altre confessioni religiose.La nomina del Presidente di ogni Waqf è governativa, prerogativa del Primo Ministro. La legge stabilisce che il presidente del Diwan, prima della nomina del Primo Ministro, debba ricevere l’approvazione del Consiglio degli ulema sunniti, per quanto riguarda il Waqf sunnita, e del grande Ayatollah sciita, per quanto riguarda il Waqf sciita.

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La moschea an-Nuuri di Mosùl, in attesa della programmata ricostruzione. Nota per essere stata la moschea dal cui minbar, nel 2014, il falso “califfo”, il terrorista Abu Bakr al-Baghdaadi (in realtà massone della Ur-Lodge internazionale “Hathor Pentalpha”, “fratello massone” di Osama Bin Laden, di Bush, di Bolton, di Cheeney, dei Saud, di molti sionisti, e di altri fra cui Tony Blair e Nicholas Sarkoszy) fece la dichiarazione di fondazione del “Califfato” dell’Isis. Furono poi gli stessi terroristi, sconfitti e in fuga, a farla esplodere con cariche esplosive sistemate anche nel minareto, il 22 giugno del 2017.

La moschea an-Nuuri di Mosùl, in attesa della programmata ricostruzione. Nota per essere stata la moschea dal cui minbar, nel 2014, il falso “califfo”, il terrorista Abu Bakr al-Baghdaadi (in realtà massone della Ur-Lodge internazionale “Hathor Pentalpha”, “fratello massone” di Osama Bin Laden, di Bush, di Bolton, di Cheeney, dei Saud, di molti sionisti, e di altri fra cui Tony Blair e Nicholas Sarkoszy) fece la dichiarazione di fondazione del “Califfato” dell’Isis. Furono poi gli stessi terroristi, sconfitti e in fuga, a farla esplodere con cariche esplosive sistemate anche nel minareto, il 22 giugno del 2017.

LI’, DOVE I CRISTIANI PREGAVANO RIVOLTI A MECCA

Le radici islamiche del Portogallo

Il sito archeologico di Mertola, in Portogallo.

Il sito archeologico di Mertola, in Portogallo.

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Questo è un articolo che ho tradotto dall’inglese. In fondo al post trovate il link per accedere all’articolo originale.

 

Alla scoperta delle radici islamiche del Portogallo
DOVE I CRISTIANI PREGAVANO RIVOLTI A MECCA

Gli archeologi che lavorano nella zona di Mertola hanno passato gli ultimi 40 anni cercando le tracce del passato islamico del Portogallo. Quello che hanno trovato ha mostrato che l’Islàm non è alieno/straniero all’Europa, ma ha invece di fatto influenzato profondamente influenzato la storia e la cultura portoghesi.

Di Marta Vidal, 27-05-2019

 

Quando l’archeologo Claudio Torres visitò per primo Mertola, una piccola città del sud del Portogallo, inciampò su dei pezzi rotti di ceramica, vicino al castello medievale della città vecchia. L’area al culmine della ripida altura sulle rive del fiume Guadiana era stata abbandonata da parecchi secoli.

Vicino alle rovine, vide un’imponente chiesa dai muri intonacati e dagli archi a ferro di cavallo. Nella sua volta interna c’era un mihrab, una nicchia nel muro indicante la direzione di Mecca. Indice chiaro che la chiesa era stata una volta una moschea.

Allora capimmo che ci trovavamo di fronte a tracce importanti del periodo islamico in Mertola, e demmo rapidamente inizio agli scavi”, dice Torres, che visitò per primo la città assieme allo storico Antonio Borges Coelho, nel 1976. I cocci di ceramiche che trovarono sotto un albero di fico risultarono essere importanti manufatti islamici.

L’Islàm non si impose con la forza, ma si diffuse mediante il commercio. Basati sulla convinzione in una convinzione in un passato comune a Portogallo e Nord Africa, i lavori di Claudio Torres cercano di smascherare il concetto che descrive i musulmani come invasori e l’Islàm come qualcosa di estraneo all’Europa. Per Torres, il migliore esempio di coesistenza è la Chiesa di Mertola, che è anche la moschea medievale meglio conservata del Portogallo, dove i cristiani ancora pregano rivolti in direzione di Mecca.

L’Islàm non si impose con la forza, ma si diffuse mediante il commercio. Basati sulla convinzione in una convinzione in un passato comune a Portogallo e Nord Africa, i lavori di Claudio Torres cercano di smascherare il concetto che descrive i musulmani come invasori e l’Islàm come qualcosa di estraneo all’Europa. Per Torres, il migliore esempio di coesistenza è la Chiesa di Mertola, che è anche la moschea medievale meglio conservata del Portogallo, dove i cristiani ancora pregano rivolti in direzione di Mecca.

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Nell’ottavo secolo i musulmani arrivarono via mare dal Nord Africa, e presero il controllo di gran parte di quelle che oggi sono Portogallo e Spagna.

I musulmani avrebbero poi regnato su gran parte della Penisola Iberica, conosciuta dagli arabi come Al-Andalus, per molti secoli, prima della Reconquista cristiana.

Dopo la scoperta di ceramiche del periodo “andaluso”, un team di archeologi, ricercatori e studenti viene a Mertola ogni estate, per cercare tracce della storia islamica del Portogallo.

Abbiamo scoperto che Mertola era molto più importante di quanto immaginassimo”, dice Torres. Il porto fluviale della città ne fece la principale capitale della regione, che poi cominciò a declinare dopo il 13° secolo.

L’importanza dei resti trovati spinse Torres a fondare il Campo Archeologico di Mertola, nel 1978, e a trasferirsi permanentemente a Mertola con tutta la sua famiglia.

Da allora, gli archeologi hanno scoperto altre rare ceramiche islamiche, un quartiere almohade del 12° secolo, e un battistero del 6° secolo. Mertola ora conserva una delle più importanti collezioni di arte islamica del Portogallo. Da città impoverita in una zona marginale del Portogallo, essa è stata trasformata in una città-museo visitata da decine di migliaia di turisti ogni anno.

Ma quello che è stato scoperto a Mertola apre a molte implicazioni. Mostra profonde connessioni tra Europa e Islàm, e si oppone al modo in cui la storia viene raccontata in Portogallo.

Questo è il link per accedere all’articolo originale in inglese

IL VELO, IL CAVALIERATO INOPPORTUNO E I FRATELLI MUSULMANI

Lettera aperta a Giorgia Meloni, leader del partito politico “Fratelli d’Italia”

Asmae Dachan in un’intervista. Al collo una sciarpa del cosiddetto “Esercito siriano libero”, formazione militare creata degli americani, e accusata di molti atti di terrorismo. In tutti i casi, già questa sola foto dimostra che la attività della Asmae Dachan non si limitava ad un neutro sostegno ai profughi e ai bambini siriani, come sosteneva, ma si è sempre contrassegnata per l’appoggio totale ai ribelli anti-Asad. Una cosa dunque molto diversa da quella che appare dalle motivazioni che hanno spinto il Presidente della Repubblica Mattarella a concederle il cavalierato. I veri missionari e i veri volontari per la pace, infatti, non parteggiano mai per una delle fazioni in guerra, come ha fatto Asmae, ma si mantengono neutrali.

Asmae Dachan in un’intervista. Al collo una sciarpa del cosiddetto “Esercito siriano libero”, formazione militare creata degli americani, e accusata di molti atti di terrorismo. In tutti i casi, già questa sola foto dimostra che la attività della Asmae Dachan non si limitava ad un neutro sostegno ai profughi e ai bambini siriani, come sosteneva, ma si è sempre contrassegnata per l’appoggio totale ai ribelli anti-Asad. Una cosa dunque molto diversa da quella che appare dalle motivazioni che hanno spinto il Presidente della Repubblica Mattarella a concederle il cavalierato. I veri missionari e i veri volontari per la pace, infatti, non parteggiano mai per una delle fazioni in guerra, come ha fatto Asmae, ma si mantengono neutrali.

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Oggi, 2 giugno 2019, sarà consegnata ad Asmae Dachan, musulmana italiana figlia di immigrati siriani, la onoreficenza speciale di Cavaliere della Repubblica, conferitale dal Presidente della Repubblica.

La cosa ha suscitato commenti in tutto il paese, di cui questi articoli sono un esempio:

Asmae Dachan. Il riconoscimento del Quirinale e l’errore di valutazione della Meloni

“Mattarella premia giornalista vicina agli estremisti islamici”

Questa è una mia lettera aperta a Giorgia Meloni, leader del partito “Fratelli d’Italia”, che ha invitato il Presidente Mattarella a recedere dalla sua decisione.

A GIORGIA MELONI, LEADER DEL PARTITO POLITICO “FRATELLI D’ITALIA”.

 Sono un italiano, un italiano che dal 1991 ha abbracciato l’Islàm.

Mia moglie è italianissima come me, e anche lei, a un certo punto della sua vita, e prima di conoscermi, ha abbracciato l’Islàm. Da questo matrimonio sono nati tre figli, di nome Muhàmmad, Omar e Yùsuf, che dunque sono musulmani, e italianissimi, fin dalla nascita.

Ho ritenuto necessaria questa premessa, perché fosse utile a chiarire che esistono, nel nostro paese come in Europa e in tutto il mondo, cittadini che sono musulmani per scelta, e non per nascita o perché figli di emigrati, e che dunque il “problema” della religione islàmica, ammesso e non concesso che sia un problema, va considerato e studiato in maniera distinta da quello dell’immigrazione, col quale è collegato solo per alcuni aspetti, non sempre centrali.

Sono il direttore e fondatore del sito www.civiltaislamica.it , all’interno del quale si cerca di fornire un quadro il più possibile veritiero e aggiornato su tutte le problematiche connesse con la religione islamica e col mondo musulmano. Il sito si distingue per non avere alcun tipo di affiliazione o simpatia per nessuno schieramento politico specifico, riservandosi di volta in volta, quando ritenuto necessario, di sottolineare la positività o negatività di ogni posizione politica, senza preconcetti di sorta nei confronti di chicchessia.

Il Suo intervento recente, riguardo alla nota concessione del Cavalierato alla signora Asmae Dachan, ha suscitato molti commenti, di diverso tenore, talvolta di sostegno totale, talvolta di completa avversione.

Da parte nostra, attenendoci all’unico metro di giudizio che dovrebbe guidare ogni musulmana/o, cioè quello della compatibilità o non-contraddittorietà colla Rivelazione Coranica, ci troviamo a doverle rappresentare un nostro giudizio negativo, per una parte del Suo intervento, e un giudizio sostanzialmente positivo, per una seconda parte.

 1) IL VELO

E’ brutto dirlo, ma certi interventi sulla religione islamica, da parte Sua come di molti esponenti politici, in maggioranza del cosiddetto “centro-destra”, poggino su una totale misconoscenza delle problematiche islamiche, in particolar modo riguardo al velo. Eppure è tutto molto semplice.

A tal proposito, innanzitutto, non si può non osservare come l’espressione usata dalla Asmae, che ha descritto il velo come una “carezza protettiva”, corrisponda esattamente alla motivazione che viene data, nel Corano, alla motivazione del precetto del velo, che è questa:

 “O Profeta, dì alle tue spose, alle tue figlie, e alle donne dei credenti,
di coprirsi coi loro veli,
sarà il modo migliore per distinguerle dalle altre,
e per evitare che subiscano offese (molestie)” (Corano, 33, 59).

Non si rintraccia dunque, nel Corano, alcuna allusione, né esplicita né implicita, a presunti segni di sottomissione all’uomo, che sia il padre, il marito, o chiunque altro. Tale segno di sottomissione è invece costitutivo dell’uso millenario del velo nella società cristiana, che ha origine, come è noto, dal celeberrimo passo della Prima Lettera di Paolo ai Corinzi:

“Voglio che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuole mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo… Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza” (I Corinzi, 11, 2-16).

Da quanto qui esposto risulta che l’associazione del velo a una dittatura maschile, è invece originaria della tradizione cristiana, quanto estranea a quella islamica. Si è dunque qui operata una indebita trasmissione, inconscia o deliberata che sia qui importa poco, di un “difetto” proprio della cultura cristiana, a quella islamica, che ne è del tutto priva. Per di più, il Corano si rivolge espressamente ed esclusivamente alle musulmane, e questo dato, assieme al famoso versetto che recita “Non vi è costrizione nella religione”, chiarisce che, comunque, il velo non può essere imposto, né alle musulmane, né tantomeno alle non musulmane. In ultimo, ricordiamo che altri versetti in questione chiariscono che il velo deve coprire solo i capelli e il collo, dunque il volto deve rimanere scoperto. Sono dunque da ritenersi non-islamici i cosiddetti “veli integrali” che coprono il volto, che siano il burqa, il niqaab, o altri. In tal caso, ogni Stato ha ovviamente il diritto di proibire/sanzionare l’uso di tali veli “integrali”, in quanto possano essere ritenuti non conformi alle necessità della Pubblica Sicurezza. Da parte nostra, facciamo presente che l’uso di tali “veli integrali” è proibito persino all’interno della Sacra Moschea di Mecca, ed è in tutti casi proibito per le donne pregare col volto coperto. Del tutto fuori luogo dunque, le sue parole secondo cui la concessione del cavalierato alla Asmae sarebbe anche “un clamoroso sfregio alle donne e alle conseguite libertà per le donne”.

Di conseguenza, spero che Lei voglia d’ora in avanti tener presente queste considerazioni, al fine di por termine a valutazioni del tutto erronee, che portano solo ad incomprensioni ed a tensioni sociali che non hanno giustificazione alcuna. Si lascino, in poche parole, libere le musulmane di portare il velo, senza tacciarle abusivamente di “sottomissione all’uomo” ed altre allucinazioni consimili.

 2) ASMAE E I FRATELLI MUSULMANI

Condivido invece senz’altro le Sue osservazioni riguardo ai Fratelli Musulmani. A parte la errata definizione di “Imam di Genova” (il padre di Asmae è Imam di una moschea della zona di Ancona), la sua analisi è corretta, nella sostanza profonda, che supera eventuali individuabili piccole imprecisioni che qui non interessano. Naturalmente, con l’espressione “nella sostanza” intendo riferirmi al contenuto “ideologico” del suo commento, vale a dire l’individuazione dei Fratelli Musulmani come “humus” e ideologia di riferimento della politicizzazione e del processo di estremizzazione che ha caratterizzato il cammino di una parte del mondo islamico nei decenni recenti. Va da sé, al contempo, che, data la particolarità della detta organizzazione, che ha caratteri molto simili alla Massoneria (il suo fondatore, l’egiziano Hasan al-Banna, era un massone), è quasi impossibile, ma non è del resto per nulla necessario, provare l’affiliazione ad essa di chicchessia, in quanto trattasi di pratica quantomeno riservata, che gli affiliati si guardano bene, quasi sempre, di sbandierare, e anzi spesso negano del tutto.

Ma qualora, come a volte sembrerebbe ascoltando i Suoi interventi, il Suo intendimento fosse quello di combattere, con la scusa del contrasto all’estremismo per qualsivoglia altra motivazione, la religione islamica in tutto e per tutto, faccio notare che ciò contrasta inoppugnabilmente con la Carta Costituzionale, che come è noto prevede la libertà assoluta di culto, e vieta qualsivoglia discriminazione su basi meramente religiose. In tal caso, non potrà che trovare tutti i musulmani in opposizione totale.

Se invece, il suo intento è quello di lavorare nella direzione di purificare l’Islàm italiano da influenze estremiste e straniere, al fine di favorirne l’inserimento totale e a pieno titolo nella società italiana, il Suo può essere un buon inizio verso la Direzione giusta, che può essere battuta con sicurezza solo privilegiando i rapporti e le iniziative con i musulmani moderati, e soprattutto italiani, che invece la matrice politica dei Fratelli Musulmani tende a emarginare, se non a sotterrare del tutto. Faccio qui presente, a scanso di equivoci, che tale richiamo non si riferisce in alcun modo alla mia persona, che non ha alcun interesse (e né, ringraziando Iddio, alcuna necessità) a carriere o percorsi di tipo politico o riconoscimenti o incarichi di sorta.

Nel caso il Suo intento fosse quello, positivo, intelligente e lungimirante, che mi sono permesso di delineare in queste ultime righe, va comunque tenuto presente che i due aspetti qui evidenziati, che potremmo chiamare sinteticamente “del velo”, e “dei Fratelli Musulmani”, hanno da essere intrapresi contemporaneamente, in maniera inscindibile l’uno dall’altro.

E riguardo al Partito di cui Lei è leader, non sarà inutile ricordarle che i valori che più, almeno in teoria, contraddistinguono “Fratelli d’Italia”, quelli della sicurezza, della giustizia, della famiglia, da Voi ritenuti, giustamente, centrali e facenti parte della Tradizione Cattolica, sono per la sostanziale totalità del tutto coincidenti con quelli islamici, come ha fatto notare più volte Papa Francesco.

Cordialmente
Massimo Zucchi

NUOVO MANIFESTO

Per la ricostruzione e riorganizzazione della comunità islamica italiana. I musulmani italiani per l’edificazione di una società a misura d’uomo.

PREMESSA

Questo manifesto era stato scritto da me nel 2016. Nel frattempo, la mia personale opinione rispetto al problema dei rapporti fra i musulmani italiani e lo Stato Italiano si è andata modificando in alcuni punti importanti, pur restando totalmente inalterata in altri punti. Quelli che seguono sono, a mio parere, i principi imprescindibili che devono caratterizzare l’opera dei musulmani in Italia.

Testo:

Nel nome d’IDDIO, il Clemente, il Misericordioso

Negli ultimi anni, a diverse riprese, si sono abbozzate delle proposte per individuare una piattaforma che possa costituire una base per la costruzione di un organismo rappresentativo unitario dei musulmani italiani.

Idea e intenzioni paiono a prima vista interessanti, e dunque il sottoscritto mette sul piatto le proprie considerazioni sull’argomento, con alcune proposte pratiche. ll semplice accenno alla necessità di un organismo rappresentativo unitario, precipita in atmosfera politica, per cui qualsiasi idea si possa avere sull’argomento, non può prescindere da un’analisi della situazione politica attuale, nazionale ed internazionale.

Come ho avuto modo di spiegare in molti miei post, i leader dei paesi dell’area geopolitica identificata come “mondo islamico” sono, non da oggi, totalmente invischiati in realtà politico-economiche, le quali perseguono interessi e obiettivi di carattere sostanzialmente privato, che nulla hanno a che vedere con l’ISLAM in quanto pratica religiosa quotidiana della persona umana. Perdipiù, alcuni di questi paesi, tramite i loro servizi segreti, risultano pesantemente invischiati nel terrorismo internazionale.

La necessità che si evince da questo quadro, è che la costituenda organizzazione di musulmani italiani autoctoni si auto-finanzi per la realizzazione dei suoi scopi istituzionali per principio avvalendosi di aiuti, appoggi e sostegni provenienti esclusivamente dagli associati, non accettando aiuti, appoggi e sostegni di qualsivoglia natura da parte di organizzazioni straniere, e questo per mantenere il più possibile puro e genuino il corpo della comunità dei musulmani italiani, chiudendo così la porta a possibili interferenze, essendo noto che “chi paga l’orchestra, comanda la musica”. In altre parole andranno dunque, innanzitutto, rifiutate e scartate da parte della costituenda organizzazione proposte di finanziamento da parte di organizzazioni di propaganda religiosa appartenenti a Stati dell’area geo-politica identificata genericamente come “mondo islamico”. È questo – a nostro avviso – l’unico modo per porre una prima pietra identitaria alla costituenda realtà associativa nazionale italiana sul territorio della Repubblica, laddove, peraltro, esistono già in Italia numerose associazioni religiose islamiche nazionali, che però, pur fregiandosi dell’aggettivo “islamica”, sono di fatto delle filiali di stati stranieri.

Potranno inoltre essere membri effettivi esclusivamente cittadini italiani musulmani titolari di diritti politici attivi e passivi con tre generazioni di ascendenti dei due genitori di lingua italiana, ma potrà essere membro anche chi di origine non italiana, e tuttavia cittadino della Repubblica, abbia ufficialmente rinunciato alla cittadinanza d’origine, onde il pre-requisito indispensabile per assumere cariche dirigenziali di qualsiasi tipo all’interno della comunità, sia quella di possedere LA SOLA CITTADINANZA ITALIANA.

A nostro avviso, solo dei musulmani che siano, almeno formalmente, italiani al 100%, possono presentarsi di fronte alle istituzioni della Repubblica Italiana, essendo in tal modo in grado di far valere, con ragioni inoppugnabili, i diritti che la Costituzione riconosce non solo ai propri cittadini, ma a tutti i soggetti presenti sul territorio della Repubblica, in special modo quelli relativi alla libertà di praticare la propria religione, al pari di tutti gli altri.

Ed è solo su queste basi che, di pari passo con la costruzione di un organismo realmente rappresentativo, può cominciare l’edificazione di una comunità islamica, a sua volta fondamento primario per l’edificazione di una società veramente umana.

ORIENTAMENTO DOTTRINARIO E INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE – L’organismo in questione deve avere un orientamento dottrinale ben preciso e delineato, consistente nel non rappresentare nessuna delle diverse scuole giuridiche in particolare. Dunque, niente “sunniti”, niente “sciiti”, niente “ismailiti”, niente “confraternite sufi”, niente “malikiti”, niente “hanbaliti”, ecc. Chiunque si professi musulmano e creda nel Corano quale Parola di DIO, ha diritto di partecipare alla comunità, indipendentemente dalla eventuale scuola giuridica seguita. All’atto pratico, visto che poi le divisioni all’interno della “ummah” islamica derivano, nella quasi totalità dei casi, dalle diverse valutazioni e classificazioni che le varie scuole danno di quella che viene comunemente definita “Tradizione Profetica”, mentre invece sussiste un consenso pressochè unanime dei musulmani nel riconoscimento del Corano come Unica Parola di Dio, questo significa che la Consulta si impegna pubblicamente e solennemente affinchè, all’interno delle moschee e dei centri culturali islamici, si insegnino solamente la lingua araba e il Corano.

IMAM E DIRETTORE RESPONSABILE – Importantissima, e primariamente decisiva rispetto all’impronta da dare a tutta la comunità islamica italiana è, a mio parere, la distinzione, all’interno di ogni moschea-centro islamico, delle due figure di Imam e di Direttore Responsabile. Di fronte allo Stato Italiano, l’unico responsabile di quanto avviene in ogni singola moschea-centro islamico sarà il Direttore Responsabile, o Presidente che dir si voglia. L’Imàm dovrà essere un semplice incaricato pratico alla guida della Preghiera, e all’insegnamento della lingua araba e del Corano, il comportamento del quale sarà sotto la diretta e personale supervisione del Direttore, il quale assumerà quindi la responsabilità totale e personale del Centro Islamico.

I RAPPORTI CON LE ALTRE RELIGIONI – Una comunità organizzata in siffatto modo, potrà più agevolmente, e con più autorità e sicurezza, stabilire rapporti di stretta collaborazione, e sempre più spesso di “lotta comune”, con le altre confessioni religiose del nostro paese, con particolare riferimento ai cattolici. Di fronte all’attacco portato sempre più a fondo contro qualsiasi ipotesi di società umana basata sul creato da DIO (si pensi all’aborto, al gender, ecc.) è questa ormai una necessità assoluta. E d’altra parte, una comunità così organizzata potrà essere guida e mezzo per il raggiungimento dell’unità fra tutti i musulmani, elemento fondamentale della coesione sociale della società.

UN’OCCASIONE DA NON SPRECARE – Dunque, approfittiamo di queste recenti e interessanti proposte per porre basi solide, su cui costruire il nostro futuro, e quello dei nostri figli, IDDIO volendo.

E che DIO ci illumini tutti.

I FRATELLI MUSULMANI E LA MASSONERIA NELL’ISLAM, PAPA FRANCESCO NEGLI EMIRATI, LE MENZOGNE SUL PROFETA MUHAMMAD

Una trasmissione radio-web, su “Forme d’Onda”, incentrata su un’intervista al sottoscritto. Molti argomenti, molte domande, molte risposte

Il volantino di presentazione della puntata di “Forme d’Onda” di giovedì 28 febbraio 2019.

Il volantino di presentazione della puntata di “Forme d’Onda” di giovedì 28 febbraio 2019.

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“Forme d’Onda” è una bellissima trasmissione, incentrata su tutte le forme di spiritualità e sulla controinformazione, che va in onda sul web ogni giovedì alle 21,30. E’ condotta dagli ottimi Rudy Seery e Stefania Nicoletti, in maniera varia e mai noiosa, e ogni settimana presenta un argomento diverso da quella precedente, ma sempre con argomenti interessantissimi.

Ero stato già due volte ospite di questa trasmissione.

La prima volta, il 30 novembre del 2017, era un’intervista che, a partire da un attentato terroristico in Egitto, rivendicato dall’Isis, dava una panoramica generale sulla religione islamica destinata al grande pubblico, e indicava certi settori della massoneria internazionale come i veri responsabili del terrorismo internazionale denominato dai media “terrorismo islamico”. Questo è il link.

La seconda volta, è stato il giorno 25 gennaio 2018, presso il “Caffè Letterario” di Viterbo. Una conferenza intitolata “Alla ricerca di Dio”, fatta assieme a Paolo Franceschetti, che presentava il suo libro sulle religioni, intitolato appunto “Alla ricerca di Dio”, con me che presentavo il mio libro su Papa Francesco, intitolato “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”. Questo è il link.

Giovedi scorso, il 28 febbraio, la trasmissione si è incentrata su un’intervista al sottoscritto. Gli argomenti, lo storico viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi, la confutazione della menzogna di “Profeta guerriero sanguinario”, e molte importanti precisazioni sulle caratteristiche dell’organizzazione filo-massonica “Fratelli Musulmani”.

Ecco il link della registrazione completa della puntata .

Buon ascolto.

DAILY MUSLIM, IL QUOTIDIANO DEI MUSULMANI IN ITALIA

E una intervista al sottoscritto

Il logo del quotidiano on-line “Daily Muslim”.

Il logo del quotidiano on-line “Daily Muslim”.

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CI VOLEVA

Segnaliamo ai nostri lettori una iniziativa originale e importante: il primo quotidiano online dedicato ai musulmani presenti in Italia.

E’ attivo dal novembre 2018. Si chiama “Daily Muslim – Il giornale dei musulmani d’Italia”.

Lo trovate cliccando qui.

Contiene notizie dall’Italia e dall’estero, e tutto quello che può interessare i musulmani che vivono in Italia: interviste, filmati, ecc.

Oltre alla Home Page, contiene cinque sezioni: Attualità, Cultura, Esteri, Politica, Sport.

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Questa è una foto che introduce un articolo dedicato a una canzone sulla religione islamica, scritta da bambini musulmani italiani per i coetanei correligionari.

La foto che introduce l’articolo

Trovate qui un articolo dedicato a una canzone sulla religione islamica, scritta da bambini musulmani italiani per i coetanei correligionari.

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Elezioni in Bangladesh, la premier Hasina

Elezioni in Bangladesh, la premier Hasina

Questo invece è un articolo sulle recenti elezioni in Bangladesh.

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La foto del sottoscritto all’interno dell’intervista a “Daily Muslim”.

La foto del sottoscritto all’interno dell’intervista a “Daily Muslim”.

Recentemente, il giornale ha pubblicato una intervista al sottoscritto, che potete leggere qui.

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Il quotidiano è autofinanziato dai redattori, dunque non riceve alcun finanziamento esterno.

Invitiamo tutti i musulmani a leggerlo regolarmente e a sostenerlo come più possono.

E preghiamo ALLAH che protegga e illumini questi nostri fratelli volenterosi.

NON SONO SPOSE BAMBINE!

Le menzogne contro l’Islàm trasformano dei matrimoni tra adulti in episodi di pedofilia

Le presunte spose bambine.

Le presunte spose bambine.

 

NON SONO SPOSE BAMBINE!

Girano sul web, DA ANNI, immagini di presunte spose bambine, sposate a uomini adulti, naturalmente sempre in paesi musulmani. A volte si dice Turchia, a volte Pakistan, a volte Yemen, ecc. ora è la volta della Siria.

La prima bufala, in realtà, risale AL 2009!

E continua ad essere periodicamente riproposta. Perché?

Trattasi di manipolazioni di gruppi di “tradizionalisti” falsi cattolici, e di sionisti, pagati per fomentare l’odio fra le culture e le religioni. Il tutto, interno al progetto di quella parte della massoneria reazionaria (in particolare, quella legata alla Super-Loggia massonica “Hathor Pentalpha”, che persegue la costruzione di un “Nuovo Ordine Mondiale”, basato sullo scontro e sulla separazione fra le civiltà) che vuole dividere il pianeta secondo gruppi etnico-culturali predefiniti.

Ora, tocca alla Siria, perché le recenti sconfitte degli americo-sionisti in quella terra fa sì che si sentano nervosi, e dunque hanno il bisogno di attizzare l’odio contro tutto il popolo siriano, dopo averlo fatto per anni contro il Presidente BASHAR ASAD.

E’ il caso di un articolo apparso di recente sul web, questo

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Come si vede in questa foto, le bambine sono damigelle, non spose, e nella foto di gruppo siedono sotto le spose.

Come si vede in questa foto, le bambine sono damigelle, non spose, e nella foto di gruppo siedono sotto le spose.

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Come si può vedere nel video che proponiamo in fondo all’articolo, le bambine in questione non sono le spose, ma sono damigelle, facenti parte delle famiglie degli sposi e delle spose, e fungono da testimonianza e da augurio per gli sposi.

E questi matrimoni sono “di massa”, nel senso che vengono organizzati tutti insieme, in un solo giorno, perché si tratta di famiglie povere, che possono così risparmiare sulle spese.

Niente pedofilia, dunque, ma cerimonie tradizionali del tutto normali.

Articoli di questo genere, con la stessa foto, ma che avevano preso di mira Hamas, erano già stati segnalati come bufale, come qui.

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Un’altra bufala del 2015 riguardava un imam saudita, che avrebbe sposato una bambina di 6 anni.

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Ecco la vicenda.

Un’altra bufala riguardava la storia di un presunto wahhabita che sposava con la forza una bambina cristiana di 9 anni.

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Ecco qui l’articolo.

 

Ed ecco infine il video chiarificatore di cui parlavamo all’inizio del post. Questo è il “matrimonio di massa” (mass wedding in inglese ) organizzato da Hamas a Gaza. E’ molto breve, e svela l’ignobile menzogna contro l’Islàm. Buona visione.

LIBERTA’ PER ASIA BIBI!

Appello di un musulmano italiano alle autorità pakistane

La cristiana pakistana Asia Bibi

La cristiana pakistana Asia Bibi

Questo è un appello per la liberazione di Asia Bibi.

Chi vuole contribuire a fare pressione sulle autorità pakistane, nell’imminenza della conclusione del processo, può copiare questo testo, sottoscriverlo,
e poi mandarlo a tutti gli indirizzi
delle sedi diplomatiche pakistane conosciute.

LIBERTA’ PER ASIA BIBI

Bismillahi ‘rrahmani ‘rrahiim
Nel nome d’Iddio il Clemente il Misericordioso

Questa è parola d’IDDIO/ALLAH:

E troverete come i più vicini a voi
coloro che dicono – Siamo cristiani! –”

Al Governo della nazione musulmana del Pakistan
Alla Magistratura del Pakistan

Sono un musulmano italiano.

Nel Vostro grande paese, che pure dichiara di ispirarsi, nelle leggi e nell’applicazione delle leggi, alla religione islamica, è detenuta da otto anni, in attesa di giudizio, una ragazza cristiana, con l’accusa di blasfemia.

Non voglio entrare nel merito del processo penale in corso, nonostante in tutto il mondo, anche fra i musulmani, si abbia la chiara percezione che le accuse contro la ragazza non siano sufficientemente provate da giustificare una condanna.

Ma quello che è più profondamente ingiusto, e che non trova giustificazione alcuna nella religione islamica, è che questa povera ragazza sia in carcere addirittura da otto anni, senza ancora aver subito una condanna.

Ora, è noto a tutti coloro che abbiano una conoscenza sufficiente dell’Islàm, che in questa religione non è previsto il carcere preventivo, se non per pochissimi giorni, giusto il tempo necessario per allestire il processo. Dunque, tenere una persona in carcere addirittura otto anni, senza farle un giusto processo, oltre a costituire un fatto profondamente ingiusto nei confronti della persona in questione, è una situazione che danneggia fortemente l’immagine dell’Islàm e dei musulmani in tutto il mondo.

Asia Bibi e la sua famiglia hanno già sofferto enormemente a causa di questa ingiusta situazione, ed è giunto il momento che le loro sofferenze abbiano termine.

Faccio appello dunque al buonsenso ed alla ragionevolezza delle autorità pakistane, affinchè liberino immediatamente Asia Bibi, consentendole di far ritorno alla propria famiglia.

Se farete questo, il mondo intero, ma specialmente i musulmani, non potranno che apprezzare la Vostra generosità e umanità, e il Vostro gesto sarà senza dubbio un primo grande passo per costruire una pacifica convivenza ed un pacifico e duraturo rispetto tra i musulmani e cristiani, ma anche tra tutte le comunità delle diverse religioni che sono presenti nel Pakistan. E sarebbe un gesto che avrebbe certamente enormi ripercussioni positive riguardo ai rapporti tra musulmani e cristiani, in tutto il mondo, e per molto tempo a venire.

Se non lo farete, molti guarderanno al Pakistan, ma anche alla religione islamica in particolare, come sinonimi di oppressione e di assenza di libertà e di pace fra le diverse religioni.

Prego Iddio che vogliate ascoltare il vostro cuore.

Massimo Abdul Haqq Zucchi

LA SIRIA, LA GUERRA, ISRAELE E GLI ALTRI NEMICI, GLI ALLEATI, LA PALESTINA

Intervista di Hussein Mortada al Presidente siriano Bashar Asad

Il Presidente siriano Bashar Asad in preghiera in una moschea.

Il Presidente siriano Bashar Asad in preghiera in una moschea.

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BASHAR ASAD:
L’EQUILIBRIO DEL COMANDANTE SAGGIO

di Massimo Zucchi

È un’intervista che passerà alla storia, questa. E il fatto che sia stata completamente ed accuratamente ignorata da tutti i media d’Occidente, ne è già attestazione lampante della straordinarietà.

E il chiarimento definitivo di tutti gli aspetti del massacro siriano, pur definitivo ed inequivocabile, ne è a mio parere l’aspetto meno importante.

Molto più rilevante, e di gran peso, è il ritratto che ne esce del Presidente Siriano.

Non una parola fuori posto, tutto è spiegato con una chiarezza e una semplicità che hanno dell’extraterrestre, in assoluto, ma specialmente di questi tempi. Dappertutto, una capacità di sintesi fulminante, con parole che rimangono impresse.

Ed anche, e ancor di più, questa straordinaria capacità di commuovere, in assenza totale di artifizi retorici.

Si ha l’impressione di parlare col vicino di casa: lui ti sta insegnando la politica mondiale in poche parole, e tu neanche te ne rendi conto.

Un comandante, che ti spinge a seguirlo anche se non ne sei consapevole.

E del resto, era una persona destinata a curare gli occhi delle persone (cioè a “vederci” meglio), non a fare il Presidente di un popolo straordinario come quello siriano, compito a cui è stato chiamato dopo la morte del fratello, e a cui non era affatto preparato. Ma proprio questa capacità di individuare la “cura” giusta, per la Siria e per il mondo, che gli viene probabilmente anche dagli studi di oftalmologia, ne fanno un comandante particolare.

Un comandante saggio.

Il Presidente Bashar Asad, mentre in famiglia festeggia un compleanno

Il Presidente Bashar Asad, mentre in famiglia festeggia un compleanno

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 L’INTERVISTA

Domanda 1 – La situazione attuale

Giornalista: – Signor Presidente, ci sono molte questioni di cui parlare, ma alla luce delle vittorie ottenute recentemente, pare che ora l’obiettivo principale dell’esercito siriano sia il sud della Siria. Cosa sta succedendo esattamente, o qual è la natura di ciò che sta accadendo in quella zona?

Presidente Assad: – Per dirla semplicemente, dopo la liberazione di al-Ghouta, ci è stato suggerito di spostarci a sud. Ci siamo trovati di fronte a due opzioni, come in tutte le altre aree della Siria: riconciliazione o liberazione con la forza. A questo punto, i russi ci hanno suggerito la possibilità di offrire un’opportunità di riconciliazione, similmente a quanto accaduto in altre aree, al fine di ripristinare la situazione che c’era prima del 2011. In altre parole, un’opportunità per l’esercito siriano di schierarsi in quella zona, che è un’area di confronto con il nemico sionista. E ovviamente i terroristi dovrebbero lasciare l’area. Questa proposta ci sta bene. Fino ad ora, non ci sono risultati concreti per una semplice ragione, e cioè l’interferenza israeliana e americana: costoro hanno messo sotto pressione i terroristi in quella zona per impedire il raggiungimento di qualsiasi compromesso o risoluzione pacifica. Ecco come si presenta la situazione ora.

Domanda 2 – I sionisti impediscono la riconciliazione

Giornalista: – Quindi, non è stato ancora deciso se procedere verso un’operazione militare o verso la riconciliazione?

Presidente Assad: – No, i contatti tra i russi, gli americani e gli israeliani sono ancora in corso, mentre nessuno sta comunicando con i terroristi, perché sono semplici strumenti e attuano ciò che i loro padroni decidono in ultima analisi. Questo è quello che è successo, cioè c’è stata l’opportunità di raggiungere la riconciliazione, ma l’interferenza americana e israeliana ha impedito il realizzarsi di questa possibilità.

Domanda 3 – Lo scambio iraniani – al Tanf

Giornalista: – Certo, questa è la realtà ora. Tuttavia, ci sono molte voci diverse su ciò che succede nel sud. Signor Presidente, c’è un certo accordo, qual è il premio? C’è davvero un premio in ballo, nel caso si concludesse un accordo nel sud? Si parla in particolare della proposta di uno scambio: gli iraniani dovrebbero lasciare la zona, in cambio della resa della zona di al-Tanf, per esempio. Che cosa chiedevano gli americani o, diciamo meglio, qual era il prezzo che gli americani chiedevano per approvare il processo di riconciliazione nel sud?

Presidente Assad: – Per quanto riguarda gli americani, c’è un principio generale che essi seguono sempre, nell’affrontare qualsiasi problema nel mondo. L’unica cosa che vogliono è l’egemonia assoluta, indipendentemente dal problema e dal luogo. Naturalmente, non pagheremo mai quel prezzo; altrimenti non avremmo combattuto questa guerra per anni. Abbiamo combattuto per l’indipendenza del processo decisionale siriano, per la madrepatria siriana e per l’unità del territorio siriano. Per quanto riguarda in particolare l’Iran, vorrei essere molto chiaro: la relazione siriano-iraniana è strategica e non soggetta a un accordo nel sud o nel nord. Questa relazione, in termini di implicazioni e risultati sul terreno, è legata al presente e al futuro della regione. Di conseguenza, non è soggetta ai cartellini dei prezzi del bazar internazionale. Né la Siria né l’Iran hanno diffuso questa relazione sul bazar politico internazionale perché fosse soggetta a mercanteggiamenti. Questa proposta di scambio è stata fatta dagli israeliani con l’obiettivo di provocare e imbarazzare l’Iran, e, allo stesso tempo, è del tutto in linea con la campagna di propaganda internazionale lanciata contro l’Iran per quanto riguarda il dossier nucleare. Non è un problema separato; perché tutto ciò che sta accadendo ora è collegato all’Iran, e il tutto ha anche lo scopo di sollevare l’opinione pubblica internazionale contro l’Iran. Quanto a noi in Siria, la decisione riguardante la nostra terra è una decisione esclusivamente siriana. Stiamo combattendo la stessa battaglia, e quando dobbiamo prendere una decisione riguardante l’Iran, ne parliamo con gli iraniani, e con nessun altro.

Quella che vedete dietro a Pierluigi Bersani è la bandiera del cosiddetto “Esercito Siriano Libero” (Free Sirian Army – FSA), vale a dire la formazione terrorista sostenuta da USASIONSAUD. I politici italiani, nella quasi totalità, hanno sempre sostenuto i terroristi, dandogli il nome di “ribelli”.

Quella che vedete dietro a Pierluigi Bersani è la bandiera del cosiddetto “Esercito Siriano Libero” (Free Sirian Army – FSA), vale a dire la formazione terrorista sostenuta da USASIONSAUD. I politici italiani, nella quasi totalità, hanno sempre sostenuto i terroristi, dandogli il nome di “ribelli”.

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Domanda 4 – Il MOC

Giornalista: – Certo, parleremo ancora dell’Iran, e in modo più dettagliato, più avanti, ma dal momento che stiamo parlando del fronte meridionale, approfondiamo ulteriormente questa questione. Praticamente, nello stesso contesto, c’è il MOC* che non ha interrotto le sue operazioni dall’inizio della guerra in Siria circa otto anni fa. Funziona, è ancora attivo, è stato recentemente riattivato, ed è direttamente collegato agli israeliani. Signor Presidente, questo significa che lo stato siriano si sta muovendo praticamente verso un’azione militare decisiva nel sud, a prescindere dalle conseguenze, se le cose raggiungono o no una situazione di stallo? È un’azione decisiva, secondo la leadership siriana?

Presidente Assad: – No, il MOC non ha nulla a che fare con questa decisione. Il MOC è stato collegato alla presenza e al ruolo dei terroristi dall’inizio della guerra in Siria. Ecco perché esisteva: per guidarli militarmente. Di conseguenza, l’esistenza continua di questa sala operativa significa la continuazione del ruolo dato a questi terroristi, cioè sono equipaggiati e preparati a compiere ulteriori atti terroristici. Il MOC è legato ai terroristi e non al ruolo dello stato siriano. Il nostro ruolo non ha nulla a che fare con questo. La nostra decisione è stata chiara sin dall’inizio: libereremo tutte le terre siriane. Quanto al quando spostarsi a sud, al nord, ad est o ad ovest, questa è una questione puramente militare. Ma, indipendentemente dal MOC, ora ci siamo spostati verso il sud e stiamo dando una possibilità all’opzione politica. Se questa non riesce, non abbiamo altra scelta se non quella di liberare quella zona con la forza.

*Moc – Il Military Operations Center (MOC), fondato nel 2013 da Israele, USA e Giordania, sostiene il Fronte meridionale (Southern Front, il fronte che raggruppa tutte le forze terroriste del sud della Siria, controllato e sostenuto dagli USASIONSAUD), e ha svolto un ruolo significativo in questo periodo. Il MOC opera sotto la supervisione di diverse potenze regionali e internazionali attive in Siria. Ha sede ad Amman e ha un centro operativo gemellato in Turchia, conosciuto con le sue iniziali turche MOM. Funziona da centro di coordinamento per le operazioni dei “ribelli”.

Questa è una foto di soldati dell’esercito siriano, fatti prigionieri dai terroristi. Al momento della liberazione della zona, si è scoperto che erano stati tutti trucidati.

Questa è una foto di soldati dell’esercito siriano, fatti prigionieri dai terroristi. Al momento della liberazione della zona, si è scoperto che erano stati tutti trucidati.

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Domanda 5 – Le due coalizioni

Giornalista: – Ma c’è uno scontro nel sud, e la questione non è limitata geograficamente alla Siria nel senso più ampio della situazione politica. Ci sono gli americani, i russi, gli iraniani, gli israeliani e gli Hezbollah. Tutte queste parti sono lì nella zona. Cosa significa? Come ha intenzione di affrontare questa situazione?

Presidente Assad: – Lei parla di due schieramenti: da una parte, un asse che sostiene il terrorismo, e che è rappresentato dagli Stati Uniti, da Israele e da alcuni leccapiedi nella regione, inclusi alcuni stati arabi e non arabi; dall’altra parte, c’è un asse anti-terrorismo. Il primo asse sostiene il terrorismo e cerca l’egemonia nella zona, mentre il secondo asse cerca l’indipendenza. Quindi, ci può essere un solo risultato per questo confronto, cioè la vittoria di uno di questi due schieramenti. Almeno, per quanto riguarda l’asse antiterrorismo, esso non rinuncerà al processo di pulizia della Siria e della regione dal terrorismo, e non rinuncerà all’unità del territorio siriano. Per quanto riguarda l’altro asse, riuscirà a cambiare la realtà delle cose? Aspettiamo e vediamo. Ma in termini di sostanza e convinzioni (e dunque di intenzioni, ndr), queste certo non cambieranno; mentre le pratiche politiche dettate dalla realtà e dai fatti determinatisi sul terreno, potrebbero cambiare.

Bashar Asad in preghiera in una moschea

Bashar Asad in preghiera in una moschea

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Domanda 6 – I bugiardi di professione

Giornalista: – Gli americani lasceranno al-Tanf?

Presidente Assad: – Gli americani dicono di essere pronti, ma tutti sanno che gli americani sono storicamente bugiardi di professione in politica. Quindi perché dovremmo crederci? Dunque, dobbiamo aspettare e vedere.

Asad in famiglia: giocattoli in regalo.

Asad in famiglia: giocattoli in regalo.

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Domanda 7 – La Giordania

Giornalista: – Sig. Presidente, cosa sta succedendo ora in Giordania? È collegato a ciò che sta accadendo sul fronte meridionale in particolare, cioè è collegato a ciò che viene progettato in quella regione, secondo lei?

Presidente Assad: – In realtà, le uniche informazioni che abbiamo sono quelle che apprendiamo dai media. In ogni caso, desideriamo la stabilità della Giordania, non il caos, perché quest’ultimo avrà un impatto negativo su di noi.

Bashar Asad, assieme alla moglie Asmaa, in visita ad un monastero cristiano.

Bashar Asad, assieme alla moglie Asmaa, in visita ad un monastero cristiano.

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Domanda 8 – I terroristi esercito di Israele

Giornalista: – Dato che stiamo parlando del sud, chiudiamo questo file. Signor Presidente, cosa renderebbe l’occupante israeliano d’accordo sul ritorno dell’esercito siriano alle frontiere, ovvero un ritorno alla situazione esistente all’inizio del 2011, dopo sette anni di ripetuti tentativi sionisti, diretti e indiretti, di minare lo stato siriano, il regime in Siria e la stabilità in Siria? Perché Israele dovrebbe essere d’accordo ora sul ritorno dell’esercito siriano ai confini e al Golan occupato?

Presidente Assad: – Certamente, né le condanne, né la moralità, né il diritto internazionale significano nulla per gli israeliani. Sin dall’inizio della guerra, in particolare da quando ha iniziato ad assumere una chiara fisionomia militare, sul fronte meridionale in particolare, gli israeliani hanno fatto ricorso con continuità alle forze presenti in Siria, e di conseguenza hanno fornito e forniscono un sostegno diretto ai terroristi. L’artiglieria israeliana e gli aerei sono l’artiglieria e gli aerei dei terroristi. Ciò vale ovviamente per Jabhat al-Nusra. Nulla potrà cambiare questo approccio israeliano. Per quanto ci riguarda, l’approvazione di Israele non ha alcun ruolo. Nonostante il sostegno israeliano ai terroristi, abbiamo fatto il nostro lavoro, e l’Esercito siriano si sta facendo strada verso il fronte meridionale, e ha liberato una serie di aree nei limiti delle sue capacità. Quindi, con o senza l’approvazione israeliana, la decisione è siriana, e questo è un dovere nazionale che dobbiamo adempiere.

Un selfie col Presidente Asad, in visita in un mercato di Damasco. Le sue visite e i suoi contatti col popolo siriano avvengono sempre in un’atmosfera molto cordiale e fraterna, e sempre senza scorta.

Un selfie col Presidente Asad, in visita in un mercato di Damasco. Le sue visite e i suoi contatti col popolo siriano avvengono sempre in un’atmosfera molto cordiale e fraterna, e sempre senza scorta.

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Domanda 9 – Il Golan e la resistenza

Giornalista: Quindi, dal punto di vista degli israeliani, un ritorno dell’esercito siriano è meglio che avere a che fare con una resistenza popolare nel Golan, per esempio?

Presidente Assad: – Per gli israeliani?

Giornalista: sì.

Presidente Assad: – Penso che le due opzioni siano entrambe negative per gli israeliani. Sayyed Hasan Nasrallah ha più volte parlato del rapporto tra Siria e resistenza, e del ruolo siriano nella resistenza. Quindi, come potrebbero gli israeliani scegliere tra due cose, entrambe negative per loro?

Manifestazione dei drusi siriani, nel Golan occupato da Israele, contro i terroristi sostenuti dai sionisti.

Manifestazione dei drusi siriani, nel Golan occupato da Israele, contro i terroristi sostenuti dai sionisti.

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Domanda 10 – Riconciliazione

Giornalista: – Come lei ha detto, signor Presidente, Israele ha finanziato, sostenuto, e, cosa molto più incisiva, è stato in grado di arruolare un gran numero di siriani, alcuni dei quali sono stati avvicinati all’interno della Palestina occupata. Ne hanno parlato apertamente. In futuro, come fareste a gestire questo gran numero di agenti israeliani? Forse alcuni di loro sono stati tratti in inganno, Israele potrebbe aver sfruttato le condizioni finanziarie e di vita di alcuni; che di conseguenza hanno scelto di schierarsi con gli israeliani. In che modo tratterete con loro in futuro?

Presidente Assad: – Questo è vero; non possiamo mettere tutti nello stesso paniere. Ci sarebbero diverse ragioni che ci indicherebbero di muoverci in una direzione sbagliata: queste persone hanno fatto del male alla madrepatria e ad ogni cittadino siriano. Però, in fin dei conti, sono i figli di questa terra, e tutti noi abbiamo la responsabilità di questo problema, non solo quelli che hanno sbagliato. Quando il crimine, ad esempio, si diffonde in un determinato paese, l’intera società assume la responsabilità di questo crimine, non solo le agenzie di sicurezza o i criminali stessi. La prima cosa che dovrebbe essere fatta è accogliere queste persone. La seconda cosa da fare, è quella di affrontare le cause profonde che hanno portato a questa forma di patriottismo debole. Le cause qui sono molteplici e complesse, e lo scopo di questa intervista non consente di menzionarle tutte.

Bashar Asad in preghiera in una moschea nella recente festa di ‘Id al Fitr.

Bashar Asad in preghiera in una moschea nella recente festa di ‘Id al Fitr.

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Domanda 11 – È una guerra contro Israele

Giornalista: – Nello stesso contesto, mentre si parla di ripristinare i sistemi di difesa aerea siriana e di affrontare l’occupazione sionista, i leader dell’entità israeliana hanno dichiarato che colpiranno nel profondo del territorio siriano. Come gestireste tale situazione, in particolare l’equilibrio raggiunto recentemente, ossia il rapporto tra aggressioni israeliane e risposte siriane?

Presidente Assad: – Fondamentalmente, non abbiamo smesso di rispondere. Prima di tutto, non abbiamo mai smesso di combattere i terroristi e allo stesso tempo non abbiamo mai smesso di rispondere all’aggressione israeliana all’interno delle capacità a nostra disposizione, militarmente e tecnicamente. Inoltre, col tempo, più queste capacità migliorano, più la risposta sarà migliore e più forte. Ma in realtà la risposta più forte a Israele, ora, è quella di colpire l’esercito israeliano esistente in Siria, costituito praticamente dai terroristi.

Giornalista: – Li considera un esercito israeliano?

Presidente Assad: – Certo, perché agiscono chiaramente e in modo crudele nell’interesse di Israele. I primi atti che hanno compiuto sono stati attacchi contro i sistemi di difesa aerea. Qual è il legame tra i sistemi di difesa aerea e i terroristi che agiscono come fanteria sul terreno? Si trattava con tutta evidenza di un ordine israeliano. Era un ordine israeliano-americano, perché USA e Israele sono la stessa cosa. Quindi, i terroristi sono l’esercito israeliano all’interno della Siria. E dunque l’attacco più forte che si può portare contro Israele, politicamente, militarmente, e da tutti i punti di vista, è quello di colpire i terroristi israeliani all’interno della Siria, sia che appartengano all’ISIS, ad al-Nusra, o agli altri gruppi collegati al piano e alla strategia israeliana.

Giornalista: – Se Israele intensifica gli attacchi, siete pronti a rispondere con più forza?

Presidente Assad: – Questo è quello che sta succedendo. Gli attacchi sono in aumento, e noi stiamo rispondendo. In definitiva, stiamo combattendo la guerra all’interno delle capacità a nostra disposizione e stiamo facendo del nostro meglio con queste capacità. Una risposta non ha bisogno di una decisione politica. Sottolineo che rispondere o non rispondere non è una decisione politica. È una decisione nazionale, ed è stata presa dal primo giorno. Ma l’attuazione di questa decisione dipende da cosa possiamo fare militarmente, e non politicamente.

L’Isis è l’esercito di Israele in Siria.

L’Isis è l’esercito di Israele in Siria.

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Domanda 12 – I missili russi

Giornalista: – In termini di capacità, c’è un problema, evidenziato dai media, che possiamo rilevare, cioè quello relativo ai missili russi S300. La Russia dice “consegneremo questi missili”, e poi dice: “Non li consegneremo”, il che significa che la questione non è chiara. Cosa sta succedendo esattamente? Qual è il perché di questa che a noi sembra una esitazione russa nel consegnare i missili S300 in Siria, mentre alcuni altri paesi cercano di procurasi i più moderni S400 (Arabia Saudita, Qatar, Turchia, ndr), cioè sembrano più avanti della Siria, da questo punto di vista?

Presidente Assad: – Si sa che le azioni militari e le considerazioni militari sono in generale interne a considerazioni politiche. Di conseguenza, una dichiarazione, anche se di natura militare, porta sempre allo stesso tempo messaggi politici. Quindi, perché i russi hanno detto che potrebbero inviare, e poi hanno detto che potrebbero non inviare? Questa domanda andrebbe rivolta ai russi, perché queste dichiarazioni, apparentemente contrastanti, potrebbero far parte delle loro tattiche politiche. Per quanto riguarda l’aspetto militare di queste dichiarazioni, che riguarda la Siria, non è nostra abitudine parlare dell’arma che verrà consegnata o non consegnata. La prova è data dal fatto che le armi usate in risposta alle ultime due aggressioni, l’aggressione tripartita prima, e l’aggressione israeliana poco dopo, non sono state preannunciate dalla Siria. Tradizionalmente, non facciamo annunci di natura tecnico-militare.

Giornalista: – Quindi, anche la natura della risposta non è legata al problema dei missili S300?

Presidente Assad: – No. Stesso discorso. Sia se i missili S300 saranno forniti, sia se non saranno forniti, non faremo annunci relativi alle nostre armi. Un’arma viene usata quando deve essere usata.

Giornalista: – Esiste la possibilità che la Siria sviluppi nuove armi?

Presidente Assad: – Questa rimane una possibilità. In ogni caso, il risultato è lo stesso: delle armi non parliamo fino a quando non vengono utilizzate. Delle armi si parla solo quando vengono utilizzate.

Bashar Asad in un recente incontro col presidente russo Putin.

Bashar Asad in un recente incontro col presidente russo Putin.

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Domanda 13 – L’alleanza Siria-Russia-Iran

Giornalista: – Signor Presidente, torniamo all’aspetto politico, visto che stiamo parlando del fronte meridionale. Per quanto riguarda la situazione generale, alla luce di tutto ciò che è successo finora nell’arena siriana, l’attore più importante è l’alleanza tripartita, o quella che viene chiamata l’alleanza tripartita. Intendo l’alleanza tra la Siria, l’Iran e la Russia. Qual è la natura di questa alleanza? È un’alleanza temporanea, nel senso che è legata alla lotta al terrorismo o ad alcuni sviluppi sull’arena siriana? Recentemente, abbiamo iniziato a vedere – o diciamo che alcuni si sono concentrati su alcuni punti per paventarla – una certa frattura in questa alleanza. Qual è la sua opinione su questo, e qual è la realtà effettiva di questa alleanza?

Presidente Assad: – Parlando prima della parte siriano-iraniana, per 40 anni, e nelle diverse condizioni che la regione del Medio Oriente ha attraversato, questa alleanza è rimasta sempre solida. Quindi, non c’è motivo di dire che essa sia temporanea o meno. Il nuovo elemento nella guerra alla Siria è l’elemento russo, ed è per questo che questa alleanza tripartita è nata. Il nostro rapporto con la Russia ha ormai circa sette decenni. Nonostante le fluttuazioni e la caduta dell’Unione Sovietica, il governo del presidente Eltsin e il parziale seppur forte deterioramento di queste relazioni in larga dal nostro punto di vista, questo rapporto non ha mai raggiunto un punto critico tale da invertire questa relazione con la Siria. La Russia ha continuato a trattare con la Siria come uno Stato amico, e abbiamo importato tutto dalla Russia, comprese le armi, durante le diverse fasi delle sanzioni imposte alla Siria. Non è nella natura dei russi costruire alleanze temporanee o self-serving, o vendere le relazioni per fare affari. La relazione è sicuramente strategica, ma certe dichiarazioni politiche hanno permesso queste speculazioni. Queste dichiarazioni miravano anche a inviare messaggi in diverse direzioni. Forse, a volte la lingua o la scelta di terminologia particolare può risultare non utile, e può far prendere alla dichiarazione una direzione diversa da quella voluta, in contrasto con il contenuto della dichiarazione stessa. Questo succede di tanto in tanto. Tuttavia, queste dichiarazioni non dovrebbero essere prese fuori dal contesto: la visione russa della relazione con l’Iran è strategica, cioè di lungo periodo. Per quanto riguarda la Siria, i russi non interferiscono negli affari siriani. Se hanno una certa opinione, la sollevano con noi e dicono che alla fine la decisione è quella della leadership siriana e del popolo siriano. Questo è un principio costante per la Russia. Pertanto, l’alleanza è strategica e, se ci sono differenze, tali differenze avvengono all’interno dello stato siriano, e si osservano differenze all’interno dello stato iraniano, e all’interno dello stato russo. È naturale per noi differire sui dettagli tattici quotidiani, perché condurre un dialogo se siamo d’accordo su tutto? Ci incontriamo poi quando è necessario per raggiungere un accordo importante.

Giornalista: – Quindi questa alleanza tripartita si sta consolidando.

Presidente Assad: – Certo. Ciò è dettato dalla realtà, dall’interesse e dai cambiamenti internazionali che rendono necessario consolidare questa alleanza. Finché l’altro asse sostiene il terrorismo e finché noi, insieme con l’Iran e la Russia, sentiamo il pericolo del terrorismo, non solo in Siria, ma anche in tutti questi paesi e in tutto il mondo, e finché la Siria, L’Iran e la Russia si rendono conto dell’importanza di rispettare il diritto internazionale, questi fatti rendono necessaria l’esistenza di questa alleanza.

L’alleanza Iran-Russia-Siria è strategica, e più salda che mai.

L’alleanza Iran-Russia-Siria è strategica, e più salda che mai.

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Domanda 14 – I Saud e l’Iran

Giornalista: – Ma c’è chi dice che la Siria avrà un premio se gli iraniani lasceranno i territori siriani. C’è in vista un premio di tipo politico, morale o militare a questo riguardo?

Presidente Assad: – Come ho detto all’inizio, fino a quando questa relazione non sarà diffusa nel bazar, non potranno offrire un premio, e la risposta sarà chiara. Ecco perché non osano suggerire questo premio. Questo problema è stato sollevato da diversi paesi, tra cui l’Arabia Saudita, ad esempio, all’inizio della guerra, e non solo all’inizio, ma in fasi diverse. La proposta era che se la Siria avesse tagliato le sue relazioni con l’Iran, la situazione in Siria sarebbe stata normale. Questo principio è fondamentalmente respinto da noi.

Giornalista: – Quindi ci sono state iniziative, per così dire, fatte in questo senso dall’Arabia Saudita?

Presidente Assad: – Durante la guerra?

Giornalista: – Sì.

Presidente Assad: – Certo, più di una volta, e in modo chiaro.

Giornalista: – Direttamente?

Presidente Assad: – Direttamente. La relazione con l’Iran è stata la base di ogni proposta; e la posizione dell’Arabia Saudita su questo argomento è del resto pubblica. Non sto rivelando un segreto.

Bashar Asad incontra la guida spirituale suprema dell’Iràn, Khamenei.

Bashar Asad incontra la guida spirituale suprema dell’Iràn, Khamenei.

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Domanda 15 – Gli iraniani in Siria

Giornalista: – Viene sollevato un problema, in Siria, in Iran e in Libano, sulla natura della presenza iraniana in Siria. Alcuni li chiamano consiglieri iraniani. Anche il ministro degli Esteri siriano ha usato lo stesso termine. Allo stesso tempo, notiamo che ci sono martiri iraniani. Francamente, signor presidente, qual è la natura della presenza iraniana in Siria adesso?

Presidente Assad: – Il termine “consulente” viene a volte utilizzato in modo ampio, cioè questi consulenti sono stati con noi, attraverso il rapporto di lunga data con l’Iran, anche prima della guerra, perché l’alleanza militare è stretta. Quando una formazione militare si sposta in una posizione di combattimento, il consigliere diventa un combattente. Quindi, la parola può essere usata in diversi sensi. Ci sono certamente consiglieri iraniani in Siria, e ci sono gruppi di volontari iraniani che sono venuti in Siria, e sono guidati da ufficiali iraniani. L’Iran ha combattuto e difeso il popolo siriano. Ha offerto il proprio sangue. Ecco perché quando diciamo “consiglieri”, sappiamo che è un termine generico, ma questo non significa che ci vergogniamo di qualsiasi presenza iraniana, anche se è ufficiale. Ma usiamo la parola “consiglieri” perché non ci sono unità di combattimento iraniane regolari in Siria.

Giornalista: – Cioè, non ci sono formazioni complete.

Presidente Assad: – Esattamente. Non ci sono battaglioni, o brigate o divisioni. Primo, non possiamo nasconderli, e allora perché dovremmo vergognarcene? Quando abbiamo invitato i russi legalmente a venire in Siria, non ce ne siamo affatto vergognati. E se ci fosse una formazione completa iraniana, la annunceremmo, perché tali relazioni necessitano di accordi tra i due stati approvati dai parlamenti. Tali relazioni non possono essere nascoste.

Giornalista: – E voi avete invitato i consiglieri iraniani a venire?

Presidente Assad: – Certo, fin dall’inizio abbiamo invitato gli iraniani, e poi abbiamo invitato i russi. Avevamo bisogno del sostegno di questi paesi e loro hanno risposto alla chiamata.

Giornalista: – Signor Presidente, lei ha affermato più volte che non ci sono basi iraniane in Siria.

Presidente Assad: – E’ la verità.

Giornalista: – Perché non ci sono basi iraniane, mentre notiamo che ci sono un certo numero di basi russe?

Presidente Assad: – Non c’è nulla che impedisca l’esistenza di tali basi finché l’Iran è un alleato come lo è la Russia.

Giornalista: – Questo significa che se l’Iran avesse richiesto l’esistenza di tali basi, lei sarebbe d’accordo?

Presidente Assad: – Se lo dovessimo chiedere, lo chiederemmo in accordo con loro. Intendo dire che potremmo chiedere l’esistenza di tali forze per sostenerci. L’Iran non ha mai chiesto di intervenire, e non ha interesse se non nella lotta al terrorismo. Ma l’evoluzione della guerra ha reso necessario sviluppare la natura di questa presenza. Per quanto riguarda i russi, all’inizio il sostegno russo, come il sostegno iraniano, era diverso da quello che è oggi. Il sostegno al terrorismo si è sviluppato a livello internazionale e globale quando l’esercito siriano ha affrontato quei terroristi, e con quella presenza militare russa e iraniana incrementata. Ad un certo punto, abbiamo scoperto – con i russi, naturalmente – che l’esistenza di basi aeree era necessaria per fornire supporto aereo all’esercito siriano. E ora, se dovessimo convincerci, in cooperazione, coordinamento o dialogo con gli iraniani, che c’è bisogno di basi militari iraniane, non esiteremmo a chiederle. Ma per ora, il sostegno iraniano nella sua forma attuale è buono ed efficace.

Vista dall’alto della base navale russa di Tartus, in Siria.

Vista dall’alto della base navale russa di Tartus, in Siria.

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Domanda 16 – La visita in Iran

Giornalista: – Perché fino ad oggi non ha mai visitato l’Iran, anche se ha visitato la Russia più di una volta?

Presidente Assad: – E’ vero. In effetti, alcuni mesi fa era in programma una visita in Iran, che è stata poi posticipata, ma non cancellata. È stata rinviata a causa di un’emergenza in Siria legata allo sviluppo di battaglie militari. Non vi è certamente alcun motivo che impedisca una simile visita, e spero fortemente di poter visitare l’Iran nel prossimo futuro. Questo è naturale, e il problema è semplicemente logistico, né più né meno.

Bashar Asad in visita ai soldati dell’esercito siriano, subito dopo la liberazione di Ghouta dai terroristi.

Bashar Asad in visita ai soldati dell’esercito siriano, subito dopo la liberazione di Ghouta dai terroristi.

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Domanda 17 – La questione palestinese e l’ipocrisia dei Fratelli Musulmani

Giornalista: – Signor Presidente, mi trasferisco in un altro file. La scorsa settimana è stata la Giornata internazionale di Gerusalemme, e la causa palestinese sta attraversando le sue fasi più difficili. Stiamo parlando della “questione del secolo”, e si decide di spostare l’ambasciata americana nella Gerusalemme occupata. Che cosa ha da dire sulla Palestina? La Siria è ancora in grado di sostenere la causa palestinese? Nella sostanza, non era forse uno degli obiettivi più importanti dei fautori della guerra in Siria, quello di portare la Siria fuori dall’asse della resistenza e impedirgli di sostenere la resistenza, sia in Libano che in Palestina?

Il presidente Assad: – Il contesto palestinese, dal 1948 ad oggi, si è complicato, perché il contesto regionale si è complicato. E certamente, si è complicato perché l’Occidente coloniale, che è particolarmente favorevole a Israele, ha sempre creato elementi che mirano a due obbiettivi. In primo luogo, guidare alla disperazione il cittadino arabo, che è storicamente legato alla causa della Palestina e che l’ha sempre considerata una causa panaraba, che lo ha toccato anche a livello nazionale. L’altro obiettivo è stato quello di distrarre i popoli arabi, insieme agli stati e alla società in generale, verso cause marginali, in modo che non abbiano il tempo di pensare a Israele. E ci sono riusciti in larga misura, anche recentemente, attraverso la cosiddetta “primavera araba”, che ha mirato a distruggere l’infrastruttura politica, militare e psicologica delle società arabe. Tuttavia, i recenti sviluppi hanno dimostrato che il popolo arabo è ancora coscienziosamente attaccato alla causa della Palestina. Per quanto riguarda la Siria – dal momento che ha subito direttamente parte di questi complotti, miranti ad indebolire la condizione araba in generale – in primo luogo, affinché la Siria possa sostenere la causa della Palestina, deve prima di tutto distruggere l’esercito israeliano in Siria. Ripristinare la stabilità in Siria, colpire il terrorismo e sventare il complotto israeliano in Siria, è certamente parte del sostegno alla causa della Palestina. Il sostegno potrebbe essere indiretto con conseguenze dirette, ma queste conseguenze dirette sono legate alla condizione interna palestinese. Non dobbiamo dimenticare che i palestinesi sono divisi tra gruppi che resistono a Israele e sono genuinamente legati alla causa della Palestina, e altri gruppi che sono contro la resistenza e sostengono la pace arrendista e disfattista, mentre ci sono altri gruppi che usano la resistenza come titolo per raggiungere i loro obiettivi politici sotto lo slogan della religione. Questo è ovviamente l’approccio della Fratellanza Musulmana.

Palestinesi e siriani sono da tempo immemore molto vicini, dal punto di vista politico-culturale.

Palestinesi e siriani sono da tempo immemore molto vicini, dal punto di vista politico-culturale.

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Domanda 18 – Prorità

Giornalista: – Siete pronti a offrire qualsiasi cosa la resistenza vi chieda, sia sotto forma di supporto politico, militare, o sotto qualsiasi altra forma di sostegno?

Presidente Assad: – Politicamente, non siamo cambiati. La questione palestinese per noi è ancora come era dieci anni fa e decenni fa. Per noi non è cambiato nulla. Per quanto riguarda ciò che possiamo offrire, questo ha a che fare con due cose: in primo luogo, le attuali capacità della Siria; e non c’è dubbio che ora viene data la priorità alla pulizia della Siria dal terrorismo. Secondo, ha a che fare con la condizione palestinese e con le parti con le quali possiamo occuparci all’interno dell’arena palestinese.

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Domanda 19 – I combattenti e i martiri

Giornalista: - Poiché stiamo parlando di resistenza, c’è un altro aspetto da valutare. Oltre ad alcuni paesi che stavano accanto alla Siria nella lotta al terrorismo, c’è stato anche un ruolo giocato dalla resistenza in Libano, in particolare Hezbollah, che ha fornito un contributo molto importante per combattere il terrorismo. Che cosa dice, signor Presidente, ai combattenti della resistenza e alle famiglie di martiri e feriti?

Presidente Assad: – Molti gruppi di resistenza popolare si sono uniti a noi per difendere il suolo siriano e i cittadini siriani, tra cui la resistenza libanese e i fratelli venuti dall’Iraq, alcuni dei quali mi rimproverano di non averli menzionati per nome; colgo l’occasione per sottolineare che in Siria ci sono fratelli iracheni a cui diamo lo stesso peso di qualsiasi combattente della resistenza venuto da qualsiasi altro paese. Ci sono state anche le famiglie di combattenti della resistenza venuti dall’Iran, che hanno sacrificato il loro sangue in Siria. Dobbiamo mettere tutti questi nello stesso paniere accanto ai martiri siriani, ai combattenti e alle loro famiglie. A quelli dico che tutte le lettere, le parole, le frasi e tutta la letteratura valgono molto meno di una singola goccia di sangue. Le parole hanno un valore molto inferiore a quello che loro hanno offerto. Ciò che è più importante è ciò che la storia scriverà su di loro. In effetti, quando parliamo di scrivere la storia, dobbiamo evidenziare che la storia ha bisogno di una strategia e ha bisogno di tattiche, ma resta il fatto che la strategia senza l’implementazione sul campo non ha valore. Resta un mero prodotto del pensiero, che potremmo includere nei libri e nei saggi. Ma la realtà è che sono questi individui di questi paesi, questo gruppo di combattenti della resistenza, non la politica, a scrivere la storia. Vorrei usare la risposta a questa domanda per esprimere a tutti loro il mio amore, rispetto e apprezzamento, e la mia riverenza verso i combattenti, i feriti e i martiri e a tutte le loro famiglie che hanno il coraggio incarnato, che ha spinto questi individui in Siria per difenderla e combattere il terrorismo, affinché queste famiglie diventino modelli di moralità e di principi per le generazioni presenti e future.

Si chiamava Alaa Mustafa Ainieh, caduto martire nella battaglia contro i terroristi ad Hajar al Aswad. 40.000 soldati dell’esercito siriano sono morti dal 2011.

Si chiamava Alaa Mustafa Ainieh, caduto martire nella battaglia contro i terroristi ad Hajar al Aswad. 40.000 soldati dell’esercito siriano sono morti dal 2011.

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Domanda 20 – Hezbollah

Giornalista: – Ha mai chiesto a Hezbollah di lasciare la Siria? Alcuni giorni fa, Sua Eminenza Sayyed Hasan Nasrallah ha parlato di questo problema e ha affermato che nessuno può portarli fuori dalla Siria, a meno che la leadership siriana non chieda loro di farlo.

Presidente Assad: – La battaglia è lunga, e sta continuando. Quando parliamo di questa alleanza tripartita – ma dobbiamo considerarla un’alleanza quadrupla quando aggiungiamo Hezbollah, perché parliamo di alleanza tripartita in termini di stati inclusi, ma alla fine Hezbollah è un elemento comunque fondamentale in questa guerra – dobbiamo ricordare sempre che la battaglia sarà presumibilmente lunga, e la necessità di queste forze militari continuerà a lungo. Quando non ce ne sarà più bisogno, e quando Hezbollah, Iran o altri giudicheranno che il terrorismo sia stato eliminato, ci diranno che vogliono andare a casa. Come ha detto Sayyed Hasan, hanno famiglie e interessi quotidiani, il che è normale, ma è ancora presto per parlare di questo argomento.

La bandiera di Hezbollah, organizzazione politico-militare libanese sciita.

La bandiera di Hezbollah, organizzazione politico-militare libanese sciita.

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Domanda 21 – I partigiani siriani

Giornalista: – Ad oggi, ci sono ancora aree sotto il controllo dei terroristi, e aree sotto occupazione. Allo stesso tempo, purtroppo, alcuni paesi arabi, e qui sto parlando in particolare dell’Arabia Saudita, hanno annunciato che sono pronti a inviare rinforzi in Siria. Dall’altra parte, pochi giorni fa sono state costituite formazioni popolari delle tribù unite, per implementare la resistenza all’occupazione. Queste unità di resistenza sono davvero popolari? Ricevono sostegno dal governo siriano? Questo significa che l’esercito non può liberare quelle aree, ed è per questo che chiede l’aiuto delle tribù? Qual è la natura di questo problema?

Presidente Assad: – Ci sono diverse forme di questa resistenza, che sono apparse già qualche anno fa. All’inizio combattevano contro l’ISIS, poi hanno iniziato a combattere gli occupanti. Erano contro l’ISIS nelle regioni centrali e orientali, e ci sono stati casi in cui sono apparse in altre regioni, e a cui non è stata data copertura mediatica, e che a volte ascoltiamo attraverso informazioni e indicazioni dirette. Ora, questa situazione ha iniziato ad espandersi. Quindi, non è un singolo caso. Ci sono un certo numero di casi che potrebbero essere individuali a volte, o sotto forma di piccoli gruppi non affiliati a un’organizzazione. In ogni caso, la nostra posizione ufficiale della Siria è stata sin dall’inizio quella di sostenere qualsiasi atto di resistenza, sia contro i terroristi che contro le forze di occupazione, indipendentemente dalla loro nazionalità, cioè americana, francese, turca o israeliana. Sosteniamo tutte quelle forze di resistenza che riconoscono il nostro ruolo nazionale di governo.

Un recente incontro di capi tribù siriani, che hanno formato un fronte unito di resistenza armata contro tutti gli invasori della Siria, in alleanza coll’esercito siriano.

Un recente incontro di capi tribù siriani, che hanno formato un fronte unito di resistenza armata contro tutti gli invasori della Siria, in alleanza coll’esercito siriano.

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Domanda 22 – I cagnolini Saud

Giornalista: – E l’Arabia Saudita, e l’invio di forze saudite in Siria?

Presidente Assad: - In primo luogo, quando parliamo di uno stato, dovremmo assumere che un tale stato possa prendere decisioni in modo indipendente. Ecco perché non parleremo del ruolo dell’Arabia Saudita. Faresti meglio a chiedermi della decisione americana su questo problema.

I rapporti tra gli USA e i luridi criminali Saud sono di lunga data, e i due personaggi della foto, l’ex presidente americano W. Bush e il re Salman, sono anche confratelli massoni nella superloggia massonica transnazionale “Hathor Pentalpha”, responsabile di tutti o quesi gli attentati terroristici in tutto il mondo, dall’11 settembre 2001 (compreso) in poi.

I rapporti tra gli USA e i luridi criminali Saud sono di lunga data, e i due personaggi della foto, l’ex presidente americano W. Bush e il re Salman, sono anche confratelli massoni nella superloggia massonica transnazionale “Hathor Pentalpha”, responsabile di tutti o quesi gli attentati terroristici in tutto il mondo, dall’11 settembre 2001 (compreso) in poi.

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Domanda 23 – La ricostruzione

Giornalista: – D’altra parte, ci sono un certo numero di paesi arabi di cui parliamo e che hanno avuto un ruolo primario o hanno contribuito alla distruzione della Siria. Questi paesi stanno ora cercando di raggiungere la Siria attraverso il processo di ricostruzione. Che cosa dice a questo riguardo, in particolare di quei paesi che hanno risorse economiche ed enorme potere finanziario? Come avete intenzione di affrontare questo problema?

Presidente Assad: – La ricostruzione in Siria non è motivo di preoccupazione per noi. Essa ha bisogno di due fattori: primo, il fattore umano, che è più importante del fattore finanziario. Quando un paese come la Siria possiede il fattore umano, il costo finanziario sarà minore in termini di ricostruzione. Questo è evidente, e possediamo tutti questi fattori nonostante il fatto che molti siriani competenti e qualificati siano emigrati a causa della guerra. Ma abbiamo ancora la possibilità di iniziare la ricostruzione. E le prove sono evidenti ora, perché lo stato sta riguadagnando terreno, e la ricostruzione è iniziata. Per quanto riguarda il denaro, il popolo siriano ha capacità finanziarie, e capitali, la maggior parte dei quali non è in Siria, ma fuori dalla Siria. C’è il capitale, che attende che inizi la ricostruzione, quindi inizierà a investire. D’altra parte, ci sono paesi amici che hanno capacità e desiderano contribuire; e noi abbiamo il desiderio di farli partecipare alla ricostruzione, in modo che ne possano beneficiare, e che noi siriani beneficiamo di questo processo. Alla fine, non abbiamo bisogno di quei paesi “ricchi” di cui parlavamo, e non permetteremo mai che facciano parte della ricostruzione.

Giornalista: – Mai?

Presidente Assad: – Mai, nella maniera più assoluta.

Giornalista: – Nemmeno se ce ne fosse un bisogno in termini di mere risorse finanziarie?

Presidente Assad: – Le risorse finanziarie non sono tutto. Come ho detto, queste sono disponibili. Ci sono diverse fonti nel mondo e in Siria per il capitale.

La ricostruzione in Siria è già in parte cominciata, e sarà lunga. I terroristi hanno distrutto tutto, anche chiese e moschee. Questa è la distruzione avvenuta nella moschea degli Omayyadi, ad Aleppo.

La ricostruzione in Siria è già in parte cominciata, e sarà lunga. I terroristi hanno distrutto tutto, anche chiese e moschee. Questa è la distruzione avvenuta nella moschea degli Omayyadi, ad Aleppo.

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Domanda 24 – Lacrime e gioie

Giornalista: – In questi anni difficili, abbiamo parlato della leggendaria fermezza dell’esercito siriano, del popolo siriano, delle forze armate. Ci può citare due esempi, il momento o l’episodio più difficile che ha dovuto affrontare in questi anni e, dall’altra parte, l’episodio o il momento più bello?

Presidente Assad: – È naturale, al centro di una vicenda militare, che i casi migliori e peggiori siano collegati allo sviluppo della battaglia militare. Se dico che i casi peggiori erano quando i terroristi controllavano una determinata zona, questo è ovvio, ma è legato più a battaglie specifiche, in particolare quando l’area è strategica o la città è grande con una grande popolazione. Di conseguenza, l’impatto sarà molto maggiore psicologicamente e in termini di morale. Ma c’è una situazione, che stiamo ancora vivendo e a cui dobbiamo sempre rivolgere il pensiero: quando un martire o un gruppo di martiri cadono, e questo avviene tutte le settimane per noi, dobbiamo pensare che una famiglia ha perso una persona cara, e che non potrà mai essere risarcita. Potrebbe esserci una ricompensa ottenendo la vittoria ad un certo stadio, ma a livello familiare, psicologico e umano, non è possibile compensare un caro perso da una certa famiglia, o magari un amico perso. Questa è una situazione molto dolorosa che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere. E questo non cesserà fino a quando la guerra stessa non cesserà. Ma ci sono stati casi molto dolorosi anche all’inizio della guerra, quando abbiamo assistito ad una enorme mancanza di patriottismo. Erano forse una minoranza, ma una grande minoranza, di individui che erano disposti a vendere la patria e commerciarla insieme ai loro principi, se ne avevano, in cambio di denaro di un certo interesse, oltre a una certa percentuale di estremismo. D’altra parte, ci sono state vittorie, iniziate in particolare con la ripresa della città di Al-Qsair nel 2013, e culminate nella riconquista della città di Aleppo nel 2016, che si è rivelato poi come l’inizio delle vittorie più grandi. È seguita poi la liberazione di Deir Ezzor, e oggi stiamo vivendo la gioia di liberare del tutto Damasco e le sue campagne. Questa è una situazione che tutti abbiamo vissuto, e lei era con noi, e sono sicuro che prova la stessa gioia.

Manifestazioni di gioia di bambini siriani, in un sobborgo di Damasco che l’esercito ha liberato dai terroristi.

Manifestazioni di gioia di bambini siriani, in un sobborgo di Damasco che l’esercito ha liberato dai terroristi.

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Domanda 25 – L’individuo e la comunità

Giornalista: – Si è mai sentito stanco in un determinato momento? Si è mai sentito esitante in un certo momento, alla luce di tutte le decisioni che ha preso? Ha mai pensato, anche solo per un momento, di andarsene? Non ha mai detto a se stesso: fammi salvare la mia famiglia e dare le dimissioni, come alcune persone hanno fatto, a un certo punto della loro storia?

Presidente Assad: – Questa domanda potrebbe essere giustificata se si vede la questione come individuo. Quando mi trovo di fronte a una situazione personale come individuo, dopo alcuni mesi potrei sentirmi disperato. Potrei sentirmi stanco o annoiato o potrei voler passare a una situazione diversa, o arrendermi. Questo è possibile.

Giornalista: – Come individuo?

Presidente Assad: – Certo, come individuo, ma il caso che lei sta proponendo non è personale, è nazionale. Immagina di essere in una condizione diversa, magari costruendo qualcosa da solo. Ti senti stanco, ma quando vedi un gran numero di persone che ti aiutano a costruire, e condividono con te la stessa determinazione, dimentichi la stanchezza. Ora siamo in una situazione nazionale. Stiamo parlando di milioni di siriani. Quando vedi un proiettile che colpisce e le vittime che cadono da qualche parte in Siria, ti senti frustrato. Ma quando vedi che la vita viene ripristinata nella stessa area dopo un’ora, le tue condizioni psicologiche cambiano. Quando vedi che l’elettricista, l’operatore del petrolio, l’insegnante, l’impiegato, si muovono fianco a fianco con i combattenti, muovendosi senza disperazione e senza affaticamento, come puoi sentirti stanco? Questa è una condizione collettiva non correlata a me come persona. Ha a che fare con la nostra condizione umana quando siamo insieme come società. Come viviamo? Questo definisce se sei stanco o meno. Se la società siriana fosse arrivata a questo stadio di disperazione e tendente alla resa, sarei certamente stato con essa. Mi sarei arreso, perché non ho gli elementi necessari per la costanza. Questo è evidente.

Giornalista: – Molte grazie, signor Presidente, per averci offerto questa opportunità, e per la sua sincerità nel rispondere a queste domande. Grazie mille.

La Siria guarda avanti. Ad Aleppo, giovani volontari si organizzano per pulire le strade.

La Siria guarda avanti. Ad Aleppo, giovani volontari si organizzano per pulire le strade.

MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO” L’espansionismo del guerrafondaio Erdogan

3 – L’accordo con Israele e il tradimento della Palestina

Erdogan e Netanyahu, l’alleanza fra due terroristi.

Erdogan e Netanyahu, l’alleanza fra due terroristi.

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Il guerrafondaio Erdogan, contestualmente alla sua politica di ricerca, con mezzi leciti e illeciti, della leadership del mondo islamico, di tanto in tanto fa dichiarazioni apparentemente anti-sioniste, di solidarietà coi palestinesi, ecc.

Niente di più ignobilmente falso e fuorviante.

Nei primi due capitoli di questa inchiesta, abbiamo delineato la figura del super-massone Erdogan, inquadrandolo all’interno della sanguinaria e guerrafondaia Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”, cui Erdogan è stato affiliato nel 2000, e che è responsabile di praticamente TUTTE LE GUERRE E TUTTI GLI ATTENTATI TERRORISTICI dall’11 settembre 2001 (compreso) in poi.

Al centro, il leader turco Erdogan. Tutto intorno i suoi confratelli massoni nella Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”.

Al centro, il leader turco Erdogan. Tutto intorno i suoi confratelli massoni nella Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”.

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Da questa terza puntata cominciamo ad analizzare COME Erdogan ha messo e mette in pratica la sua fratellanza massonica con USASIONSAUD.

Questa che ricordiamo qui è la storia di un tradimento e di un accordo infame, nota, ma che non tutti conoscono, e che comunque fa bene ricordare.

È la storia del tradimento della causa palestinese da parte di Erdogan, e la storia di un accordo infame dello stesso Erdogan col governo sionista, stipulato nel giugno 2016.

Dopo essersi proclamato per anni come il primo dei difensori dei diritti del popolo palestinese, il governo dell’AKP di Binali Yildirim, dietro mandato di Recep Tayyip Erdogan, ha siglato un accordo con il governo israeliano di Benyamin Netanyahu. Ha svenduto il popolo di Gaza, che si trova circondato da un blocco imposto da Israele sin dalla guerra d’aggressione lanciata contro questa parte della Palestina nel 2008-9 dallo Stato sionista. Erdogan non solo ha rinnegato la sua vecchia richiesta di far cessare il blocco di Gaza, un blocco totalmente disumano e devastante per il popolo palestinese, ma nel concreto si è spinto tanto oltre da riconoscerlo e da approvarlo sul piano legale. Erdogan con questo accordo ha di fatto legalizzato e autorizzato il criminale blocco di Gaza.

Binali Yildirim, Primo Ministro della Turchia, e capo del AKP, il partito di Erdogan, firmatario del patto infame con Israele.

Binali Yildirim, Primo Ministro della Turchia, e capo del AKP, il partito di Erdogan, firmatario del patto infame con Israele.

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LA STORIA DELLA “FREEDOM FLOTILLA”,
ANTEFATTO DELL’ACCORDO INFAME

L’accordo nasce da un antefatto. Nel maggio 2012 la “Mavi Marmara”, la nave ammiraglia della flotta (detta anche “Freedom Flotilla”) che stava portando aiuti umanitari al popolo di Gaza, in sfida al blocco imposto da Israele sulla Striscia, fu presa d’assalto da commando israeliani in acque internazionali, con la morte di dieci cittadini turchi. La Turchia, a seguito di questo fatto, irrigidì notevolmente le sue relazioni diplomatiche con Israele, ed Erdogan chiese che Israele si scusasse per l’accaduto, pagasse i danni alle famiglie dei defunti, e interrompesse il blocco di Gaza.

La nave “Mavi Marmara” prima dell’assalto terroristico sionista.

La nave “Mavi Marmara” prima dell’assalto terroristico sionista.

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Fino al 2013, le relazioni tra i due paesi rimasero congelate. Nell’anno seguente, sotto la pressione di Obama, che era in visita in Israele, Netanyahu chiamò Erdogan per scusarsi. Cominciò allora un lungo processo di negoziazioni, andato avanti per lo più segretamente, che ha portato all’accordo che illustriamo qui sotto.

Il fatto che Netanyahu si sia scusato nel 2013 per l’incidente della Mavi Marmara, per il quale fu lodato a gran voce dai suoi sostenitori, è stata tutt’altro che una netta vittoria per Erdogan. Come si legge qui sotto.

L’ACCORDO INFAME,
E IL TRADIMENTO DELLA PALESTINA

Ecco i punti salienti dell’accordo con Israele:

  • Viene stabilita la cooperazione tra i due paesi, che prevede persino il trasposto via gasdotto, ai porti turchi, del gas naturale dei giacimenti al largo di Gaza, che Israele rivendica senza averne il diritto. Ciò significa che la Turchia sarà un complice nel furto del gas naturale da parte di Israele a danno dei suoi legittimi proprietari, il popolo palestinese.

  • La Turchia garantisce che Israele abbia un canale diretto di cooperazione con la NATO.

  • La Turchia garantisce che non consentirà attività terroristiche contro Israele che partano dal suo territorio.
  • La Turchia garantisce che non agirà in nessun caso per danneggiare gli interessi di Israele in ambiti come quello delle Nazioni Unite o della NATO. La Turchia ha in questo modo abbandonato la sua opposizione di lunga data alla cooperazione e all’intelligence militare tra NATO e Israele. Questa è una concessione che nessun governo turco, nemmeno il più filo-USA, aveva mai fatto nei 64 anni di permanenza della Turchia nell’Alleanza Nord-Atlantica!

  • Israele ha accettato la seconda condizione di Erdogan, cioè il pagamento dei danni alle famiglie dei defunti: pagherà venti milioni di dollari ad un fondo umanitario. Ma in cambio di questo pagamento c’è una contropartita umiliante per la Turchia: dovrà far cadere tutte le denunce pendenti nelle corti turche contro gli ufficiali israeliani che hanno assaltato la “Mavi Marmara” e ucciso dieci cittadini turchi! Il pagamento avverrà solo quando la Turchia avrà approvato una legge in tal senso, secondo la stampa israeliana.

  • Erdogan e il governo dell’AKP hanno lasciato cadere la loro terza richiesta: la fine del blocco su Gaza. Per indorare la pillola, Israele ha permesso alla Turchia di continuare a mandare aiuti umanitari a Gaza. Nulla di particolare, dato che paesi come la Germania e il Qatar lo stanno facendo da molti anni. In cambio, la Turchia ha accettato che questi aiuti passino dal porto israeliano di Ahdod: ciò che Israele aveva offerto alla flotta [della Mavi Marmara] nel 2010! L’assalto israeliano infatti era avvenuto perché il comandante della flotta aveva rifiutato quest’offerta umiliante! Dunque il governo turco ha ceduto totalmente a Israele, arrivando ad una situazione più servile, nei confronti dello stato sionista, di quanto non fosse prima dell’assalto criminale israeliano, perché adesso la Turchia, di fatto, riconosce il blocco di Gaza.

Qui si può vedere la localizzazione dei giacimenti di gas al largo di Gaza.

Qui si può vedere la localizzazione dei giacimenti di gas al largo di Gaza.

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E per chi vuol saperne di più sulla costruzione del gasdotto che ruberà il gas ai palestinesi, e sarà costruito dalla italiana Edison, legga qui.

E chi vuol saperne di più sui giacimenti stessi e la loro storia, e la storia del furto alla Palestina, legga qui.

L’accordo-resa ad Israele è stato contestato fortemente in Turchia, per quel poco che è lecito contestare. La capitolazione è così incontestabile che perfino la IHH, un’associazione umanitaria sui generis affiliata all’AKP e sempre all’avanguardia nell’organizzare spedizioni d’assistenza, inclusa quella della “Mavi Marmara” che portò al collasso delle relazioni turco-israeliane sei anni fa, ha criticato e ripudiato l’accordo.

Anche il DIP, Partito Rivoluzionario dei Lavoratori, ha condannato severamente quest’accordo.

Soddisfatti pienamente, invece, gli israeliani. Molto eloquenti, a riguardo, le dichiarazioni di Netanyahu, che definisce l’accordo “di enorme portata” e “di importanza strategica” per Israele.

BREVE STORIA
DEL GRANDE AMORE TRA ERDOGAN E ISRAELE

Dunque, alla fine della fiera, Erdogan ha fatto il contrario che contrastare Israele, e difendere la causa palestinese, come sbandiera ignobilmente ai quattro venti: ha fatto l’accordo più amichevole con Israele di tutta la storia della Turchia, e ha completamente abbandonato la causa palestinese. Del resto, da quando è al governo della Turchia, Erdogan ha fin dall’inizio collaborato alla grande con Israele nel commercio, nel turismo, nelle commesse militari, nelle esercitazioni militari congiunte, nei servizi segreti, ecc. Un grande amore, insomma, a conoscenza di tutti gli esperti di politica internazionale, anche se per la gran parte del tutto nascosto al popolo, specie quello turco.

I rapporti, sia economici che militari, tra Israele e Turchia, sono del resto sempre stati ottimi. E Israele li ha sempre coltivati in funzione anti-araba. Ecco cosa diceva un giornalista di Al Jaziira nel giugno del 2010:

Il rapporto israeliano con la Turchia negli anni ’60 e ’70 ha rappresentato una carta per esercitare pressioni sui Paesi arabi, i quali si rendevano conto che lo Stato di Israele estendeva i propri rapporti sebbene gli arabi lo considerassero uno Stato occupante. Inoltre, Israele ha utilizzato questo rapporto per inviare un altro messaggio politico, la cui sostanza era che lo Stato ebraico aveva ottenuto la legittimazione da un Paese che era stato il centro del califfato islamico.

Se la questione della legittimazione e gli aspetti storici erano importanti per Israele, i fattori economici, politici, e di sicurezza lo erano in egual misura. La cooperazione militare fra i due Paesi, che si tradusse in esercitazioni congiunte, nell’acquisto di armi, nell’ammodernamento e nella manutenzione della macchina bellica turca, raggiunse nel 2008 un valore di oltre 1,07 miliardi di dollari.

Sotto il profilo della cooperazione economica, le esportazioni turche verso Israele raggiunsero nel 2008 un valore di circa 1,53 miliardi di dollari. Per altro verso, vi sono circa 250 società israeliane che operano in territorio turco, mentre oltre 580 società turche operano nei territori del 1948.

Le relazioni turco-israeliane si svilupparono nel contesto di un ampio sostegno occidentale, guidato dagli Stati Uniti. Il rapporto fra Ankara e lo Stato ebraico rientrava e continuerà a rientrare negli interessi americani. Washington è convinta che gli alleati nella regione mediorientale siano una necessità imprescindibile, e ogni volta che il numero di questi alleati aumenta gli Stati Uniti vedono rafforzata la loro agenda nella regione. In questo contesto rientra il ruolo della base di Incirlik in Turchia, che fu utilizzata dagli americani per rafforzare l’assedio contro l’Iraq. Allo stesso modo, Washington e l’alleato israeliano non poterono fare a meno di riconoscere un ruolo alla Turchia nelle forze dell’UNIFIL schierate nel sud del Libano. Per non parlare poi del ruolo turco in Afghanistan nell’ambito della NATO.”   Link

Il rapporto fra Ankara e Tel Aviv è dunque, da sempre, molto più d’amore che di odio, ed è sempre stato favorito dagli USA. Dopo i pochi anni di interruzione a seguito dell’incidente della “Mavi Marmara”, l’accordo fra Erdogan e Netanyahu, dunque, rappresenta una mera prosecuzione, nel senso però di un rafforzamento, di un qualcosa che è in piedi da tempo, nonostante Erdogan di tanto in tanto faccia sparate propagandistiche apparentemente anti-sioniste.

Chi vuole scorrere una storia delle relazioni diplomatiche tra Turchia e Israele, può leggere qui.

Una delle ultime sparate propagandistiche di Erdogan è stata quella in occasione della dichiarazione di riconoscimento, da parte di Trump, di Gerusalemme come capitale di Israele. Convocando un summit dei paesi musulmani in Turchia, ne ha dette di tutti i colori contro Israele.

Il vertice della Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC), convocato nel dicembre 2017 a Istanbul da Erdogan. La solita ignobile sceneggiata che non ha interrotto gli ottimi rapporti tra la Turchia e Israele.

Il vertice della Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC), convocato nel dicembre 2017 a Istanbul da Erdogan. La solita ignobile sceneggiata che non ha interrotto gli ottimi rapporti tra la Turchia e Israele.

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Ma era tutta una sceneggiata per il popolino credulone:

Passati sette anni, si ripete lo scontro fra Ankara e Tel Aviv, con Erdogan che grida contro Israele e guida il risentimento dei musulmani nei confronti di Israele e a favore della causa palestinese. L’ultima notizia, in ordine di tempo, è l’annuncio del presidente turco di aprire un’ambasciata presso lo Stato di Palestina Gerusalemme Est. Tuttavia, sbaglia chi crede che le parole di Erdogan rivelino un grande scontro fra Israele e Turchia. Perché in realtà, proprio sotto la guida del “sultano”, i rapporti economici fra i due Paesi sono stati tutt’altro che negativi. Anzi, nel quindicennio di Erdogan tra premierato e presidenza, il volume commerciale fra Turchia e Israele, come riporta Agi, è notevolmente aumentato. “Pecunia non olet” si direbbe in questi casi. E in effetti, sembra che al netto delle parole, sia israeliani che turchi sappiano perfettamente che essere partner commerciali vale molto più dello scontro sulla Palestina, a dimostrazione che la questione palestinese serva più a Erdogan come trampolino per la leadership mediorientale che come arma contro Israele.

Secondo i dati riportati, il ministero dell’Economia turco ha reso noto che nei primi otto mesi del 2017 il volume di affari tra aziende turche e israeliane ha raggiunto i 3,2 miliardi di dollari, con un aumento del 14% rispetto allo stesso periodo del 2016. E, del resto, è difficile credere che una potenza mediorientale in espansione come quella turca, con un tasso di crescita e di produzione industriale in netto aumento, possa rinunciare a un mercato unico nel panorama mediorientale quale quello israeliano. E stessa cosa può dirsi per le aziende israeliane, che evidentemente, a livello regionale, soprattutto a causa dell’ostilità con l’Iran, possono ambire quale mercato di livello superiore soltanto alla Turchia. Un trend in crescita che sarà interessante capire se sarà riconfermato anche successivamente a questa grave crisi diplomatica. Viste le ultime dichiarazioni, anche da parte israeliana, non sembra che le questioni politiche su Gerusalemme incideranno troppo sugli scambi commerciali e sui progetti economici condivisi dai due Stati. A confermarlo, è stato lo stesso ministro dell’Energia di Israele, Yisrael Katz, il quale ha detto, in un’intervista al quotidiano saudita Ilaf, che gli attacchi di Erdogan non avrebbero avuto ripercussioni negative sugli accordi economici ed energetici tra Ankara e Tel Aviv. E le conferme, in questo senso, arrivano anche da Ankara, dove non è un mistero che la questione del gas del Mediterraneo orientale sia un tema particolarmente importante, a tal punto da mettere in secondo piano anche la causa palestinese. Far diventare il proprio Paese un hub del gas, in collaborazione con Cipro, Israele e Grecia, per Erdogan vale certamente più di essere definito “re di Gaza”. Con buona pace della questione israelopalestinese.” Link

Più chiari di così… Questa è la cruda realtà del terrorista guerrafondaio Erdogan, al di là della propaganda e della menzogna.