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LA CINA, L’ISLAM E I MUSULMANI

2 – In Algeria la terza moschea più grande al mondo. Costruita dai cinesi.

Il lato est della “Moschea d’Algeria”, alla periferia di Algeri.

Il lato est della “Moschea d’Algeria”, alla periferia di Algeri.

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SULLA VIA DELLA SETA… UNA MOSCHEA GIGANTESCA

Il suo nome ufficiale è “Djamaa el Djazair”, cioè la “Moschea d’Algeria”, anche se qualcuno la chiama ironicamente la “Moschea di Bouteflika”, perché l’accordo per la sua costruzione è stato firmato sotto la sua Presidenza.

È la enorme moschea costruita recentemente alla periferia della capitale Algeri, nel comune di Mohammadia.

La “Moschea d’Algeria” di notte. I lavori hanno avuto inizio il 16 agosto 2012 e si sono conclusi il 29 aprile 2019.

La “Moschea d’Algeria” di notte. I lavori hanno avuto inizio il 16 agosto 2012 e si sono conclusi il 29 aprile 2019.

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E’ la terza più grande moschea del mondo dopo quelle dei luoghi santi (dopo la Masjid al-Haram di La Mecca, che può contenere fino a 820.000 fedeli, e la Moschea del Profeta di Medina, che può contenerne fino a mezzo milione di fedeli).

Interno della Moschea d’Algeria, mihrab e minbar.

Interno della Moschea d’Algeria, mihrab e minbar.

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La realizzazione del progetto è stata affidata al gruppo germano-tunisino, Krebs Kiefef, e alla cinese China State Construction Engineering.

La costruzione della moschea è cominciata dal 16 agosto 2012 ed è stata completata il 29 aprile 2019.

Del complesso fanno parte anche una biblioteca con un milione di volumi, una sala conferenze, una Casa del Corano, un museo di arte e storia dell’Islam, e un centro di ricerca sulla storia algerina. Interessante anche la posizione della moschea, compresa tra la Promenade des Sablettes, lungomare in attesa di rilancio turistico, e quartieri popolari da cui provenivano numerosi dei giovani membri dei gruppi armati islamisti protagonisti della guerra civile degli anni Novanta. Lo scopo dichiarato è di contrastare ogni forma di estremismo religioso, attirando i musulmani verso la predicazione moderata, attinente al testo Coranico.

Qualcuno ha messo in dubbio questa cosa, paventando che la nuova moschea potesse sortire l’effetto contrario, ossia quello di divenire un polo d’attrazione del fondamentalismo. Ahmed Madani, consigliere di Abdelmadjid Tebboune, Ministro dell’edilizia e delle politiche abitative, committente dell’opera, ha replicato con indignazione a queste insinuazioni al quotidiano libanese L’Orient-Le Jour: “C’è chi ci accusa di avere eretto un tempio per gli integralisti. Al contrario, sono stati proprio gli islamisti a osteggiare il progetto”. Secondo Madani, “… è dal 1962 [anno in cui, con la firma degli Accordi di Evian, il Paese maghrebino ha ottenuto l’indipendenza da Parigi dopo una sanguinosa guerra cominciata nel 1956, ndr] che i dirigenti algerini accarezzano l’idea di costruire una moschea emblematica della cultura algerina e del periodo post-indipendenza.”. E’ evidente dunque l’intento di sganciare del tutto l’Algeria, anche simbolicamente, dall’influenza colonialista francese.

La “Moschea d’Algeria”. Ad aggiudicarsi l’appalto è stata la China State Construction Engineering, la più grande compagnia di costruzioni del mondo.

La “Moschea d’Algeria”. Ad aggiudicarsi l’appalto è stata la China State Construction Engineering, la più grande compagnia di costruzioni del mondo.

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Il complesso si estende su una superficie di 20 ettari.

La moschea può contenere 120.000 fedeli, ed ha il minareto più alto del mondo: 270 metri.

Questo è un video che mostra la moschea vista dall’alto di notte.

E questo è un video recente, di quattro mesi fa, che mostra anche i locali interni alla moschea, a lavori completamente ultimati:

Il minareto della Moschea d’Algeria. Coi suoi 270 metri, è il più alto al mondo. È stato realizzato, tramite un subappalto, dal gruppo italiano Trevi.

Il minareto della Moschea d’Algeria. Coi suoi 270 metri, è il più alto al mondo. È stato realizzato, tramite un subappalto, dal gruppo italiano Trevi.

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LA COLLABORAZIONE CINA-ALGERIA E LA “VIA DELLA SETA”

Il progetto cinese “Via della Seta” sta avendo importanti sviluppi anche nel resto dell’Africa. Nel 2000 Pechino ha lanciato il Forum sulla Cooperazione Cina-Africa (FOCAC), al fine di intensificare i propri legami con il continente africano. Nel corso del triennio successivo, Pechino ha dirottato 1 miliardo di dollari verso le economie africane. Questa cifra è cresciuta nel tempo esponenzialmente,  raggiungendo i 60 miliardi di dollari, annunciati in occasione dell’ultimo vertice del FOCAC del settembre 2018, per il periodo 2018-2020.

Se la penetrazione cinese in Africa è evidente in tutte le aree del continente, l’intensificarsi delle relazioni con i paesi del Nordafrica rappresenta un chiaro segnale della proiezione di potenza cinese, capace di raggiungere una regione storicamente lontana dall’influenza della Repubblica popolare, anche per via dei legami con il mondo occidentale, ed in particolare con l’Europa mediterranea.

L’allora Primo Ministro algerino Ahmed Ouyahia, assieme al Presidente cinese Xi Jinping , in occasione dell’adesione algerina alla Belt and Road Initiative (la “Via della Seta”) il 4 settembre 2018.

L’allora Primo Ministro algerino Ahmed Ouyahia, assieme al Presidente cinese Xi Jinping , in occasione dell’adesione algerina alla Belt and Road Initiative (la “Via della Seta”) il 4 settembre 2018.

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I rapporti tra Algeria e Cina sono però senza dubbio i più stretti, fra tutti quelli degli altri paesi africani. L’Algeria ospita infatti il maggior numero di cittadini della Repubblica popolare in Nordafrica (circa 40.000, la comunità straniera più numerosa nel paese). Inoltre, nel 2014, l’Algeria è stato il primo paese del mondo arabo a stringere un partenariato strategico globale con la Cina, rapporto poi trasformatosi, il 4 settembre 2018 – a margine del già citato appuntamento triennale del  FOCAC – nella firma  del protocollo d’intesa sulla Belt and Road Initiative, poi ratificato dal paese maghrebino nel settembre 2019.

NON SOLO MOSCHEA: ALTRE OPERE SULLA VIA DELLA SETA

Ma la moschea è solo una delle tante opere, in via di ultimazione, che rientrano nella collaborazione fra Algeria e Cina.

Questo è il Museo dell’Africa. Anche questo opera dei cinesi.

Questo è il Museo dell’Africa. Anche questo opera dei cinesi.

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Il nuovo Teatro dell’Opera, completato di recente, è un regalo della Cina.

Ad Algeri compagnie cinesi stanno terminando il nuovo grande terminal dell’aeroporto internazionale, e il nuovo stadio.

Sono in realizzazione anche sei nuove raffinerie e nuove strade e autostrade.

Nel recente passato, solo dal 2000 al 2014 in Algeria le compagnie cinesi hanno costruito 13.000 km di nuove strade e 3.000 km di nuove ferrovie. E non solo.

Come dice un articolo di “Osservatorio sul Mediterraneo” del febbraio scorso,

“…È inoltre di particolare rilievo il progetto di un nuovo porto ad El Hamadania, a 70 km a ovest della capitale. Il porto, il cui progetto è stato annunciato nel 2017 e i cui costi stimati si aggirano attorno ai 3,5 miliardi di dollari, verrà costruito dalla China Harbor Engineering e dalla China State Construction Engineering Corporation, che deterranno il 49% della proprietà (il 51% è in mano al governo algerino). L’opera ha l’ambizione di competere con il Tangeri MED, che, dopo l’estensione completata nel giugno 2019 (resa possibile anch’essa grazie a fondi cinesi), è divenuto il principale porto africano, con l’ambizione di affermarsi come snodo primario nel traffico di merci marittime nel Mediterraneo. Nelle intenzioni di Pechino, d’altronde, il porto di El Hamadania può essere un hub fondamentale per collegare il Mediterraneo con i giacimenti di greggio e gas della Nigeria. Sul fronte degli Investimenti diretti esteri (Ide), oltre al già citato settore infrastrutturale, i cinesi hanno investito a vario titolo nei settori minerario, nell’industria petrolifera e nella produzione di cemento. Nonostante ciò, Pechino non ha ancora raggiunto la leadership nel settore degli Ide nel paese, e non mancano gli esempi di investimenti fallimentari, come quello relativo alla creazione della Jiangling Economic Special Zone, lanciata nel 2008 con l’obiettivo di favorire la produzione di automobili cinesi per il mercato algerino, ma mai decollata. D’altro canto, la Cina continua tuttavia a rappresentare un partner importante, soprattutto considerando il trend in crescita degli investimenti nel paese, al fine di sostenere il processo di diversificazione economica ed energetica di Algeri, il cui modello di crescita è tutt’oggi dipendente dalla vendita di idrocarburi (oltre il 90% delle esportazioni totali). Se investimenti infrastrutturali e presenza nelle settore delle costruzioni rappresentano un importante segnale del crescente ruolo cinese in Algeria, questo è d’altro canto misurabile soprattutto in relazione al volume di scambio commerciale. Pechino, di fatti, è dal 2013 il primo partner in termini di esportazioni per Algeri. L’export cinese ha superato gli 8 miliardi di dollari (2017), mentre il livello di import da parte della Cina è nettamente inferiore (334 milioni nel 2017, sebbene sia incrementato di circa 60 volte dal 2000) e riguarda quasi esclusivamente gli idrocarburi. Pechino è perciò responsabile della stragrande maggioranza del deficit commerciale algerino, vista la crescente importanza cinese nell’economia del paese maghrebino. Nello specifico, la Cina esporta soprattutto manufatti e macchinari industriali, mentre sta assumendo particolare rilievo il settore delle armi. Tra il 2008 ed il 2018, di fatti, l’Algeria ha acquistato armi da Pechino per un valore di 882 milioni di dollari, corrispondente a circa un terzo del totale di export cinese nel settore in Africa.

AMICIZIA E… MATRIMONI MISTI

E naturalmente, con i buoni rapporti, che si consolidano negli anni, tra due paesi, nascono anche i matrimoni misti, che contribuiscono notevolmente a rafforzare la conoscenza reciproca, e al contempo a combattere pregiudizi anacronistici.

Fazia Benyacoub, 41 anni, accanto a suo marito, 55 anni. “Per comprendere un’altra persona, bisogna imparare ad accettarla. Occorre cercare un punto in comune, e quando lo si trova, realizzarlo. Ora i tempi sono cambiati, è più facile. Ma io mi ricordo che nel 2004, un anziano mi insultò apertamente per aver osato andare contro le tradizioni.”

Fazia Benyacoub, 41 anni, accanto a suo marito, 55 anni. “Per comprendere un’altra persona, bisogna imparare ad accettarla. Occorre cercare un punto in comune, e quando lo si trova, realizzarlo. Ora i tempi sono cambiati, è più facile. Ma io mi ricordo che nel 2004, un anziano mi insultò apertamente per aver osato andare contro le tradizioni.”

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Amal, 25 anni, commessa in un negozio di merci cinesi nella Chinatown di Algeri, a fianco di Jambè, 27 anni, proprietario del negozio.

Amal, 25 anni, commessa in un negozio di merci cinesi nella Chinatown di Algeri, a fianco di Jambè, 27 anni, proprietario del negozio.

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Smail Debeche, Presidente della Associazione di amicizia Cina-Algeria. “Le Compagnie cinesi rispettano i tempi di realizzazione e le modalità di esecuzione. Ma soprattutto hanno prezzi imbattibili. E in questa difficile congiuntura economica è un aspetto molto importante, anzi fondamentale”.

Smail Debeche, Presidente della Associazione di amicizia Cina-Algeria. “Le Compagnie cinesi rispettano i tempi di realizzazione e le modalità di esecuzione. Ma soprattutto hanno prezzi imbattibili. E in questa difficile congiuntura economica è un aspetto molto importante, anzi fondamentale”.

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Studentesse algerine ad un corso di cinese ad Algeri. I matrimoni misti tra algerini e cinesi sono in aumento.

Studentesse algerine ad un corso di cinese ad Algeri. I matrimoni misti tra algerini e cinesi sono in aumento.

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Il nuovo terminal passeggeri dell’aeroporto di Algeri.

Il nuovo terminal passeggeri dell’aeroporto di Algeri.

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La Cina sta intensificando sempre più anche i rapporti politico-economici con l’Egitto e col Marocco, ad ulteriore conferma che non vi è nessun tipo di avversione cinese verso il mondo musulmano e la religione islamica.

MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO” L’ESPANSIONISMO DEL GUERRAFONDAIO ERDOGAN

6) – Il ruolo di Erdogan nell’arruolamento, nell’addestramento e nel finanziamento dell’ISIS

Al centro, il leader turco Erdogan. Tutto intorno i suoi confratelli massoni nella Ur-Lodge (SuperLoggia Massonica) “Hathor Pentalpha”, i principali protagonisti della sporca guerra per distruggere e smembrare la Siria.

Al centro, il leader turco Erdogan. Tutto intorno i suoi confratelli massoni nella Ur-Lodge (SuperLoggia Massonica) “Hathor Pentalpha”, i principali protagonisti della sporca guerra per distruggere e smembrare la Siria.

Abbiamo già delineato, nelle 5 puntate precedenti, il progetto transnazionale massonico che sta dietro le azioni del “novello sultano”, il terrorista guerrafondaio Erdogan. In fondo a questo articolo, potrete trovare tutti i links di quelle precedenti puntate.

In questa sesta puntata, che scriviamo mentre l’esercito siriano si appresta a riconquistare alla Siria la zona siriana di Idlib, e si hanno notizie degli ennesimi rifornimenti di armi turche ai terroristi, che coadiuvano la presenza attiva delle truppe turche che occupano la Siria, diamo un quadro sintetico e illustrativo di tutte le attività di supporto al terrorismo, che il boia Erdogan ha implementato e corroborato in questi anni.

IL VIAGGIO VERSO LA SIRIA. TAPPA OBBLIGATA: ISTANBUL

I terroristi che volevano arruolarsi nell’ISIS, dovevano necessariamente passare per la Turchia, e dunque, innanzitutto, arrivare ad Istanbul. Già questo fatto, indica la complicità di Erdogan: è infatti del tutto inverosimile che un traffico di migliaia e migliaia di “foreign fighters” (combattenti stranieri) sia passato inosservato dai servizi segreti turchi.

Questo “traffico” è noto ai media di tutto il mondo, che lo hanno ampiamente documentato.

In Italia, abbiamo avuto alcuni di questi casi, uno dei quali, Giuliano Delnevo, nome islamico “Ibrahim”, è morto combattendo contro la Siria. Si era arruolato sotto un gruppo di mercenari guidato da un terrorista ceceno.

Un altro caso è stato quello di Maria Giulia Sergio, anche lei partita per il “jihaad” in Siria.

In questa cartina, vediamo l’itinerario compiuto da Maria Giulia Sergio / “Fatima”, per andare ad arruolarsi nell’Isis e combattere contro la Siria. Come si vede, dopo uno scalo a Istanbul, gli arruolandi nelle fieìle terroristiche dovevano prendere un altro aereo per Gaziantep, una località vicino al confine con la Siria, che non è certo una metropoli da poter dire che simili viaggiatori potessero passare inosservati dai servizi di sicurezza turchi.

In questa cartina, vediamo l’itinerario compiuto da Maria Giulia Sergio / “Fatima”, per andare ad arruolarsi nell’Isis e combattere contro la Siria. Come si vede, dopo uno scalo a Istanbul, gli arruolandi nelle fieìle terroristiche dovevano prendere un altro aereo per Gaziantep, una località vicino al confine con la Siria, che non è certo una metropoli da poter dire che simili viaggiatori potessero passare inosservati dai servizi di sicurezza turchi.

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Ecco come un magistrato italiano descrive le modalità di smistamento degli arruolati, in Turchia, ad opera di un turco:

Il percorso dei due sposi verso il Medio oriente è stato ricostruito “attraverso l’intercettazione dell’utenza in uso a un coordinatore dell’organizzazione dei “foreign fighters” (combattenti stranieri) dello Stato Islamico”, intercettazione che ha reso “possibile ricostruire l’attività di smistamento degli stranieri che da varie parti del mondo partono per raggiungere” i miliziani del Califfato. “Abbiamo individuato – ha spiegato il Pm milanese Maurizio Romanelli – un’utenza turca e si è aperto uno scenario enorme che ha fornito uno spaccato sulle regole per arrivare lì: accorgimenti materiali, come ad esempio l’indicazione di non usare telefoni di ultima generazione ma solo telefoni di vecchio tipo; il procurarsi schede locali e buttare la scheda vecchia; avere una valigia senza eccessivo bagaglio”. Il reclutatore turco dei “foreign fighters” “Questa persona – ha sostenuto ancora Romanelli – è una persona importante nello stato islamico e rivendica il ruolo di interlocutore con vari paesi Europei. Questo tipo di figure sono in grado di dare risposte a tutti”. Il direttore del Servizio Centrale Antiterrorismo della Polizia, Lamberto Giannini, ha spiegato che “non c’è solo una motivazione ideologica e religiosa a spingere i “foreign fighters” a partire per aderire allo Stato Islamico. I reclutatori garantivano un welfare con cure sanitarie, distribuzione di armi, la possibilità di acquistare auto a prezzi stracciati in quanto bottino di guerra “.

Trovate qui l’articolo integrale.

L’ISIS IN TURCHIA.

C’è stato un periodo, tra il 2014 e il 2017, che tra Turchia e ISIS si era creata una simbiosi pressochè perfetta, sotto la regia di Erdogan. Testimoni dicono che c’era stato un vero accordo formale e ufficiale, sia pur non ufficializzato, tra ISIS e governo turco. Ne diamo alcune linee:

  • I terroristi feriti vengono curati in ospedali vicino al confine con la Siria;
  • Il trasporto di armi avveniva con la supervisione di agenti turchi;
  • Gruppi criminali turchi fornivano auto rubate ai terroristi;
  • L’arruolamento dei terroristi avveniva anche tramite associazioni e fondazioni legali in Turchia;
  • A Istanbul c’era un ufficio per l’assistenza ai jihadisti provenienti dall’Europa;
  • In Turchia esistevano negozi che vendevano gadgets dell’ISIS, e che raccoglievano aiuti umanitari esponendo la bandiera dell’ISIS;
  • La gendarmeria turca situata al confine era del tutto complice coi terroristi;
  • A tutto questo, si aggiunga l’embargo della Turchia verso la Siria.
La città di Mersin, in Turchia, nei quali ospedali venivano curati i terroristi feriti dell’ISIS.

La città di Mersin, in Turchia, nei quali ospedali venivano curati i terroristi feriti dell’ISIS.

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Per chi voglia leggere una esposizione dettagliata, ecco il link di questo post dell’8 luglio 2016.

AIUTI E ADDESTRAMENTI AI TERRORISTI

Al tutto hanno sempre partecipato anche il figlio e la figlia di Erdogan, in particolare nel contrabbando di petrolio (rubato all’Iraq) con l’ISIS, e nell’assistenza ai terroristi feriti. Il governo egiziano, più volte, ha accusato Erdogan di sostenere, con armi e denaro, anche l’ISIS in Libia.

Erdogan con la figlia Summeye, che curava l’assistenza ai terroristi dell’ISIS feriti, in un ospedale in Turchia.

Erdogan con la figlia Summeye, che curava l’assistenza ai terroristi dell’ISIS feriti, in un ospedale in Turchia.

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Questo è il link per approfondire.

IL CONTRABBANDO DI PETROLIO CON L’ISIS

Organizzato e coordinato dal figlio di Erdogan, è andato avanti per un bel po’ un contrabbando di petrolio rubato all’Iraq, e rivenduto in Turchia. Un traffico che avrebbe fruttato fino a DUE MILIARDI DI DOLLARI ALL’ANNO. Il traffico fu denunciato dalla Russia, e poi confermato da documenti pubblicati da Wikileaks.

Zakho, città del Kurdistan iracheno, dove la Turchia acquistava il petrolio di contrabbando dall’ISIS.

Zakho, città del Kurdistan iracheno, dove la Turchia acquistava il petrolio di contrabbando dall’ISIS.

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Questo è il link per l’articolo originale.

In Italia, fu aperta anche un’indagine su questo traffico, e sul riciclaggio di denaro ad esso collegato.

Bilal Erdogan, figlio del presidente turco, organizzatore e gestore del contrabbando di petrolio iracheno dall’ISIS.

Bilal Erdogan, figlio del presidente turco, organizzatore e gestore del contrabbando di petrolio iracheno dall’ISIS.

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 Ecco li link per approfondire.

 LA RUSSIA DISTRUGGE IL CONTRABBANDO

Dopo aver scoperto e denunciato il contrabbando, la Russia ha avuto persino un aereo abbattuto dalla Turchia, che ha ovviamente detto che “è stato un errore”, ma non si è mai degnata di porgere scuse ufficiali.

La Russia ha poi posto fine al contrabbando, distruggendo tutti gli automezzi turchi, e mostrandone poi le immagini a tutto il mondo.

Un’immagine dei raids russi che hanno distrutto i camion turchi che contrabbandavano il petrolio iracheno verso l’Isis.

Un’immagine dei raids russi che hanno distrutto i camion turchi che contrabbandavano il petrolio iracheno verso l’Isis.

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 Ecco il link del filmato.

ERDOGAN E GLI AMERICANI

Gli USA, allora sotto la presidenza di Obama, hanno sempre sostanzialmente appoggiato l’ISIS, anche se in maniera meno decisa di quanto desiderasse la corrente neocon. Emerge ancora, ripetendo un clichè abituale, la triangolazione alleata USA/Fratelli Musulmani/Turchia.

Manifestanti in Egitto accusano Obama e la Patterson di sostenere i Fratelli Musulmani e il terrorismo in Egitto.

Manifestanti in Egitto accusano Obama e la Patterson di sostenere i Fratelli Musulmani e il terrorismo in Egitto.

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 Ecco il link per approfondire.

Gli americani arrivano persino a negare l’esistenza del contrabbando, pur di non indebolire Erdogan.

Steve Warren, portavoce del Pentagono ai tempi di Obama.

Steve Warren, portavoce del Pentagono ai tempi di Obama.

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 Ecco il link per approfondire.

IL RUOLO DELLA SADAT.INC

Erdogan si è costruito, nel tempo, un esercito privato e praticamente personale, che un giorno potrebbe persino rendersi indipendente dall’esercito nazionale turco: organizzazioni paramiliari giovanili, rapimenti di oppositori all’estero, provocazione di disordini durante il golpe del 2016: ecco a voi la SADAT.INC.

Il logo della Sadat.Inc

Il logo della Sadat.Inc

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Il link per approfondire.

LE PUNTATE PRECEDENTI

Ecco i link per chi vuole leggere le puntate precedenti di questa inchiesta.

1a puntata: IL RUOLO DELLA TURCHIA NEL PROGETTO MASSONICO PENTALPHIANO –  .

2a puntata: I CONFRATELLI MASSONI DI ERDOGAN - .

3a puntata: L’ACCORDO CON ISRAELE E IL TRADIMENTO DELLA PALESTINA –  .

4a puntata: L’INVASIONE DELLA SIRIA E I RAPPORTI COI TERRORISTI –  .

5a puntata: LA LEADERSHIP DEL MONDO ISLAMICO E IL CASO KHASHOGGI –  .

LA CINA, L’ISLAM E I MUSULMANI

Oltre la fake news, e la falsa propaganda occidentale, la vera storia e la vera attualità della religione islamica e della minoranza degli uiguri. 1 – Il giornalista inglese e le invenzioni sui “campi di concentramento”

Secondo i terroristi del World Uyghur Congress la Cina vorrebbe vietare i costumi tradizionali. Qui vediamo addirittura Xi Jinping che indossa il copricapo tradizionale uiguro.

Secondo i terroristi del World Uyghur Congress la Cina vorrebbe vietare i costumi tradizionali. Qui vediamo addirittura Xi Jinping che indossa il copricapo tradizionale uiguro.

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In CINA, la emittente britannica BBC è chiamata “British Bullshitting Corp “, cioè “Società Britannica per la Fabbrica di Stronzate”.

Uno di questi “fabbricaputtanate” è andato recentemente in Cina, nello Xinjiang. E già questa è una notizia, visto che è stato fatto entrare senza problemi, e ha potuto fare il suo servizio, e poi tornarsene a casa.

Ma non era andato per fare informazione, ma per imbastire propaganda anti-cinese. E tornato a casa, ha montato un video di pura falsificazione.

Nel video, dice di avere foto satellitari dei campi di rieducazione (chiamati, naturalmente, “campi di concentramento”).

Nel video si vedono due foto.

La prima è questa:

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Questa foto, secondo il giornalista sparaballe, sarebbe una foto del 2017. Rappresenterebbe un campo di calcio, che sarebbe poi stato trasformato, nel 2018, in un “campo di concentramento” che sarebbe quello che si vede nella foto qui sotto:

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Ma in realtà il campo era ancora un campo il 25 aprile del 2019, se ingrandite la foto si legge la data:

image4


Quindi il campo da calcio non è stato sostituito da palazzine. Nessuna delle immagini mostrate nel video dimostra che questi siano campi di concentramento. È una cosa che possono controllare tutti quelli pratici del web, semplicemente prendendo le coordinate e andando su Google Maps.

Le foto sono dunque ritoccate. L’unica cosa che non sappiamo è se lui era al corrente del ritoccamento oppure no. Di certo, lui non ha fatto nessun controllo, che sarebbe pur stato facilissimo.

Fatto sta, che il video non dimostra un bel niente, e di fatto è un falso puro e semplice.

Per chi lo vuol visionare, ecco il link.

Il video si intitola “I campi nascosti della Cina”. Mai titolo fu più azzeccato. Infatti, questi “campi” sono talmente “nascosti” che non esistono affatto!

PERCHE’ QUESTA INCHIESTA A PUNTATE

Ho voluto cominciare questa inchiesta a puntate sull’Islàm in Cina, proprio da un caso clamoroso di fake, per entrare subito nell’attualità.

Negli ultimi tempi, assistiamo, sui media ma soprattutto sui social, a una clamorosa campagna menzognera e diffamatoria contro la Cina, che prende a pretesto presunte “persecuzioni” e “genocidi” nei confronti dei musulmani uiguri e della religione islamica in generale.

Questo ha a che fare con questioni geopolitiche molto complesse, ma che si possono sintetizzare in poche righe.

Dopo la caduta del muro di Berlino, e la conseguente disgragazione dell’URSS e la decadenza della Russia, vi è stato un periodo di prevalenza USA, a livello planetario. Si parlava di “unica superpotenza” e “unipolarismo”.

Ma questo periodo è superato da tempo. La Russia, e soprattutto la Cina, sono molto cresciute, e per di più hanno stretto, e consolidato negli anni, una forte alleanza politico-militare strategica.

Uno dei nodi più importanti di questo progresso, in prospettiva futura, è il colossale progetto della nuova “Via della Seta”, un mega progetto che collegherà moltissimi paesi, e rappresenterà un volano formidabile per tutte le economie coinvolte.

Gli USA, e in particolare quegli ambienti massonici “neocons” legati a Israele, cercano di sabotare questa crescita di Russia e Cina. E in questo quadro, vanno visti gli appoggi (mediatici e non solo) a gruppi estremisti, terroristi e separatisti, allo scopo di destabilizzare la Cina e tutti gli alleati.

Dunque, oltre al fatto di servire comunque la Verità, lo smascheramento di tali menzogne, e il ristabilimento di un minimo di informazione corretta, può contribuire a evitare conflitti nel prossimo futuro.

Di questo parleremo nelle puntate seguenti, se IDDIO vorrà.

MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO” L’ESPANSIONISMO DEL GUERRAFONDAIO ERDOGAN

5) – La questione della leadership nel mondo islamico. Il caso Khashoggi

Una delle ultime immagini del giornalista Jamal Ahmad Khashoggi, assassinato all’interno del Consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul.

Una delle ultime immagini del giornalista Jamal Ahmad Khashoggi, assassinato all’interno del Consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul.

L’AFFARE KHASHOGGI – Il presidente turco Erdogan non è solamente un terrorista guerrafondaio, come la recente invasione della Siria ha confermato, non fossero bastate tutte le precedenti “prodezze”, a cominciare dall’appoggio all’Isis. Il presidente turco Erdogan è un vero e proprio diavolo, che da tempo immemore si traveste da musulmano esemplare, per perseguire tenacemente i suoi voraci progetti di potere personale.

Un esempio lampante di questo suo “lato oscuro” è il caso Khashoggi. Costui era un giornalista saudita, legato alla famiglia reale, che negli ultimi tempi aveva manifestato forti critiche al regime dei Saud.

Khashoggi è stato assassinato, come accertato anche da una apposita commissione ONU, all’interno del consolato saudita A ISTANBUL. Per chi volesse approfondire tutta la storia dell’omicidio di Khashoggi, consiglio vivamente questo post, è praticamente un libro, documentatissimo.

Qui, mi interessa sottolineare che le indagini sulla sua morte, hanno potuto svilupparsi con successo solo in quanto le autorità turche, in particolar modo le forze dell’ordine e i servizi segreti, hanno rese pubbliche tutte le immagini delle telecamere disponibili, e soprattutto, le registrazioni audio di quello che era accaduto a Khashoggi, in quanto il consolato era abilmente sorvegliato da sofisticatissime apparecchiature, che non erano state rilevate neanche dagli esperti sauditi.

Khashoggi mentre entra nel consolato saudita a Istanbul. Non ne uscirà vivo.

Khashoggi mentre entra nel consolato saudita a Istanbul. Non ne uscirà vivo.

Questo significa una sola cosa, molto semplice: ERDOGAN AVREBBE POTUTO INSABBIARE IL TUTTO, e rendere quindi le indagini molto complicate, se non impossibili. INVECE HA DECISO DI RENDERE IL TUTTO PUBBLICO. PERCHE’?

Non per amor della verità, naturalmente. E nemmeno per amore della giustizia. Ha deciso così perché Muhammad bin Salman era, ed è, un suo RIVALE.

 

IL RIVALE SAUDITA – Nel libro-saggio del 1996, “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”, Samuel Huntington, anche lui poi iniziato (e in seguito divenutone anche, per qualche anno, “Maestro Cerimoniere”) alla Ur-Lodge massonica “Hathor Pentalpha”, prima di arrivare a delineare la Turchia come Stato-guida della Civiltà Islamica, aveva pensato, per questo ruolo, all’Arabia Saudita, che aveva poi scartato perché troppo scarsa di popolazione, e perchè, a causa della “vulnerabilità geografica”, la giudicava troppo dipendente dall’occidente. Ciò non toglie però che, in base a caratteristiche ben chiarite nel libro (pag. 259-260), l’Arabia Saudita venga considerato comunque lo stato numero due della lista. Questo fa sì che i due stati, Arabia Saudita e Turchia, si considerino in qualche modo, almeno dal 2000, anno di fondazione della Superloggia “Hathor Pentalpha”, come due rivali in questa corsa al ruolo di stato-guida della civiltà islamica.

Il libro “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”. Vi si descrive la Turchia come designato “Stato-guida” della civiltà islamica.

Il libro “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”. Vi si descrive la Turchia come designato “Stato-guida” della civiltà islamica.

I RAPPORTI COL QATAR – Tenendo sempre presente questa rivalità coi Saud (anche loro, tutti iniziati alla “Hathor Pentalpha”), Erdogan ha da anni cominciato a tessere rapporti particolari col Qatar (stato finanziatore di terroristi, ed iniziatore principale della guerra contro la Siria, assieme agli USA).

Già nel 2014 c’era stata una visita ufficiale, dell’Emiro del Qatar ad Ankara, e nel dicembre del 2015 la Turchia annunciava la prossima costruzione di una base turca in Qatar. Cosa apparentemente del tutto incomprensibile e, sempre apparentemente, per nulla necessaria alla difesa del piccolo regno, visto che ospita già da tempo una grande base militare USA. Ma comprensibilissima, anzi necessaria, se si tiene presente il quadro esoterico e geo-politico fin qui descritto. La base è poi stata regolarmente impiantata, con tanto di personale militare turco.

L’incontro tra l’emiro del Qatar, Tamin bin Hamada at-Thani, e il presidente turco Erdogan.

L’incontro tra l’emiro del Qatar, Tamin bin Hamada at-Thani, e il presidente turco Erdogan.

A conferma degli stretti rapporti tra i due paesi, tra l’altro entrambi da sempre sostenitori-padroni dell’organizzazione para-massonica “Fratelli Musulmani”, in un incontro dell’agosto 2018, l’emiro ha annunciato investimenti in Turchia per più di 13 miliardi di dollari, proprio in un momento di crisi Turchia-Usa:

https://www.ilpost.it/2018/08/16/qatar-offerto-aiuti-turchia/ .

I RAPPORTI CON L’IRAN – Il presidente turco aveva da tempo, dopo un periodo di relativa freddezza, cominciato a ristabilire buoni rapporti anche con l’Iran. Lo si evince da molte dichiarazioni di politici di questi paesi fin dall’inizio del 2016. Un esempio potete averlo in questo articolo di un giornalista turco, scritto in gennaio.

Questo riavvicinamento andava contro i disegni della Superloggia “Hathor Pentalpha”, laddove l’Iran non è prevista come potenza regionale autonoma, dunque va assorbita dallo “Stato-guida” della civiltà islamica, che è la Turchia.

IL COLPO DI STATO – Nel luglio 2016, in Turchia ci fu un fallito colpo di stato contro Erdogan (per chi vuol saperne di più).

Qualcuno ha ipotizzato che fosse un colpo di stato finto, messo in scena dallo stesso Erdogan, per poi fare la vittima e giustificare la forte repressione che ne è seguita. Personalmente, non lo posso escludere, ma sono più portato a credere che sia stato un colpo di stato vero, o anche un “mezzo colpo di stato”, fatto partire ma poi non proseguito, al fine di mandare un messaggio-minaccia a Erdogan. Lo stesso articolo di Wikipedia sopra citato sostiene, citando fonti serie, che l’ipotesi più probabile è che il golpe fallito sia stato un vero golpe, e non un finto golpe. Ma chi aveva interesse a minacciare o intimidire Erdogan? Gli unici, secondo logica, ad avere questo interesse, potevano essere i Saud e i “pentalphiani”.

 

SI AVVICINA ANCHE LA RUSSIA – La Russia nel saggio di Huntington è vista come rivale-nemica non assimilabile dall’Occidente, e potenza che va dunque tenuta separata (la “civiltà ortodossa”, secondo il disegno dei pentalphiani, deve essere tenuta lontana, e possibilmente in inferiorità militare, dall’occidente). Dopo il fallito golpe, si assiste ad un riavvicinamento, da parte della Turchia, anche con la Russia, dopo la crisi in seguito all’aereo russo abbattuto (per sbaglio?) dai turchi. Comincia una serie di summit ufficiali RUSSIA-IRAN-TURCHIA, preparati da un primo incontro trilaterale del 27-12-2016, a Mosca. Il primo, si tenne a Sochi nel novembre 2017. L’ultimo, il quinto finora, si è tenuto il 16 settembre 2019.

Rohani, Putin e Erdogan durante l’incontro a Sochi nel febbraio 2019.

Rohani, Putin e Erdogan durante l’incontro a Sochi nel febbraio 2019.

CRISI QATAR-SAUD, E ASCESA DI MUHAMMAD – L’Arabia Saudita, dal canto suo, ha sempre mantenuto distanza e inimicizia con l’Iran, anzi ravvivandole spesso con vere e proprie dichiarazioni di guerra, in perfetta assonanza con i pentalphiani (neocons) USA. Nel maggio 2017, esplode la crisi col Qatar, che covava da tempo:

https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201706164644921-grande-gioco-mediorientale-qatar-arabia-saudita/ .

Il 21 giugno 2017, il principe saudita Muhammad bin Salman viene designato ufficialmente erede al trono di re Salman. I suoi primi atti si caratterizzano per due principali risvolti: da una parte, cerca di darsi una patina di riformatore e di moderato, varando alcuni allentamenti delle leggi saudite, specialmente in favore delle donne. Dall’altra, rinfocolando l’avversione all’Iran, e aumentando i finanziamenti e il sostegno alla guerra contro lo Yemen.

La prima faccia serve a cominciare a costruirsi un’immagine di leader dei musulmani di tutto il mondo, che per essere tale ha bisogno di essere quantomeno “ammorbidita”. E non è certo un caso che questi “cambiamenti”, in sé comunque positivi, siano stati enormemente enfatizzati dai media occidentali.

La seconda faccia serve ad accreditarsi come servo fedele del progetto pentalphiano, e dunque come serio antagonista del “ballerino” Erdogan.

 

KHASHOGGI: UNA TRAPPOLA? – E da questo punto di vista, qualcuno ha osservato che il barbaro omicidio del povero Kashoggi, avvenuto all’interno proprio del consolato saudita a Istanbul, abbia tutto il sapore di una trappola. Infatti, la sua fidanzata e prossima moglie, che lo aspettava fuori dal consolato, da cui non è mai uscito vivo, è una ragazza turca. La quale, ha dichiarato recentemente che dedicherà tutta la vita a cercare giustizia per il suo mancato marito. Comunque siano andate le cose, l’affare Khashoggi è un’ombra impossibile da cancellare, una macchia indelebile, per uno che si vuole candidare ad essere il leader dei musulmani di tutto il mondo. Erdogan sembra quindi aver fatto fuori dai giochi il principino.

Khashoggi con la fidanzata turca, promessa-sposa, Hatice Cengiz.

Khashoggi con la fidanzata turca, promessa-sposa, Hatice Cengiz.

Del resto, lo stesso Erdogan, pochi giorni prima di invadere la Siria, proprio il 2 ottobre, anniversario della morte di Khashoggi, ha ricordato l’omicidio, e ha promesso di continuare la “ricerca della verità”. E le sue parole alludevano non tanto all’Arabia Saudita come paese, ma al principino Muhàmmad. Il suo rivale. O meglio, Ex-rivale:

https://www.agi.it/estero/khashoggi_anniversario_morte-6279407/news/2019-10-02/ .

 

IL PROGETTO E’ SVELATO – Ed ora, proprio in questi giorni, il progetto di stato-guida della Turchia a guida Erdogan, almeno nel versante delle conquiste territoriali, è stato svelato.

 image8

La “futura Turchia” comprende metà della Siria, pezzi di Iràq, di Iràn, di Grecia, Cipro tutta intera e tutte le isole dell’Egeo, persino un pezzo di Bulgaria.

Noi non guardiamo alle terre degli altri. Noi rivogliamo solo quello che è nostro.” Così si legge in un post, sulla sua pagina personale, del Ministro della “Difesa” turco, Hulusi Akar.

E, avendolo postato, è evidentemente in qualche modo un progetto che si vuole rendere pubblico. Non tanto all’opinione pubblica mondiale, quanto agli “addetti ai lavori” del circuito massonico.

Questo significa solo che il diavolo Erdogan si sente sempre più forte, fra i “fratelli” massoni, e non teme più la rivalità del saudita Muhàmmad. E la cartina parla chiarissimo.

Qui, l’articolo che ne ha dato notizia.

 

Ma l’invasione della Siria da parte del sultano non è piaciuta affatto alla Russia e all’Iràn, e in questa situazione si è inserita la NATO, che con alcune dichiarazioni del capo Stoltenberg, pur chiedendo a Erdogan una generica “moderazione” (si introduce il concetto di “guerra moderata”?), cerca di rientrare nel gioco. Ha detto infatti che la Nato non espellerà la Turchia: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Nato-il-segretario-generale-La-Turchia-fuori-dal-Patto-Atlantico-fuori-discussione-869141e3-8d5b-4158-96de-bba91d6224f3.html .

Il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, a colloquio con Erdogan.

Il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, a colloquio con Erdogan.

Come si è visto, e come si vedrà in futuro, Erdogan è un vero camaleonte della politica, che cambia amicizie e alleanze come cambia il vento.

Un diavolo che non ha alcuna moralità, né politica né tantomeno religiosa.

Un diavolo che cerca solo il potere.

Per chi volesse comprendere il personaggio Erdogan a fondo, ricordiamo i primi 4 articoli di questa inchiesta, che potrete trovare all’interno del sito www.civiltaislamica.it, nella colonna a sinistra, su sfondo nero.

 

 

 

MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO”

4) – L’invasione della Siria e i rapporti coi terroristi

Immagini dei bombardamenti di Erdogan sul nord-est della Siria.

Immagini dei bombardamenti di Erdogan sul nord-est della Siria.

«La nostra missione è prevenire la creazione di un corridoio del terrore al confine meridionale del nostro Paese e portare la pace nell’area… Il nostro esercito penetrerà per una profondità di 30, 35 chilometri in territorio siriano. Al momento mi risulta che 490 terroristi dell’Ypg siano stati uccisi. L’operazione ‘Fonte di Pace’, di cui ci assumiamo la responsabilità, è diretta a distruggere le postazioni dei terroristi Ypg, non contro i curdi che sono nostri fratelli. Vogliamo consolidare l’integrità territoriale della Siria”, ».

Queste sono le parole del presidente turco Erdogan, che hanno accompagnato l’invasione del nord-est della Siria, da parte dell’esercito e dell’aviazione turca, cominciata il giorno 9 ottobre 2019.

Ho ritenuto riportarle, per correttezza di informazione, perché nella loro completezza non sono state riportate dai media mainstream.

Le cronache, ad oggi, ci dicono che ci sono state molte vittime anche fra i civili, e tra l’altro è stata colpita anche un’autoambulanza di una ONG italiana.

 

COSA DICE IL CORANO

Ho già, nei tre articoli precedenti di questa mia inchiesta, descritto chiaramente il profilo reale di Erdogan, massone iniziato alla sanguinaria superloggia massonica transnazionale “Hathor Pentalpha”, responsabile di tutto il terrorismo mondiale dall’11 settembre 2001 ad oggi, superloggia a cui erano affiliati, oltre ai Bush e ai Saud, anche il “califfo” dell’Isis Abu Bakr al-Baghdaddi, e Osama Bin Laden.

Il Sublime Corano autorizza alla guerra solo per legittima difesa, e vieta esplicitamente l’aggressione armata, cioè proibisce ai musulmani di essere gli iniziatori di una guerra.

Ci sono molti versetti (ayaat) che dicono questo. Qui cito un brano molto conosciuto, e molto esplicito sull’argomento:

(190) Combattete per la causa di Allàh coloro che vi combattono e non siate voi gli aggressori! In verità, Allàh non ama gli aggressori.

(191) Perciò, (se vi aggrediscono) siete autorizzati a ucciderli, dovunque li troviate, e a cacciarli da qualsiasi luogo, da cui vi abbiano cacciato.

La persecuzione religiosa è più grave dell’uccisione.

Nessuna azione militare deve esser compiuta da voi nei pressi della sacra Moschea, tranne che per rispondere ad una azione militare, promossa contro voi in quell’area. Se essi uccidono voi, voi uccidete loro; così Noi ricompensiamo quelli che nascondono la verità.

(192) Se essi sospendono le ostilità, (sappiate che) Allàh è perdonatore e clementissimo.

(193) Combatteteli, perciò, soltanto fino a quando non ci sia più persecuzione religiosa [DA PARTE LORO] e il culto sia reso ad Allàh. Perciò, se sospendono le ostilità, cessino le ostilità da parte vostra, tranne che contro gli oppressori.

(194) Il mese sacro per il mese sacro, cosa sacra per cosa sacra. Perciò, se qualcuno vi aggredisce, aggreditelo voi pure, nello stesso modo, nel quale vi ha aggredito, però siate timorati di Allàh e sappiate che Allàh è con i timorati.

 

Tutto molto chiaro, dunque.

E’ proibito ai musulmani essere aggressori, e le guerra è consentita solo per legittima difesa.

E l’ultimo versetto citato è una ulteriore minaccia contro i musulmani che non rispettano questo ordine: dice chiaramente che ALLAH non è con loro.

A queste premesse, tratte dal Sublime Corano, va anche aggiunta tutta la storia del Profeta Muhàmmad, che dimostra che lui ha sempre combattuto per DIFENDERE la giovane comunità musulmana, mai per aggredire altre comunità. Chi volesse informarsi a proposito, può cliccare qui.

 Dunque, sia il Corano, sia la Sunnah del Profeta Muhàmmad, ci dicono che al musulmano è proibito far guerra a chicchessia, se non in caso di legittima difesa da aggressioni altrui. E se il musulmano deve cessare le ostilità, se cessano quelle del nemico, significa che ai musulmani è proibita anche la vendetta, per quanto giustificabile possa essere. E, su queste basi inoppugnabili, è ancora più ovvio che per un musulmano non è neanche minimamente immaginabile quella che viene chiamata “guerra preventiva”, come sembra essere quella scatenata dal presidente turco in Siria, guerra che intenderebbe evitare il formarsi di uno stato curdo ai confini con la Turchia.

Se rimaniamo in campo strettamente religioso, Erdogan si è comportato, per l’ennesima volta, in senso esattamente contrario a tutti gli insegnamenti islamici.

 

LA QUESTIONE CURDA IN SIRIA

La questione curda è antica, quella di un popolo che non riesce ad avere un proprio stato.

Senza fare tutta la storia della questione, si può dire in questa sede che i curdi sono sempre stati utilizzati, in particolar modo dalle potenze occidentali, Israele in testa, come spina nel fianco di tutte le nazioni arabe e musulmane. E questo “appoggio” è consistito in consistenti forniture di armi, mezzi e denaro in quantità, anche in direzione di gruppi chiaramente estremisti e terroristi.

Bisogna dire innanzitutto che la maggioranza dei curdi, circa l’80%, sono musulmani di scuola sunnita, presenti in Siria da circa 800 anni. E come negli altri paesi in cui si sono stanziati, Iràq, Iràn, Turchia (dove sono quasi 20 milioni: evidentemente non tutti ostili allo stato turco), anche in Siria la rivendicazione di uno “stato nazionale curdo” è stata sostanzialmente inesistente, fino a quando l’occidente non ha deciso di farne un’arma di destabilizzazione perenne del Medio Oriente. Per di più, proprio in Siria, la presenza curda si presenta come omogeneamente disseminata un po’ ovunque, e non esiste una zona consistente di territorio che possa definirsi come “zona curda”, e questo è anche il motivo per cui i curdi sono sempre stati contrari a una riforma costituzionale proposta nel recente passato, che avrebbe costituito le regioni: se fosse passata, infatti, i curdi non sarebbero stati maggioranza in nessuna regione.

Inoltre vi è da dire che, nelle zone da loro in questo momento occupate, o occupate nel recente passato, i curdi hanno praticato, in maniera organizzata e scientifica, una vera e propria pulizia etnica, espellendo quasi due milioni di persone. Questo, occupando città che non erano mai state “curde”, come Raqqa e Deir Ez-Zor. Il motivo? Petrolio, una produzione giornaliera di 630.000 barili al giorno.

Dunque, i curdi, in Siria soprattutto, non hanno chiesto diritti per una regione in cui vivevano, ma hanno deliberatamente operato, approfittando del caos generato dalla guerra in Siria e dall’avvento dell’Isis, trasferimenti e spostamenti di popoli, e di loro stessi, per ritagliarsi un proprio spazio, ai danni della Siria. Un po’ come se un milione di tedeschi si traferisse in Alto Adige, e pretendesse l’indipendenza dall’Italia. Nessuno lo accetterebbe, men che meno lo accetterebbero l’Italia e gli italiani. Aggiungiamo, concludendo, che lo YPG, l’esercito dei curdi che combattono in Siria, sono una frangia molto minoritaria dell’universo curdo, per di più caratterizzata da accuse, non del tutto fantasiose, di estremismo e terrorismo.

 L’IPOCRISIA DELL’OCCIDENTE, E DEI FRATELLI MUSULMANI

Per anni, i media occidentali ci hanno raccontato la balla del “macellaio Asad”, e ci hanno meravigliato le gesta dei “ribelli moderati” e dei “guerrieri della libertà”.

Abbiamo poi scoperto che fra questi “ribelli moderati” c’erano anche fior di terroristi, tipo Al Qaeda, ed altri.

In assonanza perfetta con la propaganda degli occidentali, dei sauditi e dei sionisti contro Asad, il quale, non dimentichiamolo mai, era ed è (sia da un punto di vista storico-religioso-morale, che dal punto di vista del diritto internazionale) il legittimo leader della nazione siriana, sono sempre stati i leader di tutto il mondo dei “Fratelli Musulmani”, e i leader di tutte le organizzazioni islamiche che sono, anche solo ideologicamente, riconducibili al loro impianto teorico integralista, a manifestare il loro totale appoggio a questi “ribelli moderati”. Ribelli che avevano e hanno il loro riferimento “istituzionale” in sigle come “Esercito Siriano Libero”, e “Consiglio Nazionale Siriano”, tutte sigle costituite all’estero. Nelle foto qui sotto mostro un paio di esempi di questa “consonanza”.

Mohamed Nour Dachan, medico siriano, è stato per molti anni presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche Italiane (UCOII), ed è membro del Consiglio Nazionale Siriano. Si noti la bandiera con le tre stelle rosse (quella della Siria è uguale, ma con due sole stelle).

Mohamed Nour Dachan, medico siriano, è stato per molti anni presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche Italiane (UCOII), ed è membro del Consiglio Nazionale Siriano. Si noti la bandiera con le tre stelle rosse (quella della Siria è uguale, ma con due sole stelle).

In questa foto vediamo Asmae Dachan, figlia del dottor Mohamed Nour di cui sopra, anche lei con la sciarpa-bandiera dei “ribelli moderati”. E’ stata recentemente al centro di polemiche in Italia, allorchè la Presidenza della Repubblica ha deciso di assegnargli un cavalierato. Su questo fatto, e sulle polemiche connesse, potete leggere questo mio post: http://www.civiltaislamica.it/atualita/lettera-meloni/ .

In questa foto vediamo Asmae Dachan, figlia del dottor Mohamed Nour di cui sopra, anche lei con la sciarpa-bandiera dei “ribelli moderati”. E’ stata recentemente al centro di polemiche in Italia, allorchè la Presidenza della Repubblica ha deciso di assegnargli un cavalierato. Su questo fatto, e sulle polemiche connesse, potete leggere questo mio post: http://www.civiltaislamica.it/atualita/lettera-meloni/ .

 

Ora, si dà il caso che l’esercito turco si trovi a combattere assieme a questi “ribelli moderati”, contro i curdi che hanno occupato il nord-est della Siria. Ecco qui sotto una foto eloquente a riguardo.

Combattenti “moderati”, filo-turchi, mostrano la bandiera a tre stelle dell’ “Esercito Siriano Libero”, dopo aver catturato due combattenti curdi.

Combattenti “moderati”, filo-turchi, mostrano la bandiera a tre stelle dell’ “Esercito Siriano Libero”, dopo aver catturato due combattenti curdi.

Qui c’è un’istantanea, estremamente emblematica, dell’incommensurabile ipocrisia occidentale, da una parte, e delle organizzazioni riferibili ideologicamente ai “Fratelli Musulmani”, dall’altra.

L’ipocrisia occidentale consiste in questo: adesso che, per vari motivi, i media occidentali hanno avuto l’input di condannare in tutti i modi Erdogan, ammettono la verità che hanno sempre nascosto, e cioè che questi “ribelli moderati” non sono tali, ma sono estremisti islamici, “jihadisti”, come amano chiamarli. Che poi è la verità. Ma, fino ad oggi, per i media occidentali era una menzogna, perché “terroristi” e “jihadisti” erano le espressioni, ineccepibili, usate da Asad per indicarli all’opinione pubblica. Ecco un articolo esemplare a proposito.

L’ipocrisia degli integralisti affini ai F.M., invece, consiste nel fatto che stanno zitti, e non controbattono a questo “cambiamento d’umore” dei media occidentali, mentre invece ora il nemico sono i curdi siriani del YPG, alleati e amici fino a ieri. Perché? Perché Erdogan, come tutti sanno, meno molti musulmani, si è conquistato la leadership del mondo islamico integralista, dello “Islàm politico”. E i Fratellini Musulmani e i loro affini, tutti, obbediscono alla nuova linea.

Allineati e coperti.

Fregandosene del Corano e degli insegnamenti del Profeta Muhàmmad. E anzi, contribuendo a infangare in tutto il mondo l’immagine dei musulmani, contribuendo a dipingerli come guerrafondai e violenti.

 ERDOGAN E L’ISIS

Erdogan, del resto ha avuto notoriamente contatti molto stretti con l’ISIS, e con tutte le milizie terroristiche che hanno combattuto la Siria.

Si scoprì anche che aveva organizzato, tramite suo figlio, un traffico di petrolio, proprio con l’Isis. Le accuse venivano da generali dell’esecrito russo, con tanto di foto documentali. Le accuse furono poi seguite da un bombardamento dei russi a una colonna di automezzi che portavano il petrolio in Turchia.

Ecco un articolo che ne parlava, che riprendeva la notizia dalla stampa russa.

Questo è un altro articolo interessante sull’argomento, che fa luce anche sul ruolo degli americani, e sul rapporto degli americani coi Fratelli Musulmani.

E questo è invece l’articolo in cui si mostra il bombardamento, da parte dei russi, delle colonne di camion-cisterna che portavano il petrolio, dai giacimenti controllati dall’Isis, verso la Turchia.

Dunque, come ho mostrato in questi miei post, indipendentemente dall’opinione dell’occidente, dove le informazione sono normalmente manipolate, distorte e/o falsificate, i musulmani devono prendere le distante da Erdogan, e considerarlo quantomeno come un estraneo all’Islàm, la religione del Corano e del comportamento del Profeta Muhàmmad.

 

Per chi volesse leggere i precedenti miei tre post sul terrorista Erdogan, eccovi i link:

 (prima puntata, Erdogan il massone);

 (i “fratelli” di Erdogan);

(l’accordo con Israele, tradimento della Palestina).

 

I post si trovano sul sito www.civiltaislamica.it . Se non funzionano i link, potete andare sul sito e cercare fra gli articoli della colonna di sinistra, con lo sfondo nero.

I SUNNITI IRACHENI SOLIDARIZZANO CON L’IRAN SCIITA

Fatwa storica e senza precedenti, verso il superamento della divisione fra sunniti e sciiti

Lo Shaykh Abdul-Latiif al-Humaym nel dicembre 2018, alla cerimonia di posa della prima pietra per la ricostruzione della Moschea an-Nuuri di Mosul, distrutta dai terroristi nel 2017. La ricostruzione completa è prevista entro i prossimi cinque anni.

Lo Shaykh Abdul-Latiif al-Humaym nel dicembre 2018, alla cerimonia di posa della prima pietra per la ricostruzione della Moschea an-Nuuri di Mosul, distrutta dai terroristi nel 2017. La ricostruzione completa è prevista entro i prossimi cinque anni.

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Ringraziando IDDIO, pare che al mondo esistano ancora dei sunniti che intendono contrastare il sionismo.

Da tempo il sottoscritto sostiene che la divisione fra sunniti e sciiti, come fra tutte le altre correnti presenti nel mondo musulmano, non dipendano dal Corano, ma da interpretazioni umane di tradizioni spesso manipolate. Ora, giunge un importante dichiarazione che va nella direzione di un riavvicinamento tra le comunità musulmane divise.

L’importante religioso sunnita iracheno, lo shaykh Abdul-Latif al-Humaym, Presidente del cosiddetto Iraqi Sunni Endowment Diwan, o Ufficio del Waqf Sunnita, in arabo Diwaan al-Waqf, ha rilasciato una dichiarazione storica in cui invita tutta la comunità sunnita dell’Iraq a difendere l‘Iran.

Lo sceicco Abdul-Latif al-Humaym, figura insigne della cultura irachena e autore di numerosi libri sull’insegnamento islamico, ha emesso una fatwa (giudizio religioso) in cui invita tutte le comunità sunnite del Paese arabo a difendere l’Iran contro le politiche ostili degli Stati Uniti. I media iracheni hanno riferito che la fatwa non ha precedenti in Iraq e di certo è la prima del suo genere dalla cacciata dell’ex dittatore Saddam Hussein, nel 2003.

Al-Humaym ha però esteso l’invito a tutti i musulmani di tutto il mondo. Infatti, tra le altre cose, ha sottolineato:

Non solo l’Iraq, ma anche tutti i membri della ummah islamica dovrebbero contrastare le politiche ostili degli Stati Uniti contro l’Iran e tutti gli Stati islamici e arabi”.

L’alto religioso sunnita ha anche aggiunto:

Tutti i cambiamenti in Medio Oriente e in tutto il mondo islamico sono parte di un progetto per neutralizzare i Paesi più potenti del mondo islamico a protezione del regime sionista di Israele“.

Al-Humaym ha inoltre osservato che il piano sionista con cui hanno gettato nel caos l’Iraq, la Siria e la Libia, stanno ora tentando di attuarlo anche con l’Egitto.

Il religioso iracheno ha dichiarato che le politiche ostili degli Stati Uniti contro l’Iran sono in linea con il progetto sionista in Medio Oriente.

Moschea di Abu Hanifa, nel quartiere a maggioranza sunnita di Al-A'zamiyya a Baghdad, sede del Diwan al-Waqf dei sunniti. Lo Ufficio del Waqf sunnita, in inglese Sunni Endowment Diwan, in arabo Diwaan al-Waqf, è un'amministrazione irachena creata dal Consiglio di governo iracheno all'indomani della caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003. Il suo compito è quello della gestione dei luoghi di culto dei sunniti in Iraq. In Iraq esiste anche un Waqf per il culto degli sciiti, ed un Waqf per il culto delle altre confessioni religiose.La nomina del Presidente di ogni Waqf è governativa, prerogativa del Primo Ministro. La legge stabilisce che il presidente del Diwan, prima della nomina del Primo Ministro, debba ricevere l'approvazione del Consiglio degli ulema sunniti, per quanto riguarda il Waqf sunnita, e del grande Ayatollah sciita, per quanto riguarda il Waqf sciita.

Moschea di Abu Hanifa, nel quartiere a maggioranza sunnita di Al-A’zamiyya a Baghdad, sede del Diwan al-Waqf dei sunniti. Lo Ufficio del Waqf sunnita, in inglese Sunni Endowment Diwan, in arabo Diwaan al-Waqf, è un’amministrazione irachena creata dal Consiglio di governo iracheno all’indomani della caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003. Il suo compito è quello della gestione dei luoghi di culto dei sunniti in Iraq. In Iraq esiste anche un Waqf per il culto degli sciiti, ed un Waqf per il culto delle altre confessioni religiose.La nomina del Presidente di ogni Waqf è governativa, prerogativa del Primo Ministro. La legge stabilisce che il presidente del Diwan, prima della nomina del Primo Ministro, debba ricevere l’approvazione del Consiglio degli ulema sunniti, per quanto riguarda il Waqf sunnita, e del grande Ayatollah sciita, per quanto riguarda il Waqf sciita.

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La moschea an-Nuuri di Mosùl, in attesa della programmata ricostruzione. Nota per essere stata la moschea dal cui minbar, nel 2014, il falso “califfo”, il terrorista Abu Bakr al-Baghdaadi (in realtà massone della Ur-Lodge internazionale “Hathor Pentalpha”, “fratello massone” di Osama Bin Laden, di Bush, di Bolton, di Cheeney, dei Saud, di molti sionisti, e di altri fra cui Tony Blair e Nicholas Sarkoszy) fece la dichiarazione di fondazione del “Califfato” dell’Isis. Furono poi gli stessi terroristi, sconfitti e in fuga, a farla esplodere con cariche esplosive sistemate anche nel minareto, il 22 giugno del 2017.

La moschea an-Nuuri di Mosùl, in attesa della programmata ricostruzione. Nota per essere stata la moschea dal cui minbar, nel 2014, il falso “califfo”, il terrorista Abu Bakr al-Baghdaadi (in realtà massone della Ur-Lodge internazionale “Hathor Pentalpha”, “fratello massone” di Osama Bin Laden, di Bush, di Bolton, di Cheeney, dei Saud, di molti sionisti, e di altri fra cui Tony Blair e Nicholas Sarkoszy) fece la dichiarazione di fondazione del “Califfato” dell’Isis. Furono poi gli stessi terroristi, sconfitti e in fuga, a farla esplodere con cariche esplosive sistemate anche nel minareto, il 22 giugno del 2017.

LI’, DOVE I CRISTIANI PREGAVANO RIVOLTI A MECCA

Le radici islamiche del Portogallo

Il sito archeologico di Mertola, in Portogallo.

Il sito archeologico di Mertola, in Portogallo.

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Questo è un articolo che ho tradotto dall’inglese. In fondo al post trovate il link per accedere all’articolo originale.

 

Alla scoperta delle radici islamiche del Portogallo
DOVE I CRISTIANI PREGAVANO RIVOLTI A MECCA

Gli archeologi che lavorano nella zona di Mertola hanno passato gli ultimi 40 anni cercando le tracce del passato islamico del Portogallo. Quello che hanno trovato ha mostrato che l’Islàm non è alieno/straniero all’Europa, ma ha invece di fatto influenzato profondamente influenzato la storia e la cultura portoghesi.

Di Marta Vidal, 27-05-2019

 

Quando l’archeologo Claudio Torres visitò per primo Mertola, una piccola città del sud del Portogallo, inciampò su dei pezzi rotti di ceramica, vicino al castello medievale della città vecchia. L’area al culmine della ripida altura sulle rive del fiume Guadiana era stata abbandonata da parecchi secoli.

Vicino alle rovine, vide un’imponente chiesa dai muri intonacati e dagli archi a ferro di cavallo. Nella sua volta interna c’era un mihrab, una nicchia nel muro indicante la direzione di Mecca. Indice chiaro che la chiesa era stata una volta una moschea.

Allora capimmo che ci trovavamo di fronte a tracce importanti del periodo islamico in Mertola, e demmo rapidamente inizio agli scavi”, dice Torres, che visitò per primo la città assieme allo storico Antonio Borges Coelho, nel 1976. I cocci di ceramiche che trovarono sotto un albero di fico risultarono essere importanti manufatti islamici.

L’Islàm non si impose con la forza, ma si diffuse mediante il commercio. Basati sulla convinzione in una convinzione in un passato comune a Portogallo e Nord Africa, i lavori di Claudio Torres cercano di smascherare il concetto che descrive i musulmani come invasori e l’Islàm come qualcosa di estraneo all’Europa. Per Torres, il migliore esempio di coesistenza è la Chiesa di Mertola, che è anche la moschea medievale meglio conservata del Portogallo, dove i cristiani ancora pregano rivolti in direzione di Mecca.

L’Islàm non si impose con la forza, ma si diffuse mediante il commercio. Basati sulla convinzione in una convinzione in un passato comune a Portogallo e Nord Africa, i lavori di Claudio Torres cercano di smascherare il concetto che descrive i musulmani come invasori e l’Islàm come qualcosa di estraneo all’Europa. Per Torres, il migliore esempio di coesistenza è la Chiesa di Mertola, che è anche la moschea medievale meglio conservata del Portogallo, dove i cristiani ancora pregano rivolti in direzione di Mecca.

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Nell’ottavo secolo i musulmani arrivarono via mare dal Nord Africa, e presero il controllo di gran parte di quelle che oggi sono Portogallo e Spagna.

I musulmani avrebbero poi regnato su gran parte della Penisola Iberica, conosciuta dagli arabi come Al-Andalus, per molti secoli, prima della Reconquista cristiana.

Dopo la scoperta di ceramiche del periodo “andaluso”, un team di archeologi, ricercatori e studenti viene a Mertola ogni estate, per cercare tracce della storia islamica del Portogallo.

Abbiamo scoperto che Mertola era molto più importante di quanto immaginassimo”, dice Torres. Il porto fluviale della città ne fece la principale capitale della regione, che poi cominciò a declinare dopo il 13° secolo.

L’importanza dei resti trovati spinse Torres a fondare il Campo Archeologico di Mertola, nel 1978, e a trasferirsi permanentemente a Mertola con tutta la sua famiglia.

Da allora, gli archeologi hanno scoperto altre rare ceramiche islamiche, un quartiere almohade del 12° secolo, e un battistero del 6° secolo. Mertola ora conserva una delle più importanti collezioni di arte islamica del Portogallo. Da città impoverita in una zona marginale del Portogallo, essa è stata trasformata in una città-museo visitata da decine di migliaia di turisti ogni anno.

Ma quello che è stato scoperto a Mertola apre a molte implicazioni. Mostra profonde connessioni tra Europa e Islàm, e si oppone al modo in cui la storia viene raccontata in Portogallo.

Questo è il link per accedere all’articolo originale in inglese

IL VELO, IL CAVALIERATO INOPPORTUNO E I FRATELLI MUSULMANI

Lettera aperta a Giorgia Meloni, leader del partito politico “Fratelli d’Italia”

Asmae Dachan in un’intervista. Al collo una sciarpa del cosiddetto “Esercito siriano libero”, formazione militare creata degli americani, e accusata di molti atti di terrorismo. In tutti i casi, già questa sola foto dimostra che la attività della Asmae Dachan non si limitava ad un neutro sostegno ai profughi e ai bambini siriani, come sosteneva, ma si è sempre contrassegnata per l’appoggio totale ai ribelli anti-Asad. Una cosa dunque molto diversa da quella che appare dalle motivazioni che hanno spinto il Presidente della Repubblica Mattarella a concederle il cavalierato. I veri missionari e i veri volontari per la pace, infatti, non parteggiano mai per una delle fazioni in guerra, come ha fatto Asmae, ma si mantengono neutrali.

Asmae Dachan in un’intervista. Al collo una sciarpa del cosiddetto “Esercito siriano libero”, formazione militare creata degli americani, e accusata di molti atti di terrorismo. In tutti i casi, già questa sola foto dimostra che la attività della Asmae Dachan non si limitava ad un neutro sostegno ai profughi e ai bambini siriani, come sosteneva, ma si è sempre contrassegnata per l’appoggio totale ai ribelli anti-Asad. Una cosa dunque molto diversa da quella che appare dalle motivazioni che hanno spinto il Presidente della Repubblica Mattarella a concederle il cavalierato. I veri missionari e i veri volontari per la pace, infatti, non parteggiano mai per una delle fazioni in guerra, come ha fatto Asmae, ma si mantengono neutrali.

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Oggi, 2 giugno 2019, sarà consegnata ad Asmae Dachan, musulmana italiana figlia di immigrati siriani, la onoreficenza speciale di Cavaliere della Repubblica, conferitale dal Presidente della Repubblica.

La cosa ha suscitato commenti in tutto il paese, di cui questi articoli sono un esempio:

Asmae Dachan. Il riconoscimento del Quirinale e l’errore di valutazione della Meloni

“Mattarella premia giornalista vicina agli estremisti islamici”

Questa è una mia lettera aperta a Giorgia Meloni, leader del partito “Fratelli d’Italia”, che ha invitato il Presidente Mattarella a recedere dalla sua decisione.

A GIORGIA MELONI, LEADER DEL PARTITO POLITICO “FRATELLI D’ITALIA”.

 Sono un italiano, un italiano che dal 1991 ha abbracciato l’Islàm.

Mia moglie è italianissima come me, e anche lei, a un certo punto della sua vita, e prima di conoscermi, ha abbracciato l’Islàm. Da questo matrimonio sono nati tre figli, di nome Muhàmmad, Omar e Yùsuf, che dunque sono musulmani, e italianissimi, fin dalla nascita.

Ho ritenuto necessaria questa premessa, perché fosse utile a chiarire che esistono, nel nostro paese come in Europa e in tutto il mondo, cittadini che sono musulmani per scelta, e non per nascita o perché figli di emigrati, e che dunque il “problema” della religione islàmica, ammesso e non concesso che sia un problema, va considerato e studiato in maniera distinta da quello dell’immigrazione, col quale è collegato solo per alcuni aspetti, non sempre centrali.

Sono il direttore e fondatore del sito www.civiltaislamica.it , all’interno del quale si cerca di fornire un quadro il più possibile veritiero e aggiornato su tutte le problematiche connesse con la religione islamica e col mondo musulmano. Il sito si distingue per non avere alcun tipo di affiliazione o simpatia per nessuno schieramento politico specifico, riservandosi di volta in volta, quando ritenuto necessario, di sottolineare la positività o negatività di ogni posizione politica, senza preconcetti di sorta nei confronti di chicchessia.

Il Suo intervento recente, riguardo alla nota concessione del Cavalierato alla signora Asmae Dachan, ha suscitato molti commenti, di diverso tenore, talvolta di sostegno totale, talvolta di completa avversione.

Da parte nostra, attenendoci all’unico metro di giudizio che dovrebbe guidare ogni musulmana/o, cioè quello della compatibilità o non-contraddittorietà colla Rivelazione Coranica, ci troviamo a doverle rappresentare un nostro giudizio negativo, per una parte del Suo intervento, e un giudizio sostanzialmente positivo, per una seconda parte.

 1) IL VELO

E’ brutto dirlo, ma certi interventi sulla religione islamica, da parte Sua come di molti esponenti politici, in maggioranza del cosiddetto “centro-destra”, poggino su una totale misconoscenza delle problematiche islamiche, in particolar modo riguardo al velo. Eppure è tutto molto semplice.

A tal proposito, innanzitutto, non si può non osservare come l’espressione usata dalla Asmae, che ha descritto il velo come una “carezza protettiva”, corrisponda esattamente alla motivazione che viene data, nel Corano, alla motivazione del precetto del velo, che è questa:

 “O Profeta, dì alle tue spose, alle tue figlie, e alle donne dei credenti,
di coprirsi coi loro veli,
sarà il modo migliore per distinguerle dalle altre,
e per evitare che subiscano offese (molestie)” (Corano, 33, 59).

Non si rintraccia dunque, nel Corano, alcuna allusione, né esplicita né implicita, a presunti segni di sottomissione all’uomo, che sia il padre, il marito, o chiunque altro. Tale segno di sottomissione è invece costitutivo dell’uso millenario del velo nella società cristiana, che ha origine, come è noto, dal celeberrimo passo della Prima Lettera di Paolo ai Corinzi:

“Voglio che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuole mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo… Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza” (I Corinzi, 11, 2-16).

Da quanto qui esposto risulta che l’associazione del velo a una dittatura maschile, è invece originaria della tradizione cristiana, quanto estranea a quella islamica. Si è dunque qui operata una indebita trasmissione, inconscia o deliberata che sia qui importa poco, di un “difetto” proprio della cultura cristiana, a quella islamica, che ne è del tutto priva. Per di più, il Corano si rivolge espressamente ed esclusivamente alle musulmane, e questo dato, assieme al famoso versetto che recita “Non vi è costrizione nella religione”, chiarisce che, comunque, il velo non può essere imposto, né alle musulmane, né tantomeno alle non musulmane. In ultimo, ricordiamo che altri versetti in questione chiariscono che il velo deve coprire solo i capelli e il collo, dunque il volto deve rimanere scoperto. Sono dunque da ritenersi non-islamici i cosiddetti “veli integrali” che coprono il volto, che siano il burqa, il niqaab, o altri. In tal caso, ogni Stato ha ovviamente il diritto di proibire/sanzionare l’uso di tali veli “integrali”, in quanto possano essere ritenuti non conformi alle necessità della Pubblica Sicurezza. Da parte nostra, facciamo presente che l’uso di tali “veli integrali” è proibito persino all’interno della Sacra Moschea di Mecca, ed è in tutti casi proibito per le donne pregare col volto coperto. Del tutto fuori luogo dunque, le sue parole secondo cui la concessione del cavalierato alla Asmae sarebbe anche “un clamoroso sfregio alle donne e alle conseguite libertà per le donne”.

Di conseguenza, spero che Lei voglia d’ora in avanti tener presente queste considerazioni, al fine di por termine a valutazioni del tutto erronee, che portano solo ad incomprensioni ed a tensioni sociali che non hanno giustificazione alcuna. Si lascino, in poche parole, libere le musulmane di portare il velo, senza tacciarle abusivamente di “sottomissione all’uomo” ed altre allucinazioni consimili.

 2) ASMAE E I FRATELLI MUSULMANI

Condivido invece senz’altro le Sue osservazioni riguardo ai Fratelli Musulmani. A parte la errata definizione di “Imam di Genova” (il padre di Asmae è Imam di una moschea della zona di Ancona), la sua analisi è corretta, nella sostanza profonda, che supera eventuali individuabili piccole imprecisioni che qui non interessano. Naturalmente, con l’espressione “nella sostanza” intendo riferirmi al contenuto “ideologico” del suo commento, vale a dire l’individuazione dei Fratelli Musulmani come “humus” e ideologia di riferimento della politicizzazione e del processo di estremizzazione che ha caratterizzato il cammino di una parte del mondo islamico nei decenni recenti. Va da sé, al contempo, che, data la particolarità della detta organizzazione, che ha caratteri molto simili alla Massoneria (il suo fondatore, l’egiziano Hasan al-Banna, era un massone), è quasi impossibile, ma non è del resto per nulla necessario, provare l’affiliazione ad essa di chicchessia, in quanto trattasi di pratica quantomeno riservata, che gli affiliati si guardano bene, quasi sempre, di sbandierare, e anzi spesso negano del tutto.

Ma qualora, come a volte sembrerebbe ascoltando i Suoi interventi, il Suo intendimento fosse quello di combattere, con la scusa del contrasto all’estremismo per qualsivoglia altra motivazione, la religione islamica in tutto e per tutto, faccio notare che ciò contrasta inoppugnabilmente con la Carta Costituzionale, che come è noto prevede la libertà assoluta di culto, e vieta qualsivoglia discriminazione su basi meramente religiose. In tal caso, non potrà che trovare tutti i musulmani in opposizione totale.

Se invece, il suo intento è quello di lavorare nella direzione di purificare l’Islàm italiano da influenze estremiste e straniere, al fine di favorirne l’inserimento totale e a pieno titolo nella società italiana, il Suo può essere un buon inizio verso la Direzione giusta, che può essere battuta con sicurezza solo privilegiando i rapporti e le iniziative con i musulmani moderati, e soprattutto italiani, che invece la matrice politica dei Fratelli Musulmani tende a emarginare, se non a sotterrare del tutto. Faccio qui presente, a scanso di equivoci, che tale richiamo non si riferisce in alcun modo alla mia persona, che non ha alcun interesse (e né, ringraziando Iddio, alcuna necessità) a carriere o percorsi di tipo politico o riconoscimenti o incarichi di sorta.

Nel caso il Suo intento fosse quello, positivo, intelligente e lungimirante, che mi sono permesso di delineare in queste ultime righe, va comunque tenuto presente che i due aspetti qui evidenziati, che potremmo chiamare sinteticamente “del velo”, e “dei Fratelli Musulmani”, hanno da essere intrapresi contemporaneamente, in maniera inscindibile l’uno dall’altro.

E riguardo al Partito di cui Lei è leader, non sarà inutile ricordarle che i valori che più, almeno in teoria, contraddistinguono “Fratelli d’Italia”, quelli della sicurezza, della giustizia, della famiglia, da Voi ritenuti, giustamente, centrali e facenti parte della Tradizione Cattolica, sono per la sostanziale totalità del tutto coincidenti con quelli islamici, come ha fatto notare più volte Papa Francesco.

Cordialmente
Massimo Zucchi

NUOVO MANIFESTO

Per la ricostruzione e riorganizzazione della comunità islamica italiana. I musulmani italiani per l’edificazione di una società a misura d’uomo.

PREMESSA

Questo manifesto era stato scritto da me nel 2016. Nel frattempo, la mia personale opinione rispetto al problema dei rapporti fra i musulmani italiani e lo Stato Italiano si è andata modificando in alcuni punti importanti, pur restando totalmente inalterata in altri punti. Quelli che seguono sono, a mio parere, i principi imprescindibili che devono caratterizzare l’opera dei musulmani in Italia.

Testo:

Nel nome d’IDDIO, il Clemente, il Misericordioso

Negli ultimi anni, a diverse riprese, si sono abbozzate delle proposte per individuare una piattaforma che possa costituire una base per la costruzione di un organismo rappresentativo unitario dei musulmani italiani.

Idea e intenzioni paiono a prima vista interessanti, e dunque il sottoscritto mette sul piatto le proprie considerazioni sull’argomento, con alcune proposte pratiche. ll semplice accenno alla necessità di un organismo rappresentativo unitario, precipita in atmosfera politica, per cui qualsiasi idea si possa avere sull’argomento, non può prescindere da un’analisi della situazione politica attuale, nazionale ed internazionale.

Come ho avuto modo di spiegare in molti miei post, i leader dei paesi dell’area geopolitica identificata come “mondo islamico” sono, non da oggi, totalmente invischiati in realtà politico-economiche, le quali perseguono interessi e obiettivi di carattere sostanzialmente privato, che nulla hanno a che vedere con l’ISLAM in quanto pratica religiosa quotidiana della persona umana. Perdipiù, alcuni di questi paesi, tramite i loro servizi segreti, risultano pesantemente invischiati nel terrorismo internazionale.

La necessità che si evince da questo quadro, è che la costituenda organizzazione di musulmani italiani autoctoni si auto-finanzi per la realizzazione dei suoi scopi istituzionali per principio avvalendosi di aiuti, appoggi e sostegni provenienti esclusivamente dagli associati, non accettando aiuti, appoggi e sostegni di qualsivoglia natura da parte di organizzazioni straniere, e questo per mantenere il più possibile puro e genuino il corpo della comunità dei musulmani italiani, chiudendo così la porta a possibili interferenze, essendo noto che “chi paga l’orchestra, comanda la musica”. In altre parole andranno dunque, innanzitutto, rifiutate e scartate da parte della costituenda organizzazione proposte di finanziamento da parte di organizzazioni di propaganda religiosa appartenenti a Stati dell’area geo-politica identificata genericamente come “mondo islamico”. È questo – a nostro avviso – l’unico modo per porre una prima pietra identitaria alla costituenda realtà associativa nazionale italiana sul territorio della Repubblica, laddove, peraltro, esistono già in Italia numerose associazioni religiose islamiche nazionali, che però, pur fregiandosi dell’aggettivo “islamica”, sono di fatto delle filiali di stati stranieri.

Potranno inoltre essere membri effettivi esclusivamente cittadini italiani musulmani titolari di diritti politici attivi e passivi con tre generazioni di ascendenti dei due genitori di lingua italiana, ma potrà essere membro anche chi di origine non italiana, e tuttavia cittadino della Repubblica, abbia ufficialmente rinunciato alla cittadinanza d’origine, onde il pre-requisito indispensabile per assumere cariche dirigenziali di qualsiasi tipo all’interno della comunità, sia quella di possedere LA SOLA CITTADINANZA ITALIANA.

A nostro avviso, solo dei musulmani che siano, almeno formalmente, italiani al 100%, possono presentarsi di fronte alle istituzioni della Repubblica Italiana, essendo in tal modo in grado di far valere, con ragioni inoppugnabili, i diritti che la Costituzione riconosce non solo ai propri cittadini, ma a tutti i soggetti presenti sul territorio della Repubblica, in special modo quelli relativi alla libertà di praticare la propria religione, al pari di tutti gli altri.

Ed è solo su queste basi che, di pari passo con la costruzione di un organismo realmente rappresentativo, può cominciare l’edificazione di una comunità islamica, a sua volta fondamento primario per l’edificazione di una società veramente umana.

ORIENTAMENTO DOTTRINARIO E INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE – L’organismo in questione deve avere un orientamento dottrinale ben preciso e delineato, consistente nel non rappresentare nessuna delle diverse scuole giuridiche in particolare. Dunque, niente “sunniti”, niente “sciiti”, niente “ismailiti”, niente “confraternite sufi”, niente “malikiti”, niente “hanbaliti”, ecc. Chiunque si professi musulmano e creda nel Corano quale Parola di DIO, ha diritto di partecipare alla comunità, indipendentemente dalla eventuale scuola giuridica seguita. All’atto pratico, visto che poi le divisioni all’interno della “ummah” islamica derivano, nella quasi totalità dei casi, dalle diverse valutazioni e classificazioni che le varie scuole danno di quella che viene comunemente definita “Tradizione Profetica”, mentre invece sussiste un consenso pressochè unanime dei musulmani nel riconoscimento del Corano come Unica Parola di Dio, questo significa che la Consulta si impegna pubblicamente e solennemente affinchè, all’interno delle moschee e dei centri culturali islamici, si insegnino solamente la lingua araba e il Corano.

IMAM E DIRETTORE RESPONSABILE – Importantissima, e primariamente decisiva rispetto all’impronta da dare a tutta la comunità islamica italiana è, a mio parere, la distinzione, all’interno di ogni moschea-centro islamico, delle due figure di Imam e di Direttore Responsabile. Di fronte allo Stato Italiano, l’unico responsabile di quanto avviene in ogni singola moschea-centro islamico sarà il Direttore Responsabile, o Presidente che dir si voglia. L’Imàm dovrà essere un semplice incaricato pratico alla guida della Preghiera, e all’insegnamento della lingua araba e del Corano, il comportamento del quale sarà sotto la diretta e personale supervisione del Direttore, il quale assumerà quindi la responsabilità totale e personale del Centro Islamico.

I RAPPORTI CON LE ALTRE RELIGIONI – Una comunità organizzata in siffatto modo, potrà più agevolmente, e con più autorità e sicurezza, stabilire rapporti di stretta collaborazione, e sempre più spesso di “lotta comune”, con le altre confessioni religiose del nostro paese, con particolare riferimento ai cattolici. Di fronte all’attacco portato sempre più a fondo contro qualsiasi ipotesi di società umana basata sul creato da DIO (si pensi all’aborto, al gender, ecc.) è questa ormai una necessità assoluta. E d’altra parte, una comunità così organizzata potrà essere guida e mezzo per il raggiungimento dell’unità fra tutti i musulmani, elemento fondamentale della coesione sociale della società.

UN’OCCASIONE DA NON SPRECARE – Dunque, approfittiamo di queste recenti e interessanti proposte per porre basi solide, su cui costruire il nostro futuro, e quello dei nostri figli, IDDIO volendo.

E che DIO ci illumini tutti.

I FRATELLI MUSULMANI E LA MASSONERIA NELL’ISLAM, PAPA FRANCESCO NEGLI EMIRATI, LE MENZOGNE SUL PROFETA MUHAMMAD

Una trasmissione radio-web, su “Forme d’Onda”, incentrata su un’intervista al sottoscritto. Molti argomenti, molte domande, molte risposte

Il volantino di presentazione della puntata di “Forme d’Onda” di giovedì 28 febbraio 2019.

Il volantino di presentazione della puntata di “Forme d’Onda” di giovedì 28 febbraio 2019.

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“Forme d’Onda” è una bellissima trasmissione, incentrata su tutte le forme di spiritualità e sulla controinformazione, che va in onda sul web ogni giovedì alle 21,30. E’ condotta dagli ottimi Rudy Seery e Stefania Nicoletti, in maniera varia e mai noiosa, e ogni settimana presenta un argomento diverso da quella precedente, ma sempre con argomenti interessantissimi.

Ero stato già due volte ospite di questa trasmissione.

La prima volta, il 30 novembre del 2017, era un’intervista che, a partire da un attentato terroristico in Egitto, rivendicato dall’Isis, dava una panoramica generale sulla religione islamica destinata al grande pubblico, e indicava certi settori della massoneria internazionale come i veri responsabili del terrorismo internazionale denominato dai media “terrorismo islamico”. Questo è il link.

La seconda volta, è stato il giorno 25 gennaio 2018, presso il “Caffè Letterario” di Viterbo. Una conferenza intitolata “Alla ricerca di Dio”, fatta assieme a Paolo Franceschetti, che presentava il suo libro sulle religioni, intitolato appunto “Alla ricerca di Dio”, con me che presentavo il mio libro su Papa Francesco, intitolato “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”. Questo è il link.

Giovedi scorso, il 28 febbraio, la trasmissione si è incentrata su un’intervista al sottoscritto. Gli argomenti, lo storico viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi, la confutazione della menzogna di “Profeta guerriero sanguinario”, e molte importanti precisazioni sulle caratteristiche dell’organizzazione filo-massonica “Fratelli Musulmani”.

Ecco il link della registrazione completa della puntata .

Buon ascolto.