Non c’era Isacco sul monte

e la Palestina non è stata promessa ai soli ebrei

Juan de Valdes Leal, Il sacrificio di Isacco.

Juan de Valdes Leal, Il sacrificio di Isacco.

La Palestina è sempre d’attualità, e il genocidio del popolo palestinese, in atto senza soluzione di continuità da più di sessant’anni ad opera dei sionisti, fa parte della cronaca quotidiana.

Tralasciando qui del tutto la storia del sionismo, che è storia di razzismo applicato in politica, con cui la religione in realtà ha poco o nulla a che vedere1, e volendo concentrarci principalmente sull’aspetto religioso della questione, si possono individuare tre nodi principali:

  1. la Palestina sarebbe stata, secondo i sionisti, «una terra senza popolo per un popolo senza terra», dunque una terra pressoché disabitata, perfettamente adatta ad accogliere la diaspora ebraica;

  2. questa terra, assieme ad altre, appartiene in esclusiva al popolo ebraico, perché ad esso, e solo ad esso, promessa da IDDIO nella Bibbia;

  3. questa terra, assieme ad altre, è stata promessa ai discendenti del figlio di Abramo, Isacco, come ricompensa divina, perché Abramo, dimostrando perfetta obbedienza a IDDIO che glielo chiedeva, si era dimostrato pronto a sacrificarGLI il suo unico figlio.

Questi tre presunti fondamenti del genocidio palestinese sono in realtà del tutto fasulli.

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UNA TERRA SENZA POPOLO?

Definire la Palestina “una terra senza popolo”, sembra uno scherzo. La realtà della storia conosciuta ci dice invece che questa terra è stata occupata da molti popoli, tra gli altri gli Egizi, i Cananei e gli Amorrei, e che vi si trova anche quella che è riconosciuta universalmente come la città più antica del mondo, Gerico, che risale al VII millennio prima dell’era cristiana! Diecimila anni fa! E fino al 1924 era parte dell’Impero Ottomano, e dal punto di vista agricolo decisamente produttiva.

Fondamenta di residenze emerse dagli scavi di Tell es-Sultan presso Gerico. Dagli scavi sono emerse tracce importanti di insediamenti del periodo epipaleolitico (tra il 18.000 ed il 12.500 a.C.); sono stati trovati reperti appartenenti alla cultura natufiana (tra il 12.000 ed il 10.500 a.C.) e reperti del periodo neolitico preceramico (tra l'8000 a.C. ed il 7.200 a.C.).

Fondamenta di residenze emerse dagli scavi di Tell es-Sultan presso Gerico. Dagli scavi sono emerse tracce importanti di insediamenti del periodo epipaleolitico (tra il 18.000 ed il 12.500 a.C.); sono stati trovati reperti appartenenti alla cultura natufiana (tra il 12.000 ed il 10.500 a.C.) e reperti del periodo neolitico preceramico (tra l’8000 a.C. ed il 7.200 a.C.).

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LA PROMESSA D’IDDIO

Secondo la Bibbia, IDDIO promise quella terra ad Abramo, ed alla sua discendenza:

Il Signore disse ad Abram: -
Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre,
verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo….
Il Signore apparve ad Abram e gli disse: -
Alla tua discendenza io darò questo paese –
”.

(Genesi, 12, 1-7).

Vi è poi anche la definizione territoriale precisa dell’estensione territoriale di questa terra, e dei suoi confini (quella che viene chiamata dai sionisti Erez Israel, la Grande Israele):

“… il Signore concluse questa alleanza con Abram: -
Alla tua discendenza io do questo paese
dal fiume d’Egitto (il Nilo, n.d.r.) al grande fiume, il fiume Eufrate…”
(Genesi, 15, 18).

La prima promessa di grande avvenire per la sua discendenza viene dunque fatta già prima della nascita del primo figlio Ismaele, e rinnovata dopo la nascita di questo, e quindi molto prima della nascita del secondo figlio, Isacco.

Secondo la Bibbia, Ismaele nacque dalla schiava Agar quando Abramo aveva ottantasei anni, e viene a lei promessa una numerosa discendenza, dunque prosperità:

Le disse ancora l’angelo del Signore:
Moltiplicherò la tua discendenza
e non si potrà contarla per la sua 
moltitudine”
(Genesi, 16,10).

Poi,

Quando Abramo ebbe novantanove anni, il Signore apparve e gli disse: – Io sono Dio onnipotente: cammina davanti a me e sii integro.

Porrò la mia alleanza tra me e te
e ti renderò numeroso molto, molto -.

Subito Abram si prostrò con il viso a terra2,
e Dio parlò con lui:

- Eccomi: la mia alleanza è con te
e sarai padre di una moltitudine di popoli.

padre di una moltitudine di popoli ti renderò.

E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni
e da te nasceranno dei re.

Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te
di generazione in generazione, come alleanza perenne,
per essere il DIO tuo
e della tua discendenza dopo di te.

Darò a te e alla tua discendenza dopo di te
il paese dove sei straniero, tutto il paese di Canaan
in possesso perenne; sarò il vostro DIO
”.

(Genesi, 17, 1-8).

Ghiberti, Sacrificio di Isacco [1425-52].

Ghiberti, Sacrificio di Isacco [1425-52].

Qui, Isacco non era ancora nato, ma la promessa già c’era, peraltro una conferma e un rinnovo di quella precedente.

Ed era, si badi bene, la promessa di alleanza di DIO con Abramo e la sua discendenza tutta.

Non sarà poi superfluo sottolineare come la promessa di una terra, per quei popoli nomadi, era una promessa soprattutto di sedentarizzazione, di cessazione del nomadismo, e non era affatto necessariamente connessa a conquiste militari.

Dunque, fino a questo punto, la Bibbia parla di discendenza in termini generici, senza specificare di quale figlio di Abramo si parli.

A rigor di termini, secondo il testo biblico, quella terra spetta quindi a tutta la discendenza di Abramo, e dunque ad arabi (ossia musulmani), ebrei e cristiani.

Dopo, arrivano l’ordine di circoncidere i figli maschi, come segno d’obbedienza al patto, e l’annuncio della futura nascita di Isacco, con la promessa anche per questa discendenza di prolificità, gloria e potere.

“E DIO disse: – No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il DIO suo e della sua discendenza dopo di lui. Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito; ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso; dodici principi egli genererà e di lui farò una grande nazione. Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco…-“

(Genesi 17, 19-21).

Apparentemente, IDDIO ha dunque già cambiato idea! E l’alleanza d’IDDIO, passa da tutta la progenie di Abramo a quella del solo Isacco!

Qui si vede la mano degli scribi menzogneri: senza alcun motivo esplicitato, già si stabilisce l’alleanza col solo Isacco, quasi a voler sottolineare, ma senza dirlo chiaramente, una maggiore nobiltà dei discendenti di questo, nato da Sara, moglie di Abramo, mentre Ismaele era nato da una schiava.

Comunque sia, la cosa più importante è che, nella Bibbia, fino a un certo punto i beneficiati sono sia i discendenti di Ismaele che quelli di Isacco, mentre da un certo punto in poi, Ismaele praticamente sparisce (riapparirà in poche righe, nella descrizione della sepoltura di Abramo), e Isacco diventa addirittura l’unico figlio di Abramo.

Ma tutto sarà ancor più chiaro più avanti.

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Filippo Brunelleschi, Il Sacrificio di Isacco, 1401.

Filippo Brunelleschi, Il Sacrificio di Isacco, 1401.

CHI C’ERA SUL MONTE?

Com’è noto, secondo la Bibbia, IDDIO ordinò ad Abramo di portare suo figlio su di un monte nel territorio di Moria, e sacrificarlo.

“… – Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò – . Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che DIO gli aveva indicato.”

(Genesi, 22, 2-3).

Era una prova per Abramo, e all’ultimo momento IDDIO lo fermò, e gli disse di sacrificare un agnello, apparso nelle vicinanze, al posto di suo figlio.

Questo dimostrazione di fede totale meritò la promessa-ricompensa da parte d’IDDIO:

“…L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta, e disse: – Giuro per me stesso, oracolo del Signore: poiché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici…

(Genesi, 22, 15-17).

Dunque, il premio della terra e del benessere per tutta la discendenza (e non solo per gli ebrei), viene qui dato ad Abramo per la sua prontezza nell’apprestarsi a sacrificare il suo unico figlio (peraltro, come si sa, aspettato e desiderato a lungo), affermando si tratti di Isacco. Solamente, il suo unico figlio non poteva essere Isacco. Era infatti Ismaele.

Sul monte, con Abramo, in attesa di essere sacrificato, c’era Ismaele.

Caravaggio. Il sacrificio di Isacco (1605).

Caravaggio. Il sacrificio di Isacco (1605).

E sì, perché come si sa, Abramo di figli ne ebbe due: Ismaele, il primogenito, nato dalla schiava Agar, e il secondogenito, Isacco, nato dalla moglie Sara. Da Ismaele discesero gli arabi, e da Isacco discesero gli ebrei. Quando nacque, era Ismaele l’unico figlio. Dunque, Ismaele era l’unico, tra i due figli, che potesse esser chiamato l’unico figlio. Isacco, di certo, non è mai stato l’unico figlio di Abramo!

C’è poi una ulteriore grossa contraddizione in serbo per chi voglia, nonostante ogni evidenza, credere alla biblica versione-Isacco: come abbiamo visto più sopra, Abramo ebbe infatti la promessa divina che Isacco sarebbe vissuto tanto da avere una discendenza, e IDDIO per giunta dichiarò di stipulare con tale discendenza la sua alleanza esclusiva; tale promessa viene fatta molto tempo prima dell’episodio del sacrificio, che nel testo biblico si trova cinque capitoli dopo. Certo di tale promessa, e presupponendo che IDDIO non menta, o non si rimangi le parole, Abramo, dunque, avrebbe benissimo potuto pensare che la richiesta di sacrificare Isacco fosse solo una finta, un bluff!

Infatti, che prova terribile sarebbe, quella di Abramo, dal momento che sapeva per certo che Isacco sarebbe sopravvissuto, visto che IDDIO glielo aveva promesso?

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Andrea Mantegna, Sacrificio di Isacco, dettaglio del Trittico degli Uffizi (1460 circa).

Andrea Mantegna, Sacrificio di Isacco, dettaglio del Trittico degli Uffizi (1460 circa).

COSA DICE IL SUBLIME CORANO?

Se invece consideriamo la versione del Corano, allora, come sempre, tutti gli elementi vanno al loro posto:

“ – (Pregò Abramo) Signor mio, dammi un figlio dabbene -.
Noi gli annunziammo un figlio longanime.

E quando questi giunse all’età di poterlo aiutare, Abramo disse: – Io vedo in sogno che ti devo sacrificare: cosa ne pensi? – Rispose il figlio: – Fa ciò che ti viene ordinato. Se IDDIO vuole, sarò rassegnato -.

Dopo che ebbero fatto atto di sottomissione,
e Abramo ebbe steso il figlio con la fronte a terra,
Noi gli gridammo:
- Abramo, tu hai prestato fede al sogno.
Egualmente noi compensiamo i bene operanti.
La tua è stata una prova luminosa -.

Riscattammo il figlio con un sacrificio solenne,
e perpetuammo il suo ricordo tra i posteri.

Pace su di Abramo!

Così compensiamo i ben operanti.
Egli fu uno dei Nostri servi credenti.
E noi gli annunziammo Isacco, sant’uomo e Profeta.

E benedicemmo lui ed Isacco.
Tra la loro discendenza c’è il buono
e c’è chi fa manifestamente torto a sé stesso
.”

(Corano, 37, 100-113).

Tutto diventa dunque chiaro: Abramo rischiava realmente il suo «unico figlio».

Che era Ismaele.

Dunque, era una prova vera.

Il Sublime Corano chiarisce bene la successione: prima, annunziato, arriva il figlio richiesto, che è in grado di accompagnarlo, e che dice di accettare con rassegnazione la volontà d’IDDIO di sacrificarlo; e si tratta inequivocabilmente di Ismaele, anche se in questo passo non ne viene esplicitato il nome; poi, in seguito, arriva un altro annunzio, che si riferisce esplicitamente alla prossima nascita di Isacco.

E quando Abramo fu messo alla prova dal suo Signore con delle parole, dopo che egli le ebbe messe in pratica, (ALLAH) disse: – Farò di te un modello per gli uomini – . Disse (Abramo): – E per la mia discendenza? – (ALLAH) disse: - Il mio impegno non vale nei confronti dei trasgressori .”

(Corano, 2, 124).

E come si legge, non si parla di terra o conquiste militari, ma di esempio-guida per gli uomini.

Abramo è stato ricompensato da DIO con l’essere ricordato e preso da esempio da una moltitudine di uomini e donne.

Non ci sono, nel Corano, o perlomeno non sono citate come premio decisivo per la fede, ricompense di terre.

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Pavimento del Duomo di Siena, sacrificio di Isacco (Beccafumi).

Pavimento del Duomo di Siena, sacrificio di Isacco (Beccafumi).

L’INGANNO DI SCRIBI E RABBINI

Quella che, nella Bibbia, Geremia chiama la «penna menzognera degli scribi»3, ha colpito ancora.

E’, questo, uno degli innumerevoli esempi, nella Bibbia, di clamorose manipolazioni umane del testo, che fanno sì che sia impossibile a chiunque dotato di senno di definire la Bibbia “parola di DIO”.

In questo caso specifico, vale a dire le manipolazioni e le invenzioni ad opera dei rabbini, esse avevano lo scopo di costruire una religione basata su di una etnia, a solo ed esclusivo beneficio di quell’unica etnia, quella ebraica, ammesso che esista realmente qualche cosa che somigli anche solo vagamente ad una etnia che possa scientificamente definirsi ebraica; e dunque, in sostanza, i beneficiati sono stati i rabbini stessi; si è creata, cioè, una classe sacerdotale che ha soppiantato il testo sacro.

Come disse la studiosa Françoise Smyth-Florentin, docente della facoltà di teologia protestante a Parigi: «La recente ricerca storica ha ridotto a livello di fiction le rappresentazioni classiche dell’esodo dall’Egitto, della conquista di Canaan, dell’unità nazionale israelitica prima dell’esilio, delle frontiere precise; la storiografia biblica non informa su quello che racconta, ma su coloro che la elaborarono: i teologi giunti a un pensiero monoteista e allo stesso tempo etnocentrico, alla fine dell’esilio (VI secolo a.C.)»4.

Sia la Torah (il Pentateuco) attualmente in circolazione, sia gli altri libri, i libri cosiddetti “storici”, sono in realtà molto poco storici. Come da tempo dimostrato da tutti gli studiosi più illustri, sono racconti fortemente orientati, che spesso uniscono arbitrariamente elementi diversi e disparati: ricordi di tradizioni orali cristallizzate da cronisti del IX secolo dell’era cristiana, che avevano come intento evidente quello di fossilizzare e sacralizzare le conquiste di Israele, e di conseguenza legittimare innanzitutto la classe teologale e sacerdotale.

Così, l’ebraismo è divenuto col tempo, di fatto, la religione dei rabbini, dove il Talmùd, il libro delle elaborazioni teologiche di questi, rappresenta l’ulteriore e decisivo passo verso la distorsione totale della vera religione, già cominciata molto tempo fa con l’alterazione scientifica del testo biblico.

Come dice il Sublime Corano:

Perciò, guai a coloro che scrivono il libro con le loro mani
e poi, per un miserevole prezzo, dicono: – Questo viene da ALLAH –. Perciò, guai a loro per ciò che hanno scritto le loro mani
e guai a loro per ciò che hanno ricavato”.

(Corano, 2, 79).

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Alla luce di tutto quanto ho esposto, non si può in alcun modo giustificare né gli ebrei, né coloro che, tra i cristiani, specie i cristiano-sionisti, considerano le promesse dell’Antico Testamento come una base religiosa seria per le attuali rivendicazioni territoriali dello pseudo-Stato d’Israele.

1 Il fondatore del movimento sionista, Theodor Herzl, si definiva “un agnostico”.

2 Si noti: la prostrazione col viso a terra è tuttora pratica obbligatoria quotidiana per i musulmani, mentre tale pratica non fa parte dei precetti osservati dai cristiani e dagli ebrei. Nonostante anche Gesù dei Vangeli si prostri col viso a terra per pregare.

3Come potete dire: – Noi siamo saggi, la legge del Signore è con noi? – A menzogna l’ha ridotta la penna menzognera degli scribi!” (Geremia, 8,8).

4 cfr. F. Smyth-Florentin, Les protestants, la Bible et Israël depuis 1948, in «La Lettre», n° 313, novembre 1984, p. 23.