Tutti gli articoli di Shaykh Abdu-r-Rahman Pasquini

Khutba – Il Successo

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

 -O-

 Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, nel capitolo XXIII del Sublime Corano – la Sura dei Credenti (sūratu al-mù‹minūna) dice: <<<Il successo lo raggiungono i credenti, (1) i quali sono umili nella loro adorazione quotidiana, (2) i quali si tengono alla larga dal vaniloquio, (3) i quali sono pronti a fare il pagamento dell’imposta coranica, (4) i quali controllano la loro sessualità – (5) fuorché con le loro mogli e con ciò che le loro destre possiedono, sicché, in verità, essi sono irreprensibili, (6) mentre coloro che desiderano oltre questo commettono trasgressione – (7) coloro i quali si danno premura per i depositi loro affidati e per l’adempimento delle loro promesse, (8) coloro che salvaguardano le loro adorazioni quotidiane! (9) Quelli sono gli eredi, (10) i quali avranno in eredità il Paradiso, dove rimarranno, eternamente(11)>>>.

Sono undici unità di rivelazione, che ogni musulmano ha il dovere di conoscere e di mettere in pratica, perché in queste àyah, Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, con precisione linguistica e chiarezza concettuale, indica ai credenti la strada da percorrere, a livello di comportamento, per meritare in eredità il Paradiso. Ad Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, la lode tutta appartiene, per averci ha guidato sulla retta via con il Sublime Corano e, per mezzo della sunna e degli insegnamenti del profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, il quale disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: “Il rito d’adorazione è il mi’rāg (l’ascensione del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, alla Presenza di Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce) del credente”.

Il rito d’adorazione, aṣ-ṣalātu, che è il secondo pilastro dell’Islàm, che è fonte di tranquillità e di serenità del credente, consapevole che nel rito egli è in presenza del suo Signore e in intimo rapporto con Lui viene, purtroppo, trascurato da molti musulmani, specialmente da moltissimi giovani, distratti, al giorno d’oggi dalle tecnologie della comunicazione, che hanno effetti deleteri talmente gravi da generare dipendenze patologiche non solo a livello di psiche, ma anche a livello fisico. Questo deriva dalla perdita da parte dei giovani, anche se non mancano le eccezioni, della consapevolezza della condizione di creatura dell’uomo che tutto deve al suo Creatore.

Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce: <<<Perciò non vi inganni l’illusione della vita terrena e non vi inganni l’ingannatore (Satana) a proposito di Allàh. (33)|>>> [Corano XXXI Luqmān]. Le illusioni della vita terrena e gli inganni di Satana a proposito di Allàh, fanno perdere all’uomo la consapevolezza dei propri limiti; una grave menomazione che genera la perdita dell’umiltà che invece ha da coniugarsi con il timore e tremore della creatura consapevole al pensiero della sua condizione nei confronti del Creatore.

Per far perdere al musulmano questo sentimento – che nel rito di adorazione raggiunge il suo momento più intenso, quando con la fronte per terra la creatura – creata dalla terra – è più vicina al suo Signore, Satana escogita le sue diavolerie tecnologiche, che pur avendo qualche utilità, sono altamente dannose a causa della debolezza umana. E’ – pertanto – un dovere di ogni musulmano consapevole di mettere in guardia contro i pericoli materiali e spirituali della seduzione che si sprigiona nelle menti infantili dei giovani e non meno infantili di non pochi adulti, promuovendo la negligenza nell’osservanza dei doveri religiosi e principalmente del dovere del compimento del rito di adorazione.

Dobbiamo sforzarci di far capire la fondamentale importanza del sentimento dell’umiltà che si esprime nel gesto del takbīr “Allàh è il più grande!”, quando il fedele, alzando le mani, si getta dietro le spalle ogni occupazione e preoccupazione; quando, ponendosi in piedi davanti al Signore della Potenza, si libera da ogni dipendenza terrena.

Non c’è gioia paragonabile a questa. Questo bisogna essere in grado di far capire! Recuperare il senso vero della nostra vita, banco di prova della nostra fedeltà al Creatore vuol dire entrare a far parte del novero dei sinceri adoratori di Allàh, sulla base delle precise parole del Suo libro, quando, nel Capitolo ventitreesimo del Sublime Corano, intitolato Sura dei Credenti (sūratu al-mù‹minūna) [Rivelata alla Mecca, costituita da 118 ayāt e scesa dopo la sura al-anbiyā‹ (sura 21)] dice: <<< Il successo lo raggiungono i credenti, (1) i quali sono umili nella loro adorazione quotidiana >>>.

O servi del Sommamente Misericordioso, l’umiltà nel rito di adorazione è lo spirito stesso del rito, è il fulcro, su cui ruotano tutte le vostre azioni. Il rito d’adorazione, eseguito senza umiltà, è esattamente come un corpo senza anima. Quando il fedele che esegue il rito di adorazione è umile e totalmente compreso nel sentimento del dovere di adorare con tutta la sua anima e tutto il suo corpo il Creatore del mondo e dell’uomo, il suo spirito è tutto immerso nello sforzo di eseguire il rito nel migliore dei modi nella speranza di riuscirci, affinché esso venga accettato, perché nella sua accettazione da parte di Allàh c’è la salvezza; e con il timore che per qualche mancanza non venga accettato, in quanto nella mancata accettazione di esso c’è la rovina.

La sincera umiltà è nemica della negligenza e quando non c’è vera umiltà nel cuore di colui che esegue il rito di adorazione, egli viene preso di mira da Satana che gli fa dimenticare il numero delle unità di adorazione che deve eseguire, degli inchini e delle prosternazione, il suo corpo dondola a destra e a sinistra, la sua mano accarezza la barba o si aggiusta qualche parte del suo abbigliamento.

Un giorno il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, vedendo un uomo che mentre eseguiva il rito d’adorazione si lisciava la barba, disse: “Se il suo cuore fosse umile sarebbero umili anche le sue membra!”.

Quando uno esegue distrattamente il rito d’adorazione, lo si capisce dal fatto che non esegue in esso un rukù’ [inchino] o un sugiud [una prosternazione] o un qiyām [la posizione ortostatica in cui si esegue la recitazione del Sublime Corano] o un giulūs [seduta].

Il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, accortosi un giorno che un uomo, il quale stava eseguendo il rito di adorazione, aveva saltato l’inchino e mentre era in prosternazione sussultava, disse: “Se questo muore in questa situazione, egli muore fuori dalla religione di Muhàmmad”.

In un’altra occasione il Profeta disse: <<< Quando il servo ha eseguito il rito d’adorazione in modo perfetto esso è luminoso e sale fino alle porte del cielo; esse gli vengono aperte ed esso dice in favore di colui che l’ha eseguito perfettamente: “Che Allàh ti conservi come tu hai conservato me”. Quando, invece, il servo ha eseguito male il rito d’adorazione, non ha eseguito gli inchini e le prosternazioni secondo il rituale, esso sale avvolto nelle tenebre fino alle porte del cielo, che gli rimangono chiuse in faccia. Esso dice, rivolto al suo esecutore: “Ti tratti male Allàh, come tu hai maltrattato me!”. Poi il rito viene arrotolato come si arrotola un vestito vecchio e gli viene sbattuto in faccia >>>.

Per i predetti motivi, o servi fedeli del Sommamente Misericordioso, fate ogni sforzo per eseguire il rito d’adorazione nel migliore dei modi, perché esso sarà luce per voi e mezzo di avvicinamento ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce; e state attenti a non compiere nessuna delle azioni che annullano il rito o che vi privano del merito e della ricompensa da parte di Allàh. Preoccupatevi del giorno in cui ad Allàh farete ritorno, un giorno nel quale ogni individuo sarà ricompensato per ciò che ha fatto e nel quale a nessuno sarà fatto torto.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
alla luce di queste informazioni, che vengono dal Sublime Corano e dall’Insegnamento del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, abbiamo da essere umili nell’esecuzione di ogni nostro rito d’adorazione prescritto, se vogliamo raggiungere sicuramente il successo nella vita futura, perché Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, ha affermato nel Sublime Corano che <<<i credenti, i quali sono umili nella loro adorazione quotidiana, son quelli che raggiungono il successo [ e Allàh dice la Verità]>>>.

Non lasciamoci trascinare nella negligenza dei nostri doveri religiosi e lavoriamo con intelligenza per ordinare il bene e mettere in guardia dai pericoli dell’abuso delle tecnologie della comunicazione.

-O-

Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

I tre segni dell’ipocrita

Abū Huràyrah (che Allàh sia compiaciuto di lui) raccontò. Disse un giorno l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

“I segni distintivi dell’ipocrita sono tre: quando parla dice falsità; quando fa una promessa, non la mantiene; quando gli dai fiducia, la tradisce; e ciò anche se digiuna, esegue il rito d’adorazione e crede di essere musulmano!”. [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Lo ha riferito Muslim.

057

La Prova evidente

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XX – Ayah 133:

وَقَالُوا لَوْلاَ يَأْتِينَا بِآيَةٍ مِنْ رَبِّهِ أَوَلَمْ تَأْتِهِمْ بَيِّنَةُ مَا فِي الصُّحُفِ الأُولَى.133

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Non è forse giunta loro la prova evidente, di ciò che è nei Fogli precedenti?(133)
  • Nota
    La prova evidente è il Sublime Corano, nel quale c’è la conferma della Verità fondamentale dell’Uunità, Unicità e Uni-personalità di Allah, rifulga lo splendor della Sua Luce e del dovere della creatura di riservare il culto di adorazione unicamente al Creatore.

068

Khutba – Al-Iḥsān

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

 -O-

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
i comandamenti del Sublime Corano e i precetti del profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria ci insegnano la via da seguire in questa vita terrena per essere meritevoli nella vita futura, sempre con il concorso della misericordia divina, del Paradiso.

Tutte le azioni che Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e che l’Apostolo, Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, ci esortano a fare e ci prescrivono di compiere nel Sublime Corano e nella Nobile Sunna e che sono le opere che ci aprono le porte del Paradiso e ci scampano dal fuoco dell’Inferno nella vita futura sono finalizzate a produrre in ciascuno di noi la pace interiore e la padronanza di sé.

Pace interiore e padronanza di sé a livello individuale sono fattori di equilibrio e armonia, per ottenere i quali, a livello individuale, non c’è miglior metodo che quello il mettere in pratica le esortazioni e i precetti del Messaggero, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, che, nell’esercizio del suo ministero apostolico-profetico, ci ha impartito in esecuzione del mandato, che egli, Allàh lo benedica e ‘abbia in gloria, ha ricevuto per liberare l’uomo dal dominio dell’uomo.

La realizzazione da parte nostra dell’equilibrio e della pace interiore sono fattori determinanti della pace e dell’armonia a livello familiare, sociale, nazionale e internazionale. Per questo ciascuno di noi ha il dovere, soprattutto, in questo tempo, in cui soffia forte il vento deleterio del materialismo etico, che Shaytān il maledetto, promuove, infiltrandosi dovunque la debolezza umana glielo permette, di essere scrupolosi nell’attuazione del codice di vita dell’Islàm, realizzando amore reciproco e fratellanza tra noi; e la pratica della generosità è uno degli aspetti più significativi della linea di condotta del musulmano, che hanno come risultato la coesione fraterna, la quale è eccellente fonte di armonia sociale.

Il Profeta che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse: “Allàh solleverà da una preoccupazione del Giorno della Resurrezione, colui che solleva un credente da una preoccupazione della vita terrena! Allàh darà facilità nella vita terrena e nella vita futura a chi facilita una persona in difficoltà. E ciò perché Allàh aiuta il servo per tutto il tempo che il servo è in aiuto di suo fratello” [O come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Questi sono aspetti di quella eccellenza morale, che, oltre ad avere straordinari effetti positivi nella vita terrena, apre la via del Successo nella vita futura. Infatti, colui che mette in pratica nella sua vita quotidiana questa linea di condotta realizza il massimo grado della spiritualità islamica, realizza al-Iḥsān, che è il più alto grado del buon comportamento; egli, infatti, opera nella consapevolezza di essere sotto osservazione da parte di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, in ogni momento della sua vita; anche se egli Allàh non Lo vede, sa che Allàh lo vede. Egli è muḥsin.

Al-muḥsin sa che Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, gli ha promesso una grande ricompensa nella vita futura per quel suo modo di agire nella vita terrena, purché il suo ben operare egli lo compia solo ed esclusivamente per amore di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce. È con questa consapevolezza che al-muḥsin aiuta il fratello a uscire dalle difficoltà e dalle preoccupazioni; consola compassionevole il fratello afflitto da una sventura, provvede con le sue elargizioni, per mezzo delle organizzazioni di soccorso, ai bisogni degli sventurati, delle vedove e degli orfani, vittime dei soprusi della tirannide, soccorrendo i profughi, costretti ad abbandonare le loro case a causa della guerra; non è insensibile alle sofferenze degli sventurati, che hanno perso tutto senza loro colpa e, infine, dove egli non può arrivare con i suoi beni materiali si adopera con la preghiera.

Allàh, il Generosissimo, rifulga lo splendor della Sua Luce, ha promesso ad al-mùḥsin di tenerlo immune dalle preoccupazioni di un giorno inevitabile; il giorno nel quale le preoccupazioni assaliranno i cuori; nel giorno, in cui l’uomo fuggirà da suo fratello, da sua madre e da suo padre, da sua moglie e da suo figlio; nel giorno, in cui ogni individuo verrà a trovarsi in una situazione molto preoccupante!

Guardiamo al-mùḥsin nell’adempimento della nostra religione e imitiamolo! Aiutiamo gli orfani siriani e le loro vedove mamme; aiutiamo gli orfani e le vedove di Ghaza, bisognosi della Misericordia di Allàh per mezzo nostro! Siamo generosi con chi ha bisogno sulla Terra e sarà Generoso con noi Colui che non ha bisogno di noi! Ciò che noi elargiremo per amore di Allàh, l’Altissimo, non appesantirà la nostra condizione materiale, anzi godremo del favore di Allàh, l’Altissimo. Egli ci ha promesso la facilitazione di tutte le cose che sono importanti per noi nella vita terrena. Egli, il Generosissimo, sosterrà ciascuno di noi nell’affrontare le difficoltà della vita terrena e la sofferenza nella vita futura in attesa del giudizio nei nostri confronti!

Teniamo bene a mente che, se avremo tenuto nascosti i difetti del nostro fratello e non ne avremo propalato la notizia, non lo avremo tradito o messo in mano a un suo nemico; se l’avremo garantito con la copertura dei suoi difetti, il perdono dei suoi peccati nei nostri confronti, vincendo ogni nostro desiderio di rivalsa e rinunciando alle nostre pretese nei suoi confronti; se gli saremo stati di aiuto nelle difficoltà e di sostegno nel far fronte alle sue necessità, andiamo sicuri! Allàh, rifulga lo splendor della sua Luce, ha promesso di esserci di sostegno e aiuto in ogni nostra difficoltà. Tutto ciò è la generosa ricompensa divina, per la nostra generosità umana.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
siamo timorati di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e agiamo con tutte quelle azioni altruistiche, a cui ci esorta il Sublime Corano e il compimento delle quali ci ingiunge il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, per conseguire con esse il Paradiso, dove ci troveremo – non senza l’intervento della misericordia divina – nella posizione di coloro, che godono la vicinanza dell’Atissimo. ottenendo la migliore delle ricompense per il migliore dei nostri comportamenti. Questo è il favore di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, che lo concede a chi Egli vuole, Egli che è il Possessore del Favore Sublime. Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, nella sura al-Raḥmān: 

Higiazātu-l-iḥsāni illā l-iḥsān? [ayah 60] cioè: qual è la ricompensa del ben fare, se non il bene?(60).

-O-

Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

L’ipocrita

Abū Huràyrah (che Allàh sia compiaciuto di lui) raccontò. Disse un giorno l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

“I segni distintivi dell’ipocrita sono tre: quando parla dice falsità; quando fa una promessa, non la mantiene; quando gli dai fiducia, la tradisce!”. [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Lo hanno riferito i due Luminari.

041

Ordina l’adorazione

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XX – Ayah 132:

وَأْمُرْ أَهْلَكَ بِالصَّلاَةِ وَاصْطَبِرْ عَلَيْهَا لاَ نَسْأَلُكَ رِزْقًا نَحْنُ نَرْزُقُكَ وَالْعَاقِبَةُ لِلتَّقْوَى.132 

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Ordina alla tua famiglia l’adorazione quotidiana e persevera in essa. Noi non ti chiediamo sostentamento. Siamo Noi che provvediamo al tuo sostentamento! Il buon esito appartiene alla timoratezza (132).
  • È dovere del musulmano ordinare alla sua famiglia il rito dell’adorazione le cinque volte al giorno e ha da essere perseverante nell’adorazione, nella piena consapevolezza che Allàh, l’Altissimo, non ha assolutamente bisogno di essa. Allàh, l’Altissimo, non ha bisogno di sostentamento da parte della creatura, ma è Lui che provvede al sostentamento di tutte le sue creature; e l’esecuzione regolare del rito d’adorazione le cinque volte al giorno, in cui si esprime l’amore e il timore di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, è fonte di buon esisto, cioè, non senza il sussidio della misericordia di Allàh, è biglietto d’ingresso in Paradiso.

060

Khutba dell’elefante

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
nel capitolo Centesimoquinto del Sublime Corano – la Sura dell’elefante, Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, dice:

«««Nel nome di Allàh il Sommamente Misericordioso il Clementissimo – Non hai visto cosa fece il tuo Signore ai possessori del pachiderma?(2) Non fece forse fallire il loro piano?(3) Egli mandò su essi, a ondate successive, stormi di uccelli, (4) che fecero cadere su loro una pioggia di pietre d’argilla (4) e li ridusse come pula, dopo la battitura.(5)»»»».

Questa Sura (sūratu-l-fīl) fu rivelata alla Mecca dopo la rivelazione della Sura Al-kāfirūna, la sura 109, che recita:

«««Nel nome di Allàh il Sommamente Misericordioso il Clementissimo. Di’: “O voi che rifiutate di credere,(1) io non adorerò ciò che voi adorate(2) e voi non sarete adoratori di ciò che io adoro!(3) Io non sarò adoratore di ciò che voi adorate(4) e voi non sarete adoratori di ciò che io adoro!(5) A voi la vostra religione e a me la mia.(6)»»».

C’è uno stretto legame tra le due sure nella loro successione cronologica. La Sura dei kāfirūna scende dopo che i miscredenti idolatri e politeisti della Mecca si dichiarano disposti ad adorare l’Unico, Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, per un anno, dopo il quale i Musulmani avrebbero dovuto adorare per un anno le divinità del politeismo meccano.

L’insegnamento di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, fu chiaro circa la risposta da dare! E’ la risposta che i Musulmani del mondo devono dare a ogni suggestione di aderire alla visione del mondo della miscredenza organizzata e di cedere agli sforzi dei suoi venditori di fumo perché essi si assimilino, allontanandosi delle pratiche di vita che hanno le loro norme nel Sublime Corano e nella Nobile Sunna.

La conservazione della propria identità islamica e la trasmissione di essa alla sua prole è un obbligo non negoziabile con gli apparenti vantaggi della vita terrena, da parte di ogni musulmano, E ciò poiché le regole per i grandi comportamenti e le regolette per quelli minimi non vengono da un legislatore umano, ma vengono dal Legislatore assoluto!

La Sura dell’elefante, il “pachiderma” terribile e poderoso strumento di guerra messo in campo dal vicerè dello Yemen, personaggio emblematico di tutte le forze anti-islamiche, le quali operano a livello mondiale, insegna che la miscredenza organizzata mette al servizio della causa di Taghūt tutta la sua potenza militare ed economica, che fa soffiare impetuoso il vento del neocolonialismo culturale sulle terre dell’Islàm, ma il musulmano, come il giunco, si piega, perché sa che il vento passa.

Il musulmano sa che per quanto i nemici dell’Islàm si sforzino di distruggere la Nobile Ka’bah non ce la faranno, perché gli stormi degli uccelli mandati da Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, difenderanno l’Islàm, frustrando le aspettative di coloro, che vedono nella realizzazione storico-politica di esso una minaccia per la conservazione di quel “dominio dell’uomo sull’uomo” su cui si basa il loro sfruttamento selvaggio delle ricchezze dei popoli da loro oppressi.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
il segreto del nostro successo finale sta nel mettere in pratica il sistema di vita proposto dal nostro Generoso Creatore, per la realizzazione della pace interiore dell’individuo, della pace a livello familiare, a livello sociale e a livello planetario in questa vita e per la felicità, tanto agognata in terra, nella vita futura, quando i meritevoli saranno introdotti nel Paradiso, la Casa della Pace, promessa ai “Timorati”.

-O-

Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.

Non eccedere nella devozione!

Giābir (che Allàh sia compiaciuto di lui) raccontò. Un giorno qualcuno parlò all’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, di un uomo che si distingueva per l’eccezionalità della sua ascesi e delle sue devozioni e di un altro che si distingueva per l’eccezionalità della sua pietà [ar-ri’àh]. L’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria disse:

“Non eccedere nella devozione!”. [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Lo ha riferito Tirmīdhī.

073

La provvista del tuo Signore

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XX – Ayah 131:

وَلاَ تَمُدَّنَّ عَيْنَيْكَ إِلَى مَا مَتَّعْنَا بِهِ أَزْوَاجًا مِنْهُمْ زَهْرَةَ الْحَيَاةِ الدُّنيَا لِنَفْتِنَهُمْ فِيهِ وَرِزْقُ رَبِّكَ خَيْرٌ وَأَبْقَى.131  

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    … la provvista del tuo Signore è migliore e più durevole. (131)
  • Nota
    Il Musulmano non deve lasciarsi incantare dalle gioie mondane dei diversamente credenti, poiché esse non sono nemmeno lontanamente paragonabili alle gioie del Paradiso e sono destinate a svanire, approntate dal Signore per i Suoi servi fedeli: gioie migliori e più durevoli.

060

Non trascuriamo il digiuno di Shawwāl

Nel nome di Allàh, il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

 -O-

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
anche quest’anno il Santo Mese del Digiuno di Ramadàn, così rapidamente come è giunto è passato in un soffio ed è alle nostre spalle. Ne abbiamo festeggiato la fine con la solennità festiva del 1° di Shawwāl nel rito congregazionale di Eid al-Fitr al-Mubārak, con cui ha avuto inizio il tempo del Pellegrinaggio, che si conclude con la Festa del Sacrificio, Eid al-àḍḥā al- Mubārak e già molti di noi si preparano a realizzare il loro pellegrinaggio alla Casa di Allàh, rifulga lo spledor della Sua Luce, dicendo in cuor loro: «Labbày-Ka, Allahùmma, labbay-Ka, labbày-Ka lā sharīka la-La-ka!».

Sì! Con il primo di shawwāl ha avuto inizio il periodo dell’anno egiriano, nel quale può essere eseguita, la prima forma del Pellegrinaggio maggiore, al-ḥàggu-l-àkbar. Dice Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, che i mesi del pellegrinaggio sono determinati:

ألحَجُّ أَشْهُرٌ مَعْلُمَات

فَمَنء فَرَضَ فِيهِنَّ الحَجُّ

فَلاَ رَفَثَ وَ لاَ جِدَالَ فِي الحَجِّ

al-ḥàggiu àšhurun ma’lumātun
fa-man fàraḍa fi-hìnna l-ḥàgg
fa-lā ràfath
a wa lā  gidālfī l-ḥàgg

(Corano II/197)

Questi mesi sono, appunto Shawwāl, dhū-l-qādā e dhu-l-ḥìggiah nei suoi primi 8 giorni.

Già c’è tra noi chi – avendo progettato di adempiere al quinto pilastro dell’Islàm, che diventa obbligatorio, quando il fedele ne abbia, attualmente, le capacità fisiche ed economiche – ha iniziato le pratiche burocratiche per ottenere il permesso di ingresso per Hàgg [Pellegrinaggio] in Arabia Saudita, dove si trova la Terra Santa dei Due Luoghi Sacri dell’Islàm: La Mecca, dove si trova al-Masgid al-Ḥarām, la Casa di Allàh, l’Altissimo, al-Bàytu-l-Ḥarām, e la Moschea del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, a Medina al-Munàwwarah, che, fuori dal Pellegrinaggio, è meta della visitazione [az-ziyārah].

Chiediamo ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, di metterci nella condizione di poter essere anche noi Suoi Ospiti alla Mecca, come Gli abbiamo chiesto nel giorno della Festa di accogliere i nostri riti di adorazione, di accettare i nostri digiuni diurni che abbiamo osservato con devozione dal faǧr al maghrib di ognuno dei suoi giorni, come pure di guardare benevolmente le veglie notturne di adorazione, con particolare attenzione a quella di laylatu-l-qàdr che abbiamo celebrato imanan wa ihtisàban per il perdono dei nostri peccati del passato, come pure le nostre invocazioni, affinché ci dia il bene in questa vita, il bene nella futura e ci scampi dal fuoco, e affinché Egli, rifulga lo splendor della Sua Luce, liberi la nostra Comunità dalle mani dei suoi nemici esterni, ma soprattutto da quelli interni, che indefessamente, agli ordini di Satana, gravemente la violentano a livello planetario per provocarne la disgregazione.

Infine non dimentichiamo che il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse: ««Chi, dopo aver completato il digiuno di Ramadàn, fa seguire il digiuno di sei giorni nel mese di Shawwāl, riceverà la ricompensa, come se avesse digiunato un anno intero»» [o come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Quindi chi ancora non avesse fatto questa devozione supererogatoria a partire da quello immediatamente successivo alla Festa, sappia che essa può essere fatta anche distribuendone i giorni nell’arco del mese.

Essa è una Sunnah raccomandata, ma non è obbligatoria, per cui il fedele devoto che si sforza di mettere a frutto l’insegnamento del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, si rende meritevole di una ricompensa equivalente a quella di aver digiunato un anno intero; infatti, il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse che Allàh moltiplica i benefici per dieci, per cui Il digiuno del mese di Ramadàn equivalendo a dieci mesi e il digiuno dei sei giorni di Shawwal equivalendo a sessanta giorni, cioè due mesi, fanno, sommati, un anno intero di digiuno.

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
aggiungiamo alla nostra devozione digiunatoria obbligatoria del trascorso mese di Ramadàn, questa devozione digiunatoria [dei sei giorni] super-erogatoria, e così accumuleremo meriti equivalenti a quelli di una devozione di digiuno di un anno, giusta l’insegnamento del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, che ci dà titolo di entrare in Paradiso, ben s’intende non senza il concorso decisivo della Misericordia divina nei nostri confronti. La ricompensa di questo digiuno è così grande che è meglio non lasciarsela scappare!

-O-

Che Allàh ci renda meritevoli del Suo Paradiso grazie alla Guida che Egli ci dà nel Suo Libro e Gli chiedo perdono per me, per voi e per tutti i Musulmani.