Tutti gli articoli di Massimo abdul Haqq Zucchi

HASAN II°, L’OMICIDIO DI BEN BARKA, IL MOSSAD E LA GUERRA DEI SEI GIORNI

Quando i “moderati” sono alleati dei sionisti

La corruzione dei governanti dei musulmani, più o meno tutti, non è una novità.

In questo post, ricordiamo il caso del militante terzomondista marocchino Ben Barka, oppositore del re Hasan II° costretto all’esilio, rapito e poi ucciso a seguito di terribili torture dai servizi segreti marocchini. Il corpo non fu mai ritrovato.

L’aspetto clamoroso, venuto alla luce anni dopo in seguito ad un’inchiesta di due giornalisti israeliani, è quello dell’accordo tra il Mossàd, il servizio segreto israeliano, e l’allora re del Marocco, Hasan II°. Gli israeliani fornirono servizio logistico e tutto il necessario per il rapimento di Ben Barka, portato a compimento poi dai marocchini. Questo, perché i sionisti erano debitori del re, il quale gli aveva passato informazioni sul cattivo stato delle forze armate arabe, informazioni che erano state poi utilizzate dagli israeliani per condurre la vittoriosa “Guerra dei sei giorni”.

Il re del Marocco dell’epoca, Hasan II°, padre dell’attuale re, Muhammad.

Il re del Marocco dell’epoca, Hasan II°, padre dell’attuale re, Muhammad.

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Il re del Marocco fornì informazioni agli israeliani sullo stato deficitario e non preparato degli eserciti arabi, fornendo loro le registrazioni di una riunione riservata dei capi arabi in un hotel, che gli israeliani stessi utilizzarono efficacemente organizzando un’offensiva che gli fece vincere la famosa “Guerra dei sei giorni” molto agevolmente.

In cambio, gli israeliani aiutarono i servizi segreti marocchini a sequestrare Ben Barka, leader di un movimento internazionale anticolonialista di riscossa dei paesi sottosviluppati, e oppositore del re del Marocco, costretto all’esilio. Ben Barka morì durante le torture a cui fu sottoposto.

Ben Barka

Ben Barka

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I particolari sull’azione del Mossàd li potete leggere qui

Chi volesse approfondire notizie su Ben Barka, può leggere qui:

La ricostruzione di Wikipedia non riporta però il ruolo del Mossàd, attribuendo la responsabilità esclusivamente ai servizi marocchini. Dalla ricostruzione dei giornalisti israeliani, invece, risulta chiaro che il “merito” dell’operazione Ben Barka va ascritto totalmente agli israeliani.

Sull’argomento è tornato anche un servizio televisivo francese, che potete vedere qui, ci sono anche i sottotitoli in italiano:

Nel video c’è anche una parte di un’intervista al generale egiziano Hussein Abdel Razeq, che conferma tutta la storia.

Il generale egiziano Hussein Abdel Razeq, protagonista della Guerra dei sei giorni”.

Il generale egiziano Hussein Abdel Razeq, protagonista della Guerra dei sei giorni”.

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L’intervista al generale potete vederla al completo su quest’altro video, che però non ha i sottotitoli in italiano:

Sul fianco destro

‘Ā‹ishah, che Allàh si compiaccia di lei, raccontò che il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, era solito sdraiarsi sul suo fianco destro dopo aver eseguito le due ràk’ah [sunna] prima del rito d’adorazione dell’alba.

Riferito da al-Bukhārī.

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NON ERA UN PEDOFILO

La storia vera del matrimonio del Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, con ‘Aisha

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Periodicamente, specialmente con l’avvicinarsi di scadenze elettorali, i media e i social, manovrati per la gran parte da forze occulte reazionarie, razziste e islamofobe, vengono impegnati in corpose propagande anti-islamiche, che non hanno nulla di religioso né alcuna consistente base storica o culturale, ma sono costituite molto semplicemente da menzogne e diffamazioni. Menzogne e diffamazioni cui partecipano in maniera spesso insistita e “rumorosa” anche esponenti dell’estremismo islamico, generalmente individuabili, per comodità discorsiva, come “wahhabiti” o “salafiti”, o simili. Costoro costituiscono una esigua minoranza all’interno della popolazione musulmana mondiale, ma risultano molto visibili, agevolati come sono, soprattutto finanziariamente, dalla corruzione saudita e dai suoi eterni e sempre presenti alleati, i sionisti e la massoneria reazionaria americana. Detti estremisti risultano dunque, a tutti gli effetti ed oggettivamente, alleati dei neo-razzisti, dei sionisti, e dei fanatici tradizionalisti cattolici estremisti. E non è frutto del caso.

IL CORANO AUTORIZZA IL MATRIMONIO
CON LE BAMBINE?

Uno degli “argomenti” preferiti da questi diavoli, aiutati in questo, a volte inconsapevolmente e a volte no, dall’ignoranza e dall’ignavia di molti “sapienti” e “imam” della comunità musulmana, è la presunta pedofilia del Profeta Muhàmmad.

Tale accusa si basa su alcune tradizioni dell’insegnamento islamico (singolare hadith= detto, plurale ahadith=detti) che sosterrebbero che il Profeta Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria, avrebbe SPOSATO la giovane ‘Aisha quando questa avrebbe avuto SEI ANNI, ed avrebbe consumato il matrimonio con lei quando avrebbe avuto NOVE ANNI, età in cui si presuppone sia diventata pubere.

Dice il Sublime Corano:

E se temete di essere ingiusti nei confronti degli orfani, sposate allora due o tre o quattro TRA LE DONNE CHE VI PIACCIONO…” (Corano, 4, 3).

Questo è un versetto (ayah) che parla della poligamia, e ne dà anche la motivazione. Ma la cosa che più ora interessa è mettere in risalto che l’invito è quello a sposare “le donne che vi piacciono”. E con questa precisazione, importantissima, ma che passa ai più inosservata, non si fa certo riferimento alle bambine di sei anni! Qualunque uomo che infatti possegga una ordinaria e media salute psichica (ed è senza dubbio questo il pubblico a cui si rivolge il Sublime Corano) non guarda a una bambina da sei anni come a una donna DA SPOSARE SUBITO!

Dunque, già questo versetto, DA SOLO, è più che sufficiente ad escludere categoricamente che si possa pensare ad una bambina di sei anni come a una donna da sposare.

E siccome il versetto non parla nemmeno di femmina che deve piacere al padre dello sposo, sia pure per meri motivi economici, aggiungiamo che questo versetto esclude senz’altro anche i cosiddetti “matrimoni combinati”, perlomeno quelli fatti sopra la testa degli sposi. Questo, detto a scanso di equivoci.

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C’è poi un altro versetto del Sublime Corano che non lascia dubbi:

IDDIO non impone a nessun’anima (un peso) al di là delle sue capacità” (Corano, 2, 286).

Cioè, IDDIO non impone a nessuno un peso che non può sopportare. E’ dunque evidente che una bambina, anche che abbia avuto il suo primo ciclo mestruale, non è in grado di sopportare il peso e la responsabilità di una cosa come il matrimonio, con gli annessi e connessi di maternità, famiglia, ecc. Tutte le persone dotate di cervello capiscono bene che tutte queste sarebbero esattamente delle cose “al di là delle sue capacità”. E come sempre il Corano, essendo PAROLA DI DIO, usa le migliori parole possibili, anche da un punto di vista della necessaria sintesi, per esprimere un concetto. Inequivocabili.

Dunque, la prima necessaria conseguenza di queste parole coraniche, è che chi impone a una bambina un peso che va “aldilà delle sue capacità” fa qualcosa di contrario alla parola di DIO.

Questa impostazione, ineludibile, è poi confermata da altri brani del Sublime Corano.

Vi si dice infatti, a proposito dei termini dopo i quali, a seguito di un divorzio, la donna si può risposare:

Le donne divorziate osservino un ritiro della durata di tre cicli mestruali…” (Corano, 2, 228).

Questa ayah (versetto) stabilisce il termine oltre al quale il divorzio diventa definitivo, e la donna si può dunque sposare di nuovo. Ma c’è il problema delle donne che non hanno avuto il mestruo. E questo problema viene risolto da un altro versetto:

Se avete qualche dubbio a proposito di quelle delle vostre donne che non sperano più nel mestruo, il loro termine sia di tre lunazioni. Lo stesso valga per quelle che non hanno avuto il mestruo. Quelle che sono incinte avranno per termine il parto stesso” (Corano, 65, 4).

Questa ayah illustra dopo quanto tempo una donna divorziata può risposarsi, cioè tre cicli lunari, essendo il divorzio diventato definitivo, e ciò in funzione della presenza o meno di mestruazioni.

Alcune traduzioni, riportando “per quelle che non hanno ANCORA avuto il mestruo”, anziché “per quelle che non hanno avuto il mestruo”, come invece dice il testo arabo, hanno aiutato l’interpretazione che autorizzerebbe i matrimoni con bambine. Perché se una “donna”, non ha “ancora” il mestruo, questo significherebbe che non ha ancora raggiunto la “pubertà”, perciò non può che essere una bambina!!!

Questa modificazione dell’interpretazione è stata probabilmente dettata dal tentativo di giustificare i matrimoni con bambine, diffusi sia in epoca preislamica che presso le popolazioni non musulmane.

Ma se invece si segue il testo letterale “E per quelle che non hanno avuto il mestruo” e si ragiona, anche in riferimento agli altri versetti citati più sopra, si capisce che il versetto si riferisce a tutti quei casi in cui può succedere che la donna non abbia il normale ciclo mestruale, come la gravidanza, o problemi psico-fisici di vario tipo, come patologie ormonali, cisti alle ovaie, stress, anoressia, ecc., oltre naturalmente alla menopausa (“… che non sperano più nel mestruo”).

Ecco perché c’è stata la precisazione, arrivata successivamente, con questo versetto. Precisazione resasi necessaria, dopo la rivelazione del versetto precedente, e senza la quale le disposizioni in materia sarebbero state incomplete. Erano indicazioni che non potevano non essere date, e infatti sono state date.

La conclusione, dunque, è chiara, semplice, e indiscutibile:

l’Islàm non accetta e non permette il matrimonio delle bambine.

Chi lo fa, quindi, lo sta facendo per tradizioni e costumi del suo paese e commette un peccato di ingiustizia, andando inevitabilmente incontro alla Punizione, nei tempi e nei modi che IDDIO stesso, UNICO GIUDICE DI TUTTI NOI, ha stabilito.

Quanto detto fin d’ora, per il musulmano deve bastare e avanzare. Tuttavia, a titolo di considerazioni aggiuntive e rafforzative, ricordiamo che peraltro, oggi, la nostra società considera una persona come adulta al momento del compimento del diciottesimo anno di età. Sotto quella età, è considerata “non maggiorenne” , cioè quasi come non capace di intendere e di volere, ANCHE SE HA GIA’ RAGGIUNTO LA PUBERTA’. E dunque, considerando che il consenso esplicito della donna è CONDIZIONE NECESSARIA PER IL MATRIMONIO, è evidente che NON SI DEVE sposare una minorenne. E quello che succede in paesi arretrati e poveri, per dir così, deve essere stigmatizzato dai musulmani.

I musulmani devono invece adoperarsi per far crescere la consapevolezza e la cultura in tutte le donne musulmane e gli uomini musulmani di tutto il mondo. E far sposare delle bambine va in senso contrario alla liberazione ed alla emancipazione della donna, perno centrale della pratica islamica.

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IL CONSENSO NECESSARIO DELLA SPOSA

Prima di affrontare il problema dell’età di ‘Aisha, bisogna poi premettere che nell’Islàm il matrimonio, (che è a tutti gli effetti un contratto civile, e che dunque in quanto tale acquista immediatamente valore civile, con tutto ciò che ne consegue, all’atto stesso della stipula, indipendentemente dal momento della consumazione) per essere valido deve basarsi sul consenso della sposa. Ed è noto a tutti gli studiosi che questo consenso è valido solo se esercitato da persone che abbiano piena capacità di intendere e di volere. Ed è arcinoto che nell’Islàm la piena capacità di intendere e di volere si raggiunge CON LA PUBERTA’. Ad esempio, i beni ereditati dagli orfani entrano in loro effettivo possesso solo con la pubertà. Un consenso esplicito, ammesso che nella fattispecie ci sia stato effettivamente, non può dunque essere ritenuto valido se espresso da una bambina che non ha raggiunto la pubertà.

 

L’ETÀ DI ‘AISHA

In base a quanto detto fin qui, va subito detto che le considerazioni che seguiranno, basate sullo studio degli ahadith e della comparazione incrociata con altri ahadith e altri dati, sono MERAMENTE AGGIUNTIVE e COMPLEMENTARI, rispetto a quanto abbiamo osservato dal Sublime Corano, che è di per sé del tutto esauriente.

Ci sono molte tradizioni islamiche attendibili che ci dicono che ‘Aisha fu data in sposa a Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria, quando lei aveva 6 anni, e che il matrimonio fu consumato quando lei aveva 9 anni. Eccone una:

“‘A’isha (che Allah sia compiaciuto di lei) ha riportato: – L’Apostolo di Allah (che la pace sia su di lui) mi ha sposata quando ero una ragazza di sei (anni), e sono stata ammessa in casa sua quando ero una ragazza di 9 -” (Sahih Muslim Volume 7, Libro 62, Numero 64).

Ora, io riporterò dati ripresi da studiosi musulmani arabi, che sono disponibili in rete anche in inglese e in francese, oltre che in arabo. Quindi, chi ha interesse ad approfondire, potrà farlo agevolmente. A me, in questa sede, interessa integrare con una scelta tra le numerose prove disponibili, QUANTO È GIÀ ESPLICITATO IN MANIERA INEQUIVOCABILE DAL SUBLIME CORANO, come abbiamo visto.

La vera età di ‘Aisha non è quella che appare da ciò che abbiamo appena letto.

Fra gli arabi era infatti comune la pratica detta dello “smorzamento”: vale a dire, si ometteva la prima cifra, dandola per scontata. Come noi occidentali diciamo “Novecento” per intendere “Millenovecento” (altrimenti, diremmo “Novecento dopo Cristo”), così gli arabi, specialmente nel linguaggio parlato, usano, per brevità, dire sei al posto di sedici. Dal contesto del discorso si capisce la cifra esatta. Questa pratica esisteva anche nell’arabo parlato dell’epoca, e infatti lo stesso Profeta Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria, in altri ahadith dove tirava in ballo delle date, ha parlato di giorno 5, 7 e 9 per indicare il 15, il 17 e il 19: dal discorso si deduceva che si trattava della seconda metà del mese. Tuttora in molti paesi arabi, specialmente nei mercati, quando si tratta sui prezzi, si usa questa modalità.

Dunque, fosse stata una bambina, ‘Aisha avrebbe detto “bambina di 6”.

Invece, una “ragazza di 6” ha 16 anni, e una “ragazza di 9” ha 19 anni.

Ci sono poi molte altre prove citate da questi studiosi, che hanno “incrociato” i dati di molti altri ahadith.

Ne cito solo alcune.

Bisogna preliminarmente tenere presente che noi sappiamo, perché ce lo ha detto ‘Aisha stessa, oltre a risultare da altre fonti, che il matrimonio fu consumato a Medina, dunque dopo la Hijrah, cioè l’emigrazione dei musulmani da Mecca.

- Il grande storico Tabari ci dice che al tempo in cui Abu Bakr, il padre di ‘Aisha, decise di emigrare ad Habshah, 8 anni prima della Hijrah verso Medina, andò da un certo Mut’am, con cui sua figlia Aisha era fidanzata, e gli chiese di portarla a casa sua come moglie di suo figlio. Mut’am, che non era un musulmano, rifiutò, poiché nel frattempo Abu Bakr era divenuto musulmano, e quindi lasciò ‘Aisha. Se ‘Aisha fosse stata così giovane al momento del suo matrimonio non sarebbe neanche nata quando Abu Bakr decise di emigrare ad Habshah. Invece non solo era già nata, ma aveva evidentemente già avuto le prime mestruazioni, altrimenti non sarebbe stata pronta per il matrimonio.

- La cinquantaquattresima sura del Corano (Surah al-Qamar, la Sura della Luna) fu rivelata nove anni prima della Hijra a Medina, ed ‘Aisha dice che era una fanciulla quando arrivò questa rivelazione. Dunque, dopo questo avvenimento, in cui era già bambina, sarebbero passati altri nove anni, più almeno altri uno o due, prima della consumazione del matrimonio. Dunque, a Medina, il primo o il secondo anno dopo la Hijrah, dove avvenne la consumazione, non poteva avere solo 6 o 9 anni.

- ‘Aisha partecipò alle battaglie di Badr e Uhud, che ebbero luogo rispettivamente nel 623 e nel 624 d.C., quindi UNO e DUE anni dopo la Hijrah, aiutando i combattenti nel rifornimento di acqua. Ma il Profeta Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria, aveva vietato tassativamente che partecipassero a combattimenti i giovani e le giovani sotto ai 15 anni. Dunque ‘Aisha, al momento della consumazione del matrimonio, doveva avere ALMENO 16 anni.

- Il più illustre e studiato commentatore del Corano di tutti i tempi, Ibn Kathìr, parlando di Asma, la sorella di ‘Aisha, dice che ella morì nell’anno 73 dopo la Hijrah, all’età di 100 anni. Dunque, quando ci fu la Hijrah, aveva 27 anni. E Asma aveva 10 anni più di ‘Aisha. Dunque ‘Aisha aveva 17 anni al tempo della Hijrah a Medina. E questo dato conferma l’età di ‘Aisha, che era di 19 anni, quando consumò il matrimonio col Profeta, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria.

E come ripeto, ci sono molte altre prove a riguardo, che non riportiamo per motivi di spazio.

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CONCLUSIONE

L’insegnamento islamico stabilisce dunque, al di là di ogni ombra di dubbio alcuno, le seguenti direttive:

  • Il Sublime Corano, per i musulmani PAROLA DI DIO, non accetta né permette il matrimonio di bambine.
  • Il Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, NON HA SPOSATO NESSUNA BAMBINA, NE’ HA MAI INVITATO A SPOSARE BAMBINE. Con la sua sposa più giovane (le altre erano tutte più anziane, vedove o divorziate) , ‘Aisha, ha stipulato IL CONTRATTO matrimoniale quando lei aveva SEDICI anni, ed ha consumato il matrimonio stesso quando lei aveva DICIANNOVE anni. E tutti i musulmani di tutto il mondo, di conseguenza, DEVONO seguire il suo esempio, visto che il Sublime Corano insegna loro che “non esiste per voi esempio migliore”, e non andare mai sotto questi limiti di età.
  • Promuovere all’interno di tutta la comunità musulmana mondiale un’opera di insegnamento e di acculturazione e di aumento della consapevolezza islamica di donne e uomini, affinchè spariscano dalla faccia della terra i matrimoni con bambine.

 

E che IDDIO guidi e illumini le musulmane e i musulmani, e tutte le donne e gli uomini di buona volontà.

ATTENTATI, GUERRE, NUOVO ORDINE MONDIALE E MENZOGNE CONTRO L’ISLÀM

Intervista di “Border Nights” con Massimo Zucchi

Il logo della puntata.

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Questa è la registrazione di una intervista al sottoscritto andata in onda il giorno martedì 5 dicembre 2017 all’interno di “Border Nights”, trasmissione di radio-web che va in onda tutti i martedì sera in diretta.

Nel tempo di un’ora circa, si sono affrontati molti temi, fra cui il ruolo dei sauditi nel terrorismo internazionale e nella costruzione del Nuovo Ordine Mondiale, e poi sono stati confutati molti luoghi comuni e menzogne sull’Islàm, a cominciare dai famosi versetti coranici che inciterebbero alla violenza, e dalla infame accusa di pedofilia attribuita al Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria.

Conduce l’intervista Stefania Nicoletti.

Per ascoltare il podcast, cliccare qui

La copertina del libro “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”, Edizioni Civiltà Nuova..

La copertina del libro “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”, Edizioni Civiltà Nuova.

 Il libro può essere ordinato presso tutte le librerie. Causa concorrenza con Amazon, il modo migliore per ordinarlo online è andare sul sito  www.youcanprint.it , cercare “Comandante Bergoglio” e fare l’ordinazione, arriverà in pochi giorni.

TERRORISMO SUL SINAI, MASSONERIA, E RELIGIONE ISLAMICA

Puntata di “Forme d’Onda” con Massimo Zucchi

Il logo della puntata.

Il logo della puntata.

Il giorno giovedì 30 novembre 2017, è andata in onda una punta di “Forme d’Onda” trasmissione settimanale di radio web che si occupa di politica e spiritualità, dedicata all’Islàm, e imperniata su un’intervista al sottoscritto.

Si è partiti dall’analisi del terribile attentato terroristico accaduto in Egitto nel Sinai, il giorno venerdì 24 novembre, che ha fatto più di trecento vittime, e poi si sono affrontati vari importanti temi legati alla religione islamica.

Conducono la trasmissione, come sempre da anni, Rudy Seery e Stefania Nicoletti.

Per ascoltare il podcast, cliccare qui.

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ECCO IL VIDEO DELLA PRIMA PRESENTAZIONE

Il libro su Papa Francesco al library cafè “Libri Parlanti” di Castiglione del Lago (PG)

Un momento della presentazione del libro.

Un momento della presentazione del libro.

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Il giorno sabato 30 settembre 2017, presso il caffè letterario “Libri Parlanti” di Castiglione del Lago, si è svolta la presentazione del libro del sottoscritto, “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”, Edizioni Civiltà Nuova.

Il tutto si è basato esclusivamente sulle domande dell’organizzatrice dell’evento, Monica, e di molte delle persone presenti, riguardanti anche problematiche di attualità e di religione islamica.

 

Ci scusiamo perché l’audio, per motivi tecnici, è un po’ basso.

Per vedere il video, cliccare qui

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PRESENTAZIONE CON DIALOGO

Il libro su Papa Francesco a Trieste, in un centro culturale cattolico

Prima della presentazione. Al centro, vicino a Nadir Akkad, don Ettore Malnati, che ha in mano una copia del suo ultimo libro, “L’avventura del Concilio Vaticano II”, che alla fine della conferenza mi ha voluto regalare.

Prima della presentazione. Al centro, vicino a Nadir Akkad, don Ettore Malnati, che ha in mano una copia del suo ultimo libro, “L’avventura del Concilio Vaticano II”, che alla fine della conferenza mi ha voluto regalare.

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Giovedì 19 ottobre 2017, a Trieste, presso il Centro Culturale Paolo VI, si è avuta la presentazione del libro scritto dal sottoscritto, “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”, Edizioni Civiltà Nuova.

L’evento è stato organizzato dall’amico cattolico Claudio Caramia, e da don Ettore Malnati, e vi hanno partecipato anche alcuni esponenti dell’amministrazione del Comune di Trieste.

Un momento della presentazione. Alla mia destra, don Ettore Malnati, alla mia sinistra Claudio Caramia.

Un momento della presentazione. Alla mia destra, don Ettore Malnati, alla mia sinistra Claudio Caramia.

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La presentazione, preceduta da un intervento introduttivo del sacerdote, e da alcune considerazioni dello stesso Caramia, è stata seguita con estremo interesse dal pubblico, che ha poi partecipato attivamente, con domande pertinenti, che hanno contribuito allo svilupparsi di un dibattito interessante e molto proficuo, se Iddio vuole.

Era presente anche l’Imam della moschea di Trieste, Nadir Akkad, con cui si è concordata la prossima organizzazione di un evento analogo presso la moschea locale.

Il sottoscritto con Nadir Akkad, imam della moschea di Trieste.

Il sottoscritto con Nadir Akkad, imam della moschea di Trieste.

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Farò e faremo di tutto affichè tali momenti di dialogo e di scambio culturale si moltiplichino, se Iddio vuole, nello spirito del pontificato di Papa Francesco, nello spirito della religione islamica e di tutte le religioni, e della volontà di pace dei popoli di tutto il mondo.

Al centro il sottoscritto, con accanto il mitico organizzatore Claudio Caramia, e una lettrice appena acquisita.

Al centro il sottoscritto, con accanto il mitico organizzatore Claudio Caramia, e una lettrice appena acquisita.

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Potete vedere qui sotto il video dell’evento, diviso in due parti, cui mancano solo pochi minuti finali e la parte del dibattito, saltata per motivi tecnici.

Buona visione.

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

La copertina del libro “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”, Edizioni Civiltà Nuova.

La copertina del libro “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”, Edizioni Civiltà Nuova.

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IN SIRIA, UN CRISTIANO ELETTO PRESIDENTE DEL PARLAMENTO

E i media censurano

Hammoudeh Youssef Sabbagh, cristiano, è il nuovo Presidente del Parlamento di Siria.

Hammoudeh Youssef Sabbagh, cristiano, è il nuovo Presidente del Parlamento di Siria.

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Il giorno giovedì 28 settembre scorso, con 193 voti a favore (su 252), il cristiano Hammoudeh Sabbagh è stato nominato Presidente del Parlamento siriano.

Sabbagh è un giurista, è membro del partito Baath (partito, come è noto, aconfessionale e laico, che propugna il pan-arabismo, cioè l’unione di tutti i popoli di lingua araba).

Ha 59 anni, ed è originario della provincia di al-Hasaka, nell’estremo nordest del Paese, dove in passato è stato vicegovernatore, ed è entrato nel parlamento di Damasco con le elezioni del 2012.

Il Presidente del Parlamento siriano, Hamoudeh Sabbagh, subito dopo il suo insediamento.

Il Presidente del Parlamento siriano, Hamoudeh Sabbagh, subito dopo il suo insediamento.

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Nel Parlamento siriano siedono numerosi cristiani, esponenti della locale comunità: è cristiano infatti il 10% della popolazione, che è in maggioranza musulmana.

In passato, già un altro cristiano, Fares el-Khoury, di confessione protestante, aveva ricoperto la stessa carica, addirittura in tre periodi. Dapprima, per due volte, tra il 1936 e il ’39 e tra il 1943 e il ’44, durante il protettorato francese prima della seconda guerra mondiale (1920-1946); e poi, una terza volta, dopo la proclamazione d’indipendenza della Siria, tra il 1947 e il 1949.

Il siriano cristiano Faris al-Khoury (1877-1962). Oltre a ricoprire la carica di Presidente del Parlamento siriano in tre diverse occasioni, fu anche due volte Primo Ministro. La prima volta, dal 14/10/1944 al 1/10/1945, e la seconda volta dal 3/11/1954 al 13/02/1955.

Il siriano cristiano Faris al-Khoury (1877-1962). Oltre a ricoprire la carica di Presidente del Parlamento siriano in tre diverse occasioni, fu anche due volte Primo Ministro. La prima volta, dal 14/10/1944 al 1/10/1945, e la seconda volta dal 3/11/1954 al 13/02/1955.

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Sabbagh, tra l’altro, prende il posto di Hadiyeh Khalaf Abbas, a sua volta prima donna a guidare il parlamento siriano. Rimossa lo scorso luglio con voto unanime dei deputati, che la accusavano di comportamenti non democratici, Hadiyeh era stata la prima donna ad essere eletta – per acclamazione – presidente dell’Assemblea del Popolo, il 6 giugno 2016. È stata poi costretta a dimettersi il 20 luglio scorso.

Hadiyeh Khalaf Abbas, Presidente del Parlamento siriano per circa un anno.

Hadiyeh Khalaf Abbas, Presidente del Parlamento siriano per circa un anno.

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Il Parlamento siriano è composto da 250 seggi e ogni legislatura dura, di regola, 4 anni. Il sistema politico siriano è assimilabile a quello a partito unico: 167 seggi sono garantiti ai membri del Fronte nazionale progressista il cui perno è il partito Baath. Esistono anche partiti minori, ma tutti aderiscono al Fronte in posizione subordinata rispetto al Baath.

Il Parlamento siriano è monocamerale. Si può notare, in questa foto risalente a prima dell’elezione del nuovo Presidente, come la composizione del parlamento sia assolutamente varia e non uniforme. Si vedono infatti, individuabili già dall’abbigliamento, uomini vestiti con abiti tradizionali islamici, uomini in occidentalissime giacche e cravatte, donne velate e donne non velate.

Il Parlamento siriano è monocamerale. Si può notare, in questa foto risalente a prima dell’elezione del nuovo Presidente, come la composizione del parlamento sia assolutamente varia e non uniforme. Si vedono infatti, individuabili già dall’abbigliamento, uomini vestiti con abiti tradizionali islamici, uomini in occidentalissime giacche e cravatte, donne velate e donne non velate.

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Da un punto di vista etnico, i siriani sono per il 90% arabi, per il 9% curdi, e per l’1% armeni.

La società siriana è anche un mosaico di religioni diverse che convivono fianco a fianco da secoli. I musulmani sunniti sono la maggioranza, poi vi sono gli sciiti e gli alauiti (come la famiglia Asad), i drusi e i cristiani. Questi ultimi sono suddivisi in 11 comunità di diverse confessioni, ortodossi e cattolici di diversi riti. Queste diverse connotazioni cristiane, è bene ricordarlo, esistono semplicemente perché, in territorio islamico, esse hanno potuto sopravvivere tranquillamente senza essere perseguitate per la loro religione, a differenza di quanto accadeva sia sotto i cristiani bizantini sia sotto i cattolici romani. Le statistiche prima dell’attuale guerra ci parlavano di una popolazione di più di 22 milioni di abitanti, di cui i cristiani erano circa l’8%, dunque intorno al milione e mezzo di fedeli.

Ecco la situazione politico-sociale-religiosa della Siria, da quando è al potere Bashar al-Asad, così come ce la descrive monsignor Giuseppe Nazzaro, Vicario Apostolico emerito di Aleppo:

Bachar inizia ad allentare le redini, il popolo comincia a respirare, la Siria ad aprirsi all’occidente. Il benessere entra nel paese: tutti ne usufruiscono; il turismo aumenta continuamente; la gente viaggia all’estero con facilità. Le fabbriche lavorano, il Commercio si sviluppa. Gli stranieri vengono ad investire in Siria. Tutte le comunità etniche sono libere di esercitare la propria religione.

Tutte le anime che compongono il popolo siriano : Sunniti, Alawiti, Cristiani, Sciiti ed altri, vivono in pace tra loro, sono associati nel commercio; nelle differenti relazioni sociali non vi è distinzione tra gli appartenenti ad un gruppo o l’altro. Nello stesso Governo vi sono almeno tre Ministri cristiani, non esiste pregiudizio alcuno per la nomina di un Direttore di Banca cristiano, nell’esercito i più alti gradi sono accessibili a tutti. Ogni comunità è libera di praticare pubblicamente il proprio credo, per esempio noi cristiani non solo non abbiamo mai avuto problemi nelle chiese ma si era liberi anche di fare le nostre processioni per le strade della città.

Per le festività maggiori, per noi Natale e Pasqua, per l’Islam la festa della fine del Ramadan e quella del Sacrificio, ci scambiavamo gli auguri liberamente, gli islamici venivano da noi e noi andavamo da loro. Le visite di cortesia tra famiglie musulmane e cristiane erano molto frequenti senza alcun pregiudizio. Tutti si sentivano a casa propria, tutti erano siriani, figli di una stessa patria anche se con tradizioni storiche diverse”.

Monsignor Giuseppe Nazzaro, Vicario Apostolico emerito di Aleppo.

Monsignor Giuseppe Nazzaro, Vicario Apostolico emerito di Aleppo.

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Come si vede, basta studiare il mondo islamico, così com’è DA SECOLI, per capire che la tolleranza religiosa è da sempre una situazione NORMALE in queste popolazioni.

Mentre sappiamo che il cosiddetto “Occidente cristiano” ha tutta un’altra storia.

E si vede dunque con chiarezza che l’Occidente deve imparare la tolleranza religiosa dal mondo islamico.

Ah, dimenticavo: di tutto quello che ho scritto, sui mass-media nazionali e internazionali voi, naturalmente, NON AVETE NE’ LETTO NE’ VISTO NE’ ASCOLTATO NULLA.

ADINOLFI, RATZINGER E L’ISLÀM

L’uso strumentale della lezione di Ratisbona

Papa Benedetto XVI con Papa Francesco.

Papa Benedetto XVI con Papa Francesco.

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In certi particolari ambienti soprattutto giornalistici, cattolici e non cattolici, ma accomunati da una avversione per Papa Francesco (che poi, sarebbe in pratica un’avversione per tutto ciò che puzza di pace, di tolleranza, di cultura, di dialogo), si assiste da tempo ad un uso smodato della famosa “Lezione di Ratisbona”, un discorso sui rapporti tra ragione e religione, tenuto da Papa Benedetto XVI il 12 settembre 2006 nell’Aula Magna dell’Università di Regensburg.

Ultimo in ordine di tempo, il giocatore di poker Mario Adinolfi, che ha insistito sulla necessità di “ripartire dalla lezione di Ratisbona”.

Questa “lectio magistralis”, come è stata definita, viene tirata in ballo ogni volta che si intende mettere in difficoltà Papa Francesco, alludendo al fatto che questa lezione sarebbe “contro l’Islàm”, mentre invece Papa Francesco sarebbe “troppo tenero con l’Islàm”. Si pretende, per delegittimare il Papa attuale, che quello precedente fosse “migliore”, più “attinente alla dottrina”, mentre quello attuale sarebbe una specie di eretico. E questo, soprattutto in relazione ai rapporti con l’Islàm.

Da una lettura attenta del testo integrale, emerge invece tutt’altro.

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DONNE MUSULMANE AL GOVERNO

Mentre gli americani, come i francesi, come gli italiani, ecc., sono ancora a zero…

Halimah Yacob, 63 anni, eletta Presidente di Singapore. Musulmana.

Halimah Yacob, 63 anni, eletta Presidente di Singapore. Musulmana.

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Il 12 settembre 2017, Halimah Yacob, 63 anni, è stata eletta Presidente di Singapore.

È il primo presidente donna di questo paese, ed è musulmana.

Ha militato per anni nel Sindacato Nazionale, diventandone anche vice-segretario nazionale. Si è sempre occupata, in particolar modo, dei diritti degli anziani e delle donne, patrocinando anche l’Associazione delle Donne Musulmane di Singapore. Ha cinque figli.

Singapore è un paese di circa cinque milioni e mezzo di abitanti, dove convivono molte religioni. Il 33% è buddista, il 18% cristiano, il 15% musulmano.

MA NON È LA PRIMA – Anche rimanendo solo ai tempi moderni, Halimah non è tuttavia la prima donna musulmana ad assumere il ruolo di capo di governo o di presidente del paese in cui vive. Anche molti paesi musulmani hanno avuto una donna come Primo Ministro o Presidente. Forniamo qui di seguito una carrellata di altre donne musulmane che hanno ricoperto tali cariche.

Sheikh Hasina Wazed. Attuale Primo Ministro del Bangladesh, in carica dal 10 gennaio 2009. Precedentemente, aveva già ricoperto la carica di Primo Ministro, dal 23 giugno 1996 al 15 luglio 2001.

Sheikh Hasina Wazed. Attuale Primo Ministro del Bangladesh, in carica dal 10 gennaio 2009. Precedentemente, aveva già ricoperto la carica di Primo Ministro, dal 23 giugno 1996 al 15 luglio 2001.

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Begum Khaleda Zia. È stata Primo ministro del Bangladesh dal 20 marzo 1991 al 30 marzo 1996, e poi ancora dal 10 ottobre 2001 al 29 ottobre 2006. Dunque, escluso un breve periodo di tre anni, dal 2006 al 2009, il Bangladesh, che è per popolazione il terzo paese musulmano al mondo (lo è la quasi totalità degli abitanti), con quasi 170 milioni di abitanti, è governato ininterrottamente da una donna dal 1991! Quale paese della fantastica e inarrivabile “civiltà occidentale dalle radici giudaico cristiane” può vantare altrettanto? Il dato di fatto inoppugnabile, dunque, è che la cultura islamica, pur con tutte le sue arretratezze (dovute peraltro non alla religione islamica, ma ad arcaismi di tradizioni locali duri a morire) è fuor di dubbio da sempre all’avanguardia nella liberazione della donna. E il resto della lista è una conferma.

Begum Khaleda Zia. È stata Primo ministro del Bangladesh dal 20 marzo 1991 al 30 marzo 1996, e poi ancora dal 10 ottobre 2001 al 29 ottobre 2006. Dunque, escluso un breve periodo di tre anni, dal 2006 al 2009, il Bangladesh, che è per popolazione il terzo paese musulmano al mondo (lo è la quasi totalità degli abitanti), con quasi 170 milioni di abitanti, è governato ininterrottamente da una donna dal 1991! Quale paese della fantastica e inarrivabile “civiltà occidentale dalle radici giudaico cristiane” può vantare altrettanto? Il dato di fatto inoppugnabile, dunque, è che la cultura islamica, pur con tutte le sue arretratezze (dovute peraltro non alla religione islamica, ma ad arcaismi di tradizioni locali duri a morire) è fuor di dubbio da sempre all’avanguardia nella liberazione della donna. E il resto della lista è una conferma.

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Benazir Bhutto. È stata per due volte Primo Ministro del Pakistàn (dal 1988 al 1990, e dal 1993 al 1996), un paese di duecento milioni di abitanti, sesto paese più popolato al mondo, e secondo fra i paesi musulmani dopo l’Indonesia (tanto per fare un paragone, si tenga conto che ad esempio la Libia, di cui si parla molto da tempo, ha poco più di sei milioni di abitanti). È morta assassinata il 27 dicembre 2007, in un attentato terroristico a Rawalpindi, in cui rimasero uccise più di 20 persone.

Benazir Bhutto. È stata per due volte Primo Ministro del Pakistàn (dal 1988 al 1990, e dal 1993 al 1996), un paese di duecento milioni di abitanti, sesto paese più popolato al mondo, e secondo fra i paesi musulmani dopo l’Indonesia (tanto per fare un paragone, si tenga conto che ad esempio la Libia, di cui si parla molto da tempo, ha poco più di sei milioni di abitanti). È morta assassinata il 27 dicembre 2007, in un attentato terroristico a Rawalpindi, in cui rimasero uccise più di 20 persone.

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Megawati Sukarnoputri.  È stata Presidente dell’Indonesia (paese di quasi trecento milioni di abitanti, il 90% dei quali musulmani) dal 23 luglio 2001 al 20 ottobre 2004.

Megawati Sukarnoputri. È stata Presidente dell’Indonesia (paese di quasi trecento milioni di abitanti, il 90% dei quali musulmani) dal 23 luglio 2001 al 20 ottobre 2004.

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Tansu Penbe Ciller. È stata Primo ministro della Turchia dal 25 giugno del 1993 al 6 marzo del 1996.

Tansu Penbe Ciller. È stata Primo ministro della Turchia dal 25 giugno del 1993 al 6 marzo del 1996.

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Sibel Siber. È stata Primo Ministro della parte nord di Cipro (quella musulmana) per pochi mesi tra il 2012 e il 2013.

Sibel Siber. È stata Primo Ministro della parte nord di Cipro (quella musulmana) per pochi mesi tra il 2012 e il 2013.

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Rosa Isakovna Otunbayeva. È stata Presidente del Kyrgyzistàn, paese composto per l’85% da musulmani, tra il 2010 e il 2011.

Rosa Isakovna Otunbayeva. È stata Presidente del Kyrgyzistàn, paese composto per l’85% da musulmani, tra il 2010 e il 2011.

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Mame Madior Boye. È stata Primo Ministro del Senegal dal 3 marzo 2001 al 4 novembre 2002. Il Senegal ha una popolazione di quasi 15 milioni di abitanti, più del 90% dei quali è musulmano. Il Senegal ha un parlamento composto per il 43% di donne. Tanto per fare un paragone: in Europa, solo la Svezia ne ha poco di più (44%), mentre la Spagna uguaglia il Senegal (43%), e tutti gli altri paesi hanno percentuali di parlamentari donne inferiori al Senegal, con la Germania al 36%, il Regno Unito al 29%, la Francia al 26,2 %, per finire con l’Ungheria, fanalino di coda con appena il 10% di donne parlamentari. L’Italia, per la cronaca, ha il 31% di donne parlamentari (ed è un record, prima erano di meno!).

Mame Madior Boye. È stata Primo Ministro del Senegal dal 3 marzo 2001 al 4 novembre 2002. Il Senegal ha una popolazione di quasi 15 milioni di abitanti, più del 90% dei quali è musulmano. Il Senegal ha un parlamento composto per il 43% di donne. Tanto per fare un paragone: in Europa, solo la Svezia ne ha poco di più (44%), mentre la Spagna uguaglia il Senegal (43%), e tutti gli altri paesi hanno percentuali di parlamentari donne inferiori al Senegal, con la Germania al 36%, il Regno Unito al 29%, la Francia al 26,2 %, per finire con l’Ungheria, fanalino di coda con appena il 10% di donne parlamentari. L’Italia, per la cronaca, ha il 31% di donne parlamentari (ed è un record, prima erano di meno!).

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Cissè Mariam Kaidama Sidibè. È stata Primo Ministro del Mali dal 3 aprile 2011 al 22 marzo 2012. Il Mali è un paese di 15 milioni di abitanti, di cui circa l’80% è musulmano.

Cissè Mariam Kaidama Sidibè. È stata Primo Ministro del Mali dal 3 aprile 2011 al 22 marzo 2012. Il Mali è un paese di 15 milioni di abitanti, di cui circa l’80% è musulmano.

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Ameenah Gurib-Fakim.  Biologa nota a livello internazionale, è diventata Presidente della Repubblica di Mauritius il 5 giugno 2015.

Ameenah Gurib-Fakim. Biologa nota a livello internazionale, è diventata Presidente della Repubblica di Mauritius il 5 giugno 2015.

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Dunque, pare che le “sottomesse” donne musulmane siano state a capo di importanti paesi più spesso di quanto non si creda.

Tutto questo, mentre molti “fari” della civiltà occidentale di “radici giudaico-cristiane”, come gli USA (che esistono dal 1776!), non hanno ancora MAI avuto un capo di governo donna. E lo stesso dicasi per Italia, Francia e Spagna, e tanti altri paesi.

E prossimamente, IDDIO volendo, parleremo delle donne-sultano nella storia del mondo musulmano.