Tutti gli articoli di Massimo abdul Haqq Zucchi

LA CINA, L’ISLAM E I MUSULMANI

2 – In Algeria la terza moschea più grande al mondo. Costruita dai cinesi.

Il lato est della “Moschea d’Algeria”, alla periferia di Algeri.

Il lato est della “Moschea d’Algeria”, alla periferia di Algeri.

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SULLA VIA DELLA SETA… UNA MOSCHEA GIGANTESCA

Il suo nome ufficiale è “Djamaa el Djazair”, cioè la “Moschea d’Algeria”, anche se qualcuno la chiama ironicamente la “Moschea di Bouteflika”, perché l’accordo per la sua costruzione è stato firmato sotto la sua Presidenza.

È la enorme moschea costruita recentemente alla periferia della capitale Algeri, nel comune di Mohammadia.

La “Moschea d’Algeria” di notte. I lavori hanno avuto inizio il 16 agosto 2012 e si sono conclusi il 29 aprile 2019.

La “Moschea d’Algeria” di notte. I lavori hanno avuto inizio il 16 agosto 2012 e si sono conclusi il 29 aprile 2019.

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E’ la terza più grande moschea del mondo dopo quelle dei luoghi santi (dopo la Masjid al-Haram di La Mecca, che può contenere fino a 820.000 fedeli, e la Moschea del Profeta di Medina, che può contenerne fino a mezzo milione di fedeli).

Interno della Moschea d’Algeria, mihrab e minbar.

Interno della Moschea d’Algeria, mihrab e minbar.

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La realizzazione del progetto è stata affidata al gruppo germano-tunisino, Krebs Kiefef, e alla cinese China State Construction Engineering.

La costruzione della moschea è cominciata dal 16 agosto 2012 ed è stata completata il 29 aprile 2019.

Del complesso fanno parte anche una biblioteca con un milione di volumi, una sala conferenze, una Casa del Corano, un museo di arte e storia dell’Islam, e un centro di ricerca sulla storia algerina. Interessante anche la posizione della moschea, compresa tra la Promenade des Sablettes, lungomare in attesa di rilancio turistico, e quartieri popolari da cui provenivano numerosi dei giovani membri dei gruppi armati islamisti protagonisti della guerra civile degli anni Novanta. Lo scopo dichiarato è di contrastare ogni forma di estremismo religioso, attirando i musulmani verso la predicazione moderata, attinente al testo Coranico.

Qualcuno ha messo in dubbio questa cosa, paventando che la nuova moschea potesse sortire l’effetto contrario, ossia quello di divenire un polo d’attrazione del fondamentalismo. Ahmed Madani, consigliere di Abdelmadjid Tebboune, Ministro dell’edilizia e delle politiche abitative, committente dell’opera, ha replicato con indignazione a queste insinuazioni al quotidiano libanese L’Orient-Le Jour: “C’è chi ci accusa di avere eretto un tempio per gli integralisti. Al contrario, sono stati proprio gli islamisti a osteggiare il progetto”. Secondo Madani, “… è dal 1962 [anno in cui, con la firma degli Accordi di Evian, il Paese maghrebino ha ottenuto l’indipendenza da Parigi dopo una sanguinosa guerra cominciata nel 1956, ndr] che i dirigenti algerini accarezzano l’idea di costruire una moschea emblematica della cultura algerina e del periodo post-indipendenza.”. E’ evidente dunque l’intento di sganciare del tutto l’Algeria, anche simbolicamente, dall’influenza colonialista francese.

La “Moschea d’Algeria”. Ad aggiudicarsi l’appalto è stata la China State Construction Engineering, la più grande compagnia di costruzioni del mondo.

La “Moschea d’Algeria”. Ad aggiudicarsi l’appalto è stata la China State Construction Engineering, la più grande compagnia di costruzioni del mondo.

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Il complesso si estende su una superficie di 20 ettari.

La moschea può contenere 120.000 fedeli, ed ha il minareto più alto del mondo: 270 metri.

Questo è un video che mostra la moschea vista dall’alto di notte.

E questo è un video recente, di quattro mesi fa, che mostra anche i locali interni alla moschea, a lavori completamente ultimati:

Il minareto della Moschea d’Algeria. Coi suoi 270 metri, è il più alto al mondo. È stato realizzato, tramite un subappalto, dal gruppo italiano Trevi.

Il minareto della Moschea d’Algeria. Coi suoi 270 metri, è il più alto al mondo. È stato realizzato, tramite un subappalto, dal gruppo italiano Trevi.

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LA COLLABORAZIONE CINA-ALGERIA E LA “VIA DELLA SETA”

Il progetto cinese “Via della Seta” sta avendo importanti sviluppi anche nel resto dell’Africa. Nel 2000 Pechino ha lanciato il Forum sulla Cooperazione Cina-Africa (FOCAC), al fine di intensificare i propri legami con il continente africano. Nel corso del triennio successivo, Pechino ha dirottato 1 miliardo di dollari verso le economie africane. Questa cifra è cresciuta nel tempo esponenzialmente,  raggiungendo i 60 miliardi di dollari, annunciati in occasione dell’ultimo vertice del FOCAC del settembre 2018, per il periodo 2018-2020.

Se la penetrazione cinese in Africa è evidente in tutte le aree del continente, l’intensificarsi delle relazioni con i paesi del Nordafrica rappresenta un chiaro segnale della proiezione di potenza cinese, capace di raggiungere una regione storicamente lontana dall’influenza della Repubblica popolare, anche per via dei legami con il mondo occidentale, ed in particolare con l’Europa mediterranea.

L’allora Primo Ministro algerino Ahmed Ouyahia, assieme al Presidente cinese Xi Jinping , in occasione dell’adesione algerina alla Belt and Road Initiative (la “Via della Seta”) il 4 settembre 2018.

L’allora Primo Ministro algerino Ahmed Ouyahia, assieme al Presidente cinese Xi Jinping , in occasione dell’adesione algerina alla Belt and Road Initiative (la “Via della Seta”) il 4 settembre 2018.

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I rapporti tra Algeria e Cina sono però senza dubbio i più stretti, fra tutti quelli degli altri paesi africani. L’Algeria ospita infatti il maggior numero di cittadini della Repubblica popolare in Nordafrica (circa 40.000, la comunità straniera più numerosa nel paese). Inoltre, nel 2014, l’Algeria è stato il primo paese del mondo arabo a stringere un partenariato strategico globale con la Cina, rapporto poi trasformatosi, il 4 settembre 2018 – a margine del già citato appuntamento triennale del  FOCAC – nella firma  del protocollo d’intesa sulla Belt and Road Initiative, poi ratificato dal paese maghrebino nel settembre 2019.

NON SOLO MOSCHEA: ALTRE OPERE SULLA VIA DELLA SETA

Ma la moschea è solo una delle tante opere, in via di ultimazione, che rientrano nella collaborazione fra Algeria e Cina.

Questo è il Museo dell’Africa. Anche questo opera dei cinesi.

Questo è il Museo dell’Africa. Anche questo opera dei cinesi.

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Il nuovo Teatro dell’Opera, completato di recente, è un regalo della Cina.

Ad Algeri compagnie cinesi stanno terminando il nuovo grande terminal dell’aeroporto internazionale, e il nuovo stadio.

Sono in realizzazione anche sei nuove raffinerie e nuove strade e autostrade.

Nel recente passato, solo dal 2000 al 2014 in Algeria le compagnie cinesi hanno costruito 13.000 km di nuove strade e 3.000 km di nuove ferrovie. E non solo.

Come dice un articolo di “Osservatorio sul Mediterraneo” del febbraio scorso,

“…È inoltre di particolare rilievo il progetto di un nuovo porto ad El Hamadania, a 70 km a ovest della capitale. Il porto, il cui progetto è stato annunciato nel 2017 e i cui costi stimati si aggirano attorno ai 3,5 miliardi di dollari, verrà costruito dalla China Harbor Engineering e dalla China State Construction Engineering Corporation, che deterranno il 49% della proprietà (il 51% è in mano al governo algerino). L’opera ha l’ambizione di competere con il Tangeri MED, che, dopo l’estensione completata nel giugno 2019 (resa possibile anch’essa grazie a fondi cinesi), è divenuto il principale porto africano, con l’ambizione di affermarsi come snodo primario nel traffico di merci marittime nel Mediterraneo. Nelle intenzioni di Pechino, d’altronde, il porto di El Hamadania può essere un hub fondamentale per collegare il Mediterraneo con i giacimenti di greggio e gas della Nigeria. Sul fronte degli Investimenti diretti esteri (Ide), oltre al già citato settore infrastrutturale, i cinesi hanno investito a vario titolo nei settori minerario, nell’industria petrolifera e nella produzione di cemento. Nonostante ciò, Pechino non ha ancora raggiunto la leadership nel settore degli Ide nel paese, e non mancano gli esempi di investimenti fallimentari, come quello relativo alla creazione della Jiangling Economic Special Zone, lanciata nel 2008 con l’obiettivo di favorire la produzione di automobili cinesi per il mercato algerino, ma mai decollata. D’altro canto, la Cina continua tuttavia a rappresentare un partner importante, soprattutto considerando il trend in crescita degli investimenti nel paese, al fine di sostenere il processo di diversificazione economica ed energetica di Algeri, il cui modello di crescita è tutt’oggi dipendente dalla vendita di idrocarburi (oltre il 90% delle esportazioni totali). Se investimenti infrastrutturali e presenza nelle settore delle costruzioni rappresentano un importante segnale del crescente ruolo cinese in Algeria, questo è d’altro canto misurabile soprattutto in relazione al volume di scambio commerciale. Pechino, di fatti, è dal 2013 il primo partner in termini di esportazioni per Algeri. L’export cinese ha superato gli 8 miliardi di dollari (2017), mentre il livello di import da parte della Cina è nettamente inferiore (334 milioni nel 2017, sebbene sia incrementato di circa 60 volte dal 2000) e riguarda quasi esclusivamente gli idrocarburi. Pechino è perciò responsabile della stragrande maggioranza del deficit commerciale algerino, vista la crescente importanza cinese nell’economia del paese maghrebino. Nello specifico, la Cina esporta soprattutto manufatti e macchinari industriali, mentre sta assumendo particolare rilievo il settore delle armi. Tra il 2008 ed il 2018, di fatti, l’Algeria ha acquistato armi da Pechino per un valore di 882 milioni di dollari, corrispondente a circa un terzo del totale di export cinese nel settore in Africa.

AMICIZIA E… MATRIMONI MISTI

E naturalmente, con i buoni rapporti, che si consolidano negli anni, tra due paesi, nascono anche i matrimoni misti, che contribuiscono notevolmente a rafforzare la conoscenza reciproca, e al contempo a combattere pregiudizi anacronistici.

Fazia Benyacoub, 41 anni, accanto a suo marito, 55 anni. “Per comprendere un’altra persona, bisogna imparare ad accettarla. Occorre cercare un punto in comune, e quando lo si trova, realizzarlo. Ora i tempi sono cambiati, è più facile. Ma io mi ricordo che nel 2004, un anziano mi insultò apertamente per aver osato andare contro le tradizioni.”

Fazia Benyacoub, 41 anni, accanto a suo marito, 55 anni. “Per comprendere un’altra persona, bisogna imparare ad accettarla. Occorre cercare un punto in comune, e quando lo si trova, realizzarlo. Ora i tempi sono cambiati, è più facile. Ma io mi ricordo che nel 2004, un anziano mi insultò apertamente per aver osato andare contro le tradizioni.”

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Amal, 25 anni, commessa in un negozio di merci cinesi nella Chinatown di Algeri, a fianco di Jambè, 27 anni, proprietario del negozio.

Amal, 25 anni, commessa in un negozio di merci cinesi nella Chinatown di Algeri, a fianco di Jambè, 27 anni, proprietario del negozio.

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Smail Debeche, Presidente della Associazione di amicizia Cina-Algeria. “Le Compagnie cinesi rispettano i tempi di realizzazione e le modalità di esecuzione. Ma soprattutto hanno prezzi imbattibili. E in questa difficile congiuntura economica è un aspetto molto importante, anzi fondamentale”.

Smail Debeche, Presidente della Associazione di amicizia Cina-Algeria. “Le Compagnie cinesi rispettano i tempi di realizzazione e le modalità di esecuzione. Ma soprattutto hanno prezzi imbattibili. E in questa difficile congiuntura economica è un aspetto molto importante, anzi fondamentale”.

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Studentesse algerine ad un corso di cinese ad Algeri. I matrimoni misti tra algerini e cinesi sono in aumento.

Studentesse algerine ad un corso di cinese ad Algeri. I matrimoni misti tra algerini e cinesi sono in aumento.

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Il nuovo terminal passeggeri dell’aeroporto di Algeri.

Il nuovo terminal passeggeri dell’aeroporto di Algeri.

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La Cina sta intensificando sempre più anche i rapporti politico-economici con l’Egitto e col Marocco, ad ulteriore conferma che non vi è nessun tipo di avversione cinese verso il mondo musulmano e la religione islamica.

LE MESTRUAZIONI NEL CORANO

L’invenzione dell’impurità della donna da parte del maschilismo biblico dei “sapienti” musulmani

Corano, 2, 222. Questo versetto interdice alla donna musulmana i rapporti sessuali durante il ciclo mestruale.

Corano, 2, 222. Questo versetto interdice alla donna musulmana i rapporti sessuali durante il ciclo mestruale.

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LE PROIBIZIONI ALLE DONNE E GLI AHADIITH

Gran parte delle musulmane, in tutto il mondo, ritengono che durante il ciclo mestruale IDDIO proibisca loro molti atti, alcuna addirittura d’importanza centrale nella religione islamica:

  • proibito eseguire la preghiera obbligatoria, negli orari della giornata indicati dal Corano (salah);

  • proibito eseguire il digiuno prescritto a tutti i/le dal Corano nel mese di Ramadan;

  • proibito eseguire il Pellegrinaggio prescritto, a tutti/e i credenti che possono, dal Corano (Hajj);

  • proibito recitare anche un solo versetto del Corano, e anche solo toccare una copia del Corano;

  • proibito entrare in una moschea.

Questi divieti si rintracciano nei cosiddetti ahadiith, che sarebbero detti e consuetudini del Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, che furono raccolti a partire da più di 200 anni dopo la morte del Profeta. Questi ahadiith, naturalmente, per quei primi duecento anni non hanno fatto parte della religione islamica, in quanto tutti i musulmani in tutto il mondo, avevano come testo religioso solo il Corano.

Ma cosa dice sul ciclo mestruale il Corano, che, almeno in linea teorica, e secondo quanto afferma il Corano stesso in moltissimi versetti, è l’unica Parola d’IDDIO, e quindi l’unica guida da seguire in campo religioso?

 

IL CORANO A PROPOSITO DELLE MESTRUAZIONI

Il versetto più sopra raffigurato è il 222 della Sura 2 del Corano, la “Sura della Giovenca”.

Questa è la versione in italiano:

Ti interrogheranno sul ciclo mestruale.

Dì: “È una cosa dolorosa (fastidiosa), perciò allontanatevi (sessualmente) dalle donne durante la mestruazione, e non avvicinatele (sessualmente) finché non saranno purificate.

Quando saranno purificate, allora potete avvicinarle, come IDDIO vi ha comandato.

In verità, IDDIO ama coloro che si ravvedono, e ama coloro che si purificano”

(Corano, 2,222).

La parola chiave di questo versetto è il termine con cui viene aggettivato il ciclo mestruale.

Questo termine arabo è ADHAN.

Questa parola significa, secondo il “Vocabolario Arabo-Italiano” a cura dell’Istituto per l’Oriente, usato in tutte le Università italiane, “nocumento, danno, offesa, molestia, noia, dolore, dispiacere” . Tenendo presente il contesto, che non parla di ferite, né di molestie da altre persone, l’espressione “cosa dolorosa, o fastidiosa” è senza dubbio la più confacente al caso.

Di certo, risultano clamorosamente sbagliate tutte le traduzioni italiane esistenti, dei vari Bausani, Cherubini, Zilio-Grandi, Perrone, Piccardo e Pasquini, che traducono con “impurità” o “sozzura”. Il testo indica chiaramente il concetto di fastidio, inconveniente, che è cosa tuttaffatto diversa dal concetto di lordura o sporcizia.

E infatti con la parola “inconveniente” traduce Luigi Bonelli, che in questo caso risulta la traduzione migliore. Va comunque considerata anche la traduzione di Martino Mario Moreno, che traduce con “male”, espressione in effetti un po’ troppo generica, ma che ha almeno il pregio di allontanarsi dal concetto sporcizia/impurità, che è del tutto assente nel testo coranico.

Quindi, la motivazione del divieto, indirizzato non a caso agli uomini, sta nel fatto che la donna si trova in una situazione di disagio fisico, accompagnata spesso anche da dolori, che, assieme ad implicite ragioni di igiene, giustifica appieno il divieto.

E, dall’altra parte, non si rintraccia nel versetto alcun accenno a presunte “impurità” spirituali particolari della donna, che le derivino dalle mestruazioni. Il riferimento alla “purificazione”, che chiude il versetto, tramite il verbo “tatahhara”, che viene tradotto normalmente con “purificarsi”, è il verbo che si usa per indicare il lavaggio completo del corpo che tutti i/le credenti devono compiere prima della preghiera-salah, se hanno avuto rapporti sessuali.

IDDIO, nel Corano, ha proibito solo il rapporto sessuale alle donne mestruate, e nient’altro. E la motivazione addotta nel versetto, per il divieto del rapporto sessuale durante la mestruazione, è una motivazione esclusivamente biologica, in quanto la mestruazione “è dolorosa/fastidiosa”, e non viene fornita alcuna motivazione spirituale.

Molto importante è anche l’inizio del versetto: “Ti chiederanno della mestruazione”, frase seguita subito dopo da “…”. Come in moltissimi altri versetti del Corano, anche qui IDDIO preannuncia le domande che sarebbero state fatte al Profeta, ed indica già la risposta che il Profeta dovrà dare. Il Profeta, quindi, doveva solo comunicare, e comunicava, solo ciò che ALLAH gli rivelava, e non sue opinioni personali.

Vi è poi un secondo versetto, nel Corano, che parla del ciclo mestruale, ed è il versetto n.4 della “Sura del Divorzio” (Surah at-Talaq):

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Quanto a quelle fra le vostre donne che hanno raggiunto la menopausa, se nutrite dei dubbi, il loro periodo di attesa sarà di tre mesi, e così per quelle che hanno un ritardo; e per quelle che già sono in gravidanza, il loro periodo di attesa durerà fino al parto.

A coloro che hanno timor d’IDDIO, IDDIO rende le cose facili”

(Corano 65:4).

Questo versetto è inserito in una Sura che tratta del divorzio, e delle accortezze a cui il Corano consiglia di attenersi in questi casi.

Il ricorso al periodo del ciclo mestruale si spiega con la necessità di accertare, prima di dare il via libera al divorzio, se la donna è incinta oppure no (di qui la prescrizione di attendere almeno tre mesi), e di rimandarlo fino al parto, laddove la donna sia incinta.

Come si vede, anche in questo caso non vi è alcun accenno ad alcuna impurità o sozzura qualsivoglia della donna mestruata: il ciclo mestruale viene considerato solo come riferimento per l’accertamento dell’eventuale maternità.

In tutto il Corano, non vi è alcun altro accenno al ciclo mestruale. I due versetti finora citati sono gli unici riferimenti che il testo coranico fa alle mestruazioni.

Eppure, ci sarebbe stata senz’altro l’occasione per inserire il presunto divieto di assolvere alla preghiera-salah:

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O voi che credete, quando vi alzate per partecipare alla preghiera, lavatevi il volto, le mani fino ai gomiti, passate le mani sulla testa e lavate i piedi fino alle caviglie; e se avete avuto un rapporto sessuale, allora fate il bagno. Se siete malati o in viaggio, o siete usciti dalla latrina, o avete avuto un contatto sessuale con le donne, e non siete riusciti a trovare dell’acqua, allora eseguite l’abluzione con terra pulita: strofinatevi il viso e le mani. Dio non vuole crearvi alcuna difficoltà, ma Egli vuole purificarvi e completare la Sua Grazia su di voi, affinché siate riconoscenti”

(Corano 5:6).

Questo è il versetto che spiega, in poche parole ma in maniera dettagliata, inequivocabile e definitiva, le modalità delle abluzioni purificatorie che uomini e donne devono fare prima di effettuare la preghiera-salah. Come si vede, non vi è alcun cenno alle mestruazioni.

Per di più, questo versetto mostra chiaramente che lo scopo delle abluzioni è quello di una purificazione spirituale, e non di tenere il corpo pulito. Diversamente, ad esempio dopo l’espletamento dei bisogni fisiologici, avrebbe imposto il lavaggio delle parti intime, imposizione che invece non c’è.

E se si controllano tutti versetti del Corano che riguardano il digiuno del mese Ramadan, vi si può rilevare come non esiste per le donne alcun divieto di digiunare durante il ciclo mestruale.

UOMO E DONNA UGUALI DAVANTI A DIO

Ci sono poi diversi altri versetti del Corano, che indicano altrettanto inequivocabilmente che la donna e l’uomo hanno doveri religiosi assolutamente identici di fronte a DIO, e dunque non esiste nessuna inferiorità spirituale, nemmeno temporanea, della donna rispetto all’uomo:

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In verità, i sottomessi e le sottomesse (a DIO), i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i veritieri e le veritiere, i pazienti e le pazienti, che sono umili, che versano l’elemosina, e digiunano, e conservano la castità, e spesso ricordano il nome d’IDDIO, IDDIO ha preparato un perdono e una generosa ricompensa”

(Corano, 33, 35)

Qui, la parità religiosa è assoluta, e non traspare alcun accenno a presunte inferiorità spirituali della donna. Un altro versetto ne dà piena conferma:

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A chi, credente, sia maschio o femmina, avrà fatto del bene, Noi concederemo una vita beata, e corrisponderemo un premio per le azioni migliori che avrà compiuto”

(Corano 16, 97).

E poi, ancora:

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E IDDIO li ha esauditi, dicendo: – Non lascerò andare perduta l’azione di chiunque di voi, maschio e femmina, chè derivate tutti gli uni dagli altri”

(Corano, 3, 195).

Qui, si noti l’accenno al fatto che nessuna azione andrà sprecata/perduta, chiara allusione al fatto non è stato mai impedito alle donne di compiere buone azioni, e la preghiera-salah e il digiuno sono sicuramente tra le migliori buone azioni a cui sono invitati i/le credenti. Viceversa, se alla donna mestruata vengono proibite buone azioni come la salah/preghiera e il digiuno, peraltro prescritte ai/alle credenti dal Corano, avremmo il caso evidente di un precetto religioso che fa “sprecare” alle credenti mestruate delle buone azioni che normalmente avrebbero compiuto. Evidente che queste stramberie non possono venire da DIO. Non solo, ma si tratta di insegnamenti del tutto CONTRARI all’insegnamento del Sublime Corano.

Da tutto quanto illustrato finora, si deduce che l’unica proibizione che le musulmane devono osservare, durante il ciclo mestruale, riguarda i rapporti sessuali, proibizione che ovviamente riguarda anche l’uomo, anzi, come abbiamo già detto, è indirizzata innanzitutto all’uomo. Trattasi dunque chiaramente di divieto dovuto soprattutto al rispetto per una situazione di dolore e disagio fisiologico della donna mestruata.

IL MASCHILISMO DELLE “TRADIZIONI” E’ IN ANTITESI TOTALE CON IL CORANO

Quello che abbiamo mostrato chiaramente è che IDDIO non considera le donne, sue creature, spiritualmente impure durante la mestruazione, in nessun versetto del Corano. Infatti non vieta alle donne mestruate né la preghiera-salah né il digiuno. La cosiddetta “tradizione” è arrivata dunque al paradosso di proibire alle donne, durante le mestruazioni, atti che il Corano considera doverosi!

Si potrebbe obbiettare che i cosiddetti “tradizionalisti” vietano questi rituali di adorazione soltanto per l’impurità fisica e non spirituale. Questo non è vero. Se non per impurità spirituale, allora perché mai una donna mestruata non può sedere in una moschea, quando sta bene e può trovarsi in qualsiasi altro posto? E del resto, anche la stessa abluzione, che si fa prima di ogni preghiera-salah, non è richiesta per entrare all’interno di una moschea: in moschea si può entrare anche senza aver fatto le abluzioni, anche se si è in stato di impurità; questo, sia secondo il Corano, sia secondo la cosiddetta “tradizione”.

L’ORIGINE DI QUESTE IDEE NELL’ISLAM

Gli studiosi degli ahadiith definiscono molte di queste “inserzioni”, del tutto abusive, nella religione islamica, come invenzioni “Israailiyat”, cioè provenienti da ambienti ebraici e rabbinici. Esse originano da fonti ebraiche o cristiane che pensarono di inserire le proprie idee e tradizioni nella religione coranica del tempo.

Questo sarà l’argomento di futuri nostri articoli, se IDDIO vorrà.

Ma possiamo facilmente avere una chiara idea di queste provenienze, leggendo la Bibbia.

 

LA BIBBIA A PROPOSITO DELLA MESTRUAZIONE

Nella Bibbia notiamo un netto contrasto nell’atteggiamento verso le donne mestruate in confronto al Corano. Nella Bibbia troviamo che la “impurità spirituale” è un problema delle donne mestruate:

Quando una donna avrà il suo flusso, cioè colerà il sangue dalla sua carne, rimarrà nella sua impurità per sette giorni; chiunque la toccherà sarà impuro fino alla sera. Ogni giaciglio sul quale si sarà messa a dormire durante la sua immondezza sarà immondo; ogni mobile sul quale si sarà seduta sarà immondo. Chiunque toccherà il suo giaciglio, dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. Chi toccherà qualunque mobile sul quale essa si sarà seduta, dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. Se l’uomo si trova sul giaciglio o sul mobile mentre essa vi siede, per tale contatto sarà immondo fino alla sera. Se un uomo ha rapporto intimo con essa, l’immondezza di lei lo contamina: egli sarà immondo per sette giorni e ogni giaciglio sul quale si coricherà sarà immondo. La donna che ha un flusso di sangue per molti giorni, fuori del tempo delle regole, o che lo abbia più del normale sarà immonda per tutto il tempo del flusso, secondo le norme dell’immondezza mestruale. Ogni giaciglio sul quale si coricherà durante tutto il tempo del flusso sarà per lei come il giaciglio sul quale si corica quando ha le regole; ogni mobile sul quale siederà sarà immondo, come lo è quando essa ha le regole. Chiunque toccherà quelle cose sarà immondo; dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. Quando essa sia guarita dal flusso, conterà sette giorni e poi sarà monda. L’ottavo giorno prenderà due tortore o due colombi e li porterà al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno. Il sacerdote ne offrirà uno come sacrificio espiatorio e l’altro come olocausto e farà per lei il rito espiatorio, davanti al Signore, per il flusso che la rendeva immonda” (Levitico 15:19-30).

Come si vede, c’è una corrispondenza totale tra queste concezioni bibliche e quel che viene purtroppo praticato dalla gran parte dei musulmani, seguendo le “tradizioni”. Ad esempio, la proibizione alle donne di entrare in moschea deriva chiaramente dal fatto che la Bibbia considera sporco ogni posto sul quale sieda una donna mestruata: “ogni mobile sul quale si sarà seduta sarà immondo”. Allo stesso modo, la proibizione alla donna musulmana di toccare una copia del Corano, risulta del tutto consonante con l’idea biblica che chiunque tocchi qualcosa con cui una donna mestruata è venuta a contatto diviene anch’egli impuro: “E chiunque tocchi queste cose sarà immondo”.

Contemporaneamente, queste concezioni risultano dunque del tutto affini alla Bibbia, e del tutto estranee al Corano.

Queste concezioni riflettono in pieno la concezione fortemente maschilista presente nella Bibbia, e sono del tutto in contrasto con la concezione paritaria, fra uomo e donna, presente nel Corano.

CONCLUSIONI:

  • alle musulmane mestruate è permesso di eseguire tutte le forme di adorazioni consigliate dal Corano;

  • il solo divieto per le donne musulmane mestruate, nel Corano e dunque nell’Islàm, è il rapporto sessuale;

  • i musulmani e le musulmane devono considerare tutte le altre proibizioni, riguardanti le donne mestruate, che derivano dagli “ahadiith” e dai cosiddetti “sapienti”, come proibizioni da non osservare, in quanto impediscono senza motivo alcuno la pratica religiosa raccomandata dal Corano, in maniera paritaria, a uomini e donne in egual maniera, e in quanto tali proibizioni contrastano apertamente e inequivocabilmente con l’insegnamento del Sublime Corano.

MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO” L’ESPANSIONISMO DEL GUERRAFONDAIO ERDOGAN

6) – Il ruolo di Erdogan nell’arruolamento, nell’addestramento e nel finanziamento dell’ISIS

Al centro, il leader turco Erdogan. Tutto intorno i suoi confratelli massoni nella Ur-Lodge (SuperLoggia Massonica) “Hathor Pentalpha”, i principali protagonisti della sporca guerra per distruggere e smembrare la Siria.

Al centro, il leader turco Erdogan. Tutto intorno i suoi confratelli massoni nella Ur-Lodge (SuperLoggia Massonica) “Hathor Pentalpha”, i principali protagonisti della sporca guerra per distruggere e smembrare la Siria.

Abbiamo già delineato, nelle 5 puntate precedenti, il progetto transnazionale massonico che sta dietro le azioni del “novello sultano”, il terrorista guerrafondaio Erdogan. In fondo a questo articolo, potrete trovare tutti i links di quelle precedenti puntate.

In questa sesta puntata, che scriviamo mentre l’esercito siriano si appresta a riconquistare alla Siria la zona siriana di Idlib, e si hanno notizie degli ennesimi rifornimenti di armi turche ai terroristi, che coadiuvano la presenza attiva delle truppe turche che occupano la Siria, diamo un quadro sintetico e illustrativo di tutte le attività di supporto al terrorismo, che il boia Erdogan ha implementato e corroborato in questi anni.

IL VIAGGIO VERSO LA SIRIA. TAPPA OBBLIGATA: ISTANBUL

I terroristi che volevano arruolarsi nell’ISIS, dovevano necessariamente passare per la Turchia, e dunque, innanzitutto, arrivare ad Istanbul. Già questo fatto, indica la complicità di Erdogan: è infatti del tutto inverosimile che un traffico di migliaia e migliaia di “foreign fighters” (combattenti stranieri) sia passato inosservato dai servizi segreti turchi.

Questo “traffico” è noto ai media di tutto il mondo, che lo hanno ampiamente documentato.

In Italia, abbiamo avuto alcuni di questi casi, uno dei quali, Giuliano Delnevo, nome islamico “Ibrahim”, è morto combattendo contro la Siria. Si era arruolato sotto un gruppo di mercenari guidato da un terrorista ceceno.

Un altro caso è stato quello di Maria Giulia Sergio, anche lei partita per il “jihaad” in Siria.

In questa cartina, vediamo l’itinerario compiuto da Maria Giulia Sergio / “Fatima”, per andare ad arruolarsi nell’Isis e combattere contro la Siria. Come si vede, dopo uno scalo a Istanbul, gli arruolandi nelle fieìle terroristiche dovevano prendere un altro aereo per Gaziantep, una località vicino al confine con la Siria, che non è certo una metropoli da poter dire che simili viaggiatori potessero passare inosservati dai servizi di sicurezza turchi.

In questa cartina, vediamo l’itinerario compiuto da Maria Giulia Sergio / “Fatima”, per andare ad arruolarsi nell’Isis e combattere contro la Siria. Come si vede, dopo uno scalo a Istanbul, gli arruolandi nelle fieìle terroristiche dovevano prendere un altro aereo per Gaziantep, una località vicino al confine con la Siria, che non è certo una metropoli da poter dire che simili viaggiatori potessero passare inosservati dai servizi di sicurezza turchi.

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Ecco come un magistrato italiano descrive le modalità di smistamento degli arruolati, in Turchia, ad opera di un turco:

Il percorso dei due sposi verso il Medio oriente è stato ricostruito “attraverso l’intercettazione dell’utenza in uso a un coordinatore dell’organizzazione dei “foreign fighters” (combattenti stranieri) dello Stato Islamico”, intercettazione che ha reso “possibile ricostruire l’attività di smistamento degli stranieri che da varie parti del mondo partono per raggiungere” i miliziani del Califfato. “Abbiamo individuato – ha spiegato il Pm milanese Maurizio Romanelli – un’utenza turca e si è aperto uno scenario enorme che ha fornito uno spaccato sulle regole per arrivare lì: accorgimenti materiali, come ad esempio l’indicazione di non usare telefoni di ultima generazione ma solo telefoni di vecchio tipo; il procurarsi schede locali e buttare la scheda vecchia; avere una valigia senza eccessivo bagaglio”. Il reclutatore turco dei “foreign fighters” “Questa persona – ha sostenuto ancora Romanelli – è una persona importante nello stato islamico e rivendica il ruolo di interlocutore con vari paesi Europei. Questo tipo di figure sono in grado di dare risposte a tutti”. Il direttore del Servizio Centrale Antiterrorismo della Polizia, Lamberto Giannini, ha spiegato che “non c’è solo una motivazione ideologica e religiosa a spingere i “foreign fighters” a partire per aderire allo Stato Islamico. I reclutatori garantivano un welfare con cure sanitarie, distribuzione di armi, la possibilità di acquistare auto a prezzi stracciati in quanto bottino di guerra “.

Trovate qui l’articolo integrale.

L’ISIS IN TURCHIA.

C’è stato un periodo, tra il 2014 e il 2017, che tra Turchia e ISIS si era creata una simbiosi pressochè perfetta, sotto la regia di Erdogan. Testimoni dicono che c’era stato un vero accordo formale e ufficiale, sia pur non ufficializzato, tra ISIS e governo turco. Ne diamo alcune linee:

  • I terroristi feriti vengono curati in ospedali vicino al confine con la Siria;
  • Il trasporto di armi avveniva con la supervisione di agenti turchi;
  • Gruppi criminali turchi fornivano auto rubate ai terroristi;
  • L’arruolamento dei terroristi avveniva anche tramite associazioni e fondazioni legali in Turchia;
  • A Istanbul c’era un ufficio per l’assistenza ai jihadisti provenienti dall’Europa;
  • In Turchia esistevano negozi che vendevano gadgets dell’ISIS, e che raccoglievano aiuti umanitari esponendo la bandiera dell’ISIS;
  • La gendarmeria turca situata al confine era del tutto complice coi terroristi;
  • A tutto questo, si aggiunga l’embargo della Turchia verso la Siria.
La città di Mersin, in Turchia, nei quali ospedali venivano curati i terroristi feriti dell’ISIS.

La città di Mersin, in Turchia, nei quali ospedali venivano curati i terroristi feriti dell’ISIS.

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Per chi voglia leggere una esposizione dettagliata, ecco il link di questo post dell’8 luglio 2016.

AIUTI E ADDESTRAMENTI AI TERRORISTI

Al tutto hanno sempre partecipato anche il figlio e la figlia di Erdogan, in particolare nel contrabbando di petrolio (rubato all’Iraq) con l’ISIS, e nell’assistenza ai terroristi feriti. Il governo egiziano, più volte, ha accusato Erdogan di sostenere, con armi e denaro, anche l’ISIS in Libia.

Erdogan con la figlia Summeye, che curava l’assistenza ai terroristi dell’ISIS feriti, in un ospedale in Turchia.

Erdogan con la figlia Summeye, che curava l’assistenza ai terroristi dell’ISIS feriti, in un ospedale in Turchia.

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Questo è il link per approfondire.

IL CONTRABBANDO DI PETROLIO CON L’ISIS

Organizzato e coordinato dal figlio di Erdogan, è andato avanti per un bel po’ un contrabbando di petrolio rubato all’Iraq, e rivenduto in Turchia. Un traffico che avrebbe fruttato fino a DUE MILIARDI DI DOLLARI ALL’ANNO. Il traffico fu denunciato dalla Russia, e poi confermato da documenti pubblicati da Wikileaks.

Zakho, città del Kurdistan iracheno, dove la Turchia acquistava il petrolio di contrabbando dall’ISIS.

Zakho, città del Kurdistan iracheno, dove la Turchia acquistava il petrolio di contrabbando dall’ISIS.

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Questo è il link per l’articolo originale.

In Italia, fu aperta anche un’indagine su questo traffico, e sul riciclaggio di denaro ad esso collegato.

Bilal Erdogan, figlio del presidente turco, organizzatore e gestore del contrabbando di petrolio iracheno dall’ISIS.

Bilal Erdogan, figlio del presidente turco, organizzatore e gestore del contrabbando di petrolio iracheno dall’ISIS.

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 Ecco li link per approfondire.

 LA RUSSIA DISTRUGGE IL CONTRABBANDO

Dopo aver scoperto e denunciato il contrabbando, la Russia ha avuto persino un aereo abbattuto dalla Turchia, che ha ovviamente detto che “è stato un errore”, ma non si è mai degnata di porgere scuse ufficiali.

La Russia ha poi posto fine al contrabbando, distruggendo tutti gli automezzi turchi, e mostrandone poi le immagini a tutto il mondo.

Un’immagine dei raids russi che hanno distrutto i camion turchi che contrabbandavano il petrolio iracheno verso l’Isis.

Un’immagine dei raids russi che hanno distrutto i camion turchi che contrabbandavano il petrolio iracheno verso l’Isis.

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 Ecco il link del filmato.

ERDOGAN E GLI AMERICANI

Gli USA, allora sotto la presidenza di Obama, hanno sempre sostanzialmente appoggiato l’ISIS, anche se in maniera meno decisa di quanto desiderasse la corrente neocon. Emerge ancora, ripetendo un clichè abituale, la triangolazione alleata USA/Fratelli Musulmani/Turchia.

Manifestanti in Egitto accusano Obama e la Patterson di sostenere i Fratelli Musulmani e il terrorismo in Egitto.

Manifestanti in Egitto accusano Obama e la Patterson di sostenere i Fratelli Musulmani e il terrorismo in Egitto.

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 Ecco il link per approfondire.

Gli americani arrivano persino a negare l’esistenza del contrabbando, pur di non indebolire Erdogan.

Steve Warren, portavoce del Pentagono ai tempi di Obama.

Steve Warren, portavoce del Pentagono ai tempi di Obama.

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 Ecco il link per approfondire.

IL RUOLO DELLA SADAT.INC

Erdogan si è costruito, nel tempo, un esercito privato e praticamente personale, che un giorno potrebbe persino rendersi indipendente dall’esercito nazionale turco: organizzazioni paramiliari giovanili, rapimenti di oppositori all’estero, provocazione di disordini durante il golpe del 2016: ecco a voi la SADAT.INC.

Il logo della Sadat.Inc

Il logo della Sadat.Inc

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Il link per approfondire.

LE PUNTATE PRECEDENTI

Ecco i link per chi vuole leggere le puntate precedenti di questa inchiesta.

1a puntata: IL RUOLO DELLA TURCHIA NEL PROGETTO MASSONICO PENTALPHIANO –  .

2a puntata: I CONFRATELLI MASSONI DI ERDOGAN - .

3a puntata: L’ACCORDO CON ISRAELE E IL TRADIMENTO DELLA PALESTINA –  .

4a puntata: L’INVASIONE DELLA SIRIA E I RAPPORTI COI TERRORISTI –  .

5a puntata: LA LEADERSHIP DEL MONDO ISLAMICO E IL CASO KHASHOGGI –  .

LA CINA, L’ISLAM E I MUSULMANI

Oltre la fake news, e la falsa propaganda occidentale, la vera storia e la vera attualità della religione islamica e della minoranza degli uiguri. 1 – Il giornalista inglese e le invenzioni sui “campi di concentramento”

Secondo i terroristi del World Uyghur Congress la Cina vorrebbe vietare i costumi tradizionali. Qui vediamo addirittura Xi Jinping che indossa il copricapo tradizionale uiguro.

Secondo i terroristi del World Uyghur Congress la Cina vorrebbe vietare i costumi tradizionali. Qui vediamo addirittura Xi Jinping che indossa il copricapo tradizionale uiguro.

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In CINA, la emittente britannica BBC è chiamata “British Bullshitting Corp “, cioè “Società Britannica per la Fabbrica di Stronzate”.

Uno di questi “fabbricaputtanate” è andato recentemente in Cina, nello Xinjiang. E già questa è una notizia, visto che è stato fatto entrare senza problemi, e ha potuto fare il suo servizio, e poi tornarsene a casa.

Ma non era andato per fare informazione, ma per imbastire propaganda anti-cinese. E tornato a casa, ha montato un video di pura falsificazione.

Nel video, dice di avere foto satellitari dei campi di rieducazione (chiamati, naturalmente, “campi di concentramento”).

Nel video si vedono due foto.

La prima è questa:

image3


Questa foto, secondo il giornalista sparaballe, sarebbe una foto del 2017. Rappresenterebbe un campo di calcio, che sarebbe poi stato trasformato, nel 2018, in un “campo di concentramento” che sarebbe quello che si vede nella foto qui sotto:

image2

Ma in realtà il campo era ancora un campo il 25 aprile del 2019, se ingrandite la foto si legge la data:

image4


Quindi il campo da calcio non è stato sostituito da palazzine. Nessuna delle immagini mostrate nel video dimostra che questi siano campi di concentramento. È una cosa che possono controllare tutti quelli pratici del web, semplicemente prendendo le coordinate e andando su Google Maps.

Le foto sono dunque ritoccate. L’unica cosa che non sappiamo è se lui era al corrente del ritoccamento oppure no. Di certo, lui non ha fatto nessun controllo, che sarebbe pur stato facilissimo.

Fatto sta, che il video non dimostra un bel niente, e di fatto è un falso puro e semplice.

Per chi lo vuol visionare, ecco il link.

Il video si intitola “I campi nascosti della Cina”. Mai titolo fu più azzeccato. Infatti, questi “campi” sono talmente “nascosti” che non esistono affatto!

PERCHE’ QUESTA INCHIESTA A PUNTATE

Ho voluto cominciare questa inchiesta a puntate sull’Islàm in Cina, proprio da un caso clamoroso di fake, per entrare subito nell’attualità.

Negli ultimi tempi, assistiamo, sui media ma soprattutto sui social, a una clamorosa campagna menzognera e diffamatoria contro la Cina, che prende a pretesto presunte “persecuzioni” e “genocidi” nei confronti dei musulmani uiguri e della religione islamica in generale.

Questo ha a che fare con questioni geopolitiche molto complesse, ma che si possono sintetizzare in poche righe.

Dopo la caduta del muro di Berlino, e la conseguente disgragazione dell’URSS e la decadenza della Russia, vi è stato un periodo di prevalenza USA, a livello planetario. Si parlava di “unica superpotenza” e “unipolarismo”.

Ma questo periodo è superato da tempo. La Russia, e soprattutto la Cina, sono molto cresciute, e per di più hanno stretto, e consolidato negli anni, una forte alleanza politico-militare strategica.

Uno dei nodi più importanti di questo progresso, in prospettiva futura, è il colossale progetto della nuova “Via della Seta”, un mega progetto che collegherà moltissimi paesi, e rappresenterà un volano formidabile per tutte le economie coinvolte.

Gli USA, e in particolare quegli ambienti massonici “neocons” legati a Israele, cercano di sabotare questa crescita di Russia e Cina. E in questo quadro, vanno visti gli appoggi (mediatici e non solo) a gruppi estremisti, terroristi e separatisti, allo scopo di destabilizzare la Cina e tutti gli alleati.

Dunque, oltre al fatto di servire comunque la Verità, lo smascheramento di tali menzogne, e il ristabilimento di un minimo di informazione corretta, può contribuire a evitare conflitti nel prossimo futuro.

Di questo parleremo nelle puntate seguenti, se IDDIO vorrà.

MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO” L’ESPANSIONISMO DEL GUERRAFONDAIO ERDOGAN

5) – La questione della leadership nel mondo islamico. Il caso Khashoggi

Una delle ultime immagini del giornalista Jamal Ahmad Khashoggi, assassinato all’interno del Consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul.

Una delle ultime immagini del giornalista Jamal Ahmad Khashoggi, assassinato all’interno del Consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul.

L’AFFARE KHASHOGGI – Il presidente turco Erdogan non è solamente un terrorista guerrafondaio, come la recente invasione della Siria ha confermato, non fossero bastate tutte le precedenti “prodezze”, a cominciare dall’appoggio all’Isis. Il presidente turco Erdogan è un vero e proprio diavolo, che da tempo immemore si traveste da musulmano esemplare, per perseguire tenacemente i suoi voraci progetti di potere personale.

Un esempio lampante di questo suo “lato oscuro” è il caso Khashoggi. Costui era un giornalista saudita, legato alla famiglia reale, che negli ultimi tempi aveva manifestato forti critiche al regime dei Saud.

Khashoggi è stato assassinato, come accertato anche da una apposita commissione ONU, all’interno del consolato saudita A ISTANBUL. Per chi volesse approfondire tutta la storia dell’omicidio di Khashoggi, consiglio vivamente questo post, è praticamente un libro, documentatissimo.

Qui, mi interessa sottolineare che le indagini sulla sua morte, hanno potuto svilupparsi con successo solo in quanto le autorità turche, in particolar modo le forze dell’ordine e i servizi segreti, hanno rese pubbliche tutte le immagini delle telecamere disponibili, e soprattutto, le registrazioni audio di quello che era accaduto a Khashoggi, in quanto il consolato era abilmente sorvegliato da sofisticatissime apparecchiature, che non erano state rilevate neanche dagli esperti sauditi.

Khashoggi mentre entra nel consolato saudita a Istanbul. Non ne uscirà vivo.

Khashoggi mentre entra nel consolato saudita a Istanbul. Non ne uscirà vivo.

Questo significa una sola cosa, molto semplice: ERDOGAN AVREBBE POTUTO INSABBIARE IL TUTTO, e rendere quindi le indagini molto complicate, se non impossibili. INVECE HA DECISO DI RENDERE IL TUTTO PUBBLICO. PERCHE’?

Non per amor della verità, naturalmente. E nemmeno per amore della giustizia. Ha deciso così perché Muhammad bin Salman era, ed è, un suo RIVALE.

 

IL RIVALE SAUDITA – Nel libro-saggio del 1996, “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”, Samuel Huntington, anche lui poi iniziato (e in seguito divenutone anche, per qualche anno, “Maestro Cerimoniere”) alla Ur-Lodge massonica “Hathor Pentalpha”, prima di arrivare a delineare la Turchia come Stato-guida della Civiltà Islamica, aveva pensato, per questo ruolo, all’Arabia Saudita, che aveva poi scartato perché troppo scarsa di popolazione, e perchè, a causa della “vulnerabilità geografica”, la giudicava troppo dipendente dall’occidente. Ciò non toglie però che, in base a caratteristiche ben chiarite nel libro (pag. 259-260), l’Arabia Saudita venga considerato comunque lo stato numero due della lista. Questo fa sì che i due stati, Arabia Saudita e Turchia, si considerino in qualche modo, almeno dal 2000, anno di fondazione della Superloggia “Hathor Pentalpha”, come due rivali in questa corsa al ruolo di stato-guida della civiltà islamica.

Il libro “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”. Vi si descrive la Turchia come designato “Stato-guida” della civiltà islamica.

Il libro “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”. Vi si descrive la Turchia come designato “Stato-guida” della civiltà islamica.

I RAPPORTI COL QATAR – Tenendo sempre presente questa rivalità coi Saud (anche loro, tutti iniziati alla “Hathor Pentalpha”), Erdogan ha da anni cominciato a tessere rapporti particolari col Qatar (stato finanziatore di terroristi, ed iniziatore principale della guerra contro la Siria, assieme agli USA).

Già nel 2014 c’era stata una visita ufficiale, dell’Emiro del Qatar ad Ankara, e nel dicembre del 2015 la Turchia annunciava la prossima costruzione di una base turca in Qatar. Cosa apparentemente del tutto incomprensibile e, sempre apparentemente, per nulla necessaria alla difesa del piccolo regno, visto che ospita già da tempo una grande base militare USA. Ma comprensibilissima, anzi necessaria, se si tiene presente il quadro esoterico e geo-politico fin qui descritto. La base è poi stata regolarmente impiantata, con tanto di personale militare turco.

L’incontro tra l’emiro del Qatar, Tamin bin Hamada at-Thani, e il presidente turco Erdogan.

L’incontro tra l’emiro del Qatar, Tamin bin Hamada at-Thani, e il presidente turco Erdogan.

A conferma degli stretti rapporti tra i due paesi, tra l’altro entrambi da sempre sostenitori-padroni dell’organizzazione para-massonica “Fratelli Musulmani”, in un incontro dell’agosto 2018, l’emiro ha annunciato investimenti in Turchia per più di 13 miliardi di dollari, proprio in un momento di crisi Turchia-Usa:

https://www.ilpost.it/2018/08/16/qatar-offerto-aiuti-turchia/ .

I RAPPORTI CON L’IRAN – Il presidente turco aveva da tempo, dopo un periodo di relativa freddezza, cominciato a ristabilire buoni rapporti anche con l’Iran. Lo si evince da molte dichiarazioni di politici di questi paesi fin dall’inizio del 2016. Un esempio potete averlo in questo articolo di un giornalista turco, scritto in gennaio.

Questo riavvicinamento andava contro i disegni della Superloggia “Hathor Pentalpha”, laddove l’Iran non è prevista come potenza regionale autonoma, dunque va assorbita dallo “Stato-guida” della civiltà islamica, che è la Turchia.

IL COLPO DI STATO – Nel luglio 2016, in Turchia ci fu un fallito colpo di stato contro Erdogan (per chi vuol saperne di più).

Qualcuno ha ipotizzato che fosse un colpo di stato finto, messo in scena dallo stesso Erdogan, per poi fare la vittima e giustificare la forte repressione che ne è seguita. Personalmente, non lo posso escludere, ma sono più portato a credere che sia stato un colpo di stato vero, o anche un “mezzo colpo di stato”, fatto partire ma poi non proseguito, al fine di mandare un messaggio-minaccia a Erdogan. Lo stesso articolo di Wikipedia sopra citato sostiene, citando fonti serie, che l’ipotesi più probabile è che il golpe fallito sia stato un vero golpe, e non un finto golpe. Ma chi aveva interesse a minacciare o intimidire Erdogan? Gli unici, secondo logica, ad avere questo interesse, potevano essere i Saud e i “pentalphiani”.

 

SI AVVICINA ANCHE LA RUSSIA – La Russia nel saggio di Huntington è vista come rivale-nemica non assimilabile dall’Occidente, e potenza che va dunque tenuta separata (la “civiltà ortodossa”, secondo il disegno dei pentalphiani, deve essere tenuta lontana, e possibilmente in inferiorità militare, dall’occidente). Dopo il fallito golpe, si assiste ad un riavvicinamento, da parte della Turchia, anche con la Russia, dopo la crisi in seguito all’aereo russo abbattuto (per sbaglio?) dai turchi. Comincia una serie di summit ufficiali RUSSIA-IRAN-TURCHIA, preparati da un primo incontro trilaterale del 27-12-2016, a Mosca. Il primo, si tenne a Sochi nel novembre 2017. L’ultimo, il quinto finora, si è tenuto il 16 settembre 2019.

Rohani, Putin e Erdogan durante l’incontro a Sochi nel febbraio 2019.

Rohani, Putin e Erdogan durante l’incontro a Sochi nel febbraio 2019.

CRISI QATAR-SAUD, E ASCESA DI MUHAMMAD – L’Arabia Saudita, dal canto suo, ha sempre mantenuto distanza e inimicizia con l’Iran, anzi ravvivandole spesso con vere e proprie dichiarazioni di guerra, in perfetta assonanza con i pentalphiani (neocons) USA. Nel maggio 2017, esplode la crisi col Qatar, che covava da tempo:

https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201706164644921-grande-gioco-mediorientale-qatar-arabia-saudita/ .

Il 21 giugno 2017, il principe saudita Muhammad bin Salman viene designato ufficialmente erede al trono di re Salman. I suoi primi atti si caratterizzano per due principali risvolti: da una parte, cerca di darsi una patina di riformatore e di moderato, varando alcuni allentamenti delle leggi saudite, specialmente in favore delle donne. Dall’altra, rinfocolando l’avversione all’Iran, e aumentando i finanziamenti e il sostegno alla guerra contro lo Yemen.

La prima faccia serve a cominciare a costruirsi un’immagine di leader dei musulmani di tutto il mondo, che per essere tale ha bisogno di essere quantomeno “ammorbidita”. E non è certo un caso che questi “cambiamenti”, in sé comunque positivi, siano stati enormemente enfatizzati dai media occidentali.

La seconda faccia serve ad accreditarsi come servo fedele del progetto pentalphiano, e dunque come serio antagonista del “ballerino” Erdogan.

 

KHASHOGGI: UNA TRAPPOLA? – E da questo punto di vista, qualcuno ha osservato che il barbaro omicidio del povero Kashoggi, avvenuto all’interno proprio del consolato saudita a Istanbul, abbia tutto il sapore di una trappola. Infatti, la sua fidanzata e prossima moglie, che lo aspettava fuori dal consolato, da cui non è mai uscito vivo, è una ragazza turca. La quale, ha dichiarato recentemente che dedicherà tutta la vita a cercare giustizia per il suo mancato marito. Comunque siano andate le cose, l’affare Khashoggi è un’ombra impossibile da cancellare, una macchia indelebile, per uno che si vuole candidare ad essere il leader dei musulmani di tutto il mondo. Erdogan sembra quindi aver fatto fuori dai giochi il principino.

Khashoggi con la fidanzata turca, promessa-sposa, Hatice Cengiz.

Khashoggi con la fidanzata turca, promessa-sposa, Hatice Cengiz.

Del resto, lo stesso Erdogan, pochi giorni prima di invadere la Siria, proprio il 2 ottobre, anniversario della morte di Khashoggi, ha ricordato l’omicidio, e ha promesso di continuare la “ricerca della verità”. E le sue parole alludevano non tanto all’Arabia Saudita come paese, ma al principino Muhàmmad. Il suo rivale. O meglio, Ex-rivale:

https://www.agi.it/estero/khashoggi_anniversario_morte-6279407/news/2019-10-02/ .

 

IL PROGETTO E’ SVELATO – Ed ora, proprio in questi giorni, il progetto di stato-guida della Turchia a guida Erdogan, almeno nel versante delle conquiste territoriali, è stato svelato.

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La “futura Turchia” comprende metà della Siria, pezzi di Iràq, di Iràn, di Grecia, Cipro tutta intera e tutte le isole dell’Egeo, persino un pezzo di Bulgaria.

Noi non guardiamo alle terre degli altri. Noi rivogliamo solo quello che è nostro.” Così si legge in un post, sulla sua pagina personale, del Ministro della “Difesa” turco, Hulusi Akar.

E, avendolo postato, è evidentemente in qualche modo un progetto che si vuole rendere pubblico. Non tanto all’opinione pubblica mondiale, quanto agli “addetti ai lavori” del circuito massonico.

Questo significa solo che il diavolo Erdogan si sente sempre più forte, fra i “fratelli” massoni, e non teme più la rivalità del saudita Muhàmmad. E la cartina parla chiarissimo.

Qui, l’articolo che ne ha dato notizia.

 

Ma l’invasione della Siria da parte del sultano non è piaciuta affatto alla Russia e all’Iràn, e in questa situazione si è inserita la NATO, che con alcune dichiarazioni del capo Stoltenberg, pur chiedendo a Erdogan una generica “moderazione” (si introduce il concetto di “guerra moderata”?), cerca di rientrare nel gioco. Ha detto infatti che la Nato non espellerà la Turchia: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Nato-il-segretario-generale-La-Turchia-fuori-dal-Patto-Atlantico-fuori-discussione-869141e3-8d5b-4158-96de-bba91d6224f3.html .

Il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, a colloquio con Erdogan.

Il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, a colloquio con Erdogan.

Come si è visto, e come si vedrà in futuro, Erdogan è un vero camaleonte della politica, che cambia amicizie e alleanze come cambia il vento.

Un diavolo che non ha alcuna moralità, né politica né tantomeno religiosa.

Un diavolo che cerca solo il potere.

Per chi volesse comprendere il personaggio Erdogan a fondo, ricordiamo i primi 4 articoli di questa inchiesta, che potrete trovare all’interno del sito www.civiltaislamica.it, nella colonna a sinistra, su sfondo nero.

 

 

 

MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO”

4) – L’invasione della Siria e i rapporti coi terroristi

Immagini dei bombardamenti di Erdogan sul nord-est della Siria.

Immagini dei bombardamenti di Erdogan sul nord-est della Siria.

«La nostra missione è prevenire la creazione di un corridoio del terrore al confine meridionale del nostro Paese e portare la pace nell’area… Il nostro esercito penetrerà per una profondità di 30, 35 chilometri in territorio siriano. Al momento mi risulta che 490 terroristi dell’Ypg siano stati uccisi. L’operazione ‘Fonte di Pace’, di cui ci assumiamo la responsabilità, è diretta a distruggere le postazioni dei terroristi Ypg, non contro i curdi che sono nostri fratelli. Vogliamo consolidare l’integrità territoriale della Siria”, ».

Queste sono le parole del presidente turco Erdogan, che hanno accompagnato l’invasione del nord-est della Siria, da parte dell’esercito e dell’aviazione turca, cominciata il giorno 9 ottobre 2019.

Ho ritenuto riportarle, per correttezza di informazione, perché nella loro completezza non sono state riportate dai media mainstream.

Le cronache, ad oggi, ci dicono che ci sono state molte vittime anche fra i civili, e tra l’altro è stata colpita anche un’autoambulanza di una ONG italiana.

 

COSA DICE IL CORANO

Ho già, nei tre articoli precedenti di questa mia inchiesta, descritto chiaramente il profilo reale di Erdogan, massone iniziato alla sanguinaria superloggia massonica transnazionale “Hathor Pentalpha”, responsabile di tutto il terrorismo mondiale dall’11 settembre 2001 ad oggi, superloggia a cui erano affiliati, oltre ai Bush e ai Saud, anche il “califfo” dell’Isis Abu Bakr al-Baghdaddi, e Osama Bin Laden.

Il Sublime Corano autorizza alla guerra solo per legittima difesa, e vieta esplicitamente l’aggressione armata, cioè proibisce ai musulmani di essere gli iniziatori di una guerra.

Ci sono molti versetti (ayaat) che dicono questo. Qui cito un brano molto conosciuto, e molto esplicito sull’argomento:

(190) Combattete per la causa di Allàh coloro che vi combattono e non siate voi gli aggressori! In verità, Allàh non ama gli aggressori.

(191) Perciò, (se vi aggrediscono) siete autorizzati a ucciderli, dovunque li troviate, e a cacciarli da qualsiasi luogo, da cui vi abbiano cacciato.

La persecuzione religiosa è più grave dell’uccisione.

Nessuna azione militare deve esser compiuta da voi nei pressi della sacra Moschea, tranne che per rispondere ad una azione militare, promossa contro voi in quell’area. Se essi uccidono voi, voi uccidete loro; così Noi ricompensiamo quelli che nascondono la verità.

(192) Se essi sospendono le ostilità, (sappiate che) Allàh è perdonatore e clementissimo.

(193) Combatteteli, perciò, soltanto fino a quando non ci sia più persecuzione religiosa [DA PARTE LORO] e il culto sia reso ad Allàh. Perciò, se sospendono le ostilità, cessino le ostilità da parte vostra, tranne che contro gli oppressori.

(194) Il mese sacro per il mese sacro, cosa sacra per cosa sacra. Perciò, se qualcuno vi aggredisce, aggreditelo voi pure, nello stesso modo, nel quale vi ha aggredito, però siate timorati di Allàh e sappiate che Allàh è con i timorati.

 

Tutto molto chiaro, dunque.

E’ proibito ai musulmani essere aggressori, e le guerra è consentita solo per legittima difesa.

E l’ultimo versetto citato è una ulteriore minaccia contro i musulmani che non rispettano questo ordine: dice chiaramente che ALLAH non è con loro.

A queste premesse, tratte dal Sublime Corano, va anche aggiunta tutta la storia del Profeta Muhàmmad, che dimostra che lui ha sempre combattuto per DIFENDERE la giovane comunità musulmana, mai per aggredire altre comunità. Chi volesse informarsi a proposito, può cliccare qui.

 Dunque, sia il Corano, sia la Sunnah del Profeta Muhàmmad, ci dicono che al musulmano è proibito far guerra a chicchessia, se non in caso di legittima difesa da aggressioni altrui. E se il musulmano deve cessare le ostilità, se cessano quelle del nemico, significa che ai musulmani è proibita anche la vendetta, per quanto giustificabile possa essere. E, su queste basi inoppugnabili, è ancora più ovvio che per un musulmano non è neanche minimamente immaginabile quella che viene chiamata “guerra preventiva”, come sembra essere quella scatenata dal presidente turco in Siria, guerra che intenderebbe evitare il formarsi di uno stato curdo ai confini con la Turchia.

Se rimaniamo in campo strettamente religioso, Erdogan si è comportato, per l’ennesima volta, in senso esattamente contrario a tutti gli insegnamenti islamici.

 

LA QUESTIONE CURDA IN SIRIA

La questione curda è antica, quella di un popolo che non riesce ad avere un proprio stato.

Senza fare tutta la storia della questione, si può dire in questa sede che i curdi sono sempre stati utilizzati, in particolar modo dalle potenze occidentali, Israele in testa, come spina nel fianco di tutte le nazioni arabe e musulmane. E questo “appoggio” è consistito in consistenti forniture di armi, mezzi e denaro in quantità, anche in direzione di gruppi chiaramente estremisti e terroristi.

Bisogna dire innanzitutto che la maggioranza dei curdi, circa l’80%, sono musulmani di scuola sunnita, presenti in Siria da circa 800 anni. E come negli altri paesi in cui si sono stanziati, Iràq, Iràn, Turchia (dove sono quasi 20 milioni: evidentemente non tutti ostili allo stato turco), anche in Siria la rivendicazione di uno “stato nazionale curdo” è stata sostanzialmente inesistente, fino a quando l’occidente non ha deciso di farne un’arma di destabilizzazione perenne del Medio Oriente. Per di più, proprio in Siria, la presenza curda si presenta come omogeneamente disseminata un po’ ovunque, e non esiste una zona consistente di territorio che possa definirsi come “zona curda”, e questo è anche il motivo per cui i curdi sono sempre stati contrari a una riforma costituzionale proposta nel recente passato, che avrebbe costituito le regioni: se fosse passata, infatti, i curdi non sarebbero stati maggioranza in nessuna regione.

Inoltre vi è da dire che, nelle zone da loro in questo momento occupate, o occupate nel recente passato, i curdi hanno praticato, in maniera organizzata e scientifica, una vera e propria pulizia etnica, espellendo quasi due milioni di persone. Questo, occupando città che non erano mai state “curde”, come Raqqa e Deir Ez-Zor. Il motivo? Petrolio, una produzione giornaliera di 630.000 barili al giorno.

Dunque, i curdi, in Siria soprattutto, non hanno chiesto diritti per una regione in cui vivevano, ma hanno deliberatamente operato, approfittando del caos generato dalla guerra in Siria e dall’avvento dell’Isis, trasferimenti e spostamenti di popoli, e di loro stessi, per ritagliarsi un proprio spazio, ai danni della Siria. Un po’ come se un milione di tedeschi si traferisse in Alto Adige, e pretendesse l’indipendenza dall’Italia. Nessuno lo accetterebbe, men che meno lo accetterebbero l’Italia e gli italiani. Aggiungiamo, concludendo, che lo YPG, l’esercito dei curdi che combattono in Siria, sono una frangia molto minoritaria dell’universo curdo, per di più caratterizzata da accuse, non del tutto fantasiose, di estremismo e terrorismo.

 L’IPOCRISIA DELL’OCCIDENTE, E DEI FRATELLI MUSULMANI

Per anni, i media occidentali ci hanno raccontato la balla del “macellaio Asad”, e ci hanno meravigliato le gesta dei “ribelli moderati” e dei “guerrieri della libertà”.

Abbiamo poi scoperto che fra questi “ribelli moderati” c’erano anche fior di terroristi, tipo Al Qaeda, ed altri.

In assonanza perfetta con la propaganda degli occidentali, dei sauditi e dei sionisti contro Asad, il quale, non dimentichiamolo mai, era ed è (sia da un punto di vista storico-religioso-morale, che dal punto di vista del diritto internazionale) il legittimo leader della nazione siriana, sono sempre stati i leader di tutto il mondo dei “Fratelli Musulmani”, e i leader di tutte le organizzazioni islamiche che sono, anche solo ideologicamente, riconducibili al loro impianto teorico integralista, a manifestare il loro totale appoggio a questi “ribelli moderati”. Ribelli che avevano e hanno il loro riferimento “istituzionale” in sigle come “Esercito Siriano Libero”, e “Consiglio Nazionale Siriano”, tutte sigle costituite all’estero. Nelle foto qui sotto mostro un paio di esempi di questa “consonanza”.

Mohamed Nour Dachan, medico siriano, è stato per molti anni presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche Italiane (UCOII), ed è membro del Consiglio Nazionale Siriano. Si noti la bandiera con le tre stelle rosse (quella della Siria è uguale, ma con due sole stelle).

Mohamed Nour Dachan, medico siriano, è stato per molti anni presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche Italiane (UCOII), ed è membro del Consiglio Nazionale Siriano. Si noti la bandiera con le tre stelle rosse (quella della Siria è uguale, ma con due sole stelle).

In questa foto vediamo Asmae Dachan, figlia del dottor Mohamed Nour di cui sopra, anche lei con la sciarpa-bandiera dei “ribelli moderati”. E’ stata recentemente al centro di polemiche in Italia, allorchè la Presidenza della Repubblica ha deciso di assegnargli un cavalierato. Su questo fatto, e sulle polemiche connesse, potete leggere questo mio post: http://www.civiltaislamica.it/atualita/lettera-meloni/ .

In questa foto vediamo Asmae Dachan, figlia del dottor Mohamed Nour di cui sopra, anche lei con la sciarpa-bandiera dei “ribelli moderati”. E’ stata recentemente al centro di polemiche in Italia, allorchè la Presidenza della Repubblica ha deciso di assegnargli un cavalierato. Su questo fatto, e sulle polemiche connesse, potete leggere questo mio post: http://www.civiltaislamica.it/atualita/lettera-meloni/ .

 

Ora, si dà il caso che l’esercito turco si trovi a combattere assieme a questi “ribelli moderati”, contro i curdi che hanno occupato il nord-est della Siria. Ecco qui sotto una foto eloquente a riguardo.

Combattenti “moderati”, filo-turchi, mostrano la bandiera a tre stelle dell’ “Esercito Siriano Libero”, dopo aver catturato due combattenti curdi.

Combattenti “moderati”, filo-turchi, mostrano la bandiera a tre stelle dell’ “Esercito Siriano Libero”, dopo aver catturato due combattenti curdi.

Qui c’è un’istantanea, estremamente emblematica, dell’incommensurabile ipocrisia occidentale, da una parte, e delle organizzazioni riferibili ideologicamente ai “Fratelli Musulmani”, dall’altra.

L’ipocrisia occidentale consiste in questo: adesso che, per vari motivi, i media occidentali hanno avuto l’input di condannare in tutti i modi Erdogan, ammettono la verità che hanno sempre nascosto, e cioè che questi “ribelli moderati” non sono tali, ma sono estremisti islamici, “jihadisti”, come amano chiamarli. Che poi è la verità. Ma, fino ad oggi, per i media occidentali era una menzogna, perché “terroristi” e “jihadisti” erano le espressioni, ineccepibili, usate da Asad per indicarli all’opinione pubblica. Ecco un articolo esemplare a proposito.

L’ipocrisia degli integralisti affini ai F.M., invece, consiste nel fatto che stanno zitti, e non controbattono a questo “cambiamento d’umore” dei media occidentali, mentre invece ora il nemico sono i curdi siriani del YPG, alleati e amici fino a ieri. Perché? Perché Erdogan, come tutti sanno, meno molti musulmani, si è conquistato la leadership del mondo islamico integralista, dello “Islàm politico”. E i Fratellini Musulmani e i loro affini, tutti, obbediscono alla nuova linea.

Allineati e coperti.

Fregandosene del Corano e degli insegnamenti del Profeta Muhàmmad. E anzi, contribuendo a infangare in tutto il mondo l’immagine dei musulmani, contribuendo a dipingerli come guerrafondai e violenti.

 ERDOGAN E L’ISIS

Erdogan, del resto ha avuto notoriamente contatti molto stretti con l’ISIS, e con tutte le milizie terroristiche che hanno combattuto la Siria.

Si scoprì anche che aveva organizzato, tramite suo figlio, un traffico di petrolio, proprio con l’Isis. Le accuse venivano da generali dell’esecrito russo, con tanto di foto documentali. Le accuse furono poi seguite da un bombardamento dei russi a una colonna di automezzi che portavano il petrolio in Turchia.

Ecco un articolo che ne parlava, che riprendeva la notizia dalla stampa russa.

Questo è un altro articolo interessante sull’argomento, che fa luce anche sul ruolo degli americani, e sul rapporto degli americani coi Fratelli Musulmani.

E questo è invece l’articolo in cui si mostra il bombardamento, da parte dei russi, delle colonne di camion-cisterna che portavano il petrolio, dai giacimenti controllati dall’Isis, verso la Turchia.

Dunque, come ho mostrato in questi miei post, indipendentemente dall’opinione dell’occidente, dove le informazione sono normalmente manipolate, distorte e/o falsificate, i musulmani devono prendere le distante da Erdogan, e considerarlo quantomeno come un estraneo all’Islàm, la religione del Corano e del comportamento del Profeta Muhàmmad.

 

Per chi volesse leggere i precedenti miei tre post sul terrorista Erdogan, eccovi i link:

 (prima puntata, Erdogan il massone);

 (i “fratelli” di Erdogan);

(l’accordo con Israele, tradimento della Palestina).

 

I post si trovano sul sito www.civiltaislamica.it . Se non funzionano i link, potete andare sul sito e cercare fra gli articoli della colonna di sinistra, con lo sfondo nero.

LA RIVOLUZIONE DISARMATA

Il libro-testimonianza di Ryszard Kapuscinski sulla rivoluzione iraniana del 1979

 La copertina di “SHAH-IN-SHAH”, il libro di Ryszard Kapuscinski, Ed. Feltrinelli

La copertina di “SHAH-IN-SHAH”, il libro di Ryszard Kapuscinski, Ed. Feltrinelli

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“…E c’era un ulteriore elemento che rendeva unica ai miei occhi la rivoluzione iraniana: era disarmata.

La sola arma delle masse iraniane era la religione. Forti soltanto della loro fede fanatica, esse si accinsero a rovesciare uno dei regimi più brutali e più militarizzati che il mondo allora conoscesse. La rivoluzione iraniana – che durò tredici mesi e alla fine annientò il regime dello scià costringendolo all’esilio – trionfò senza che si dovesse sparare un solo colpo di arma da fuoco. Al contrario, lo scià ordinò alle proprie truppe scelte e alla polizia segreta di sparare nel mucchio. Eppure nemmeno questi massacri riuscirono a far cadere le masse nella provocazione di scegliere la strada della violenza, sebbene poi, naturalmente, vinta la rivoluzione, simili metodi non violenti siano stati presto rimpiazzati da altri di natura opposta.” (P.185-186).

1979: i soldati dello scià sparano sui manifestanti disarmati.

1979: i soldati dello scià sparano sui manifestanti disarmati.

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LA RIVOLUZIONE NON VIOLENTA – Queste parole mi hanno ricordato che la rivoluzione pacifica iraniana, fatta portando in mano non armi, ma il Corano, mostrato al giornalista di un TG italiano come unica arma del popolo contro la terribile dittatura dello scià Reza Pahlavi, è stato un elemento decisivo nella mia decisione di approfondire la conoscenza della religione islamica. Il fatto che un libro fosse brandito come un’arma, e per di più come UNICA ARMA, mi aveva profondamente impressionato.

Mettendo a posto pochi giorni fa la mia biblioteca, ho scoperto questo libro di Ryszard Kapuscinski, un ottimo giornalista polacco, autore di reportage memorabili per asciuttezza ed obbiettività, comprato molti anni fa e mai letto. Ho cominciato a scorrere le prime righe, svogliatamente. Poi, invece, l’ho letto tutto d’un fiato.

LO SFARZO DEL REGIME

L’ascesa al potere di Khomeini, la miope brutalità dello Scià Reza Pahlavi e i suoi folli sogni di gloria militare, la strenua volontà di resistenza e di lotta di un popolo”.

Queste parole della quarta di copertina sintetizzano ottimamente il contenuto del libro. Aggiungerei, di mio, che il libro contiene anche ottime descrizioni della particolarità della religione praticata in Iràn, l’Islàm di scuola sciita, e soprattutto di come questa specifica tradizione religiosa, fondendosi coi caratteri millenari del popolo persiano, abbia prodotto una particolarità del tutto unica nella psicologia del popolo iraniano.

Le ricchezze incredibili accumulate dallo Scià, e il lusso sfrenato in cui viveva la nomenklatura, facevano contrasto infernale con la povertà infinita e altrettanto incredibile in cui viveva il popolo:

Ecco un aereo della Lufthansa all’aeroporto Mehrabad di Teheran. Sembra una foto pubblicitaria, ma qui la pubblicità non serve, essendo i posti sempre tutti prenotati. L’aereo decolla ogni mattina da Teheran per atterrare verso mezzogiorno a Monaco. Limousine in affitto conducono i viaggiatori a pranzo in ristoranti di classe. Nel pomeriggio lo stesso aereo riconduce i passeggeri a Teheran per l’ora di cena. È uno svago abbastanza a buon mercato: duemila dollari a testa, semplici spiccioli per chi sta nelle grazie dello Scià. Sono le basse sfere del palazzo che volano a Monaco per il pranzo: i veri signori non sempre hanno voglia di affrontare le fatiche di un viaggio tanto lungo. Per loro arriva un aereo Air France che gli consegna un pranzo del parigino Chez Maxim’s, cuochi e camerieri compresi…”. (P. 87).

Lo scià Mohammed Reza Pahlavi e Farah Diba. A dispetto delle patinate copertine di tutto il mondo, che si interessavano spesso di lui, soprattutto per lo sfarzo incredibile sfoggiato dalla corte, il regime dello scià è stato uno dei più sanguinari della storia dell’umanità. Il suo servizio segreto, la Savak, ha una nomea terrificante di esecuzioni, sevizie e torture.

Lo scià Mohammed Reza Pahlavi e Farah Diba. A dispetto delle patinate copertine di tutto il mondo, che si interessavano spesso di lui, soprattutto per lo sfarzo incredibile sfoggiato dalla corte, il regime dello scià è stato uno dei più sanguinari della storia dell’umanità. Il suo servizio segreto, la Savak, ha una nomea terrificante di esecuzioni, sevizie e torture.

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LO SCIA’ DEVE ANDARSENE!”

“…-Lo Scià deve andarsene!-. Questo, in sostanza, diceva allora Khomeini, e questo continuò a ripetere per quindici anni. Parole semplici, facili da ricordare: eppure ci sono voluti quindici anni perché la gente arrivasse non solo a ricordarle, ma anche a capirle. La monarchia era un’istituzione talmente ovvia che nessuno riusciva a immaginare di farne a meno.

  • Lo Scià deve andarsene! Non aspettate, non rimandate, non dormite! Lo scià deve andarsene! –

Quando Khomeini le pronunciò per la prima volta, sembrarono le parole di un mentecatto, l’appello di un folle. La monarchia non aveva ancora esaurito le sue capacità di resistenza. Il dramma però volgeva alla fine e l’epilogo non era lontano. Al momento opportuno la gente si ricordò delle parole di Khomeini e lo seguì.”

1979: le folle manifestano coi ritratti dell’ “ayatollah” Khomeini.

1979: le folle manifestano coi ritratti dell’ “ayatollah” Khomeini.

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LO SCIISMO, LA MOSCHEA E IL POTERE

Dal tempo dei Safavidi esiste in Iràn un doppio potere: quello della monarchia e quello dell’autorità religiosa. I rapporti tra le due autorità sono passati attraverso alti e bassi, senza mai diventare del tutto amichevoli. Appena l’equilibrio tra queste due forze viene alterato, appena lo scià tenta d’imporre l’assolutismo (magari con l’aiuto di protettori stranieri), il popolo si raduna nelle moschee e comincia a combattere.

La moschea è per gli sciiti un luogo di culto e qualcosa di più: un porto dove attendere che la tempesta sia passata o dove addirittura salvarsi la vita. È un territorio che gode dell’immunità e che il potere non ha il diritto di violare. Secondo l’antica usanza iraniana, il ribelle braccato dalla polizia e rifugiatosi in una moschea è salvo: nessuno può portarlo via con la forza.

Le differenze tra una chiesa cristiana e una moschea si notano persino nella struttura. La chiesa è un luogo chiuso di preghiera, raccoglimento e silenzio. Chi parla ad alta voce viene zittito dai vicini. La moschea no. Qui la maggior parte dello spazio è occupata da un cortile aperto, teatro di una vivace vita sociale e politica, dove si può pregare ma anche passeggiare, discutere e perfino tenere comizi. L’iraniano che sul lavoro viene continuamente incalzato, che ha il suo daffare con burocrati accigliati che gli estorcono bustarelle, che si trova sottoposto all’occhio onnipresente della polizia, si rifugia nella moschea per recuperare calma, equilibrio e dignità. Qui nessuno gli fa fretta, nessuno lo ingiuria. Niente più gerarchie, qui tutti sono uguali e fratelli; inoltre, essendo la moschea anche un luogo di conversazione e di dialogo, tutti possono prendervi la parola, esprimere il loro parere, lagnarsi e ascoltare quel che dicono gli altri. Un raro e quanto mai necessario attimo di sollievo. Infatti, più la dittatura si fa repressiva, imponendo il silenzio nei luoghi di lavoro e per le strade, più le moschee si riempiono di gente e di voci. Chi vi arriva non è necessariamente un musulmano fervente spinto da un improvviso attacco di devozione; ci viene per tirare il fiato, per sentirsi di nuovo un essere umano…”.

La moschea Nasir al-Molk, a Shiraz.

La moschea Nasir al-Molk, a Shiraz.

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Il libro si legge d’un fiato, l’autore ha una scrittura leggera e profondissima al tempo stesso.

Consigliato a tutti.

ISLAMOFOBIA IN ITALIA

Una inchiesta sulla percezione pubblica della religione islamica, e sui suoi motivi

islamofobia

Se io voglio estrarre dal Corano tutti versetti che parlano di guerra, riempio qualche pagina.

Se io voglio estrarre dalla Bibbia tutti i versetti che parlano di guerra, riempio molte più pagine.”

Queste parole dell’illustre studioso Franco Cardini, una delle persone intervistate in questo bel video, possono ben fargli da introduzione.

Si indaga sull’entità del fenomeno dell’islamofobia in Italia, che sembra superiore a quello degli altri paesi europei, e si interrogano musulmani italiani e studiosi del tema, come Massimo Campanini, oltre al già citato Franco Cardini

Questo è il link per guardare il video.

LA ENNA MUSULMANA

Il retaggio islamico nella toponomastica della città siciliana

Un esemplare di dirham, la moneta islamica. Fu l’ultima moneta ad essere coniata a Castrogiovanni, l’odierna Enna.

Un esemplare di dirham, la moneta islamica. Fu l’ultima moneta ad essere coniata a Castrogiovanni, l’odierna Enna.

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In tutte le città siciliane, si ravvisano importanti tracce della civiltà islamica, presente nell’isola per più di due secoli.

In questo bell’articolo, a cura della ricercatrice archeologa Daniela Patti, si esamina la toponomastica di Enna, città principale dell’entroterra siciliano.

La città musulmana si chiamava “Qasr Yani”, che in italiano è diventato “Castrogiovanni”, nome che la città ha conservato fino al 1927, quando gli fu riassegnato l’antico nome di Enna.

Vasellame di produzione musulmana, prodotto localmente.

Vasellame di produzione musulmana, prodotto localmente.

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Un tuffo nel passato, in quelle che sono le radici islamiche dell’Europa, che fanno parte del nostro passato, così come ne fanno parte le radici greco-romane, ebraiche e cristiane.

Questo è il link per leggere l’articolo.

I SUNNITI IRACHENI SOLIDARIZZANO CON L’IRAN SCIITA

Fatwa storica e senza precedenti, verso il superamento della divisione fra sunniti e sciiti

Lo Shaykh Abdul-Latiif al-Humaym nel dicembre 2018, alla cerimonia di posa della prima pietra per la ricostruzione della Moschea an-Nuuri di Mosul, distrutta dai terroristi nel 2017. La ricostruzione completa è prevista entro i prossimi cinque anni.

Lo Shaykh Abdul-Latiif al-Humaym nel dicembre 2018, alla cerimonia di posa della prima pietra per la ricostruzione della Moschea an-Nuuri di Mosul, distrutta dai terroristi nel 2017. La ricostruzione completa è prevista entro i prossimi cinque anni.

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Ringraziando IDDIO, pare che al mondo esistano ancora dei sunniti che intendono contrastare il sionismo.

Da tempo il sottoscritto sostiene che la divisione fra sunniti e sciiti, come fra tutte le altre correnti presenti nel mondo musulmano, non dipendano dal Corano, ma da interpretazioni umane di tradizioni spesso manipolate. Ora, giunge un importante dichiarazione che va nella direzione di un riavvicinamento tra le comunità musulmane divise.

L’importante religioso sunnita iracheno, lo shaykh Abdul-Latif al-Humaym, Presidente del cosiddetto Iraqi Sunni Endowment Diwan, o Ufficio del Waqf Sunnita, in arabo Diwaan al-Waqf, ha rilasciato una dichiarazione storica in cui invita tutta la comunità sunnita dell’Iraq a difendere l‘Iran.

Lo sceicco Abdul-Latif al-Humaym, figura insigne della cultura irachena e autore di numerosi libri sull’insegnamento islamico, ha emesso una fatwa (giudizio religioso) in cui invita tutte le comunità sunnite del Paese arabo a difendere l’Iran contro le politiche ostili degli Stati Uniti. I media iracheni hanno riferito che la fatwa non ha precedenti in Iraq e di certo è la prima del suo genere dalla cacciata dell’ex dittatore Saddam Hussein, nel 2003.

Al-Humaym ha però esteso l’invito a tutti i musulmani di tutto il mondo. Infatti, tra le altre cose, ha sottolineato:

Non solo l’Iraq, ma anche tutti i membri della ummah islamica dovrebbero contrastare le politiche ostili degli Stati Uniti contro l’Iran e tutti gli Stati islamici e arabi”.

L’alto religioso sunnita ha anche aggiunto:

Tutti i cambiamenti in Medio Oriente e in tutto il mondo islamico sono parte di un progetto per neutralizzare i Paesi più potenti del mondo islamico a protezione del regime sionista di Israele“.

Al-Humaym ha inoltre osservato che il piano sionista con cui hanno gettato nel caos l’Iraq, la Siria e la Libia, stanno ora tentando di attuarlo anche con l’Egitto.

Il religioso iracheno ha dichiarato che le politiche ostili degli Stati Uniti contro l’Iran sono in linea con il progetto sionista in Medio Oriente.

Moschea di Abu Hanifa, nel quartiere a maggioranza sunnita di Al-A'zamiyya a Baghdad, sede del Diwan al-Waqf dei sunniti. Lo Ufficio del Waqf sunnita, in inglese Sunni Endowment Diwan, in arabo Diwaan al-Waqf, è un'amministrazione irachena creata dal Consiglio di governo iracheno all'indomani della caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003. Il suo compito è quello della gestione dei luoghi di culto dei sunniti in Iraq. In Iraq esiste anche un Waqf per il culto degli sciiti, ed un Waqf per il culto delle altre confessioni religiose.La nomina del Presidente di ogni Waqf è governativa, prerogativa del Primo Ministro. La legge stabilisce che il presidente del Diwan, prima della nomina del Primo Ministro, debba ricevere l'approvazione del Consiglio degli ulema sunniti, per quanto riguarda il Waqf sunnita, e del grande Ayatollah sciita, per quanto riguarda il Waqf sciita.

Moschea di Abu Hanifa, nel quartiere a maggioranza sunnita di Al-A’zamiyya a Baghdad, sede del Diwan al-Waqf dei sunniti. Lo Ufficio del Waqf sunnita, in inglese Sunni Endowment Diwan, in arabo Diwaan al-Waqf, è un’amministrazione irachena creata dal Consiglio di governo iracheno all’indomani della caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003. Il suo compito è quello della gestione dei luoghi di culto dei sunniti in Iraq. In Iraq esiste anche un Waqf per il culto degli sciiti, ed un Waqf per il culto delle altre confessioni religiose.La nomina del Presidente di ogni Waqf è governativa, prerogativa del Primo Ministro. La legge stabilisce che il presidente del Diwan, prima della nomina del Primo Ministro, debba ricevere l’approvazione del Consiglio degli ulema sunniti, per quanto riguarda il Waqf sunnita, e del grande Ayatollah sciita, per quanto riguarda il Waqf sciita.

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La moschea an-Nuuri di Mosùl, in attesa della programmata ricostruzione. Nota per essere stata la moschea dal cui minbar, nel 2014, il falso “califfo”, il terrorista Abu Bakr al-Baghdaadi (in realtà massone della Ur-Lodge internazionale “Hathor Pentalpha”, “fratello massone” di Osama Bin Laden, di Bush, di Bolton, di Cheeney, dei Saud, di molti sionisti, e di altri fra cui Tony Blair e Nicholas Sarkoszy) fece la dichiarazione di fondazione del “Califfato” dell’Isis. Furono poi gli stessi terroristi, sconfitti e in fuga, a farla esplodere con cariche esplosive sistemate anche nel minareto, il 22 giugno del 2017.

La moschea an-Nuuri di Mosùl, in attesa della programmata ricostruzione. Nota per essere stata la moschea dal cui minbar, nel 2014, il falso “califfo”, il terrorista Abu Bakr al-Baghdaadi (in realtà massone della Ur-Lodge internazionale “Hathor Pentalpha”, “fratello massone” di Osama Bin Laden, di Bush, di Bolton, di Cheeney, dei Saud, di molti sionisti, e di altri fra cui Tony Blair e Nicholas Sarkoszy) fece la dichiarazione di fondazione del “Califfato” dell’Isis. Furono poi gli stessi terroristi, sconfitti e in fuga, a farla esplodere con cariche esplosive sistemate anche nel minareto, il 22 giugno del 2017.