Vogliono distruggere la moschea al-Aqsa – 2

I servi di Israele e la verità sulla risoluzione dell’UNICEF

Il logo dell’UNICEF, “Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia”.

Il logo dell’UNICEF, “Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia”.

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Nei giorni scorsi, sono approdate sui media, ben pilotate dalla lobby sionista, proteste sempre più infervorate contro una risoluzione dell’UNICEF, accusata di aver dichiarato che “il Muro del Pianto non è un simbolo ebraico”.

La cosa ha suscitato i commenti indignati dei più, compreso il nostro Primo Ministro Matteo Renzi, che ha dichiarato “Allucinante, come dire che il sole fa buio”.

Naturalmente, è tutto falso.

In realtà, le cose stanno diversamente, chi volesse leggere l’originale in inglese della risoluzione, la può leggere qui.

Per comodità del lettore, ne forniamo, alla fine di questo post, una traduzione in italiano, a cura del giornalista Francesco Maria Agnoli, pubblicata sul blog di Maurizio Blondet, che abbiamo purgato da alcune sviste di battitura.

Nella risoluzione, come potrete leggere, si parla invece de “l’importanza che Gerusalemme e le proprie mura detengono per le tre religioni monoteiste”, e poi si rimprovera l’entità sionista denominata Israele di “continue misure unilaterali”, “demolizioni illegali”, non rispetto delle risoluzioni degli organismi internazionali, ecc. E, cosa più importante e che viene sempre censurata, che Israele rimane pur sempre “potenza occupante” e la Palestina “occupata”. Del presunto “scippo” del Muro del Pianto agli ebrei, non v’è traccia.

Ma perché questa falsificazione clamorosa, tirando in ballo per di più il Muro del Pianto, che nella risoluzione era citato appena, ma in tutt’altra prospettiva?

Si tratta evidentemente dell’ennesima tappa verso la “Ricostruzione del Tempio”, progettata da tempo dalla lobby sionista in combutta con la Massoneria Internazionale. E, probabilmente, è anche il segnale di un’accelerazione.

IL PROGETTO MASSONICO-SIONISTA – La “Ricostruzione del Tempio di Salomone” non è una banale fisima di ambienti estremisti ebraici, ma è invece antico ideale della Massoneria, che in tempi recenti ha ricevuto ulteriori impulsi.

Edward Waite, personaggio di rilievo della massoneria di fine Ottocento, scrisse in un suo libro:

Nelle alte sfere (della Massoneria, ndr) si sente parlare spesso di un intento occulto di ricostruire un altro tempio a Gerusalemme”.

Il Tempio di Salomone, come dovrà essere ricostruito, secondo questo plastico.

Il Tempio di Salomone, come dovrà essere ricostruito, secondo questo plastico.

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Il progetto non è dunque roba di oggi, ed è addirittura di molto precedente alla creazione dell’entità sionista denominata “Israele”. Ora, datosi che dal settimo secolo d.C. sul luogo dove anticamente sorgeva il Tempio di Salomone, poi distrutto dai Romani, sorge la Moschea Al-Aqsa, è ovvio che qualsiasi “ricostruzione del Tempio” non possa attuarsi se prima non si provvede a distruggere la Moschea.

La leggenda massonica dice che Salomone, su di lui la Pace, non costruì il tempio secondo le disposizioni di DIO, e per questo DIO lasciò che venne distrutto. Il “nuovo Davide” entrerà a Gerusalemme a cavallo di un asino, e sarà incoronato “fra le macerie della Moschea della Roccia”, come scrive in un libro del 1981 il filo-massone Peter Lemesurier. Il famoso “Nuovo Ordine Mondiale” dovrà avere, nelle intenzioni, come capitale Gerusalemme, e come monarca un “tiranno illuminato”. Questo monarca, secondo i progetti massonici, arriverà dopo un periodo di grandi sconvolgimenti, che faranno desiderare al popolo l’avvento di un “uomo forte” che ristabilisca ordine e giustizia. Nell’attesa, è implicito che gli “Illuminati” debbano lavorare per accrescere il caos. Ed ecco il motivo di guerre e terrorismo. Del resto, ORDO AB CHAOS (Ordine dal caos) è un antico motto della Massoneria.

La locandina di una mostra sulla costruzione del Tempio di Salomone, tenutasi a Londra nel 2011.

La locandina di una mostra sulla costruzione del Tempio di Salomone, tenutasi a Londra nel 2011.

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LA SUCCURSALE ITALIANA – Questo progetto è comune a tutte le élite massoniche mondiali, perlomeno del mondo occidentale, perché i circoli massonici orientali sembra abbiano prerogative diverse.

Anche in Italia, dunque, la massoneria persegue quest’obbiettivo, e la personalità che più si è segnalata sotto questo punto di vista è Giuliano Di Bernardo, “Gran Maestro” della “Accademia Internazionale degli Illuminati”, e “Gran Maestro” della loggia massonica da lui fondata, denominata “Dignity”. All’argomento ha anche dedicato un libro, “La ricostruzione del Tempio” (Marsilio, 1996). Ne riparleremo.

Il “Gran Maestro” Giuliano Di Bernardo, con la spada “templare”. Si noti il puntamento verso terra, che sta a indicare che gli obbiettivi sono esclusivamente “terreni”. Di spirituale non c’è nulla.

Il “Gran Maestro” Giuliano Di Bernardo, con la spada “templare”. Si noti il puntamento verso terra, che sta a indicare che gli obbiettivi sono esclusivamente “terreni”. Di spirituale non c’è nulla.

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UNA PREPARAZIONE PSICOLOGICA – Dunque, alla luce di tutto quanto abbiamo evidenziato, si palesa come la polemica pretestuosa lanciata dai sionisti lasci pensare ad una “preparazione” dell’opinione pubblica all’avvenimento della ricostruzione del Tempio, in vista dell’evento che ritengono si avvicini.

IL TESTO DELLA RISOLUZIONE – Ecco qui di seguito il testo della risoluzione “Palestina Occupata”, di cui parlavamo all’inizio, approvata dalla commissione dell’Unesco con 24 voti favorevoli, 6 contrari e 26 astensioni. Oltre a chiarire l’imbroglio del presunto “scippo del Muro del pianto agli ebrei”, la lettura è molto utile come “ripasso” dei più recenti crimini di Israele.

UNICEF – RISOLUZIONE “PALESTINA OCCUPATA”

Voti a favore: Algeria, Bangladesh, Brasile, Chad, Cina, Repubblica Domenicana, Egitto, Iran, Libano, Malesia, Marocco, Mauritius, Messico, Mozambico, Nicaragua, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Russia, Senegal, Sud Africa, Sudan e Vietnam.

Voti contrari: Estonia, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti.

Astenuti: Albania, Argentina, Cameron, El Salvador, Francia, Ghana, Grecia, Guinea, Haiti, India, Italia, Costa d’Avorio, Giappone, Kenya, Nepal, Paraguai, Saint Vincent e Nevis, Slovenia, Korea del Sud, Spagna, Sri Lanka, Svezia, Togo, Trinidad e Tobago, Uganda e Ucraina.

Assenti: Serbia e Turkmenistan.

Comitato Esecutivo – Sessione n. 200 – Commissione programma e relazioni esterne (PX)

Oggetto 25: PALESTINA OCCUPATA

Discussione Sottoposta da: Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan

GERUSALEMME

  • Il comitato esecutivo, esaminato il documento 200EX/25;

  • Richiamandosi alle quattro disposizioni della convenzione di Ginevra (1949) ed i relativi protocolli (1977), alle regolamentazioni del Tribunale de L’Aia in territorio di guerra, alla convenzione de L’Aia per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato (1954) ed i relativi protocolli, alla Convenzione sui mezzi per proibire ed impedire l’importazione, l’esportazione ed il trasferimento illegale di beni culturali (1970) e alla Convenzione per la protezione del Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale (1972), all’iscrizione della città vecchia di Gerusalemme e delle mura tra i siti Patrimonio Mondiale (1972) e tra i siti del Patrimonio a Rischio (1982), nonché alle raccomandazioni, risoluzioni e decisioni dell’UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale, così come alle risoluzioni e decisioni dell’UNESCO in riferimento a Gerusalmme, ed anche richiamandosi alle precedenti risoluzioni UNESCO in materia di ricostruzione e sviluppo di Gaza ed alle risoluzioni UNESCO relative ai siti palestinesi di Al-Kahlil/Hebron e Betlemme;

  • Affermando l’importanza che Gerusalemme e le proprie mura detengono per le tre religioni monoteiste, anche affermando che in nessun modo la presente risoluzione, che intende salvaguardare il patrimonio culturale della Palestina e di Gerusalemme Est, influenzerà le risoluzioni prese in considerazione dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e le risoluzioni relative allo status legale di Palestina e Gerulemme;

  • Condanna fortemente il rifiuto di Israele di implementare le precedenti decisioni UNESCO in materia di Gerusalemme, in particolare il punto 185 EX/Ris. 14, sottolineando come non sia stata evasa la propria richiesta al Direttore Generale di nominare, il prima possibile, un rappresentante permanente di stanza in Gerusalemme Est per riferire regolarmente quanto relativo ad ogni aspetto di competenza UNESCO, né lo siano state le reiterate successive richieste analoghe;

  • Condanna fortemente il mancamento di Israele, potenza occupante, nel cessare i persistenti scavi e lavori in Gerusalemme Est ed in particolare all’interno ed intorno alla città vecchia, e rinnova ad Israele, la potenza occupante, la richiesta di proibire tali lavori in conformità con i propri obblighi disposti da precedenti convenzioni e risoluzioni UNESCO;

  • Ringrazia il Direttore Generale per gli sforzi compiuti nel cercare di ampliare le precedenti risoluzioni UNESCO per Gerusalemme e nel cercare di mantenere e rinnovare tali sforzi;

  • Chiede ad Israele, la potenza occupante, di ripristinare lo status quo precedente al Settembre 2000, secondo il quale il dipartimento giordano Awqàf (Fondazioni religiose) esercitava autorità esclusiva sulla moschea Al-Aqsa/Al-Haràm Al-Sharìf ed il cui mandato si estendeva a tutte le questioni riguardanti l’amministrazione senza impedimenti della Moschea Al- Aqsa/Al-Haràm Al-Sharìf, inclusi il mantenimento, il restauro e la regolamentazione degli accessi;

  • Condanna fortemente l’excalation dell’aggressione israeliana e le misure illegali nei confronti di Awqàf e del proprio personale, e nei confronti della libertà di culto e dell’accesso dei musulmani alla loro Moschea santa Al-Aqsa/Al-Haràm Al-Sharìf, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di rispettare lo status quo storico per cessare immediatamente tali misure;

  • Deplora fermamente i continui assalti alla Moschea Al-Aqsa/Al-Haràm Al-Sharìf da parte di estremisti israeliani di destra e delle forze armate, e spinge Israele, potenza occupante, ad intraprendere le misure necessarie a prevenire abusi provocatori che violino la santità e l’integrità della Moschea Al-Aqsa/Al-Haròm Al-Sharìf;

  • Denuncia fermamente le continue aggressioni Israeliane verso i civili, incluse figure religiose islamiche e sacerdoti, denuncia l’ingresso con la forza nelle varie moschee ed edifici storici del complesso Al-Aqsa/Al-Haràm Al-Sharìf da parte di ufficiali israeliani, inclusi quelli delle cosiddette “Antichità Israeliane”, e l’arresto ed il ferimento di musulmani in preghiera e di guardie di Awqàf; e spinge Israele, la potenza occupante, a terminare queste aggressioni e gli abusi che infiammano la tensione sul territorio e tra le religioni;

  • Disapprova la restrizione di accesso da parte di Israele alla Moschea Al-Aqṣa/Al-Ḥaràm Al-Sharìf durante l’ Eid Al-Adha (Festa del Sacrificio) 2015 e le conseguenti violenze, e chiede Israele, la potenza occupante, di cessare tutte le violazioni contro la Moschea Al-Aqṣa/Al-Ḥaràm Al-Sharìf;

  • Condanna fermamente il rifiuto di Israele di concedere visti agli esperti UNESCO incaricati per il progetto UNESCO per il Centro per i Manoscritti Islamici di Al-Aqṣa /Al-Ḥaràm Al-Sharìf, e chiede ad Israele di concedere apposito visto agli esperti UNESCO scienza alcuna restrizione;

  • Condanna il danno causato dalle forze israeliane, specialmente a partire dall’Agosto 2015, alle porte e finestre della Moschea al-Qibli all’interno del complesso Al-Aqṣa/Al-Ḥaràm Al-Sharìf, e riafferma, a tale proposito, l’obbligo di Israele a rispettare l’integrità, l’autenticità ed il patrimonio culturale della Moschea Al-Aqṣa/Al-Ḥaràm Al-Sharìf, cosi come nello status quo antecedente, in quanto sito islamico di preghiera e parte del patrimonio culturale mondiale;

  • Esprime la propria profonda preoccupazione sulla chiusura Israeliana ed il divieto di ristrutturare l’edificio del Al-Rahma Gate, la Porta Al-Rahma, una delle porte della Moschea Al-Aqṣa/Al-Ḥaràm Al-Sharìf, e spinge Israele, la potenza occupante, a riaprire tale porta e porre fine all’ostruzionismo nei riguardi dei necessari lavori di restauro, per poter riparare i danni apportati dalle condizioni meteorologiche, specialmente infiltrazioni d’acqua.

  • Chiede inoltre ad Israele, la potenza occupante, di cessare l’impedimento dell’esecuzione immediata di tutti i 18 progetti di ristrutturazione per Al-Aqṣa/Al-Ḥaràm Al-Sharìf;

  • Deplora la decisione israeliana di occupare un piano per la costruzione di una tratta stradale nella Gerusalemme Est ed il cosiddetto progetto “Liba House” nella città vecchia, cosi come la costruzione del cosiddetto “Kedem Center”, un centro visite nei pressi del lato sud della moschea Al-Aqṣa/Al-Ḥaràm Al-Sharìf, la costruzione dell’edificio Strauss ed il progetto di un ascensore nella Piazza Al-Buràq “Western Wall Plaza” e spinge Israele, la potenza occupante, a rinunciare ai progetti sopra citati e a fermare i lavori in conformità con i propri obblighi di fronte alle convenzioni e risoluzioni UNESCO.

LA SCALA MUGHRABI
DEL COMPLESSO AL-AQSA/AL-HARAM AL-SHARIF

  • Riafferma che la Scala Mughrabi e’ parte integrante ed inseparabile del complesso Al-Aqṣa/Al-Ḥaràm Al-Sharìf;

  • Prende nota del 16^ verbale di monitoraggio e di tutti i precedenti verbali, insieme con i loro addenda preparati dal World Heritage Center e dei verbali sullo stato di conservazione inoltrati al World Heritage Center dal Regno di Giordania e Stato di Palestina;

  • Deplora le continue misure unilaterali israeliane e le decisioni in merito alla Scala, inclusi gli ultimi lavori condotti alla Porta Mughrabi nel Febbraio 2015, l’istallazione di un ombrello all’entrata e la creazione di una piattaforma di preghiera ebraica a sud della Scala stessa nella piazze e la rimozione dei resti islamici del sito, e riafferma che nessuna misura unilaterale israeliana dovrà venire intrapresa, in conformità con il proprio status e gli obblighi derivati dalla convenzione de L’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato;

  • Esprime inoltre la propria forte preoccupazione riguardo alla demolizione illegale di resti omayyadi, ottomani e mamelucchi cosi come altri lavori intrusivi e scavi attorno alla Scala Mughrabi e inoltre chiede ad Israele, la potenza occupante, di fermare tali demolizioni, scavi e lavori e che dia seguito ai propri obblighi verso le disposizioni UNESCO menzionate nel paragrafo precedente;

  • Rinnova i propri ringraziamenti alla Giordania per la sua cooperazione e sollecita Israele, la potenza occupante, a cooperare con il Dipartimento giordano Awqàf, in conformità con gli obblighi imposti dalla convenzione de L’Aia del 1954 per la Protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, e di agevolare l’accesso al sito da parte degli esperti giordani con i propri strumenti e materiali per poter effettuare l’esecuzione del progetto giordano per la Porta Mughrabi in accordo con le disposizioni UNESCO e World Heritage Committee, in particolare 37 COM/7A.26, 38 COM/7A.4 and 39 COM/7A.27;

  • Ringrazia il Direttore Generale per l’attenzione alla delicata situazione in oggetto, e gli fa richiesta di intraprendere le adeguate misure per far sì che il progetto giordano possa prendere avvio;

  • Insiste sull’urgenza di implementare la missione di monitoraggio attivo nella città vecchia di Gerusalemme dentro le proprie mura;

  • Ricorda a questo proposito la disposizione 196 EX/Dec. 26 che stabilisce di considerare, in caso di non avanzamento dei lavori ed in conformità con la legislazione internazionale, altri mezzi per assicurare tale avanzamento;

  • Sottolinea con forte preoccupazione che Israele, la potenza occupante, non ha rispettato nessuna delle 121 risoluzioni del comitato esecutivo cosi come quelle del World Heritage Committee che richiedono l’implementazione della missione di monitoraggio nella città vecchia di Gerusalemme e le sue mura;

  • Segnala il continuo rifiuto da parte di Israele di agire in accordo con UNESCO e World Heritage Committee che fanno richiesta di un incontro con gli esperti UNESCO in merito alla missione di monitoraggio della città vecchia di Gerusalemme e le proprie mura;

  • Invita il Direttore Generale ad intraprendere le misure necessarie per implementare il sopra citato monitoraggio in accordo con la disposizione 34 COM/7A.20 del World Heritage Committee, prima della prossima riunione del Comitato Esecutivo, ed invita tutte le parti in causa ad adoperarsi per la facilitazione della missione e dell’incontro con gli esperti;

  • Richiede che il verbale e le raccomandazioni evidenziate dalla missione di monitoraggio cosi come il verbale dell’incontro tecnico riguardante la Scala Mughrabi sia presentato da tutte le parti in oggetto;

  • Ringrazia il Direttore Generale per i continui sforzi a sostegno della sopra citata missione di monitoraggio UNESCO e delle risoluzioni UNESCO.

GAZA

  • Condanna i confronti militari all’interno ed intorno alla Striscia di Gaza ed i danni causati ai civili, inclusa l’uccisione ed il ferimento di migliaia di palestinesi civili, tra cui bambini, cosi come il continuo impatto negativo sulle competenze UNESCO, gli attacchi verso scuole ed altri edifici culturali e scolastici, incluse brecce nelle scuole di United Nations Relief e Works Agency for Palestine Refugees nel vicino oriente (UNRWA);

  • Condanna fortemente i continui blocchi della Striscia di Gaza, che influiscono pesantemente il libero e fluente movimento di personale e aiuti umanitari cosi come l’intollerabile numero di vittime tra i bambini palestinesi, gli attacchi alle scuole ed altri edifici culturali, ed il rifiuto all’accesso all’educazione, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di rendere agevoli immediatamente i passaggi;

  • Rinnova la richiesta al Direttore Generale di aggiornare, il prima possibile, l’Antenna UNESCO a Gaza per poter assicurare la pronta ricostruzione di scuole, università, siti culturali, istituzioni, centri di comunicazione e luoghi di culto che sono stati distrutti o danneggiati nelle consecutive guerre a Gaza;

  • Ringrazia il Direttore Generale per l’incontro informativo tenuto a Marzo 2015 circa l’attuale situazione a Gaza in relazione alle competenze UNESCO e per il risultato dei progetti condotti dall’UNESCO nella Striscia di Gaza-Palestina, e la invita ad organizzare, appena possibile, un nuovo incontro informativo sulle stesse questioni;

  • Ringrazia inoltre il Direttore Generale per le iniziative che sono già state portate avanti a Gaza nel campo dell’educazione, cultura, infanzia e per la sicurezza dei reporter, ed auspica che continui il coinvolgimento attivo nella ricostruzione dei siti culturali e scolastici di Gaza.

I DUE SITI PALESTINESI DI AL-ḤARAM
AL IBRĀHĪMĪ/TOMBA DEI PATRIARCHI

AD AL-KHALĪL/HEBRON, E DELLA
MOSCHEA
BILĀL IBN RABĀḤ /TOMBA DI RACHELE
A BETLEMME

  • Riafferma che i due siti in oggetto, situati ad Al-Khalìl/Hebron ed a Betlemme sono parti integranti della Palestina;

  • Condivide la convinzione affermata dalla comunità internazionale secondo cui i due siti sono significativi per Giudaismo, Cristianesimo e Islàm;

  • Disapprova fortemente l’attuale prosecuzione degli scavi, lavori e costruzioni di strade private per i coloni da parte di Israele e di un muro di separazione all’interno della vecchia città di Al-Khalìl/Hebron, che dannosamente influenza l’integrità del sito, e condanna il conseguente impedimento della libertà di movimento e libertà di accesso a luoghi di preghiera. Chiede ad Israele, la potenza occupante, di porre fine a tali violenze in accordo con le disposizioni delle rilevanti convenzioni e risoluzioni UNESCO;

  • Deplora profondamente il nuovo ciclo di violenza, iniziato nell’Ottobre 2015, nel contesto di una costante aggressione da parte dei coloni Israeliani ed altri gruppi estremisti verso i residenti palestinesi, inclusi bambini nelle scuole, e chiede ad Israele di impedire tali aggressioni;

  • Denuncia l’impatto visivo del muro di separazione nel sito della Moschea Bilàl Ibn Rabaḥ Mosque/Tomba di Rachele a Betlemme, cosi come lo stretto divieto di accesso ai Cristiani palestinesi e ai musulmani in preghiera presso il sito, e chiede alle autorità israeliane ti riportare il paesaggio all’aspetto originale e rimuovere il divieto di accesso,

  • Condanna profondamente il rifiuto da parte di Israele di seguire la disposizione 185 EX/Dec. 15, che impone ad Israele di rimuovere i due siti palestinesi dal proprio patrimonio nazionale e chiede alle autorità israeliane di agire in accordo con tale decisione.

Decide di includere queste materie di discussione sotto il titolo di “Palestina Occupata” nell’agenda della 201^ sessione, ed invita il Direttore Generale a richiedere un rapporto sull’aggiornamento della situazione da ora innanzi.