Un califfato molto, molto sionista

E che ha "dimenticato" di combattere Assad

 

Bandiere del cosiddetto "califfato islamico" per le strade di Mosùl, in Iràq, nel luglio 2014.

Bandiere del cosiddetto “califfato islamico” per le strade di Mosùl, in Iràq, nel luglio 2014.

Essendo un califfato molto americano, come scrivevamo in un recente articolo, il cosiddetto ISIS è necessariamente, per principio e senza dubbio alcuno, anche un califfato molto sionista, e ciò di per sé non è certo una novità, visto che le due ramificazioni delle corna, quella americana e quella sionista, stanno sempre incollate assieme, sulla testa dello stesso diavolo.

Arrivano a tal proposito notizie interessanti da una fonte celebre ed estremamente attendibile, quell’Edward Snowden, una volta analista della statunitense NSA (National Security Agency), che ha divulgato molti documenti segreti USA, smascherando molti retroscena della politica criminale degli americani.

Michael Snowden, ex analista della NSA.

Michael Snowden, ex analista della NSA.

Ora, Snowden ha ottenuto asilo politico in Russia, ma continua a fornire documenti interessanti all’opinione pubblica.

Ora ci rende edotti, con prove evidenti a sostegno, che la creazione dell’ISIS è dovuta alla collaborazione fra servizi segreti di USA, Gran Bretagna e Israele, che hanno lavorato insieme per creare questo mostro.

Lo scopo era quello di mettere in piedi un’entità organizzata in maniera tale da attrarre tutti gli “estremisti islàmici” di tutto il mondo in un posto solo (a questo punto acquistano ancor più senso i proclami e gli inviti del cosiddetto “califfo”, nelle scorse settimane, a tutti i musulmani a raggiungere “il loro stato islàmico”!).

Ma perché?

Il motivo di fondo è molto semplice. Innanzitutto, al fine di consolidare ed ingigantire la falsa idea di Israele che si sta “solamente difendendo” (e che dunque ha bisogno, e sempre più ne avrà in futuro, di sostegno politico ed economico da tutto il mondo), è necessario creare un nemico fittizio ai suoi confini, che semini “divisioni e violenza settaria” tra i musulmani, e che allo stesso tempo unisca tutto l’Occidente contro il “pericolo islàmico” (cioè, in realtà, contro l’Islàm: oltretutto, ogni occasione è buona, di passata, per cercare di indirizzare l’opinione pubblica su sentimenti anti-islàmici).

Per chi vuole approfondire, basta ricercare su Internet Snowden and ISIS. Da parte nostra forniamo un paio di indirizzi:

http://nesaranews.blogspot.com/2014/07/snowden-isis-leader-al-baghdadi-is.html ,

e http://goingglobaleastmeetswest.blogspot.ca/2014/07/snowden-isis-leader-al-baghdadi-is.html .

UN CALIFFO EBREO

Abu Bakr Al Baghdàdi, alias Elliot Shimon, alias…

Abu Bakr Al Baghdàdi, alias Elliot Shimon, alias…

Tutto fasullo, dunque. Il “califfato”, ma anche il “califfo”.

A questo punto, infatti, è chiaro che l’uso del nome Abu Bakr è del tutto strumentale. Tirare in ballo la figura di Abu Bakr as-Siddìq (il Confermatore della Verità), il primo khalìfah (vicario) del Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria), capo dello Stato islamocratico di Medina e di tutti i musulmani, ha chiaramente l’intento di catalizzare l’attenzione, il rispetto e l’obbedienza di tutti i musulmani di osservanza sunnita.

Peccato che quello non sia il suo vero nome.

Che, invece, sarebbe quello di Elliot Shimon, ebreo da parte di padre e di madre, addestrato per anni, militarmente e culturalmente, dal Mossàd, il servizio segreto israeliano.

La “detenzione” nel carcere iracheno di Camp Bucca, di cui peraltro non sono chiari né il periodo storico esatto né la durata, sarebbe dunque in realtà una copertura, allo scopo di creare un passato di “combattente” agli occhi dei musulmani.

Tra l’altro, si è scoperto che in passato il “califfo” ha avuto anche il nome di Ibrahim ibn Awad ibn Ibrahim Al Badri Arradoui Hoseini (e chissà quanti altri).

Il “califfo”. Nella sua vita privata precedente, quella vera, un ebreo “laico”.

Il “califfo”. Nella sua vita privata precedente, quella vera, un ebreo “laico”.

E, dulcis in fundo, le violenze contro gli yazidi sembrano fatte apposta per far dimenticare all’opinione pubblica i massacri sionisti di Gaza.

Infatti, i media non se ne occupano più.

ASSAD NON SI TOCCA

In tutto questo bel bailamme, naturalmente, non c’è alcun motivo urgente per darsi da fare per cacciare l’eretico macellaio Assad dalla Siria. Il quale Assad, nella degna prosecuzione dell’altrettanto infame opera del padre, invece che combattere Israele, ha sempre unicamente pensato ad opprimere e perseguitare i musulmani sunniti ortodossi.

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Bashar al-Assad, attuale macellaio dei musulmani di Siria.

Il quale Assad è, al momento, per il “califfato islàmico”, tutto meno che un nemico. Anzi.

Il problema è che la Siria, che nel 2011 produceva 400 mila barili di petrolio al giorno, al momento ne produce meno di 80 mila.

E allora si è giunti ad un accordo: petrolio in cambio di elettricità. E protezione e rispetto reciproci.

Infatti, il “califfato” non ha mai minacciato Assad, e nemmeno quest’ultimo ha mai minacciato le basi dell’Isis, anche quelle in territorio siriano, mentre avrebbe potuto tranquillamente bombardarle.

Un francobollo che ritrae Hafez al-Assad, padre di Bashar. Passato alla storia per il massacro di migliaia di musulmani._html_11527bd1

Un francobollo che ritrae Hafez al-Assad, padre di Bashar. Passato alla storia per il massacro di migliaia di musulmani.

Ed è (ma solo apparentemente) molto strano che ora gli americani si mettano a bombardare alcune postazioni dell’Isis, senza pensare di togliere al “califfato” i pozzi di petrolio, specie quelli della zona di Raqqa, in Siria (la zona, ma guarda un po’, più ricca di petrolio!), e quelli di Ajil, in Iraq, visto che già da un po’ esso si finanzia vendendo proprio quel petrolio!

Un’immagine del giacimento siriano di al-Tanak, conquistato dallo Stato islamico ad aprile.

Un’immagine del giacimento siriano di al-Tanak, conquistato dallo Stato islamico ad aprile.

Tutto questo, mentre l’opposizione siriana, apparentemente appoggiata dall’Occidente, in realtà non è mai riuscita a impossessarsi dei pozzi di petrolio, operazione risultata invece facilissima per il cosiddetto “califfato islàmico”.

 
REGIME MACHIAVELLICO

Come confermato anche da alcune inchieste del New York Times, «…il regime siriano è machiavellico. Farebbe di tutto per rimanere al potere», ha dichiarato un funzionario dell’anti-terrorismo americano. «Se avesse potuto stringere un accordo tattico per raggiungere un obiettivo strategico più ampio l’avrebbe fatto». A maggiore ragione se un rafforzamento dei più integralisti avesse rappresentato un indebolimento dei ribelli sunniti sostenuti dall’Occidente.

Machiavellico il regime di Assad, dunque, ma ancor più machiavellico l’Occidente americo-sionista, che in apparenza aiuta i ribelli sunniti anti-Assad, mentre in realtà ha costruito dalle fondamenta, di nascosto, il “califfato islàmico”, che ora apparentemente combatte, ma in realtà sostiene.

Che poi Israele preferisca lasciare Assad al potere in Siria, piuttosto che veder vincere l’opposizione sunnita, è notizia non di oggi.

Che Israele preferisca che Assad resti al potere in Siria non è una novità…

Che Israele preferisca che Assad resti al potere in Siria non è una novità…

CANE NON MORDE CANE

Dunque, è confermato l’antico detto popolare, secondo cui “cane non morde cane”: il cane Assad e il cane Elliot Shimon sembrano andare d’amore e d’accordo…

A ben vedere, quindi, quello che sembra essere il solito gran caos in Medio Oriente, è in realtà un mosaico con tutte le tessere al loro posto.

Per chi sa, e soprattutto per chi vuole sapere, il complotto è sostanzialmente uno, che si potrebbe definire “la madre di tutti i complotti”: il complotto sionista per il dominio del mondo, a partire dalla “terra fra i due fiumi”.

Complotto che necessariamente ha come solo e unico vero avversario il vero Islàm, l’unica Verità, nemico naturale ed irriducibile di ogni complotto contro l’umanità.

Questa, ne è solo l’ennesima puntata.

E ALLAH ne sa di più.