Un califfato… molto americano

E al servizio del progetto sionista

Abu Bakr al-Baghdàdi in un sermone in una moschea di Mosùl (Iràq).

Abu Bakr al-Baghdàdi in un sermone in una moschea di Mosùl (Iràq).

Il giorno della Festa per tutti i musulmani, la Festa della Rottura del digiuno, che sigilla la fine del digiuno del mese di Ramadàn, ‘īdu-l-Fitr, il 28 luglio scorso, nella Moschea del Misericordioso (Màsǧid ar-Rahmàn), il dottor ‘Ali Abu Shwaimah, Imàm del Centro Islamico di Milano e Lombardia, ha svolto un accorato sermone sul cosiddetto “califfato” (stato islamico), proclamato recentemente in Iraq, che non rispetta per nulla la Sharì’ah, rendendosi responsabile, tra l’altro, di molte brutali esecuzioni sommarie.

Questa condanna, condivisa dai presenti, è stata peraltro già espressa da molti sapienti musulmani un po’ dappertutto, soprattutto considerando, a prescindere dalle brutalità praticate in seguito, le modalità e le condizioni necessarie alla proclamazione di un legittimo Califfato con la maiuscola, modalità e condizioni che nel caso in questione non coincidono affatto con quelle necessarie secondo l’insegnamento islamico.

Tra queste ne ricordiamo brevemente solo una, mancando però la quale ogni proclamazione, per quanto enfatizzata, è islamicamente nulla, secondo la Sunnah.

Disse il Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria):

La direzione della Cosa Pubblica
è di pertinenza dei Coreisciti

(hadìth riportato da Abu Bakr, che Iddio si compiaccia di lui, il primo Successore, cioè CALIFFO, del Profeta, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria)

Ora, il tale Abu Bakr al-Baghdàdi, proclamatosi califfo, non risulta appartenere alla tribù meccana dei Coreisciti né discenderne.

Abu Bakr al-Baghdàdi in vecchie foto segnaletiche.

Abu Bakr al-Baghdàdi in vecchie foto segnaletiche.

Il problema dunque, dal punto di vista dottrinale, è già risolto.

UNO STRANO RILASCIO

Secondo recenti dichiarazioni del Pentagono, il prefato Abu Bakr al-Baghdàdi, che ora si fa chiamare addirittura “Califfo Ibrahìm” (sic!), dopo essere stato detenuto dagli americani per una decina di mesi nel supercarcere Camp Bucca, come “internato civile”, nel 2004 è stato stranamente rilasciato “incodizionatamente”.

Questa versione morbida è però smentita dall’allora comandante di Camp Bucca, il colonnello Kenneth King, il quale ha dichiarato che Abu Bakr è stato in carcere dal 2005 al 2009, di averlo rilasciato su ordine del Governo USA, e che al momento della liberazione avrebbe detto: “Ci rivediamo a New York”!

Strana e indeterminata la detenzione, ancor più strane e contrastanti le dichiarazioni, stranissime le parole di un detenuto scarcerato! Magari ha pure il passaporto americano!

UN VECCHIO PROGETTO

In realtà, il progetto di costruire il Califfato, oltre ad essere il legittimo pensiero di più di un miliardo di musulmani dal 1924, quando l’ultimo Califfo ottomano fu costretto ad abdicare, è un progetto che gli Americani perseguono da un po’ di tempo: almeno dal 2004. Ovviamente, trattasi di un califfato… molto americano!

E’ questo che si apprende, leggendo Mapping the Global Future, un documento, peraltro leggibile on line (www.futurebrief.com/project2020.pdf ), che proviene dal National Intelligence Council (NIC), il quale è un organismo, che elabora le strategie degli USA, con la collaborazione di CIA, FBI e compagnia cantando, basandosi sulla consultazione di “esperti non governativi di tutto il mondo”. Esso è stato pensato per unificare e uniformare le strategie di tutti i rami dell’intelligence americana, onde evitare deviazioni e disfunzioni, in maniera che sia sempre ben chiara a tutti quelli del mestiere la direzione, verso cui si deve andare.

A capo di questo organismo fu messo un tale John Negroponte, che fece carriera nell’ Amministrazione USA, per aver brillantemente organizzato in Honduras, con la collaborazione della CIA, degli squadroni della morte, che si resero responsabili di innumerevoli sequestri, assassini e torture.

John Negroponte.

John Negroponte.

Il documento riporta una storia inverosimile, una finta lettera scritta da un finto nipote di Bin Laden nel 2020 (!) a questa famiglia.

Quello che tuttavia è interessante è che gli avvenimenti narrati/previsti coincidano esattamente con ciò che si è effettivamente verificato in questi giorni; quel che maggiormente colpisce, però, è ciò che il documento indica come gli insegnamenti da trarre da questa “storia”, riassunti nella pagina titolata Lessons Learned“, che riportiamo qui sotto.

"Lezioni da tenere a mente".

“Lezioni da tenere a mente”.

Vi si sostiene quanto segue:

  • Un Califfato non deve necessariamente avere un successo totale per costituire una seria sfida all’ordine internazionale. Questo scenario evidenzia l’importanza del dibattito ideologico e culturale che si intensificherebbe in maniera trasversale, facendo crescere identità religiose (distinte e separate, n.d.r.).
  • La rivoluzione IT probabilmente amplificherà lo scontro tra mondo occidentale e mondo musulmano.
  • Il fascino del Califfato tra i musulmani potrà variare da regione a regione, e ciò suggerisce la possibilità per i paesi occidentali di approcci differenziati al problema. Musulmani abitanti in regioni che beneficiano della globalizzazione, come in parti dell’Asia e dell’Europa, possono essere combattuti fra l’idea di un Califfato spirituale e i vantaggi materiali del mondo globalizzato.
  • La proclamazione di un Califfato non ridurrebbe la possibilità del terrorismo e, fomentando e istigando la conflittualità, alimenterebbe una nuova generazione di terroristi dediti ad attaccare chiunque si opponga al Califfato, sia all’interno che all’esterno del mondo islamico.

Il documento sembra dire in altre parole: “Non preoccupatevi, ll terrorismo non finirà; abbiamo l’opportunità di tenerlo vivo ancora a lungo, per i nostri interessi!”. Si tratta, quindi, di un’opportunità, pensata e costruita dagli Americani, per continuare a fomentare terrorismo ovunque, allo scopo di garantire ed espandere gli interessi american-sionisti in tutto il mondo.

Il califfato denominato ISIS sostituisce Bin Laden, ormai passato di moda, o meglio non più utilizzabile (indipendentemente dal fatto che sia veramente morto, che sia ancora vivo, o che sia in realtà già morto molti anni fa).

Orbene, siccome il primostep è sempre quello di dividere il nemico (e il nemico è ovviamente l’Islàm), prepariamoci a questo scenario prossimo: l’obbiettivo principale di questo califfato americano sarà quello di combattere gli oppositori a esso. Dunque, prima di tutto, i Musulmani che si oppongono e sono contrari ad esso: principalmente tutti i Sunniti.

Tutto cambia, in apparenza, ma per non cambiare nulla; il nemico degli agenti del Maligno è sempre quello: i Musulmani che camminano sulla Retta Via, la Gente della Sunnah e del Consenso.

Siamo avvertiti.

Chi vuole, può approfondire, leggendo i commenti del prof. Michel Chossudovsky, su

http://globalepresse.com/2014/07/04/letat-islamique-le-projet-califat-et-la-guerre-mondiale-contre-le-terrorisme/ .

Abbiamo, inoltre, una conferma di tutto ciò anche da un’altra fonte.

L’INTERVISTA AL GENERALE

Recentemente, la televisione libanese ANB ha intervistato l’ex generale libanese Hoteit, molto ben informato perchè in contatto con i servizi segreti del suo paese.

Il generale libanese in pensione Amin Hoteit.

Il generale libanese in pensione Amin Hoteit.

Il generale ha detto alcune cose molto interessanti.

  • Il cosiddetto IS (Islamic State) che prima si chiamava ISIS (Islamic State for Iraq and Syria) è una vecchia organizzazione denominata DAECH, creata in Iraq nel 2004 (ma guarda un po’: la stessa data del succitato documento americano, e del rilascio di Abu Bakr dal carcere iracheno!), che non ha mai avuto più di 5000 uomini e che oggi ne conta 15.000. Essa è creata dagli americani, come al-Qaeda, ed è entrata in azione in Iraq dopo che il veto russo e cinese ha impedito la legittimazione ONU dell’intervento armato americano in Siria.
  • La vittora militare “travolgente” dell’IS in Iraq è in realtà una messa in scena, un misto di capitolazione e tradimenti (soldati sciiti intervistati hanno dichiarato di aver ricevuto l’ordine di ritirarsi), orchestrata soprattutto dalle TV Al-Jazeera e Al-Arabiya, che hanno addirittura annunciato la caduta della città di Mossul sei ore prima! In questo modo, un piccolo esercito di soli 5000 uomini ne ha “sconfitto” uno di 25.000.
  • La cartina geografica fatta girare sui media è un avvertimento per tutti i Paesi arabi, che non devono ostacolare il progetto di divisione su base etnica dell’Iraq. E Israele non corre alcun pericolo. “La carta include l’Iraq e il Kuwait ad est, Siria e Giordania al centro, Libano e Palestina occupata ad ovest. Non c’è Israele, su questa cartina, ed è logico, visto che il comando DAECH è americano… nessuna minaccia per Israele“.
Questo dovrebbe essere una specie di rapporto delle attività dello IS  nell'ultimo anno. A parte il carattere decisamente lugubre di un elenco fin nei dettagli di uccisioni, rapimenti, ecc., elenco che peraltro lascia il tempo che trova, visto che non può nè essere provato, nè smentito, colpisce  l'impostazione decisamente commerciale. Propaganda molto americana.

Questo dovrebbe essere una specie di rapporto delle attività dello IS nell’ultimo anno. A parte il carattere decisamente lugubre di un elenco fin nei dettagli di uccisioni, rapimenti, ecc., elenco che peraltro lascia il tempo che trova, visto che non può nè essere provato, nè smentito, colpisce l’impostazione decisamente commerciale. Propaganda molto americana.

A conferma di queste parole giungono le parole del sedicente “Califfo Ibrahìm”, il quale in alcune interviste avrebbe dichiarato che il Corano non ci ordina di combattere gli ebrei nè Israele, ma ci ordina di combattere gli ipocriti e i finti musulmani…”. Ogni commento è superfluo.

La cartina con i paesi minacciati dal cosiddetto "califfato". Israele non c'è!

La cartina con i paesi minacciati dal cosiddetto “califfato”. Israele non c’è!

Vi è da osservare che lo spezzettamento dell’Iraq su base etnica è un vecchio progetto di Israele, leggibile fin dagli anni ’80 sulla rivista ebraica Kivunim (il documento s’intitolava A Strategy for Israel in the Nineteen Eighties). Del resto, Israele da anni provvede all’addestramento dei separatisti curdi, e pochi giorni fa il premier Netanyahu ha ribadito il suo incoraggiamento alla secessione curda.

Alla fine, l’obbiettivo finale pare quello di ridurre tutta la zona a una costellazione di staterelli, con Israele unica potenza dominante incontrastata. O forse, peggio ancora.

Come ha detto chiaramente il dottor Abu Shwaima nel suo sermone, ma come del resto sanno bene la stragrande maggioranza dei Musulmani di tutto il mondo, l’obbiettivo vero è la distruzione e lo svuotamento totale di tutta la terra dal Nilo all’Eufrate, con Israele che diverrà unico proprietario e padrone di tutta la zona (Eretz Israel), secondo la falsa promessa biblica, e come ricorda sempre la bandiera dell’entità sionista: per chi non lo sapesse, le due linee che contengono la stella ebraica della bandiera di Israele rappresentano appunto i due fiumi, dunque i suoi veri futuri confini, in fedeltà al progetto sionista.

La bandiera dell’entità criminale sionista denominata “Israele”. La stella ebraica è all’interno di due strisce, che rappresentano il Nilo e l’Eufrate. La cosiddetta “Grande Israele”.

La bandiera dell’entità criminale sionista denominata “Israele”. La stella ebraica è all’interno di due strisce, che rappresentano il Nilo e l’Eufrate. La cosiddetta “Grande Israele”.

I PICCOLI COMPLOTTI
E IL GRANDE COMPLOTTATORE

Complotti, dunque.

Da tempo immemore, sette più o meno segrete, a volte in contrasto, a volte in combutta tra loro (massonerie varie, i vari CFR, i vari Bildenberg, i vari Illuminati), tessono le loro trame per dominare il mondo. E la setta sionista di matrice ebraica è forse la più potente.

Ma c’è un UNICO, VERO COMPLOTTATORE, IL PIÙ GRANDE DEI COMPLOTTATORI, ED È LUI, CHE TRIONFERÀ!

“Complottarono
(i miscredenti),
ma Allàh complottò
pure Lui
e il miglior complottatore
è Allàh”.

(Corano, Capitolo III àyah 54)