MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO” L’espansionismo del guerrafondaio Erdogan

3 – L’accordo con Israele e il tradimento della Palestina

Erdogan e Netanyahu, l’alleanza fra due terroristi.

Erdogan e Netanyahu, l’alleanza fra due terroristi.

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Il guerrafondaio Erdogan, contestualmente alla sua politica di ricerca, con mezzi leciti e illeciti, della leadership del mondo islamico, di tanto in tanto fa dichiarazioni apparentemente anti-sioniste, di solidarietà coi palestinesi, ecc.

Niente di più ignobilmente falso e fuorviante.

Nei primi due capitoli di questa inchiesta, abbiamo delineato la figura del super-massone Erdogan, inquadrandolo all’interno della sanguinaria e guerrafondaia Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”, cui Erdogan è stato affiliato nel 2000, e che è responsabile di praticamente TUTTE LE GUERRE E TUTTI GLI ATTENTATI TERRORISTICI dall’11 settembre 2001 (compreso) in poi.

Al centro, il leader turco Erdogan. Tutto intorno i suoi confratelli massoni nella Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”.

Al centro, il leader turco Erdogan. Tutto intorno i suoi confratelli massoni nella Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”.

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Da questa terza puntata cominciamo ad analizzare COME Erdogan ha messo e mette in pratica la sua fratellanza massonica con USASIONSAUD.

Questa che ricordiamo qui è la storia di un tradimento e di un accordo infame, nota, ma che non tutti conoscono, e che comunque fa bene ricordare.

È la storia del tradimento della causa palestinese da parte di Erdogan, e la storia di un accordo infame dello stesso Erdogan col governo sionista, stipulato nel giugno 2016.

Dopo essersi proclamato per anni come il primo dei difensori dei diritti del popolo palestinese, il governo dell’AKP di Binali Yildirim, dietro mandato di Recep Tayyip Erdogan, ha siglato un accordo con il governo israeliano di Benyamin Netanyahu. Ha svenduto il popolo di Gaza, che si trova circondato da un blocco imposto da Israele sin dalla guerra d’aggressione lanciata contro questa parte della Palestina nel 2008-9 dallo Stato sionista. Erdogan non solo ha rinnegato la sua vecchia richiesta di far cessare il blocco di Gaza, un blocco totalmente disumano e devastante per il popolo palestinese, ma nel concreto si è spinto tanto oltre da riconoscerlo e da approvarlo sul piano legale. Erdogan con questo accordo ha di fatto legalizzato e autorizzato il criminale blocco di Gaza.

Binali Yildirim, Primo Ministro della Turchia, e capo del AKP, il partito di Erdogan, firmatario del patto infame con Israele.

Binali Yildirim, Primo Ministro della Turchia, e capo del AKP, il partito di Erdogan, firmatario del patto infame con Israele.

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LA STORIA DELLA “FREEDOM FLOTILLA”,
ANTEFATTO DELL’ACCORDO INFAME

L’accordo nasce da un antefatto. Nel maggio 2012 la “Mavi Marmara”, la nave ammiraglia della flotta (detta anche “Freedom Flotilla”) che stava portando aiuti umanitari al popolo di Gaza, in sfida al blocco imposto da Israele sulla Striscia, fu presa d’assalto da commando israeliani in acque internazionali, con la morte di dieci cittadini turchi. La Turchia, a seguito di questo fatto, irrigidì notevolmente le sue relazioni diplomatiche con Israele, ed Erdogan chiese che Israele si scusasse per l’accaduto, pagasse i danni alle famiglie dei defunti, e interrompesse il blocco di Gaza.

La nave “Mavi Marmara” prima dell’assalto terroristico sionista.

La nave “Mavi Marmara” prima dell’assalto terroristico sionista.

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Fino al 2013, le relazioni tra i due paesi rimasero congelate. Nell’anno seguente, sotto la pressione di Obama, che era in visita in Israele, Netanyahu chiamò Erdogan per scusarsi. Cominciò allora un lungo processo di negoziazioni, andato avanti per lo più segretamente, che ha portato all’accordo che illustriamo qui sotto.

Il fatto che Netanyahu si sia scusato nel 2013 per l’incidente della Mavi Marmara, per il quale fu lodato a gran voce dai suoi sostenitori, è stata tutt’altro che una netta vittoria per Erdogan. Come si legge qui sotto.

L’ACCORDO INFAME,
E IL TRADIMENTO DELLA PALESTINA

Ecco i punti salienti dell’accordo con Israele:

  • Viene stabilita la cooperazione tra i due paesi, che prevede persino il trasposto via gasdotto, ai porti turchi, del gas naturale dei giacimenti al largo di Gaza, che Israele rivendica senza averne il diritto. Ciò significa che la Turchia sarà un complice nel furto del gas naturale da parte di Israele a danno dei suoi legittimi proprietari, il popolo palestinese.

  • La Turchia garantisce che Israele abbia un canale diretto di cooperazione con la NATO.

  • La Turchia garantisce che non consentirà attività terroristiche contro Israele che partano dal suo territorio.
  • La Turchia garantisce che non agirà in nessun caso per danneggiare gli interessi di Israele in ambiti come quello delle Nazioni Unite o della NATO. La Turchia ha in questo modo abbandonato la sua opposizione di lunga data alla cooperazione e all’intelligence militare tra NATO e Israele. Questa è una concessione che nessun governo turco, nemmeno il più filo-USA, aveva mai fatto nei 64 anni di permanenza della Turchia nell’Alleanza Nord-Atlantica!

  • Israele ha accettato la seconda condizione di Erdogan, cioè il pagamento dei danni alle famiglie dei defunti: pagherà venti milioni di dollari ad un fondo umanitario. Ma in cambio di questo pagamento c’è una contropartita umiliante per la Turchia: dovrà far cadere tutte le denunce pendenti nelle corti turche contro gli ufficiali israeliani che hanno assaltato la “Mavi Marmara” e ucciso dieci cittadini turchi! Il pagamento avverrà solo quando la Turchia avrà approvato una legge in tal senso, secondo la stampa israeliana.

  • Erdogan e il governo dell’AKP hanno lasciato cadere la loro terza richiesta: la fine del blocco su Gaza. Per indorare la pillola, Israele ha permesso alla Turchia di continuare a mandare aiuti umanitari a Gaza. Nulla di particolare, dato che paesi come la Germania e il Qatar lo stanno facendo da molti anni. In cambio, la Turchia ha accettato che questi aiuti passino dal porto israeliano di Ahdod: ciò che Israele aveva offerto alla flotta [della Mavi Marmara] nel 2010! L’assalto israeliano infatti era avvenuto perché il comandante della flotta aveva rifiutato quest’offerta umiliante! Dunque il governo turco ha ceduto totalmente a Israele, arrivando ad una situazione più servile, nei confronti dello stato sionista, di quanto non fosse prima dell’assalto criminale israeliano, perché adesso la Turchia, di fatto, riconosce il blocco di Gaza.

Qui si può vedere la localizzazione dei giacimenti di gas al largo di Gaza.

Qui si può vedere la localizzazione dei giacimenti di gas al largo di Gaza.

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E per chi vuol saperne di più sulla costruzione del gasdotto che ruberà il gas ai palestinesi, e sarà costruito dalla italiana Edison, legga qui.

E chi vuol saperne di più sui giacimenti stessi e la loro storia, e la storia del furto alla Palestina, legga qui.

L’accordo-resa ad Israele è stato contestato fortemente in Turchia, per quel poco che è lecito contestare. La capitolazione è così incontestabile che perfino la IHH, un’associazione umanitaria sui generis affiliata all’AKP e sempre all’avanguardia nell’organizzare spedizioni d’assistenza, inclusa quella della “Mavi Marmara” che portò al collasso delle relazioni turco-israeliane sei anni fa, ha criticato e ripudiato l’accordo.

Anche il DIP, Partito Rivoluzionario dei Lavoratori, ha condannato severamente quest’accordo.

Soddisfatti pienamente, invece, gli israeliani. Molto eloquenti, a riguardo, le dichiarazioni di Netanyahu, che definisce l’accordo “di enorme portata” e “di importanza strategica” per Israele.

BREVE STORIA
DEL GRANDE AMORE TRA ERDOGAN E ISRAELE

Dunque, alla fine della fiera, Erdogan ha fatto il contrario che contrastare Israele, e difendere la causa palestinese, come sbandiera ignobilmente ai quattro venti: ha fatto l’accordo più amichevole con Israele di tutta la storia della Turchia, e ha completamente abbandonato la causa palestinese. Del resto, da quando è al governo della Turchia, Erdogan ha fin dall’inizio collaborato alla grande con Israele nel commercio, nel turismo, nelle commesse militari, nelle esercitazioni militari congiunte, nei servizi segreti, ecc. Un grande amore, insomma, a conoscenza di tutti gli esperti di politica internazionale, anche se per la gran parte del tutto nascosto al popolo, specie quello turco.

I rapporti, sia economici che militari, tra Israele e Turchia, sono del resto sempre stati ottimi. E Israele li ha sempre coltivati in funzione anti-araba. Ecco cosa diceva un giornalista di Al Jaziira nel giugno del 2010:

Il rapporto israeliano con la Turchia negli anni ’60 e ’70 ha rappresentato una carta per esercitare pressioni sui Paesi arabi, i quali si rendevano conto che lo Stato di Israele estendeva i propri rapporti sebbene gli arabi lo considerassero uno Stato occupante. Inoltre, Israele ha utilizzato questo rapporto per inviare un altro messaggio politico, la cui sostanza era che lo Stato ebraico aveva ottenuto la legittimazione da un Paese che era stato il centro del califfato islamico.

Se la questione della legittimazione e gli aspetti storici erano importanti per Israele, i fattori economici, politici, e di sicurezza lo erano in egual misura. La cooperazione militare fra i due Paesi, che si tradusse in esercitazioni congiunte, nell’acquisto di armi, nell’ammodernamento e nella manutenzione della macchina bellica turca, raggiunse nel 2008 un valore di oltre 1,07 miliardi di dollari.

Sotto il profilo della cooperazione economica, le esportazioni turche verso Israele raggiunsero nel 2008 un valore di circa 1,53 miliardi di dollari. Per altro verso, vi sono circa 250 società israeliane che operano in territorio turco, mentre oltre 580 società turche operano nei territori del 1948.

Le relazioni turco-israeliane si svilupparono nel contesto di un ampio sostegno occidentale, guidato dagli Stati Uniti. Il rapporto fra Ankara e lo Stato ebraico rientrava e continuerà a rientrare negli interessi americani. Washington è convinta che gli alleati nella regione mediorientale siano una necessità imprescindibile, e ogni volta che il numero di questi alleati aumenta gli Stati Uniti vedono rafforzata la loro agenda nella regione. In questo contesto rientra il ruolo della base di Incirlik in Turchia, che fu utilizzata dagli americani per rafforzare l’assedio contro l’Iraq. Allo stesso modo, Washington e l’alleato israeliano non poterono fare a meno di riconoscere un ruolo alla Turchia nelle forze dell’UNIFIL schierate nel sud del Libano. Per non parlare poi del ruolo turco in Afghanistan nell’ambito della NATO.”   Link

Il rapporto fra Ankara e Tel Aviv è dunque, da sempre, molto più d’amore che di odio, ed è sempre stato favorito dagli USA. Dopo i pochi anni di interruzione a seguito dell’incidente della “Mavi Marmara”, l’accordo fra Erdogan e Netanyahu, dunque, rappresenta una mera prosecuzione, nel senso però di un rafforzamento, di un qualcosa che è in piedi da tempo, nonostante Erdogan di tanto in tanto faccia sparate propagandistiche apparentemente anti-sioniste.

Chi vuole scorrere una storia delle relazioni diplomatiche tra Turchia e Israele, può leggere qui.

Una delle ultime sparate propagandistiche di Erdogan è stata quella in occasione della dichiarazione di riconoscimento, da parte di Trump, di Gerusalemme come capitale di Israele. Convocando un summit dei paesi musulmani in Turchia, ne ha dette di tutti i colori contro Israele.

Il vertice della Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC), convocato nel dicembre 2017 a Istanbul da Erdogan. La solita ignobile sceneggiata che non ha interrotto gli ottimi rapporti tra la Turchia e Israele.

Il vertice della Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC), convocato nel dicembre 2017 a Istanbul da Erdogan. La solita ignobile sceneggiata che non ha interrotto gli ottimi rapporti tra la Turchia e Israele.

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Ma era tutta una sceneggiata per il popolino credulone:

Passati sette anni, si ripete lo scontro fra Ankara e Tel Aviv, con Erdogan che grida contro Israele e guida il risentimento dei musulmani nei confronti di Israele e a favore della causa palestinese. L’ultima notizia, in ordine di tempo, è l’annuncio del presidente turco di aprire un’ambasciata presso lo Stato di Palestina Gerusalemme Est. Tuttavia, sbaglia chi crede che le parole di Erdogan rivelino un grande scontro fra Israele e Turchia. Perché in realtà, proprio sotto la guida del “sultano”, i rapporti economici fra i due Paesi sono stati tutt’altro che negativi. Anzi, nel quindicennio di Erdogan tra premierato e presidenza, il volume commerciale fra Turchia e Israele, come riporta Agi, è notevolmente aumentato. “Pecunia non olet” si direbbe in questi casi. E in effetti, sembra che al netto delle parole, sia israeliani che turchi sappiano perfettamente che essere partner commerciali vale molto più dello scontro sulla Palestina, a dimostrazione che la questione palestinese serva più a Erdogan come trampolino per la leadership mediorientale che come arma contro Israele.

Secondo i dati riportati, il ministero dell’Economia turco ha reso noto che nei primi otto mesi del 2017 il volume di affari tra aziende turche e israeliane ha raggiunto i 3,2 miliardi di dollari, con un aumento del 14% rispetto allo stesso periodo del 2016. E, del resto, è difficile credere che una potenza mediorientale in espansione come quella turca, con un tasso di crescita e di produzione industriale in netto aumento, possa rinunciare a un mercato unico nel panorama mediorientale quale quello israeliano. E stessa cosa può dirsi per le aziende israeliane, che evidentemente, a livello regionale, soprattutto a causa dell’ostilità con l’Iran, possono ambire quale mercato di livello superiore soltanto alla Turchia. Un trend in crescita che sarà interessante capire se sarà riconfermato anche successivamente a questa grave crisi diplomatica. Viste le ultime dichiarazioni, anche da parte israeliana, non sembra che le questioni politiche su Gerusalemme incideranno troppo sugli scambi commerciali e sui progetti economici condivisi dai due Stati. A confermarlo, è stato lo stesso ministro dell’Energia di Israele, Yisrael Katz, il quale ha detto, in un’intervista al quotidiano saudita Ilaf, che gli attacchi di Erdogan non avrebbero avuto ripercussioni negative sugli accordi economici ed energetici tra Ankara e Tel Aviv. E le conferme, in questo senso, arrivano anche da Ankara, dove non è un mistero che la questione del gas del Mediterraneo orientale sia un tema particolarmente importante, a tal punto da mettere in secondo piano anche la causa palestinese. Far diventare il proprio Paese un hub del gas, in collaborazione con Cipro, Israele e Grecia, per Erdogan vale certamente più di essere definito “re di Gaza”. Con buona pace della questione israelopalestinese.” Link

Più chiari di così… Questa è la cruda realtà del terrorista guerrafondaio Erdogan, al di là della propaganda e della menzogna.