MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO” L’ESPANSIONISMO DEL GUERRAFONDAIO ERDOGAN

5) – La questione della leadership nel mondo islamico. Il caso Khashoggi

Una delle ultime immagini del giornalista Jamal Ahmad Khashoggi, assassinato all’interno del Consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul.

Una delle ultime immagini del giornalista Jamal Ahmad Khashoggi, assassinato all’interno del Consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul.

L’AFFARE KHASHOGGI – Il presidente turco Erdogan non è solamente un terrorista guerrafondaio, come la recente invasione della Siria ha confermato, non fossero bastate tutte le precedenti “prodezze”, a cominciare dall’appoggio all’Isis. Il presidente turco Erdogan è un vero e proprio diavolo, che da tempo immemore si traveste da musulmano esemplare, per perseguire tenacemente i suoi voraci progetti di potere personale.

Un esempio lampante di questo suo “lato oscuro” è il caso Khashoggi. Costui era un giornalista saudita, legato alla famiglia reale, che negli ultimi tempi aveva manifestato forti critiche al regime dei Saud.

Khashoggi è stato assassinato, come accertato anche da una apposita commissione ONU, all’interno del consolato saudita A ISTANBUL. Per chi volesse approfondire tutta la storia dell’omicidio di Khashoggi, consiglio vivamente questo post, è praticamente un libro, documentatissimo.

Qui, mi interessa sottolineare che le indagini sulla sua morte, hanno potuto svilupparsi con successo solo in quanto le autorità turche, in particolar modo le forze dell’ordine e i servizi segreti, hanno rese pubbliche tutte le immagini delle telecamere disponibili, e soprattutto, le registrazioni audio di quello che era accaduto a Khashoggi, in quanto il consolato era abilmente sorvegliato da sofisticatissime apparecchiature, che non erano state rilevate neanche dagli esperti sauditi.

Khashoggi mentre entra nel consolato saudita a Istanbul. Non ne uscirà vivo.

Khashoggi mentre entra nel consolato saudita a Istanbul. Non ne uscirà vivo.

Questo significa una sola cosa, molto semplice: ERDOGAN AVREBBE POTUTO INSABBIARE IL TUTTO, e rendere quindi le indagini molto complicate, se non impossibili. INVECE HA DECISO DI RENDERE IL TUTTO PUBBLICO. PERCHE’?

Non per amor della verità, naturalmente. E nemmeno per amore della giustizia. Ha deciso così perché Muhammad bin Salman era, ed è, un suo RIVALE.

 

IL RIVALE SAUDITA – Nel libro-saggio del 1996, “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”, Samuel Huntington, anche lui poi iniziato (e in seguito divenutone anche, per qualche anno, “Maestro Cerimoniere”) alla Ur-Lodge massonica “Hathor Pentalpha”, prima di arrivare a delineare la Turchia come Stato-guida della Civiltà Islamica, aveva pensato, per questo ruolo, all’Arabia Saudita, che aveva poi scartato perché troppo scarsa di popolazione, e perchè, a causa della “vulnerabilità geografica”, la giudicava troppo dipendente dall’occidente. Ciò non toglie però che, in base a caratteristiche ben chiarite nel libro (pag. 259-260), l’Arabia Saudita venga considerato comunque lo stato numero due della lista. Questo fa sì che i due stati, Arabia Saudita e Turchia, si considerino in qualche modo, almeno dal 2000, anno di fondazione della Superloggia “Hathor Pentalpha”, come due rivali in questa corsa al ruolo di stato-guida della civiltà islamica.

Il libro “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”. Vi si descrive la Turchia come designato “Stato-guida” della civiltà islamica.

Il libro “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”. Vi si descrive la Turchia come designato “Stato-guida” della civiltà islamica.

I RAPPORTI COL QATAR – Tenendo sempre presente questa rivalità coi Saud (anche loro, tutti iniziati alla “Hathor Pentalpha”), Erdogan ha da anni cominciato a tessere rapporti particolari col Qatar (stato finanziatore di terroristi, ed iniziatore principale della guerra contro la Siria, assieme agli USA).

Già nel 2014 c’era stata una visita ufficiale, dell’Emiro del Qatar ad Ankara, e nel dicembre del 2015 la Turchia annunciava la prossima costruzione di una base turca in Qatar. Cosa apparentemente del tutto incomprensibile e, sempre apparentemente, per nulla necessaria alla difesa del piccolo regno, visto che ospita già da tempo una grande base militare USA. Ma comprensibilissima, anzi necessaria, se si tiene presente il quadro esoterico e geo-politico fin qui descritto. La base è poi stata regolarmente impiantata, con tanto di personale militare turco.

L’incontro tra l’emiro del Qatar, Tamin bin Hamada at-Thani, e il presidente turco Erdogan.

L’incontro tra l’emiro del Qatar, Tamin bin Hamada at-Thani, e il presidente turco Erdogan.

A conferma degli stretti rapporti tra i due paesi, tra l’altro entrambi da sempre sostenitori-padroni dell’organizzazione para-massonica “Fratelli Musulmani”, in un incontro dell’agosto 2018, l’emiro ha annunciato investimenti in Turchia per più di 13 miliardi di dollari, proprio in un momento di crisi Turchia-Usa:

https://www.ilpost.it/2018/08/16/qatar-offerto-aiuti-turchia/ .

I RAPPORTI CON L’IRAN – Il presidente turco aveva da tempo, dopo un periodo di relativa freddezza, cominciato a ristabilire buoni rapporti anche con l’Iran. Lo si evince da molte dichiarazioni di politici di questi paesi fin dall’inizio del 2016. Un esempio potete averlo in questo articolo di un giornalista turco, scritto in gennaio.

Questo riavvicinamento andava contro i disegni della Superloggia “Hathor Pentalpha”, laddove l’Iran non è prevista come potenza regionale autonoma, dunque va assorbita dallo “Stato-guida” della civiltà islamica, che è la Turchia.

IL COLPO DI STATO – Nel luglio 2016, in Turchia ci fu un fallito colpo di stato contro Erdogan (per chi vuol saperne di più).

Qualcuno ha ipotizzato che fosse un colpo di stato finto, messo in scena dallo stesso Erdogan, per poi fare la vittima e giustificare la forte repressione che ne è seguita. Personalmente, non lo posso escludere, ma sono più portato a credere che sia stato un colpo di stato vero, o anche un “mezzo colpo di stato”, fatto partire ma poi non proseguito, al fine di mandare un messaggio-minaccia a Erdogan. Lo stesso articolo di Wikipedia sopra citato sostiene, citando fonti serie, che l’ipotesi più probabile è che il golpe fallito sia stato un vero golpe, e non un finto golpe. Ma chi aveva interesse a minacciare o intimidire Erdogan? Gli unici, secondo logica, ad avere questo interesse, potevano essere i Saud e i “pentalphiani”.

 

SI AVVICINA ANCHE LA RUSSIA – La Russia nel saggio di Huntington è vista come rivale-nemica non assimilabile dall’Occidente, e potenza che va dunque tenuta separata (la “civiltà ortodossa”, secondo il disegno dei pentalphiani, deve essere tenuta lontana, e possibilmente in inferiorità militare, dall’occidente). Dopo il fallito golpe, si assiste ad un riavvicinamento, da parte della Turchia, anche con la Russia, dopo la crisi in seguito all’aereo russo abbattuto (per sbaglio?) dai turchi. Comincia una serie di summit ufficiali RUSSIA-IRAN-TURCHIA, preparati da un primo incontro trilaterale del 27-12-2016, a Mosca. Il primo, si tenne a Sochi nel novembre 2017. L’ultimo, il quinto finora, si è tenuto il 16 settembre 2019.

Rohani, Putin e Erdogan durante l’incontro a Sochi nel febbraio 2019.

Rohani, Putin e Erdogan durante l’incontro a Sochi nel febbraio 2019.

CRISI QATAR-SAUD, E ASCESA DI MUHAMMAD – L’Arabia Saudita, dal canto suo, ha sempre mantenuto distanza e inimicizia con l’Iran, anzi ravvivandole spesso con vere e proprie dichiarazioni di guerra, in perfetta assonanza con i pentalphiani (neocons) USA. Nel maggio 2017, esplode la crisi col Qatar, che covava da tempo:

https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201706164644921-grande-gioco-mediorientale-qatar-arabia-saudita/ .

Il 21 giugno 2017, il principe saudita Muhammad bin Salman viene designato ufficialmente erede al trono di re Salman. I suoi primi atti si caratterizzano per due principali risvolti: da una parte, cerca di darsi una patina di riformatore e di moderato, varando alcuni allentamenti delle leggi saudite, specialmente in favore delle donne. Dall’altra, rinfocolando l’avversione all’Iran, e aumentando i finanziamenti e il sostegno alla guerra contro lo Yemen.

La prima faccia serve a cominciare a costruirsi un’immagine di leader dei musulmani di tutto il mondo, che per essere tale ha bisogno di essere quantomeno “ammorbidita”. E non è certo un caso che questi “cambiamenti”, in sé comunque positivi, siano stati enormemente enfatizzati dai media occidentali.

La seconda faccia serve ad accreditarsi come servo fedele del progetto pentalphiano, e dunque come serio antagonista del “ballerino” Erdogan.

 

KHASHOGGI: UNA TRAPPOLA? – E da questo punto di vista, qualcuno ha osservato che il barbaro omicidio del povero Kashoggi, avvenuto all’interno proprio del consolato saudita a Istanbul, abbia tutto il sapore di una trappola. Infatti, la sua fidanzata e prossima moglie, che lo aspettava fuori dal consolato, da cui non è mai uscito vivo, è una ragazza turca. La quale, ha dichiarato recentemente che dedicherà tutta la vita a cercare giustizia per il suo mancato marito. Comunque siano andate le cose, l’affare Khashoggi è un’ombra impossibile da cancellare, una macchia indelebile, per uno che si vuole candidare ad essere il leader dei musulmani di tutto il mondo. Erdogan sembra quindi aver fatto fuori dai giochi il principino.

Khashoggi con la fidanzata turca, promessa-sposa, Hatice Cengiz.

Khashoggi con la fidanzata turca, promessa-sposa, Hatice Cengiz.

Del resto, lo stesso Erdogan, pochi giorni prima di invadere la Siria, proprio il 2 ottobre, anniversario della morte di Khashoggi, ha ricordato l’omicidio, e ha promesso di continuare la “ricerca della verità”. E le sue parole alludevano non tanto all’Arabia Saudita come paese, ma al principino Muhàmmad. Il suo rivale. O meglio, Ex-rivale:

https://www.agi.it/estero/khashoggi_anniversario_morte-6279407/news/2019-10-02/ .

 

IL PROGETTO E’ SVELATO – Ed ora, proprio in questi giorni, il progetto di stato-guida della Turchia a guida Erdogan, almeno nel versante delle conquiste territoriali, è stato svelato.

 image8

La “futura Turchia” comprende metà della Siria, pezzi di Iràq, di Iràn, di Grecia, Cipro tutta intera e tutte le isole dell’Egeo, persino un pezzo di Bulgaria.

Noi non guardiamo alle terre degli altri. Noi rivogliamo solo quello che è nostro.” Così si legge in un post, sulla sua pagina personale, del Ministro della “Difesa” turco, Hulusi Akar.

E, avendolo postato, è evidentemente in qualche modo un progetto che si vuole rendere pubblico. Non tanto all’opinione pubblica mondiale, quanto agli “addetti ai lavori” del circuito massonico.

Questo significa solo che il diavolo Erdogan si sente sempre più forte, fra i “fratelli” massoni, e non teme più la rivalità del saudita Muhàmmad. E la cartina parla chiarissimo.

Qui, l’articolo che ne ha dato notizia.

 

Ma l’invasione della Siria da parte del sultano non è piaciuta affatto alla Russia e all’Iràn, e in questa situazione si è inserita la NATO, che con alcune dichiarazioni del capo Stoltenberg, pur chiedendo a Erdogan una generica “moderazione” (si introduce il concetto di “guerra moderata”?), cerca di rientrare nel gioco. Ha detto infatti che la Nato non espellerà la Turchia: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Nato-il-segretario-generale-La-Turchia-fuori-dal-Patto-Atlantico-fuori-discussione-869141e3-8d5b-4158-96de-bba91d6224f3.html .

Il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, a colloquio con Erdogan.

Il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, a colloquio con Erdogan.

Come si è visto, e come si vedrà in futuro, Erdogan è un vero camaleonte della politica, che cambia amicizie e alleanze come cambia il vento.

Un diavolo che non ha alcuna moralità, né politica né tantomeno religiosa.

Un diavolo che cerca solo il potere.

Per chi volesse comprendere il personaggio Erdogan a fondo, ricordiamo i primi 4 articoli di questa inchiesta, che potrete trovare all’interno del sito www.civiltaislamica.it, nella colonna a sinistra, su sfondo nero.