LORO LO SOSPENDONO, NOI LO ABBIAMO DENUNCIATO

Il giornalista Filippo Facci denunciato per vilipendio alla religione

Il giornalista Filippo Facci.

Il giornalista Filippo Facci.

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Pochi giorni fa, il giornalista Filippo Facci, che scrive sul quotidiano nazionale “Libero”, è stato sospeso dalle funzioni di giornalista e dallo stipendio, per due mesi, dall’Ordine dei Giornalisti, cui appartiene, per avere espresso, in un articolo pubblicato dal quotidiano stesso, delle idee “di evidente carattere razzista e xenofobo”.

Chi vuol leggere il dispositivo integrale della sentenza, può farlo cliccando qui:    facci-sospensione2mesi-12giu17

Alla notizia della sentenza, c’è stato il solito ignobile coro di solidarietà dei giornalisti dei media mainstream, molti dei quali in perfetta malafede, cioè difendendo un collega che sapevano benissimo essere ignobilmente colpevole. La casta difende anche i suoi peccatori. Altrimenti, che casta sarebbe?

Lui si difende arrampicandosi sullo specchio, dimenticandosi, lucidamente quanto ipocritamente, di aver definito, tra le altre cose, il Corano come “libro di m…”. Lui, lucidamente quanto criminalmente, insiste nello scambiare chiarissime offese e incitamenti all’odio come “critiche”. Profondamente falso e menzognero. Questa persona incarna la menzogna e l’odio anti-islamico come pochi altri. Opera menzogna e censura anche sulle cose che ha detto lui stesso! Evidentemente, questo per lui è pane quotidiano! Riportiamo qui di seguito le sue meschine giustificazioni, che chiunque potrà giudicare.

La notiziola è che il Consiglio di disciplina dell’ Ordine lombardo dei Giornalisti ha deciso di sospendermi per due mesi dalla professione e dallo stipendio, questo a causa di un articolo che pubblicai su Libero il 28 luglio 2016 e che fu titolato «Perché l’ islam mi sta sul gozzo». Una giovane collega, che non conosco, lesse l’ articolo – che ebbe un certo seguito – e ritenne di fare un esposto contro di me: c’ è gente che in agosto fa queste cose. Il risultato, dopo un pacato processino, è questa condanna incredibilmente severa rispetto alle abitudini dell’ Ordine: è una sentenza comunque appellabile e, da principio, avevo pensato di riservare ogni reazione alle sedi competenti, come si dice: poi ho letto le motivazioni del giudice estensore (un avvocato che si chiama Claudia Balzarini) e sinceramente non ce l’ ho fatta.

Questo per due ragioni: la prima è temperamentale mia, la seconda riguarda puramente la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, che non è solo affar mio. Anticipo solo questo: trovo riprovevole che il regolamento del Consiglio di disciplina permetta che una non-professionista, che ho diritto di giudicare di dubbio livello culturale e di forte condizionamento ideologico, possa privare un giornalista e relativa famiglia dei mezzi di sostentamento per mesi due: e questo, a mio dire, non per una palese violazione di alcuna legge (in particolare viene citata la Legge Mancino, quella che vieta la diffusione di idee fondate sull’ odio razziale) bensì, sempre a mio dire, per le sue personali visioni del mondo.

Ci sarebbe il problema, ora, di illustrare l’ oggetto del contendere (l’ articolo) senza che suoni come un pretesto per riproporlo tale e quale: suonerebbe provocatorio e non mi va.

Quindi dovrete fidarvi di una sintesi dei concetti che esprimeva: e lo faceva con grande chiarezza, vi assicuro.

Unica premessa: il linguaggio era durissimo, volutamente durissimo: e questo come reazione all’ impossibilità, oggigiorno, di esprimersi liberamente sull’ islam con lo stesso comune linguaggio che si riserverebbe ad altri temi, senza dover porre tremila distinguo ogni volta: «Ho esagerato consapevolmente e lucidamente», ho detto durante l’ audizione all’ Ordine.

Dopodichè, passando all’ articolo, in esso ho espresso il personale diritto di poter odiare l’ islam, tutti gli islam, dunque gli islamici e la loro religione che giudico addirittura peggiore di tutte le altre: perché – anche su questo sono stato chiarissimo, durante il processino – io le religioni le detesto tutte, alla maniera dei razionalisti inglesi: non sono mai stato un teo-con, non m’ interessa contrapporre una religione a un’ altra: tanto che, su questo giornale, ho espresso critiche durissime anche contro il Papa e il Vaticano (forse l’ estensore della sentenza non avrebbe gradito neppure quelle, scrivendo lei su Famiglia Cristiana) e questo senza che nessuno mi denunciasse all’ Ordine. Certo, alla teosofia islamica ho riservato un’ intolleranza particolare perché trattasi di un credo totalizzante e imperniato sulla sottomissione altrui, o – per fare un solo esempio – sulla considerazione della donna come essere inferiore. Dal mio articolo: «Io non odio il diverso: odio l’ islam, perché la mia (la nostra) storia è giudaica, cattolica, laica, greco-latina, rousseiana, quello che volete: ma è la storia di un’ opposizione lenta e progressiva e instancabile a tutto ciò che gli islamici dicono e fanno». Da qui un’ intolleranza (mia) anche per dettagli che sono liberissimo, credo, di poter detestare apertamente: dalle moschee ai tappeti che puzzano di piedi, dai veli femminili al cibo involuto, dall’ ipocrisia sull’ alcol a cose più serie come «le teocrazie, il loro odio che è proibito odiare», soprattutto «quel manualetto militare che è il Corano», che a sua volta devo poter criticare esattamente, ritengo, come posso fare col Vangelo o chessò, col Mein kampf: che trattano idee o ideologie – tali sono anche le religioni – e non singole persone. Sempre dal mio articolo: «Odio l’ islam perché l’ odio è democratico esattamente come l’ amare, odio dover precisare che l’ anti-islamismo è legittimo mentre l’ islamofobia no, perché è solo paura: e io non ne ho, di paura… Odio l’ islam, ma gli islamici non sono un mio problema: qui, in Italia, in Occidente, sono io a essere il loro».

Bene. Ora qualche estratto dalla sentenza, del cui livello possiamo avere un’ idea sin dall’ incipit: «Facci ha respinto con fermezza l’ accusa di razzismo. Questa è la premessa che solitamente accompagna tutte le affermazioni di carattere razzista». Chiaro: è come dire che dirsi innocenti, in tribunale, sia un primo indizio di colpevolezza: il livello è questo, e per non essere scorretti tralasceremo gli errori materiali di scrittura (sbagliano a scrivere «jihad», ma a ciascuno il mestiere suo). A ogni modo, «Le affermazioni contenute nell’ articolo hanno un evidente carattere razzista e xenofobo»: e qui, francamente, c’ è da averne abbastanza dell’ espressione «razzista» adottata ormai come termine passpartout quando ha invece un significato etimologicamente e storicamente preciso, vedasi vocabolario: è l’ idea che la specie umana sia divisibile in razze biologicamente distinte – con diverse capacità intellettive, valoriali o morali – con la convinzione che un raggruppamento razziale possa essere superiore a un altro. Questo è il razzismo, imparentato con la xenofobia che è, invece, una generica paura dello straniero. Ma se è vero che il mio articolo parla di idee, attenzione, «la parte peggiore è proprio quella che riguarda le idee e che consiste in un attacco e in un offesa ad un intero sistema culturale». E se anche fosse? Siamo al reato di vilipendio islamico? «Facci offende una religione e un intero sistema di valori.

Non può non rilevarsi che, per l’ islam, il Corano ha un valore diverso di quello (sic) che per le altre religioni rivelate hanno i libri sacri». Ergo, se abbiamo letto bene: il Corano non si può offendere, gli altri libri già di più.

Mistero: resta che trattasi, l’articolo, di «attacco diretto, indiscriminato e generalizzato verso un gruppo di persona (sic) che costituisce un quarto del genere umano». Verrebbe da rispondere che gli idioti forse sono anche di più, tuttavia la Costituzione non ci impedisce di criticarli. Nell’insieme, è semplicemente pazzesco.

Mi avessero detto «hai ecceduto nel linguaggio e allora ti sanzioniamo», forse avrei capito. Ma questa è un’ altra cosa. E rischia, sissignori, di essere lo specchio di un’ epoca.

 E chi volesse leggersi l’articolo dall’originale sul web, clicchi qui.

LA NOSTRA DENUNCIA  -  Da parte di chi scrive, però, era già partita da tempo la denuncia penale, presentata presso una stazione dei carabinieri, contro l’individuo Filippo facci, per i reati di vilipendio alla religione, incitamento all’odio razziale e/o religioso (legge Mancino), e altri.

Riportiamo qui di seguito il fac-simile della denuncia, epurato di alcuni dati relativi alle persone del denunciante e dell’avvocato.

AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI MILANO

Io sottoscritto ……………………………,
nato a  ………………………………………,
residente a  ………………………………,
in via  ……………………………………..,
per il presente atto domiciliato presso lo studio dell’avvocato ……………………………………………………………………..,

espongo quanto segue.

ESPOSIZIONE

Il giorno giovedì 28 luglio 2015 avevo modo di leggere, dopo averlo acquistato in edicola, il quotidiano nazionale “Libero”, ed in particolare un articolo intitolato “Perché l’islam mi sta sul gozzo”, scritto da tale Filippo Facci.

All’interno di detto articolo, in più parti, si rilevano numerose e insistite affermazioni gravemente diffamatorie della religione islàmica, che mi onoro di professare e praticare, unite a ripetute incitazioni all’odio nei confronti di detta religione e di tutti i suoi praticanti.

Elenco qui di seguito le più rilevanti.

“Odio l’Islam…  insetti umani (chiaramente riferentesi ai musulmani)… io odio l’islam, gli islamici e la loro religione più schifosa addirittura di tutte le altre… le loro moschee squallide… la puzza di piedi… i tappeti pulciosi… quel manualetto militare che è il Corano, anzi, quella merda di libro… gente che non voglio a casa mia…”

e numerosissime altre espressioni che mi astengo dal citare, ma che sono tutte dello stesso tenore.

Detto articolo non è basato su semplici diversità di opinioni rispetto ad un’altra religione ma mira esclusivamente a dividere, a suscitare odio nella maniera più clamorosamente irresponsabile che si possa immaginare. Tali espressioni risultano per di più lesive della religione islàmica e di tutti i suoi praticanti, contengono notizie tendenziosamente false, sono gravemente diffamatorie di ogni persona musulmana, ed in particolare del sottoscritto.

***

Per tutto quanto sopra esposto, io sottoscritto col presente atto sporgo formale

DENUNZIA-QUERELA

nei confronti di:

1) FILIPPO FACCI
2) PIETRO SENALDI

in ordine ai delitti di:

a) vilipendio di religione,

b) diffusione di notizie false e tendenziose,

c) diffamazione a mezzo stampa,

d) incitazione all’odio per motivi razziali e/o religiosi (cd. “Legge Mancino”),

e) omesso controllo (solo per il Senaldi, nella sua qualità di Direttore Responsabile),

f) e per quanti altri reati la S. V. Ill.ma potrà rilevare nel corso delle indagini finalizzate all’accertamento della verità, ovvero della responsabilità penale di detti querelati.

Con riserva di costituzione di parte civile.

Chiedo la punizione dei responsabili.

Mi oppongo fin d’ora all’emissione di decreto penale di condanna.

Chiedo di essere informato degli atti dell’Autorità Giudiziaria, come dell’eventuale richiesta di proroga delle indagini preliminari a norma dell’art. 406 c.p.p., nonchè dell’eventuale richiesta di archiviazione e del relativo decreto ai sensi dell’art. 408 c.p.p.

Nomino fin d’ora come avvocato di fiducia l’avvocato ……………………………………………………….

Allego copia delle pagine n. 1 e 7 del quotidiano “Libero”dove si trovano le due parti dell’articolo in questione.

Con Osservanza

………………………………………..

(firma del denunciante)

OSSERVAZIONI DI TIPO GIURIDICO  -  Pubblichiamo questo fac-simile perché può essere facilmente usato da chiunque voglia a sua volta procedere a denuncia penale contro Facci, con l’avvertenza che sarebbe meglio però procurarsi il testo integrale dell’articolo. Comunque, per avviare la denuncia è più che sufficiente allegare ad essa il testo della decisione dell’Ordine dei Giornalisti, in quanto contiene gli estratti delle affermazioni più gravi di Facci. Chi lo volesse, può procedere anche a promuovere causa civile con richiesta di risarcimento danni: c’è qualche costo in più, ma la decisione matura in tempi certi e un po’ più brevi, e poi in questo caso paiono esserci discrete possibilità di successo. Naturalmente, nella fattispecie c’è bisogno di un avvocato.

SIAMO COMUNQUE A DISPOSIZIONE DI CHIUNQUE DESIDERI DELUCIDAZIONI IN MERITO.