IL VELO, IL CAVALIERATO INOPPORTUNO E I FRATELLI MUSULMANI

Lettera aperta a Giorgia Meloni, leader del partito politico “Fratelli d’Italia”

Asmae Dachan in un’intervista. Al collo una sciarpa del cosiddetto “Esercito siriano libero”, formazione militare creata degli americani, e accusata di molti atti di terrorismo. In tutti i casi, già questa sola foto dimostra che la attività della Asmae Dachan non si limitava ad un neutro sostegno ai profughi e ai bambini siriani, come sosteneva, ma si è sempre contrassegnata per l’appoggio totale ai ribelli anti-Asad. Una cosa dunque molto diversa da quella che appare dalle motivazioni che hanno spinto il Presidente della Repubblica Mattarella a concederle il cavalierato. I veri missionari e i veri volontari per la pace, infatti, non parteggiano mai per una delle fazioni in guerra, come ha fatto Asmae, ma si mantengono neutrali.

Asmae Dachan in un’intervista. Al collo una sciarpa del cosiddetto “Esercito siriano libero”, formazione militare creata degli americani, e accusata di molti atti di terrorismo. In tutti i casi, già questa sola foto dimostra che la attività della Asmae Dachan non si limitava ad un neutro sostegno ai profughi e ai bambini siriani, come sosteneva, ma si è sempre contrassegnata per l’appoggio totale ai ribelli anti-Asad. Una cosa dunque molto diversa da quella che appare dalle motivazioni che hanno spinto il Presidente della Repubblica Mattarella a concederle il cavalierato. I veri missionari e i veri volontari per la pace, infatti, non parteggiano mai per una delle fazioni in guerra, come ha fatto Asmae, ma si mantengono neutrali.

.

Oggi, 2 giugno 2019, sarà consegnata ad Asmae Dachan, musulmana italiana figlia di immigrati siriani, la onoreficenza speciale di Cavaliere della Repubblica, conferitale dal Presidente della Repubblica.

La cosa ha suscitato commenti in tutto il paese, di cui questi articoli sono un esempio:

Asmae Dachan. Il riconoscimento del Quirinale e l’errore di valutazione della Meloni

“Mattarella premia giornalista vicina agli estremisti islamici”

Questa è una mia lettera aperta a Giorgia Meloni, leader del partito “Fratelli d’Italia”, che ha invitato il Presidente Mattarella a recedere dalla sua decisione.

A GIORGIA MELONI, LEADER DEL PARTITO POLITICO “FRATELLI D’ITALIA”.

 Sono un italiano, un italiano che dal 1991 ha abbracciato l’Islàm.

Mia moglie è italianissima come me, e anche lei, a un certo punto della sua vita, e prima di conoscermi, ha abbracciato l’Islàm. Da questo matrimonio sono nati tre figli, di nome Muhàmmad, Omar e Yùsuf, che dunque sono musulmani, e italianissimi, fin dalla nascita.

Ho ritenuto necessaria questa premessa, perché fosse utile a chiarire che esistono, nel nostro paese come in Europa e in tutto il mondo, cittadini che sono musulmani per scelta, e non per nascita o perché figli di emigrati, e che dunque il “problema” della religione islàmica, ammesso e non concesso che sia un problema, va considerato e studiato in maniera distinta da quello dell’immigrazione, col quale è collegato solo per alcuni aspetti, non sempre centrali.

Sono il direttore e fondatore del sito www.civiltaislamica.it , all’interno del quale si cerca di fornire un quadro il più possibile veritiero e aggiornato su tutte le problematiche connesse con la religione islamica e col mondo musulmano. Il sito si distingue per non avere alcun tipo di affiliazione o simpatia per nessuno schieramento politico specifico, riservandosi di volta in volta, quando ritenuto necessario, di sottolineare la positività o negatività di ogni posizione politica, senza preconcetti di sorta nei confronti di chicchessia.

Il Suo intervento recente, riguardo alla nota concessione del Cavalierato alla signora Asmae Dachan, ha suscitato molti commenti, di diverso tenore, talvolta di sostegno totale, talvolta di completa avversione.

Da parte nostra, attenendoci all’unico metro di giudizio che dovrebbe guidare ogni musulmana/o, cioè quello della compatibilità o non-contraddittorietà colla Rivelazione Coranica, ci troviamo a doverle rappresentare un nostro giudizio negativo, per una parte del Suo intervento, e un giudizio sostanzialmente positivo, per una seconda parte.

 1) IL VELO

E’ brutto dirlo, ma certi interventi sulla religione islamica, da parte Sua come di molti esponenti politici, in maggioranza del cosiddetto “centro-destra”, poggino su una totale misconoscenza delle problematiche islamiche, in particolar modo riguardo al velo. Eppure è tutto molto semplice.

A tal proposito, innanzitutto, non si può non osservare come l’espressione usata dalla Asmae, che ha descritto il velo come una “carezza protettiva”, corrisponda esattamente alla motivazione che viene data, nel Corano, alla motivazione del precetto del velo, che è questa:

 “O Profeta, dì alle tue spose, alle tue figlie, e alle donne dei credenti,
di coprirsi coi loro veli,
sarà il modo migliore per distinguerle dalle altre,
e per evitare che subiscano offese (molestie)” (Corano, 33, 59).

Non si rintraccia dunque, nel Corano, alcuna allusione, né esplicita né implicita, a presunti segni di sottomissione all’uomo, che sia il padre, il marito, o chiunque altro. Tale segno di sottomissione è invece costitutivo dell’uso millenario del velo nella società cristiana, che ha origine, come è noto, dal celeberrimo passo della Prima Lettera di Paolo ai Corinzi:

“Voglio che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuole mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo… Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza” (I Corinzi, 11, 2-16).

Da quanto qui esposto risulta che l’associazione del velo a una dittatura maschile, è invece originaria della tradizione cristiana, quanto estranea a quella islamica. Si è dunque qui operata una indebita trasmissione, inconscia o deliberata che sia qui importa poco, di un “difetto” proprio della cultura cristiana, a quella islamica, che ne è del tutto priva. Per di più, il Corano si rivolge espressamente ed esclusivamente alle musulmane, e questo dato, assieme al famoso versetto che recita “Non vi è costrizione nella religione”, chiarisce che, comunque, il velo non può essere imposto, né alle musulmane, né tantomeno alle non musulmane. In ultimo, ricordiamo che altri versetti in questione chiariscono che il velo deve coprire solo i capelli e il collo, dunque il volto deve rimanere scoperto. Sono dunque da ritenersi non-islamici i cosiddetti “veli integrali” che coprono il volto, che siano il burqa, il niqaab, o altri. In tal caso, ogni Stato ha ovviamente il diritto di proibire/sanzionare l’uso di tali veli “integrali”, in quanto possano essere ritenuti non conformi alle necessità della Pubblica Sicurezza. Da parte nostra, facciamo presente che l’uso di tali “veli integrali” è proibito persino all’interno della Sacra Moschea di Mecca, ed è in tutti casi proibito per le donne pregare col volto coperto. Del tutto fuori luogo dunque, le sue parole secondo cui la concessione del cavalierato alla Asmae sarebbe anche “un clamoroso sfregio alle donne e alle conseguite libertà per le donne”.

Di conseguenza, spero che Lei voglia d’ora in avanti tener presente queste considerazioni, al fine di por termine a valutazioni del tutto erronee, che portano solo ad incomprensioni ed a tensioni sociali che non hanno giustificazione alcuna. Si lascino, in poche parole, libere le musulmane di portare il velo, senza tacciarle abusivamente di “sottomissione all’uomo” ed altre allucinazioni consimili.

 2) ASMAE E I FRATELLI MUSULMANI

Condivido invece senz’altro le Sue osservazioni riguardo ai Fratelli Musulmani. A parte la errata definizione di “Imam di Genova” (il padre di Asmae è Imam di una moschea della zona di Ancona), la sua analisi è corretta, nella sostanza profonda, che supera eventuali individuabili piccole imprecisioni che qui non interessano. Naturalmente, con l’espressione “nella sostanza” intendo riferirmi al contenuto “ideologico” del suo commento, vale a dire l’individuazione dei Fratelli Musulmani come “humus” e ideologia di riferimento della politicizzazione e del processo di estremizzazione che ha caratterizzato il cammino di una parte del mondo islamico nei decenni recenti. Va da sé, al contempo, che, data la particolarità della detta organizzazione, che ha caratteri molto simili alla Massoneria (il suo fondatore, l’egiziano Hasan al-Banna, era un massone), è quasi impossibile, ma non è del resto per nulla necessario, provare l’affiliazione ad essa di chicchessia, in quanto trattasi di pratica quantomeno riservata, che gli affiliati si guardano bene, quasi sempre, di sbandierare, e anzi spesso negano del tutto.

Ma qualora, come a volte sembrerebbe ascoltando i Suoi interventi, il Suo intendimento fosse quello di combattere, con la scusa del contrasto all’estremismo per qualsivoglia altra motivazione, la religione islamica in tutto e per tutto, faccio notare che ciò contrasta inoppugnabilmente con la Carta Costituzionale, che come è noto prevede la libertà assoluta di culto, e vieta qualsivoglia discriminazione su basi meramente religiose. In tal caso, non potrà che trovare tutti i musulmani in opposizione totale.

Se invece, il suo intento è quello di lavorare nella direzione di purificare l’Islàm italiano da influenze estremiste e straniere, al fine di favorirne l’inserimento totale e a pieno titolo nella società italiana, il Suo può essere un buon inizio verso la Direzione giusta, che può essere battuta con sicurezza solo privilegiando i rapporti e le iniziative con i musulmani moderati, e soprattutto italiani, che invece la matrice politica dei Fratelli Musulmani tende a emarginare, se non a sotterrare del tutto. Faccio qui presente, a scanso di equivoci, che tale richiamo non si riferisce in alcun modo alla mia persona, che non ha alcun interesse (e né, ringraziando Iddio, alcuna necessità) a carriere o percorsi di tipo politico o riconoscimenti o incarichi di sorta.

Nel caso il Suo intento fosse quello, positivo, intelligente e lungimirante, che mi sono permesso di delineare in queste ultime righe, va comunque tenuto presente che i due aspetti qui evidenziati, che potremmo chiamare sinteticamente “del velo”, e “dei Fratelli Musulmani”, hanno da essere intrapresi contemporaneamente, in maniera inscindibile l’uno dall’altro.

E riguardo al Partito di cui Lei è leader, non sarà inutile ricordarle che i valori che più, almeno in teoria, contraddistinguono “Fratelli d’Italia”, quelli della sicurezza, della giustizia, della famiglia, da Voi ritenuti, giustamente, centrali e facenti parte della Tradizione Cattolica, sono per la sostanziale totalità del tutto coincidenti con quelli islamici, come ha fatto notare più volte Papa Francesco.

Cordialmente
Massimo Zucchi