L’AVVELENAMENTO DEI POZZI

Mario Adinolfi, Papa Francesco e la coprofilia

Il presidente de “Il Popolo della Famiglia”, Mario Adinolfi.

Il presidente de “Il Popolo della Famiglia”, Mario Adinolfi.

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FANGO, FANGO, E ANCORA FANGO… – Quando, in politica specialmente, non si sa più cosa dire, si getta il classico fumo negli occhi. Si chiamano tecniche di distrazione di massa.

Nei giorni scorsi, ho pubblicato un post intitolato “Lettera aperta ai militanti e simpatizzanti del Popolo della Famiglia – Sulle dimissioni di un tesserato musulmano deluso”. Vi esprimevo la mia profonda delusione nell’aver dovuto constatare un brusco cambio della linea politica di questo movimento, da a-confessionale come si definiva all’inizio, a partito ultratradizionalista cattolico, con particolare accentuazione anti-islamica. Il tutto, condito da numerose menzogne e bufale, di vario tipo.

Il post era accompagnato da una seria analisi della situazione politica, necessariamente sintetizzata, sia nazionale che internazionale.

Chi vuole, può leggerlo Qui.

 A tutto questo, non sapendo opporre ragionamenti seri, il Mario ha pensato bene di reagire con ulteriore menzogne e offese, anche alla mia persona, arrivando perfino ad inventare delle inesistenti mie minacce a lui e alla sua famiglia. Essendo le minacce mai esistite, lo ho invitato a smentire e scusarsi. Non lo ha fatto, e allora ho deciso di denunciarlo ai carabinieri per diffamazione a mezzo stampa.

A questo punto, il nostro cosa fa? Va a rovistare nel mio passato, andando a pescare su Google vecchi articoli riguardanti la mia militanza politica di QUARANT’ANNI FA, nella sinistra extraparlamentare, ai tempi del movimento studentesco del ’77, che mi è costata seri problemi con la giustizia.

Sono cose passate da tutto questo tempo, durante il quale ho messo su famiglia, avuto dei figli, ecc.

La tattica si chiama anche di “avvelenamento dei pozzi”: l’ultima spiaggia, del tutto infame, quando non si riesce a sconfiggere il nemico.

Tutto ciò, evidentemente, non fa che confermare la mancanza di argomenti.

Ma le cose più importanti sono altre:

  • La prima è che io, da molto tempo, ho pagato i miei conti con la giustizia, e dunque, da tempo, sono un cittadino come gli altri.

  • La seconda, è che TUTTI i dirigenti del Popolo della Famiglia sapevano TUTTO di TUTTE le mie precedenti attività, sia politiche che religiose, perché furono le prime cose che dissi loro alla prima riunione cui partecipai, in quanto ero pronto a ritirarmi immediatamente se il mio passato poteva procurare imbarazzi o problemi al movimento. E non hanno mai fatto obiezioni alla mia militanza nel PDF. Anzi, mi si disse, “apprezziamo la tua sincerità, perché ci hai detto tutto subito”. Dunque, se si tira fuori questo fango, è per coprire altre miserie.

  • La terza, e più importante di tutte, è che queste cose non si fanno, perché, oltre ad essere moralmente riprovate dalla società (si chiamano anche “macchine del fango”, e tra l’altro vi sono anche disposizioni di legge che tutelano la privacy), sono fortemente riprovate in tutti gli ambienti religiosi. Chi non ricorda poi la parabola della pecorella smarrita e ritrovata? Per questa si fa una festa superiore a quella che si fa per la pecorella che non si è mai smarrita… Ma Mario, forse, l’ha dimenticata.

Ma, oltre alla famosa parabola evangelica, c’è anche un parere molto recente, che stigmatizza fortemente questo comportamento: è quello di Papa Francesco.

PAPA FRANCESCO E I COPROFILI – In un’intervista rilasciata al settimanale cattolico belga Tertio, Papa Francesco, rivolto ai giornalisti di tutto il mondo, li ha esortati a non «cadere nella malattia della coprofilia». Ora, il termine coprofilia è notoriamente significante di un sentimento di amore o di interesse morboso per gli escrementi. Ed è senza dubbio inusuale sentir pronunciare questo vocabolo da qualsiasi personaggio pubblico, figuriamoci dal Pontefice della Chiesa Cattolica.

Papa Francesco ha poi proseguito dicendo che disinformare, calunniare gli avversari politici, sporcare la gente, è peccato.

«La disinformazione è probabilmente il danno più grande che può fare un mezzo, perché orienta l’opinione in una direzione, tralasciando l’altra parte della verità». Per questo i media, per il Papa, devono «essere molto limpidi, molto trasparenti, e non cadere nella malattia della coprofilia, che è voler sempre comunicare lo scandalo, comunicare le cose brutte, anche se siano verità. E siccome la gente ha la tendenza alla malattia della coprofagia, si può fare molto danno».

Si noti la giustapposizione, molto raffinata, tra i due termini “coprofilia” e “coprofagia”. Che pur potendo apparire come sinonimi, indicano in realtà due cose diverse: il primo significando “amore per gli escrementi”, il secondo la tendenza a mangiarli. Francesco ha usato il primo per i giornalisti, il secondo per il popolo, o almeno per una parte di esso. Per dire che certi giornalisti nutrono una certa “passione” (spesso in realtà comandata dalle forze oscure) per gli “escrementi” (il brutto, il male, il negativo), ai fini di darli poi da “mangiare” (e dunque assimilare) alle masse. E si capisce che lo scopo non può essere che quello di corromperle, di favorirne la disgregazione e la degradazione.

L’USO DEL PASSATO, LA DIFFAMAZIONE E LA CALUNNIA – I media, sempre secondo Francesco,

«possono essere tentati di calunnia, e quindi essere usati per calunniare, per sporcare la gente, questo soprattutto nel mondo della politica. Possono essere usati come mezzi di diffamazione: ogni persona ha diritto alla buona fama, però magari nella sua vita in precedenza, nella vita passata, o dieci anni fa, ha avuto un problema con la giustizia, o un problema nella sua vita familiare. E portare questo alla luce oggi è grave, fa danno, si annulla una persona. Nella calunnia si dice una bugia sulla persona; nella diffamazione si mostra una cartella. Come diciamo in Argentina, “se hace un carpetazo”, e si scopre qualcosa che è vero, ma che è già passato, e per il quale forse si è già pagato con il carcere, con una multa o con quel che sia».

Operare in questo modo, per il Papa, è «peccato e fa male».

E questo è esattamente quello che Mario ha fatto nei miei confronti. Con la differenza che Papa Francesco parla di “dieci anni”, e la giudica una cosa gravissima, mentre nel mio caso stiamo parlando di QUARANT’ANNI!

Lascio ai lettori giudicare.