Un divano… quasi musulmano

Goethe e l’Islàm. E uno stupendo poema sul Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria)

Targa commemorativa della visita di Goethe a Palermo.
Targa commemorativa della visita di Goethe a Palermo.

Quando si parla di Johann Wolfgang Von Goethe (1749-1832), si parla senz’altro di una delle massime espressioni della cultura occidentale di tutti i tempi. Fu scrittore, saggista, poeta, drammaturgo, pittore, teologo, filosofo, umanista, scienziato, critico d’arte e critico musicale. Un intellettuale a 360 gradi, che deve la sua meritata fama alla serietà dei suoi scritti, alla sua curiosità culturale senza pari, almeno in Occidente, ed alla sua profonda avversione ai pregiudizi.

Queste sue prerogative lo portarono a studiare con serietà l’Islàm, e quindi a tesserne le lodi in più parti della sua opera.

La sua massima considerazione per il Corano e per il Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria) vengono generalmente sottaciuti o mistificati dalla critica letteraria dominante, e perlopiù diluiti in una presupposta generica fascinazione per l’Oriente in generale.

Cercheremo in questo articolo di rispolverare un po’ di verità, e di rimettere le cose al loro posto.

Disse Goethe sul Corano:

Per quanto spesso noi ci si rivolga al Sublime Corano, di primo acchito ne riceviamo un’impressione sconvolgente, ma, poi, subito esso ci avvince e ci stupisce, rafforzando in noi un sentimento di riverenza. Il suo stile, in armonia con i suoi contenuti e le sue finalità, è vigoroso, magnifico, terribile e sempre veramente sublime. Per questi motivi il Corano è un Libro che continuerà ad esercitare una poderosa influenza in ogni epoca”.

Disse poi sul Profeta Muhàmmad:

Ho cercato attraverso la storia il modello ideale di uomo, e non ho trovato altri che il Profeta Muhàmmad”.

Queste parole a ben leggerle, sono molto significative, tanto più in uno come Goethe, abituato a pesarle e misurarle attentamente.

Esse, disposte in quel modo, dicono chiaramente non solo che Muhàmmad, secondo lui è il modello ideale di uomo, ma, molto più incisivamente, che non c’è nessun uomo che gli si possa paragonare. Diversamente, avrebbe proposto una classifica fra alcuni uomini, oppure avrebbe detto, tra tutti gli uomini è stato il più grande. Ma ha detto ancor di più.

Secondo lui, non avendone trovati altri, Muhammad è del tutto in solitudine nel rappresentare il modello ideale di uomo.

IL DIVANO
OCCIDENTALE-ORIENTALE

Frontespizio del  “Divano occidentale-orientale” (dettaglio in lingua araba).

Frontespizio del “Divano occidentale-orientale” (dettaglio in lingua araba).

Il Divano occidentale-orientale, composto tra il 1814 e il 1827, è a detta della gran parte degli studiosi la più importante raccolta di composizioni poetiche del diciannovesimo secolo in Occidente. Esso è concepito come viaggio-spostamento in Oriente, da cui solo l’Occidente, secondo l’autore, può trarre nuova linfa vitale. Pur essendoci vari riferimenti in tutta l’opera a varie tradizioni orientali, è indubbio che quelle all’Islàm siano le più numerose, e decisamente preponderanti, e disseminate nei punti principali, come vedremo chiaramente dall’esame di alcune delle poesie della raccolta, e da altre note dell’autore stesso.

***

EGIRA (prima poesia)

L’inizio… è, tanto per cominciare, una Egira (Hijrah in arabo)! Vale a dire, Goethe intitola la prima composizione poetica del suo libro con il nome dell’emigrazione del profeta Muhàmmad da Makkah (La Mecca) a Madinah (Medina), dove costituì lo stato islamocratico, che in Occidente viene spesso erroneamente denominata fuga. Che è poi l’Inizio dell’Era Islamica, e anche Inizio del Calendario Islamico. Se il poeta voleva chiarire e sottolineare la sua stima per l’Islàm, non poteva esserci apertura migliore per il suo poema, che addirittura inizia, metaforicamente, come inizia l’Islàm!

***

PORTAFORTUNA

Un Talismano di cornalina
porta ai credenti bene e fortuna.
Incastonato, poi, su fondo d’onice,
bacialo, e benedetta la tua bocca.
Scaccia tutti i malanni,
protegge te e la tua casa:
se poi le sillabe incise
proclamano il nome di Allah,
ti accende all’amore e all’azione…

Dunque, dopo la prima poesia, intitolata EGIRA, questa seconda è dedicata alla lode del nome di ALLAH. Il quale nome, inciso su un talismano è dal poeta indicato come protettore da malanni e insidie. Non poteva, secondo lui, esistere viatico migliore, e più indicativo dei suoi sentimenti.

***

LIBERTA’

Per voi le ha messe, le costellazioni,
per servirvi da guida in terra e in mare.
Perché ve ne allietate,
guardando sempre in alto.

E questa è la terza poesia, che posa lo sguardo sulle stelle del cielo, affichè siano da guida e da conforto per il viaggio del poeta verso Oriente. Ci sono molti versetti nel Sublime Corano che citano gli astri nel cielo; ne citiamo qui uno:

Benedetto Colui che ha fissato nel cielo le costellazioni, un luminare e una luna che rischiara!
(Corano, 25, 61).

***

La casa dove Goethe soggiornò per due anni, a Roma, in Via del Corso.

La casa dove Goethe soggiornò per due anni, a Roma, in Via del Corso.

TALISMANI

L’Occidente è di Dio!
E l’Oriente è di Dio.
Le regioni di Nord e Mezzogiorno
posano in pace dentro le sue mani.

Lui, che è l’unico Giusto,
per tutti vuole il giusto.
Si levi alta la lode
di questo nome, fra i suoi cento Nomi!
Amen.

Se mi sbaglio, se m’imbroglia
il vagare, tu mi sbrogli.
Quando agisco, quando scrivo,
indirizza il mio cammino.

E’ duplice, la grazia del respiro:
in sé attirare l’aria, liberarsene.
Prima si è oppressi, poi ci si rinfranca:
mescolanza mirabile, la vita.
Quando ti schiaccia, rendi grazie a Dio,
e rendi grazie a lui, quando ti allevia.

Questa è la quarta poesia, ed anch’essa è colma di riferimenti all’Islàm. All’inizio si fa subito riferimento ad un celeberrimo versetto del Sublime Corano, laddove si chiarisce che sia Oriente che Occidente appartengono ad ALLAH:

L’oriente e l’occidente appartengono ad ALLAH
e in qualsiasi direzione vi rivolgiate,
Dovunque c’è la presenza di ALLAH

(Corano, 2, 115).

Il poeta fa poi citazione dei cento nomi di ALLAH, che in realtà sono novantanove (diventano cento col nome ALLAH), come disse il Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria):

ALLAH ha novantanove nomi, cento meno uno.
Chi (conoscendoli a memoria) li enumera (mettendoli in pratica) entrerà in Paradiso”.

C’è poi un cenno alla prima Sura del Corano (al-Faatiha, l’Aprente):

Indicaci il sentiero diritto
(Corano, 1, 6).

E infine, lo splendido finale, intriso di consapevolezza islamica che tutto ciò che accade, accade perché decretato dall’Unico Iddio, che ricorda numerosi brani del Sublime Corano. Qui ne citiamo uno:

Non si abbatte sventura sulla Terra, né sulle vostre persone, che non sia in un Libro, prima che Noi la facciamo accadere – in verità, ciò è facile ad Allàh –
perché voi non vi rattristiate a causa di ciò che vi è sfuggito, e non vi rallegriate, a causa di ciò che avete conseguito! Allàh non ama chi ostenta superiorità ed è tronfio di boria!

(Corano, 57, 22-23).

Dunque, le prime quattro poesie sono tutto un riferimento all’Islàm. Goethe apre la sua opera sull’Islàm, improntandone indelebilmente il proseguimento.

***

SOPRANNOME

Dimmi, Mohamed Scemseddin,
perché il tuo magnifico popolo
ti ha dato il soprannome
di Hafis?

La domanda
l’apprezzo, e ti rispondo.
Perché, nella felice
memoria, inalterato
conservo
il testamento
beato del Corano
;
e dunque,
mi governa
tanta pietà
, che il basso
male di tutti i giorni
non tocca me, né quanti
danno giusto valore
al verbo e alla semenza dei Profeti…
”.

Vi è qui un chiaro riferimento al famoso poeta persiano Hafìz (ve ne sono molti altri nel libro, ed il libro stesso ricalca l’impostazione dei poemi tipici della poesia persiana), e il poeta dimostra di conoscerne bene il significato del nome (colui che sa il Corano a memoria).

***

L’IMPASSIBILITA’ DEL VIAGGIATORE

Se si citava, in altri
tempi, il santo Corano,
si indicava la sura, e poi il versetto.
Così ogni musulmano
come si deve si sentiva in pace
e rispettoso.
I nuovi
dervisci non hanno trovato
di meglio:
fanno chiacchiere
di moderno e di antico.
La confusione cresce
di giorno in giorno.
O Corano
beato, o pace eterna!

Addirittura, una lode dell’ortodossia islamica, in contrapposizione con i commenti non supportati da prove coraniche precise!

***

Napoli, Palazzo Filangieri. Una lapide ricorda il soggiorno di Goethe.

Napoli, Palazzo Filangieri. Una lapide ricorda il soggiorno di Goethe.

***

PARLA IL PROFETA

se per qualcuno è scandalo
che a Dio piacesse concedere
a Maometto fortuna e protezione,
alla trave più forte della casa
assicuri una corda
robusta, e ci si impicchi.
Tiene, regge. Vedrà
che la rabbia si placa.

Certo, non è cosa da tutti i giorni, che un occidentale di cultura cristiana inviti al suicidio i nemici dell’Islàm!

***

IL LIBRO DELLE MASSIME

“…Follia, che nel suo caso
canti ognuno le lodi
della propria opinione.
Se Islàm vuol dire sottomesso a Dio,
si vive e muore tutti nell’Islàm
…”

A suo modo, ineccepibile!

***

ASSAGGIO

Il vero musulmano
parla del Paradiso
quasi vi fosse stato di persona:
crede nelle promesse del Corano,
che fonda la retta dottrina…

***

I GIUSTIFICATI

Dopo la battaglia di Badr, sotto il cielo stellato

Parla Maometto
Pianga pure il nemico i suoi caduti,
stesi senza ritorno;
ma voi non rimpiangete
i fratelli
, oggi in viaggio
di là da quelle sfere.

Tutti e sette i pianeti
spalancano i battenti di metallo;
e già, trasfigurati, arditamente
bussano, i nostri amici,
alle porte celesti.

Troveranno insperate meraviglie,
felicità supreme, che ho sfiorato
con le ali,
la volta che il cavallo
prodigioso in un attimo
mi ha fatto traversare tutti i cieli.

Alberi della scienza a schiere, eccelsi
come cipressi, levano
stupende mele d’oro;
alberi della vita, dalla larga
ombra, coprono seggi
fioriti e prati in fiore.

Un dolce vento porta dall’oriente
una schiera celeste
di ragazze: cominci ad assaggiarle
con gli occhi, e già la vista te ne sazia.

Prendono a interrogarti
sulle tue gesta: grandi
progetti? Scontri a sangue?
Che sei un eroe, lo sanno
dal fatto che sei qui;
che genere di eroe,
lo domandano a te.

Ma lo vedono subito
dalla ferita, in sé
attestato di gloria.
Fortuna, nobiltà,
tutto è scomparso: resta
soltanto la ferita per la fede.

Ti conducono a chioschi e pergolati,
tra colonne di marmo variegato;
ti invitano gentili,
sorseggiandolo, a
un nobile
succo di uve divine.

Ragazzo, maggiormente benvenuto
perché ragazzo, sono tutte chiare
ugualmente, e splendenti;
se ce ne è una che ti prendi a cuore
ne fai, della tua schiera,
la signora, l’amica.

Non si compiace affatto, tuttavia,
la più bella fra tutte dei suoi fasti:
t’intrattiene serena, senza invidia,
sincera, sui molteplici splendori
delle altre. Ti portano
a cena una dall’altra
e si supera ognuna in invenzioni.
Ti trovi molte mogli,
e pace in casa. Basta
per farti conquistare il Paradiso.

Trovati quindi bene in questa pace,
dato che tanto non la puoi cambiare;
queste ragazze non ti stancheranno,
di questi vini non ti ubriacherai.

E’ questo il poco che si può narrare
sul vanto dei beati musulmani.
Paradiso maschile
per gli eroi della fede,
fornito, come vedi, di ogni bene.

Questo, è un gioiellino tutto da gustare, e ogni commento sarebbe in realtà superfluo. Oltre alla luce sfavillante di questi versi, ci permettiamo di osservare, ancora una volta, come Goethe riesca a costruire la bellezza, notevole, della sua poesia, sullo studio rigoroso dell’Islàm: si fa qui cenno, in pochi tratti fiammeggianti, a molti argomenti islamicamente importantissimi, come il Paradiso per i morti in battaglia per Allàh, il viaggio del Profeta Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria, alla Moschea al-Aqsa (e di lì fino alla presenza di Allàh) sul cavallo alato Buràq, i godimenti del Paradiso, la giovane età di uomini e donne che lo popolano, il vino squisito che non inebria. Non c’è sogno qui, né fantasia, ma penetrazione e fissazione di un’idea condivisa.

***

Studio di Goethe sulla colorazione del sole in rapporto alla sua posizione.

Studio di Goethe sulla colorazione del sole in rapporto alla sua posizione.

(dall’opera postuma)

IL LIBRO DI SULEYKA

E vorresti portarmela a Sciras,
questa follia alla moda,
e pretendi che io canti la durezza
di
due legnetti in croce?

Abramo si era scelto a capostipite
il Signore del cielo;
nel deserto Mosè divenne grande
soltanto grazie
all’Unico.

Davide, dal cammino seminato
di difetti e delitti,
pure riuscì ad assolversi dicendo:
Solo davanti
all’Unico
ho agito rettamente -.

La mente pura di Gesù pensava
solo, in silenzio,
all’Unico:
ha offeso la sua santa volontà,
chi di lui ha fatto un Dio
.

Né meno giuste appaiono
le imprese di Maometto:
solo l’idea dell’Unico
gli ha sottomesso il mondo

In una stessa poesia, nient’affatto a caso, troviamo, assieme, il disprezzo di Goethe per l’oggetto crocifisso, da lui visto come spregevole moda idolatrica, unito alla lode per i Profeti (su di loro la Pace), compreso Muhàmmad (che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria), in quanto Messaggeri, tutti, dell’Unico Iddio. Dunque, Goethe aveva assaporato il nettare del vero Monoteismo, che è Amore e Adorazione per ALLAH, l’Unico Iddio, e odio e disprezzo per ogni forma di politeismo e idolatria. La negazione della divinità di Gesù, poi, è come un timbro che attesta la sua esatta comprensione della tematica.

***

NOTE E DISSERTAZIONI – MAOMETTO

Poiché nelle nostre considerazioni noi muoviamo dal punto di vista della poesia o almeno a esso ritorniamo, sarà conforme ai nostri scopi raccontare per prima cosa di quest’uomo straordinario che, come afferma e sostiene con veemenza, è profeta e non poeta; e quindi anche il suo Corano è da riguardare come legge divina e non come libro umano, destinato all’insegnamento o al diletto. Se noi ora vogliamo indicare più dappresso la differenza fra poeti e profeti, possiamo dire: ambedue sono afferrati e infiammati da un dio, però il poeta spende il dono che gli è concesso nel godimento per produrre godimento, farsi onore con le sue composizioni, e in ogni caso procacciarsi una vita comoda. Tutti gli altri scopi li trascura; si sforza di essere vario, di mostrarsi illimitato nel pensiero e nella rappresentazione. Il profeta, per contro, tiene di mira un solo determinato scopo, per raggiungere il quale egli si serve dei mezzi più semplici. Egli vuole annunziare una dottrina qualsiasi e, come attorno a una bandiera, radunare i popoli per mezzo di essa e attorno a essa. Per ottenere questo gli occorre soltanto che il mondo creda; egli deve quindi diventare e mantenersi monotono, poiché ciò che è vario non lo si crede, lo si conosce.

Tutto il contenuto del Corano, per dir molto con poco, si trova all’inizio della seconda Sura e il suo tenore è il seguente: – Non v’è dubbio di sorta in questo libro. Esso è un insegnamento per i devoti, che tengono per veri i misteri della fede, osservano i tempi stabiliti della preghiera, e del superfluo di ciò che noi abbiamo loro concesso distribuiscono elemosine; e che credono alla rivelazione che è stata comunicata ai Profeti che ti hanno preceduto, e posseggono certa assicurazione della vita futura: questi sono guidati dal loro Signore e saranno felici e beati. Quanto ai miscredenti, sarà indifferente per loro che tu li ammonisca o non li ammonisca: non crederanno in nessun caso. dio ha sigillato i loro cuori e le loro orecchie. Una tenebra copre il loro volto, ed essi soffriranno una grave punizione -.

E così il Corano si ripete sura per sura. Fede e non-fede si spartiscono i mondi superiore e inferiore; cielo e inferno sono destinati ai credenti e ai negatori. Una più precisa definizione dei comandamenti e dei divieti, storia favolose delle religioni giudaica e cristiana, amplificazioni di ogni sorta, tautologie e ripetizioni sconfinate formano la sostanza di questo libro sacro che, per quanto sovente noi l’accostiamo, torna ogni volta a ripugnarci; ma poi ci attrae, ci stupisce e alla fine ci costringe alla venerazione… non si può far carico al musulmano di definire il tempo anteriore a Maometto come il tempo dell’ignoranza, e di essere pienamente persuaso che solo con l’Islàm cominciano illuminazione e saggezza. Lo stile del Corano è, in accordo col suo contenuto, austero, tremendo, a volte veramente sublime; con questa forza un chiodo scaccia l’altro e nessuno può stupirsi della grande efficacia del libro

Ciò che presso noi cristiani nasceva dalla disposizione naturale e dalla buona volontà (l’imparare a memoria brani della Bibbia, n.d.r.), era dovere presso i musulmani; poiché, se per il fedele di quella religione era grandissimo titolo di merito moltiplicare egli stesso o far moltiplicare le copie del Corano, non minor merito era impararlo a memoria, per essere in grado, a ogni occasione, di citare i passi pertinenti, di promuovere l’edificazione, d’appianare le contese. Queste persone erano designate col titolo onorifico di Hafis…”.

L’atteggiamento di Goethe nei confronti dell’Islàm è, sempre, quantomeno di rispetto assoluto, e spesso di sincero entusiasmo: traspare netta l’onestà dello studioso serio e disinteressato, oltre che intelligente, in maniera tale che non possiamo far altro che perdonargli alcune inesattezze disseminate qua e là nei suoi scritti. Prorompe spesso, insofferente alle ipocrisie d’occidente, inarrestabile, la sua voglia di fare un tuffo nella purezza della fede monoteista, di avvicinarsi all’Unico Iddio. Ma questa, per così dire, passione, non intacca mai la raffinata e tagliente lucidità delle sue osservazioni: l’annotazione della differente considerazione del sapere che si ha fra i cristiani da una parte e i musulmani dall’altra, da noi qui sopra sottolineata, ne è esempio lampante.

E noi qui vogliamo e dobbiamo dargliene pienamente atto: all’interno della cultura occidentale, una luce di onestà intellettuale.

Dopo quanto osservato, paiono ridicole le osservazioni che si leggono all’interno di un sito Internet cristiano, che arriva a sostenere, oltre ad una serie di menzogne sull’Islàm, che

“…il Maometto di Goethe, a mio modo di vedere solo in apparenza configura un omaggio alla cultura islamica, in realtà finisce per rappresentare un tributo alle radici greco- romane e cristiane della nostra cultura.”.

Verrebbe da dire: ma questo signore, se lo vogliamo chiamare così, cosa ha letto? Per noi, tertium non datur: o non ha letto il Divano (ma allora su che basi parla di “Goethe e Maometto”?), oppure ha tentato l’ennesima opera di falsificazione ai danni dell’Islàm, lanciandosi in commenti a ruota libera, guardandosi bene dal citare i testi, che pure non mancano.

Smascherato! Come dice Goethe, “fanno chiacchiere di moderno e d’antico”.

Da parte nostra, come ciliegina sulla torta, offriamo il testo di un poema di Goethe dedicato al Profeta Muhàmmad (che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria).

E mai come in questo caso, ogni commento è superfluo.

Studio di Goethe sulla colorazione del sole in rapporto alla sua posizione.

Studio di Goethe sulla colorazione del sole in rapporto alla sua posizione.

***

INNO A MUHAMMAD

Guardate la fonte – luminosa di gioia –
come un occhieggiare di stelle da sopra le nuvole.
La sua gioventù la nutrirono buoni spiriti
tra macigni e cespugli.
Essa, la fonte, di sé fa specchio alla luce che penetra
attraverso le nuvole giù dall’infinito
e la luce rimbalza sulle rocce di marmo verso il cielo.

Poi la fonte diventa corso d’acqua
e fra i canaloni delle vette essa è in cerca
di colorate pietruzze;
essa procede con veloce andatura
come si conviene alla guida
e strappa alle sorgenti sue sorelle
il segreto della purezza originale, portandolo in sé.

Giù nella valle sbocciano fiori sotto i suoi passi
e il prato vive del suo respiro.
Essa discende verso il suo destino
e nessuna valletta, nessun fiore,
di quelli che, avvolgendogli le ginocchia,
lo lusingano con occhi amoreggianti,
riescono a fermarlo.

Verso la pianura il corso d’acqua discende
seguendo il serpeggiare del sentiero montano.
Lungo il percorso altri ruscelli si uniscono a lui
ed ecco che con argenteo splendore
esso entra nella pianura e la pianura risplende con lui.

Esultano tutti i corsi d’acqua della pianura
e i ruscelli della montagna lo chiamano: “Fratello,
porta con te i tuoi fratelli all’oceano infinito,
che a braccia aperte ci aspetta.
Fa’ che le sue braccia aperte per accogliere
tutti coloro che anelano a lui
più non lo siano invano! Deh! Salvaci…
L’arida sabbia del brullo deserto ci divora,
il sole spietato di lassù la nostra vita succhia
e una collina di paure il nostro corso impedisce,
spingendoci a morire in uno stagno.

Fratello, prendi con te i fratelli della pianura,
prendi con te i fratelli della montagna
guidaci all’oceano!”.

Venite, voi tutti!” egli risponde e maestoso si gonfia.
Una nuova umanità porta in trionfo il suo principe,
che nella sua corsa travolgente
dà nomi nuovi a Paesi, e città nuove sorgono
dove egli passa e inarrestabile trascorre,
lasciando dietro sé svettanti torri fiammeggianti
e case di marmo,
che della sua pienezza sono creazione.
Case di cedro porta l’Atlante sulle sue spalle di gigante
e sibilanti sventolano sulla sua testa
mille bandiere nell’aria, testimoni
della sua magnificenza.
Così egli porta i suoi fratelli, i suoi tesori.
I suoi bambini spumeggianti di gioia nel cuore
al Creatore in attesa.
1

 

1 al-Shàikh ‘Abdu-r-Rahmàn Pasquini, Il Sublime Corano, Edizioni del Calamo, Milano 2013, p. 31-33. La traduzione del poema dal tedesco è a cura di Ali F. Schuetz.

en → it
alla