La donna mascolinizzata, e l’uomo femminilizzato

Massimo Fini e la scomparsa dell’Uomo e della Donna

Massimo Fini

Massimo Fini


Massimo Fini è uno dei pochissimi giornalisti che dimostra sempre intelligenza acuta e soprattutto onesta.

Nei suoi numerosi libri e articoli risulta costantemente ipercritico e sostanzialmente estraneo ai miti dell’Occidente, di ieri e di oggi, e palesa al contempo sempre rispetto per le altre culture che ritiene vere, compresa quella islàmica: insomma, uno dei casi sempre più rari di intelligenza libera. Ricordiamo in particolare le sue numerose prese di posizione in difesa dei popoli dell’Afghanistàn e dell’Iràq.

In questo articolo si sofferma sull’evidente corruzione odierna della specificità dell’Uomo e della Donna, che sembra contagiare ormai tutto il pianeta, ed anche, purtroppo, parte del mondo musulmano.

E’ certamente il punto più devastante della degradazione umana occidentale, e quello con più conseguenze nel lungo periodo, molto di più della nevrosi della vita moderna, dell’inquinamento, delle guerre, ecc., eppure nessuno ne parla mai.

Con pochi tratti, come sempre efficacissimi, Massimo Fini sintetizza un argomento che richiederebbe svariati volumi.

Lo riportiamo integralmente: a parte un paio di espressioni per noi troppo crude, non c’è bisogno di alcun commento; e con l’occasione gli attestiamo la nostra stima.

L'articolo in versione cartacea.

L’articolo in versione cartacea.

“CARE DONNE SCUSATE,
E’ ANCHE COLPA VOSTRA”

Le donne hanno fatto un altro passo in avanti sulla strada della parità. Prima morivano 7 anni dopo gli uomini, adesso questo scarto si è dimezzato: 3,8. Ben gli sta. Hanno voluto entrare nel mondo del lavoro maschile e ne hanno assunto tutto lo stress, fumano, bevono, si fanno di coca. Eppoi nella competitività sul lavoro – altra fucina di nevrosi – non hanno rivali. O, per essere più precisi, li hanno: sono le loro colleghe, soprattutto le brutte. Per non retrocedere allo status di “brutte” sono costrette ad acrobazie faticosissime. Già la manutenzione del corpo di una donna impegna un paio di ore al giorno, fra maquillage, capelli, depilazioni, abluzioni accuratissime. Adesso si sono aggiunte palestra, acquagym, jogging (pratica particolarmente insensata: nessuno ha mai pensato seriamente che le gambe delle donne siano fatte per camminare tantomeno per correre). Le donne sono le prime vittime della modernizzazione. Fanno un doppio lavoro. Quello in ufficio e quello a casa. L’antropologia non si può ingannare, l’accudimento dei figli spetta a lei e pe un periodo piuttosto lungo perché il cucciolo dell’uomo è il più tardivo a svezzarsi. Forse per questo riluttano a farli. Ma arrivate vicino alla quarantina sentono che manca loro qualcosa e sono prese dall’angoscia. Perché i figli non vengono quando ti pare. In linea di massima ci vorrebbe un partner stabile, ma anche lasciando perdere questo trascurabile particolare l’età della massima fecondità della donna sono i 27 anni, a 37, 38, 40 le cose si fanno più difficili. Eppoi quegli ex feti, quegli esseri misteriosi sparati fuori dalla loro inquietante vagina hanno una vitalità impressionante, che per essere governata ha bisogno di una vitalità altrettale, che a vent’anni si ha, a quaranta molto meno. Sono perennemente insoddisfatte. A parte quelle che lamentano “depressioni cupissime”, “solitudini infinite”, non ce n’è una fra le mie amiche, quelle comprese fra i 25 e i 55 anni (oltre diventa inutile discutere, perché nessuno le scopa più, se non per dovere d’ufficio) che non sia attratta da esoterismi, Osho, Milarepa e altre stronzate orientali. Segno che manca loro qualcosa, qui in Occidente. Il maschio. Mentre infatti la donna si mascolinizzava (guardatele camminare: non camminano, marciano su tacco 12) l’uomo si femminilizzava. Peraltro all’uomo sono venute a mancare le situazioni per far valere la propria virilità. Non c’è più la guerra, non ci sono più ideologie un po’ truculente come il comunismo o il fascismo, la teconologia ha reso superflua la forza fisica. E l’uomo ha bisogno di dimostrare se non la forza almeno il proprio coraggio. La donna no, preparata ai dolori del parto il coraggio ce l’ha, ma quando serve, altrimenti è capace di svenire se un topolino di campagna le passa fra le gambe (e questo la rendeva deliziosa). Ma anche in questo campo assistiamo a un rovesciamento straordinario, in particolare nel mondo musulmano: le donne vanno a fare la guerra come ci raccontano le cronache dall’Iràq (prima gli mettevano il burqa, adesso gli permettono di combattere). E’ una distorsione totale dell’universo femminile. La donna, che dà la vita, ha sempre avuto orrore di queste carneficine ai suoi occhi insensate, per l’uomo la guerra è sempre stata il grande gioco, “il gioco di tutti i giochi”, che gli permetteva di appagare il suo oscuro istinto di morte. Infine se dovessimo dare un minimo credito di intelligenza ai “padroni delle ferriere” dovremmo pensare che l’emancipazione femminile l’hanno inventata e foraggiata loro. Prima lavorava uno solo e ci manteneva tutta la famiglia. Adesso devono lavorare tutti e due e spesso non basta. Ergo: paghi uno e prendi due. Elementare Watson.