In memoria del saggio di Chelsea

Thomas Carlyle e la sua apologia del Profeta Muhàmmad (che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria)

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Copertina del libro GLI EROI E IL CULTO DEGLI EROI di Thomas Carlyle, in una edizione italiana del 1897.

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Lo scrittore scozzese Thomas Carlyle (1795-1881), detto il saggio di Chelsea, attaccò la tradizione liberale vittoriana, esercitò una critica spietata della democrazia liberale britannica, e della nuova civiltà industriale; fu molto influenzato dall’idealismo tedesco, specialmente di Goethe, ma elaborò uno stile proprio e originale.

Scozzese di fede protestante-calvinista, se ne allontanò in seguito ai suoi studi dei filosofi e degli scettici del Settecento, rinunciando dunque ad una promettente carriera ecclesiastica, e si convertì a una nuova forma di spiritualismo etico e teistico, agli antipodi dell’utilitarismo dell’epoca, che era soprattutto funzionale ad esaltare il progresso e, soprattutto, il regime vittoriano dell’epoca.

Visse di lezioni private e di traduzioni dal tedesco e, trasferitosi a Londra nel 1834, nonostante il successo letterario fece vita appartata con la moglie, circondato da pochi amici. La sua carriera letteraria cominciò traducendo Goethe, Schiller, Novalis, Jean Paul Richter, su cui scrisse numerosi saggi critici.

Sviluppò una critica alla cultura dominante della sua epoca, permeata di materialismo, di utilitarismo e di egoismo; critiche dell’uomo moderno che risultano tuttora attuali, soprattutto riguardo alla mancanza di idea sociale propria della modernità, mancanza che ai nostri giorni risulta accentuata e portata ai suoi terrificanti estremi negativi. Egli seppe prevedere molto lucidamente i conflitti sociali odierni, soprattutto quelli interni ad ogni gruppo sociale. E vedeva molto lucidamente come la democrazia occidentale non solo non risolveva questi problemi, ma ne era uno dei principali responsabili.

Arrivò così ad un suo culto per l’eroe, visto come un individuo di qualità eccezionali che solo può essere in grado di far realmente progredire i popoli.

Nel 1837 tenne una serie di conferenze sul tema degli eroi e del culto degli eroi, che fu in seguito pubblicata col titolo Heroes and heroworship (Eroi e culto degli eroi, 1841), anni dopo pubblicata anche in Italia.

Delineò in queste conferenze alcune diverse figure di eroe: l’eroe come divinità (gli dei della mitologia nordica), l’eroe come profeta (Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria), l’eroe come poeta (Dante e Shakespeare), l’eroe come sacerdote (Lutero e Knox), l’eroe come letterato (Johnson, Rousseau e Burns), e l’eroe come re (Cromwell, Napoleone).

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Thomas Carlyle, Gli eroi.

Thomas Carlyle, Gli eroi.

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Nella parte dedicata all’eroe come profeta, Thomas Carlyle fa apprezzamenti eccezionalmente positivi della persona del Profeta Muhammad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria). Ne abbiamo qui selezionato alcuni brani.

Ho scelto di parlare di Maometto, perché non c’è alcun pericolo che qualcuno di noi diventi Maomettano, perciò con questa convinzione intendo dire tutto il bene che, giustamente, si possa dire di lui”.

Queste parole, usate per introdurre il Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, suonano di rimprovero verso i molti, quasi tutti all’epoca, che usavano dire e raccontare ogni menzogna possibile e immaginabile sul Profeta Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria), mentre lo stesso accanimento non si notava verso gli altri Profeti d’IDDIO (su di loro la Pace). In particolare, poi, Carlyle si scaglia contro lo studioso olandese Huig de Groot, conosciuto come Grozio, con queste severe parole:

Le bugie, che lo zelo bene intenzionato a demonizzare l’Islàm ha accumulato attorno a quest’uomo (il Profeta Muhammad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, n.d.r.), sono disonorevoli soltanto per noi stessi… si renda omaggio a chi è degno di lode, perché questo è il significato di Muhàmmad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, n.d.r.): colui che è lodato, colui che è degno di lode!”.

Parole bellissime, poi, Carlyle dedica alla sincerità e alla gratitudine come tratti essenziali del carattere del Profeta (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria). Ci siamo permessi di mettere in grassetto passi per noi estremamente significativi, che intendiamo sottoporre all’attenzione dei nostri lettori:

Questo figlio del deserto, dal cuore profondo, dagli occhi brillanti e neri, dall’anima aperta, sociale e profonda, nutriva altri pensieri che non soltanto mire ambiziose. Grande anima silenziosa, era di quelli che non possono che prendere ogni cosa sul serio, e che la Natura stessa ha destinato ad essere sinceri… Falsario o ingannatore? No, no! Quel grande cuore infuocato, ardente, sibilante come una grande fucina di pensieri, non era quello di un illusionista… La sincerità di quell’uomo non può essere descritta a parole, essa è a lui connaturata, non dipende da lui. Egli non può fare a meno di essere sincero. Fu un uomo di quelli che non possono essere altro che scrupolosi, perché la natura stessa ha scelto per essere sinceri. Mentre gli altri seguono frasi fatte e vaniloqui, ben soddisfatti di farlo, quell’uomo non potè nascondersi dietro frasi fatte. Egli era solo, solo con la propria anima e la realtà delle cose… Quella sincerità, come noi la chiamiamo, in realtà ha qualcosa di divino. La parola di tale uomo è una voce che viene direttamente dal cuore stesso della natura. Gli uomini lo ascoltano e lo devono ascoltare, come non presterebbero orecchio a nient’altro. Tutto il resto, in confronto, non è che vento. Si può raccontare in proposito un episodio della vita del Profeta, che riflette la sua grandissima sincerità, con cui sono riportate le rivelazioni nel Sublime Corano, anche quando sembra esserci un rimprovero per il suo naturale ed umano entusiasmo. Eccolo! All’inizio della sua missione alla Mecca, il Profeta era molto impegnato a cercare di trasmettere i suoi insegnamenti agli appartenenti alla classe dominante meccana. Un giorno, mentre uno di quelli sembrava prestargli attenzione, un povero cieco tentò di intromettersi, cercando di attirare l’attenzione del Profeta, il quale nulla disse, ma si accigliò, temendo che l’intrusione potesse pregiudicare l’efficacia del suo discorso. Subito IDDIO inviò l’angelo Gabriele con questa ammonizione: – Si accigliò e girò le spalle, quando il cieco venne da lui. E chi ti dice (o Muhàmmad) che egli non possa crescere (spiritualmente), o che non sia pronto all’ammonimento, sì da trarre vantaggio dall’insegnamento?”- (Corano, 80, 1). Egli, senza la minima esitazione, rese pubblica questa rivelazione per l’eternità, poiché da essa era venuta a lui, che sempre aveva simpatizzato con i poveri e con gli afflitti, una nuova Luce dal suo Signore. In seguito, ogni volta che incontrò quell’uomo, lo trattò con cortesia, ringraziandolo di essere stato la causa del fatto che il Signore si fosse ricordato di lui. A quell’uomo, per ben due volte, durante l’assenza del Profeta da Medina, venne affidato il compito di governatore della città…”.

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Thomas Carlyle, Gli eroi.

Thomas Carlyle, Gli eroi.

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Carlyle si sofferma poi sulle menzognere accuse di falsità rivolte da secoli al Profeta, specialmente da parte della Chiesa Cattolica tutta, e dai suoi servi di tutti i tempi:

Un uomo falso può costruire una religione? Un uomo non è in grado di costruire una casa se non conosce e non prende in giusta considerazione le proprietà della malta, del cotto e di quanto utilizza nel suo lavoro. Quello che andrà a costruire si trasformerà in breve in un mucchio di macerie! Una religione costruita da un uomo falso non si conserverà integra per quattordici secoli riuscendo a dare albergo a centinaia e centinaia di migliaia di fedeli (adesso, in realtà, i musulmani sono più di un miliardo e mezzo, e sono la religione più praticata del pianeta! N.d.r.). Le banconote false finiscono al macero! La dottrina che lo presenta come un impostore contrasta con il fatto che egli visse, del tutto normalmente, fino all’età di quarant’anni, età a cui iniziò la sua missione apostolico-profetica. Sino a quarant’anni tutta la sua ambizione era di vivere una vita onesta e la sua fama era semplicemente la buona opinione che i vicini avevano di lui, e la fama della sua onestà era talmente grande che nell’ambiente mercantile della Mecca era conosciuto con l’epiteto di al-amìn, il totalmente meritevole di fiducia!… questa tesi dell’impostore l’abbandoneremo completamente, in quanto inattendibile, addirittura poco tollerabile, meritevole soltanto di essere abbandonata”.

Carlyle, poi, affronta la Madre di Tutte le Menzogne sulla storia dell’Islàm, quella secondo cui l’Islàm si sarebbe espanso in tutto il mondo grazie alla spada, cioè alla forza delle armi:

La spada? Quando all’età di quarant’anni Muhàmmad rese pubblica la sua missione celeste, non c’erano partito politico, né re e certo nessuna tribù a sostenerlo. La sua gente, gli Arabi, era immersa nell’idolatria e nel feticismo e non era una popolazione docile; non era un pasto facile. Era una popolazione abituata a guerre fratricide micidiali, soggetta a ogni genere di brutale franchezza. Solo per un miracolo un uomo solo, senza alcun aiuto, avrebbe potuto convertirli. Solo Dio avrebbe potuto far trionfare Muhàmmad e l’Islàm, e il miracolo avvenne”.

Alla luce di queste sincere parole, non potevamo che rendere il giusto omaggio a Thomas Carlyle, esempio abbastanza raro, e per ciò meritevole della nostra modesta segnalazione, di onestà intellettuale occidentale.

Abu Ismail Morselli

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Thomas Carlyle, Gli eroi.

Thomas Carlyle, Gli eroi.

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Nota

Per chi vuole approfondire l’argomento, segnaliamo l’opuscolo Esiste un uomo più grande? a cura di al-Shàykh ‘Abdu-r-Rahmàn Pasquini, Edizioni del Càlamo, Milano (vedere i nostri link).