Dell’onestà e della lucidità

Il Sublime Corano secondo Giorgio Manganelli

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Giorgio Manganelli

Non abbiamo avuto alcun dubbio, volendo costituire una sezione di questo sito dedicata a quegli occidentali che hanno scritto cose oneste sull’Islàm, nel pensare, al momento di pubblicare il primo intervento, allo scrittore Giorgio Manganelli. In questo brano, un capitolo tratto dal libro Il lunario dell’orfano sannita, egli traccia una descrizione del Corano estremamente lucida, ed allo stesso tempo talmente appassionata da risultare commovente anche agli stessi musulmani, che difficilmente sarebbero stati capaci di fare altrettanto. Alla memoria di Giorgio Manganelli, dunque, un ricordo speciale.

 “Tre o quattro anni fa, improvvisamente, cominciai a vessare amici, conoscenti e consanguinei anche periferici con una domanda insieme pedagogica, accusatoria, querula e missionaria: – Hai mai letto il Corano? -.

Come accade ai missionari, provavo anche una segreta soddisfazione, quando mi gustavo la sconfitta risposta negativa, o quella anche più risibile e laica: – Un po’ -.

Allora spiegavo ai primi quale straordinaria esperienza si fossero negata, e ai secondi di quanta frivolezza fosse indizio quella loro casuale lettura di tanto libro; e passavo alle moleste o minute indicazioni bibliografiche.

In realtà, era tutto vero; avevo scoperto un libro unico e poderoso, inquietante ed eccitante; non conosco un libro che sia più tenuto a bada, più congelato ai limiti della nostra irrigidita cultura europea, e in realtà l’intera cultura islamica ne segue la sorte.

Oggi si possono perfino trovare dei cattolici che han letto la Bibbia; qualche zaffata di spiritualità indiana ogni tanto arriva in Europa, magari nella valigia di qualche Rappresentante d’Anime; abbiamo sentito parlare della composta saggezza di Confucio, abbiamo ammirato la laconica, anonima immobilità di Lao tse, rintracciamo gli stupendi miti cosmici dei Sioux e dei Dogon; qualcuno fa esercizi di vodou, con chiave della traduzione, ma, per favore, l’Islam, no.

Vale nei suoi confronti una alleanza ormai secolare cattolico-illuminista. Come che sia, per molte generazioni Macone o Macometto fu un essere diabolico, e la sua religione rozza, feroce e sensuale; e per gli illuministi fu un esempio tipico di religione e sapeva di selvatico.

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Credo che per un europeo non assistito da un tecnico il Corano sia pressochè inafferrabile – stavo per scrivere incomprensibile ma non sarebbe stato esatto: ogni frammento è comprensibile, ma non si vede il disegno fitto che collega frammento a frammento, in un legame discontinuo, sussultorio, filiforme e infrangibile; il primo ostacolo è la struttura, ma la struttura è anche la prima scoperta. Ai nostri occhi, il Corano non ha né inizio né fine; né ha svolgimento, sebbene molti temi sorgano e si svolgano e si allaccino l’uno all’altro; mescola tutti i generi, è predicazione, invocazione, profezia, memoria e racconto: costantemente trapassa da un modo all’altro, sempre fulmineo, ellittico.

I capitoli, le sure, si susseguono all’incirca dalle più lunghe alle più brevi, in una classificazione che le pone come rigorosamente contemporanee; infatti, non solo sono di diverse epoche, ma sono non di rado nate dalla giustapposizione di frammenti di diversa età; e accoglie contraddizioni, e le dichiara tali, e anche prescrive e abroga; giacchè il libro non è dettato da Maometto, ma a Maometto, e non a lui spetta rettificare o interpretare i sì e i no.

Affollano il Corano oggetti concreti, terrestri, stoffe, sassi, sabbia, venti; lo affollano animali ed esseri quotidiani; gli ebrei della Medina,, Salomone, i Sette dormienti, Alessandro Magno nascosto sotto il volto del Re delle due corna, i guerrieri caduti nelle prime battaglie; ed è gremito di segni, raffiche di vento o moti del fuoco.

Circondano l’uomo esseri nati di fiamma, ed altri che sembrano non aver volto ma solamente gesto: gli Strappanti possenti, i Traenti lievi, i leggeri Nuotanti.

Fulmineamente allusivo, talora sigillato ed occulto e tuttavia eccitante come un sogno lucidamente formato, insieme esplicito e latente, il Corano offre un tessuto di segni, rado e tuttavia segretamente continuo; e attorno a quei segni, nello spazio taciturno e notturno che li separa e li lega, l’occhio del veggente vede formarsi ipotetici disegni, policromi ed astratti tappeti, una fantasia di acqua e fiori nel deserto, una fosforescenza nella veste notturna del mondo”.

 

N.d.r.: quando dice “accoglie contraddizioni, e le dichiara tali, e anche prescrive e abroga”, Manganelli si riferisce alla presenza nel Sublime Corano di versetti che ne abrogano altri, una contraddizione solo apparente, in quanto nel Testo Sacro è tutto perfettamente congegnato, e funzionale ad una comprensione ottimale, e a volte dunque anche graduale, da parte degli uomini e delle donne. Come disse il Profeta Muhammad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria, “Non vi sono contraddizioni nel Corano” (o come disse).

 

manganelli4Giorgio Manganelli
(Milano, 15 novembre 1922 –
Roma, 28 maggio 1990)
è stato uno scrittore, traduttore, giornalista, critico letterario, facente parte della cosiddetta “neoavanguardia”. Persona di cultura vasta e non preconcetta, esercitò parodie e sarcasmi in modo estremamente tagliente e un po’ su tutta la cultura occidentale.

 

Il brano qui pubblicato è stato tratto da “Parafrasi del Sublime Corano” di ‘AbdurRahmàn Pasquini, Edizioni del Calamo.