LI’, DOVE I CRISTIANI PREGAVANO RIVOLTI A MECCA

Le radici islamiche del Portogallo

Il sito archeologico di Mertola, in Portogallo.

Il sito archeologico di Mertola, in Portogallo.

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Questo è un articolo che ho tradotto dall’inglese. In fondo al post trovate il link per accedere all’articolo originale.

 

Alla scoperta delle radici islamiche del Portogallo
DOVE I CRISTIANI PREGAVANO RIVOLTI A MECCA

Gli archeologi che lavorano nella zona di Mertola hanno passato gli ultimi 40 anni cercando le tracce del passato islamico del Portogallo. Quello che hanno trovato ha mostrato che l’Islàm non è alieno/straniero all’Europa, ma ha invece di fatto influenzato profondamente influenzato la storia e la cultura portoghesi.

Di Marta Vidal, 27-05-2019

 

Quando l’archeologo Claudio Torres visitò per primo Mertola, una piccola città del sud del Portogallo, inciampò su dei pezzi rotti di ceramica, vicino al castello medievale della città vecchia. L’area al culmine della ripida altura sulle rive del fiume Guadiana era stata abbandonata da parecchi secoli.

Vicino alle rovine, vide un’imponente chiesa dai muri intonacati e dagli archi a ferro di cavallo. Nella sua volta interna c’era un mihrab, una nicchia nel muro indicante la direzione di Mecca. Indice chiaro che la chiesa era stata una volta una moschea.

Allora capimmo che ci trovavamo di fronte a tracce importanti del periodo islamico in Mertola, e demmo rapidamente inizio agli scavi”, dice Torres, che visitò per primo la città assieme allo storico Antonio Borges Coelho, nel 1976. I cocci di ceramiche che trovarono sotto un albero di fico risultarono essere importanti manufatti islamici.

L’Islàm non si impose con la forza, ma si diffuse mediante il commercio. Basati sulla convinzione in una convinzione in un passato comune a Portogallo e Nord Africa, i lavori di Claudio Torres cercano di smascherare il concetto che descrive i musulmani come invasori e l’Islàm come qualcosa di estraneo all’Europa. Per Torres, il migliore esempio di coesistenza è la Chiesa di Mertola, che è anche la moschea medievale meglio conservata del Portogallo, dove i cristiani ancora pregano rivolti in direzione di Mecca.

L’Islàm non si impose con la forza, ma si diffuse mediante il commercio. Basati sulla convinzione in una convinzione in un passato comune a Portogallo e Nord Africa, i lavori di Claudio Torres cercano di smascherare il concetto che descrive i musulmani come invasori e l’Islàm come qualcosa di estraneo all’Europa. Per Torres, il migliore esempio di coesistenza è la Chiesa di Mertola, che è anche la moschea medievale meglio conservata del Portogallo, dove i cristiani ancora pregano rivolti in direzione di Mecca.

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Nell’ottavo secolo i musulmani arrivarono via mare dal Nord Africa, e presero il controllo di gran parte di quelle che oggi sono Portogallo e Spagna.

I musulmani avrebbero poi regnato su gran parte della Penisola Iberica, conosciuta dagli arabi come Al-Andalus, per molti secoli, prima della Reconquista cristiana.

Dopo la scoperta di ceramiche del periodo “andaluso”, un team di archeologi, ricercatori e studenti viene a Mertola ogni estate, per cercare tracce della storia islamica del Portogallo.

Abbiamo scoperto che Mertola era molto più importante di quanto immaginassimo”, dice Torres. Il porto fluviale della città ne fece la principale capitale della regione, che poi cominciò a declinare dopo il 13° secolo.

L’importanza dei resti trovati spinse Torres a fondare il Campo Archeologico di Mertola, nel 1978, e a trasferirsi permanentemente a Mertola con tutta la sua famiglia.

Da allora, gli archeologi hanno scoperto altre rare ceramiche islamiche, un quartiere almohade del 12° secolo, e un battistero del 6° secolo. Mertola ora conserva una delle più importanti collezioni di arte islamica del Portogallo. Da città impoverita in una zona marginale del Portogallo, essa è stata trasformata in una città-museo visitata da decine di migliaia di turisti ogni anno.

Ma quello che è stato scoperto a Mertola apre a molte implicazioni. Mostra profonde connessioni tra Europa e Islàm, e si oppone al modo in cui la storia viene raccontata in Portogallo.

Questo è il link per accedere all’articolo originale in inglese

IL VELO, IL CAVALIERATO INOPPORTUNO E I FRATELLI MUSULMANI

Lettera aperta a Giorgia Meloni, leader del partito politico “Fratelli d’Italia”

Asmae Dachan in un’intervista. Al collo una sciarpa del cosiddetto “Esercito siriano libero”, formazione militare creata degli americani, e accusata di molti atti di terrorismo. In tutti i casi, già questa sola foto dimostra che la attività della Asmae Dachan non si limitava ad un neutro sostegno ai profughi e ai bambini siriani, come sosteneva, ma si è sempre contrassegnata per l’appoggio totale ai ribelli anti-Asad. Una cosa dunque molto diversa da quella che appare dalle motivazioni che hanno spinto il Presidente della Repubblica Mattarella a concederle il cavalierato. I veri missionari e i veri volontari per la pace, infatti, non parteggiano mai per una delle fazioni in guerra, come ha fatto Asmae, ma si mantengono neutrali.

Asmae Dachan in un’intervista. Al collo una sciarpa del cosiddetto “Esercito siriano libero”, formazione militare creata degli americani, e accusata di molti atti di terrorismo. In tutti i casi, già questa sola foto dimostra che la attività della Asmae Dachan non si limitava ad un neutro sostegno ai profughi e ai bambini siriani, come sosteneva, ma si è sempre contrassegnata per l’appoggio totale ai ribelli anti-Asad. Una cosa dunque molto diversa da quella che appare dalle motivazioni che hanno spinto il Presidente della Repubblica Mattarella a concederle il cavalierato. I veri missionari e i veri volontari per la pace, infatti, non parteggiano mai per una delle fazioni in guerra, come ha fatto Asmae, ma si mantengono neutrali.

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Oggi, 2 giugno 2019, sarà consegnata ad Asmae Dachan, musulmana italiana figlia di immigrati siriani, la onoreficenza speciale di Cavaliere della Repubblica, conferitale dal Presidente della Repubblica.

La cosa ha suscitato commenti in tutto il paese, di cui questi articoli sono un esempio:

Asmae Dachan. Il riconoscimento del Quirinale e l’errore di valutazione della Meloni

“Mattarella premia giornalista vicina agli estremisti islamici”

Questa è una mia lettera aperta a Giorgia Meloni, leader del partito “Fratelli d’Italia”, che ha invitato il Presidente Mattarella a recedere dalla sua decisione.

A GIORGIA MELONI, LEADER DEL PARTITO POLITICO “FRATELLI D’ITALIA”.

 Sono un italiano, un italiano che dal 1991 ha abbracciato l’Islàm.

Mia moglie è italianissima come me, e anche lei, a un certo punto della sua vita, e prima di conoscermi, ha abbracciato l’Islàm. Da questo matrimonio sono nati tre figli, di nome Muhàmmad, Omar e Yùsuf, che dunque sono musulmani, e italianissimi, fin dalla nascita.

Ho ritenuto necessaria questa premessa, perché fosse utile a chiarire che esistono, nel nostro paese come in Europa e in tutto il mondo, cittadini che sono musulmani per scelta, e non per nascita o perché figli di emigrati, e che dunque il “problema” della religione islàmica, ammesso e non concesso che sia un problema, va considerato e studiato in maniera distinta da quello dell’immigrazione, col quale è collegato solo per alcuni aspetti, non sempre centrali.

Sono il direttore e fondatore del sito www.civiltaislamica.it , all’interno del quale si cerca di fornire un quadro il più possibile veritiero e aggiornato su tutte le problematiche connesse con la religione islamica e col mondo musulmano. Il sito si distingue per non avere alcun tipo di affiliazione o simpatia per nessuno schieramento politico specifico, riservandosi di volta in volta, quando ritenuto necessario, di sottolineare la positività o negatività di ogni posizione politica, senza preconcetti di sorta nei confronti di chicchessia.

Il Suo intervento recente, riguardo alla nota concessione del Cavalierato alla signora Asmae Dachan, ha suscitato molti commenti, di diverso tenore, talvolta di sostegno totale, talvolta di completa avversione.

Da parte nostra, attenendoci all’unico metro di giudizio che dovrebbe guidare ogni musulmana/o, cioè quello della compatibilità o non-contraddittorietà colla Rivelazione Coranica, ci troviamo a doverle rappresentare un nostro giudizio negativo, per una parte del Suo intervento, e un giudizio sostanzialmente positivo, per una seconda parte.

 1) IL VELO

E’ brutto dirlo, ma certi interventi sulla religione islamica, da parte Sua come di molti esponenti politici, in maggioranza del cosiddetto “centro-destra”, poggino su una totale misconoscenza delle problematiche islamiche, in particolar modo riguardo al velo. Eppure è tutto molto semplice.

A tal proposito, innanzitutto, non si può non osservare come l’espressione usata dalla Asmae, che ha descritto il velo come una “carezza protettiva”, corrisponda esattamente alla motivazione che viene data, nel Corano, alla motivazione del precetto del velo, che è questa:

 “O Profeta, dì alle tue spose, alle tue figlie, e alle donne dei credenti,
di coprirsi coi loro veli,
sarà il modo migliore per distinguerle dalle altre,
e per evitare che subiscano offese (molestie)” (Corano, 33, 59).

Non si rintraccia dunque, nel Corano, alcuna allusione, né esplicita né implicita, a presunti segni di sottomissione all’uomo, che sia il padre, il marito, o chiunque altro. Tale segno di sottomissione è invece costitutivo dell’uso millenario del velo nella società cristiana, che ha origine, come è noto, dal celeberrimo passo della Prima Lettera di Paolo ai Corinzi:

“Voglio che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuole mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo… Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza” (I Corinzi, 11, 2-16).

Da quanto qui esposto risulta che l’associazione del velo a una dittatura maschile, è invece originaria della tradizione cristiana, quanto estranea a quella islamica. Si è dunque qui operata una indebita trasmissione, inconscia o deliberata che sia qui importa poco, di un “difetto” proprio della cultura cristiana, a quella islamica, che ne è del tutto priva. Per di più, il Corano si rivolge espressamente ed esclusivamente alle musulmane, e questo dato, assieme al famoso versetto che recita “Non vi è costrizione nella religione”, chiarisce che, comunque, il velo non può essere imposto, né alle musulmane, né tantomeno alle non musulmane. In ultimo, ricordiamo che altri versetti in questione chiariscono che il velo deve coprire solo i capelli e il collo, dunque il volto deve rimanere scoperto. Sono dunque da ritenersi non-islamici i cosiddetti “veli integrali” che coprono il volto, che siano il burqa, il niqaab, o altri. In tal caso, ogni Stato ha ovviamente il diritto di proibire/sanzionare l’uso di tali veli “integrali”, in quanto possano essere ritenuti non conformi alle necessità della Pubblica Sicurezza. Da parte nostra, facciamo presente che l’uso di tali “veli integrali” è proibito persino all’interno della Sacra Moschea di Mecca, ed è in tutti casi proibito per le donne pregare col volto coperto. Del tutto fuori luogo dunque, le sue parole secondo cui la concessione del cavalierato alla Asmae sarebbe anche “un clamoroso sfregio alle donne e alle conseguite libertà per le donne”.

Di conseguenza, spero che Lei voglia d’ora in avanti tener presente queste considerazioni, al fine di por termine a valutazioni del tutto erronee, che portano solo ad incomprensioni ed a tensioni sociali che non hanno giustificazione alcuna. Si lascino, in poche parole, libere le musulmane di portare il velo, senza tacciarle abusivamente di “sottomissione all’uomo” ed altre allucinazioni consimili.

 2) ASMAE E I FRATELLI MUSULMANI

Condivido invece senz’altro le Sue osservazioni riguardo ai Fratelli Musulmani. A parte la errata definizione di “Imam di Genova” (il padre di Asmae è Imam di una moschea della zona di Ancona), la sua analisi è corretta, nella sostanza profonda, che supera eventuali individuabili piccole imprecisioni che qui non interessano. Naturalmente, con l’espressione “nella sostanza” intendo riferirmi al contenuto “ideologico” del suo commento, vale a dire l’individuazione dei Fratelli Musulmani come “humus” e ideologia di riferimento della politicizzazione e del processo di estremizzazione che ha caratterizzato il cammino di una parte del mondo islamico nei decenni recenti. Va da sé, al contempo, che, data la particolarità della detta organizzazione, che ha caratteri molto simili alla Massoneria (il suo fondatore, l’egiziano Hasan al-Banna, era un massone), è quasi impossibile, ma non è del resto per nulla necessario, provare l’affiliazione ad essa di chicchessia, in quanto trattasi di pratica quantomeno riservata, che gli affiliati si guardano bene, quasi sempre, di sbandierare, e anzi spesso negano del tutto.

Ma qualora, come a volte sembrerebbe ascoltando i Suoi interventi, il Suo intendimento fosse quello di combattere, con la scusa del contrasto all’estremismo per qualsivoglia altra motivazione, la religione islamica in tutto e per tutto, faccio notare che ciò contrasta inoppugnabilmente con la Carta Costituzionale, che come è noto prevede la libertà assoluta di culto, e vieta qualsivoglia discriminazione su basi meramente religiose. In tal caso, non potrà che trovare tutti i musulmani in opposizione totale.

Se invece, il suo intento è quello di lavorare nella direzione di purificare l’Islàm italiano da influenze estremiste e straniere, al fine di favorirne l’inserimento totale e a pieno titolo nella società italiana, il Suo può essere un buon inizio verso la Direzione giusta, che può essere battuta con sicurezza solo privilegiando i rapporti e le iniziative con i musulmani moderati, e soprattutto italiani, che invece la matrice politica dei Fratelli Musulmani tende a emarginare, se non a sotterrare del tutto. Faccio qui presente, a scanso di equivoci, che tale richiamo non si riferisce in alcun modo alla mia persona, che non ha alcun interesse (e né, ringraziando Iddio, alcuna necessità) a carriere o percorsi di tipo politico o riconoscimenti o incarichi di sorta.

Nel caso il Suo intento fosse quello, positivo, intelligente e lungimirante, che mi sono permesso di delineare in queste ultime righe, va comunque tenuto presente che i due aspetti qui evidenziati, che potremmo chiamare sinteticamente “del velo”, e “dei Fratelli Musulmani”, hanno da essere intrapresi contemporaneamente, in maniera inscindibile l’uno dall’altro.

E riguardo al Partito di cui Lei è leader, non sarà inutile ricordarle che i valori che più, almeno in teoria, contraddistinguono “Fratelli d’Italia”, quelli della sicurezza, della giustizia, della famiglia, da Voi ritenuti, giustamente, centrali e facenti parte della Tradizione Cattolica, sono per la sostanziale totalità del tutto coincidenti con quelli islamici, come ha fatto notare più volte Papa Francesco.

Cordialmente
Massimo Zucchi

“NON SOLO ISLÀM” su Youtube

Il podcast di tutte le puntate

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TUTTE LE PUNTATE SU YOUTUBE.

Da oggi, potrete riascoltare il podcast di tutte le puntate di “Non solo Islàm”, la rubrica da me condotta, che parla di Islàm e degli avvenimenti del mondo musulmano, che va in onda tutti i martedì alle 16,30 circa, all’interno della trasmissione “Astrologia e spiritualità” curata da Paolo Franceschetti e Stefania Nicoletti per il sito “Petali di Loto”.

Cliccando sul link qui sotto, vi troverete su Youtube, e avrete a disposizione la playlist in cui scegliere la puntata che volete. L’argomento di ogni puntata è anticipato da una breve presentazione scritta di Paolo Franceschetti. Quindi, se volete sapere in anticipo il contenuto della puntata, non avete che da leggere quella presentazione.

Buon ascolto a tutte e tutti.

“Non solo Islàm” – Playlist

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Le parole “ISLÀM” e “ALLAH”, una parafrasi della prima Sura del Corano, l’importanza della Misericordia nel Corano e nel pontificato di Papa Francesco.

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In un quarto d’ora, nello spirito della rubrica, che vuole essere una introduzione all’Islàm sintetica e spigliata, si sottolinea come la base di tutte le religioni, la Misericordia, sia impressa fortemente nel Corano fin dal Primo Capitolo.

 Questo è il link per ascoltare il podcast.

NUOVO MANIFESTO

Per la ricostruzione e riorganizzazione della comunità islamica italiana. I musulmani italiani per l’edificazione di una società a misura d’uomo.

PREMESSA

Questo manifesto era stato scritto da me nel 2016. Nel frattempo, la mia personale opinione rispetto al problema dei rapporti fra i musulmani italiani e lo Stato Italiano si è andata modificando in alcuni punti importanti, pur restando totalmente inalterata in altri punti. Quelli che seguono sono, a mio parere, i principi imprescindibili che devono caratterizzare l’opera dei musulmani in Italia.

Testo:

Nel nome d’IDDIO, il Clemente, il Misericordioso

Negli ultimi anni, a diverse riprese, si sono abbozzate delle proposte per individuare una piattaforma che possa costituire una base per la costruzione di un organismo rappresentativo unitario dei musulmani italiani.

Idea e intenzioni paiono a prima vista interessanti, e dunque il sottoscritto mette sul piatto le proprie considerazioni sull’argomento, con alcune proposte pratiche. ll semplice accenno alla necessità di un organismo rappresentativo unitario, precipita in atmosfera politica, per cui qualsiasi idea si possa avere sull’argomento, non può prescindere da un’analisi della situazione politica attuale, nazionale ed internazionale.

Come ho avuto modo di spiegare in molti miei post, i leader dei paesi dell’area geopolitica identificata come “mondo islamico” sono, non da oggi, totalmente invischiati in realtà politico-economiche, le quali perseguono interessi e obiettivi di carattere sostanzialmente privato, che nulla hanno a che vedere con l’ISLAM in quanto pratica religiosa quotidiana della persona umana. Perdipiù, alcuni di questi paesi, tramite i loro servizi segreti, risultano pesantemente invischiati nel terrorismo internazionale.

La necessità che si evince da questo quadro, è che la costituenda organizzazione di musulmani italiani autoctoni si auto-finanzi per la realizzazione dei suoi scopi istituzionali per principio avvalendosi di aiuti, appoggi e sostegni provenienti esclusivamente dagli associati, non accettando aiuti, appoggi e sostegni di qualsivoglia natura da parte di organizzazioni straniere, e questo per mantenere il più possibile puro e genuino il corpo della comunità dei musulmani italiani, chiudendo così la porta a possibili interferenze, essendo noto che “chi paga l’orchestra, comanda la musica”. In altre parole andranno dunque, innanzitutto, rifiutate e scartate da parte della costituenda organizzazione proposte di finanziamento da parte di organizzazioni di propaganda religiosa appartenenti a Stati dell’area geo-politica identificata genericamente come “mondo islamico”. È questo – a nostro avviso – l’unico modo per porre una prima pietra identitaria alla costituenda realtà associativa nazionale italiana sul territorio della Repubblica, laddove, peraltro, esistono già in Italia numerose associazioni religiose islamiche nazionali, che però, pur fregiandosi dell’aggettivo “islamica”, sono di fatto delle filiali di stati stranieri.

Potranno inoltre essere membri effettivi esclusivamente cittadini italiani musulmani titolari di diritti politici attivi e passivi con tre generazioni di ascendenti dei due genitori di lingua italiana, ma potrà essere membro anche chi di origine non italiana, e tuttavia cittadino della Repubblica, abbia ufficialmente rinunciato alla cittadinanza d’origine, onde il pre-requisito indispensabile per assumere cariche dirigenziali di qualsiasi tipo all’interno della comunità, sia quella di possedere LA SOLA CITTADINANZA ITALIANA.

A nostro avviso, solo dei musulmani che siano, almeno formalmente, italiani al 100%, possono presentarsi di fronte alle istituzioni della Repubblica Italiana, essendo in tal modo in grado di far valere, con ragioni inoppugnabili, i diritti che la Costituzione riconosce non solo ai propri cittadini, ma a tutti i soggetti presenti sul territorio della Repubblica, in special modo quelli relativi alla libertà di praticare la propria religione, al pari di tutti gli altri.

Ed è solo su queste basi che, di pari passo con la costruzione di un organismo realmente rappresentativo, può cominciare l’edificazione di una comunità islamica, a sua volta fondamento primario per l’edificazione di una società veramente umana.

ORIENTAMENTO DOTTRINARIO E INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE – L’organismo in questione deve avere un orientamento dottrinale ben preciso e delineato, consistente nel non rappresentare nessuna delle diverse scuole giuridiche in particolare. Dunque, niente “sunniti”, niente “sciiti”, niente “ismailiti”, niente “confraternite sufi”, niente “malikiti”, niente “hanbaliti”, ecc. Chiunque si professi musulmano e creda nel Corano quale Parola di DIO, ha diritto di partecipare alla comunità, indipendentemente dalla eventuale scuola giuridica seguita. All’atto pratico, visto che poi le divisioni all’interno della “ummah” islamica derivano, nella quasi totalità dei casi, dalle diverse valutazioni e classificazioni che le varie scuole danno di quella che viene comunemente definita “Tradizione Profetica”, mentre invece sussiste un consenso pressochè unanime dei musulmani nel riconoscimento del Corano come Unica Parola di Dio, questo significa che la Consulta si impegna pubblicamente e solennemente affinchè, all’interno delle moschee e dei centri culturali islamici, si insegnino solamente la lingua araba e il Corano.

IMAM E DIRETTORE RESPONSABILE – Importantissima, e primariamente decisiva rispetto all’impronta da dare a tutta la comunità islamica italiana è, a mio parere, la distinzione, all’interno di ogni moschea-centro islamico, delle due figure di Imam e di Direttore Responsabile. Di fronte allo Stato Italiano, l’unico responsabile di quanto avviene in ogni singola moschea-centro islamico sarà il Direttore Responsabile, o Presidente che dir si voglia. L’Imàm dovrà essere un semplice incaricato pratico alla guida della Preghiera, e all’insegnamento della lingua araba e del Corano, il comportamento del quale sarà sotto la diretta e personale supervisione del Direttore, il quale assumerà quindi la responsabilità totale e personale del Centro Islamico.

I RAPPORTI CON LE ALTRE RELIGIONI – Una comunità organizzata in siffatto modo, potrà più agevolmente, e con più autorità e sicurezza, stabilire rapporti di stretta collaborazione, e sempre più spesso di “lotta comune”, con le altre confessioni religiose del nostro paese, con particolare riferimento ai cattolici. Di fronte all’attacco portato sempre più a fondo contro qualsiasi ipotesi di società umana basata sul creato da DIO (si pensi all’aborto, al gender, ecc.) è questa ormai una necessità assoluta. E d’altra parte, una comunità così organizzata potrà essere guida e mezzo per il raggiungimento dell’unità fra tutti i musulmani, elemento fondamentale della coesione sociale della società.

UN’OCCASIONE DA NON SPRECARE – Dunque, approfittiamo di queste recenti e interessanti proposte per porre basi solide, su cui costruire il nostro futuro, e quello dei nostri figli, IDDIO volendo.

E che DIO ci illumini tutti.

“BOICOTTIAMO ISRAELE!”

Un contributo che tutti possiamo dare per liberare la Palestina dall’oppressione nazi-sionista

I codici di identificazione dei prodotti provenienti dall’entità sionista denominata “Israele” sono dati dai numeri  729 e 500.

I codici di identificazione dei prodotti provenienti dall’entità sionista denominata “Israele” sono dati dai numeri 729 e 500.

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Eccovi i codici a barre dei prodotti commerciali provenienti dall’entità sionista denominata “Israele”.

Quando andiamo a fare la spesa, controlliamo i codici, e non compriamo quei prodotti.

E’ una forma di lotta minima, ma importante, che tutti nel nostro piccolo possiamo fare.

Eviteremo così di essere complici dello sterminio e del genocidio del popolo palestinese, e daremo il nostro contributo alla liberazione di quella terra dall’oppressione nazi-sionista.

PALESTINA LIBERA!

I FRATELLI MUSULMANI E LA MASSONERIA NELL’ISLAM, PAPA FRANCESCO NEGLI EMIRATI, LE MENZOGNE SUL PROFETA MUHAMMAD

Una trasmissione radio-web, su “Forme d’Onda”, incentrata su un’intervista al sottoscritto. Molti argomenti, molte domande, molte risposte

Il volantino di presentazione della puntata di “Forme d’Onda” di giovedì 28 febbraio 2019.

Il volantino di presentazione della puntata di “Forme d’Onda” di giovedì 28 febbraio 2019.

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“Forme d’Onda” è una bellissima trasmissione, incentrata su tutte le forme di spiritualità e sulla controinformazione, che va in onda sul web ogni giovedì alle 21,30. E’ condotta dagli ottimi Rudy Seery e Stefania Nicoletti, in maniera varia e mai noiosa, e ogni settimana presenta un argomento diverso da quella precedente, ma sempre con argomenti interessantissimi.

Ero stato già due volte ospite di questa trasmissione.

La prima volta, il 30 novembre del 2017, era un’intervista che, a partire da un attentato terroristico in Egitto, rivendicato dall’Isis, dava una panoramica generale sulla religione islamica destinata al grande pubblico, e indicava certi settori della massoneria internazionale come i veri responsabili del terrorismo internazionale denominato dai media “terrorismo islamico”. Questo è il link.

La seconda volta, è stato il giorno 25 gennaio 2018, presso il “Caffè Letterario” di Viterbo. Una conferenza intitolata “Alla ricerca di Dio”, fatta assieme a Paolo Franceschetti, che presentava il suo libro sulle religioni, intitolato appunto “Alla ricerca di Dio”, con me che presentavo il mio libro su Papa Francesco, intitolato “Comandante Bergoglio – Papa Francesco visto da un musulmano italiano”. Questo è il link.

Giovedi scorso, il 28 febbraio, la trasmissione si è incentrata su un’intervista al sottoscritto. Gli argomenti, lo storico viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi, la confutazione della menzogna di “Profeta guerriero sanguinario”, e molte importanti precisazioni sulle caratteristiche dell’organizzazione filo-massonica “Fratelli Musulmani”.

Ecco il link della registrazione completa della puntata .

Buon ascolto.

“IL GIORNO CHE A BEIRUT MORIRONO I PANDA”

In un bel libro, scritto nel pieno dell’invasione sionista del Libano del 1982, l’unicità della multiculturale società musulmano-libanese

La copertina del libro “Il giorno che a Beirut morirono i panda”, Gamberetti Editrice, del 1993.

La copertina del libro “Il giorno che a Beirut morirono i panda”, Gamberetti Editrice, del 1993.

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Era sempre più pericoloso rimanere a Beirut, e tutti cercavano di convincerla ad andarsene. Ma un giorno, all’ennesimo invito, rispose così:

“… Non era soltanto una città, era anche una federazione: ogni quartiere con la sua religione, la sua razza, il suo dialetto, o la sua lingua, i cibi e le feste: armeni, siriaci, drusi, sciiti, ortodossi, maroniti, ebrei, sunniti, palestinesi, curdi, circassi… Volete tutti salvarmi da Beirut, ma non è una malattia, e nonostante la guerra non si è imbarbarita. Anche la guerra, in questi sette anni, non è stata come quella che vedi adesso, che è fatta con gli aerei e con i carri armati, anche se ce li ha soltanto una parte. La guerra civile si è combattuta ad armi pari, tra nemici chi si conoscevano fin dall’infanzia. Ed è diventata anche un modo di vivere: da sette anni, ogni volta che ricominciano i combattimenti la gente fugge, ma dopo un po’ torna, anche i miliardari, che potrebbero restarsene sulla Costa Azzurra. E le madri si riportano indietro i figli. I giovani che hanno combattuto hanno scelto di farlo per la speranza di vincere. La vittoria in una guerra civile può essere capita e immaginata da chiunque, anche se è vero che tutti sbagliano i calcoli, e si perde il paese. In mezzo alle carneficine Beirut non è diventata cattiva. Qui non ci sono vecchi che muoiono soli: se non hai famiglia i vicini vengono a consolarti e curarti. Anche se sei straniero: durante i Ramadan ho trovato dolci davanti alla porta, e non ho mai saputo chi ce li abbia messi. Beirut è anche la città meno provinciale, dopo New York: vivi come vuoi, esci anche in camicia da notte; ho visto uomini nelle moschee pregare in vestaglia, ma non per sciatteria: erano belle vestaglie, anche con il fazzoletto al taschino. E’ che la forma qui non è astratta: l’importante è essere decenti”.

Ho ritrovato, un giorno che ripulivo e risistemavo la mia biblioteca, questo libro del 1993, che non avevo ancora letto. E ho potuto rivivere così avvenimenti che si verificavano proprio al culmine della mia esperienza politica giovanile.

Un bel libro, che nel finale tratteggia, in poche immagini, anche il terribile massacro di Sabra e Chatila, compiuto dalle milizie dei cristiani della Falange, appoggiati dall’esercito israeliano comandato da Ariel Sharon.

Un’immagine dell’orribile eccidio nei campi palestinesi di Sabra e Chatila.

Un’immagine dell’orribile eccidio nei campi palestinesi di Sabra e Chatila.

DAILY MUSLIM, IL QUOTIDIANO DEI MUSULMANI IN ITALIA

E una intervista al sottoscritto

Il logo del quotidiano on-line “Daily Muslim”.

Il logo del quotidiano on-line “Daily Muslim”.

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CI VOLEVA

Segnaliamo ai nostri lettori una iniziativa originale e importante: il primo quotidiano online dedicato ai musulmani presenti in Italia.

E’ attivo dal novembre 2018. Si chiama “Daily Muslim – Il giornale dei musulmani d’Italia”.

Lo trovate cliccando qui.

Contiene notizie dall’Italia e dall’estero, e tutto quello che può interessare i musulmani che vivono in Italia: interviste, filmati, ecc.

Oltre alla Home Page, contiene cinque sezioni: Attualità, Cultura, Esteri, Politica, Sport.

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Questa è una foto che introduce un articolo dedicato a una canzone sulla religione islamica, scritta da bambini musulmani italiani per i coetanei correligionari.

La foto che introduce l’articolo

Trovate qui un articolo dedicato a una canzone sulla religione islamica, scritta da bambini musulmani italiani per i coetanei correligionari.

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Elezioni in Bangladesh, la premier Hasina

Elezioni in Bangladesh, la premier Hasina

Questo invece è un articolo sulle recenti elezioni in Bangladesh.

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La foto del sottoscritto all’interno dell’intervista a “Daily Muslim”.

La foto del sottoscritto all’interno dell’intervista a “Daily Muslim”.

Recentemente, il giornale ha pubblicato una intervista al sottoscritto, che potete leggere qui.

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Il quotidiano è autofinanziato dai redattori, dunque non riceve alcun finanziamento esterno.

Invitiamo tutti i musulmani a leggerlo regolarmente e a sostenerlo come più possono.

E preghiamo ALLAH che protegga e illumini questi nostri fratelli volenterosi.

NON SONO SPOSE BAMBINE!

Le menzogne contro l’Islàm trasformano dei matrimoni tra adulti in episodi di pedofilia

Le presunte spose bambine.

Le presunte spose bambine.

 

NON SONO SPOSE BAMBINE!

Girano sul web, DA ANNI, immagini di presunte spose bambine, sposate a uomini adulti, naturalmente sempre in paesi musulmani. A volte si dice Turchia, a volte Pakistan, a volte Yemen, ecc. ora è la volta della Siria.

La prima bufala, in realtà, risale AL 2009!

E continua ad essere periodicamente riproposta. Perché?

Trattasi di manipolazioni di gruppi di “tradizionalisti” falsi cattolici, e di sionisti, pagati per fomentare l’odio fra le culture e le religioni. Il tutto, interno al progetto di quella parte della massoneria reazionaria (in particolare, quella legata alla Super-Loggia massonica “Hathor Pentalpha”, che persegue la costruzione di un “Nuovo Ordine Mondiale”, basato sullo scontro e sulla separazione fra le civiltà) che vuole dividere il pianeta secondo gruppi etnico-culturali predefiniti.

Ora, tocca alla Siria, perché le recenti sconfitte degli americo-sionisti in quella terra fa sì che si sentano nervosi, e dunque hanno il bisogno di attizzare l’odio contro tutto il popolo siriano, dopo averlo fatto per anni contro il Presidente BASHAR ASAD.

E’ il caso di un articolo apparso di recente sul web, questo

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Come si vede in questa foto, le bambine sono damigelle, non spose, e nella foto di gruppo siedono sotto le spose.

Come si vede in questa foto, le bambine sono damigelle, non spose, e nella foto di gruppo siedono sotto le spose.

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Come si può vedere nel video che proponiamo in fondo all’articolo, le bambine in questione non sono le spose, ma sono damigelle, facenti parte delle famiglie degli sposi e delle spose, e fungono da testimonianza e da augurio per gli sposi.

E questi matrimoni sono “di massa”, nel senso che vengono organizzati tutti insieme, in un solo giorno, perché si tratta di famiglie povere, che possono così risparmiare sulle spese.

Niente pedofilia, dunque, ma cerimonie tradizionali del tutto normali.

Articoli di questo genere, con la stessa foto, ma che avevano preso di mira Hamas, erano già stati segnalati come bufale, come qui.

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Un’altra bufala del 2015 riguardava un imam saudita, che avrebbe sposato una bambina di 6 anni.

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Ecco la vicenda.

Un’altra bufala riguardava la storia di un presunto wahhabita che sposava con la forza una bambina cristiana di 9 anni.

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Ecco qui l’articolo.

 

Ed ecco infine il video chiarificatore di cui parlavamo all’inizio del post. Questo è il “matrimonio di massa” (mass wedding in inglese ) organizzato da Hamas a Gaza. E’ molto breve, e svela l’ignobile menzogna contro l’Islàm. Buona visione.

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