LA CINA, L’ISLAM E I MUSULMANI

2 – In Algeria la terza moschea più grande al mondo. Costruita dai cinesi.

Il lato est della “Moschea d’Algeria”, alla periferia di Algeri.

Il lato est della “Moschea d’Algeria”, alla periferia di Algeri.

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SULLA VIA DELLA SETA… UNA MOSCHEA GIGANTESCA

Il suo nome ufficiale è “Djamaa el Djazair”, cioè la “Moschea d’Algeria”, anche se qualcuno la chiama ironicamente la “Moschea di Bouteflika”, perché l’accordo per la sua costruzione è stato firmato sotto la sua Presidenza.

È la enorme moschea costruita recentemente alla periferia della capitale Algeri, nel comune di Mohammadia.

La “Moschea d’Algeria” di notte. I lavori hanno avuto inizio il 16 agosto 2012 e si sono conclusi il 29 aprile 2019.

La “Moschea d’Algeria” di notte. I lavori hanno avuto inizio il 16 agosto 2012 e si sono conclusi il 29 aprile 2019.

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E’ la terza più grande moschea del mondo dopo quelle dei luoghi santi (dopo la Masjid al-Haram di La Mecca, che può contenere fino a 820.000 fedeli, e la Moschea del Profeta di Medina, che può contenerne fino a mezzo milione di fedeli).

Interno della Moschea d’Algeria, mihrab e minbar.

Interno della Moschea d’Algeria, mihrab e minbar.

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La realizzazione del progetto è stata affidata al gruppo germano-tunisino, Krebs Kiefef, e alla cinese China State Construction Engineering.

La costruzione della moschea è cominciata dal 16 agosto 2012 ed è stata completata il 29 aprile 2019.

Del complesso fanno parte anche una biblioteca con un milione di volumi, una sala conferenze, una Casa del Corano, un museo di arte e storia dell’Islam, e un centro di ricerca sulla storia algerina. Interessante anche la posizione della moschea, compresa tra la Promenade des Sablettes, lungomare in attesa di rilancio turistico, e quartieri popolari da cui provenivano numerosi dei giovani membri dei gruppi armati islamisti protagonisti della guerra civile degli anni Novanta. Lo scopo dichiarato è di contrastare ogni forma di estremismo religioso, attirando i musulmani verso la predicazione moderata, attinente al testo Coranico.

Qualcuno ha messo in dubbio questa cosa, paventando che la nuova moschea potesse sortire l’effetto contrario, ossia quello di divenire un polo d’attrazione del fondamentalismo. Ahmed Madani, consigliere di Abdelmadjid Tebboune, Ministro dell’edilizia e delle politiche abitative, committente dell’opera, ha replicato con indignazione a queste insinuazioni al quotidiano libanese L’Orient-Le Jour: “C’è chi ci accusa di avere eretto un tempio per gli integralisti. Al contrario, sono stati proprio gli islamisti a osteggiare il progetto”. Secondo Madani, “… è dal 1962 [anno in cui, con la firma degli Accordi di Evian, il Paese maghrebino ha ottenuto l’indipendenza da Parigi dopo una sanguinosa guerra cominciata nel 1956, ndr] che i dirigenti algerini accarezzano l’idea di costruire una moschea emblematica della cultura algerina e del periodo post-indipendenza.”. E’ evidente dunque l’intento di sganciare del tutto l’Algeria, anche simbolicamente, dall’influenza colonialista francese.

La “Moschea d’Algeria”. Ad aggiudicarsi l’appalto è stata la China State Construction Engineering, la più grande compagnia di costruzioni del mondo.

La “Moschea d’Algeria”. Ad aggiudicarsi l’appalto è stata la China State Construction Engineering, la più grande compagnia di costruzioni del mondo.

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Il complesso si estende su una superficie di 20 ettari.

La moschea può contenere 120.000 fedeli, ed ha il minareto più alto del mondo: 270 metri.

Questo è un video che mostra la moschea vista dall’alto di notte.

E questo è un video recente, di quattro mesi fa, che mostra anche i locali interni alla moschea, a lavori completamente ultimati:

Il minareto della Moschea d’Algeria. Coi suoi 270 metri, è il più alto al mondo. È stato realizzato, tramite un subappalto, dal gruppo italiano Trevi.

Il minareto della Moschea d’Algeria. Coi suoi 270 metri, è il più alto al mondo. È stato realizzato, tramite un subappalto, dal gruppo italiano Trevi.

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LA COLLABORAZIONE CINA-ALGERIA E LA “VIA DELLA SETA”

Il progetto cinese “Via della Seta” sta avendo importanti sviluppi anche nel resto dell’Africa. Nel 2000 Pechino ha lanciato il Forum sulla Cooperazione Cina-Africa (FOCAC), al fine di intensificare i propri legami con il continente africano. Nel corso del triennio successivo, Pechino ha dirottato 1 miliardo di dollari verso le economie africane. Questa cifra è cresciuta nel tempo esponenzialmente,  raggiungendo i 60 miliardi di dollari, annunciati in occasione dell’ultimo vertice del FOCAC del settembre 2018, per il periodo 2018-2020.

Se la penetrazione cinese in Africa è evidente in tutte le aree del continente, l’intensificarsi delle relazioni con i paesi del Nordafrica rappresenta un chiaro segnale della proiezione di potenza cinese, capace di raggiungere una regione storicamente lontana dall’influenza della Repubblica popolare, anche per via dei legami con il mondo occidentale, ed in particolare con l’Europa mediterranea.

L’allora Primo Ministro algerino Ahmed Ouyahia, assieme al Presidente cinese Xi Jinping , in occasione dell’adesione algerina alla Belt and Road Initiative (la “Via della Seta”) il 4 settembre 2018.

L’allora Primo Ministro algerino Ahmed Ouyahia, assieme al Presidente cinese Xi Jinping , in occasione dell’adesione algerina alla Belt and Road Initiative (la “Via della Seta”) il 4 settembre 2018.

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I rapporti tra Algeria e Cina sono però senza dubbio i più stretti, fra tutti quelli degli altri paesi africani. L’Algeria ospita infatti il maggior numero di cittadini della Repubblica popolare in Nordafrica (circa 40.000, la comunità straniera più numerosa nel paese). Inoltre, nel 2014, l’Algeria è stato il primo paese del mondo arabo a stringere un partenariato strategico globale con la Cina, rapporto poi trasformatosi, il 4 settembre 2018 – a margine del già citato appuntamento triennale del  FOCAC – nella firma  del protocollo d’intesa sulla Belt and Road Initiative, poi ratificato dal paese maghrebino nel settembre 2019.

NON SOLO MOSCHEA: ALTRE OPERE SULLA VIA DELLA SETA

Ma la moschea è solo una delle tante opere, in via di ultimazione, che rientrano nella collaborazione fra Algeria e Cina.

Questo è il Museo dell’Africa. Anche questo opera dei cinesi.

Questo è il Museo dell’Africa. Anche questo opera dei cinesi.

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Il nuovo Teatro dell’Opera, completato di recente, è un regalo della Cina.

Ad Algeri compagnie cinesi stanno terminando il nuovo grande terminal dell’aeroporto internazionale, e il nuovo stadio.

Sono in realizzazione anche sei nuove raffinerie e nuove strade e autostrade.

Nel recente passato, solo dal 2000 al 2014 in Algeria le compagnie cinesi hanno costruito 13.000 km di nuove strade e 3.000 km di nuove ferrovie. E non solo.

Come dice un articolo di “Osservatorio sul Mediterraneo” del febbraio scorso,

“…È inoltre di particolare rilievo il progetto di un nuovo porto ad El Hamadania, a 70 km a ovest della capitale. Il porto, il cui progetto è stato annunciato nel 2017 e i cui costi stimati si aggirano attorno ai 3,5 miliardi di dollari, verrà costruito dalla China Harbor Engineering e dalla China State Construction Engineering Corporation, che deterranno il 49% della proprietà (il 51% è in mano al governo algerino). L’opera ha l’ambizione di competere con il Tangeri MED, che, dopo l’estensione completata nel giugno 2019 (resa possibile anch’essa grazie a fondi cinesi), è divenuto il principale porto africano, con l’ambizione di affermarsi come snodo primario nel traffico di merci marittime nel Mediterraneo. Nelle intenzioni di Pechino, d’altronde, il porto di El Hamadania può essere un hub fondamentale per collegare il Mediterraneo con i giacimenti di greggio e gas della Nigeria. Sul fronte degli Investimenti diretti esteri (Ide), oltre al già citato settore infrastrutturale, i cinesi hanno investito a vario titolo nei settori minerario, nell’industria petrolifera e nella produzione di cemento. Nonostante ciò, Pechino non ha ancora raggiunto la leadership nel settore degli Ide nel paese, e non mancano gli esempi di investimenti fallimentari, come quello relativo alla creazione della Jiangling Economic Special Zone, lanciata nel 2008 con l’obiettivo di favorire la produzione di automobili cinesi per il mercato algerino, ma mai decollata. D’altro canto, la Cina continua tuttavia a rappresentare un partner importante, soprattutto considerando il trend in crescita degli investimenti nel paese, al fine di sostenere il processo di diversificazione economica ed energetica di Algeri, il cui modello di crescita è tutt’oggi dipendente dalla vendita di idrocarburi (oltre il 90% delle esportazioni totali). Se investimenti infrastrutturali e presenza nelle settore delle costruzioni rappresentano un importante segnale del crescente ruolo cinese in Algeria, questo è d’altro canto misurabile soprattutto in relazione al volume di scambio commerciale. Pechino, di fatti, è dal 2013 il primo partner in termini di esportazioni per Algeri. L’export cinese ha superato gli 8 miliardi di dollari (2017), mentre il livello di import da parte della Cina è nettamente inferiore (334 milioni nel 2017, sebbene sia incrementato di circa 60 volte dal 2000) e riguarda quasi esclusivamente gli idrocarburi. Pechino è perciò responsabile della stragrande maggioranza del deficit commerciale algerino, vista la crescente importanza cinese nell’economia del paese maghrebino. Nello specifico, la Cina esporta soprattutto manufatti e macchinari industriali, mentre sta assumendo particolare rilievo il settore delle armi. Tra il 2008 ed il 2018, di fatti, l’Algeria ha acquistato armi da Pechino per un valore di 882 milioni di dollari, corrispondente a circa un terzo del totale di export cinese nel settore in Africa.

AMICIZIA E… MATRIMONI MISTI

E naturalmente, con i buoni rapporti, che si consolidano negli anni, tra due paesi, nascono anche i matrimoni misti, che contribuiscono notevolmente a rafforzare la conoscenza reciproca, e al contempo a combattere pregiudizi anacronistici.

Fazia Benyacoub, 41 anni, accanto a suo marito, 55 anni. “Per comprendere un’altra persona, bisogna imparare ad accettarla. Occorre cercare un punto in comune, e quando lo si trova, realizzarlo. Ora i tempi sono cambiati, è più facile. Ma io mi ricordo che nel 2004, un anziano mi insultò apertamente per aver osato andare contro le tradizioni.”

Fazia Benyacoub, 41 anni, accanto a suo marito, 55 anni. “Per comprendere un’altra persona, bisogna imparare ad accettarla. Occorre cercare un punto in comune, e quando lo si trova, realizzarlo. Ora i tempi sono cambiati, è più facile. Ma io mi ricordo che nel 2004, un anziano mi insultò apertamente per aver osato andare contro le tradizioni.”

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Amal, 25 anni, commessa in un negozio di merci cinesi nella Chinatown di Algeri, a fianco di Jambè, 27 anni, proprietario del negozio.

Amal, 25 anni, commessa in un negozio di merci cinesi nella Chinatown di Algeri, a fianco di Jambè, 27 anni, proprietario del negozio.

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Smail Debeche, Presidente della Associazione di amicizia Cina-Algeria. “Le Compagnie cinesi rispettano i tempi di realizzazione e le modalità di esecuzione. Ma soprattutto hanno prezzi imbattibili. E in questa difficile congiuntura economica è un aspetto molto importante, anzi fondamentale”.

Smail Debeche, Presidente della Associazione di amicizia Cina-Algeria. “Le Compagnie cinesi rispettano i tempi di realizzazione e le modalità di esecuzione. Ma soprattutto hanno prezzi imbattibili. E in questa difficile congiuntura economica è un aspetto molto importante, anzi fondamentale”.

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Studentesse algerine ad un corso di cinese ad Algeri. I matrimoni misti tra algerini e cinesi sono in aumento.

Studentesse algerine ad un corso di cinese ad Algeri. I matrimoni misti tra algerini e cinesi sono in aumento.

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Il nuovo terminal passeggeri dell’aeroporto di Algeri.

Il nuovo terminal passeggeri dell’aeroporto di Algeri.

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La Cina sta intensificando sempre più anche i rapporti politico-economici con l’Egitto e col Marocco, ad ulteriore conferma che non vi è nessun tipo di avversione cinese verso il mondo musulmano e la religione islamica.