LA CINA, L’ISLAM E I MUSULMANI

2 – In Algeria la terza moschea più grande al mondo. Costruita dai cinesi.

Il lato est della “Moschea d’Algeria”, alla periferia di Algeri.

Il lato est della “Moschea d’Algeria”, alla periferia di Algeri.

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SULLA VIA DELLA SETA… UNA MOSCHEA GIGANTESCA

Il suo nome ufficiale è “Djamaa el Djazair”, cioè la “Moschea d’Algeria”, anche se qualcuno la chiama ironicamente la “Moschea di Bouteflika”, perché l’accordo per la sua costruzione è stato firmato sotto la sua Presidenza.

È la enorme moschea costruita recentemente alla periferia della capitale Algeri, nel comune di Mohammadia.

La “Moschea d’Algeria” di notte. I lavori hanno avuto inizio il 16 agosto 2012 e si sono conclusi il 29 aprile 2019.

La “Moschea d’Algeria” di notte. I lavori hanno avuto inizio il 16 agosto 2012 e si sono conclusi il 29 aprile 2019.

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E’ la terza più grande moschea del mondo dopo quelle dei luoghi santi (dopo la Masjid al-Haram di La Mecca, che può contenere fino a 820.000 fedeli, e la Moschea del Profeta di Medina, che può contenerne fino a mezzo milione di fedeli).

Interno della Moschea d’Algeria, mihrab e minbar.

Interno della Moschea d’Algeria, mihrab e minbar.

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La realizzazione del progetto è stata affidata al gruppo germano-tunisino, Krebs Kiefef, e alla cinese China State Construction Engineering.

La costruzione della moschea è cominciata dal 16 agosto 2012 ed è stata completata il 29 aprile 2019.

Del complesso fanno parte anche una biblioteca con un milione di volumi, una sala conferenze, una Casa del Corano, un museo di arte e storia dell’Islam, e un centro di ricerca sulla storia algerina. Interessante anche la posizione della moschea, compresa tra la Promenade des Sablettes, lungomare in attesa di rilancio turistico, e quartieri popolari da cui provenivano numerosi dei giovani membri dei gruppi armati islamisti protagonisti della guerra civile degli anni Novanta. Lo scopo dichiarato è di contrastare ogni forma di estremismo religioso, attirando i musulmani verso la predicazione moderata, attinente al testo Coranico.

Qualcuno ha messo in dubbio questa cosa, paventando che la nuova moschea potesse sortire l’effetto contrario, ossia quello di divenire un polo d’attrazione del fondamentalismo. Ahmed Madani, consigliere di Abdelmadjid Tebboune, Ministro dell’edilizia e delle politiche abitative, committente dell’opera, ha replicato con indignazione a queste insinuazioni al quotidiano libanese L’Orient-Le Jour: “C’è chi ci accusa di avere eretto un tempio per gli integralisti. Al contrario, sono stati proprio gli islamisti a osteggiare il progetto”. Secondo Madani, “… è dal 1962 [anno in cui, con la firma degli Accordi di Evian, il Paese maghrebino ha ottenuto l’indipendenza da Parigi dopo una sanguinosa guerra cominciata nel 1956, ndr] che i dirigenti algerini accarezzano l’idea di costruire una moschea emblematica della cultura algerina e del periodo post-indipendenza.”. E’ evidente dunque l’intento di sganciare del tutto l’Algeria, anche simbolicamente, dall’influenza colonialista francese.

La “Moschea d’Algeria”. Ad aggiudicarsi l’appalto è stata la China State Construction Engineering, la più grande compagnia di costruzioni del mondo.

La “Moschea d’Algeria”. Ad aggiudicarsi l’appalto è stata la China State Construction Engineering, la più grande compagnia di costruzioni del mondo.

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Il complesso si estende su una superficie di 20 ettari.

La moschea può contenere 120.000 fedeli, ed ha il minareto più alto del mondo: 270 metri.

Questo è un video che mostra la moschea vista dall’alto di notte.

E questo è un video recente, di quattro mesi fa, che mostra anche i locali interni alla moschea, a lavori completamente ultimati:

Il minareto della Moschea d’Algeria. Coi suoi 270 metri, è il più alto al mondo. È stato realizzato, tramite un subappalto, dal gruppo italiano Trevi.

Il minareto della Moschea d’Algeria. Coi suoi 270 metri, è il più alto al mondo. È stato realizzato, tramite un subappalto, dal gruppo italiano Trevi.

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LA COLLABORAZIONE CINA-ALGERIA E LA “VIA DELLA SETA”

Il progetto cinese “Via della Seta” sta avendo importanti sviluppi anche nel resto dell’Africa. Nel 2000 Pechino ha lanciato il Forum sulla Cooperazione Cina-Africa (FOCAC), al fine di intensificare i propri legami con il continente africano. Nel corso del triennio successivo, Pechino ha dirottato 1 miliardo di dollari verso le economie africane. Questa cifra è cresciuta nel tempo esponenzialmente,  raggiungendo i 60 miliardi di dollari, annunciati in occasione dell’ultimo vertice del FOCAC del settembre 2018, per il periodo 2018-2020.

Se la penetrazione cinese in Africa è evidente in tutte le aree del continente, l’intensificarsi delle relazioni con i paesi del Nordafrica rappresenta un chiaro segnale della proiezione di potenza cinese, capace di raggiungere una regione storicamente lontana dall’influenza della Repubblica popolare, anche per via dei legami con il mondo occidentale, ed in particolare con l’Europa mediterranea.

L’allora Primo Ministro algerino Ahmed Ouyahia, assieme al Presidente cinese Xi Jinping , in occasione dell’adesione algerina alla Belt and Road Initiative (la “Via della Seta”) il 4 settembre 2018.

L’allora Primo Ministro algerino Ahmed Ouyahia, assieme al Presidente cinese Xi Jinping , in occasione dell’adesione algerina alla Belt and Road Initiative (la “Via della Seta”) il 4 settembre 2018.

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I rapporti tra Algeria e Cina sono però senza dubbio i più stretti, fra tutti quelli degli altri paesi africani. L’Algeria ospita infatti il maggior numero di cittadini della Repubblica popolare in Nordafrica (circa 40.000, la comunità straniera più numerosa nel paese). Inoltre, nel 2014, l’Algeria è stato il primo paese del mondo arabo a stringere un partenariato strategico globale con la Cina, rapporto poi trasformatosi, il 4 settembre 2018 – a margine del già citato appuntamento triennale del  FOCAC – nella firma  del protocollo d’intesa sulla Belt and Road Initiative, poi ratificato dal paese maghrebino nel settembre 2019.

NON SOLO MOSCHEA: ALTRE OPERE SULLA VIA DELLA SETA

Ma la moschea è solo una delle tante opere, in via di ultimazione, che rientrano nella collaborazione fra Algeria e Cina.

Questo è il Museo dell’Africa. Anche questo opera dei cinesi.

Questo è il Museo dell’Africa. Anche questo opera dei cinesi.

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Il nuovo Teatro dell’Opera, completato di recente, è un regalo della Cina.

Ad Algeri compagnie cinesi stanno terminando il nuovo grande terminal dell’aeroporto internazionale, e il nuovo stadio.

Sono in realizzazione anche sei nuove raffinerie e nuove strade e autostrade.

Nel recente passato, solo dal 2000 al 2014 in Algeria le compagnie cinesi hanno costruito 13.000 km di nuove strade e 3.000 km di nuove ferrovie. E non solo.

Come dice un articolo di “Osservatorio sul Mediterraneo” del febbraio scorso,

“…È inoltre di particolare rilievo il progetto di un nuovo porto ad El Hamadania, a 70 km a ovest della capitale. Il porto, il cui progetto è stato annunciato nel 2017 e i cui costi stimati si aggirano attorno ai 3,5 miliardi di dollari, verrà costruito dalla China Harbor Engineering e dalla China State Construction Engineering Corporation, che deterranno il 49% della proprietà (il 51% è in mano al governo algerino). L’opera ha l’ambizione di competere con il Tangeri MED, che, dopo l’estensione completata nel giugno 2019 (resa possibile anch’essa grazie a fondi cinesi), è divenuto il principale porto africano, con l’ambizione di affermarsi come snodo primario nel traffico di merci marittime nel Mediterraneo. Nelle intenzioni di Pechino, d’altronde, il porto di El Hamadania può essere un hub fondamentale per collegare il Mediterraneo con i giacimenti di greggio e gas della Nigeria. Sul fronte degli Investimenti diretti esteri (Ide), oltre al già citato settore infrastrutturale, i cinesi hanno investito a vario titolo nei settori minerario, nell’industria petrolifera e nella produzione di cemento. Nonostante ciò, Pechino non ha ancora raggiunto la leadership nel settore degli Ide nel paese, e non mancano gli esempi di investimenti fallimentari, come quello relativo alla creazione della Jiangling Economic Special Zone, lanciata nel 2008 con l’obiettivo di favorire la produzione di automobili cinesi per il mercato algerino, ma mai decollata. D’altro canto, la Cina continua tuttavia a rappresentare un partner importante, soprattutto considerando il trend in crescita degli investimenti nel paese, al fine di sostenere il processo di diversificazione economica ed energetica di Algeri, il cui modello di crescita è tutt’oggi dipendente dalla vendita di idrocarburi (oltre il 90% delle esportazioni totali). Se investimenti infrastrutturali e presenza nelle settore delle costruzioni rappresentano un importante segnale del crescente ruolo cinese in Algeria, questo è d’altro canto misurabile soprattutto in relazione al volume di scambio commerciale. Pechino, di fatti, è dal 2013 il primo partner in termini di esportazioni per Algeri. L’export cinese ha superato gli 8 miliardi di dollari (2017), mentre il livello di import da parte della Cina è nettamente inferiore (334 milioni nel 2017, sebbene sia incrementato di circa 60 volte dal 2000) e riguarda quasi esclusivamente gli idrocarburi. Pechino è perciò responsabile della stragrande maggioranza del deficit commerciale algerino, vista la crescente importanza cinese nell’economia del paese maghrebino. Nello specifico, la Cina esporta soprattutto manufatti e macchinari industriali, mentre sta assumendo particolare rilievo il settore delle armi. Tra il 2008 ed il 2018, di fatti, l’Algeria ha acquistato armi da Pechino per un valore di 882 milioni di dollari, corrispondente a circa un terzo del totale di export cinese nel settore in Africa.

AMICIZIA E… MATRIMONI MISTI

E naturalmente, con i buoni rapporti, che si consolidano negli anni, tra due paesi, nascono anche i matrimoni misti, che contribuiscono notevolmente a rafforzare la conoscenza reciproca, e al contempo a combattere pregiudizi anacronistici.

Fazia Benyacoub, 41 anni, accanto a suo marito, 55 anni. “Per comprendere un’altra persona, bisogna imparare ad accettarla. Occorre cercare un punto in comune, e quando lo si trova, realizzarlo. Ora i tempi sono cambiati, è più facile. Ma io mi ricordo che nel 2004, un anziano mi insultò apertamente per aver osato andare contro le tradizioni.”

Fazia Benyacoub, 41 anni, accanto a suo marito, 55 anni. “Per comprendere un’altra persona, bisogna imparare ad accettarla. Occorre cercare un punto in comune, e quando lo si trova, realizzarlo. Ora i tempi sono cambiati, è più facile. Ma io mi ricordo che nel 2004, un anziano mi insultò apertamente per aver osato andare contro le tradizioni.”

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Amal, 25 anni, commessa in un negozio di merci cinesi nella Chinatown di Algeri, a fianco di Jambè, 27 anni, proprietario del negozio.

Amal, 25 anni, commessa in un negozio di merci cinesi nella Chinatown di Algeri, a fianco di Jambè, 27 anni, proprietario del negozio.

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Smail Debeche, Presidente della Associazione di amicizia Cina-Algeria. “Le Compagnie cinesi rispettano i tempi di realizzazione e le modalità di esecuzione. Ma soprattutto hanno prezzi imbattibili. E in questa difficile congiuntura economica è un aspetto molto importante, anzi fondamentale”.

Smail Debeche, Presidente della Associazione di amicizia Cina-Algeria. “Le Compagnie cinesi rispettano i tempi di realizzazione e le modalità di esecuzione. Ma soprattutto hanno prezzi imbattibili. E in questa difficile congiuntura economica è un aspetto molto importante, anzi fondamentale”.

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Studentesse algerine ad un corso di cinese ad Algeri. I matrimoni misti tra algerini e cinesi sono in aumento.

Studentesse algerine ad un corso di cinese ad Algeri. I matrimoni misti tra algerini e cinesi sono in aumento.

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Il nuovo terminal passeggeri dell’aeroporto di Algeri.

Il nuovo terminal passeggeri dell’aeroporto di Algeri.

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La Cina sta intensificando sempre più anche i rapporti politico-economici con l’Egitto e col Marocco, ad ulteriore conferma che non vi è nessun tipo di avversione cinese verso il mondo musulmano e la religione islamica.

LE MESTRUAZIONI NEL CORANO

L’invenzione dell’impurità della donna da parte del maschilismo biblico dei “sapienti” musulmani

Corano, 2, 222. Questo versetto interdice alla donna musulmana i rapporti sessuali durante il ciclo mestruale.

Corano, 2, 222. Questo versetto interdice alla donna musulmana i rapporti sessuali durante il ciclo mestruale.

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LE PROIBIZIONI ALLE DONNE E GLI AHADIITH

Gran parte delle musulmane, in tutto il mondo, ritengono che durante il ciclo mestruale IDDIO proibisca loro molti atti, alcuna addirittura d’importanza centrale nella religione islamica:

  • proibito eseguire la preghiera obbligatoria, negli orari della giornata indicati dal Corano (salah);

  • proibito eseguire il digiuno prescritto a tutti i/le dal Corano nel mese di Ramadan;

  • proibito eseguire il Pellegrinaggio prescritto, a tutti/e i credenti che possono, dal Corano (Hajj);

  • proibito recitare anche un solo versetto del Corano, e anche solo toccare una copia del Corano;

  • proibito entrare in una moschea.

Questi divieti si rintracciano nei cosiddetti ahadiith, che sarebbero detti e consuetudini del Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, che furono raccolti a partire da più di 200 anni dopo la morte del Profeta. Questi ahadiith, naturalmente, per quei primi duecento anni non hanno fatto parte della religione islamica, in quanto tutti i musulmani in tutto il mondo, avevano come testo religioso solo il Corano.

Ma cosa dice sul ciclo mestruale il Corano, che, almeno in linea teorica, e secondo quanto afferma il Corano stesso in moltissimi versetti, è l’unica Parola d’IDDIO, e quindi l’unica guida da seguire in campo religioso?

 

IL CORANO A PROPOSITO DELLE MESTRUAZIONI

Il versetto più sopra raffigurato è il 222 della Sura 2 del Corano, la “Sura della Giovenca”.

Questa è la versione in italiano:

Ti interrogheranno sul ciclo mestruale.

Dì: “È una cosa dolorosa (fastidiosa), perciò allontanatevi (sessualmente) dalle donne durante la mestruazione, e non avvicinatele (sessualmente) finché non saranno purificate.

Quando saranno purificate, allora potete avvicinarle, come IDDIO vi ha comandato.

In verità, IDDIO ama coloro che si ravvedono, e ama coloro che si purificano”

(Corano, 2,222).

La parola chiave di questo versetto è il termine con cui viene aggettivato il ciclo mestruale.

Questo termine arabo è ADHAN.

Questa parola significa, secondo il “Vocabolario Arabo-Italiano” a cura dell’Istituto per l’Oriente, usato in tutte le Università italiane, “nocumento, danno, offesa, molestia, noia, dolore, dispiacere” . Tenendo presente il contesto, che non parla di ferite, né di molestie da altre persone, l’espressione “cosa dolorosa, o fastidiosa” è senza dubbio la più confacente al caso.

Di certo, risultano clamorosamente sbagliate tutte le traduzioni italiane esistenti, dei vari Bausani, Cherubini, Zilio-Grandi, Perrone, Piccardo e Pasquini, che traducono con “impurità” o “sozzura”. Il testo indica chiaramente il concetto di fastidio, inconveniente, che è cosa tuttaffatto diversa dal concetto di lordura o sporcizia.

E infatti con la parola “inconveniente” traduce Luigi Bonelli, che in questo caso risulta la traduzione migliore. Va comunque considerata anche la traduzione di Martino Mario Moreno, che traduce con “male”, espressione in effetti un po’ troppo generica, ma che ha almeno il pregio di allontanarsi dal concetto sporcizia/impurità, che è del tutto assente nel testo coranico.

Quindi, la motivazione del divieto, indirizzato non a caso agli uomini, sta nel fatto che la donna si trova in una situazione di disagio fisico, accompagnata spesso anche da dolori, che, assieme ad implicite ragioni di igiene, giustifica appieno il divieto.

E, dall’altra parte, non si rintraccia nel versetto alcun accenno a presunte “impurità” spirituali particolari della donna, che le derivino dalle mestruazioni. Il riferimento alla “purificazione”, che chiude il versetto, tramite il verbo “tatahhara”, che viene tradotto normalmente con “purificarsi”, è il verbo che si usa per indicare il lavaggio completo del corpo che tutti i/le credenti devono compiere prima della preghiera-salah, se hanno avuto rapporti sessuali.

IDDIO, nel Corano, ha proibito solo il rapporto sessuale alle donne mestruate, e nient’altro. E la motivazione addotta nel versetto, per il divieto del rapporto sessuale durante la mestruazione, è una motivazione esclusivamente biologica, in quanto la mestruazione “è dolorosa/fastidiosa”, e non viene fornita alcuna motivazione spirituale.

Molto importante è anche l’inizio del versetto: “Ti chiederanno della mestruazione”, frase seguita subito dopo da “…”. Come in moltissimi altri versetti del Corano, anche qui IDDIO preannuncia le domande che sarebbero state fatte al Profeta, ed indica già la risposta che il Profeta dovrà dare. Il Profeta, quindi, doveva solo comunicare, e comunicava, solo ciò che ALLAH gli rivelava, e non sue opinioni personali.

Vi è poi un secondo versetto, nel Corano, che parla del ciclo mestruale, ed è il versetto n.4 della “Sura del Divorzio” (Surah at-Talaq):

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Quanto a quelle fra le vostre donne che hanno raggiunto la menopausa, se nutrite dei dubbi, il loro periodo di attesa sarà di tre mesi, e così per quelle che hanno un ritardo; e per quelle che già sono in gravidanza, il loro periodo di attesa durerà fino al parto.

A coloro che hanno timor d’IDDIO, IDDIO rende le cose facili”

(Corano 65:4).

Questo versetto è inserito in una Sura che tratta del divorzio, e delle accortezze a cui il Corano consiglia di attenersi in questi casi.

Il ricorso al periodo del ciclo mestruale si spiega con la necessità di accertare, prima di dare il via libera al divorzio, se la donna è incinta oppure no (di qui la prescrizione di attendere almeno tre mesi), e di rimandarlo fino al parto, laddove la donna sia incinta.

Come si vede, anche in questo caso non vi è alcun accenno ad alcuna impurità o sozzura qualsivoglia della donna mestruata: il ciclo mestruale viene considerato solo come riferimento per l’accertamento dell’eventuale maternità.

In tutto il Corano, non vi è alcun altro accenno al ciclo mestruale. I due versetti finora citati sono gli unici riferimenti che il testo coranico fa alle mestruazioni.

Eppure, ci sarebbe stata senz’altro l’occasione per inserire il presunto divieto di assolvere alla preghiera-salah:

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O voi che credete, quando vi alzate per partecipare alla preghiera, lavatevi il volto, le mani fino ai gomiti, passate le mani sulla testa e lavate i piedi fino alle caviglie; e se avete avuto un rapporto sessuale, allora fate il bagno. Se siete malati o in viaggio, o siete usciti dalla latrina, o avete avuto un contatto sessuale con le donne, e non siete riusciti a trovare dell’acqua, allora eseguite l’abluzione con terra pulita: strofinatevi il viso e le mani. Dio non vuole crearvi alcuna difficoltà, ma Egli vuole purificarvi e completare la Sua Grazia su di voi, affinché siate riconoscenti”

(Corano 5:6).

Questo è il versetto che spiega, in poche parole ma in maniera dettagliata, inequivocabile e definitiva, le modalità delle abluzioni purificatorie che uomini e donne devono fare prima di effettuare la preghiera-salah. Come si vede, non vi è alcun cenno alle mestruazioni.

Per di più, questo versetto mostra chiaramente che lo scopo delle abluzioni è quello di una purificazione spirituale, e non di tenere il corpo pulito. Diversamente, ad esempio dopo l’espletamento dei bisogni fisiologici, avrebbe imposto il lavaggio delle parti intime, imposizione che invece non c’è.

E se si controllano tutti versetti del Corano che riguardano il digiuno del mese Ramadan, vi si può rilevare come non esiste per le donne alcun divieto di digiunare durante il ciclo mestruale.

UOMO E DONNA UGUALI DAVANTI A DIO

Ci sono poi diversi altri versetti del Corano, che indicano altrettanto inequivocabilmente che la donna e l’uomo hanno doveri religiosi assolutamente identici di fronte a DIO, e dunque non esiste nessuna inferiorità spirituale, nemmeno temporanea, della donna rispetto all’uomo:

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In verità, i sottomessi e le sottomesse (a DIO), i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i veritieri e le veritiere, i pazienti e le pazienti, che sono umili, che versano l’elemosina, e digiunano, e conservano la castità, e spesso ricordano il nome d’IDDIO, IDDIO ha preparato un perdono e una generosa ricompensa”

(Corano, 33, 35)

Qui, la parità religiosa è assoluta, e non traspare alcun accenno a presunte inferiorità spirituali della donna. Un altro versetto ne dà piena conferma:

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A chi, credente, sia maschio o femmina, avrà fatto del bene, Noi concederemo una vita beata, e corrisponderemo un premio per le azioni migliori che avrà compiuto”

(Corano 16, 97).

E poi, ancora:

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E IDDIO li ha esauditi, dicendo: – Non lascerò andare perduta l’azione di chiunque di voi, maschio e femmina, chè derivate tutti gli uni dagli altri”

(Corano, 3, 195).

Qui, si noti l’accenno al fatto che nessuna azione andrà sprecata/perduta, chiara allusione al fatto non è stato mai impedito alle donne di compiere buone azioni, e la preghiera-salah e il digiuno sono sicuramente tra le migliori buone azioni a cui sono invitati i/le credenti. Viceversa, se alla donna mestruata vengono proibite buone azioni come la salah/preghiera e il digiuno, peraltro prescritte ai/alle credenti dal Corano, avremmo il caso evidente di un precetto religioso che fa “sprecare” alle credenti mestruate delle buone azioni che normalmente avrebbero compiuto. Evidente che queste stramberie non possono venire da DIO. Non solo, ma si tratta di insegnamenti del tutto CONTRARI all’insegnamento del Sublime Corano.

Da tutto quanto illustrato finora, si deduce che l’unica proibizione che le musulmane devono osservare, durante il ciclo mestruale, riguarda i rapporti sessuali, proibizione che ovviamente riguarda anche l’uomo, anzi, come abbiamo già detto, è indirizzata innanzitutto all’uomo. Trattasi dunque chiaramente di divieto dovuto soprattutto al rispetto per una situazione di dolore e disagio fisiologico della donna mestruata.

IL MASCHILISMO DELLE “TRADIZIONI” E’ IN ANTITESI TOTALE CON IL CORANO

Quello che abbiamo mostrato chiaramente è che IDDIO non considera le donne, sue creature, spiritualmente impure durante la mestruazione, in nessun versetto del Corano. Infatti non vieta alle donne mestruate né la preghiera-salah né il digiuno. La cosiddetta “tradizione” è arrivata dunque al paradosso di proibire alle donne, durante le mestruazioni, atti che il Corano considera doverosi!

Si potrebbe obbiettare che i cosiddetti “tradizionalisti” vietano questi rituali di adorazione soltanto per l’impurità fisica e non spirituale. Questo non è vero. Se non per impurità spirituale, allora perché mai una donna mestruata non può sedere in una moschea, quando sta bene e può trovarsi in qualsiasi altro posto? E del resto, anche la stessa abluzione, che si fa prima di ogni preghiera-salah, non è richiesta per entrare all’interno di una moschea: in moschea si può entrare anche senza aver fatto le abluzioni, anche se si è in stato di impurità; questo, sia secondo il Corano, sia secondo la cosiddetta “tradizione”.

L’ORIGINE DI QUESTE IDEE NELL’ISLAM

Gli studiosi degli ahadiith definiscono molte di queste “inserzioni”, del tutto abusive, nella religione islamica, come invenzioni “Israailiyat”, cioè provenienti da ambienti ebraici e rabbinici. Esse originano da fonti ebraiche o cristiane che pensarono di inserire le proprie idee e tradizioni nella religione coranica del tempo.

Questo sarà l’argomento di futuri nostri articoli, se IDDIO vorrà.

Ma possiamo facilmente avere una chiara idea di queste provenienze, leggendo la Bibbia.

 

LA BIBBIA A PROPOSITO DELLA MESTRUAZIONE

Nella Bibbia notiamo un netto contrasto nell’atteggiamento verso le donne mestruate in confronto al Corano. Nella Bibbia troviamo che la “impurità spirituale” è un problema delle donne mestruate:

Quando una donna avrà il suo flusso, cioè colerà il sangue dalla sua carne, rimarrà nella sua impurità per sette giorni; chiunque la toccherà sarà impuro fino alla sera. Ogni giaciglio sul quale si sarà messa a dormire durante la sua immondezza sarà immondo; ogni mobile sul quale si sarà seduta sarà immondo. Chiunque toccherà il suo giaciglio, dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. Chi toccherà qualunque mobile sul quale essa si sarà seduta, dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. Se l’uomo si trova sul giaciglio o sul mobile mentre essa vi siede, per tale contatto sarà immondo fino alla sera. Se un uomo ha rapporto intimo con essa, l’immondezza di lei lo contamina: egli sarà immondo per sette giorni e ogni giaciglio sul quale si coricherà sarà immondo. La donna che ha un flusso di sangue per molti giorni, fuori del tempo delle regole, o che lo abbia più del normale sarà immonda per tutto il tempo del flusso, secondo le norme dell’immondezza mestruale. Ogni giaciglio sul quale si coricherà durante tutto il tempo del flusso sarà per lei come il giaciglio sul quale si corica quando ha le regole; ogni mobile sul quale siederà sarà immondo, come lo è quando essa ha le regole. Chiunque toccherà quelle cose sarà immondo; dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. Quando essa sia guarita dal flusso, conterà sette giorni e poi sarà monda. L’ottavo giorno prenderà due tortore o due colombi e li porterà al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno. Il sacerdote ne offrirà uno come sacrificio espiatorio e l’altro come olocausto e farà per lei il rito espiatorio, davanti al Signore, per il flusso che la rendeva immonda” (Levitico 15:19-30).

Come si vede, c’è una corrispondenza totale tra queste concezioni bibliche e quel che viene purtroppo praticato dalla gran parte dei musulmani, seguendo le “tradizioni”. Ad esempio, la proibizione alle donne di entrare in moschea deriva chiaramente dal fatto che la Bibbia considera sporco ogni posto sul quale sieda una donna mestruata: “ogni mobile sul quale si sarà seduta sarà immondo”. Allo stesso modo, la proibizione alla donna musulmana di toccare una copia del Corano, risulta del tutto consonante con l’idea biblica che chiunque tocchi qualcosa con cui una donna mestruata è venuta a contatto diviene anch’egli impuro: “E chiunque tocchi queste cose sarà immondo”.

Contemporaneamente, queste concezioni risultano dunque del tutto affini alla Bibbia, e del tutto estranee al Corano.

Queste concezioni riflettono in pieno la concezione fortemente maschilista presente nella Bibbia, e sono del tutto in contrasto con la concezione paritaria, fra uomo e donna, presente nel Corano.

CONCLUSIONI:

  • alle musulmane mestruate è permesso di eseguire tutte le forme di adorazioni consigliate dal Corano;

  • il solo divieto per le donne musulmane mestruate, nel Corano e dunque nell’Islàm, è il rapporto sessuale;

  • i musulmani e le musulmane devono considerare tutte le altre proibizioni, riguardanti le donne mestruate, che derivano dagli “ahadiith” e dai cosiddetti “sapienti”, come proibizioni da non osservare, in quanto impediscono senza motivo alcuno la pratica religiosa raccomandata dal Corano, in maniera paritaria, a uomini e donne in egual maniera, e in quanto tali proibizioni contrastano apertamente e inequivocabilmente con l’insegnamento del Sublime Corano.

MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO” L’ESPANSIONISMO DEL GUERRAFONDAIO ERDOGAN

6) – Il ruolo di Erdogan nell’arruolamento, nell’addestramento e nel finanziamento dell’ISIS

Al centro, il leader turco Erdogan. Tutto intorno i suoi confratelli massoni nella Ur-Lodge (SuperLoggia Massonica) “Hathor Pentalpha”, i principali protagonisti della sporca guerra per distruggere e smembrare la Siria.

Al centro, il leader turco Erdogan. Tutto intorno i suoi confratelli massoni nella Ur-Lodge (SuperLoggia Massonica) “Hathor Pentalpha”, i principali protagonisti della sporca guerra per distruggere e smembrare la Siria.

Abbiamo già delineato, nelle 5 puntate precedenti, il progetto transnazionale massonico che sta dietro le azioni del “novello sultano”, il terrorista guerrafondaio Erdogan. In fondo a questo articolo, potrete trovare tutti i links di quelle precedenti puntate.

In questa sesta puntata, che scriviamo mentre l’esercito siriano si appresta a riconquistare alla Siria la zona siriana di Idlib, e si hanno notizie degli ennesimi rifornimenti di armi turche ai terroristi, che coadiuvano la presenza attiva delle truppe turche che occupano la Siria, diamo un quadro sintetico e illustrativo di tutte le attività di supporto al terrorismo, che il boia Erdogan ha implementato e corroborato in questi anni.

IL VIAGGIO VERSO LA SIRIA. TAPPA OBBLIGATA: ISTANBUL

I terroristi che volevano arruolarsi nell’ISIS, dovevano necessariamente passare per la Turchia, e dunque, innanzitutto, arrivare ad Istanbul. Già questo fatto, indica la complicità di Erdogan: è infatti del tutto inverosimile che un traffico di migliaia e migliaia di “foreign fighters” (combattenti stranieri) sia passato inosservato dai servizi segreti turchi.

Questo “traffico” è noto ai media di tutto il mondo, che lo hanno ampiamente documentato.

In Italia, abbiamo avuto alcuni di questi casi, uno dei quali, Giuliano Delnevo, nome islamico “Ibrahim”, è morto combattendo contro la Siria. Si era arruolato sotto un gruppo di mercenari guidato da un terrorista ceceno.

Un altro caso è stato quello di Maria Giulia Sergio, anche lei partita per il “jihaad” in Siria.

In questa cartina, vediamo l’itinerario compiuto da Maria Giulia Sergio / “Fatima”, per andare ad arruolarsi nell’Isis e combattere contro la Siria. Come si vede, dopo uno scalo a Istanbul, gli arruolandi nelle fieìle terroristiche dovevano prendere un altro aereo per Gaziantep, una località vicino al confine con la Siria, che non è certo una metropoli da poter dire che simili viaggiatori potessero passare inosservati dai servizi di sicurezza turchi.

In questa cartina, vediamo l’itinerario compiuto da Maria Giulia Sergio / “Fatima”, per andare ad arruolarsi nell’Isis e combattere contro la Siria. Come si vede, dopo uno scalo a Istanbul, gli arruolandi nelle fieìle terroristiche dovevano prendere un altro aereo per Gaziantep, una località vicino al confine con la Siria, che non è certo una metropoli da poter dire che simili viaggiatori potessero passare inosservati dai servizi di sicurezza turchi.

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Ecco come un magistrato italiano descrive le modalità di smistamento degli arruolati, in Turchia, ad opera di un turco:

Il percorso dei due sposi verso il Medio oriente è stato ricostruito “attraverso l’intercettazione dell’utenza in uso a un coordinatore dell’organizzazione dei “foreign fighters” (combattenti stranieri) dello Stato Islamico”, intercettazione che ha reso “possibile ricostruire l’attività di smistamento degli stranieri che da varie parti del mondo partono per raggiungere” i miliziani del Califfato. “Abbiamo individuato – ha spiegato il Pm milanese Maurizio Romanelli – un’utenza turca e si è aperto uno scenario enorme che ha fornito uno spaccato sulle regole per arrivare lì: accorgimenti materiali, come ad esempio l’indicazione di non usare telefoni di ultima generazione ma solo telefoni di vecchio tipo; il procurarsi schede locali e buttare la scheda vecchia; avere una valigia senza eccessivo bagaglio”. Il reclutatore turco dei “foreign fighters” “Questa persona – ha sostenuto ancora Romanelli – è una persona importante nello stato islamico e rivendica il ruolo di interlocutore con vari paesi Europei. Questo tipo di figure sono in grado di dare risposte a tutti”. Il direttore del Servizio Centrale Antiterrorismo della Polizia, Lamberto Giannini, ha spiegato che “non c’è solo una motivazione ideologica e religiosa a spingere i “foreign fighters” a partire per aderire allo Stato Islamico. I reclutatori garantivano un welfare con cure sanitarie, distribuzione di armi, la possibilità di acquistare auto a prezzi stracciati in quanto bottino di guerra “.

Trovate qui l’articolo integrale.

L’ISIS IN TURCHIA.

C’è stato un periodo, tra il 2014 e il 2017, che tra Turchia e ISIS si era creata una simbiosi pressochè perfetta, sotto la regia di Erdogan. Testimoni dicono che c’era stato un vero accordo formale e ufficiale, sia pur non ufficializzato, tra ISIS e governo turco. Ne diamo alcune linee:

  • I terroristi feriti vengono curati in ospedali vicino al confine con la Siria;
  • Il trasporto di armi avveniva con la supervisione di agenti turchi;
  • Gruppi criminali turchi fornivano auto rubate ai terroristi;
  • L’arruolamento dei terroristi avveniva anche tramite associazioni e fondazioni legali in Turchia;
  • A Istanbul c’era un ufficio per l’assistenza ai jihadisti provenienti dall’Europa;
  • In Turchia esistevano negozi che vendevano gadgets dell’ISIS, e che raccoglievano aiuti umanitari esponendo la bandiera dell’ISIS;
  • La gendarmeria turca situata al confine era del tutto complice coi terroristi;
  • A tutto questo, si aggiunga l’embargo della Turchia verso la Siria.
La città di Mersin, in Turchia, nei quali ospedali venivano curati i terroristi feriti dell’ISIS.

La città di Mersin, in Turchia, nei quali ospedali venivano curati i terroristi feriti dell’ISIS.

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Per chi voglia leggere una esposizione dettagliata, ecco il link di questo post dell’8 luglio 2016.

AIUTI E ADDESTRAMENTI AI TERRORISTI

Al tutto hanno sempre partecipato anche il figlio e la figlia di Erdogan, in particolare nel contrabbando di petrolio (rubato all’Iraq) con l’ISIS, e nell’assistenza ai terroristi feriti. Il governo egiziano, più volte, ha accusato Erdogan di sostenere, con armi e denaro, anche l’ISIS in Libia.

Erdogan con la figlia Summeye, che curava l’assistenza ai terroristi dell’ISIS feriti, in un ospedale in Turchia.

Erdogan con la figlia Summeye, che curava l’assistenza ai terroristi dell’ISIS feriti, in un ospedale in Turchia.

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Questo è il link per approfondire.

IL CONTRABBANDO DI PETROLIO CON L’ISIS

Organizzato e coordinato dal figlio di Erdogan, è andato avanti per un bel po’ un contrabbando di petrolio rubato all’Iraq, e rivenduto in Turchia. Un traffico che avrebbe fruttato fino a DUE MILIARDI DI DOLLARI ALL’ANNO. Il traffico fu denunciato dalla Russia, e poi confermato da documenti pubblicati da Wikileaks.

Zakho, città del Kurdistan iracheno, dove la Turchia acquistava il petrolio di contrabbando dall’ISIS.

Zakho, città del Kurdistan iracheno, dove la Turchia acquistava il petrolio di contrabbando dall’ISIS.

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Questo è il link per l’articolo originale.

In Italia, fu aperta anche un’indagine su questo traffico, e sul riciclaggio di denaro ad esso collegato.

Bilal Erdogan, figlio del presidente turco, organizzatore e gestore del contrabbando di petrolio iracheno dall’ISIS.

Bilal Erdogan, figlio del presidente turco, organizzatore e gestore del contrabbando di petrolio iracheno dall’ISIS.

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 Ecco li link per approfondire.

 LA RUSSIA DISTRUGGE IL CONTRABBANDO

Dopo aver scoperto e denunciato il contrabbando, la Russia ha avuto persino un aereo abbattuto dalla Turchia, che ha ovviamente detto che “è stato un errore”, ma non si è mai degnata di porgere scuse ufficiali.

La Russia ha poi posto fine al contrabbando, distruggendo tutti gli automezzi turchi, e mostrandone poi le immagini a tutto il mondo.

Un’immagine dei raids russi che hanno distrutto i camion turchi che contrabbandavano il petrolio iracheno verso l’Isis.

Un’immagine dei raids russi che hanno distrutto i camion turchi che contrabbandavano il petrolio iracheno verso l’Isis.

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 Ecco il link del filmato.

ERDOGAN E GLI AMERICANI

Gli USA, allora sotto la presidenza di Obama, hanno sempre sostanzialmente appoggiato l’ISIS, anche se in maniera meno decisa di quanto desiderasse la corrente neocon. Emerge ancora, ripetendo un clichè abituale, la triangolazione alleata USA/Fratelli Musulmani/Turchia.

Manifestanti in Egitto accusano Obama e la Patterson di sostenere i Fratelli Musulmani e il terrorismo in Egitto.

Manifestanti in Egitto accusano Obama e la Patterson di sostenere i Fratelli Musulmani e il terrorismo in Egitto.

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 Ecco il link per approfondire.

Gli americani arrivano persino a negare l’esistenza del contrabbando, pur di non indebolire Erdogan.

Steve Warren, portavoce del Pentagono ai tempi di Obama.

Steve Warren, portavoce del Pentagono ai tempi di Obama.

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 Ecco il link per approfondire.

IL RUOLO DELLA SADAT.INC

Erdogan si è costruito, nel tempo, un esercito privato e praticamente personale, che un giorno potrebbe persino rendersi indipendente dall’esercito nazionale turco: organizzazioni paramiliari giovanili, rapimenti di oppositori all’estero, provocazione di disordini durante il golpe del 2016: ecco a voi la SADAT.INC.

Il logo della Sadat.Inc

Il logo della Sadat.Inc

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Il link per approfondire.

LE PUNTATE PRECEDENTI

Ecco i link per chi vuole leggere le puntate precedenti di questa inchiesta.

1a puntata: IL RUOLO DELLA TURCHIA NEL PROGETTO MASSONICO PENTALPHIANO –  .

2a puntata: I CONFRATELLI MASSONI DI ERDOGAN - .

3a puntata: L’ACCORDO CON ISRAELE E IL TRADIMENTO DELLA PALESTINA –  .

4a puntata: L’INVASIONE DELLA SIRIA E I RAPPORTI COI TERRORISTI –  .

5a puntata: LA LEADERSHIP DEL MONDO ISLAMICO E IL CASO KHASHOGGI –  .

LA CINA, L’ISLAM E I MUSULMANI

Oltre la fake news, e la falsa propaganda occidentale, la vera storia e la vera attualità della religione islamica e della minoranza degli uiguri. 1 – Il giornalista inglese e le invenzioni sui “campi di concentramento”

Secondo i terroristi del World Uyghur Congress la Cina vorrebbe vietare i costumi tradizionali. Qui vediamo addirittura Xi Jinping che indossa il copricapo tradizionale uiguro.

Secondo i terroristi del World Uyghur Congress la Cina vorrebbe vietare i costumi tradizionali. Qui vediamo addirittura Xi Jinping che indossa il copricapo tradizionale uiguro.

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In CINA, la emittente britannica BBC è chiamata “British Bullshitting Corp “, cioè “Società Britannica per la Fabbrica di Stronzate”.

Uno di questi “fabbricaputtanate” è andato recentemente in Cina, nello Xinjiang. E già questa è una notizia, visto che è stato fatto entrare senza problemi, e ha potuto fare il suo servizio, e poi tornarsene a casa.

Ma non era andato per fare informazione, ma per imbastire propaganda anti-cinese. E tornato a casa, ha montato un video di pura falsificazione.

Nel video, dice di avere foto satellitari dei campi di rieducazione (chiamati, naturalmente, “campi di concentramento”).

Nel video si vedono due foto.

La prima è questa:

image3


Questa foto, secondo il giornalista sparaballe, sarebbe una foto del 2017. Rappresenterebbe un campo di calcio, che sarebbe poi stato trasformato, nel 2018, in un “campo di concentramento” che sarebbe quello che si vede nella foto qui sotto:

image2

Ma in realtà il campo era ancora un campo il 25 aprile del 2019, se ingrandite la foto si legge la data:

image4


Quindi il campo da calcio non è stato sostituito da palazzine. Nessuna delle immagini mostrate nel video dimostra che questi siano campi di concentramento. È una cosa che possono controllare tutti quelli pratici del web, semplicemente prendendo le coordinate e andando su Google Maps.

Le foto sono dunque ritoccate. L’unica cosa che non sappiamo è se lui era al corrente del ritoccamento oppure no. Di certo, lui non ha fatto nessun controllo, che sarebbe pur stato facilissimo.

Fatto sta, che il video non dimostra un bel niente, e di fatto è un falso puro e semplice.

Per chi lo vuol visionare, ecco il link.

Il video si intitola “I campi nascosti della Cina”. Mai titolo fu più azzeccato. Infatti, questi “campi” sono talmente “nascosti” che non esistono affatto!

PERCHE’ QUESTA INCHIESTA A PUNTATE

Ho voluto cominciare questa inchiesta a puntate sull’Islàm in Cina, proprio da un caso clamoroso di fake, per entrare subito nell’attualità.

Negli ultimi tempi, assistiamo, sui media ma soprattutto sui social, a una clamorosa campagna menzognera e diffamatoria contro la Cina, che prende a pretesto presunte “persecuzioni” e “genocidi” nei confronti dei musulmani uiguri e della religione islamica in generale.

Questo ha a che fare con questioni geopolitiche molto complesse, ma che si possono sintetizzare in poche righe.

Dopo la caduta del muro di Berlino, e la conseguente disgragazione dell’URSS e la decadenza della Russia, vi è stato un periodo di prevalenza USA, a livello planetario. Si parlava di “unica superpotenza” e “unipolarismo”.

Ma questo periodo è superato da tempo. La Russia, e soprattutto la Cina, sono molto cresciute, e per di più hanno stretto, e consolidato negli anni, una forte alleanza politico-militare strategica.

Uno dei nodi più importanti di questo progresso, in prospettiva futura, è il colossale progetto della nuova “Via della Seta”, un mega progetto che collegherà moltissimi paesi, e rappresenterà un volano formidabile per tutte le economie coinvolte.

Gli USA, e in particolare quegli ambienti massonici “neocons” legati a Israele, cercano di sabotare questa crescita di Russia e Cina. E in questo quadro, vanno visti gli appoggi (mediatici e non solo) a gruppi estremisti, terroristi e separatisti, allo scopo di destabilizzare la Cina e tutti gli alleati.

Dunque, oltre al fatto di servire comunque la Verità, lo smascheramento di tali menzogne, e il ristabilimento di un minimo di informazione corretta, può contribuire a evitare conflitti nel prossimo futuro.

Di questo parleremo nelle puntate seguenti, se IDDIO vorrà.