MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO” L’ESPANSIONISMO DEL GUERRAFONDAIO ERDOGAN

6) – Il ruolo di Erdogan nell’arruolamento, nell’addestramento e nel finanziamento dell’ISIS

Al centro, il leader turco Erdogan. Tutto intorno i suoi confratelli massoni nella Ur-Lodge (SuperLoggia Massonica) “Hathor Pentalpha”, i principali protagonisti della sporca guerra per distruggere e smembrare la Siria.

Al centro, il leader turco Erdogan. Tutto intorno i suoi confratelli massoni nella Ur-Lodge (SuperLoggia Massonica) “Hathor Pentalpha”, i principali protagonisti della sporca guerra per distruggere e smembrare la Siria.

Abbiamo già delineato, nelle 5 puntate precedenti, il progetto transnazionale massonico che sta dietro le azioni del “novello sultano”, il terrorista guerrafondaio Erdogan. In fondo a questo articolo, potrete trovare tutti i links di quelle precedenti puntate.

In questa sesta puntata, che scriviamo mentre l’esercito siriano si appresta a riconquistare alla Siria la zona siriana di Idlib, e si hanno notizie degli ennesimi rifornimenti di armi turche ai terroristi, che coadiuvano la presenza attiva delle truppe turche che occupano la Siria, diamo un quadro sintetico e illustrativo di tutte le attività di supporto al terrorismo, che il boia Erdogan ha implementato e corroborato in questi anni.

IL VIAGGIO VERSO LA SIRIA. TAPPA OBBLIGATA: ISTANBUL

I terroristi che volevano arruolarsi nell’ISIS, dovevano necessariamente passare per la Turchia, e dunque, innanzitutto, arrivare ad Istanbul. Già questo fatto, indica la complicità di Erdogan: è infatti del tutto inverosimile che un traffico di migliaia e migliaia di “foreign fighters” (combattenti stranieri) sia passato inosservato dai servizi segreti turchi.

Questo “traffico” è noto ai media di tutto il mondo, che lo hanno ampiamente documentato.

In Italia, abbiamo avuto alcuni di questi casi, uno dei quali, Giuliano Delnevo, nome islamico “Ibrahim”, è morto combattendo contro la Siria. Si era arruolato sotto un gruppo di mercenari guidato da un terrorista ceceno.

Un altro caso è stato quello di Maria Giulia Sergio, anche lei partita per il “jihaad” in Siria.

In questa cartina, vediamo l’itinerario compiuto da Maria Giulia Sergio / “Fatima”, per andare ad arruolarsi nell’Isis e combattere contro la Siria. Come si vede, dopo uno scalo a Istanbul, gli arruolandi nelle fieìle terroristiche dovevano prendere un altro aereo per Gaziantep, una località vicino al confine con la Siria, che non è certo una metropoli da poter dire che simili viaggiatori potessero passare inosservati dai servizi di sicurezza turchi.

In questa cartina, vediamo l’itinerario compiuto da Maria Giulia Sergio / “Fatima”, per andare ad arruolarsi nell’Isis e combattere contro la Siria. Come si vede, dopo uno scalo a Istanbul, gli arruolandi nelle fieìle terroristiche dovevano prendere un altro aereo per Gaziantep, una località vicino al confine con la Siria, che non è certo una metropoli da poter dire che simili viaggiatori potessero passare inosservati dai servizi di sicurezza turchi.

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Ecco come un magistrato italiano descrive le modalità di smistamento degli arruolati, in Turchia, ad opera di un turco:

Il percorso dei due sposi verso il Medio oriente è stato ricostruito “attraverso l’intercettazione dell’utenza in uso a un coordinatore dell’organizzazione dei “foreign fighters” (combattenti stranieri) dello Stato Islamico”, intercettazione che ha reso “possibile ricostruire l’attività di smistamento degli stranieri che da varie parti del mondo partono per raggiungere” i miliziani del Califfato. “Abbiamo individuato – ha spiegato il Pm milanese Maurizio Romanelli – un’utenza turca e si è aperto uno scenario enorme che ha fornito uno spaccato sulle regole per arrivare lì: accorgimenti materiali, come ad esempio l’indicazione di non usare telefoni di ultima generazione ma solo telefoni di vecchio tipo; il procurarsi schede locali e buttare la scheda vecchia; avere una valigia senza eccessivo bagaglio”. Il reclutatore turco dei “foreign fighters” “Questa persona – ha sostenuto ancora Romanelli – è una persona importante nello stato islamico e rivendica il ruolo di interlocutore con vari paesi Europei. Questo tipo di figure sono in grado di dare risposte a tutti”. Il direttore del Servizio Centrale Antiterrorismo della Polizia, Lamberto Giannini, ha spiegato che “non c’è solo una motivazione ideologica e religiosa a spingere i “foreign fighters” a partire per aderire allo Stato Islamico. I reclutatori garantivano un welfare con cure sanitarie, distribuzione di armi, la possibilità di acquistare auto a prezzi stracciati in quanto bottino di guerra “.

Trovate qui l’articolo integrale.

L’ISIS IN TURCHIA.

C’è stato un periodo, tra il 2014 e il 2017, che tra Turchia e ISIS si era creata una simbiosi pressochè perfetta, sotto la regia di Erdogan. Testimoni dicono che c’era stato un vero accordo formale e ufficiale, sia pur non ufficializzato, tra ISIS e governo turco. Ne diamo alcune linee:

  • I terroristi feriti vengono curati in ospedali vicino al confine con la Siria;
  • Il trasporto di armi avveniva con la supervisione di agenti turchi;
  • Gruppi criminali turchi fornivano auto rubate ai terroristi;
  • L’arruolamento dei terroristi avveniva anche tramite associazioni e fondazioni legali in Turchia;
  • A Istanbul c’era un ufficio per l’assistenza ai jihadisti provenienti dall’Europa;
  • In Turchia esistevano negozi che vendevano gadgets dell’ISIS, e che raccoglievano aiuti umanitari esponendo la bandiera dell’ISIS;
  • La gendarmeria turca situata al confine era del tutto complice coi terroristi;
  • A tutto questo, si aggiunga l’embargo della Turchia verso la Siria.
La città di Mersin, in Turchia, nei quali ospedali venivano curati i terroristi feriti dell’ISIS.

La città di Mersin, in Turchia, nei quali ospedali venivano curati i terroristi feriti dell’ISIS.

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Per chi voglia leggere una esposizione dettagliata, ecco il link di questo post dell’8 luglio 2016.

AIUTI E ADDESTRAMENTI AI TERRORISTI

Al tutto hanno sempre partecipato anche il figlio e la figlia di Erdogan, in particolare nel contrabbando di petrolio (rubato all’Iraq) con l’ISIS, e nell’assistenza ai terroristi feriti. Il governo egiziano, più volte, ha accusato Erdogan di sostenere, con armi e denaro, anche l’ISIS in Libia.

Erdogan con la figlia Summeye, che curava l’assistenza ai terroristi dell’ISIS feriti, in un ospedale in Turchia.

Erdogan con la figlia Summeye, che curava l’assistenza ai terroristi dell’ISIS feriti, in un ospedale in Turchia.

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Questo è il link per approfondire.

IL CONTRABBANDO DI PETROLIO CON L’ISIS

Organizzato e coordinato dal figlio di Erdogan, è andato avanti per un bel po’ un contrabbando di petrolio rubato all’Iraq, e rivenduto in Turchia. Un traffico che avrebbe fruttato fino a DUE MILIARDI DI DOLLARI ALL’ANNO. Il traffico fu denunciato dalla Russia, e poi confermato da documenti pubblicati da Wikileaks.

Zakho, città del Kurdistan iracheno, dove la Turchia acquistava il petrolio di contrabbando dall’ISIS.

Zakho, città del Kurdistan iracheno, dove la Turchia acquistava il petrolio di contrabbando dall’ISIS.

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Questo è il link per l’articolo originale.

In Italia, fu aperta anche un’indagine su questo traffico, e sul riciclaggio di denaro ad esso collegato.

Bilal Erdogan, figlio del presidente turco, organizzatore e gestore del contrabbando di petrolio iracheno dall’ISIS.

Bilal Erdogan, figlio del presidente turco, organizzatore e gestore del contrabbando di petrolio iracheno dall’ISIS.

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 Ecco li link per approfondire.

 LA RUSSIA DISTRUGGE IL CONTRABBANDO

Dopo aver scoperto e denunciato il contrabbando, la Russia ha avuto persino un aereo abbattuto dalla Turchia, che ha ovviamente detto che “è stato un errore”, ma non si è mai degnata di porgere scuse ufficiali.

La Russia ha poi posto fine al contrabbando, distruggendo tutti gli automezzi turchi, e mostrandone poi le immagini a tutto il mondo.

Un’immagine dei raids russi che hanno distrutto i camion turchi che contrabbandavano il petrolio iracheno verso l’Isis.

Un’immagine dei raids russi che hanno distrutto i camion turchi che contrabbandavano il petrolio iracheno verso l’Isis.

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 Ecco il link del filmato.

ERDOGAN E GLI AMERICANI

Gli USA, allora sotto la presidenza di Obama, hanno sempre sostanzialmente appoggiato l’ISIS, anche se in maniera meno decisa di quanto desiderasse la corrente neocon. Emerge ancora, ripetendo un clichè abituale, la triangolazione alleata USA/Fratelli Musulmani/Turchia.

Manifestanti in Egitto accusano Obama e la Patterson di sostenere i Fratelli Musulmani e il terrorismo in Egitto.

Manifestanti in Egitto accusano Obama e la Patterson di sostenere i Fratelli Musulmani e il terrorismo in Egitto.

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 Ecco il link per approfondire.

Gli americani arrivano persino a negare l’esistenza del contrabbando, pur di non indebolire Erdogan.

Steve Warren, portavoce del Pentagono ai tempi di Obama.

Steve Warren, portavoce del Pentagono ai tempi di Obama.

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 Ecco il link per approfondire.

IL RUOLO DELLA SADAT.INC

Erdogan si è costruito, nel tempo, un esercito privato e praticamente personale, che un giorno potrebbe persino rendersi indipendente dall’esercito nazionale turco: organizzazioni paramiliari giovanili, rapimenti di oppositori all’estero, provocazione di disordini durante il golpe del 2016: ecco a voi la SADAT.INC.

Il logo della Sadat.Inc

Il logo della Sadat.Inc

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Il link per approfondire.

LE PUNTATE PRECEDENTI

Ecco i link per chi vuole leggere le puntate precedenti di questa inchiesta.

1a puntata: IL RUOLO DELLA TURCHIA NEL PROGETTO MASSONICO PENTALPHIANO –  .

2a puntata: I CONFRATELLI MASSONI DI ERDOGAN - .

3a puntata: L’ACCORDO CON ISRAELE E IL TRADIMENTO DELLA PALESTINA –  .

4a puntata: L’INVASIONE DELLA SIRIA E I RAPPORTI COI TERRORISTI –  .

5a puntata: LA LEADERSHIP DEL MONDO ISLAMICO E IL CASO KHASHOGGI –  .

LA CINA, L’ISLAM E I MUSULMANI

Oltre la fake news, e la falsa propaganda occidentale, la vera storia e la vera attualità della religione islamica e della minoranza degli uiguri. 1 – Il giornalista inglese e le invenzioni sui “campi di concentramento”

Secondo i terroristi del World Uyghur Congress la Cina vorrebbe vietare i costumi tradizionali. Qui vediamo addirittura Xi Jinping che indossa il copricapo tradizionale uiguro.

Secondo i terroristi del World Uyghur Congress la Cina vorrebbe vietare i costumi tradizionali. Qui vediamo addirittura Xi Jinping che indossa il copricapo tradizionale uiguro.

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In CINA, la emittente britannica BBC è chiamata “British Bullshitting Corp “, cioè “Società Britannica per la Fabbrica di Stronzate”.

Uno di questi “fabbricaputtanate” è andato recentemente in Cina, nello Xinjiang. E già questa è una notizia, visto che è stato fatto entrare senza problemi, e ha potuto fare il suo servizio, e poi tornarsene a casa.

Ma non era andato per fare informazione, ma per imbastire propaganda anti-cinese. E tornato a casa, ha montato un video di pura falsificazione.

Nel video, dice di avere foto satellitari dei campi di rieducazione (chiamati, naturalmente, “campi di concentramento”).

Nel video si vedono due foto.

La prima è questa:

image3


Questa foto, secondo il giornalista sparaballe, sarebbe una foto del 2017. Rappresenterebbe un campo di calcio, che sarebbe poi stato trasformato, nel 2018, in un “campo di concentramento” che sarebbe quello che si vede nella foto qui sotto:

image2

Ma in realtà il campo era ancora un campo il 25 aprile del 2019, se ingrandite la foto si legge la data:

image4


Quindi il campo da calcio non è stato sostituito da palazzine. Nessuna delle immagini mostrate nel video dimostra che questi siano campi di concentramento. È una cosa che possono controllare tutti quelli pratici del web, semplicemente prendendo le coordinate e andando su Google Maps.

Le foto sono dunque ritoccate. L’unica cosa che non sappiamo è se lui era al corrente del ritoccamento oppure no. Di certo, lui non ha fatto nessun controllo, che sarebbe pur stato facilissimo.

Fatto sta, che il video non dimostra un bel niente, e di fatto è un falso puro e semplice.

Per chi lo vuol visionare, ecco il link.

Il video si intitola “I campi nascosti della Cina”. Mai titolo fu più azzeccato. Infatti, questi “campi” sono talmente “nascosti” che non esistono affatto!

PERCHE’ QUESTA INCHIESTA A PUNTATE

Ho voluto cominciare questa inchiesta a puntate sull’Islàm in Cina, proprio da un caso clamoroso di fake, per entrare subito nell’attualità.

Negli ultimi tempi, assistiamo, sui media ma soprattutto sui social, a una clamorosa campagna menzognera e diffamatoria contro la Cina, che prende a pretesto presunte “persecuzioni” e “genocidi” nei confronti dei musulmani uiguri e della religione islamica in generale.

Questo ha a che fare con questioni geopolitiche molto complesse, ma che si possono sintetizzare in poche righe.

Dopo la caduta del muro di Berlino, e la conseguente disgragazione dell’URSS e la decadenza della Russia, vi è stato un periodo di prevalenza USA, a livello planetario. Si parlava di “unica superpotenza” e “unipolarismo”.

Ma questo periodo è superato da tempo. La Russia, e soprattutto la Cina, sono molto cresciute, e per di più hanno stretto, e consolidato negli anni, una forte alleanza politico-militare strategica.

Uno dei nodi più importanti di questo progresso, in prospettiva futura, è il colossale progetto della nuova “Via della Seta”, un mega progetto che collegherà moltissimi paesi, e rappresenterà un volano formidabile per tutte le economie coinvolte.

Gli USA, e in particolare quegli ambienti massonici “neocons” legati a Israele, cercano di sabotare questa crescita di Russia e Cina. E in questo quadro, vanno visti gli appoggi (mediatici e non solo) a gruppi estremisti, terroristi e separatisti, allo scopo di destabilizzare la Cina e tutti gli alleati.

Dunque, oltre al fatto di servire comunque la Verità, lo smascheramento di tali menzogne, e il ristabilimento di un minimo di informazione corretta, può contribuire a evitare conflitti nel prossimo futuro.

Di questo parleremo nelle puntate seguenti, se IDDIO vorrà.