MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO” L’ESPANSIONISMO DEL GUERRAFONDAIO ERDOGAN

5) – La questione della leadership nel mondo islamico. Il caso Khashoggi

Una delle ultime immagini del giornalista Jamal Ahmad Khashoggi, assassinato all’interno del Consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul.

Una delle ultime immagini del giornalista Jamal Ahmad Khashoggi, assassinato all’interno del Consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul.

L’AFFARE KHASHOGGI – Il presidente turco Erdogan non è solamente un terrorista guerrafondaio, come la recente invasione della Siria ha confermato, non fossero bastate tutte le precedenti “prodezze”, a cominciare dall’appoggio all’Isis. Il presidente turco Erdogan è un vero e proprio diavolo, che da tempo immemore si traveste da musulmano esemplare, per perseguire tenacemente i suoi voraci progetti di potere personale.

Un esempio lampante di questo suo “lato oscuro” è il caso Khashoggi. Costui era un giornalista saudita, legato alla famiglia reale, che negli ultimi tempi aveva manifestato forti critiche al regime dei Saud.

Khashoggi è stato assassinato, come accertato anche da una apposita commissione ONU, all’interno del consolato saudita A ISTANBUL. Per chi volesse approfondire tutta la storia dell’omicidio di Khashoggi, consiglio vivamente questo post, è praticamente un libro, documentatissimo.

Qui, mi interessa sottolineare che le indagini sulla sua morte, hanno potuto svilupparsi con successo solo in quanto le autorità turche, in particolar modo le forze dell’ordine e i servizi segreti, hanno rese pubbliche tutte le immagini delle telecamere disponibili, e soprattutto, le registrazioni audio di quello che era accaduto a Khashoggi, in quanto il consolato era abilmente sorvegliato da sofisticatissime apparecchiature, che non erano state rilevate neanche dagli esperti sauditi.

Khashoggi mentre entra nel consolato saudita a Istanbul. Non ne uscirà vivo.

Khashoggi mentre entra nel consolato saudita a Istanbul. Non ne uscirà vivo.

Questo significa una sola cosa, molto semplice: ERDOGAN AVREBBE POTUTO INSABBIARE IL TUTTO, e rendere quindi le indagini molto complicate, se non impossibili. INVECE HA DECISO DI RENDERE IL TUTTO PUBBLICO. PERCHE’?

Non per amor della verità, naturalmente. E nemmeno per amore della giustizia. Ha deciso così perché Muhammad bin Salman era, ed è, un suo RIVALE.

 

IL RIVALE SAUDITA – Nel libro-saggio del 1996, “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”, Samuel Huntington, anche lui poi iniziato (e in seguito divenutone anche, per qualche anno, “Maestro Cerimoniere”) alla Ur-Lodge massonica “Hathor Pentalpha”, prima di arrivare a delineare la Turchia come Stato-guida della Civiltà Islamica, aveva pensato, per questo ruolo, all’Arabia Saudita, che aveva poi scartato perché troppo scarsa di popolazione, e perchè, a causa della “vulnerabilità geografica”, la giudicava troppo dipendente dall’occidente. Ciò non toglie però che, in base a caratteristiche ben chiarite nel libro (pag. 259-260), l’Arabia Saudita venga considerato comunque lo stato numero due della lista. Questo fa sì che i due stati, Arabia Saudita e Turchia, si considerino in qualche modo, almeno dal 2000, anno di fondazione della Superloggia “Hathor Pentalpha”, come due rivali in questa corsa al ruolo di stato-guida della civiltà islamica.

Il libro “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”. Vi si descrive la Turchia come designato “Stato-guida” della civiltà islamica.

Il libro “Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale”. Vi si descrive la Turchia come designato “Stato-guida” della civiltà islamica.

I RAPPORTI COL QATAR – Tenendo sempre presente questa rivalità coi Saud (anche loro, tutti iniziati alla “Hathor Pentalpha”), Erdogan ha da anni cominciato a tessere rapporti particolari col Qatar (stato finanziatore di terroristi, ed iniziatore principale della guerra contro la Siria, assieme agli USA).

Già nel 2014 c’era stata una visita ufficiale, dell’Emiro del Qatar ad Ankara, e nel dicembre del 2015 la Turchia annunciava la prossima costruzione di una base turca in Qatar. Cosa apparentemente del tutto incomprensibile e, sempre apparentemente, per nulla necessaria alla difesa del piccolo regno, visto che ospita già da tempo una grande base militare USA. Ma comprensibilissima, anzi necessaria, se si tiene presente il quadro esoterico e geo-politico fin qui descritto. La base è poi stata regolarmente impiantata, con tanto di personale militare turco.

L’incontro tra l’emiro del Qatar, Tamin bin Hamada at-Thani, e il presidente turco Erdogan.

L’incontro tra l’emiro del Qatar, Tamin bin Hamada at-Thani, e il presidente turco Erdogan.

A conferma degli stretti rapporti tra i due paesi, tra l’altro entrambi da sempre sostenitori-padroni dell’organizzazione para-massonica “Fratelli Musulmani”, in un incontro dell’agosto 2018, l’emiro ha annunciato investimenti in Turchia per più di 13 miliardi di dollari, proprio in un momento di crisi Turchia-Usa:

https://www.ilpost.it/2018/08/16/qatar-offerto-aiuti-turchia/ .

I RAPPORTI CON L’IRAN – Il presidente turco aveva da tempo, dopo un periodo di relativa freddezza, cominciato a ristabilire buoni rapporti anche con l’Iran. Lo si evince da molte dichiarazioni di politici di questi paesi fin dall’inizio del 2016. Un esempio potete averlo in questo articolo di un giornalista turco, scritto in gennaio.

Questo riavvicinamento andava contro i disegni della Superloggia “Hathor Pentalpha”, laddove l’Iran non è prevista come potenza regionale autonoma, dunque va assorbita dallo “Stato-guida” della civiltà islamica, che è la Turchia.

IL COLPO DI STATO – Nel luglio 2016, in Turchia ci fu un fallito colpo di stato contro Erdogan (per chi vuol saperne di più).

Qualcuno ha ipotizzato che fosse un colpo di stato finto, messo in scena dallo stesso Erdogan, per poi fare la vittima e giustificare la forte repressione che ne è seguita. Personalmente, non lo posso escludere, ma sono più portato a credere che sia stato un colpo di stato vero, o anche un “mezzo colpo di stato”, fatto partire ma poi non proseguito, al fine di mandare un messaggio-minaccia a Erdogan. Lo stesso articolo di Wikipedia sopra citato sostiene, citando fonti serie, che l’ipotesi più probabile è che il golpe fallito sia stato un vero golpe, e non un finto golpe. Ma chi aveva interesse a minacciare o intimidire Erdogan? Gli unici, secondo logica, ad avere questo interesse, potevano essere i Saud e i “pentalphiani”.

 

SI AVVICINA ANCHE LA RUSSIA – La Russia nel saggio di Huntington è vista come rivale-nemica non assimilabile dall’Occidente, e potenza che va dunque tenuta separata (la “civiltà ortodossa”, secondo il disegno dei pentalphiani, deve essere tenuta lontana, e possibilmente in inferiorità militare, dall’occidente). Dopo il fallito golpe, si assiste ad un riavvicinamento, da parte della Turchia, anche con la Russia, dopo la crisi in seguito all’aereo russo abbattuto (per sbaglio?) dai turchi. Comincia una serie di summit ufficiali RUSSIA-IRAN-TURCHIA, preparati da un primo incontro trilaterale del 27-12-2016, a Mosca. Il primo, si tenne a Sochi nel novembre 2017. L’ultimo, il quinto finora, si è tenuto il 16 settembre 2019.

Rohani, Putin e Erdogan durante l’incontro a Sochi nel febbraio 2019.

Rohani, Putin e Erdogan durante l’incontro a Sochi nel febbraio 2019.

CRISI QATAR-SAUD, E ASCESA DI MUHAMMAD – L’Arabia Saudita, dal canto suo, ha sempre mantenuto distanza e inimicizia con l’Iran, anzi ravvivandole spesso con vere e proprie dichiarazioni di guerra, in perfetta assonanza con i pentalphiani (neocons) USA. Nel maggio 2017, esplode la crisi col Qatar, che covava da tempo:

https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201706164644921-grande-gioco-mediorientale-qatar-arabia-saudita/ .

Il 21 giugno 2017, il principe saudita Muhammad bin Salman viene designato ufficialmente erede al trono di re Salman. I suoi primi atti si caratterizzano per due principali risvolti: da una parte, cerca di darsi una patina di riformatore e di moderato, varando alcuni allentamenti delle leggi saudite, specialmente in favore delle donne. Dall’altra, rinfocolando l’avversione all’Iran, e aumentando i finanziamenti e il sostegno alla guerra contro lo Yemen.

La prima faccia serve a cominciare a costruirsi un’immagine di leader dei musulmani di tutto il mondo, che per essere tale ha bisogno di essere quantomeno “ammorbidita”. E non è certo un caso che questi “cambiamenti”, in sé comunque positivi, siano stati enormemente enfatizzati dai media occidentali.

La seconda faccia serve ad accreditarsi come servo fedele del progetto pentalphiano, e dunque come serio antagonista del “ballerino” Erdogan.

 

KHASHOGGI: UNA TRAPPOLA? – E da questo punto di vista, qualcuno ha osservato che il barbaro omicidio del povero Kashoggi, avvenuto all’interno proprio del consolato saudita a Istanbul, abbia tutto il sapore di una trappola. Infatti, la sua fidanzata e prossima moglie, che lo aspettava fuori dal consolato, da cui non è mai uscito vivo, è una ragazza turca. La quale, ha dichiarato recentemente che dedicherà tutta la vita a cercare giustizia per il suo mancato marito. Comunque siano andate le cose, l’affare Khashoggi è un’ombra impossibile da cancellare, una macchia indelebile, per uno che si vuole candidare ad essere il leader dei musulmani di tutto il mondo. Erdogan sembra quindi aver fatto fuori dai giochi il principino.

Khashoggi con la fidanzata turca, promessa-sposa, Hatice Cengiz.

Khashoggi con la fidanzata turca, promessa-sposa, Hatice Cengiz.

Del resto, lo stesso Erdogan, pochi giorni prima di invadere la Siria, proprio il 2 ottobre, anniversario della morte di Khashoggi, ha ricordato l’omicidio, e ha promesso di continuare la “ricerca della verità”. E le sue parole alludevano non tanto all’Arabia Saudita come paese, ma al principino Muhàmmad. Il suo rivale. O meglio, Ex-rivale:

https://www.agi.it/estero/khashoggi_anniversario_morte-6279407/news/2019-10-02/ .

 

IL PROGETTO E’ SVELATO – Ed ora, proprio in questi giorni, il progetto di stato-guida della Turchia a guida Erdogan, almeno nel versante delle conquiste territoriali, è stato svelato.

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La “futura Turchia” comprende metà della Siria, pezzi di Iràq, di Iràn, di Grecia, Cipro tutta intera e tutte le isole dell’Egeo, persino un pezzo di Bulgaria.

Noi non guardiamo alle terre degli altri. Noi rivogliamo solo quello che è nostro.” Così si legge in un post, sulla sua pagina personale, del Ministro della “Difesa” turco, Hulusi Akar.

E, avendolo postato, è evidentemente in qualche modo un progetto che si vuole rendere pubblico. Non tanto all’opinione pubblica mondiale, quanto agli “addetti ai lavori” del circuito massonico.

Questo significa solo che il diavolo Erdogan si sente sempre più forte, fra i “fratelli” massoni, e non teme più la rivalità del saudita Muhàmmad. E la cartina parla chiarissimo.

Qui, l’articolo che ne ha dato notizia.

 

Ma l’invasione della Siria da parte del sultano non è piaciuta affatto alla Russia e all’Iràn, e in questa situazione si è inserita la NATO, che con alcune dichiarazioni del capo Stoltenberg, pur chiedendo a Erdogan una generica “moderazione” (si introduce il concetto di “guerra moderata”?), cerca di rientrare nel gioco. Ha detto infatti che la Nato non espellerà la Turchia: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Nato-il-segretario-generale-La-Turchia-fuori-dal-Patto-Atlantico-fuori-discussione-869141e3-8d5b-4158-96de-bba91d6224f3.html .

Il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, a colloquio con Erdogan.

Il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, a colloquio con Erdogan.

Come si è visto, e come si vedrà in futuro, Erdogan è un vero camaleonte della politica, che cambia amicizie e alleanze come cambia il vento.

Un diavolo che non ha alcuna moralità, né politica né tantomeno religiosa.

Un diavolo che cerca solo il potere.

Per chi volesse comprendere il personaggio Erdogan a fondo, ricordiamo i primi 4 articoli di questa inchiesta, che potrete trovare all’interno del sito www.civiltaislamica.it, nella colonna a sinistra, su sfondo nero.

 

 

 

MISFATTI E PROSPETTIVE DI UN “MASSONE ANOMALO”

4) – L’invasione della Siria e i rapporti coi terroristi

Immagini dei bombardamenti di Erdogan sul nord-est della Siria.

Immagini dei bombardamenti di Erdogan sul nord-est della Siria.

«La nostra missione è prevenire la creazione di un corridoio del terrore al confine meridionale del nostro Paese e portare la pace nell’area… Il nostro esercito penetrerà per una profondità di 30, 35 chilometri in territorio siriano. Al momento mi risulta che 490 terroristi dell’Ypg siano stati uccisi. L’operazione ‘Fonte di Pace’, di cui ci assumiamo la responsabilità, è diretta a distruggere le postazioni dei terroristi Ypg, non contro i curdi che sono nostri fratelli. Vogliamo consolidare l’integrità territoriale della Siria”, ».

Queste sono le parole del presidente turco Erdogan, che hanno accompagnato l’invasione del nord-est della Siria, da parte dell’esercito e dell’aviazione turca, cominciata il giorno 9 ottobre 2019.

Ho ritenuto riportarle, per correttezza di informazione, perché nella loro completezza non sono state riportate dai media mainstream.

Le cronache, ad oggi, ci dicono che ci sono state molte vittime anche fra i civili, e tra l’altro è stata colpita anche un’autoambulanza di una ONG italiana.

 

COSA DICE IL CORANO

Ho già, nei tre articoli precedenti di questa mia inchiesta, descritto chiaramente il profilo reale di Erdogan, massone iniziato alla sanguinaria superloggia massonica transnazionale “Hathor Pentalpha”, responsabile di tutto il terrorismo mondiale dall’11 settembre 2001 ad oggi, superloggia a cui erano affiliati, oltre ai Bush e ai Saud, anche il “califfo” dell’Isis Abu Bakr al-Baghdaddi, e Osama Bin Laden.

Il Sublime Corano autorizza alla guerra solo per legittima difesa, e vieta esplicitamente l’aggressione armata, cioè proibisce ai musulmani di essere gli iniziatori di una guerra.

Ci sono molti versetti (ayaat) che dicono questo. Qui cito un brano molto conosciuto, e molto esplicito sull’argomento:

(190) Combattete per la causa di Allàh coloro che vi combattono e non siate voi gli aggressori! In verità, Allàh non ama gli aggressori.

(191) Perciò, (se vi aggrediscono) siete autorizzati a ucciderli, dovunque li troviate, e a cacciarli da qualsiasi luogo, da cui vi abbiano cacciato.

La persecuzione religiosa è più grave dell’uccisione.

Nessuna azione militare deve esser compiuta da voi nei pressi della sacra Moschea, tranne che per rispondere ad una azione militare, promossa contro voi in quell’area. Se essi uccidono voi, voi uccidete loro; così Noi ricompensiamo quelli che nascondono la verità.

(192) Se essi sospendono le ostilità, (sappiate che) Allàh è perdonatore e clementissimo.

(193) Combatteteli, perciò, soltanto fino a quando non ci sia più persecuzione religiosa [DA PARTE LORO] e il culto sia reso ad Allàh. Perciò, se sospendono le ostilità, cessino le ostilità da parte vostra, tranne che contro gli oppressori.

(194) Il mese sacro per il mese sacro, cosa sacra per cosa sacra. Perciò, se qualcuno vi aggredisce, aggreditelo voi pure, nello stesso modo, nel quale vi ha aggredito, però siate timorati di Allàh e sappiate che Allàh è con i timorati.

 

Tutto molto chiaro, dunque.

E’ proibito ai musulmani essere aggressori, e le guerra è consentita solo per legittima difesa.

E l’ultimo versetto citato è una ulteriore minaccia contro i musulmani che non rispettano questo ordine: dice chiaramente che ALLAH non è con loro.

A queste premesse, tratte dal Sublime Corano, va anche aggiunta tutta la storia del Profeta Muhàmmad, che dimostra che lui ha sempre combattuto per DIFENDERE la giovane comunità musulmana, mai per aggredire altre comunità. Chi volesse informarsi a proposito, può cliccare qui.

 Dunque, sia il Corano, sia la Sunnah del Profeta Muhàmmad, ci dicono che al musulmano è proibito far guerra a chicchessia, se non in caso di legittima difesa da aggressioni altrui. E se il musulmano deve cessare le ostilità, se cessano quelle del nemico, significa che ai musulmani è proibita anche la vendetta, per quanto giustificabile possa essere. E, su queste basi inoppugnabili, è ancora più ovvio che per un musulmano non è neanche minimamente immaginabile quella che viene chiamata “guerra preventiva”, come sembra essere quella scatenata dal presidente turco in Siria, guerra che intenderebbe evitare il formarsi di uno stato curdo ai confini con la Turchia.

Se rimaniamo in campo strettamente religioso, Erdogan si è comportato, per l’ennesima volta, in senso esattamente contrario a tutti gli insegnamenti islamici.

 

LA QUESTIONE CURDA IN SIRIA

La questione curda è antica, quella di un popolo che non riesce ad avere un proprio stato.

Senza fare tutta la storia della questione, si può dire in questa sede che i curdi sono sempre stati utilizzati, in particolar modo dalle potenze occidentali, Israele in testa, come spina nel fianco di tutte le nazioni arabe e musulmane. E questo “appoggio” è consistito in consistenti forniture di armi, mezzi e denaro in quantità, anche in direzione di gruppi chiaramente estremisti e terroristi.

Bisogna dire innanzitutto che la maggioranza dei curdi, circa l’80%, sono musulmani di scuola sunnita, presenti in Siria da circa 800 anni. E come negli altri paesi in cui si sono stanziati, Iràq, Iràn, Turchia (dove sono quasi 20 milioni: evidentemente non tutti ostili allo stato turco), anche in Siria la rivendicazione di uno “stato nazionale curdo” è stata sostanzialmente inesistente, fino a quando l’occidente non ha deciso di farne un’arma di destabilizzazione perenne del Medio Oriente. Per di più, proprio in Siria, la presenza curda si presenta come omogeneamente disseminata un po’ ovunque, e non esiste una zona consistente di territorio che possa definirsi come “zona curda”, e questo è anche il motivo per cui i curdi sono sempre stati contrari a una riforma costituzionale proposta nel recente passato, che avrebbe costituito le regioni: se fosse passata, infatti, i curdi non sarebbero stati maggioranza in nessuna regione.

Inoltre vi è da dire che, nelle zone da loro in questo momento occupate, o occupate nel recente passato, i curdi hanno praticato, in maniera organizzata e scientifica, una vera e propria pulizia etnica, espellendo quasi due milioni di persone. Questo, occupando città che non erano mai state “curde”, come Raqqa e Deir Ez-Zor. Il motivo? Petrolio, una produzione giornaliera di 630.000 barili al giorno.

Dunque, i curdi, in Siria soprattutto, non hanno chiesto diritti per una regione in cui vivevano, ma hanno deliberatamente operato, approfittando del caos generato dalla guerra in Siria e dall’avvento dell’Isis, trasferimenti e spostamenti di popoli, e di loro stessi, per ritagliarsi un proprio spazio, ai danni della Siria. Un po’ come se un milione di tedeschi si traferisse in Alto Adige, e pretendesse l’indipendenza dall’Italia. Nessuno lo accetterebbe, men che meno lo accetterebbero l’Italia e gli italiani. Aggiungiamo, concludendo, che lo YPG, l’esercito dei curdi che combattono in Siria, sono una frangia molto minoritaria dell’universo curdo, per di più caratterizzata da accuse, non del tutto fantasiose, di estremismo e terrorismo.

 L’IPOCRISIA DELL’OCCIDENTE, E DEI FRATELLI MUSULMANI

Per anni, i media occidentali ci hanno raccontato la balla del “macellaio Asad”, e ci hanno meravigliato le gesta dei “ribelli moderati” e dei “guerrieri della libertà”.

Abbiamo poi scoperto che fra questi “ribelli moderati” c’erano anche fior di terroristi, tipo Al Qaeda, ed altri.

In assonanza perfetta con la propaganda degli occidentali, dei sauditi e dei sionisti contro Asad, il quale, non dimentichiamolo mai, era ed è (sia da un punto di vista storico-religioso-morale, che dal punto di vista del diritto internazionale) il legittimo leader della nazione siriana, sono sempre stati i leader di tutto il mondo dei “Fratelli Musulmani”, e i leader di tutte le organizzazioni islamiche che sono, anche solo ideologicamente, riconducibili al loro impianto teorico integralista, a manifestare il loro totale appoggio a questi “ribelli moderati”. Ribelli che avevano e hanno il loro riferimento “istituzionale” in sigle come “Esercito Siriano Libero”, e “Consiglio Nazionale Siriano”, tutte sigle costituite all’estero. Nelle foto qui sotto mostro un paio di esempi di questa “consonanza”.

Mohamed Nour Dachan, medico siriano, è stato per molti anni presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche Italiane (UCOII), ed è membro del Consiglio Nazionale Siriano. Si noti la bandiera con le tre stelle rosse (quella della Siria è uguale, ma con due sole stelle).

Mohamed Nour Dachan, medico siriano, è stato per molti anni presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche Italiane (UCOII), ed è membro del Consiglio Nazionale Siriano. Si noti la bandiera con le tre stelle rosse (quella della Siria è uguale, ma con due sole stelle).

In questa foto vediamo Asmae Dachan, figlia del dottor Mohamed Nour di cui sopra, anche lei con la sciarpa-bandiera dei “ribelli moderati”. E’ stata recentemente al centro di polemiche in Italia, allorchè la Presidenza della Repubblica ha deciso di assegnargli un cavalierato. Su questo fatto, e sulle polemiche connesse, potete leggere questo mio post: http://www.civiltaislamica.it/atualita/lettera-meloni/ .

In questa foto vediamo Asmae Dachan, figlia del dottor Mohamed Nour di cui sopra, anche lei con la sciarpa-bandiera dei “ribelli moderati”. E’ stata recentemente al centro di polemiche in Italia, allorchè la Presidenza della Repubblica ha deciso di assegnargli un cavalierato. Su questo fatto, e sulle polemiche connesse, potete leggere questo mio post: http://www.civiltaislamica.it/atualita/lettera-meloni/ .

 

Ora, si dà il caso che l’esercito turco si trovi a combattere assieme a questi “ribelli moderati”, contro i curdi che hanno occupato il nord-est della Siria. Ecco qui sotto una foto eloquente a riguardo.

Combattenti “moderati”, filo-turchi, mostrano la bandiera a tre stelle dell’ “Esercito Siriano Libero”, dopo aver catturato due combattenti curdi.

Combattenti “moderati”, filo-turchi, mostrano la bandiera a tre stelle dell’ “Esercito Siriano Libero”, dopo aver catturato due combattenti curdi.

Qui c’è un’istantanea, estremamente emblematica, dell’incommensurabile ipocrisia occidentale, da una parte, e delle organizzazioni riferibili ideologicamente ai “Fratelli Musulmani”, dall’altra.

L’ipocrisia occidentale consiste in questo: adesso che, per vari motivi, i media occidentali hanno avuto l’input di condannare in tutti i modi Erdogan, ammettono la verità che hanno sempre nascosto, e cioè che questi “ribelli moderati” non sono tali, ma sono estremisti islamici, “jihadisti”, come amano chiamarli. Che poi è la verità. Ma, fino ad oggi, per i media occidentali era una menzogna, perché “terroristi” e “jihadisti” erano le espressioni, ineccepibili, usate da Asad per indicarli all’opinione pubblica. Ecco un articolo esemplare a proposito.

L’ipocrisia degli integralisti affini ai F.M., invece, consiste nel fatto che stanno zitti, e non controbattono a questo “cambiamento d’umore” dei media occidentali, mentre invece ora il nemico sono i curdi siriani del YPG, alleati e amici fino a ieri. Perché? Perché Erdogan, come tutti sanno, meno molti musulmani, si è conquistato la leadership del mondo islamico integralista, dello “Islàm politico”. E i Fratellini Musulmani e i loro affini, tutti, obbediscono alla nuova linea.

Allineati e coperti.

Fregandosene del Corano e degli insegnamenti del Profeta Muhàmmad. E anzi, contribuendo a infangare in tutto il mondo l’immagine dei musulmani, contribuendo a dipingerli come guerrafondai e violenti.

 ERDOGAN E L’ISIS

Erdogan, del resto ha avuto notoriamente contatti molto stretti con l’ISIS, e con tutte le milizie terroristiche che hanno combattuto la Siria.

Si scoprì anche che aveva organizzato, tramite suo figlio, un traffico di petrolio, proprio con l’Isis. Le accuse venivano da generali dell’esecrito russo, con tanto di foto documentali. Le accuse furono poi seguite da un bombardamento dei russi a una colonna di automezzi che portavano il petrolio in Turchia.

Ecco un articolo che ne parlava, che riprendeva la notizia dalla stampa russa.

Questo è un altro articolo interessante sull’argomento, che fa luce anche sul ruolo degli americani, e sul rapporto degli americani coi Fratelli Musulmani.

E questo è invece l’articolo in cui si mostra il bombardamento, da parte dei russi, delle colonne di camion-cisterna che portavano il petrolio, dai giacimenti controllati dall’Isis, verso la Turchia.

Dunque, come ho mostrato in questi miei post, indipendentemente dall’opinione dell’occidente, dove le informazione sono normalmente manipolate, distorte e/o falsificate, i musulmani devono prendere le distante da Erdogan, e considerarlo quantomeno come un estraneo all’Islàm, la religione del Corano e del comportamento del Profeta Muhàmmad.

 

Per chi volesse leggere i precedenti miei tre post sul terrorista Erdogan, eccovi i link:

 (prima puntata, Erdogan il massone);

 (i “fratelli” di Erdogan);

(l’accordo con Israele, tradimento della Palestina).

 

I post si trovano sul sito www.civiltaislamica.it . Se non funzionano i link, potete andare sul sito e cercare fra gli articoli della colonna di sinistra, con lo sfondo nero.

LA RIVOLUZIONE DISARMATA

Il libro-testimonianza di Ryszard Kapuscinski sulla rivoluzione iraniana del 1979

 La copertina di “SHAH-IN-SHAH”, il libro di Ryszard Kapuscinski, Ed. Feltrinelli

La copertina di “SHAH-IN-SHAH”, il libro di Ryszard Kapuscinski, Ed. Feltrinelli

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“…E c’era un ulteriore elemento che rendeva unica ai miei occhi la rivoluzione iraniana: era disarmata.

La sola arma delle masse iraniane era la religione. Forti soltanto della loro fede fanatica, esse si accinsero a rovesciare uno dei regimi più brutali e più militarizzati che il mondo allora conoscesse. La rivoluzione iraniana – che durò tredici mesi e alla fine annientò il regime dello scià costringendolo all’esilio – trionfò senza che si dovesse sparare un solo colpo di arma da fuoco. Al contrario, lo scià ordinò alle proprie truppe scelte e alla polizia segreta di sparare nel mucchio. Eppure nemmeno questi massacri riuscirono a far cadere le masse nella provocazione di scegliere la strada della violenza, sebbene poi, naturalmente, vinta la rivoluzione, simili metodi non violenti siano stati presto rimpiazzati da altri di natura opposta.” (P.185-186).

1979: i soldati dello scià sparano sui manifestanti disarmati.

1979: i soldati dello scià sparano sui manifestanti disarmati.

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LA RIVOLUZIONE NON VIOLENTA – Queste parole mi hanno ricordato che la rivoluzione pacifica iraniana, fatta portando in mano non armi, ma il Corano, mostrato al giornalista di un TG italiano come unica arma del popolo contro la terribile dittatura dello scià Reza Pahlavi, è stato un elemento decisivo nella mia decisione di approfondire la conoscenza della religione islamica. Il fatto che un libro fosse brandito come un’arma, e per di più come UNICA ARMA, mi aveva profondamente impressionato.

Mettendo a posto pochi giorni fa la mia biblioteca, ho scoperto questo libro di Ryszard Kapuscinski, un ottimo giornalista polacco, autore di reportage memorabili per asciuttezza ed obbiettività, comprato molti anni fa e mai letto. Ho cominciato a scorrere le prime righe, svogliatamente. Poi, invece, l’ho letto tutto d’un fiato.

LO SFARZO DEL REGIME

L’ascesa al potere di Khomeini, la miope brutalità dello Scià Reza Pahlavi e i suoi folli sogni di gloria militare, la strenua volontà di resistenza e di lotta di un popolo”.

Queste parole della quarta di copertina sintetizzano ottimamente il contenuto del libro. Aggiungerei, di mio, che il libro contiene anche ottime descrizioni della particolarità della religione praticata in Iràn, l’Islàm di scuola sciita, e soprattutto di come questa specifica tradizione religiosa, fondendosi coi caratteri millenari del popolo persiano, abbia prodotto una particolarità del tutto unica nella psicologia del popolo iraniano.

Le ricchezze incredibili accumulate dallo Scià, e il lusso sfrenato in cui viveva la nomenklatura, facevano contrasto infernale con la povertà infinita e altrettanto incredibile in cui viveva il popolo:

Ecco un aereo della Lufthansa all’aeroporto Mehrabad di Teheran. Sembra una foto pubblicitaria, ma qui la pubblicità non serve, essendo i posti sempre tutti prenotati. L’aereo decolla ogni mattina da Teheran per atterrare verso mezzogiorno a Monaco. Limousine in affitto conducono i viaggiatori a pranzo in ristoranti di classe. Nel pomeriggio lo stesso aereo riconduce i passeggeri a Teheran per l’ora di cena. È uno svago abbastanza a buon mercato: duemila dollari a testa, semplici spiccioli per chi sta nelle grazie dello Scià. Sono le basse sfere del palazzo che volano a Monaco per il pranzo: i veri signori non sempre hanno voglia di affrontare le fatiche di un viaggio tanto lungo. Per loro arriva un aereo Air France che gli consegna un pranzo del parigino Chez Maxim’s, cuochi e camerieri compresi…”. (P. 87).

Lo scià Mohammed Reza Pahlavi e Farah Diba. A dispetto delle patinate copertine di tutto il mondo, che si interessavano spesso di lui, soprattutto per lo sfarzo incredibile sfoggiato dalla corte, il regime dello scià è stato uno dei più sanguinari della storia dell’umanità. Il suo servizio segreto, la Savak, ha una nomea terrificante di esecuzioni, sevizie e torture.

Lo scià Mohammed Reza Pahlavi e Farah Diba. A dispetto delle patinate copertine di tutto il mondo, che si interessavano spesso di lui, soprattutto per lo sfarzo incredibile sfoggiato dalla corte, il regime dello scià è stato uno dei più sanguinari della storia dell’umanità. Il suo servizio segreto, la Savak, ha una nomea terrificante di esecuzioni, sevizie e torture.

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LO SCIA’ DEVE ANDARSENE!”

“…-Lo Scià deve andarsene!-. Questo, in sostanza, diceva allora Khomeini, e questo continuò a ripetere per quindici anni. Parole semplici, facili da ricordare: eppure ci sono voluti quindici anni perché la gente arrivasse non solo a ricordarle, ma anche a capirle. La monarchia era un’istituzione talmente ovvia che nessuno riusciva a immaginare di farne a meno.

  • Lo Scià deve andarsene! Non aspettate, non rimandate, non dormite! Lo scià deve andarsene! –

Quando Khomeini le pronunciò per la prima volta, sembrarono le parole di un mentecatto, l’appello di un folle. La monarchia non aveva ancora esaurito le sue capacità di resistenza. Il dramma però volgeva alla fine e l’epilogo non era lontano. Al momento opportuno la gente si ricordò delle parole di Khomeini e lo seguì.”

1979: le folle manifestano coi ritratti dell’ “ayatollah” Khomeini.

1979: le folle manifestano coi ritratti dell’ “ayatollah” Khomeini.

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LO SCIISMO, LA MOSCHEA E IL POTERE

Dal tempo dei Safavidi esiste in Iràn un doppio potere: quello della monarchia e quello dell’autorità religiosa. I rapporti tra le due autorità sono passati attraverso alti e bassi, senza mai diventare del tutto amichevoli. Appena l’equilibrio tra queste due forze viene alterato, appena lo scià tenta d’imporre l’assolutismo (magari con l’aiuto di protettori stranieri), il popolo si raduna nelle moschee e comincia a combattere.

La moschea è per gli sciiti un luogo di culto e qualcosa di più: un porto dove attendere che la tempesta sia passata o dove addirittura salvarsi la vita. È un territorio che gode dell’immunità e che il potere non ha il diritto di violare. Secondo l’antica usanza iraniana, il ribelle braccato dalla polizia e rifugiatosi in una moschea è salvo: nessuno può portarlo via con la forza.

Le differenze tra una chiesa cristiana e una moschea si notano persino nella struttura. La chiesa è un luogo chiuso di preghiera, raccoglimento e silenzio. Chi parla ad alta voce viene zittito dai vicini. La moschea no. Qui la maggior parte dello spazio è occupata da un cortile aperto, teatro di una vivace vita sociale e politica, dove si può pregare ma anche passeggiare, discutere e perfino tenere comizi. L’iraniano che sul lavoro viene continuamente incalzato, che ha il suo daffare con burocrati accigliati che gli estorcono bustarelle, che si trova sottoposto all’occhio onnipresente della polizia, si rifugia nella moschea per recuperare calma, equilibrio e dignità. Qui nessuno gli fa fretta, nessuno lo ingiuria. Niente più gerarchie, qui tutti sono uguali e fratelli; inoltre, essendo la moschea anche un luogo di conversazione e di dialogo, tutti possono prendervi la parola, esprimere il loro parere, lagnarsi e ascoltare quel che dicono gli altri. Un raro e quanto mai necessario attimo di sollievo. Infatti, più la dittatura si fa repressiva, imponendo il silenzio nei luoghi di lavoro e per le strade, più le moschee si riempiono di gente e di voci. Chi vi arriva non è necessariamente un musulmano fervente spinto da un improvviso attacco di devozione; ci viene per tirare il fiato, per sentirsi di nuovo un essere umano…”.

La moschea Nasir al-Molk, a Shiraz.

La moschea Nasir al-Molk, a Shiraz.

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Il libro si legge d’un fiato, l’autore ha una scrittura leggera e profondissima al tempo stesso.

Consigliato a tutti.

ISLAMOFOBIA IN ITALIA

Una inchiesta sulla percezione pubblica della religione islamica, e sui suoi motivi

islamofobia

Se io voglio estrarre dal Corano tutti versetti che parlano di guerra, riempio qualche pagina.

Se io voglio estrarre dalla Bibbia tutti i versetti che parlano di guerra, riempio molte più pagine.”

Queste parole dell’illustre studioso Franco Cardini, una delle persone intervistate in questo bel video, possono ben fargli da introduzione.

Si indaga sull’entità del fenomeno dell’islamofobia in Italia, che sembra superiore a quello degli altri paesi europei, e si interrogano musulmani italiani e studiosi del tema, come Massimo Campanini, oltre al già citato Franco Cardini

Questo è il link per guardare il video.

LA ENNA MUSULMANA

Il retaggio islamico nella toponomastica della città siciliana

Un esemplare di dirham, la moneta islamica. Fu l’ultima moneta ad essere coniata a Castrogiovanni, l’odierna Enna.

Un esemplare di dirham, la moneta islamica. Fu l’ultima moneta ad essere coniata a Castrogiovanni, l’odierna Enna.

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In tutte le città siciliane, si ravvisano importanti tracce della civiltà islamica, presente nell’isola per più di due secoli.

In questo bell’articolo, a cura della ricercatrice archeologa Daniela Patti, si esamina la toponomastica di Enna, città principale dell’entroterra siciliano.

La città musulmana si chiamava “Qasr Yani”, che in italiano è diventato “Castrogiovanni”, nome che la città ha conservato fino al 1927, quando gli fu riassegnato l’antico nome di Enna.

Vasellame di produzione musulmana, prodotto localmente.

Vasellame di produzione musulmana, prodotto localmente.

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Un tuffo nel passato, in quelle che sono le radici islamiche dell’Europa, che fanno parte del nostro passato, così come ne fanno parte le radici greco-romane, ebraiche e cristiane.

Questo è il link per leggere l’articolo.

I SUNNITI IRACHENI SOLIDARIZZANO CON L’IRAN SCIITA

Fatwa storica e senza precedenti, verso il superamento della divisione fra sunniti e sciiti

Lo Shaykh Abdul-Latiif al-Humaym nel dicembre 2018, alla cerimonia di posa della prima pietra per la ricostruzione della Moschea an-Nuuri di Mosul, distrutta dai terroristi nel 2017. La ricostruzione completa è prevista entro i prossimi cinque anni.

Lo Shaykh Abdul-Latiif al-Humaym nel dicembre 2018, alla cerimonia di posa della prima pietra per la ricostruzione della Moschea an-Nuuri di Mosul, distrutta dai terroristi nel 2017. La ricostruzione completa è prevista entro i prossimi cinque anni.

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Ringraziando IDDIO, pare che al mondo esistano ancora dei sunniti che intendono contrastare il sionismo.

Da tempo il sottoscritto sostiene che la divisione fra sunniti e sciiti, come fra tutte le altre correnti presenti nel mondo musulmano, non dipendano dal Corano, ma da interpretazioni umane di tradizioni spesso manipolate. Ora, giunge un importante dichiarazione che va nella direzione di un riavvicinamento tra le comunità musulmane divise.

L’importante religioso sunnita iracheno, lo shaykh Abdul-Latif al-Humaym, Presidente del cosiddetto Iraqi Sunni Endowment Diwan, o Ufficio del Waqf Sunnita, in arabo Diwaan al-Waqf, ha rilasciato una dichiarazione storica in cui invita tutta la comunità sunnita dell’Iraq a difendere l‘Iran.

Lo sceicco Abdul-Latif al-Humaym, figura insigne della cultura irachena e autore di numerosi libri sull’insegnamento islamico, ha emesso una fatwa (giudizio religioso) in cui invita tutte le comunità sunnite del Paese arabo a difendere l’Iran contro le politiche ostili degli Stati Uniti. I media iracheni hanno riferito che la fatwa non ha precedenti in Iraq e di certo è la prima del suo genere dalla cacciata dell’ex dittatore Saddam Hussein, nel 2003.

Al-Humaym ha però esteso l’invito a tutti i musulmani di tutto il mondo. Infatti, tra le altre cose, ha sottolineato:

Non solo l’Iraq, ma anche tutti i membri della ummah islamica dovrebbero contrastare le politiche ostili degli Stati Uniti contro l’Iran e tutti gli Stati islamici e arabi”.

L’alto religioso sunnita ha anche aggiunto:

Tutti i cambiamenti in Medio Oriente e in tutto il mondo islamico sono parte di un progetto per neutralizzare i Paesi più potenti del mondo islamico a protezione del regime sionista di Israele“.

Al-Humaym ha inoltre osservato che il piano sionista con cui hanno gettato nel caos l’Iraq, la Siria e la Libia, stanno ora tentando di attuarlo anche con l’Egitto.

Il religioso iracheno ha dichiarato che le politiche ostili degli Stati Uniti contro l’Iran sono in linea con il progetto sionista in Medio Oriente.

Moschea di Abu Hanifa, nel quartiere a maggioranza sunnita di Al-A'zamiyya a Baghdad, sede del Diwan al-Waqf dei sunniti. Lo Ufficio del Waqf sunnita, in inglese Sunni Endowment Diwan, in arabo Diwaan al-Waqf, è un'amministrazione irachena creata dal Consiglio di governo iracheno all'indomani della caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003. Il suo compito è quello della gestione dei luoghi di culto dei sunniti in Iraq. In Iraq esiste anche un Waqf per il culto degli sciiti, ed un Waqf per il culto delle altre confessioni religiose.La nomina del Presidente di ogni Waqf è governativa, prerogativa del Primo Ministro. La legge stabilisce che il presidente del Diwan, prima della nomina del Primo Ministro, debba ricevere l'approvazione del Consiglio degli ulema sunniti, per quanto riguarda il Waqf sunnita, e del grande Ayatollah sciita, per quanto riguarda il Waqf sciita.

Moschea di Abu Hanifa, nel quartiere a maggioranza sunnita di Al-A’zamiyya a Baghdad, sede del Diwan al-Waqf dei sunniti. Lo Ufficio del Waqf sunnita, in inglese Sunni Endowment Diwan, in arabo Diwaan al-Waqf, è un’amministrazione irachena creata dal Consiglio di governo iracheno all’indomani della caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003. Il suo compito è quello della gestione dei luoghi di culto dei sunniti in Iraq. In Iraq esiste anche un Waqf per il culto degli sciiti, ed un Waqf per il culto delle altre confessioni religiose.La nomina del Presidente di ogni Waqf è governativa, prerogativa del Primo Ministro. La legge stabilisce che il presidente del Diwan, prima della nomina del Primo Ministro, debba ricevere l’approvazione del Consiglio degli ulema sunniti, per quanto riguarda il Waqf sunnita, e del grande Ayatollah sciita, per quanto riguarda il Waqf sciita.

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La moschea an-Nuuri di Mosùl, in attesa della programmata ricostruzione. Nota per essere stata la moschea dal cui minbar, nel 2014, il falso “califfo”, il terrorista Abu Bakr al-Baghdaadi (in realtà massone della Ur-Lodge internazionale “Hathor Pentalpha”, “fratello massone” di Osama Bin Laden, di Bush, di Bolton, di Cheeney, dei Saud, di molti sionisti, e di altri fra cui Tony Blair e Nicholas Sarkoszy) fece la dichiarazione di fondazione del “Califfato” dell’Isis. Furono poi gli stessi terroristi, sconfitti e in fuga, a farla esplodere con cariche esplosive sistemate anche nel minareto, il 22 giugno del 2017.

La moschea an-Nuuri di Mosùl, in attesa della programmata ricostruzione. Nota per essere stata la moschea dal cui minbar, nel 2014, il falso “califfo”, il terrorista Abu Bakr al-Baghdaadi (in realtà massone della Ur-Lodge internazionale “Hathor Pentalpha”, “fratello massone” di Osama Bin Laden, di Bush, di Bolton, di Cheeney, dei Saud, di molti sionisti, e di altri fra cui Tony Blair e Nicholas Sarkoszy) fece la dichiarazione di fondazione del “Califfato” dell’Isis. Furono poi gli stessi terroristi, sconfitti e in fuga, a farla esplodere con cariche esplosive sistemate anche nel minareto, il 22 giugno del 2017.

IL PRIMO STATO MULTICULTURALE DELLA STORIA EUROPEA

Video - Le tracce musulmane nella lingua, nei monumenti, nella cultura della nostra Sicilia

Il Palazzo “La Zisa” a Palermo

Il Palazzo “La Zisa” a Palermo

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In questo ottimo video, trovate una sintetica ma efficace illustrazione delle caratteristiche delle tracce della civiltà e cultura islamica che sopravvivono fortemente in Sicilia.

I retaggi musulmani si trovano ovunque, nella cultura siciliana: nella lingua, nei cognomi dei siciliani, nei nomi delle città, nei monumenti e nelle opere d’arte, nelle opere civili e di irrigazione.

La civiltà islamica portò la Sicilia ad essere chiamata “il Giardino d’Europa”, per il suo sviluppo economico-sociale, dovuto ad un sistema fiscale e di distribuzione della terra molto equo, e per il fiorire di tutte le arti.

Palermo, interno del palazzo “La Zisa”, con le tipiche decorazioni muqarnas tipiche dell’arte islamica.

Palermo, interno del palazzo “La Zisa”, con le tipiche decorazioni muqarnas tipiche dell’arte islamica.

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E come afferma il Prof. Antonino Buttitta, “… la cultura islamica è una cultura tollerante, e… la Sicilia è stato il primo STATO MULTICULTURALE della storia d’Europa”.

Questo è il link per guardare il video.

I MIRACOLI DEL CORANO – 6

La fragile casa della “ragna”

Un ragno con la sua ragnatela.

Un ragno con la sua ragnatela.

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Alcuni zelanti cristiani, che passano il loro tempo cercando sbagli e/o contraddizioni nel Corano, ogni tanto si illudono di non aver sprecato parte della loro vita invano, e si azzardano a pubblicare, innocentemente quanto presuntuosamente trionfanti, questo “errore” che presumono di aver scovato, pensando di aver fatto chissà quale servizio all’umanità, mentre invece hanno solo, spesso in maniera non innocente, fatto opera di falsa e bassa propaganda anti-islamica.

Uno di questi casi è capitato a me di recente su Facebook.

In un gruppo dedicato al dialogo fra cristiani e musulmani, c’è sempre chi, invece di cercare e sottolineare le cose in comune fra le religioni, cerca di dimostrare che la sua è vera e le altre sono false. Se fatto correttamente, questo è legittimo, anche se poco utile. Ma se si usano menzogne e colpi bassi, non va bene.

In un intervento di un cristiano, si citava la Sura 29 del Corano (La Sura della “Ragna”, Surat al-‘Ankabuut), sostenendo vi fosse un evidente errore. Ecco i versetti citati (39-43):

[39] Mosè portò a Qaaruun, Faraone e Haamaan delle prove chiare (che il suo messaggio proveniva da Dio) ma si comportarono come arroganti sulla terra; tuttavia, non sfuggirono (al castigo).

[40] Li sorprendemmo tutti nel loro peccato: contro alcuni abbiamo inviato un tornado violento, e una pioggia di pietre; alcuni sono stati sorpresi dal Grido, alcuni li abbiamo fatti sprofondare nella terra, e alcuni li annegammo.
E a nessuno di loro DIO volle far torto: furono loro a far torto a se stessi.

[41] La parabola (similitudine) di coloro che prendono dei patroni all’infuori di Dio
è come la parabola (similitudine) della “ragna”,
la quale si costruisce una casa;
ma in realtà la più fragile delle case è proprio quella del ragno. Ah, se lo sapessero!

[42] IDDIO è al corrente di ogni cosa che essi invocano all’infuori di lui: Egli è il Possente, il Sapiente

[43] Tali parabole (similitudini) noi proponiamo alle genti, ma solo coloro che sanno le comprendono.”

Il cosiddetto “errore” starebbe nel fatto che la scienza moderna ha dimostrato che i fili della ragnatela sono in realtà resistentissimi, nel loro ambito, e paragonabili alla forza che hanno, nel nostro mondo moderno, dei fili di acciaio (il filo della ragnatela viene anche chiamato “bio-acciaio”). Ma questo non è l’argomento del brano citato, all’interno del quale, come vedremo, non c’è invece nessun errore. Anzi.

Anzitutto, si deve rilevare che l’animale è citato al singolare, e questo è già un indice della sua vita, sostanzialmente solitaria. Si può notare infatti che nella “Sura delle api” (Suurat al-Nahil) e nella “Sura delle formiche” (Suurat al-Namil) il nome di questi animali è al plurale, in quanto vivono in comunità.

In secondo luogo, trattasi di un singolare femminile, che in italiano suonerebbe “la ragna”, come infatti abbiamo volutamente tradotto. E questo è il primo elemento “poco naturale” del versetto, in quanto è solo la scienza moderna che ha scoperto che chi costruisce la “casa”, cioè la ragnatela, è la femmina.

L’altra cosa da osservare è che il Corano parla di “casa” (bait), e non di fili. E se si vede la ragnatela come una “casa”, si osserva che è una “casa” molto debole, in quanto è certamente utile come trappola per le prede, ma non protegge affatto i ragni: non protegge contro il sole e il calore, non protegge dal forte freddo, non protegge da vento e pioggia forti, né dai pericoli di predatori più grandi dei ragni. Ma c’è un’altra “debolezza” della casa, ancora più clamorosa.

Quasi sempre, dopo la fecondazione, la femmina, che è molto più grande del maschio, lo uccide, e lo mangia (in alcune specie, pare si tratti addirittura di un sacrificio consapevole da parte del maschio). I piccoli che nascono, maschi e femmine, cominciano ad uccidersi e a mangiarsi, per il cibo e/o per lo spazio. Fratelli che uccidono fratelli e sorelle, e viceversa. Dunque, quella del ragno è una “casa” che non è tale, essendovi una lotta spietata per la sopravvivenza, e mancando qualsivoglia forma di parentela o collaborazione sociale, che invece possiamo osservare nelle formiche e nelle api (che infatti vengono citate, soprattutto le formiche, nel Corano come esempi da imitare, da parte degli uomini).

Dunque, ALLAH ci porta questa parabola come esempio di fragilità di una “casa”-famiglia.

Ma tutto questo è stato scoperto e dimostrato da studi di zoologia da parte della scienza recente, che ci ha portato conoscenze del tutto ignote ai tempi della Rivelazione Coranica, cioè più di millequattrocento anni fa! Nessuno, all’epoca, poteva esserne a conoscenza. Ecco perché il Corano aggiunge “Ah, se lo sapessero!”.

Ma la “casa” è anche una trappola per le prede del ragno. E dunque, trattandosi di parabola, come ci avverte il Corano al versetto 43, riflettendoci sopra ci si accorge che in questo brano c’è anche una chiara allusione alle “trappole” del non credere, o nel credere in altro da DIO (idoli, denaro, potere): si rimane irrimediabilmente impigliati e prigionieri in quella che sembrava una “casa solida”, ma che si rivela una prigione che porta alla morte-Inferno.

Come abbiamo mostrato, si tratta di in realtà di una parabola di significato non immediatamente evidente, ma comprensibile a chi sa e a chi ragiona.

Nessun errore, dunque, nel Corano, ma piuttosto l’ennesimo miracolo.