Il livello più alto

Ali bin Hàsan, che Allàh si compiaccia di lui, riferì che l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse:

“Dopo la religione il livello più alto della personalità di un uomo è il suo amore per il prossimo e il suo fare il bene a tutti, sia ai buoni che ai cattivi!”. [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Registrato da Daraqùtnī.

077

KHUTBA DELL’ EGIRA 1439

Nel nome di Allàh,
il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

 -O-

Eccellenti fratelli e sorelle nell’Islàm,
l’anno egiriano 1438 l’abbiamo lasciato alle spalle con i suoi giorni gioia e i suoi giorni di dolore. Ce ne restano i ricordi su cui riflettere, per trarne insegnamenti. Il 1439 è iniziato e già la luna al suo primo quarto si fa vedere nel cielo a meridione poco dopo il rito di adorazione del maghrib, proprio di fronte all’ingresso del Centro Islamico. 1439 anni lunari or sono ebbe luogo quell’evento fondamentale nella storia dell’umanità, <l’egira>, al-hìgratu-l-kùbra, il trasferimento della sede della predicazione del messaggio che <nessuno ha titolo di essere obbedito e adorato dall’uomo, tranne Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce>, l’emigrazione dalla Mecca a Yàthrib del profeta Muhàmmad*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria. Un messaggio dirompente, rivoluzionario in un mondo governato dovunque in una delle diverse espressioni storiche del multiforme principio del <dominio dell’uomo sull’uomo>, che pose la base della costruzione dello <Stato Islamocratico> con la denominazione Madìnatu-n-Nabī [la Città-stato del Profeta*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria,]; che fu il seme di un impero politico dall’Oceano Atlantico in occidente e all’Indo in oriente, dai Balcani nell’Europa orientale e dal cuore dell’Asia al Mare Arabico e all’oceano Indiano, che col tempo, dissoltasi l’unità politica in frammenti regionali, si è trasformato in un immenso impero spirituale, che oggi è l’<universo dell’Islàm>. L’enorme importanza dell’Egira per i Musulmani che la fecero e, successivamente, per tutti i Musulmani del Mondo è denotata dalla significativa scelta di essa, da parte del Califfo Omar ibn al-Khṭṭāb, per contare gli anni dell’era musulmana: non la nascita del Profeta*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria; non l’inizio della Rivelazione, ma l’Emigrazione per ordine di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce. Non fu una <fuga> per sfuggire alla persecuzione dei tradizionalisti meccani, come sostengono i detrattori dell’Islàm, per declassarlo a religione inventata dall’uomo ma fu invece l’evento in cui prese corpo l’obbedienza del profeta Muhàmmad*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, al Comandamento di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce. Un evento ricco di insegnamenti! Al tempo del Profeta*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, c’era alla Mecca un uomo innamorato di una donna di Yàthrib, il quale, dopo il trasferimento del Profeta*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, a Yàthrib, si trasferì anche lui a Yàthrib, ormai Medina, per sposare la donna e siccome la donna era musulmana, si convertì all’Islàm e la sposò. La gente mormorava riguardo al valore dell’emigrazione di quell’uomo. Il Profeta*, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse: <<Le azioni sono ricompensate da Allàh in base alle intenzioni. Per cui, chi è emigrato per amore di Allàh e del Suo Apostolo, avrà la ricompensa che merita chi ha fatto emigrazione per amore di Allàh e del Suo Apostolo, e chi ha fatto emigrazione per uno scopo mondano o per sposare una donna sarà ricompensato in relazione a ciò per cui è emigrato [o come disse*]>>.

Nel Sublime Corano Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, ricorda un episodio chiave dell’Egira, per sollecitare i Musulmani a sostenere il Profeta*, nell’esercizio della sua missione apostolico-profrtica, dicendo: <<<Se voi [o Musulmani] non lo sostenete, già lo sostenne Allàh – allorché coloro che rifiutano di credere espulsero lui, secondo di due, quando – avendo egli detto al suo compagno: “Non essere preoccupato! In verità, Allàh è con noi!” mentre erano nella caverna – Allàh fece scendere la Sua sakīnah su di lui e lo rafforzò con un esercito che voi non vedete, rendendo perdente la parola di quelli che rifiutano di credere e vincente la Parola di Allàh! E Allàh è Possente e Sapiente. (40) Date il vostro sostegno, or dunque, con armamento leggero e pesante (qual che sia la vostra condizione) e sforzatevi con i vostri beni e con le vostre persone per la causa di Allàh! Questo è bene per voi, se sapeste! (41)>>>.

Il Trasferimento del Profeta* è preceduto dal miracolo del sonno dei sicari in agguato attorno alla sua casa, che permette al Profeta* di allontanarsi, rendendo vano il complotto ordito per ucciderlo: il miracolo, poi della tela di ragno che sigilla la caverna in cui egli e Abu Bakr hanno trovato rifugio, frustrando i bounty killer che erano sulle sue tracce. Durante il trasferimento il miracolo dell’inseguitore Suraqah, disarcionato dal suo cavallo, una volta raggiunto il Profeta*, il quale, resosi conto dell’intervento divino, abbandona l’inseguimento, per cui il Profeta* gli preannuncia che indosserà i monili dello Shàh di Persia, Kosroe; cosa che puntualmente si verificherà sotto il Califfato di Omar, che Allàh si compiaccia di lui; il latte della capra della vecchia nella capanna della piccola oasi nel deserto sua via verso Yathrib, la quale pur essendo appena stata munta di tutto il latte dalla sua padrona, munta ancora da Abu Bakr, su ordine del Profeta*, ne produce ancora, miracolosamente, in abbondanza, tanto da dissetare il Profeta*, Abu Bakr, che Allàh si compiaccia di lui, la guida beduina e darne ancora tanto da riempire il secchio della vecchia sua padrona.

Disse il Profeta*: <<Dopo la liberazione [della Mecca dal dominio idolatrico] non c’è più Egira, ma sforzo per il trionfo della Causa di Allàh e intenzione>> [o come disse* ].

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
possiamo dire che fa <egira> chi abbandona il fuorviamento ed entra nella diritta via? Sì. Prendiamo nota che è dopo l’Egira, con la fondazione dello Stato Islamocratico, la Polis del Profeta*, Madinatu-n-Nabī, che Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, dà inizio sul piano storico alla <<liberazione dell’uomo dal dominio dell’uomo>>, creando il modello della comunità politica dei Credenti nella paternità divina del Sublime Corano e nella missione apostolico-profetica di Muhàmmad* dopo avere creato alla <Scuola di Muhàmmad> i missionari abilitati dall’insegnamento profetico a portare il Messaggio dell’Islàm, per mezzo del quale Allàh, l’Altissimo, guida gli uomini alla sua luce, uomini che non si lasciano ingannare dalla vita terrena e non si lasciano mettere fuori strada dall’Ingannatore a proposito di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce. Seguiamoli nella fede e nella pratica di vita, sforzandoci di essere figli dell’Egira, come Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, comanda. 

 -O-

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti e vi metto in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno, gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà (8) [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8].

Vi esorto, altresì a elevare le vostre preci ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, per al-màsǧid al-Àqsā e chiedo protezione ad Allàh contro Satana il Lapidato e che Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, per mezzo del Suo Libro, nel quale non insegna niente altro che la verità e non denuncia nient’altro che la falsità, guidi sempre sulla retta via me e così guidi voi; e chiedo, infine, ad Allàh di perdonare tutte le mie trasgressioni, di perdonare quelle vostre e quelle di tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi perdono! In verità, Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Egli tutto ode e tutto sa

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XXVI – Ayàt 217-220:

وَتَوَكَّلْ عَلَى الْعَزِيزِ الرَّحِيمِ.217
الَّذِي يَرَاكَ حِينَ تَقُومُ.218
وَتَقَلُّبَكَ فِي السَّاجِدِينَ.219
إِنَّهُ هُوَ السَّمِيعُ الْعَلِيمُ.220

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Fa’ affidamento sul Possente, ar-Rahīm (il Clementissimo), (217) il Quale vede te, quando stai in piedi, (218) e il tuo andare e venire in mezzo ai prosternati.(219) In verità, Egli è l’Audiente, lo Sciente. (220)
  • Nota
    Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, è l’Onnipresente, per cui vede l’uomo in ogni suo stato e vede ogni sua azione. Egli tutto ode e tutto sa.

066

Il migliore per la Sua famiglia

Abdallah e Anas, che Allàh si compiaccia di ambedue, riferirono che l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse:

“Il creato è la famiglia di Allàh e il più caro ad Allàh del creato è colui che si comporta nel modo migliore per la Sua famiglia!”. [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Registrato da al-Bàyhaqī.

065

Io sono innocente

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XXVI – Ayah 216:

فَإِنْ عَصَوْكَ فَقُلْ إِنِّي بَرِيءٌ مِمَّا تَعْمَلُونَ.216

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Se essi [i credenti] ti disobbediscono, di’ loro: “Io sono innocente di quello che voi fate!”(216)
  • Nota
    Se individui che si etichettano come musulmani disobbediscono a norme del codice di comportamento islamico è dovere del musulmano dissociarsi, in quanto la disobbedienza si concretizza in atti e fatti che non hanno nulla a che vedere con l’Islàm, al quale, quindi, non può e non deve essere attribuita la matrice ideologico-religiosa degli atti e dei fatti trasgressivi.

064

Siate misericordiosi

Abdullàh bin ‘Amru, che Allàh si compiaccia di lui, riferì che l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse:

“Al-Rahmàn è Sommamente Misericordioso con gli uomini, per cui siate misericordiosi con chi è sulla terra e vi userà misericordia Colui che è nel Cielo!”. [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Registrato da Abū Dawūd e Tirmīdhī.

063

ADINOLFI, RATZINGER E L’ISLÀM

L’uso strumentale della lezione di Ratisbona

Papa Benedetto XVI con Papa Francesco.

Papa Benedetto XVI con Papa Francesco.

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In certi particolari ambienti soprattutto giornalistici, cattolici e non cattolici, ma accomunati da una avversione per Papa Francesco (che poi, sarebbe in pratica un’avversione per tutto ciò che puzza di pace, di tolleranza, di cultura, di dialogo), si assiste da tempo ad un uso smodato della famosa “Lezione di Ratisbona”, un discorso sui rapporti tra ragione e religione, tenuto da Papa Benedetto XVI il 12 settembre 2006 nell’Aula Magna dell’Università di Regensburg.

Ultimo in ordine di tempo, il giocatore di poker Mario Adinolfi, che ha insistito sulla necessità di “ripartire dalla lezione di Ratisbona”.

Questa “lectio magistralis”, come è stata definita, viene tirata in ballo ogni volta che si intende mettere in difficoltà Papa Francesco, alludendo al fatto che questa lezione sarebbe “contro l’Islàm”, mentre invece Papa Francesco sarebbe “troppo tenero con l’Islàm”. Si pretende, per delegittimare il Papa attuale, che quello precedente fosse “migliore”, più “attinente alla dottrina”, mentre quello attuale sarebbe una specie di eretico. E questo, soprattutto in relazione ai rapporti con l’Islàm.

Da una lettura attenta del testo integrale, emerge invece tutt’altro.

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Umiltà e autorità

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XXVI – Ayah 215:

وَاخْفِضْ جَنَاحَكَ لِمَنْ اتَّبَعَكَ مِنْ الْمُؤْمِنِينَ. 215

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    … e abbassa l’ala verso quelli dei credenti che ti seguono (215)
  • Nota
    Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, ordina al Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, di essere umile “verso quelli dei credenti che lo seguono”. Questo è l’atteggiamento che devono tenere verso i fedeli coloro che hanno autorità islamica.

066

Il 10° giorno di Muhàrram

Nel nome di Allàh,
il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

 -O-

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
presto sarà il decimo giorno di Muhàrram 1439, giorno di digiuno per obbedienza alla pratica del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, che digiunò in questo giorno in commemorazione dell’uscita dall’Egitto dei Figli di Israele musulmani, schiavizzati da Faraone, sotto la guida del profeta Mūsā, su lui la pace, uno dei Messaggeri ed Apostoli di Allàh, su tutti loro la pace, della missione apostolico-profetica del quale Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, parla in passi numerosi del Sublime Corano.

Il profeta Mūsā, su lui la pace, fu incontrato dal Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, nella miracolosa notte di al-isrā‹ wa-l-mi’rāǧ, la notte santa del viaggio notturno dalla Sacra Moschea della Mecca al Santuario di al-Quds e dell’ascensione alla Presenza divina attraverso i cieli da al-Qùds e ritorno del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, alla Mecca.

L’incontro di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, con Mūsā, su lui la pace, sulla via del ritorno è memorabile, in quanto Mūsā, dopo aver saputo dal Profeta* che Allàh** gli aveva dato l’ordine di far eseguire ai fedeli cinquanta riti d’adorazione al giorno, gli diede il consiglio di ritornare da Allàh, l’Altissimo, e di chiedere una riduzione, dopo avergli detto che erano troppi e che i fedeli della sua ummah non ce l’avrebbero fatta a eseguirli.

Così fece il Profeta* e il numero dei riti fu ridotto a venti cinque.

Quando Mosé, venuto a sapere della riduzione, disse che ancora erano troppi, suggerì di tornare a chiedere una nuova riduzione.

Il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, seguì il suggerimento e Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, ridusse il numero alla radice quadrata di venticinque.

Quando Mosé, venuto a sapere della riduzione, disse che ancora erano troppi, suggerì di tornare a chiedere una nuova riduzione.

Il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse: “Mi vergogno di tornare a chiedere un’ulteriore riduzione [o come disse]”!

A questo punto una voce annunciò: “La mia Parola non cambia! I Riti d’adorazione sono cinque, ma il loro valore è quello di cinquanta”.

Il rito d’adorazione è un evento fondamentale nell’Islàm, poiché in esso si realizza la relazione tra il fedele e il Signore.

Il rito di adorazione è luce che dà luminosità al Musulmano, è prova della autenticità della sua fede è un mezzo di salvezza.

E questo è attestato dal hadīth che recita: “Esso sarà per chi l’avrà praticato diligentemente una luce, una prova una salvezza nel giorno della Resurrezione”.

Esso è un pilastro della Religione e colonna portante dell’Islàm.

Esso è il primo articolo, di cui sarà chiesto conto al servo nel giorno della resurrezione e se esso viene accettato vengono accettate anche tutte le altre azioni, mentre se non viene accettato vengono respinte anche tutte le altre azioni.

Ciò è attestato da un detto del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, il quale sottolineò la sua importanza, dicendo:

Il rito d’adorazione, il rito d’adorazione!”.

Il rito d’adorazione più redditizio per il fedele è quello obbligatorio, eseguito in forma congregazionale, il quale è superiore come fonte di grazie di ben 27 volte a quello eseguito in solitario, come afferma il hadīth che ha come fonte Abdullàh bin Mas’ūd, il quale disse: “Dalla sunna del vostro Profeta questi cinque riti d’adorazione, vanno eseguiti in congregazione; e se li eseguite nelle vostre case, certamente, abbandonate una pratica costante del vostro Profeta e se abbandonate la sunna del vostro Profeta, certamente, sbagliate!”.

E collegato al viaggio notturno del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, nel quale avvenne l’incontro memorabile con Mūsā, in commemorazione del quale si pratica il digiuno di ‘asciuràā c’è il ricordo di al-màsǧid al-Àqsā la Moschea su al-Ḥàram ash-Sharīf, ricordata da Allàh** nella prima àyah della sura XVII, la prima delle due Qible del rito di adorazione e il terzo luogo sacro dell’Islàm, dopo al-Màsǧid al-Harām della Mecca e al-Màsǧid an-Nabawìyy della Medina.

Questa Moschea, nella quale il Profeta* guidò il rito di adorazione di tutti i Profeti e gli Apostoli di Allàh, prima di iniziare la sua ascensione alla Presenza Divina, per cui ha una posizione di somma importanza nei nostri cuori, viene continuamente dissacrata dal fanatismo religioso giudaico, che ha nei suoi deliranti progetti la sua distruzione, per costruire sull’area di essa il terzo Tempio.

Per questo dobbiamo innalzare all’Altissimo le nostre invocazioni perché liberi al-màsǧid al-Àqsā dall’ignominia dell’occupazione, benedica i fedeli che la difendono e restituisca Bàytu-l-Màqdis all’Islàm.

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti e vi metto in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno, gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà (8) [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8].

Vi esorto, altresì a elevare le vostre preci ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, per al-màsǧid al-Àqsā e chiedo protezione ad Allàh contro Satana il Lapidato e che Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, per mezzo del Suo Libro, nel quale non insegna niente altro che la verità e non denuncia nient’altro che la falsità, guidi sempre sulla retta via me e così guidi voi; e chiedo, infine, ad Allàh di perdonare tutte le mie trasgressioni, di perdonare quelle vostre e quelle di tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi perdono! In verità, Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Privo di misericordia

Abū Huràyrah, che Allàh si compiaccia di lui, riferì che l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse:

“Destinato all’Inferno [ash-shaqìyyu] è colui che è privo di misericordia!”. [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Registrato da Ahmad e Tirmīdhī.

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