Egli cancellerà le loro trasgressioni

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XLVII – Ayah 2:

وَالَّذِينَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ وَآمَنُوا بِمَا نُزِّلَ عَلَى مُحَمَّدٍ وَهُوَ الْحَقُّ مِنْ رَبِّهِمْ كَفَّرَ عَنْهُمْ سَيِّئَاتِهِمْ وَأَصْلَحَ بَالَهُمْ.2

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    A coloro che credono e operano il bene, credono a ciò che è stato fatto scendere su Muhàmmad e (credono) che esso (il Sublime Corano) è la verità (proveniente) dal loro Signore, Egli cancellerà le loro trasgressioni ed emenderà il loro cuore!(2)
  • Nota
    Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, cancellerà le trasgressioni dei credenti nella paternità divina del Sublime Corano e nella Missione apostolico-profetica di Muhammad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, ed emenderà il loro cuore!

058

Ashurā‹

Nel nome di Allàh,
il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

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Malfattori e paradiso

Hudhàyfah (che Allàh sia compiaciuto di lui) raccontò. Un giorno l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse:

“Un malfattore non entra in Paradiso!” [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Lo hanno riferito i due Luminari del Hadith.
[In una narrazione di Muslim: “Un maldicente non entra in Paradiso”]

073

Azioni vane

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XLVII – Ayah 1:

الَّذِينَ كَفَرُوا وَصَدُّوا عَنْ سَبِيلِ اللَّهِ أَضَلَّ أَعْمَالَهُمْ .1

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Egli (Allàh) renderà vane le azioni di coloro i quali rifiutano di credere e distolgono dalla via di Allàh (1)
  • Nota
    Anche i diversamente credenti compiono azioni, che sono, oggettivamente, buone, ma, in quanto compiute per motivi diversi dall’obbedienza ad Allah e all’Apostolo di Allàh, non saranno per loro valevoli ai fini della salvezza dal fuoco. Come pure non avranno effetto sui credenti nella paternità divina del Sublime Corano e nella Missione apostolico-profetica di Muhammad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, le poderose iniziative per distoglierli dall’Islàm.

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Malfattori e paradiso

Hudhàyfah (che Allàh sia compiaciuto di lui) raccontò. Un giorno l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse:

“Un malfattore non entra in Paradiso!” [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Lo hanno riferito i due Luminari del Hadith.
[In una narrazione di Muslim: “Un maldicente non entra in Paradiso”]

053

La “montagna umile” non è più fra noi – 2

Con la luce del Sublime Corano

Manifestazioni di amore al corteo funebre di Muhammad Ali, a Louisville. Erano presenti più di centomila persone.

Manifestazioni di amore al corteo funebre di Muhammad Ali, a Louisville. Erano presenti più di centomila persone.

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L’uscita in Italia di un bel libro ci offre l’occasione di riparlare di Muhàmmad Ali.

Il libro s’intitola “MUHAMMAD ALI – L’IMPOSSIBILE È NIENTE”, Edizioni Piemme, ed è stato scritto da Thomas Hauser, che l’ha accompagnato in giro per il mondo per praticamente tutta la vita. L’ultima edizione, uscita da poco, contiene un capitolo inedito, l’ultimo, che è stato aggiunto dallo scrittore dopo la morte di Muhammad, con il consenso della famiglia.

La copertina del libro.

La copertina del libro.

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Ne presentiamo gli ultimi brani, pubblicati anche dal quotidiano “La Repubblica” il giorno 07/08/2016.

Per anni mi sono chiesto quale sarebbe stato il lascito di Alì, a parte la sua eccellenza sul ring, e ogni volta sono tornato al ricordo del suo esempio di orgoglio nero e al suo rifiuto di combattere in Vietnam. “È stato un faro di speranza per gli oppressi in ogni parte del mondo”, dicevo a me stesso. Ha rivoluzionato l’esperienza dell’identità nera per decine di milioni di persone. Quando, davanti allo specchio, diceva: “sono il più bello”, stava anticipando il concetto “nero è bello” ben prima che diventasse di moda. E quando ha stracciato la cartolina di leva, si è opposto agli eserciti di tutto il mondo, in difesa del principio pacifista. Negli ultimi anni, però, mi sono convinto che l’eredità di Alì comprenda anche un altro elemento ugualmente essenziale.

Il momento dell’arresto, quando rifiutò di partire per il Vietnam.

Il momento dell’arresto, quando rifiutò di partire per il Vietnam.

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Ha incarnato l’amore. Ad Alì non servono elogi funebri. Il modo in cui ha vissuto la sua vita è già un tributo sufficiente. Sul ring ha rappresentato al massimo il romanticismo della boxe e al contempo la sua atrocità. Come pugile aveva una qualità quasi spirituale, che gli ha consentito di superare i limiti fisici della maggior parte degli altri atleti. Evocava le suggestive parole di Lord Byron: “Dentro di me c’è qualcosa in grado di sconfiggere ogni tortura e di travalicare il tempo, e che continuerà a vivere quando io avrò esalato l’ultimo respiro”.

Le esequie di Muhammad Ali, con una decorazione di versetti coranici.

Le esequie di Muhammad Ali, con una decorazione di versetti coranici.

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La storia ricorderà gli altri pugili per le loro imprese sul ring. Alì ha lasciato un ricordo indelebile anche per quelle compiute fuori. Ha elevato il suo sport tramutandolo in una metafora della vita americana. Nel corso degli anni, il mondo intero è diventato il suo palcoscenico. Mark Twain ha scritto: “È strano come il coraggio fisico sia tanto comune e quello morale tanto raro”. Alì li possedeva entrambi. Forse non ha cambiato il mondo quanto avrebbe voluto, ma la sua presenza lo ha reso comunque migliore. Ha trasmesso gioia a tutti coloro che l’hanno conosciuto, e dato calore alle nostre esistenze. Non ha mai perso l’occasione di aiutare qualcuno. Amava la vita e io non ho mai incontrato nessuno pieno d’amore quanto lui. Non aveva bisogno di conoscerti di persona per toccarti il cuore.

“Ha incarnato l’amore”. Con atti e parole grandi quanto semplici, aggiungo io.

“Ha incarnato l’amore”. Con atti e parole grandi quanto semplici, aggiungo io.

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Una delle cose che ci spaventano di più della morte è il pensiero di essere dimenticati. Sono ben pochi gli uomini e le donne assurti a un rango paragonabile a quello di Alì, e lui sarà ricordato in eterno. È diventato immortale già in vita.

E Muhàmmad è il nome del Profeta, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria.

E Muhàmmad è il nome del Profeta, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria.

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Conoscere bene una persona è sempre un’opportunità. Nel caso di Muhammad Alì, è stato un privilegio speciale. Ho trascorso innumerevoli ore in sua compagnia e viaggiato con lui in tutto il mondo. Ci sono stati moltissimi momenti belli e nemmeno uno brutto, ma un episodio in particolare mi è rimasto impresso. Eravamo in aereo, di ritorno negli Stati Uniti dall’Indonesia, dove Muhammad era stato sommerso da folle di ammiratori. Migliaia di persone venute da villaggi remoti per accoglierlo all’atterraggio. Bambini che non erano ancora nati quando combatteva, in piedi sotto la pioggia a urlare il suo nome. Secondo le stime delle autorità, alla moschea di Istiqlal, a Giacarta, si erano raccolte duecentomila persone. Sopraffatta ogni parvenza di cordone di sicurezza, avevano circondato la macchina, cantando: “Alì! Alì!”. L’auto procedeva a passo di lumaca, mentre Muhammad implorava l’autista: “rallenti, per favore, non faccia del male a nessuno”. Insomma, la visita era durata dieci giorni e ormai stavamo tornando a casa. Il volo, attraverso dodici fusi orari, sembrava interminabile. Muhammad e Lonnie sedevano l’uno accanto all’altra, io e Howard Bingham sul lato opposto del corridoio. Dopo un po’ mi assopii. Al risveglio, ore più tardi, l’oscurità fuori dal finestrino era assoluta. In cabina le luci erano spente, e i passeggeri dormivano. Tutti, tranne Muhammad. Lui vegliava con il faretto acceso: leggeva il Corano. E in quel momento, nell’alone di luce, mi è parso più forte e più in pace con se stesso di qualsiasi altra persona abbia mai conosciuto.

“Io sono Ali”. Identificazione totale del “più grande” con la gente comune.

“Io sono Ali”. Identificazione totale del “più grande” con la gente comune.

Il Papa: “Difendiamoci dal gender. Insha’Allah”

E noi cominciamo con una lettera alle scuole

Papa Francesco a Tbilisi, mentre pronuncia il discorso sul matrimonio.

Papa Francesco a Tbilisi, mentre pronuncia il discorso sul matrimonio.

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LA GUERRA MONDIALE – L’ha fatta grossa ancora una volta, Papa Francesco. Dopo essere intervenuto molte volte contro la teoria del gender, venendo sempre censurato o confinato in due righe, durante un incontro con i fedeli a Tbilisi, in Georgia, all’interno di un discorso in cui sottolineava la centralità del matrimonio TRA UOMO E DONNA, ha attaccato la teoria del gender, definendola “grande nemico”. E sottolineando come sia in atto una “guerra mondiale contro il matrimonio”.

E ha ripetuto il concetto alla fine, laddove definiva i suoi consigli per mantenere e salvaguardare il matrimonio, chiarendo che il “primo degli antidoti” (vale a dire, prima dei consigli inerenti alla vita privata di tutte le coppie) debba essere quello di “difendersi dalle colonizzazioni ideologiche”. Dunque, un esplicito incitamento a lottare contro il gender. Ha cioè voluto far capire che “difendersi” (che è una cosa che non si può mettere in atto se non lottando) è dovere primario di tutti coloro che abbiano a cuore l’integrità morale della famiglia. Ed è un dovere che viene prima dei doveri inerenti ai problemi interni ad ogni singola famiglia. Ed anche la parola “colonizzazione ideologica” non è usata a caso: indica infatti, contemporaneamente, sia un’ideologia che viene “da fuori”, cioè estranea, aliena, sia una volontà di controllare e dominare.

Per vedere il filmato, e soprattutto ascoltare quelle parole, cliccate qui.

Papa Francesco mentre indica il primo degli “antidoti” per le famiglie, in questa guerra mondiale contro il matrimonio: “difendersi dalle colonizzazioni ideologiche”.

Papa Francesco mentre indica il primo degli “antidoti” per le famiglie, in questa guerra mondiale contro il matrimonio: “difendersi dalle colonizzazioni ideologiche”.

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LA REAZIONE DEI MEDIA – La notizia sarebbe da titoloni. Invece, non potendola ignorare come avrebbero voluto, i media tendono a neutralizzarla, mettendola in terzo o quarto o quinto o decimo piano, rispetto a notizie notoriamente più pressanti, come il referendum che si terrà a dicembre, le battute di Renzi, i problemi del neo-sindaco Raggi a Roma.

La copertina del quotidiano “La Repubblica”.

La copertina del quotidiano “La Repubblica”.

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È poi del tutto assente nei giornali “di sinistra” (L’Unità e Il Manifesto) e “di destra” (Libero e, in parte, La Verità: ma non erano giornali “per la difesa della famiglia”?). E pensare che ce ne sarebbe per innescare un dibatto di mesi. Invece, sostanziale censura. Parziale, da parte dei giornali filo-governativi, pressochè totale o totale, dagli altri. I media non approvano. Buon segno.

La copertina del quotidiano “Libero”: ma non supportava i valori della famiglia?

La copertina del quotidiano “Libero”: ma non supportava i valori della famiglia?

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IN SHA’A’LLAH – Sempre ieri, ad una domanda del patriarca iracheno se fosse venuto in visita nel suo paese, il Pontefice ha risposto dicendo IN SHA’A’LLAH (SE IDDIO VUOLE). Ora, anche se è vero che questa è un’espressione usata anche dai cristiani di lingua araba, è famosa soprattutto per esser molto usata dai musulmani, che l’adoperano spessissimo ogni giorno, per obbedire a un precetto del Sublime Corano, che dice:

Non dite “farò questo o quello”,
senza aggiungere “se IDDIO vuole”.

Papa Francesco dunque, senza dubbio, ha usato quest’espressione anche come ennesima dimostrazione di stima e rispetto verso l’Islàm, e lo dimostra il fatto che era, in quel momento, un’affermazione non necessaria e fuori contesto. Parole dal significato fortissimo, che ai musulmani che ne hanno avuto notizia hanno generato profonda impressione.

E naturalmente, queste parole sono state, se possibile, censurate ancor di più.

Ha fatto eccezione il nuovo quotidiano nazionale “La Verità”, diretto da Maurizio Belpietro. E ci viene subito da segnalare una battuta che circola sul web: “Belpietro che dirige un giornale titolato La Verità equivale ad una pornostar che scrive un trattato sulla castità”!

La copertina del quotidiano “La Verità”. L’espressione “IN SHA’A’LLAH” usata dal pontefice sarebbe “uno sfregio ai cristiani che vivono nei paesi islamici”. L’espressione “sfregio” indica ignoranza totale del fatto che quella frase è comunemente usata anche dai cristiani di lingua araba. Dunque è impossibile definirla “uno sfregio”. A meno di non essere in malafede.

La copertina del quotidiano “La Verità”. L’espressione “IN SHA’A’LLAH” usata dal pontefice sarebbe “uno sfregio ai cristiani che vivono nei paesi islamici”. L’espressione “sfregio” indica ignoranza totale del fatto che quella frase è comunemente usata anche dai cristiani di lingua araba. Dunque è impossibile definirla “uno sfregio”. A meno di non essere in malafede.

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E infatti, questo quotidiano fa quasi sparire il problema gender, per sottolineare la “gravità” di questa frase del pontefice, al sentire la quale i cristiani avrebbero sentito “i brividi lungo la schiena”!

Chi vuol leggere tal delirio, clicchi qui.

Il tutto dimostra, definitivamente, due cose: la cosiddetta “sinistra” è agli antipodi della visione etica del pontefice, e su questo terreno lo oscura del tutto, perché non è funzionale all’opera disgregatrice della famiglia messa in opera dai soliti noti, mentre si degna di citarlo quando invita alla misericordia, soprattutto verso gli immigrati (fidando che questa posizione contribuisca a dividere ulteriormente la società).

La prima pagina del quotidiano “L’Unità”. Papa Francesco non esiste.

La prima pagina del quotidiano “L’Unità”. Papa Francesco non esiste.

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La cosiddetta “destra”, non potendolo oscurare completamente per non perdere la faccia di fronte ai propri elettori, lo censura, o lo minimizza su questi temi, semplicemente perché non è anti-islamico. Dunque non funzionale ai progetti di guerra tra religioni, sempre ad opera dei soliti noti, cioè la massoneria satanica internazionale. Dimostrazione definitiva che i cosiddetti “temi etici”, per la destra italiana, sono solo uno specchietto per le allodole, trappole per attirare un certo tipo di elettori, i cui voti vengono poi usati per altri scopi.

La copertina del quotidiano “Il Giornale”. C’è la foto del Papa, ma il titolo dell’articolo è più piccolo dell’intervento di Magdi “Cristiano” Allam sul “pericolo” islamico (anche demograficamente).

La copertina del quotidiano “Il Giornale”. C’è la foto del Papa, ma il titolo dell’articolo è più piccolo dell’intervento di Magdi “Cristiano” Allam sul “pericolo” islamico (anche demograficamente).

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UNA PRIMA RISPOSTA – Una prima risposta all’indicazione di Papa Francesco, che noi consigliamo a tutti, anche per sfruttare l’onda emotiva generata da queste sue dichiarazioni, è quella, valida per tutti i genitori, di consegnare alle scuole una lettera che diffida i dirigenti scolastici a inserire all’interno degli orari di scuola insegnamenti o attività che comprendano la dottrina del gender, o comunque li invita a consultare per tempo i genitori stessi, in base anche alla Costituzione Italiana, che prevede il diritto dei genitori ad educare i figli secondo le proprie convinzioni.

Ecco qui sotto un fac-simile della lettera, che va ovviamente personalizzata:

Al dirigente scolastico dell’istituto __________________

Premesso che in molti istituti su territorio nazionale sono portati avanti programmi che prevedono “la decostruzione degli stereotipi di genere”;

Considerato che per mezzo di tale espressione spesso si allude all’insegnamento dei principi della c.d. “ideologia gender”, una forma di pensiero priva di fondate basi scientifiche che tuttavia si sta diffondendo anche nel nostro Paese e che mira sostanzialmente a qualificare il genere sessuale non già sulla base della fisiologia della persona ma sul presupposto psicologico e culturale che ciascuno deve poter liberamente scegliere il proprio genere a prescindere dal dato fisico e naturale;

Considerato che tale ideologia porta a gravi e dannosi effetti specialmente per i bambini e i giovani che ne subiscano l’indottrinamento;

Considerato che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo all’art. 26 stabilisce che: «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”; e che l’Art. 2, Convenzione Europea sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo recita: «Lo Stato, nel campo dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche»;

e infine che l’Art. 30 della nostra Costituzione ribadisce che: «E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli»;

TANTO PREMESSO E CONSIDERATO

Con la presente chiediamo formalmente di essere preventivamente informati con ogni dettaglio del tipo di contenuti culturali o educativi che si intendano somministrare sotto la voce “decostruzione degli stereotipi di genere”, o sotto voce similare, quali siano le persone incaricate di tali insegnamenti, quali siano i testi di riferimento, quali siano le presunte basi scientifiche di tale insegnamento e quali siano le misure assicurate da codesto Istituto per garantire il rispetto del preminente diritto all’educazione della prole che spetta ai genitori anche avendo riguardo alle convinzioni religiose e filosofiche.

Qualora tali insegnamenti avessero inizio prima di aver ricevuto tali dettagliate informazioni ovvero qualora in ogni caso ritenessimo che l’ideologia gender venga propinata ai nostri figli senza alcuna base scientifica e senza adeguato contraddittorio ci riserviamo il diritto di pretendere l’esclusione dei nostri figli da tale insegnamento, senza alcuna penalizzazione per i medesimi né dal punto di vista curricolare né ai fini della valutazione.

Ci mettiamo fin d’ora a disposizione di codesto Istituto per un dialogo franco e costruttivo nell’ottica di una adeguata e migliorata alleanza educativa tra le famiglie e la scuola.

Data _____________ Firma___________________________

Potete allegare a questa lettera anche questo bel disegno qui sotto, preparato dall’associazione “Manif pour tous”. Rende bene l’idea, e male non fa.

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Fede e rettitudine

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XLVI – Ayàt 13-14:

إِنَّ الَّذِينَ قَالُوا رَبُّنَا اللَّهُ ثُمَّ اسْتَقَامُوا فَلاَ خَوْفٌ عَلَيْهِمْ وَلاَ هُمْ يَحْزَنُونَ .13
أُوْلَئِكَ أَصْحَابُ الْجَنَّةِ خَالِدِينَ فِيهَا جَزَاءً بِمَا كَانُوا يَعْمَلُونَ.14

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    In verità, per coloro, che dicono: “Allàh è il nostro Signore!”, e dopo si comportano rettamente, non ci sarà (nel giorno del giudizio) spavento, né essi saranno contristati!(13) Quelli sono i compagni del paradiso, luogo in cui rimarranno in eterno, come ricompensa per quello che facevano.(14)

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Il malfattore

Hudhàyfah (che Allàh sia compiaciuto di lui) raccontò. Un giorno l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse:

“Un malfattore non entra in Paradiso!” [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Lo hanno riferito i due Luminari del Hadith.
[In una narrazione di Muslim: “Un maldicente non entra in Paradiso”]

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