Prestidigitazione e miracolo

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XX – Ayàt 65/70:

قَالُوا يَامُوسَى إِمَّا أَنْ تُلْقِيَ وَإِمَّا أَنْ نَكُونَ أَوَّلَ مَنْ أَلْقَى.65
قَالَ بَلْ أَلْقُوا فَإِذَا حِبَالُهُمْ وَعِصِيُّهُمْ يُخَيَّلُ إِلَيْهِ مِنْ سِحْرِهِمْ أَنَّهَا تَسْعَى.66
فَأَوْجَسَ فِي نَفْسِهِ خِيفَةً مُوسَى.67
قُلْنَا لاَ تَخَفْ إِنَّكَ أَنْتَ الأَعْلَى.68
وَأَلْقِ مَا فِي يَمِينِكَ تَلْقَفْ مَا صَنَعُوا إِنَّمَا صَنَعُوا كَيْدُ سَاحِرٍ وَلاَ يُفْلِحُ السَّاحِرُ حَيْثُ أَتَى.69
فَأُلْقِيَ السَّحَرَةُ سُجَّدًا قَالُوا آمَنَّا بِرَبِّ هَارُونَ وَمُوسَى.70

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Essi dissero: “O Mūsā (Mosè), getti tu, oppure siamo noi i primi di chi getta ?”(65) Disse: “Gettate pure voi!” Per effetto del loro incantesimo, le loro corde e i loro bastoni gli parvero guizzare, (66) per cui Mūsā (Mosè) ebbe cattivi presentimenti da panico. (67) Ma Noi gli dicemmo: “Non temere! In verità, sarai tu ad avere la meglio!(68) Getta ciò che hai nella destra e ingoierà ciò che essi hanno fatto! Ciò che essi hanno fatto è, in verità, un trucco di prestigiatore ed il prestigiatore non sempre ha successo, dove va!”. (69) I maghi furono gettati prosternati! Dissero: “Crediamo nel Signore di Hārūn (Aronne) e di Mūsā (Mosè)!”.
  • Nota
    È l’episodio del confronto tra la magia e il miracolo! I maghi di Faraone, maestri di arti magiche, che avevano gettato i loro bastoni, che illusionisticamente erano apparsi come serpenti agli occhi degli spettatori, quando il bastone di Mosè, su lui la pace, ebbe ingoiato le illusioni prestigiatorie si resero conto che Mosé non era un mago, ma un Profeta di Allàh, il Quale, rifulga lo splendor della Sua Luce, lo aveva appena accreditato ai loro occhi, con il miracolo del bastone trasformato in serpente vero, per cui la potenza dell’evento li costrinse a prosternarsi e a credere.

052

La ricompensa degli scribi

Ibn ‘Abbāṣ (che Allàh sia compiaciuto di lui) raccontò. Disse che un giorno gli venne chiesto circa la ricompensa per la scrittura del Libro e che rispose:

“Lā bà‹s! [Non è peccato che gli scribi ricevano ricompensa] dato che sono scrittori [musawwirūna: letteralmente = pittori] e mangiano con ciò che guadagnano operando con le loro mani!”. [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Lo ha riferito Razīn .

041

La terra come culla

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XX – Ayàt 53/55:

مَاءً فَأَخْرَجْنَا بِهِ أَزْوَاجًا مِنْ نَبَاتٍ شَتَّى.53
كُلُوا وَارْعَوْا أَنْعَامَكُمْ إِنَّ فِي ذَلِكَ لآياتٍ ِلأَوْلِي النُّهَى.54
مِنْهَا خَلَقْنَاكُمْ وَفِيهَا نُعِيدُكُمْ وَمِنْهَا نُخْرِجُكُمْ تَارَةً أُخْرَى.55

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Egli è Colui che vi ha dato la terra come culla, che per voi ha tracciato in essa delle vie e che fa scendere acqua dal cielo! Con essa Noi facciamo uscire dalla terra coppie di vegetali diversi. (53) Mangiate e pascolate il vostro bestiame. In verità, in questo vi sono segni per i dotati d’intelletto. (54). Da essa [dalla terra] vi creammo, in essa vi facciamo ritornare e da essa vi faremo uscire un’altra volta. (55)
  • Nota
    Sono le ayàt nelle quali Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, ci informa del nostro destino di creature. Da quest’àyah [55] è tratto l’estremo commiato al defunto, quando la sua salma è stata inumata. I presenti alla sepoltura gettano tre manciate di terra nella fossa. Al primo getto dicono: “Dalla terra sei stato creato”; al secondo, dicono: “Alla terra stai tornando” e al terzo dicono:” e da essa sarai fatto uscire!”.

066

Il procurarsi un guadagno lecito

‘Abdullàh bin Mas’ūd (che Allàh sia compiaciuto di lui) raccontò. Disse un giorno l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

“Il procurarsi un guadagno lecito, come obbligatorietà, viene subito dopo l’adempimento delle azioni obbligatorie!”. [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Lo ha riferito al-Bàyhaqī.

067

Con parole gentili

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XX – Ayàt 42/43:

اذْهَبْ أَنْتَ وَأَخُوكَ بِآيَاتِي وَلاَ تَنِيَا فِي ذِكْرِي.42
اذْهَبَا إِلَى فِرْعَوْنَ إِنَّهُ طَغَى.43
فَقُولاَ لَهُ قَوْلاً لَيِّنًا لَعَلَّهُ يَتَذَكَّرُ أَوْ يَخْشَى.44

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Con tuo fratello va’, portando i miei segni, e non allontanatevi voi due dal Ricordo di Me!(42) Andate, voi due, da Faraone – in verità, egli ha oltrepassato i limiti – (43) e parlate a lui con parole gentili, nella speranza che egli si ravveda, oppure tema!”(44)
  • Nota
    Sono le ayàt nelle quali Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, ci informa di aver affidato a Mosè e Aronne la missione profetica per andare a richiamare all’ordine il sovrano d’Egitto, che si chiamava Faraone e che aveva “oltrepassato i limiti” e fornisce a tutti i predicatori dell’Islàm indicazioni di come deve avvenire il richiamo all’ordine: deve essere eseguito con parole gentili, infatti la gentilezza è un modo di fare a cui può, sempre Allàh volendo, seguire il ravvedimento o il timore di Allàh.

056

Gettalo, o Mūsā!

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XX – Ayàt 17/21:

وَمَا تِلْكَ بِيَمِينِكَ يَامُوسَى.17
قَالَ هِيَ عَصَايَ أَتَوَكَّأُ عَلَيْهَا وَأَهُشُّ بِهَا عَلَى غَنَمِي وَلِيَ فِيهَا مَآرِبُ أُخْرَى.18
قَالَ أَلْقِهَا يَامُوسَى.19
فَأَلْقَاهَا فَإِذَا هِيَ حَيَّةٌ تَسْعَى.20
قَالَ خُذْهَا وَلاَ تَخَفْ سَنُعِيدُهَا سِيرَتَهَا الأُولَى .21

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Ma cosa c’è nella tua mano destra, o Mūsā (Mosè)?” (17) Disse: “Il mio bastone è! Su io mi appoggio, con esso raccolgo foglie per il mio gregge e in esso io ho altre possibilità di utilizzazione!”(18) Disse: “Gettalo, o Mūsā (Mosè)!”(19) Egli lo gettò ed esso è un serpente che guizza. (20) Disse: “Prendilo e non temere! Lo faremo tornare alla sua forma originaria!”(21).
  • Nota
    Sono le ayàt in cui Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, autentica con il miracolo la Sua Qualità divina di Onnipotente, trasformando un bastone, un rigido elemento vegetale morto in un serpente, un guizzante animale vivente. E compiuto il primo miracolo, compie il secondo, ritrasformando in bastone il serpente. Nessuno, tranne Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, possiede questo potere.

056

La fede

Nel nome di Allàh,
il Sommamente Misericordioso 
il Clementissimo

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha da esser il Destinatario di ogni Lode ed è per questo, che noi, suoi servi fedeli, a Lui soltanto la nostra lode innalziamo; e soltanto di Lui, l’Onnipotente, noi nel bisogno invochiamo il soccorso; soltanto a Lui, il Misericordioso il Clementissimo, va, in ogni caso, il nostro ringraziamento; soltanto a Lui noi chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni. Soltanto a Lui, noi suoi servi chiediamo perdono e a Lui chiediamo di guidarci sul retto sentiero e di no farci da esso deviare. Infatti chi solamente colui che è guidato da Allàh cammina sul sentiero della rettitudine, il sentiero della rettitudine che a Lui conduce, mentre per colui che Allàh non guida, non troverai maestro capace di portarlo sulla retta via.

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Le cose più pure

’Ā‹ishah (che Allàh sia compiaciuto di lei) raccontò. Disse un giorno l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

“Le cose più pure di quelle con cui vi nutrite son quelle guadagnate con il lavoro delle vostre mani e i vostri figli sono il vostro guadagno!”. [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Lo hanno riferito Tirmìdhī, an-Nisā‹ī e Ibn Māǧh.

039

In verità, Io sono Allàh

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XX – Ayah 14:

إِنَّنِي أَنَا اللَّهُ لاَ إِلَهَ إِلاَّ أَنَا فَاعْبُدْنِي وَأَقِمْ الصَّلاَةَ لِذِكْرِي.14

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    In verità, Io sono Allàh! Non c’è divinità, tranne Me, perciò adoraMi ed esegui l’adorazione quotidiana in ricordo di Me. (14)
  • Nota
    Sono le Parole con cui Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, si presenta a Mosè, su lui la pace, nella valle di Tuwā, affermando la Sua Unità, Unicità e Uni-personalità: “Io sono Allàh! Non c’è divinità, tranne Me”. La qualità divina dell’Unicità è il fondamento del dovere dell’uomo di adorare esclusivamente il suo Creatore e di ricordare, quotidianamente, la sua posizione di assoluta dipendenza da Lui mediante il rito di adorazione.

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