Io sono immune

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XLIII- Ayàt 26-27:

وَإِذْ قَالَ إِبْرَاهِيمُ ِلأَبِيهِ وَقَوْمِهِ إِنَّنِي بَرَاءٌ مِمَّا تَعْبُدُونَ.26
إِلاَّ الَّذِي فَطَرَنِي فَإِنَّهُ سَيَهْدِينِ.27

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Disse Ibrahim (Abramo) a suo padre e al suo popolo: “In verità, io sono immune da ciò che voi adorate. (26) Infatti io non adoro, se non Colui che mi ha creato e, in verità, Egli mi guiderà.”(27)
  • Nota
    Il profeta Abramo, su lui la pace, dopo aver invitato suo padre e il suo popolo all’abbandono dell’adorazione degli idoli, si dichiara immune dall’idolatria e afferma, dopo la presa di coscienza della sua condizione di creatura, il suo credo nel dovere della creatura di adorare solo ed esclusivamente il suo Creatore, il quale, dopo essersi rivelato darà la guida per la salvezza dal fuoco eterno, come diede a lui la salvezza dal fuoco temporaneo nel quale era stato gettato dai sacerdoti degli idoli.

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La parola nel social network

Nel nome di Allàh,
il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

 -O-

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
nel Sublime Corano la buona parola è associata al timore di Allàh (al-tàqwa). Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, infatti, esorta al Timore di Allàh congiuntamente all’uso giudizioso della parola quando dice: O voi che credete, siate timorati e dite parole assennate (giuste, rette, a proposito, pertinenti, giudiziose, convenienti, adeguate, assennate, in cui si esprima fortemente la vostra identità islamica). Allàh aggiusterà le vostre azioni e perdonerà i vostri peccati e (sappiate che) chi obbedisce ad Allàh e al suo Apostolo trionferà con trionfo sublime!” (Corano: al-ahzàb (i confederati) – Sura XXXIII – àyah 70).

E dice, ancora: Chi è migliore, quanto a parola, di chi invita ad Allàh e si comporta correttamente e dice: Io sono uno dei Musulmani!?(Corano: Fussilat – Sura XLI – àyah 33).

La buona parola esprime l’eccellenza della fede nel cuore, sicché quando la buona parola viene meno, ciò significa che anche la fede e uscita dal cuore. C’è un lungo hadìth nel quale il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, mette in guardia dal malgoverno della lingua, causa di perdizione dell’uomo:

… Disse (l’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria): Ti informo pure della cosa più importante della vita, della colonna portante della cosa più importante della vita e del suo culmine?”.

Dissi (è Mu’àz bi Giàbal – Allàh si compiaccia di lui – che racconta): “Sì, o Apostolo di Allàh!”.

Disse: “La cosa più importante della vita è l’Islàm, la colonna portante dell’Islàm è il rito di adorazione e il suo culmine è lo sforzo per l’affermazione del primato della Parola di Allàh  (il Creatore) su qualsiasi parola dell’uomo (la creatura)! Ti informo pure di come mantenere il possesso di tutto questo?”.

Dissi: “Sì, o Apostolo di Allàh!”. Allora egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, prese tra l’indice e il pollice la punta della sua lingua, la agitò e dopo averla lasciata disse:

“Sta’ in guardia da questa!”.

Dissi: “O Profeta di Allàh, saremo forse puniti per quello che diciamo?”.

Disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria:

“Non t’avesse mai partorito tua madre, o Mu’àz! Che cosa fa precipitare gli uomini nell’inferno a testa in giù, se non il raccolto di ciò che hanno seminato le loro lingue?” [O come disse, che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria].

Disse l’Imām Alī, che Allàh si compiaccia di lui: “L’uomo è nascosto sotto la sua lingua, quando apre bocca si scopre (fa sapere chi è!)” [o come disse].

Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
dobbiamo far tesoro di questi insegnamenti e metterli in pratica nella nostra vita di relazione sia con i buoni che con i cattivi. Dobbiamo sempre esercitare uno stretto controllo della nostra lingua, che ha da essere un biglietto da visita della nostra appartenenza a quella categoria di uomini a cui Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, dice: <<<Siete il fior fiore della creazione>>>.

La nostra posizione nella creazione è altolocata e altolocato ha da essere il nostro linguaggio, il nostro modo di esprimerci con un alto livello di proprietà e di eleganza, con argomentazioni ragionate e con un linguaggio scevro di espressioni incivili e di parole che si usano nei bassifondi della cultura.

Noi dobbiamo ricordare che l’uso di espressioni gergali tipiche della dilagante scostumatezza è completamente estranea alla nostra linea di condotta e, quindi, non cadere nel tranello di Shayṭān del battibecco, durante il quale viene crearsi un clima favorevole allo scivolone verbale di livello squallido, che poi ti resta appiccicato vita natural durante.

Prudenza, quindi, soprattutto nelle esternazioni nei social network. Ricordiamoci che siamo musulmani e non dobbiamo uniformarci al linguaggio volgare, molto spesso usato da coloro che la pensano diversamente da noi. Noi non abbiamo <la verità in tasca> ce l’abbiamo nella mente, grazie ad Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, per cui nell’esporla dobbiamo usare un linguaggio <pulito>.  

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chiedo, infine, ad Allàh di perdonare tutte le mie trasgressioni, di perdonare quelle vostre e quelle di tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi perdono! In verità, Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

NON ERA UN PEDOFILO

La storia vera del matrimonio del Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, con ‘Aisha

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Periodicamente, specialmente con l’avvicinarsi di scadenze elettorali, i media e i social, manovrati per la gran parte da forze occulte reazionarie, razziste e islamofobe, vengono impegnati in corpose propagande anti-islamiche, che non hanno nulla di religioso né alcuna consistente base storica o culturale, ma sono costituite molto semplicemente da menzogne e diffamazioni. Menzogne e diffamazioni cui partecipano in maniera spesso insistita e “rumorosa” anche esponenti dell’estremismo islamico, generalmente individuabili, per comodità discorsiva, come “wahhabiti” o “salafiti”, o simili. Costoro costituiscono una esigua minoranza all’interno della popolazione musulmana mondiale, ma risultano molto visibili, agevolati come sono, soprattutto finanziariamente, dalla corruzione saudita e dai suoi eterni e sempre presenti alleati, i sionisti e la massoneria reazionaria americana. Detti estremisti risultano dunque, a tutti gli effetti ed oggettivamente, alleati dei neo-razzisti, dei sionisti, e dei fanatici tradizionalisti cattolici estremisti. E non è frutto del caso.

IL CORANO AUTORIZZA IL MATRIMONIO
CON LE BAMBINE?

Uno degli “argomenti” preferiti da questi diavoli, aiutati in questo, a volte inconsapevolmente e a volte no, dall’ignoranza e dall’ignavia di molti “sapienti” e “imam” della comunità musulmana, è la presunta pedofilia del Profeta Muhàmmad.

Tale accusa si basa su alcune tradizioni dell’insegnamento islamico (singolare hadith= detto, plurale ahadith=detti) che sosterrebbero che il Profeta Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria, avrebbe SPOSATO la giovane ‘Aisha quando questa avrebbe avuto SEI ANNI, ed avrebbe consumato il matrimonio con lei quando avrebbe avuto NOVE ANNI, età in cui si presuppone sia diventata pubere.

Dice il Sublime Corano:

E se temete di essere ingiusti nei confronti degli orfani, sposate allora due o tre o quattro TRA LE DONNE CHE VI PIACCIONO…” (Corano, 4, 3).

Questo è un versetto (ayah) che parla della poligamia, e ne dà anche la motivazione. Ma la cosa che più ora interessa è mettere in risalto che l’invito è quello a sposare “le donne che vi piacciono”. E con questa precisazione, importantissima, ma che passa ai più inosservata, non si fa certo riferimento alle bambine di sei anni! Qualunque uomo che infatti possegga una ordinaria e media salute psichica (ed è senza dubbio questo il pubblico a cui si rivolge il Sublime Corano) non guarda a una bambina da sei anni come a una donna DA SPOSARE SUBITO!

Dunque, già questo versetto, DA SOLO, è più che sufficiente ad escludere categoricamente che si possa pensare ad una bambina di sei anni come a una donna da sposare.

E siccome il versetto non parla nemmeno di femmina che deve piacere al padre dello sposo, sia pure per meri motivi economici, aggiungiamo che questo versetto esclude senz’altro anche i cosiddetti “matrimoni combinati”, perlomeno quelli fatti sopra la testa degli sposi. Questo, detto a scanso di equivoci.

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C’è poi un altro versetto del Sublime Corano che non lascia dubbi:

IDDIO non impone a nessun’anima (un peso) al di là delle sue capacità” (Corano, 2, 286).

Cioè, IDDIO non impone a nessuno un peso che non può sopportare. E’ dunque evidente che una bambina, anche che abbia avuto il suo primo ciclo mestruale, non è in grado di sopportare il peso e la responsabilità di una cosa come il matrimonio, con gli annessi e connessi di maternità, famiglia, ecc. Tutte le persone dotate di cervello capiscono bene che tutte queste sarebbero esattamente delle cose “al di là delle sue capacità”. E come sempre il Corano, essendo PAROLA DI DIO, usa le migliori parole possibili, anche da un punto di vista della necessaria sintesi, per esprimere un concetto. Inequivocabili.

Dunque, la prima necessaria conseguenza di queste parole coraniche, è che chi impone a una bambina un peso che va “aldilà delle sue capacità” fa qualcosa di contrario alla parola di DIO.

Questa impostazione, ineludibile, è poi confermata da altri brani del Sublime Corano.

Vi si dice infatti, a proposito dei termini dopo i quali, a seguito di un divorzio, la donna si può risposare:

Le donne divorziate osservino un ritiro della durata di tre cicli mestruali…” (Corano, 2, 228).

Questa ayah (versetto) stabilisce il termine oltre al quale il divorzio diventa definitivo, e la donna si può dunque sposare di nuovo. Ma c’è il problema delle donne che non hanno avuto il mestruo. E questo problema viene risolto da un altro versetto:

Se avete qualche dubbio a proposito di quelle delle vostre donne che non sperano più nel mestruo, il loro termine sia di tre lunazioni. Lo stesso valga per quelle che non hanno avuto il mestruo. Quelle che sono incinte avranno per termine il parto stesso” (Corano, 65, 4).

Questa ayah illustra dopo quanto tempo una donna divorziata può risposarsi, cioè tre cicli lunari, essendo il divorzio diventato definitivo, e ciò in funzione della presenza o meno di mestruazioni.

Alcune traduzioni, riportando “per quelle che non hanno ANCORA avuto il mestruo”, anziché “per quelle che non hanno avuto il mestruo”, come invece dice il testo arabo, hanno aiutato l’interpretazione che autorizzerebbe i matrimoni con bambine. Perché se una “donna”, non ha “ancora” il mestruo, questo significherebbe che non ha ancora raggiunto la “pubertà”, perciò non può che essere una bambina!!!

Questa modificazione dell’interpretazione è stata probabilmente dettata dal tentativo di giustificare i matrimoni con bambine, diffusi sia in epoca preislamica che presso le popolazioni non musulmane.

Ma se invece si segue il testo letterale “E per quelle che non hanno avuto il mestruo” e si ragiona, anche in riferimento agli altri versetti citati più sopra, si capisce che il versetto si riferisce a tutti quei casi in cui può succedere che la donna non abbia il normale ciclo mestruale, come la gravidanza, o problemi psico-fisici di vario tipo, come patologie ormonali, cisti alle ovaie, stress, anoressia, ecc., oltre naturalmente alla menopausa (“… che non sperano più nel mestruo”).

Ecco perché c’è stata la precisazione, arrivata successivamente, con questo versetto. Precisazione resasi necessaria, dopo la rivelazione del versetto precedente, e senza la quale le disposizioni in materia sarebbero state incomplete. Erano indicazioni che non potevano non essere date, e infatti sono state date.

La conclusione, dunque, è chiara, semplice, e indiscutibile:

l’Islàm non accetta e non permette il matrimonio delle bambine.

Chi lo fa, quindi, lo sta facendo per tradizioni e costumi del suo paese e commette un peccato di ingiustizia, andando inevitabilmente incontro alla Punizione, nei tempi e nei modi che IDDIO stesso, UNICO GIUDICE DI TUTTI NOI, ha stabilito.

Quanto detto fin d’ora, per il musulmano deve bastare e avanzare. Tuttavia, a titolo di considerazioni aggiuntive e rafforzative, ricordiamo che peraltro, oggi, la nostra società considera una persona come adulta al momento del compimento del diciottesimo anno di età. Sotto quella età, è considerata “non maggiorenne” , cioè quasi come non capace di intendere e di volere, ANCHE SE HA GIA’ RAGGIUNTO LA PUBERTA’. E dunque, considerando che il consenso esplicito della donna è CONDIZIONE NECESSARIA PER IL MATRIMONIO, è evidente che NON SI DEVE sposare una minorenne. E quello che succede in paesi arretrati e poveri, per dir così, deve essere stigmatizzato dai musulmani.

I musulmani devono invece adoperarsi per far crescere la consapevolezza e la cultura in tutte le donne musulmane e gli uomini musulmani di tutto il mondo. E far sposare delle bambine va in senso contrario alla liberazione ed alla emancipazione della donna, perno centrale della pratica islamica.

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IL CONSENSO NECESSARIO DELLA SPOSA

Prima di affrontare il problema dell’età di ‘Aisha, bisogna poi premettere che nell’Islàm il matrimonio, (che è a tutti gli effetti un contratto civile, e che dunque in quanto tale acquista immediatamente valore civile, con tutto ciò che ne consegue, all’atto stesso della stipula, indipendentemente dal momento della consumazione) per essere valido deve basarsi sul consenso della sposa. Ed è noto a tutti gli studiosi che questo consenso è valido solo se esercitato da persone che abbiano piena capacità di intendere e di volere. Ed è arcinoto che nell’Islàm la piena capacità di intendere e di volere si raggiunge CON LA PUBERTA’. Ad esempio, i beni ereditati dagli orfani entrano in loro effettivo possesso solo con la pubertà. Un consenso esplicito, ammesso che nella fattispecie ci sia stato effettivamente, non può dunque essere ritenuto valido se espresso da una bambina che non ha raggiunto la pubertà.

 

L’ETÀ DI ‘AISHA

In base a quanto detto fin qui, va subito detto che le considerazioni che seguiranno, basate sullo studio degli ahadith e della comparazione incrociata con altri ahadith e altri dati, sono MERAMENTE AGGIUNTIVE e COMPLEMENTARI, rispetto a quanto abbiamo osservato dal Sublime Corano, che è di per sé del tutto esauriente.

Ci sono molte tradizioni islamiche attendibili che ci dicono che ‘Aisha fu data in sposa a Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria, quando lei aveva 6 anni, e che il matrimonio fu consumato quando lei aveva 9 anni. Eccone una:

“‘A’isha (che Allah sia compiaciuto di lei) ha riportato: – L’Apostolo di Allah (che la pace sia su di lui) mi ha sposata quando ero una ragazza di sei (anni), e sono stata ammessa in casa sua quando ero una ragazza di 9 -” (Sahih Muslim Volume 7, Libro 62, Numero 64).

Ora, io riporterò dati ripresi da studiosi musulmani arabi, che sono disponibili in rete anche in inglese e in francese, oltre che in arabo. Quindi, chi ha interesse ad approfondire, potrà farlo agevolmente. A me, in questa sede, interessa integrare con una scelta tra le numerose prove disponibili, QUANTO È GIÀ ESPLICITATO IN MANIERA INEQUIVOCABILE DAL SUBLIME CORANO, come abbiamo visto.

La vera età di ‘Aisha non è quella che appare da ciò che abbiamo appena letto.

Fra gli arabi era infatti comune la pratica detta dello “smorzamento”: vale a dire, si ometteva la prima cifra, dandola per scontata. Come noi occidentali diciamo “Novecento” per intendere “Millenovecento” (altrimenti, diremmo “Novecento dopo Cristo”), così gli arabi, specialmente nel linguaggio parlato, usano, per brevità, dire sei al posto di sedici. Dal contesto del discorso si capisce la cifra esatta. Questa pratica esisteva anche nell’arabo parlato dell’epoca, e infatti lo stesso Profeta Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria, in altri ahadith dove tirava in ballo delle date, ha parlato di giorno 5, 7 e 9 per indicare il 15, il 17 e il 19: dal discorso si deduceva che si trattava della seconda metà del mese. Tuttora in molti paesi arabi, specialmente nei mercati, quando si tratta sui prezzi, si usa questa modalità.

Dunque, fosse stata una bambina, ‘Aisha avrebbe detto “bambina di 6”.

Invece, una “ragazza di 6” ha 16 anni, e una “ragazza di 9” ha 19 anni.

Ci sono poi molte altre prove citate da questi studiosi, che hanno “incrociato” i dati di molti altri ahadith.

Ne cito solo alcune.

Bisogna preliminarmente tenere presente che noi sappiamo, perché ce lo ha detto ‘Aisha stessa, oltre a risultare da altre fonti, che il matrimonio fu consumato a Medina, dunque dopo la Hijrah, cioè l’emigrazione dei musulmani da Mecca.

- Il grande storico Tabari ci dice che al tempo in cui Abu Bakr, il padre di ‘Aisha, decise di emigrare ad Habshah, 8 anni prima della Hijrah verso Medina, andò da un certo Mut’am, con cui sua figlia Aisha era fidanzata, e gli chiese di portarla a casa sua come moglie di suo figlio. Mut’am, che non era un musulmano, rifiutò, poiché nel frattempo Abu Bakr era divenuto musulmano, e quindi lasciò ‘Aisha. Se ‘Aisha fosse stata così giovane al momento del suo matrimonio non sarebbe neanche nata quando Abu Bakr decise di emigrare ad Habshah. Invece non solo era già nata, ma aveva evidentemente già avuto le prime mestruazioni, altrimenti non sarebbe stata pronta per il matrimonio.

- La cinquantaquattresima sura del Corano (Surah al-Qamar, la Sura della Luna) fu rivelata nove anni prima della Hijra a Medina, ed ‘Aisha dice che era una fanciulla quando arrivò questa rivelazione. Dunque, dopo questo avvenimento, in cui era già bambina, sarebbero passati altri nove anni, più almeno altri uno o due, prima della consumazione del matrimonio. Dunque, a Medina, il primo o il secondo anno dopo la Hijrah, dove avvenne la consumazione, non poteva avere solo 6 o 9 anni.

- ‘Aisha partecipò alle battaglie di Badr e Uhud, che ebbero luogo rispettivamente nel 623 e nel 624 d.C., quindi UNO e DUE anni dopo la Hijrah, aiutando i combattenti nel rifornimento di acqua. Ma il Profeta Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria, aveva vietato tassativamente che partecipassero a combattimenti i giovani e le giovani sotto ai 15 anni. Dunque ‘Aisha, al momento della consumazione del matrimonio, doveva avere ALMENO 16 anni.

- Il più illustre e studiato commentatore del Corano di tutti i tempi, Ibn Kathìr, parlando di Asma, la sorella di ‘Aisha, dice che ella morì nell’anno 73 dopo la Hijrah, all’età di 100 anni. Dunque, quando ci fu la Hijrah, aveva 27 anni. E Asma aveva 10 anni più di ‘Aisha. Dunque ‘Aisha aveva 17 anni al tempo della Hijrah a Medina. E questo dato conferma l’età di ‘Aisha, che era di 19 anni, quando consumò il matrimonio col Profeta, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria.

E come ripeto, ci sono molte altre prove a riguardo, che non riportiamo per motivi di spazio.

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CONCLUSIONE

L’insegnamento islamico stabilisce dunque, al di là di ogni ombra di dubbio alcuno, le seguenti direttive:

  • Il Sublime Corano, per i musulmani PAROLA DI DIO, non accetta né permette il matrimonio di bambine.
  • Il Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, NON HA SPOSATO NESSUNA BAMBINA, NE’ HA MAI INVITATO A SPOSARE BAMBINE. Con la sua sposa più giovane (le altre erano tutte più anziane, vedove o divorziate) , ‘Aisha, ha stipulato IL CONTRATTO matrimoniale quando lei aveva SEDICI anni, ed ha consumato il matrimonio stesso quando lei aveva DICIANNOVE anni. E tutti i musulmani di tutto il mondo, di conseguenza, DEVONO seguire il suo esempio, visto che il Sublime Corano insegna loro che “non esiste per voi esempio migliore”, e non andare mai sotto questi limiti di età.
  • Promuovere all’interno di tutta la comunità musulmana mondiale un’opera di insegnamento e di acculturazione e di aumento della consapevolezza islamica di donne e uomini, affinchè spariscano dalla faccia della terra i matrimoni con bambine.

 

E che IDDIO guidi e illumini le musulmane e i musulmani, e tutte le donne e gli uomini di buona volontà.

Il rifiuto della Verità

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XLIII- Ayah 24:

قَالَ أَوَلَوْ جِئْتُكُمْ بِأَهْدَى مِمَّا وَجَدْتُمْ عَلَيْهِ آبَاءَكُمْ قَالُوا إِنَّا بِمَا أُرْسِلْتُمْ بِهِ كَافِرُونَ.24

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Disse (l’ammonitore): “E se io vi portassi qualcosa di meglio, quanto a guida, di ciò in cui avete trovato i vostri padri?” Dissero: “In verità, noi rifiutiamo di credere a ciò con cui tu (dici di essere) stato inviato!”(24)
    Nota
    Il rifiuto della Verità da parte di coloro che sono prigionieri della falsità è pregiudiziale

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Sarà esaudita la preghiera

‘Bāda bin Aṣ-Ṣāmit, che Allàh si compiaccia di lui, raccontò quanto segue. Il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse:

“Sarà esaudita da Allàh, l’Altissimo, la preghiera di chiunque, alzatosi durante la notte, abbia recitato : “Lā ilāha illā llàhu wàḥda-hu lā sharīka la-Hu. La-Hu il-mùlku wa la-Hu l-ḥàmdu wa Huwa ‘alā kùlli shày‹in Qadīr. Al-ḥàmdu li-llàhi wa subḥāna llàhi wa lā ilāha illa llàhu wa llàhu àkbar wa lā ḥàula wa lā quwwata illa bi-llàh” e poi dica: “Allàhùmma ghfir lī”. Se dopo ciò esegue l’abluzione e il rito di adorazione, questo gli sarà accettato!”. [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Riferito da al-Bukhārī.

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Gli Auguri di fine anno

Nel nome di Allàh,
il Sommamente Misericordioso il Clementissimo.

Unicamente Allàh, l’Altissimo, ha titolo per essere Degnissimo di Lode, per cui noi, suoi servi fedeli, soltanto a Lui innalziamo la lode e il ringraziamento; soltanto a Lui rivolgiamo la nostra invocazione di soccorso, soltanto a Lui chiediamo protezione dalle nostre passioni e dalle nostre trasgressioni; a Lui soltanto chiediamo perdono e a Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, chiediamo la guida sul retto sentiero. Infatti, solamente chi è guidato da Allàh cammina sulla retta via, mentre, per colui che Allàh non guida, non si troverà maestro in grado di metterlo sulla retta via.

Rendo testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh, il Quale è Uno, Unico e Uni-personale, il Quale non generò né fu generato, il Quale a nessun titolo ha compartecipi nella Sua Qualità divina. Egli, infatti, è l’unico Creatore, l’unico Autore delle leggi che governano il creato, il Quale è Unico nella Onni-potenza, nella Onniscienza, nella Onnipresenza, nella Onniaudienza, nella Onnivedenza, ed è Unico nell’Onniagenza. Egli perdona le trasgressioni e accetta il pentimento, ma è severo nel castigo.

Rendo testimonianza che Muhàmmad è Apostolo e Messaggero di Allàh, dal Quale fu inviato, come misericordia per tutti gli universi, con il Codice di vita per la salvezza dal fuoco e la Religione della Verità Oggettiva, per oscurare ogni altra verità. Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, portò a termine la Sua missione, sforzandosi per il trionfo della Parola di Allàh su qualsiasi parola dell’uomo, fino a quando rese l’anima al suo Signore, lasciandoci un’eredità la cui notte è luminosa come il giorno, e di essa non fa tesoro solo chi è destinato alla perdizione.

O Allàh, benedici il Tuo servo e Apostolo Muhammad, dopo il quale non ci saranno più Messaggeri, la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Fratelli e Sorelle carissimi, vi esorto ed esorto me stesso al Timore di Allàh e all’obbedienza ai Suoi Comandamenti; vi metto, inoltre, in guardia dalla disobbedienza alle sue norme di fare e ai suoi divieti, perché un giorno,  “gli uomini saranno fatti uscire per categorie, affinché vedano le loro azioni. (6) Chi fece tanto bene quanto il peso di un atomo, lo vedrà (7) e chi fece tanto male quanto il peso di un atomo, lo vedrà  (8)”  [Sura del Terremoto / 99/ a.a. 6-7-8] .

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Eccellenti Fratelli e Sorelle nell’Islàm,
stiamo uscendo da un periodo, nel quale la tenuta della nostra fede, ha subito degli scossoni, a causa dell’atteggiamento da tenere a fronte di eventi festivi di carattere religioso e di carattere laico, ricorrenti ogni anno alla fine dell’anno solare: Natale e Capodanno.

Noi musulmani dobbiamo regolare le nostre azioni nella consapevolezza della <natura> del nostro Signore, della di Lui religione, la nostra religione, l’Islam, e della funzione salvifica di Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Quanto al nostro Signore, noi sappiamo che è il nostro Creatore e, in quanto tale Egli e solo Lui, rifulga lo splendor della Sua Luce, ha titolo per ricevere la nostra obbedienza e il culto divino, che Egli, ci ha insegnato.

E’, quindi, da escludere qualsiasi comportamento che provenga da altra fonte come norma, usanza, abitudine e costume. Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce: <<<Trai Suoi segni ci sono la notte e il giorno, il sole e la luna. Non prosternatevi né al sole, né alla luna, ma solamente ad Allàh, che è il loro Creatore, se veramente è Lui, che voi adorate>>> [Cor. 41/37].

Non possiamo esporre, pertanto, i nostri bambini a parole come quelle della canzoncina di Natale: <Tu scendi dalle stelle, o Re del Cielo…>, <o fanciullo mio divino…>, <o “dio” beato! E quanto ti costò, l’averci amato> [chiaro riferimento alla crocifissione].

Parole che si insediano nelle menti dei piccoli, a formare nella loro ingenuità la base di una <teologia> infantile diametralmente opposta a quella islamica, che si fonda sulla Parola di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, e base per successivi indottrinamenti.

Iddio/Allàh è Eterno, quindi, essendo Tale, non fu generato! Egli è il Creatore dal nulla di tutto ciò che esiste.

Dice Allàh, l’Altissimo: <<<O uomini, adorate il vostro Signore che ha creato voi e che creò quelli prima di voi, se volete mettervi al riparo, dal castigo divino… e poiché voi sapete, non date co-eguali ad Allàh!>>> [Cor. 2/21-22].

Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, nella Sura della Famiglia di Imrān: <<<Oggi, ho dato l’ultimo tocco per voi al sistema normativo che dovete praticare, ho portato a perfezione la Mia grazia nei vostri confronti e Mi sono compiaciuto di dare a voi, come ordinamento della vita, l’Islàm>>> [ayah 7 frammento] Ayah scesa durante il Pellegrinaggio dell’Addio, pochi mesi prima del passaggio a miglior vita del Profeta, che Allah lo benedica e l’abbia in gloria.

In quelle ultime settimane il Profeta tenne una Khutbah, che fece riempire di lacrime gli occhi dei fedeli, sicché gli fu detto: <O Apostolo di Allàh, questa khutba ci sembra il discorso di uno che si prepara a partire senza ritorno, dacci delle istruzioni!>.

Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria disse: <<Vi consiglio il timore di Allàh, l’Altissimo, e l’obbedienza a Lui. Chi di voi vivrà dopo di me sarà testimone di grande disordine, ma voi attenetevi strettamente alla mia sunna e alla sunna dei miei successori ben guidati! Guardatevi dalle modifiche delle cose [i comportamenti prescritti dal Corano e dalla sunna], perché ogni modifica è innovazione, ogni innovazione è fuorviamento e ogni fuorviamento ha per destino l’inferno [il fuoco]>> [O come disse, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Disse ancora, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria,<<chiunque introduca nel nostro sistema di vita qualcos’altro, sia respinto>>, e ancora: <<chiunque introduca nella nostra visione del mondo qualcos’altro, sia respinto>> [o come disse, che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria].

L’introduzione di una novità non legittima un comportamento non regolato, anche se ritenuto buono, a meno che non si tratti di novità che apporti indiscutibili vantaggi alla ummah, come per esempio: il mihràb nelle moschee, il minareto per l’adhān, il minbar nelle musalliyāt all’aperto dei riti solenni congregazionali delle festività solenni dell’Islàm, il tarawīḥ congregazionale guidato da un imām.

Ciò avvenne al tempo dei Compagni e dei loro seguaci, tra loro concordi. Disse il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria: <<I miei compagni sono come le stelle, chi li segue non sbaglia>> [o come disse, che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria].

Gli auguri si scambiano tra correligionari, perché hanno lo stesso credo, sia che si tratti di religione teista, che di religione ateista, che si manifesta nei riti del materialismo consumistico. L’astenersi dal fare <auguri> è in linea con <l’imitazione del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria>, e <quella dei Compagni, che Allàh si compiaccia di loro>.

Eccellenti Fratelli e sorelle nell’Islàm,
questa problematica è di grande rilievo per i neo-musulmani, che provengono da famiglie rimaste nell’area della religione teista o di quella ateistico-materialistica dominanti in Italia. E’ doveroso che essi chiariscano a parenti e amici che nella visione del mondo, a cui essi hanno aderito non ci sono le festività di fine anno solare, per cui essi sono notiziati che far loro degli auguri non ha senso e che il farli da parte loro pure. Atteniamoci, dunque, agli insegnamenti de Sublime Corano, riguardo alla natura di Gesù e del Profeta, che Allàh lo bene dica e l’abbia in gloria, il quale sentenziò: <<chi aderisce a usanze, tradizioni e costumi di una gente, diventa uno di loro e con essi sarà radunato [nel Giorno del Giudizio]>> [o come disse, che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria].

 -O-

chiedo, infine, ad Allàh di perdonare tutte le mie trasgressioni, di perdonare quelle vostre e quelle di tutti i Musulmani.

Chiedeteglielo anche voi perdono! In verità, Egli è il Clementissimo e il Perdonatore.

Sulle tracce dei padri

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XLIII- Ayah 22:

بَلْ قَالُوا إِنَّا وَجَدْنَا آبَاءَنَا عَلَى أُمَّةٍ وَإِنَّا عَلَى آثَارِهِمْ مُهْتَدُونَ.22

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    No! Essi dicono: “In verità, noi abbiamo trovato i nostri padri su una linea e, in verità, noi, (camminando) sulle loro tracce, siamo sulla via giusta (22)
  • Nota
    Tutti coloro che vivono nella falsità tradizionale, per i quali essa è indiscutibile verità di cui sono paghi, nel sentire che il messaggio della Verità destabilizza le loro credenze, rifiutano di credere.

074

 

Categorie di martiri

Abū Huràyrah (che Allàh si compiaccia di lui) raccontò. L’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse:

“Ci sono cinque categorie di martiri: chi muore per epidemia, di malattia dello stomaco, per annegamento, per crollo della casa, e, infine, colui che subisce il martirio per la causa di Allàh!”. [O come disse in arabo, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria].

Riferito da Bukhārī e Muslim.

055

Un chiaro avvertimento

  • QUESTE SONO PAROLE D’IDDIO, Sura XLIII- Ayàt 7-8:

وَمَا يَأْتِيهِمْ مِنْ نَبِيٍّ إِلاَّ كَانُوا بِهِ يَسْتَهْزِئُون.7
فَأَهْلَكْنَا أَشَدَّ مِنْهُمْ بَطْشًا وَمَضَى مَثَلُ الأَوَّلِينَ.8

  • QUESTO IL LORO SIGNIFICATO:
    Non giungeva loro un Profeta, senza che essi si facessero beffe di lui.(7) Perciò Noi distruggemmo (popoli) più forti di essi, quanto a potenza. E l’esempio degli antichi è già stato proposto! (8)
  • Nota
    Quest’ayah è un chiaro avvertimento, in particolare ai Meccani e in generale a tutti coloro i quali rifiutano di credere all’unità, unicità e uni-personalità divina e si fanno beffe dell’Inviato di Allàh, cui è stata affidata la missione apostolica di liberare il suo popolo dal dominio della parola dell’uomo, per portarlo all’obbedienza dei Comandamenti del suo Creatore.

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i musulmani NON devono comprare

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